Un diritto elementare: essere iscritti all’anagrafe

I nostri operatori umanitari all’estero, sacerdoti missionari o laici, quando incontrano bambini non registrati all’anagrafe dei loro paesi, ve li iscrivono immediatamente. Lo fanno per dare loro la protezione della legge, per poterli curare negli ospedali, per poterli mandare a scuola. Se non si è iscritti all’anagrafe non si esiste per la società civile.

Non si può proteggere un bambino, che per la società non esiste, né da mafie che lo vogliano sfruttare, né da predatori di organi, né da pedofili. Inoltre, un bambino che non è iscritto all’anagrafe non esiste per l’assistenza sanitaria né per il sistema scolastico.

Le bande di adolescenti che scorrazzano vivendo di espedienti, furti e rapine, in tutti i paesi poveri, sono costituite quasi esclusivamente da bambini ignorati dall’anagrafe, dalla scuola e dalla sanità pubblica. Bambini come gli altri, costretti a subire di tutto e appena grandicelli induriti dalla crudeltà della loro stessa vita. Bambini privi di qualsiasi educazione, cresciuti alla scuola della strada, che diventano pericolosi per l’intera società.

Tra le nuove disposizioni in materia di sicurezza (testo unico delle leggi sull’immigrazione approvato con d. lgs. n. 286/1998, come modificato dall’art. 1 della legge 15 luglio 2009, n. 94 – Disposizioni in materia di sicurezza pubblica) c’è l’articolo 6 comma 2, dov’è scritto quanto segue: “…i documenti inerenti al soggiorno … devono essere esibiti agli uffici di pubblica amministrazione ai fini del rilascio di … iscrizioni ed altri provvedimenti di interesse dello straniero…”. I puntini (…) stanno per gli omissis, necessari per semplificare la comprensione di ciò che ci interessa.

Poiché anche l’iscrizione all’anagrafe è un’ iscrizione, se ne deduce che, per iscrivere all’anagrafe i loro figli, gli stranieri devono esibire il permesso di soggiorno. In altri termini, i bambini nati da mamme senza permesso di soggiorno non possono essere iscritti all’anagrafe. Tutti i figli di immigrati irregolari non possono essere iscritti nei pubblici registri.

Ma nooo! Dicono in molti, anche dal Governo: le disposizioni normative devono essere interpretate in maniera conforme alla Costituzione, e la Costituzione stabilisce che la Repubblica ha il dovere di proteggere la maternità, l’infanzia e la gioventù (art. 31), prevede il diritto-dovere dei genitori di mantenere, istruire ed educare i figli (art. 30), prevede il divieto di privare della capacità giuridica e del nome una persona (art. 22).

E’ evidente che l’obbligo di esibire il permesso di soggiorno al momento dell’iscrizione dei figli all’anagrafe implicherebbe gravissime violazioni della nostra Costituzione.

L’Italia inoltre ha ratificato e reso esecutiva la Convenzione ONU sui diritti dell’ infanzia e dell’adolescenza, che riconosce ad ogni bambino, di qualsiasi nazionalità e famiglia di origine, il diritto di essere registrato immediatamente al momento della sua nascita, il diritto ad un nome e ad acquisire una cittadinanza.

Il sottosegretario all’Interno, Alfredo Mantovano, ha pure precisato che le disposizioni dell’art. 6 comma 2, riportate all’inizio di questo articolo, hanno solo lo scopo “di evitare che gli stranieri privi di permesso di soggiorno possano ottenere licenze commerciali e atti similari”.

A questo punto una persona intellettualmente onesta non può che chiedersi perché non si è precisato nella stessa legge che l’iscrizione di tutti i bambini all’anagrafe è tutelata e che il termine “iscrizioni” riguarda solo licenze commerciali e simili. Inoltre l’introduzione del reato di clandestinità va nella stessa direzione dell’interpretazione “restrittiva” della legge cui si è accennato: è ovvio che chi sa di essere portatore del reato di clandestinità non può che temere di rivolgersi alle istituzioni e può giungere al punto di “nascondere” il proprio figlio/a.

Come le madri che vogliono abbandonare i loro neonati in ospedale, hanno il diritto di rimanere anonime perché non giungano al punto di abbandonarli per strada, così deve essere precisato che il cittadino straniero, nel momento in cui dichiara la nascita del figlio, non ha l’obbligo di esibire il permesso di soggiorno. Molti neonati muoiono comunque nei cassonetti della spazzatura perché le mamme (straniere e italiane) che li partoriscono non conoscono le nostre leggi, ma temono le nostre istituzioni.

Il clima di intimidazione nei confronti degli stranieri, che porta ad atti di enorme crudeltà verso di loro, non faciliterà la vita dei bambini nati da irregolari. Disposizioni precise e tempestive, emanate dalle Regioni e dai Comuni, possono evitare però che un numero imprecisato di bambini sia esposto ad atroci pericoli, tra cui quello di essere tenuto nascosto dalla sua stessa famiglia.

Carla Forcolin

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