Post nella sezione ‘Commenti e testimonianze’

Convegno “Genitorialità in carcere e diritti dei figli delle detenute”

giovedì 13 ottobre 2011

Dal nostro osservatorio

Da 7 anni l’associazione “La gabbianella e altri animali” si occupa dei bambini del nido del carcere femminile della Giudecca (Ve) e delle loro mamme.

Sulla base di un calcolo, fatto proprio in funzione di questo convegno, dove forse ci sono errori per difetto e non per eccesso, i bambini accompagnati da noi all’esterno per un periodo di tempo di mesi o di anni sono stati 29, 17 maschi e 12 femmine. I bambini passati per il nido del carcere sono molti di più, ma la maggior parte ci è stata per pochissimo tempo e quindi non ha potuto avvalersi dell’aiuto che l’associazione offre. Quasi tutti i 29 bimbi, che noi ricordiamo dal 2004 ad oggi, hanno frequentato regolarmente l’asilo nido comunale. Alcuni di essi non sono stati all’asilo nido perché le loro mamme non volevano che lo frequentassero, per paura di staccarsene o per timore che i figli si integrassero troppo nella nostra cultura. Alcune di esse temevano anche che qualcuno si impadronisse dei loro figli e glieli rubasse. In qualche caso, dei bimbetti sono stati nel nido solo  d’estate o per periodo troppo brevi per fare un inserimento ad anno scolastico inoltrato.  Leggi tutto…

Trasmissione televisiva: singles e diritti dei bambini

lunedì 19 settembre 2011

Oggi 19 settembre, alle 10, sono comparsa su RAI 1 nel programma “Le storie” come premessa circa l’adozione ai singles.
Premetto che l’argomento mi lascia ormai molto freddina, in quanto più che l’adozione ai singles mi interessa che ogni bambino abbia una famiglia. Per me rimane valido il vecchio slogan “due genitori sono meglio di uno, ma uno è meglio di nessuno”. Ritengo che anche per i singles ci sia modo di adottare, purtroppo, in relazione a tutti quei bambini che, disabili o di carattere difficile, nessuno vuole. Purtroppo spesso si preferisce tenere questi minori  in qualche struttura che darli ad una single, come possono testimoniare molte persone anche a noi vicine. Tutti sappiamo poi che una donna o un uomo solo possono avere un bambino/a in affido ma non adottarlo: trovo davvero crudele spezzare legami affettivi profondi per i bambini che sono cresciuti con una donna/uomo sola/o per non darli in adozione nei casi particolari. Di volta in volta però, prima di decidere di dare un bimbo a una mamma e di privarlo del papà, o viceversa, bisogna capire come stanno bene le cose: è davvero importante quel rapporto che si potrebbe spezzare? E’ questo il problema vero. Leggi tutto…

Il laboratorio “Ricuciamo” nella casa di reclusione femminile della Giudecca

domenica 18 settembre 2011

Nel mese di maggio la Gabbianella ha avviato il laboratorio di taglio e cucito “Ricuciamo” con le mamme e le donne ristrette nella casa di reclusione femminile veneziana della Giudecca.

Il laboratorio “Ricuciamo” fa seguito a un ampio progetto educativo riservato alle mamme recluse nel nido del carcere, attuato dal 2007 al 2010 con finanziamenti della Regione Veneto. La Gabbianella si è orientata sul taglio e cucito valutando da un lato i risvolti non soltanto educativi ma anche eventualmente professionalizzanti delle attività manuali proponibili all’interno dell’istituto di pena, dall’altro le purtroppo ridotte disponibilità finanziarie.

Le risorse dell’arte del taglio e cucito sono note. E’ un’arte che richiede applicazione ma è gratificante. Se praticata con concentrazione libera la mente e consente di realizzare qualche cosa di concreto, utile e piacevole per sé e per gli altri. Tuttavia non è molto praticata, e sappiamo quanto sia difficile trovare chi la padroneggi e sappia adattare capi di vestiario e svolgere piccole riparazioni. Inoltre nella casa di reclusione opera da anni un attivo e apprezzato laboratorio di sartoria gestito dalla Cooperativa “Il Cerchio”. La Cooperativa organizza periodicamente corsi di avviamento alla sartoria, cui però può necessariamente accedere un numero limitato di aspiranti.

