Adozioni: procedure lunghe e tante difficoltà da affrontare

ADOZIONI: TRIBUNALE MINORI DI ROMA, STABILI MA CALANO DOMANDE

PROCEDURE LUNGHE E TANTE DIFFICOLTA’ DA AFFRONTARE

ROMA

(ANSA) – ROMA, 14 MAG – Le procedure sono lunghe e le difficoltà da affrontare prima e dopo tante: “Le persone si rendono conto della complessità dell’adozione e sono consapevoli di non riuscire ad affrontarla”, dice il presidente del Tribunale per i Minorenni di Roma, Melita Cavallo, a margine di un convegno sul tema “L’origine dell’adottato”. Le domande, infatti, calano, secondo i dati della cancelleria che raccoglie quelle del Lazio: una diminuzione costante dal 2004, quando avevano fatto domanda di adozione, nazionale e internazionale più di 2.300 coppie (nello stesso anno 446 erano state le adozioni), l’anno scorso hanno fatto domanda in 1.714, e le adozioni sono state 416. “La maggior parte delle coppie che cerca di accedere all’adozione ha fatto un percorso molto lungo – spiega Cavallo – tentando prima la fecondazione assistita”, il problema è che più si rimanda, minori sono le possibilità di riuscire ad adottate: le coppie già sopra i 40 possono avere solo un ragazzi grandi “e spesso rinunciano”. Al desiderio di avere un figlio spesso si oppongono resistenza preconcette, non ultima, sottolinea il genetista Giuseppe Novelli, preside della Facoltà di Medicina di Tor Vergata, “la preoccupazione per la salute in futuro del bambino per assenza di informazioni sulla familiarità della malattie genetiche”. Preoccupazione che nella maggior parte dei casi Novelli si sente di sfatare, se non altro perché “al momento del concepimento un embrione su 2 ha problemi genetici, e non resiste, il 3% dei neonati ha difetti congeniti, il 50% delle persone ha malattie con componente familiare come il diabete o l’arteriosclerosi”. Come dire che “anche un figlio concepito non ci lascia immuni da preoccupazioni”. E’ vero, piuttosto, prosegue Novelli, che ci sono dei fattori geografici che possono incidere sulla salute: “nei Paesi ex sovietici non possono essere dati in adozione bambini utili alla comunità, per cui a quelli che vengono adottati viene certificato, spesso in maniera falsa, un ritardo mentale”, mentre in Africa ai neonati non viene dato il colostro, considerato latte impuro, “facendo mancare nei primi giorni di vita un importante apporto di anticorpi”.
“C’é bisogno di un lungo percorso – aggiunge lo psicologo Leonardo Luzzatto – che si compie assieme ai servizi per la formazione dei futuri genitori”. (ANSA).

Parole chiave: