<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>www.lagabbianella.org &#187; Convegni</title>
	<atom:link href="http://www.lagabbianella.org/category/convegni/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://www.lagabbianella.org</link>
	<description>sito dell&#039;associazione &#34;La gabbianella e altri animali&#34; - onlus</description>
	<lastBuildDate>Mon, 16 Jan 2012 23:22:10 +0000</lastBuildDate>
	<language>en</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>http://wordpress.org/?v=3.1.2</generator>
		<item>
		<title>Genitorialità in carcere e diritti dei figli dei detenuti, l&#8217;intervento di Lillo di Mauro al convegno</title>
		<link>http://www.lagabbianella.org/2011/10/26/genitorialita-in-carcere-e-diritti-dei-figli-dei-detenuti-intervento-di-lillo-di-mauro/</link>
		<comments>http://www.lagabbianella.org/2011/10/26/genitorialita-in-carcere-e-diritti-dei-figli-dei-detenuti-intervento-di-lillo-di-mauro/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 26 Oct 2011 12:36:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Convegni]]></category>
		<category><![CDATA[Documenti]]></category>
		<category><![CDATA[carcere]]></category>
		<category><![CDATA[diritti dell'infanzia e dell'adolescenza]]></category>
		<category><![CDATA[legami affettivi]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.lagabbianella.org/?p=5577</guid>
		<description><![CDATA[Pubblichiamo l&#8217;intervento di Lillo di Mauro, responsabile dell&#8217;area Giustizia della cooperativa Cecilia e Presidente della Consulta Penitenziaria di Roma, al convegno nazionale Genitorialità in carcere e diritti dei figli dei detenuti. Il convegno, tenutosi a Roma il 20 ottobre, è stato organizzato dalla cooperativa stessa in collaborazione con l&#8217;associazione di volontariato A Roma Insieme, che si occupa dei [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #000000;">Pubblichiamo l&#8217;intervento di Lillo di Mauro, responsabile dell&#8217;area Giustizia della cooperativa </span><a href="http://www.ceciliacoop.it/"><span style="color: #000000;">Cecilia</span></a><span style="color: #000000;"> e Presidente della Consulta Penitenziaria di Roma, al convegno nazionale Genitorialità in carcere e diritti dei figli dei detenuti. Il convegno, tenutosi a Roma il 20 ottobre, è stato organizzato dalla cooperativa stessa in collaborazione con l&#8217;associazione di volontariato A Roma Insieme, che si occupa dei bambini del nido del carcere di Rebibbia.</span></p>
<p><span style="color: #666666;">Oggi parleremo di un tema importantissimo e molto delicato che riguarda la genitorialità in carcere e i diritti dei figli dei detenuti, bambini e bambine “invisibili”.</span></p>
<p><span style="color: #666666;">Parleremo di affettività includendo in questo termine tutte quelle relazioni che hanno per il detenuto un notevole rilievo e che se aiutate e sostenute possono contribuire enormemente nel suo percorso di riabilitazione sociale.<span id="more-5577"></span></span></p>
<p><span style="color: #666666;">I dati forniti dal DAP aggiornati al 30 settembre ci parlano di 20.089 detenuti coniugati, 645 vedovi, 1621 divorziati, 2737 separati, 5.966 conviventi (queste ultime 4 categorie sono ancora più problematiche delle altre perché oltre ai problemi legati alla condizione di detenzione hanno problemi di rapporti interpersonali il più delle volte deteriorati e difficilmente recuperabili, o come per i conviventi, problemi che riguardano il riconoscimento da parte delle istituzioni dello stato giuridico)</span></p>
<p><span style="color: #666666;">Il totale dei figli che i detenuti hanno dichiarato di avere è di  24.355. Sono 7.654 coloro che hanno un solo figlio, 8.380 quelli che ne hanno due, 4.922 ne hanno tre, 2.049: quattro, 750: cinque, 299: sei, 301: oltre i sei figli.</span></p>
<p><span style="color: #666666;">Questi numeri ci parlano di un fenomeno importante che riguarda decine di migliaia di individui adulti e minori che quotidianamente si trovano dentro e fuori del carcere ad affrontare problemi di carattere sociale, giuridico, culturale, economico.</span></p>
<p><span style="color: #666666;">Con l’incontro di oggi proponiamo una riflessione su quelli che sono i diritti di queste persone, e sui problemi che sono costretti a vivere quotidianamente affinché  le istituzioni nazionali e locali vi pongano la giusta attenzione. Una riflessione che promuova un cambiamento radicale anche a livello normativo perchè tali diritti siano effettivi ed esigibili nel quotidiano.</span></p>
<p><span style="color: #666666;">E’ consuetudine esaltare la tutela del bambino e della famiglia ma nella realtà ci si dimentica di quelli maggiormente colpiti dal disagio e soprattutto di quelli che sono colpiti dalla marchiatura del carcere.</span></p>
<p><span style="color: #666666;">Il figlio di genitori detenuti vive una situazione “deviata”  causata dalla totale assenza di un genitore perché recluso e dalla parziale assenza dell’altro perché chiamato a svolgere in un ruolo di supplenza anche i compiti del coniuge detenuto. Una situazione che ha il suo inizio sin dal momento dell’arresto. Immaginiamo cosa può accadere nella mente di un bambino quando in piena notte (ma anche di giorno) viene svegliato dall’arrivo delle  forze dell’ordine che devono eseguire l’arresto di uno dei suoi genitori. Immaginiamo anche quale sentimento di vergogna e prostrazione vive il genitore arrestato, ammanettato in presenza del figlio. Una situazione che ha ricadute negative su tutti i protagonisti sia sui figli che sui<span style="text-decoration: underline;"> </span>genitori ma anche e non da ultimo, su tutti gli altri famigliari.</span></p>
<p><span style="color: #666666;">Per il bambino in particolare ciò rappresenta un blocco nello sviluppo perché egli, non essendo autonomo, ha bisogno del supporto e dell’aiuto dell’adulto soprattutto nella gestione pratica delle cose del quotidiano. L’arresto di un genitore e la conseguente detenzione rappresentano una frattura nel contesto familiare un elemento di disadattamento per i bambini. Essi, vivendo l’assenza del genitore come abbandono, instaurano da subito un rapporto altamente conflittuale e il più delle volte manifestano la loro reazione con il rifiuto di incontrarlo. La separazione forzata tra genitore e figlio influisce in modo determinante nel tempo e nella biografia di ciascuno.</span></p>
<p><span style="color: #666666;">Oggi &#8211; pur se la convenzione internazionale sui diritti del fanciullo stabilisce che l’interesse dello stesso debba essere preminente su ogni decisione sia essa  istituzionale che privata &#8211; dobbiamo chiederci quanto la nostra legislazione, i regolamenti e soprattutto la prassi penitenziaria rispettano questi diritti. Perché c’è una evidente contraddizione tra il rispetto dei diritti del fanciullo e la sua separazione forzata da un genitore perché detenuto; c’è un’evidente contraddizione quando si costringe il bambino ad entrare in carcere per far visita al genitore detenuto e sottostare a tutte le regole, volte esclusivamente alla sicurezza stabilite dall’art. 37 del DPR 230/2000.</span></p>
<p><span style="color: #666666;">Per un bambino o una bambina far visita al genitore detenuto significa attese interminabili, trattamenti umilianti e imbarazzanti; significa traumatizzanti perquisizioni, paure, incontri in ambienti disumani e sotto continuo controllo.</span></p>
<p><span style="color: #666666;">Ma anche la genitorialità in una situazione come quella del carcere non ha possibilità di affermazione, vive problemi insormontabili. Il carcere spersonalizza, crea insicurezza e fragilità, fa smarrire l’identità. Il ruolo genitoriale viene sopraffatto da meccanismi e regole del carcere che spogliano il detenuto di responsabilità, lo rendono passivo riconducendolo di fatto ad una condizione infantile. Ma, e questo è ciò che ritengo più grave, questo ruolo è sopraffatto dal pregiudizio sociale per cui si pensa che un detenuto non sia in grado di occuparsi dei propri figli, di conseguenza non si pensa alla genitorialità come ad un diritto del detenuto. Ma sappiamo che questo pregiudizio non risponde a verità, o almeno non per tutti,  il detenuto anche se in grado di fare il genitore non può farlo pienamente perché gli viene negato quel processo dinamico attraverso il quale può imparare ad esserlo e a saper rispondere adeguatamente ai bisogni dei figli. Un processo evolutivo che fa parte dello sviluppo della persona che se negato può causare gravi problemi individuali con ricadute pesanti a livello psicologico e relazionale.</span></p>
<p><span style="color: #666666;">Ci sono detenuti che per paura di essere un cattivo esempio preferiscono che i figli non li incontrino, che non sappiano dove veramente sono. Genitori umiliati, frustrati  incapaci di sentirsi figure di riferimento per i propri figli, tutti sentimenti che alimentano un’ inversione dei ruoli  dove si chiede al bambino di comprendere,  responsabilizzandolo precocemente, investendolo di un ruolo adulto che non può sostenere. Molti genitori detenuti si sentono inadeguati, non credibili, senza autorevolezza bloccando di fatto lo sviluppo sereno del legame che devono avere con i figli. Il rifiuto e la paura sono due elementi devastanti nel rapporto tra genitore detenuto e i propri figli.</span></p>
<p><span style="color: #666666;">Purtroppo sappiamo che, pur se a livello normativo ci sono disposizioni che tutelano il diritto alla genitorialità favorendo i rapporti affettivi tra detenuto e famigliari quali elementi imprescindibili per il recupero e il reinserimento sociale (nello specifico l’art. 15 della legge 354 del 1975, disposizioni ribadite con la circolare DAP del 10  dicembre 2009 “trattamento penitenziario e genitorialità”) esiste un’incompatibilità tra l’essere detenuto in un contesto chiuso e totalizzante come quello carcerario ed esercitare il ruolo genitoriale. Incompatibilità che deriva da limiti organizzativi, e normativi, lo stesso colloquio, che è l’unico momento di contatto con il proprio mondo relazionale, il più delle volte si trasforma in turbamento emotivo per le modalità e gli spazi in cui avviene, per i vincoli giuridici e di sicurezza che ne regolamentano lo svolgimento. Ma influiscono anche le inumane condizioni di vita causate dal sovraffollamento, dalla inadeguatezza delle strutture, dai tagli ai fondi destinati al trattamento intramurario, oltre che da implicazioni psicologiche emotive e relazionali.</span></p>
<p><span style="color: #666666;">Come è possibile promuovere il diritto alla genitorialità in carcere consentendo ai detenuti ed ai loro familiari di incontrarsi per soli sei colloqui al mese di un’ora? ( solo se non residenti il tempo concesso può essere anche di due ore). Incontri che per gli internati e i sottoposti al 41 bis sono addirittura ridotti a quattro.</span></p>
<p><span style="color: #666666;">Come si può promuovere la genitorialità se non si applica il principio di territorializzazione della pena che oltre a non sradicare il detenuto dal proprio contesto sociale, culturale e familiare consentirebbe di non sottoporre i bambini a viaggi estenuanti e darebbe la possibilità <span style="text-decoration: underline;">anche</span> ai suoi parenti indigenti di fargli visita ? E come possiamo parlare di genitorialità per i detenuti stranieri ecc…?</span></p>
<p><span style="color: #666666;">Ecco signori perché è un eufemismo parlare di genitorialità in carcere.</span></p>
<p><span style="color: #666666;">Lo stesso Goffman- afferma che <em>“le istituzioni totali sono incompatibili con un elemento fondamentale della nostra società quale la famiglia”.</em></span></p>
<p><span style="color: #666666;">Attraverso l’analisi e la valorizzazione dell’esistente,<span style="text-decoration: underline;"> </span>l’obiettivo del nostro incontro oggi, quindi, è quello di individuare le azioni &#8211; anche in sede legislativa &#8211;  necessarie a garantire i diritti dei bambini e il diritto alla genitorialità. Diritti che consentano  al genitore detenuto di poter esprimere il rapporto con i figli e di stabilire corretti rapporti con la famiglia. Noi oggi dobbiamo avviare un percorso che  contribuisca a tutelare la relazione genitore figlio all’interno e all’esterno del carcere individuando quali rapporti debbano intercorrere tra istituzioni locali e nazionali. Dobbiamo analizzare l’attuale normativa per mettere in luce eventuali carenze e proporre interventi  che sanciscano il diritto al genitore detenuto di esercitare le proprie funzioni ed al bambino di essere protetto e sostenuto in un momento difficile della sua esistenza.</span></p>
<p><span style="color: #666666;">Per fare questo abbiamo chiamato ad intervenire le realtà più significative del volontariato e del terzo settore che in Italia operano in tale ambito che con il loro intervento contribuiscono quotidianamente a favorire percorsi di valorizzazione del ruolo genitoriale e che garantiscono i diritti del bambino quando questi è costretto ad entrare in carcere a visitare il proprio genitore detenuto perché confrontino le proprie esperienze, e facciano emergere le difficoltà che incontrano nello svolgimento quotidiano delle loro attività.</span></p>
<p><span style="color: #666666;">Ma sono con noi anche autorevoli esperti che con il loro contributo ci aiuteranno a comprendere quali percorsi metodologici e strategie adottare.</span></p>
<p><span style="color: #666666;">Gli argomenti che tratteremo, valorizzando le esperienze e  le buone prassi, possono offrire a tutti  noi, soprattutto ai rappresentanti istituzionali presenti, spunti di riflessione per sviluppare una rete di sostegno tra istituzione penitenziaria, enti locali, e terzo settore.</span></p>
<p><span style="color: #666666;">Sempre più convinti che se si vogliono raggiungere obiettivi concreti, è necessario che ogni istituzione programmi e attui  interventi di sostegno attraverso la concertazione e il confronto, cosi come previsto dalla 328 . E’ necessaria in tal senso un’assunzione di responsabilità da parte degli Enti Locali che devono favorire, valorizzare e sostenere quelle “buone prassi”, quegli interventi che il terzo settore pone in essere e che sono gli unici a consentire un legame tra il dentro e il fuori soprattutto  quando si verificano casi in cui,  ai sensi dell’art 94 dell’ordinamento penitenziario, la Direzione è costretta a segnalare ai servizi sociali territoriali i mancati rapporti tra detenuto e famigliari. Gli Enti Locali entrano a pieno titolo nella gestione di tale problematica, anche perchè nella maggior parte dei casi le famiglie dei detenuti vivono in condizioni di grave disagio sociale, economico, culturale, ambientale e solo attraverso al presa in carico del bambino e del genitore detenuto è possibile sostenere la relazione affettiva tra i due e contribuire alla crescita armoniosa ed equilibrata del bambino. Servizi di mediazione familiare, accompagnamento dei bambini in carcere, sostegno economico e sociale alla famiglia sono alcune delle misure che devono essere previste per rendere effettivo il diritto alla genitorialità.</span></p>
<p><span style="color: #666666;">Usciamo da qui stringendo un patto tra di noi che ci impegni tutti a mettere da parte narcisismi e personalismi per mettere al centro gli interessi del bambino e del genitore detenuto.</span></p>
<p><span style="color: #666666;">Diritti dei bambini, diritti dei genitori e sicurezza non sono interessi in contrapposizione anzi, al contrario, il sostegno ai figli dei detenuti e alla genitorialità contribuisce ad evitare il rischio di devianza e di recidiva.</span></p>
<p><span style="color: #666666;">Usciamo da qui dando risposta alla domanda su come pensiamo che i detenuti possano continuare a svolgere le loro funzioni genitoriali in carcere, quali sistemi e misure sono necessari per migliorare il rapporto e la comunicazione con i figli. Incentiviamo nuovi modelli operativi, individuiamo modalità di organizzazione e gestione degli spazi di incontro e diffondiamoli in tutti gli istituti penitenziari.</span></p>
<p><span style="color: #666666;">Sviluppiamo su tutto il territorio nazionale iniziative come questa che tengano viva l’attenzione sul problema e coinvolgiamo gli Enti Locali ad assumersi le loro responsabilità per quanto di competenza.</span></p>
<p><span style="color: #666666;">La genitorialità non è solo un fatto biologico ma anche sociale, culturale, psicologico e legislativo</span></p>
<p><span style="color: #666666;">promuoviamo allora una sinergia tra scienze pedagogiche, sociologiche, giuridiche che si declini in buone prassi.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.lagabbianella.org/2011/10/26/genitorialita-in-carcere-e-diritti-dei-figli-dei-detenuti-intervento-di-lillo-di-mauro/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Convegno “Genitorialità in carcere e diritti dei figli delle detenute”</title>
		<link>http://www.lagabbianella.org/2011/10/13/convegno-%e2%80%9cgenitorialita-in-carcere-e-diritti-dei-figli-delle-detenute%e2%80%9d/</link>
		<comments>http://www.lagabbianella.org/2011/10/13/convegno-%e2%80%9cgenitorialita-in-carcere-e-diritti-dei-figli-delle-detenute%e2%80%9d/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 13 Oct 2011 08:35:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Commenti e testimonianze]]></category>
		<category><![CDATA[Convegni]]></category>
		<category><![CDATA[carcere]]></category>
		<category><![CDATA[cittadinanza]]></category>
		<category><![CDATA[clandestinità]]></category>
		<category><![CDATA[diritti dell'infanzia e dell'adolescenza]]></category>
		<category><![CDATA[solidarietà]]></category>
		<category><![CDATA[stranieri]]></category>
		<category><![CDATA[Venezia]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.lagabbianella.org/?p=5477</guid>
		<description><![CDATA[Dal nostro osservatorio Da 7 anni l’associazione “La gabbianella e altri animali” si occupa dei bambini del nido del carcere femminile della Giudecca (Ve) e delle loro mamme. Sulla base di un calcolo, fatto proprio in funzione di questo convegno, dove forse ci sono errori per difetto e non per eccesso, i bambini accompagnati da [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Dal nostro osservatorio</strong></p>