Alla guida del laboratorio “Ricuciamo” è stata chiamata Nerina Bado, una professionista esperta nell’insegnamento della sartoria, della tessitura e del cucito creativo per tutte le fasce d’età, che aveva già lavorato con le donne ristrette in un precedente laboratorio di costumistica organizzato dalla sartoria.

Nei mesi di maggio e giugno si sono svolti 10 incontri di 3 ore ciascuno, a cui hanno preso parte 10 donne. Leggi tutto…

Dopo l’incontro del 13 maggio. Riflessioni sulle proposte di modifica alla L. 184/1983, di Marilena Zanon

giovedì 26 maggio 2011

Mi chiamo Marilena e sono mamma adottiva e affidataria di due bambini uno dei quali avuto in adozione con l’art. 44 della L. 184/1983.

Mio marito ed io c’eravamo proposti come famiglia affidataria, desiderosi di poter dare un po’ del nostro amore in un ambito dove c’erano poche famiglie disponibili, nella speranza di poter essere d’aiuto a qualcuno; così è avvenuto e nel 2004  ci è stato proposto un affido di un bambino di 6 anni abbandonato dalla madre con  un padre che dopo due anni dall’inizio del progetto di affido (all’età di circa 8 anni del bambino) si rivelerà incapace di accudire il proprio figlio. Da qui la necessità, da un lato di dare una famiglia stabile al bambino, che ormai non era più in grado di sopportare la spada di Damocle della fine dell’affido, e dall’altro lato la necessità comunque di mantenere i rapporti con alcuni membri della famiglia di origine non in grado però di accudire il bambino (nonni ultraottantenni e sorella  sedicenne). Ecco perché fu nel nostro caso decisa l’adozione ex art. 44 della L. 184/1983.

Avrei piacere di intervenire nel dibattito instauratosi dopo l’incontro del 13 maggio u.s. per riflettere sulle proposte legislative di modifica alla legge sull’adozione e sull’affido più precisamente denominata “Diritto del minore ad una famiglia” (L. 4 maggio 1983 n. 184), denominazione che cito non a caso perché le parole hanno un peso ed hanno un significato.

Mi pare che tutte le associazioni intervenute e comunque i soggetti presenti all’incontro, siano concordi nel ritenere indispensabile la riforma dell’art. 4 della legge citata, laddove si vuole precisare che la famiglia affidataria può adottare il minore che è in affido, qualora lo stesso sia dichiarato adottabile.

Mi pare che le opinioni si dividano invece circa l’opportunità dell’introduzione della lettera a-bis all’art. 44 della L. 184/1983 (adozione in casi particolari), contenuta sia nella proposta legislativa Vassallo, sia nella proposta legislativa Savino, che consentirebbe l’adozione, sempre da parte delle famiglie affidatarie, del minore che non sia dichiarato adottabile.

Io credo che questa modifica sia sacrosanta al pari della modifica dell’art. 4 citato. Mi piacerebbe non dimenticassimo che ci sono casi nei quali non è possibile né tutelante per il minore, rompere definitivamente con la famiglia di origine, a volte perché all’interno della famiglia ci sono dei membri che hanno rapporti significativi con il minore, ancorché non siano in grado di prendersi cura del minore stesso (come ad es. nonni e fratelli),  a volte perché l’età del bambino può essere tale da richiedere un distacco graduale dalla famiglia di origine.

Soprattutto nel primo caso la necessità di mantenere il rapporto con la famiglia di origine rappresenta anche un bisogno di identità del minore, bisogno con il quale ogni bambino adottato si trova prima o poi a fare i conti.

Il timore che l’introduzione della lettera a-bis possa aprire le porte ad abusi soprattutto in alcune zone d’Italia, non mi pare una motivazione forte qualora anche un solo bambino dovesse soffrire per l’ipotesi in cui non gli sia stata data la possibilità di avere una famiglia stabile .

