Perché vi invito a firmare la petizione, di Carla Forcolin

Riporto qui una parte della mail ricevuta oggi:

“sono un papà affidatario al secondo affido.

Abbiamo un bambino di 10 mesi che è con noi da quando aveva 5 giorni.

Due settimane fa si è concluso qui a xxxx il suo processo ed è stato decretato adottabile. Abbiamo fatto un tentativo di proporci per l’adozione visto che sarebbe stata la cosa più naturale, ma pur esprimendo apprezzamento per il nostro operato, ci è stato risposto che questa non è la prassi è che sarebbe grave creare precedenti di famiglie affidatarie che diventano adottive.

Ora stiamo aspettando che gli trovino una famiglia adottiva. Più o meno dovremo aspettare ancora un mese.”

Così mi scrive un signore, senza far trapelare emozioni, con compostezza assoluta. A me vengono per l’ennesima volta i brividi, come quando al telefono, qualche giorno fa, una signora, dalla Sardegna, mi ha raccontato che ha dovuto lasciare una bimba, presa in casa a 40 giorni, in comunità a tre anni e mezzo. La bimba sapeva che avrebbe dovuto andare dalla madre naturale, che praticamente non conosceva e che temeva molto. Si disperava, si gettava a terra, sotto gli occhi degli operatori e di chi l’aveva cresciuta. Poi vedendo coloro che le erano stati accanto nella sua breve vita vicini (la mamma e il papà degli affetti) si è calmata e si è messa a giocare. Allora la psicologa ha chiesto ai genitori affidatari di uscire senza prendere il cappotto perché la bambina non capisse che se ne stavano andando…

Questi genitori affidatari hanno lasciato la bimba senza un saluto, costretti in qualche modo a tradire la sua fiducia, e di lei non hanno saputo più nulla.

Ma vi sembra umano e giusto?

L’Affidamento non è l’adozione, ma i bambini sono i bambini ed è nel loro “superiore interesse” che si lavora. Il piccolo di 10 mesi si è di certo attaccato alle persone che lo hanno cresciuto, la bimba di 3 anni e mezzo sa che la mamma non è colei che la nutre, la lava, la coccola, ride con lei e anche la sgrida, ma è con la donna con cui ha vissuto che ha imparato a provare degli affetti. Della madre naturale, che non ha visto che raramente nella vita (e che non sembra affatto interessata a stare con lei quando la vede) ha paura.

Eppure dovrà seguirla e perdere per sempre i contatti con la mamma affettiva.

Il bimbo piccolo, che nei suoi primi mesi ha di certo imparato a fare mille cose con mamma e papà affidatari, dovrà andare da altri genitori, non per ritornare alla famiglia biologica ma solo per rispettare un’interpretazione discutibilissima della legge.

I requisiti per l’affido e l’adozione sono diversi. Le aspettative teoriche riguardanti i due istituti anche, ma in pratica più della metà degli affidamenti sono altra cosa da ciò che teoria vorrebbe, lo sappiamo tutti. Per salvare l’idea originaria e affascinante dell’affidamento, dobbiamo permettere che i bambini perdano per legge dei bravi sostituti  genitoriali che potrebbero (e spesso vorrebbero) seguirli per la vita?

Diciamo la verità: non si permette il passaggio dall’affidamento all’adozione solo perché si teme l’aggiramento delle leggi. Altri problemi, come la necessità di proteggere la famiglia e il bambino da eventuali genitori naturali persecutori, attraverso l’allontanamento della famiglia adottiva dai parenti dell’adottato/a, o la differenza dei requisiti per poter adottare o prendere in affidamento, pur nella loro gravità, sono superabili, in moltissimi casi.

Se si fissa il principio della continuità degli affetti non solo per il bambino adottato ma anche per quello in affido, allora basta che si facciano acquisire alle coppie ed anche ai singles che accettino di diventare affidatari e non escludano a priori l’adozione, due idoneità (una all’affidamento ed una all’adozione). Anche i singles possono adottare anche oggi in casi particolari.

Con la doppia idoneità non si potranno accusare le persone che accolgono un bambino in affidamento di voler aggirare le leggi.

L’Affidamento è l’istituto dell’incertezza e non solo dell’accoglienza a tempo, per questo, per essere pronti ad ogni evenienza senza essere accusati di “imbrogliare” si potrebbero acquisire le due idoneità. Ma è evidente che basterebbe fare sempre quello che molti tribunali e giudici fanno ed altri non vogliono fare: prevedere a priori tutti i possibili sviluppi futuri delle cose e tutelare comunque il bambino ed i suoi affetti. La possibilità del passaggio dall’affidamento all’adozione esiste già e la legge la prevede.

Il bambino può essere adottato anche a prescindere dai requisiti di età e matrimonio, secondo l’art. 44 della legge 184/83, qualora abbia instaurato con alcune persone un rapporto stabile e duraturo nel tempo. Come si può stare in affidamento presso una famiglia e non instaurare un rapporto stabile e duraturo con i membri della stessa?

Se pensiamo che i bambini che vengono posti in affidamento si affezionano agli affidatari esattamente come i bambini posti in adozione, soprattutto se sono piccoli e non possono conoscere la differenza tra i due istituti, applichiamo anche a loro i sacri principi che applichiamo ai bambini adottati!  I principi per cui un bimbo una volta abbinato a qualcuno non può essere abbandonato di nuovo, non può sentirsi rifiutato, deve sapere la verità sulla sua nascita (raccontata in maniera a lui comprensibile) ha diritto alla stabilità di vita, ha diritto ad essere ascoltato.

Se si può evitare ad un essere umano di cambiare più volte famiglia per legge, lo si deve fare, a meno che non si vogliano fabbricare degli infelici.

E’ per questo che l’associazione “La gabbianella e altri animali” ha lanciato la petizione che si può firmare su questo sito.

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