<p>Da 7 anni l’associazione “La gabbianella e altri animali” si occupa dei bambini del nido del carcere femminile della Giudecca (Ve) e delle loro mamme.</p>
<p>Sulla base di un calcolo, fatto proprio in funzione di questo convegno, dove forse ci sono errori per difetto e non per eccesso, i bambini accompagnati da noi all’esterno per un periodo di tempo di mesi o di anni sono stati 29, 17 maschi e 12 femmine. I bambini passati per il nido del carcere sono molti di più, ma la maggior parte ci è stata per pochissimo tempo e quindi non ha potuto avvalersi dell’aiuto che l’associazione offre. Quasi tutti i 29 bimbi, che noi ricordiamo dal 2004 ad oggi, hanno frequentato regolarmente l’asilo nido comunale. Alcuni di essi non sono stati all’asilo nido perché le loro mamme non volevano che lo frequentassero, per paura di staccarsene o per timore che i figli si integrassero troppo nella nostra cultura. Alcune di esse temevano anche che qualcuno si impadronisse dei loro figli e glieli rubasse. In qualche caso, dei bimbetti sono stati nel nido solo  d’estate o per periodo troppo brevi per fare un inserimento ad anno scolastico inoltrato. <span id="more-5477"></span></p>
<p>Il gruppo etnico più rappresentato è quello dei Rom -13-, seguito da nigeriani di etnia Edo &#8211; 7- ,  sudamericani &#8211; 4 -, italiani -3- (due fratelli erano figli di giostrai), marocchini -1 -, un bambino la cui origine ci sfugge.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Rom e Nigeriani</strong></p>
<p>I Rom sono la minoranza etnica più numerosa d’Europa. Tra di essi genitorialità e famiglia affondano le loro radici nel clan familiare; sono anche il gruppo più numeroso in carcere. Furti piccoli ma reiterati, compiuti fin da giovanissime, per strada e nelle case, portano ragazze anche giovani a scontare pene molto lunghe con i loro bambini: è difficile trovare per le mamme una casa in cui mandarle agli arresti domiciliari. Esse erano nomadi, oggi vivono sempre più spesso in campi di roulottes o casette prefabbricate ma raramente in una vera casa.</p>
<p>Anche i bambini nigeriani provengono da una cultura in cui è molto forte il senso del clan familiare e in cui i bambini “appartengono” al padre  e alla sua famiglia. Ma le mamme nigeriane in Italia, quasi tutte di etnia Edo, sono spesso senza famiglia e, se arrestate, non sono in grado di pagare un affitto, quindi non possono andare agli arresti domiciliari in nessun luogo. Questa realtà è comunque diffusissima tra le donne che entrano in carcere con i loro bimbi, a qualsiasi gruppo appartengano. Sono donne sole che non possono appoggiarsi ad una famiglia per essere protette. La famiglia da qualche parte esiste e magari comanda da lontano su donne e bambini, ma non li protegge e non è in grado di dare loro un alloggio funzionale agli arresti domiciliari.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Genitorialità in carcere (mamme e bambini rinchiusi insieme)</strong></p>
<p>E’ evidente che parlando d bambini del nido del carcere si parla di piccini che vivono in un istituto che è stato creato per infliggere una pena alle loro madri, oltre che per rieducarle, quindi vivono in un luogo dove si soffre. Le loro madri sono private di un bene prezioso come la libertà e delle loro relazioni umane. Sono sottoposte a una serie infinita di “superiori”, non possono possedere oggetti di uso corrente (forbici, coltelli, cordini), devono sempre ubbidire. Sono giudicate da agenti, assistenti sociali, educatrici, ecc. Perfino dalle loro compagne di pena, se sono più fragili delle altre.</p>
<p>I bambini hanno a che fare con mamme tristi, sole, avvilite se non addirittura depresse. Con mamme che non giocano e non hanno voglia di giocare, che talora stanno talmente male da non prendersi nemmeno cura di loro nelle funzioni primarie come il nutrirli, lavarli, cambiarli. A volte sono proprio i bimbi a dare alle mamme gli unici elementi di conforto e motivazione a vivere. Ma i bambini per non essere travolti essi pure nella depressione devono trovare qualche stimolo, uscire e vedere il mondo, relazionarsi a qualcuno che sia sereno e allegro.</p>
<p>Una cosa è vivere in un carcere dormendoci e passando con la mamma le giornate di malattia o maltempo, un’altra è starci chiusi ininterrottamente per settimane, mesi, anni. La prima eventualità (quella che è sotto ai miei occhi a Venezia) permette ai bambini di crescere normalmente, la seconda crea dei pesanti handicap al loro sviluppo intellettivo e al loro inserimento sociale.  Spesso ci è capitato di segnalare al pediatra alcuni bambini arrivati da poco da altre realtà, i cui problemi si sono volatilizzati da soli uscendo dal carcere e andando in spiaggia o all’asilo. Le condizioni di vita dei bambini al di sotto dei tre anni sono fondamentali per il loro sviluppo e il legame con  la mamma, che le nostre leggi tutelano, non basta da solo a rendere questo stesso sviluppo armonioso .</p>
<p>Di qui la necessità di frequentare altri ambienti, altri bambini e altri adulti e anche di uscire liberamente senza avere contatti con nessuna istituzione, per divertirsi in un parco giochi o sul bagnasciuga di una spiaggia, con qualche “zia”, possibilmente sempre la stessa.</p>
<p>Il bambino che rientra nel nido del carcere dopo essersi divertito e avere imparato cose nuove, porta alla mamma una ventata di freschezza, che fa bene anche a lei. Se poi i bambini sono un gruppetto e continuano a giocare tra loro come facevano fuori, questo cambia l’atmosfera del nido anche per le mamme.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Diritti del bambino in carcere</strong></p>
<p>Tra i primi diritti del bambino c’è quello di frequentare l’asilo nido e di uscire dal carcere per entrare in contatto con il mondo esterno. Una figura amichevole, che si faccia carico degli accompagnamenti con regolarità, si rivelerà preziosa per il bambino e ancor più per la mamma, che  da essa potrà avere delle informazioni sulla vita del suo bambino all’esterno e soprattutto sostegno psicologico. Non è pensabile che si accompagni un bimbo all’asilo nido senza prima scambiare una breve conversazione con sua madre o che si ritorni dal nido stesso senza raccontare alla mamma che cosa il bambino ha mangiato, se ha fatto la nanna, ecc. Così la mamma vive almeno un rapporto con qualcuno che non la giudica e che non le è superiore, che anzi le può far notare i progressi del bambino o della bambina come qualcosa di cui andare fiera, di cui rallegrarsi. Generalmente chi aiuta a seguire i bambini, spesso procurando loro anche vestiti e giocattoli, viene considerato come persona di fiducia e la fiducia è un sentimento spesso nuovo e importante che dev’essere coltivato.</p>
<p>L’asilo nido permette ai bambini svantaggiati come quelli di cui stiamo parlando di ricevere stimoli, di apprendere la lingua italiana correttamente, di socializzare con altri bambini, di entrare in contatto con odori, suoni, sapori, esperienze piacevoli. I “nostri “ bambini si inseriscono nel nido fin dai primi giorni e se noi entriamo in conflitto con le brave maestre che lo gestiscono è perché esse prolungano l’inserimento per settimane, “mandano a casa” i piccoli al primo starnuto o alla prima scarica di diarrea. Rimandare un bambino in carcere non è come mandarlo a casa… c’è chi piange al momento di lasciare l’asilo.</p>
<p>Asilo, uscite, spiaggia (cioè  incontro con gli ampi spazi, il mare e la natura), nonché rapporti di sostegno alle mamme sembrano curare i bambini dalle loro sofferenze per un po’ e alleviano il senso di colpa delle mamme che li hanno portati con sé. La libertà personale e rapporti umani positivi sono diritti per i bambini e corrispondono ad un semplice alleviamento delle sofferenze che la loro situazione già porta con sé. Ricordiamoci che il pur encomiabilissimo sforzo di  rendere confortevoli gli ambienti in cui vivono i bambini serve a poco, se in essi non regna un po’ di serenità e se da essi non si esce.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Bambini stranieri</strong></p>
<p>La stragrande maggioranza dei bambini del carcere unisce in sé tutti i problemi legati sia alla condizione delle madri, sia alla condizione di minori stranieri in Italia e il loro futuro fuori del carcere spesso è peggiore del loro presente tra le mura delle case circondariali.</p>
<p>Figli di madri a cui è scaduto il permesso di soggiorno o che non lo hanno mai avuto, sono essi pure clandestini, sono privi di diritti, sono soggetti ad estrema povertà ed emarginazione. I padri spesso sono lontani o assenti o in pessimi rapporti con le madri o “padroni” e persecutori, senza essersi quasi mai presi cura dei figli. Talora sono in carcere essi stessi.</p>