Ho voluto sottolineare la parola stabile perché non mi pare che questa stabilità possa essere offerta da un affidamento sine die, come qualcuno ha replicato. L’affidamento è un istituto giuridico temporaneo pensato per trovare una famiglia dove collocare il minore per il tempo necessario affinché la sua famiglia di origine possa recuperarsi. Ma se ciò non è possibile e la dichiarazione di adottabilità non è consentita nell’interesse del minore, deve essere a lui garantita la presenza di una famiglia stabile che nessuno gli possa mai togliere, né giudice, né servizi sociali (che — non dimentichiamo — cambiano nel corso del tempo e potrebbero avere opinioni diverse). Non solo ma l’affidamento sine die non è in grado alcune volte di  rispondere al bisogno di appartenenza del minore alla sua nuova famiglia: l’adozione in casi particolari infatti consente di aggiungere al cognome della famiglia di origine quella della nuova famiglia. Non è una circostanza irrilevante anzi tutt’altro, essa rappresenta anche il riconoscimento sociale di questa duplice appartenenza, un riconoscimento cioè che vale anche nei confronti delle istituzioni e della società (dalla scuola alle asl, dal mondo dello sport al mondo dell’associazionismo  religioso e non), che non può e non deve essere negato al minore.

E se ci sono delle persone che si avvicinano all’affido pensando di trovare una scorciatoia per avere un figlio tutto loro queste credo non siano degne non solo di essere genitori affidatari ma nemmeno adottivi: un figlio non è per se stessi e per soddisfare i propri bisogni, questo è egoismo.

Io spero e mi auguro che né pregiudizi, né preconcetti, né timori, né paure impediscano anche ad un solo bambino di poter veder concretizzato il suo diritto ad avere stabilmente una famiglia o anche più di una se questo rappresenta il bene del minore.

Buon lavoro a tutti.

Marilena Zanon

Adozioni ai singles

mercoledì 16 febbraio 2011

In questi giorni si parla di un tema che è stato alla base delle prime lotte dell’associazione La Gabbianella e altri animali: l’adozione ai singles.

Per quanto riguarda le adozioni ai singles, il problema seguente: “I bambini hanno diritto ad avere padre e madre oppure no” è mal posto. E’ ovvio che hanno questo diritto, come vuole madre natura e come suggerisce la necessità di prepararsi alla vita sociale con un modello maschile e uno femminile di riferimento. Non è vero che maschi e femmine sono intercambiabili. Maschi e femmine hanno modi diversi di usare il cervello, hanno differenze fisiche e psichiche che la scienza continua a svelarci, sono impregnati di sensibilità diverse che l’educazione ricevuta di generazione in generazione ha sviluppato.

Il problema vero è quest’altro: “E meglio per un bambino vivere in un istituto del mondo povero o avere un genitore unico (almeno al momento in cui viene adottato)? Ho scritto “del mondo povero” perché per i bambini adottabili italiani già ci sono tante coppie desiderose di adottarli e quindi il problema non si pone che marginalmente. Ma in Cina, ad esempio, ci sono tante bambine che attendono di essere adottate, così in Vietnam, così in tanti altri paesi e non c’è dubbio, se si vuole essere onesti, che un bimbo stia meglio presso un’unica madre (o padre) che in una struttura, sempre che i genitori siano stati considerati idonei dopo seri e qualificati controlli, necessari a proteggere bambini e adulti. Leggi tutto…

Ancora vittime dell’incapacità di accogliere

martedì 8 febbraio 2011

Unendoci al lutto della famiglia Rom colpita dalla tragica e ingiusta morte di quattro bambini, diffondiamo il comunicato stampa del Coordinamento Nazionale Comunità di Accoglienza:

Don Armando Zappolini:
“Ai rom e ai sinti non servono ‘villaggi’, ma case”

La morte dei quattro bambini rom nella capitale è il segno di un’incapacità ormai strutturale di accogliere

Roma, 7 febbraio 2011

“I quattro bambini rom morti carbonizzati in una baracca della capitale non sono il segno di un’emergenza, ma l’ennesimo orrore di un’incapacità di accogliere che sta diventando strutturale nelle nostre società.” Don Armando Zappolini, neo presidente del Coordinamento Nazionale Comunità di Accoglienza (CNCA), non ci sta ad avvalorare i discorsi di chi continua a trattare gli stanziamenti di rom e sinti come un allarme costante: “Ma come si fa a parlare di ‘emergenza’, quando tante di queste persone sono in Italia, e a Roma, da molti anni? Quando da almeno un ventennio aspettiamo che le istituzioni trovino una soluzione adeguata al rispetto dei diritti umani fondamentali?”. Leggi tutto…

Aspettando l’ICAM a Venezia: presente e futuro

giovedì 3 febbraio 2011

Sul Gazzettino del 28 gennaio è comparso l’articolo “Un alloggio per le mamme detenute”. Leggo con piacere che il Comune di Venezia vuole dar vita ad un Istituto a custodia attenuata, per permettere alle donne detenute con figli dai zero ai tre anni di espiare la loro pena, senza  danneggiare la preziosa prima infanzia dei loro bimbi innocenti. E’ un’ottima iniziativa.

