Le relazioni sono la cosa più importante della vita infantile e adulta… parliamo di ICAM

In occasione del convegno “Bambini in carcere: … Non luogo a procedere” che si terrà a Milano il 29 marzo 2012 sui bambini che vivono con le madri nei nidi delle carceri femminili e che tra poco saranno inseriti negli Istituti a custodia attenuata maternità (ICAM) vorrei indicare alcuni gravi problemi che  l’associazione “La gabbianella e altri animali” ha rilevato, sulla base dell’esperienza di otto anni di impegno continuativo con i bambini e le mamme del carcere femminile della Giudecca (Venezia), in collaborazione con la Direzione della casa di pena e con l’Asilo nido comunale.

1 – Nella città di Venezia sono stati costruiti con cura gli ambienti ICAM, ma non sono state previste forme di finanziamento volte a sostenere associazioni come la nostra che si impegnano quotidianamente per far uscire i bambini ed accompagnarli all’asilo infantile o alla scuola materna comunale.

I bambini resteranno nelle strutture ICAM se nessuno li porterà all’esterno e una prigione dorata è pur sempre una prigione. I rapporti sono più importanti degli ambienti per vivere bene!

Il volontariato “puro” non basta a risolvere simile problema. Infatti, nessuno fa “l’accompagnatore”, per due volte al giorno, con orari tassativi come sono quelli dell’asilo, senza guadagnare nulla e anzi senza poter lavorare a causa di questo impegno.  Ora è chiaro che, se i bambini del nido del carcere e in futuro dell’ICAM devono essere integrati nella società, devono poter frequentare i luoghi dove vivono i loro coetanei e dovrebbero essere stanziati a tale scopo dei fondi.

2 – Nella logica della tutela dell’infanzia e della famiglia, le mamme detenute devono poter incontrare i figli e i mariti che sono rimasti all’esterno e questi incontri devono essere facilitati e protetti. Ci vogliono alloggi per chi viene da lontano (almeno per una notte) e bisogna aiutare madri, padri e figli a ritrovarsi. Inoltre, non bastano gli ambienti, bisogna preparare i genitori a dire la verità ai bambini e a relazionarsi con loro. Non è cosa facile e anche per questo ci vogliono progetti e personale.

3 – I bambini che compiono i tre anni e, con la nuova legge, i sei anni e vanno in affidamento perché la madre non  può tenerli con sé non hanno quasi mai la cittadinanza italiana, pur essendo spesso nati in Italia. Non hanno nemmeno il permesso di soggiorno. Per averlo è necessario il decreto di affido e anche un passaggio in questura. Sembra cosa banale e non lo è. I Servizi Sociali dovrebbero fornire gli affidatari del permesso di soggiorno per i bambini. Senza permesso di soggiorno, essi non possono essere iscritti nelle liste del Servizio Sanitario Nazionale se non in modo provvisorio. Data la frequenza delle malattie in età infantile e la necessità di esami medici, la mancanza di una tessera sanitaria valida per tutto il tempo dell’affidamento crea ulteriori difficoltà agli affidatari, che già devono quasi sempre provvedere ad un gran numero di mansioni, e soprattutto ai bambini che vengono privati di un loro fondamentale diritto.

4- Per i bambini che vengono posti in affidamento (istituto a tempo) non è opportuno vivere senza la madre per troppi mesi o addirittura anni: rientrare presso la mamma alla fine della sua pena sembra la cosa più ovvia, invece nemmeno questo avviene con certezza. La madre non ha subito casa e lavoro e non ha quasi mai i documenti in regola. Se fosse inserita in una casa-famiglia potrebbe essere aiutata a cercare stabilità di vita con il suo bambino, ma le case-famiglia richiedono una retta e gli enti locali fanno fatica a pagarla. Può avvenire così che i destini di madri e figli siano separati per motivi “di spesa pubblica” e i bambini vengano lasciati in affidamento per tempi troppo lunghi. In questi casi, i bambini si abituano a vivere presso gli affidatari e, avendo trovato affetti e qualità di vita migliori presso chi li ha in cura provvisoriamente,tendono a rifiutare le madri. Esse, a loro volt, si abituano a vivere senza bambini e tendono ad organizzarsi la vita autonomamente. Il rapporto genitoriale, la cui tutela è alla base dell’introduzione degli Istituti a Custodia attenuata, viene messo seriamente in crisi. Perché ciò non avvenga madri e figli devono ricongiungersi al più presto non appena il tempo della carcerazione finisce. Esse hanno bisogno ad essere aiutate a progettare la vita da donne libere e oneste, assieme ai figli.

Sperando di aver dato un piccolo contributo al convegno, se non è troppo tardi, saluto cordialmente.

Carla Forcolin

 

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