<p>Al compimento dei tre anni, oggi e fino al 1/1/2014, i bambini devono uscire dal nido. Con la nuova legge, vi usciranno a sei anni. Molti bambini alla cui sorte ho assistito, sono andati in una casa-famiglia con la mamma, da cui non sono stati costretti a separarsi; alcuni hanno raggiunto il padre o i nonni, con  la mamma, agli arresti domiciliari;  alcuni sono andati nella  famiglia d’origine mentre la mamma rimaneva in carcere; due sono stati adottati; sei sono stati accolti in affidamento. Di questi, cinque sono arrivati in affidamento presso nostre famiglie, che le madri e i bambini conoscevano, per gli accompagnamenti all’asilo o per altri contatti precedenti.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Arresti domiciliari</strong></p>
<p>Se le mamme sono agli arresti domiciliari, in casa di parenti o in qualche struttura, i bambini fanno fatica ad uscire dalle mura domestiche. O c’è chi li accompagna all’esterno o di fatto ritornano in condizioni di deprivazione, forse ancor peggiori che in carcere, perché di maggior isolamento. A volte non vengono mandati alla scuola materna, pur essendosi la madre convinta della sua importanza, perché è difficile iscriverli e portarceli. Ci vuole qualcuno che li continui a proteggere con forza perché possano accedervi. Inoltre la precarietà stessa della condizione abitativa del nucleo familiare rende più difficile l’iscrizione del bambino a scuola.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>L’affidamento dei bambini del carcere</strong></p>
<p>Anche i bambini accolti in affidamento non sono protetti a sufficienza e per certi aspetti rischiano perfino di soffrire di più. Mentre aspettano che la mamma esca dall’istituto di pena, vengono accompagnati dagli affidatari stessi a regolari incontri con la stessa (visite talora poco piacevoli per i bambini, da cui cercano di sottrarsi). Poi le madri escono, ma prima di riprendere i figli con sé devono avere documenti in regola, un alloggio e un lavoro. Il lavoro e l’alloggio non si danno a chi non ha documenti in regola, quindi in teoria madri e figli stranieri dovrebbero essere espulsi subito  alla fine della pena della madre. Ma le madri non solo si sottraggono all’espulsione, non avendo più nessuno nel paese d’origine (o quasi), ma anche non hanno i soldi per procurarsi il biglietto aereo e non possono partire. Di fatto vengono tollerate in Italia il più a lungo possibile, ma poi viene rinnovato per loro il decreto di espulsione. I bambini nel frattempo sono vissuti in famiglie italiane e si trovano o a divenire clandestini, con le mamme disoccupate e quasi costrette ad attività disoneste di nuovo o a divenire di fatto cittadini di paesi a cui sono estranei come qualsiasi bambino italiano.</p>
<p>Evito di narrare le tragedie vissute da tre bambini nati in Italia, dati in affidamento a famiglie italiane, cresciuti come bimbi “nostri” e poi costretti a rientrare nella lontana famiglia nigeriana o rumena. Due di essi sono stati consegnati a sei anni al padre-padrone mai visto prima e poi abbandonati dalla madre, che non voleva riunirsi al marito, in Nigeria. In un colpo hanno perso tutti gli affetti e cambiato mondo: sono  passati da un’Italia agiata e attenta ai diritti dei minori ad un paese equatoriale povero, dove prevale anche in famiglia la legge del più forte.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Difendere i diritti dei bambini</strong></p>
<p>Come impedire che questi bimbi siano trattati cosi?</p>
<p>C’è un solo modo: facendo prevalere i loro diritti a crescere nel paese a cui culturalmente appartengono sulla cieca applicazione della legge n. 94 del 2009 recante “Disposizioni in materia di sicurezza pubblica”, cioè la legge sull’immigrazione. Basterebbe che l’autorità procedente l’espulsione chiedesse il nulla osta al tribunale dei Minorenni, quando destinatario del provvedimento espulsivo fosse il genitore di un minore. L’art. 31 del decreto legislativo n. 286/98 può essere applicato a questi bambini e può dare un permesso di soggiorno provvisorio ai loro genitori perché trovino legalmente un lavoro. Non sarebbe la certezza del permesso di soggiorno e nemmeno lontanamente la cittadinanza italiana per dei bambini spesso nati in Italia, ma almeno sarebbe una possibilità per le loro mamme. Che senso ha dare in affidamento per periodi  lunghi  dei bimbi in Italia, fino all’uscita dal carcere delle madri, per poi spedirli in Nicaragua o in Nigeria e abbandonarli ad un destino difficilissimo?</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Anche senza arrivare al passaggio in altri continenti, lede il diritto alla continuità degli affetti dei bambini il loro distacco brusco e definitivo dalla famiglia affidataria in cui hanno vissuto liberi per la prima volta, per essere mandati da una città all’altra senza poter comunicare con gli affidatari, che di loro si sono presi cura per anni. Si ritrova qui, rafforzato, il tema della petizione lanciata ormai due anni fa al Parlamento Italiano dall’Associazione “La gabbianella e altri animali”.</p>
<p>Finché non si preciserà nella legge attuale sull’affidamento che i bambini hanno diritto ai sentimenti, questo prezioso istituto si rivelerà un’arma a doppio taglio per i bambini e sarà ben poco considerato dalle famiglie italiane. La petizione da noi lanciata in merito ha prodotto leggi che giacciono in Commissione Giustizia da troppo tempo, è ora che se ne discuta.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Conclusioni</strong></p>
<p>1- I bambini che finiscono in carcere hanno bisogno di essere accompagnati all’asilo nido e all’esterno da persone di fiducia; hanno bisogno che si sostenga la loro stessa mamma per non dover essere loro ad asciugarle gli occhi, in una pericolosa inversione di ruoli.</p>
<p>2- Hanno bisogno di avere qualcuno che li segua e garantisca l’attuazione dei loro diritti anche dopo la scarcerazione, soprattutto se la mamma viene mandata agli arresti domiciliari.</p>
<p>3- Se vengono posti in affidamento, dev’essere garantita loro, come a tutti gli altri bambini in tale situazione, la continuità degli affetti.</p>
<p>4- Devono poter rimanere legalmente in Italia se nel paese d’origine della madre non hanno nessuna possibilità di inserirsi in un tessuto sociale che ne garantisca la crescita onesta ed armoniosa.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>In dicembre per uno dei “nostri” bambini in affidamento, scade il rinnovo del decreto di affidamento. A sua madre, che è uscita dal carcere da quasi un anno e lavora presso l’Hilton, non viene concesso il permesso di soggiorno. Dove passerà il primo giorno dell’anno 2012?</p>
<p>Se i bambini cresciuti in carcere sono culturalmente italiani,  nati e vissuti qui; se hanno frequentato asilo infantile e scuola materna o addirittura anche la scuola elementare in Italia, devono essere considerati un patrimonio italiano. Su di essi si sono investite grandi forze sia dei nostri Servizi Sociali che del mondo del volontariato, potrebbero divenire splendidi mediatori culturali e uomini e donne riscattati ad un’infanzia difficile. Non devono essere considerati solo figli indesiderati di madri clandestine. Non sono dei delinquenti, ma soltanto dei bambini, come i nostri figli.</p>
<p><strong><br />
</strong></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.lagabbianella.org/2011/10/13/convegno-%e2%80%9cgenitorialita-in-carcere-e-diritti-dei-figli-delle-detenute%e2%80%9d/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>‘Famiglie responsabili. Percorsi di partecipazione nel sistema comunità accoglienti’, convegno internazionale a Ponzano Veneto (TV) il 3-4 aprile</title>
		<link>http://www.lagabbianella.org/2011/03/19/%e2%80%98fare-famiglie-responsabili-percorsi-di-partecipazione-nel-sistema-comunita-accoglienti%e2%80%99-convegno-internazionale-a-ponzano-veneto-tv-il-3-4-aprile/</link>
		<comments>http://www.lagabbianella.org/2011/03/19/%e2%80%98fare-famiglie-responsabili-percorsi-di-partecipazione-nel-sistema-comunita-accoglienti%e2%80%99-convegno-internazionale-a-ponzano-veneto-tv-il-3-4-aprile/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 19 Mar 2011 16:30:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Appuntamenti]]></category>
		<category><![CDATA[Convegni]]></category>
		<category><![CDATA[affido]]></category>
		<category><![CDATA[diritti dell'infanzia e dell'adolescenza]]></category>
		<category><![CDATA[genitore affidatario]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.lagabbianella.org/?p=4938</guid>
		<description><![CDATA[Nei g﻿iorni 3 e 4 aprile 2011, presso il Centro Congressi Relais Monaco in Via Postumia, 63 a Ponzano Veneto, Treviso (www.relaismonaco.it), si terrà il Convegno Internazionale ‘Fa.Re. Famiglie responsabili. Percorsi di partecipazione nel sistema comunità accoglienti’, sul tema dell’affido e dell’accoglienza familiare, organizzato dalla Regione del Veneto con l’Assessorato regionale ai Servizi Sociali, in collaborazione con l’Associazione AIBI Amici [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-4941" style="margin-right: 5px;" src="http://www.lagabbianella.org/wp09/wp-content/uploads/2011/03/Fa-Re.jpg" alt="" width="108" height="153" />Nei g﻿iorni 3 e 4 aprile 2011, presso il Centro Congressi Relais Monaco in Via Postumia, 63 a Ponzano Veneto, Treviso (<a href="http://www.relaismonaco.it/" target="_blank">www.relaismonaco.it</a>), si terrà il Convegno Internazionale ‘Fa.Re. Famiglie responsabili. Percorsi di partecipazione nel sistema comunità accoglienti’, sul tema dell’affido e dell’accoglienza familiare, organizzato dalla Regione del Veneto con l’Assessorato regionale ai Servizi Sociali, in collaborazione con l’Associazione AIBI Amici dei Bambini e con il patrocinio dell’Associazione ANCI Veneto.</p>