Desidero comunque far presente che allo stato attuale delle cose, nella nostra città, pur vivendo i bambini con le mamme nel “nido” del carcere (struttura appositamente pensata per mamme e bimbi), i piccoli vengono regolarmente fatti uscire dalle socie e dai soci della Gabbianella, che da anni li accompagnano all’asilo nido al mattino e vanno a riprenderli nel pomeriggio. Alla fine dell’asilo non si rientra subito in carcere, ma si va a spasso, al parco-giochi, o si va per un po’ a giocare nella casa della propria accompagnatrice; dalla mamma si rientra molto spesso solo alla sera.
Nei giorni festivi e anche in altre giornate, sia pure senza obbligo di regolarità, oltre a noi della Gabbianella, altre associazioni, come “Arcobaleno”, sono molto presenti in carcere e accompagnano i bambini fuori, instaurando con gli stessi e con le loro mamme un ottimo rapporto.
D’estate, da due anni, noi della Gabbianella con il contributo del CSV della Provincia e del Comune, ci siamo fatti carico di portare a giorni alterni tutti i bambini che sono al nido in spiaggia, in un’apposita capanna.

Fino ad ora, perché i finanziamenti che hanno facilitato il lavoro dell’associazione, permettendo gli accompagnamenti regolari dei piccoli all’asilo nido comunale e alla spiaggia e un progetto educativo per mamme e bambini non ci sono più: il protocollo d’intesa con la Municipalità di Venezia è stato concluso per mancanza di fondi e così il progetto educativo con la Regione Veneto.

Io spero che, pensando all’ICAM e al futuro in cui i bambini vivranno in luoghi più normali del nido del carcere, si parta da ciò che di buono si è fatto finora e si riprenda a dare un regolare contributo a chi ogni mattina e ogni pomeriggio accompagna i bambini dal nido all’asilo comunale e viceversa.

Altra grave questione: Leggi tutto…

Nel cuore. Una risposta, da Valentina, all’augurio di Andrea

sabato 29 gennaio 2011

Condividiamo con Andrea e con chi ci legge questa lettera che ci ha scritto Valentina:

“Ho letto l’augurio di Andrea Cambiaghi, è vero che il dolore è a volte chiuso in un cassetto ma basta veramente poco per aprirlo.
Un luogo, un’immagine, un ricordo, un profumo, una musica, una lacrima o un sorriso e tutto torna come prima… il dolore bussa di nuovo al nostro cuore.
A volte si cerca di non sentirlo perché purtroppo la vita va avanti e dobbiamo cercare di viverla… ma è difficile.
E’ difficile perché si ha la senzazione di non aver fatto abbastanza, di non essere riusciti a proteggere la persona più debole e indifesa. Il bimbo o la bimba che oramai fa parte di te.
E’ difficile da spiegare quello che si prova, ma ben netta e chiara è la certezza che lei ha sofferto, ha pianto ti ha chiamato ma tu c’eri.
Non sei riuscito ad aiutarla, non sei stato in grado di alleviare le sofferenze della separazione, non sei riuscito a spiegare il motivo… e penso che questa certezza non ti abbandonerà mai.
Possiamo cercare di chiudere a chiave il cassetto del nostro dolore, perché noi siamo in grado, o meglio proviamo a capire le cose… ma non si può chiudere il cassetto del suo dolore. Quello rimarrà per sempre aperto, perché per lei noi eravamo la sua famiglia.
Poco prima della “separazione” (non riesco a trovare un termine diverso) le ho detto che se anche non ci sono fisicamente può trovarmi nel suo cuore.
Un giorno, dopo l’incontro con la sua nuova famiglia mi ha detto: ”Vale, Vale io ti chiamavo… ma tu non c’eri…  ma eri qui (indicando il cuore)”.
Spero che ora, a distanza di sette mesi, lei non mi chiami più… ma che sappia che sono sempre lì nel suo cuore…
Questa è l’unica cosa che mi fa andare avanti…

Valentina”


E’ vero che certi dolori si rielaborano (molto o poco: dipende!) ma non si cancellano mai del tutto. Diventano forse cicatrici, ma non smettono di segnarti. Quanto meglio sarebbe evitarli!

Carla Forcolin