<p>Scrive Remo Sernagiotto, Assessore regionale ai Servizi Sociali: “A dieci anni dall’entrata in vigore della Legge n. 149/2001 avente come obiettivo primario la promozione della famiglia e delle forme di tutela a base familiare, la Regione del Veneto intende fare il punto sulla condizione del sistema di protezione e di cura dell’infanzia e dell’adolescenza nel territorio regionale. <span id="more-4938"></span>L’obiettivo primario che la Regione Veneto intende perseguire riguarda la necessità di invertire la tendenza delle attuali politiche sociali nell’ambito dei sistema di accoglienza dei bambini e degli adolescenti, pensando a politiche di sostegno alla famiglia, puntando sul rafforzamento dei servizi e su forme innovative di protezione e cura dei minori, creando una ‘Comunità Accogliente’. Il Convegno rappresenta pertanto l’occasione per l’identificazione di strategie e percorsi utili a rilanciare attivamente l’istituto dell’affido familiare in un’ottica sistemica” .</p>
<p>Il 3 e 4 aprile sono previste due distinte giornate di lavoro: la prima, di apertura, riguarda le famiglie e gli operatori che già si sono messi al servizio dei minori, per fare il punto con loro e invitarli ad ampliare la rete di accoglienza. La seconda parte intende delineare le strade da percorrere con gli operatori e gli addetti ai lavori.</p>
<p>La partecipazione al convegno è gratuita ma, per ragioni organizzative, è richiesta l&#8217;iscrizione, da effettuarsi entro il 25 marzo esclusivamente tramite il sito internet <a href="http://www.minorigiovanifamiglia.veneto.it/" target="_blank">www.minorigiovanifamiglia.veneto.it</a> &#8211; sezione Iniziative/Appuntamenti.</p>
<p>Clicca <a title="qui" href="http://www.lagabbianella.org/wp09/wp-content/uploads/2011/03/Convegno_FareFamiglieResponsabili_PROGRAMMA.pdf">qui</a> per il programma del convegno (PDF). Per ulteriori informazioni si può telefonare al numero 0424 885918 oppure a  0424 885901, o scrivere a  <a href="mailto:formazione@minorigiovanifamiglia.veneto.it" target="_blank">formazione@minorigiovanifamiglia.veneto.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.lagabbianella.org/2011/03/19/%e2%80%98fare-famiglie-responsabili-percorsi-di-partecipazione-nel-sistema-comunita-accoglienti%e2%80%99-convegno-internazionale-a-ponzano-veneto-tv-il-3-4-aprile/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Accoglievolmente: convegno sull&#8217;affido a Treviso, 26 marzo</title>
		<link>http://www.lagabbianella.org/2011/03/12/accoglievolmente-convegno-sullaffido-a-treviso-26-marzo/</link>
		<comments>http://www.lagabbianella.org/2011/03/12/accoglievolmente-convegno-sullaffido-a-treviso-26-marzo/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 12 Mar 2011 09:03:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Appuntamenti]]></category>
		<category><![CDATA[Convegni]]></category>
		<category><![CDATA[affido]]></category>
		<category><![CDATA[diritti dell'infanzia e dell'adolescenza]]></category>
		<category><![CDATA[genitore affidatario]]></category>
		<category><![CDATA[genitore biologico]]></category>
		<category><![CDATA[legami affettivi]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.lagabbianella.org/?p=4718</guid>
		<description><![CDATA[&#8220;Pensare e raccontare l&#8217;affido di minori: come valorizzare e sostenere la famiglia d&#8217;origine e la famiglia accogliente per il ben-essere del bambino&#8221;:  questo l&#8217;obiettivo del convegno sull&#8217;affido familiare organizzato dall&#8217;associazione &#8220;Granello di senapa&#8221;, che si terrà sabato 26 marzo dalle 9 alle 13,30 presso l&#8217;Hotel Ca&#8217; del Galletto, in via Santa Bona Vecchia a Treviso. Clicca [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.lagabbianella.org/wp09/wp-content/uploads/2011/03/Convegno.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-4719" style="margin-right: 5px;" src="http://www.lagabbianella.org/wp09/wp-content/uploads/2011/03/accolievolmente.jpg" alt="" width="211" height="112" /></a><strong>&#8220;Pensare e raccontare l&#8217;affido di minori: come valorizzare e sostenere la famiglia d&#8217;origine e la famiglia accogliente per il ben-essere del bambino&#8221;</strong>:  questo l&#8217;obiettivo del convegno sull&#8217;affido familiare organizzato dall&#8217;associazione &#8220;Granello di senapa&#8221;, che si terrà <strong>sabato 26 marzo</strong> <strong>dalle 9 alle 13,30 presso l&#8217;Hotel Ca&#8217; del Galletto, in via Santa Bona Vecchia a Treviso.</strong></p>
<p>Clicca sull&#8217;immagine per leggere la locandina.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.lagabbianella.org/2011/03/12/accoglievolmente-convegno-sullaffido-a-treviso-26-marzo/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Affido familiare: solidarietà, diritto e sentimenti, convegno a Lucca il 26 novembre</title>
		<link>http://www.lagabbianella.org/2010/11/09/%e2%80%9caffido-familiare-solidarieta-diritto-e-sentimenti%e2%80%9d-convegno-a-lucca-il-26-novembre/</link>
		<comments>http://www.lagabbianella.org/2010/11/09/%e2%80%9caffido-familiare-solidarieta-diritto-e-sentimenti%e2%80%9d-convegno-a-lucca-il-26-novembre/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 09 Nov 2010 18:40:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Appuntamenti]]></category>
		<category><![CDATA[Convegni]]></category>
		<category><![CDATA[affido]]></category>
		<category><![CDATA[diritti dell'infanzia e dell'adolescenza]]></category>
		<category><![CDATA[genitore affidatario]]></category>
		<category><![CDATA[normativa]]></category>
		<category><![CDATA[Petizione al Parlamento Italiano]]></category>
		<category><![CDATA[servizi sociali]]></category>
		<category><![CDATA[solidarietà]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.lagabbianella.org/?p=4308</guid>
		<description><![CDATA[Il convegno Affido familiare: solidarietà, diritto e sentimenti, organizzato dall’Associazione cristiana per la famiglia il prossimo 26 novembre, a partire dalle 14.30, a Lucca, nel complesso di San Micheletto, “si propone di sensibilizzare la cittadinanza e i politici sul diritto dei bambini a crescere in un ambiente sereno in un clima di comprensione e circondati [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.lagabbianella.org/wp09/wp-content/uploads/2010/11/Conv-Lucca.pdf"><img class="alignleft size-full wp-image-4313" style="margin-right: 5px;" src="http://www.lagabbianella.org/wp09/wp-content/uploads/2010/11/Affido1.jpg" alt="" width="135" height="142" /></a>Il convegno Affido familiare: solidarietà, diritto e sentimenti</strong>, organizzato dall’Associazione cristiana per la famiglia il prossimo 26 novembre, a partire dalle 14.30, a Lucca, nel complesso di San Micheletto, <strong>“si propone di sensibilizzare la cittadinanza e i politici sul diritto dei bambini a crescere in un ambiente sereno in un clima di comprensione e circondati dall’amore” </strong>(clicca sull’immagine per la locandina in PDF).</p>
<p><strong>Francesco Canevelli</strong>, Psichiatra, mediatore familiare, Direttore del Centro dell’età evolutiva di Roma, Membro del comitato direttico e socio fondatore della Società Italiana di Mediazione Familiare (SIMeF) parlerà di <strong>Traumi e risorse: il ruolo della relazione genitoriale sostitutiva.</strong></p>
<p><strong>Patrizia Scarsini e Maria Grazia Corsetti</strong>, del Centro Affidi di Lucca, racconteranno <strong>13 anni di affido: solidarietà ed emozioni.</strong></p>
<p><strong>Silvana Ostini</strong>, Assistente sociale del Centro per le Famiglie del comune di Parma, affronterà <strong>Le criticità dell’affido familiare: analisi dell’esperienza del servizio affidi del comune di Parma.</strong></p>
<p><strong>Carla Forcolin</strong>, Presidente della nostra associazione, tratterà di <strong>Diritto ai sentimenti per i bambini in affidamento: la petizione al Parlamento Italiano.</strong></p>
<p><strong>Valentina Zerini</strong>, dell’UNICEF Italia, concluderà con <strong>Alcune riflessioni in merito alla Convenzione dei Diritti dell’infanzia e dell’adolescenza.</strong></p>
<p>Seguiranno dibattito e conclusioni.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.lagabbianella.org/2010/11/09/%e2%80%9caffido-familiare-solidarieta-diritto-e-sentimenti%e2%80%9d-convegno-a-lucca-il-26-novembre/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>&#8220;Affidi familiari: vincoli e risorse&#8221;, convegno a Brescia il 3 dicembre</title>
		<link>http://www.lagabbianella.org/2010/11/01/affidi-familiari-vincoli-e-risorse-convegno-a-brescia-il-3-dicembre/</link>
		<comments>http://www.lagabbianella.org/2010/11/01/affidi-familiari-vincoli-e-risorse-convegno-a-brescia-il-3-dicembre/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 01 Nov 2010 13:34:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Appuntamenti]]></category>
		<category><![CDATA[Convegni]]></category>
		<category><![CDATA[affido]]></category>
		<category><![CDATA[famiglie multietniche]]></category>
		<category><![CDATA[genitore affidatario]]></category>
		<category><![CDATA[stranieri]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.lagabbianella.org/?p=4221</guid>
		<description><![CDATA[Il Coordinamento famiglie affidatarie, a chiusura dei progetti “Famiglie Accoglienti” e “L’Istituzione responsabile, famiglie protagoniste nell’Affido in una prospettiva multiculturale”, ha organizzato il convegno &#8220;Affidi familiari: vincoli e risorse&#8221; quale momento di confronto e approfondimento dei temi legati all&#8217;accoglienza nella multiculturalità. Il convegno,  che si terrà il prossimo 3 dicembre a Brescia nella sala conferenze dell&#8217;AIB (Associazione Industriale [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-4225" style="margin-right: 5px;" src="http://www.lagabbianella.org/wp09/wp-content/uploads/2010/11/Convegno-2010-12-03.jpg" alt="" width="130" height="126" />Il <strong>Coordinamento famiglie affidatarie</strong>, a chiusura dei progetti “Famiglie Accoglienti” e “L’Istituzione responsabile, famiglie protagoniste nell’Affido in una prospettiva multiculturale”, <strong>ha organizzato il convegno &#8220;Affidi familiari: vincoli e risorse&#8221;</strong> <strong>quale momento di confronto e approfondimento dei temi legati all&#8217;accoglienza nella multiculturalità.</strong></p>
<p>Il convegno,  che si terrà <strong>il prossimo 3 dicembre a Brescia</strong> nella sala conferenze dell&#8217;AIB (Associazione Industriale Bresciana), è stato pensato quale occasione di formazione per le figure professionali, che a diverso titolo si trovano oggi ad operare nella multiculturalità e nell&#8217;accoglienza, e prevede la possibilità di accreditamento presso la commissione ECM della regione Lombardia.<span id="more-4221"></span></p>
<p>La giornata prevede:</p>
<p><strong>VIDEO-RACCONTI</strong><br />
<span style="font-size: small;"><span style="color: #000000;">Immagini e Parole dalle storie di Alessandro, BinBin, Chiara, Christian, Francesco, Jennifer, Jessica, Wendy</span></span><br />
(Coordinatore: Andrea Malpeli Paolo Mucciarelli, Pamela Giaroli)</p>
<p><strong>PRESENTAZIONE DEI RISULTATI DEI LAVORI DELLA GIORNATA STUDIO DEL 15 OTTOBRE</strong><br />
(Dott.ssa Daniela Refentini &#8211; Dott.ssa Mara Bontempi)</p>
<p><strong>“AFFIDO FAMILIARE: UN PONTE TRA DUE CULTURE”</strong><br />
(Dott.ssa Paola Scalari)</p>
<p><strong>“CULTURE DIVERSE, BAMBINI DIVERSI?”</strong><br />
(Prof. Giovanni Giulio Valtolina)</p>
<p><strong>“IDENTITÀ MISTA E PLURIAPPARTENENZE NEI CONTESTI AFFIDATARI”</strong><br />
(Dott.ssa Cecilia Edelstein)</p>
<p><strong>TESTIMONIANZE DI AFFIDO: “Le famiglie di origine e le famiglie affi datarie si raccontano”</strong><br />
(Moderatore Dott.ssa Cecilia Edelstein)</p>
<p><strong>“NUOVE CITTADINANZE: POLITICHE ATTUALI E SCENARI FUTURI”</strong><br />
(dott. Franco Valenti)</p>
<p><strong>TESTIMONIANZE DI ESPERIENZE INTERNAZIONALI</strong><br />
(Belgio-Francia-Germania)<br />
in collaborazione con il Coordinamento Europeo (Coord. Europ. pour le Droit des Etrangers à vivre en famille)</p>
<p><strong>DIBATTITO</strong></p>
<p><strong>CHIUSURA DEI LAVORI</strong></p>
<p>(Clicca <a href="http://www.lagabbianella.org/wp09/wp-content/uploads/2010/11/volantino-3-dicembre1.pdf">qui per il volantino</a> con il programma dettagliato)</p>
<p><strong>E&#8217; necessario iscriversi, versando una quota di iscrizione</strong>. La scheda è scaricabile online dal <a href="http://www.coordinamentofamiglieaffidatarie.it">sito del Coordinamento Famiglie Affidatarie</a> o si può richiedere a <a href="mailto:info@coordinamentofamiglieaffidatarie.it">info@coordinamentofamiglieaffidatarie.it</a>.</p>
<p>Chi è invece interessato a ricevere materiale cartaceo (depliant e locandina), può rivolgersi a Fabrizia Quecchia, Coordinamento Famiglie Affidatarie, tel. 3381745564</p>
<div><span style="font-family: arial, sans-serif; line-height: normal;"><br />
</span></div>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.lagabbianella.org/2010/11/01/affidi-familiari-vincoli-e-risorse-convegno-a-brescia-il-3-dicembre/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>PETIZIONE: il senso del convegno del 13 maggio</title>
		<link>http://www.lagabbianella.org/2010/05/05/petizione-il-senso-del-convegno-del-13-maggio/</link>
		<comments>http://www.lagabbianella.org/2010/05/05/petizione-il-senso-del-convegno-del-13-maggio/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 05 May 2010 09:52:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Appuntamenti]]></category>
		<category><![CDATA[Convegni]]></category>
		<category><![CDATA[Petizione]]></category>
		<category><![CDATA[adozione]]></category>
		<category><![CDATA[affido]]></category>
		<category><![CDATA[autorità giudiziaria]]></category>
		<category><![CDATA[diritti dell'infanzia e dell'adolescenza]]></category>
		<category><![CDATA[genitore affidatario]]></category>
		<category><![CDATA[legami affettivi]]></category>
		<category><![CDATA[normativa]]></category>
		<category><![CDATA[Petizione al Parlamento Italiano]]></category>
		<category><![CDATA[servizi sociali]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.lagabbianella.org/?p=2873</guid>
		<description><![CDATA[Ogni convegno è un momento di studio e approfondimento su di un tema. Questo convegno è un momento di approfondimento sul tema della petizione a cui si accompagna. I problemi sul tappeto sono in parte evidenti, in parte “nascosti”. Quelli evidenti sono i problemi legati al fatto che ci sono bambini che vengono posti in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.lagabbianella.org/wp09/wp-content/uploads/2010/05/convegno-la-gabbianella-DEF.pdf"><img class="size-full wp-image-2892 alignleft" style="border: 1px solid black; margin-right: 5px; margin-top: 5px;" src="http://www.lagabbianella.org/wp09/wp-content/uploads/2010/05/Locandina-convegno1.jpg" alt="Locandina-convegno" width="155" height="110" /></a>Ogni convegno è un momento di studio e approfondimento su di un tema.</p>
<p><a href="http://www.lagabbianella.org/diritto-ai-sentimenti-per-i-bambini-in-affidamento-il-convegno-a-roma-13-maggio-2010">Questo convegno</a> è un momento di approfondimento sul tema della petizione a cui si accompagna.</p>
<p><strong>I problemi sul tappeto</strong> sono in parte evidenti, in parte “nascosti”. Quelli evidenti sono i problemi legati al fatto che ci sono bambini che vengono posti in famiglie affidatarie e crescono lì per tempi lunghi,  nei quali si affezionano ai membri della famiglia stessa e all’ambiente che li circonda (scuola, amici, vicini). Venire staccati dal mondo in cui vivono, e spesso molto bene, per essere spostati di famiglia è molto doloroso, per alcuni bimbi piccoli è il crollo del mondo nel quale avevano faticosamente riposto la loro fiducia, dopo essere stati tolti dai genitori che li maltrattavano o non li curavano. Dal punto di vista dei bambini simile cambiamento di famiglia, e spesso di città, è incomprensibile e tragico.<span id="more-2873"></span></p>
<p>La contraddizione e i problemi “nascosti” sono però quelli degli adulti: l’affidamento è istituto a tempo, l’adozione è per sempre. I requisiti per adottare e prendere in affido sono diversi, la formazione per diventare affidatari e/o adottivi è pure diversa. L’adozione prevede l’allontanamento dalla famiglia d’origine, l’affidamento il mantenimento dei rapporti con la stessa. Se precisiamo per legge che tra i due istituti è possibile il passaggio dall’uno all’altro, rischiamo di creare aspettative “sbagliate” negli affidatari.</p>
<p>Il nodo si scioglie se si prende il punto di vista dei bambini, se davvero si cerca di fare una <strong>giustizia minorile meno adultocentrica</strong>. I bambini guardano alla realtà come è,  non come la si vorrebbe ideologicamente. La realtà è che il 57% degli affidamenti (secondo dati dell’Istituto degli Innocenti) dura più di due anni e in molti casi molto di più. Si deve partire da qui e dal fatto che i bambini hanno diritto a una famiglia. Non possiamo ignorare che si verificano in continuazione casi assurdi, crudeli, come quelli che ho raccontato nel libro “Io non posso proteggerti”. Se il sistema funzionasse bene non succederebbero, si dice. Ma il sistema servizi-tribunali funziona come può e funziona con proroghe che spesso sono necessarie per capire se la famiglia d’origine potrà riprendersi il figlio/a oppure no. Non sempre è solo bieca burocrazia il problema, spesso il problema è il prodotto delle circostanze incerte in cui l’affido interviene per permettere solo “il male minore”. Se non si sa a lungo se i genitori o la famiglia d’origine del bambino potranno riprenderselo c’è poco da fare, bisogna rimanere nell’incertezza. Portare un bambino in comunità allo scadere del tempo dell’affido “perché non si affezioni troppo agli affidatari” è la cosa peggiore che si possa fare.</p>
<p><strong>Impedire i legami affettivi alle persone è il danno più grosso</strong>. I bambini devono poter rimanere nella famiglia affidataria per il tempo che serve, ma se dopo un tempo congruo risulta evidente che la famiglia d’origine non sarà più in grado di riprendersi il figlio/a, si deve decidere che l’affidamento deve diventare adozione. Se possibile, per non far cambiare al bambino ogni aspetto della sua vita, là dove già si trova. Oggi in questi casi ci sono gli affidamenti che arrivano ai 18 anni.  Perché così la famiglia affidataria non rinuncia a ricevere il mantenimento del ragazzino/a, perché lo stesso/a non rinuncia al cognome d’origine e alla sua identità , ecc. Ma non è così che si deve procedere. Gli affidamenti spesso vanno male talora proprio perché  manca nei grandi e nei piccoli il senso di una decisione forte che riguarda la loro relazione. Sapersi voluti aiuta a crescere, sapere che la relazione non si può spezzare aiuta a mantenerla. E’ più difficile (avviene lo stesso!) per un genitore adottivo lasciare il figlio adolescente in una struttura che per un genitore affidatario, ma nessuno dei due lo dovrebbe fare, almeno in linea generale. Se questo succede, in entrambi i casi, è un fallimento per grandi e piccoli, famiglie e servizi.</p>
<p><strong>La realtà del nostro paese è complessa</strong>: non ci sono genitori che muoiono spesso lasciando figli orfani, ci sono invece spesso genitori che non sanno prendersi cura dei loro bambini. Dobbiamo pensare all’adozione in questi termini e pensare al male minore a partire da questa realtà. Ciò può comportare che ci siano adozioni in cui la famiglia adottiva finisce per far crescere un bambino, il quale vede ogni tanto la madre biologica o un altro parente. Questo fa paura ai genitori adottivi. Ma nessuno chiede loro di impegnarsi in situazioni simili all’affidamento se non lo desiderano e nessuno pretende che tutti gli affidamenti si trasformino in adozione. Si tratta solo di rispondere alla realtà attuale con strumenti idonei, rispettando i diritti fondamentali della persona.  Se un bambino che è in affidamento viene dichiarato adottabile e la famiglia che lo ha già cresciuto per un certo tempo se la sente di prenderlo, perché impedirglielo?</p>
<p>Ci sono i problemi legati al fatto che la famiglia d’origine potrebbe essere persecutoria rispetto a quella adottiva, ci sono problemi legati al fatto che la coppia affidataria potrebbe essere non in grado di difendere il figlio/a dai genitori biologici.</p>
<p>Questi problemi sono spesso superabili con un semplice cambiamento di residenza e comunque vanno affrontati caso per caso. Come vanno affrontati caso per caso gli altri problemi legati ai requisiti diversi. La nostra legge attuale ci permette risposte a tutto, basta che sia chiaro che nel conflitto di diritti (diritto alla famiglia  o alla “propria” famiglia?/ diritto all’educazione o diritto a stare con genitori che diseducano?, ecc) deve vincere ciò che permette al bambino di crescere serenamente, di diventare un adulto capace di autonomia e di autostima, un adulto che sa da dove viene e che accetta la sua situazione, cogliendone gli aspetti positivi. Questo non si ottiene impedendo i legami sani e terapeutici, non si ottiene togliendo ai minori la stabilità di vita.</p>
<p>La crescita armoniosa del bambino si potrebbe ottenere più facilmente se tra gli operatori e le famiglie affidatarie ci fosse un rapporto iniziale di fiducia, poi mantenuto nel tempo. Il pre-concetto per cui gli affidatari sono persone che si offrono per l’affido solo perché non possono aspirare all’adozione è molto diffuso. In parte questo è vero, ma non è sempre così e anche quando è vero, ciò non significa che l’affidatario parta dall’idea di appropriarsi di un bambino che non è suo. C’è troppo sacrificio e troppa incertezza nell’affidamento perché questo avvenga. Eppure, i genitori affidatari non sono spesso ascoltati da nessuno, non sono avvertiti di ciò che sta per succedere loro, non possono mantenere rapporti con i bambini che hanno cresciuto, non hanno voce in capitolo, mentre sono loro che raccolgono le angosce dei bambini e i loro incubi notturni. Sono loro che li curano quando sono ammalati e vivono l’incertezza del futuro con i bimbi.</p>
<p>Non si può pretendere che ci siano tanti genitori affidatari quando gli stessi sono trattati con tanta mancanza di rispetto. Come si fa a dire che l’affido è l’istituto della generosità e poi lasciare che le famiglie affidatarie  vivano senza sapere che fine ha fatto la bambina o il bambino che non hanno potuto nemmeno salutare prima di vederlo partire, dopo avergli dedicato cure genitoriali per anni?</p>
<p><strong>Il rapporto tribunali-servizi e famiglie affidatarie deve cambiare</strong>. Deve essere improntato ad un maggior rispetto, ci vuole un dialogo che ora non c’è. Se il problema è il tempo, il dialogo potrebbe anche avvenire talvolta attraverso mail, oltre che di persona: con i mezzi che normalmente si usano per dialogare a distanza, il rapporto potrebbe essere più continuativo.</p>
<p>E’ ora di finirla con i genitori “usa e getta”, come li ha definiti Gian Antonio Stella. Chi tratta così le famiglie più generose del paese tratta male anche i bambini che “appoggia” lì per anni. I rapporti tra le famiglie affidatarie e i bambini che sono stati in affidamento devono concludersi in maniera fisiologica, non perché tagliati d’autorità.</p>
<p>Le famiglie affidatarie (e con famiglie intendo anche i singles, che pure hanno parenti e amici) danno ai bambini che ne sono privi dei genitori e dei fratelli, permettono si attui la nostra legge.</p>
<p>Quali sono le <strong>differenze tra crescere in una casa-famiglia e crescere in una vera famiglia</strong>? Dovrebbero rispondere gli specialisti, perché le case famiglia sono di tanti diversissimi tipi, tra esse ci sono famiglie vere e proprie o comunque adulti che vivono con i bambini e case-famiglie che non sono altro che vecchi istituti rimpiccioliti e smembrati, dove il personale si turna e non c’è qualcuno che stia sempre con i bambini e i ragazzi. Non ci sono persone che ricoprano i ruoli materno e paterno, non ci sono affetti personalizzati.</p>
<p>Le comunità di questo tipo come possono ad esempio aiutare la crescita emotiva dei bambini tra gli 0 e i due anni? Eppure proprio in quella fascia d’età sono molti i tribunali che non vogliono dare i bambini in affidamento. Quali danni ciò comporta? Talora si tratta di danni irreversibili, perché la mente umana si sviluppa come i rami di un albero… tanti più sono i rami in cui si divide il tronco, tanti più saranno i rami piccoli, le foglie, i fiori e i frutti. E se non ci sono le prime biforcazioni nella prima infanzia, poi è tanto difficile crearle e le biforcazioni si creano in base alla vita affettiva, che a sua volta è connessa a quella conoscitiva.</p>
<p>Ma <strong>cosa sappiamo noi dell’affidamento in Italia?</strong> Sappiamo davvero quanti bambini lo stanno vivendo e perché? Sappiamo come finiscono gli affidamenti? Quanti T.M. preferiscono collocare i bambini piccoli in struttura invece che in famiglia per non trovarsi nella spiacevole situazione di togliere da lì bambini che vi sono cresciuti? Quanti T.M. decidono di rimetterli in struttura se allo  scadere del tempo dell’affido la situazione dei piccoli non è chiarita? Quanti danni ciò comporta? E si può misurare il valore aggiunto del crescere in famiglia invece che in casa famiglia o comunità alloggio?  Che fine fanno i ragazzi dopo i 18 anni, quando escono dalle strutture e che fine fanno quando finisce l’affidamento? Quanti affidamenti finiscono con il ritorno nella famiglia d’origine? Come sono questi ragazzi? Quanti aff. finiscono con l’inserimento in struttura? Quanti con l’adozione? Quanti con il semplice raggiungimento della maggior età?</p>
<p>Uno dei motivi per cui l’affidamento deve divenire adozione in tempo è che non si possono mandare a vivere da soli da un giorno all’altro dei ragazzi di 18 anni nell’attuale società.</p>
<p>La <strong>giustizia minorile </strong>cosiddetta<strong> “mite”</strong> ha previsto tutte queste circostanze, ma si attira la preoccupazione di chi ha paura di scorciatoie nel dichiarare adottabili bambini che magari potrebbero recuperare la famiglia d’origine; si attira la malevolenza di chi le attribuisce il desiderio di aggirare la legge per quanto riguarda i requisiti per adottare (facendo fare troppe adozioni nei “casi particolari”); si attira ancora l’irritazione di chi, anche giustamente, ritiene che la giustizia non abbia bisogno di aggettivi. Gli aggettivi infatti servono a poco, serve però che sia chiaro ciò a cui tendiamo.</p>
<p>Vogliamo che i bambini fuori della loro famiglia siano aiutati a crescere mitigando il danno della perdita dei genitori naturali o vogliamo essere ciechi applicatori di una legge che teme solo il suo possibile aggiramento? Se il problema è quello dei requisiti diversi tra affidamento e adozione, lo si può superare togliendo ai pochi affidatari singles la possibilità di accogliere nella loro case dei minori. E’ sciocco, ma questo potrebbe facilitare la vita a tanti bambini: ne varrebbe la pena. Oppure si potrebbe decidere che chi è solo può prendere in affidamento solo ragazzi grandicelli. Sarebbe un’altra sciocchezza, ma mai tanto grande quanto quella di far passare la prima infanzia ad un bambino in una famiglia e poi fargliela cambiare oppure, peggio, quella di fargli passare la vita o gran parte della stessa senza potere mai sentirsi figlio/a.</p>
<p>La petizione della “Gabbianella e altri animali” è stata firmata da altre associazioni che si occupano di affidamento e sono nate prima di lei, come da associazioni più grandi di lei, come la Comunità Papa Giovanni XXIII, l’Anfaa, Famiglie per l’accoglienza, ecc. La stampa e i mass-media si sono accorti del problema che la petizione solleva e giungono a noi in questo periodo giornalisti della stampa e della radio-televisione. Così ci giungono anche molte proposte di far modificare la legge attuale. Noi siamo convinti che nell’ambito della cura dei minori, nel nostro paese,  purtroppo, conti più la prassi della legge. La nostra legge non è esigibile, di fatto. Siamo convinti che se passasse il principio del diritto alla famiglia davvero e con esso il diritto alla continuità degli affetti, intesa come necessaria alla tutela del superiore interesse del minore, saremmo già a buon punto. Nella frase che abbiamo chiesto di inserire in calce all’articolo 4 comma 5 della legge è contenuto questo concetto.</p>
<p><strong>“</strong><strong>Qualora l&#8217;affidamento di un minore si risolva in un’adozione, a causa del mancato recupero della famiglia d&#8217;origine, vanno protetti i rapporti instauratisi nel frattempo tra affidati e membri della famiglia affidataria. Va quindi favorita la permanenza del bambino nella famiglia in cui egli già si trova; ove ciò non sia possibile, va comunque tutelato il mantenimento di un rapporto affettivo con la famiglia affidataria, nelle forme e nei modi  ritenuti più opportuni dagli operatori, dopo aver ascoltato la famiglia affidataria stessa e la futura famiglia adottiva.”. </strong></p>
<p>Abbiamo sbagliato a dire “qualora un affidamento si trasformi in un’adozione”, avremmo dovuto dire in una “dichiarazione di adottabilità”, e avremmo dovuto fare un richiamo al diritto del ragazzino ad essere ascoltato, alla fine. Ciò nonostante siamo convinti che questo sia il concetto cardine che va espresso, rifiutiamo l’accusa di voler trasformare tutti gli affidamenti in adozione, di voler aggirare la legge attuale, di volere dare l’adozione legittimante (quella nei casi particolari c’è già) ai singles. Vogliamo solo evitare un mare di dolore inutile ai bambini e anche ai grandi, vogliamo rilanciare l’istituto dell’affidamento che la gente teme solo perché teme di non poter vedere e sentire mai più chi ha cresciuto. Vogliamo che il diritto dei grandi di coltivare le proprie relazioni significative sia esteso anche ai bambini, che sono persone come noi adulti.</p>
<p>Carla Forcolin</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.lagabbianella.org/2010/05/05/petizione-il-senso-del-convegno-del-13-maggio/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Convegno del 13 maggio: indispensabile iscriversi</title>
		<link>http://www.lagabbianella.org/2010/04/20/convegno-del-13-maggio-avviso-importante/</link>
		<comments>http://www.lagabbianella.org/2010/04/20/convegno-del-13-maggio-avviso-importante/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 20 Apr 2010 20:22:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Appuntamenti]]></category>
		<category><![CDATA[Convegni]]></category>
		<category><![CDATA[Petizione]]></category>
		<category><![CDATA[adozione]]></category>
		<category><![CDATA[affido]]></category>
		<category><![CDATA[legami affettivi]]></category>
		<category><![CDATA[normativa]]></category>
		<category><![CDATA[Petizione al Parlamento Italiano]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.lagabbianella.org/?p=2670</guid>
		<description><![CDATA[La partecipazione al convegno Diritto ai sentimenti per i bambini in affidamento del 13 maggio (Roma, Hotel Bologna &#8211; Senato, via Santa Chiara), sarà consentita soltanto previa iscrizione entro l&#8217;8 maggio. Poiché il convegno si tiene in Senato, sarà possibile essere ammessi solo se da noi &#8220;preannunciati&#8221;. Dobbiamo consegnare, con un anticipo di almeno due [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>La partecipazione al convegno <a href="diritto-ai-sentimenti-per-i-bambini-in-affidamento-il-convegno-a-roma-13-maggio-2010"><em>Diritto ai sentimenti per i bambini in affidamento</em></a></strong> del 13 maggio (Roma, Hotel Bologna &#8211; Senato, via Santa Chiara), <strong>sarà consentita soltanto previa iscrizione entro l&#8217;8 maggio.</strong></p>
<div>Poiché il convegno si tiene in Senato, sarà possibile essere ammessi solo se da noi &#8220;preannunciati&#8221;. <strong>Dobbiamo consegnare, con un anticipo di almeno due giorni rispetto al convegno, un elenco con i nominativi dei partecipanti e un elenco distinto  con nome, cognome, dati anagrafici ed estremi del documento di identità dei giornalisti. I posti a sedere sono 85: chi vuole partecipare scriva per tempo a <a href="mailto:info@lagabbianella.org">info@lagabbianella.org</a>.<br />
</strong></div>
<div>
<p>La tavola rotonda che si svolgerà nel pomeriggio riguarderà i temi discussi durante la conferenza stampa del mattino (<strong><a href="la-giornata-del-13-maggio">qui</a></strong> il programma della giornata). Sarebbe opportuno che i partecipanti avessero anche seguito i lavori del mattino. <strong>Si chiede comunque alle associazioni che intendono intervenire alla tavola rotonda di comunicarcelo.</strong></p>
</div>
<div>
<p>Grazie.</p>
</div>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.lagabbianella.org/2010/04/20/convegno-del-13-maggio-avviso-importante/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Diritto ai sentimenti per i bambini in affidamento: convegno a Roma, 13 maggio 2010</title>
		<link>http://www.lagabbianella.org/2010/04/10/diritto-ai-sentimenti-per-i-bambini-in-affidamento-il-convegno-a-roma-13-maggio-2010/</link>
		<comments>http://www.lagabbianella.org/2010/04/10/diritto-ai-sentimenti-per-i-bambini-in-affidamento-il-convegno-a-roma-13-maggio-2010/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 09 Apr 2010 23:29:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Appuntamenti]]></category>
		<category><![CDATA[Convegni]]></category>
		<category><![CDATA[Petizione]]></category>
		<category><![CDATA[adozione]]></category>
		<category><![CDATA[affido]]></category>
		<category><![CDATA[autorità giudiziaria]]></category>
		<category><![CDATA[legami affettivi]]></category>
		<category><![CDATA[normativa]]></category>
		<category><![CDATA[Petizione al Parlamento Italiano]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.lagabbianella.org/?p=2520</guid>
		<description><![CDATA[a a a DIRITTO AI SENTIMENTI PER I BAMBINI IN AFFIDAMENTO &#8211; programma del convegno 13 maggio  2010     Roma,  Hotel Bologna &#8211; Senato, Via S. Chiara a AVVISO: il convegno e la sala NON potranno essere aperti al pubblico. La partecipazione sarà consentita soltanto previa iscrizione. Poiché il convegno si tiene in Senato, sarà possibile [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #ffffff;">a</span></p>
<p style="text-align: center;"><img class="size-full wp-image-2891 aligncenter" style="border: 1px solid black;" src="http://www.lagabbianella.org/wp09/wp-content/uploads/2010/05/Locandina-convegno.jpg" alt="Locandina-convegno" width="304" height="215" /><span style="color: #ffffff;">a</span></p>
<p><span style="color: #ffffff;">a</span></p>
<p style="text-align: center;"><strong><em>DIRITTO AI SENTIMENTI PER I BAMBINI IN AFFIDAMENTO &#8211; programma del convegno<br />
</em></strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong><em>13 maggio  2010     Roma,  Hotel Bologna &#8211; Senato, Via S. Chiara </em></strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong><em><span style="color: #ffffff;"><span id="more-2520"></span>a</span><br />
</em></strong></p>
<p><strong>AVVISO: </strong><strong>il convegno e la sala NON potranno essere aperti al pubblico. La partecipazione sarà consentita soltanto previa iscrizione. </strong>Poiché il convegno si tiene in Senato, sarà possibile essere ammessi solo se da noi &#8220;preannunciati&#8221;. <strong>Dobbiamo consegnare, con un anticipo di almeno due giorni rispetto al convegno, un elenco con i nominativi dei partecipanti e un elenco distinto con nome, cognome, dati anagrafici ed estremi del documento di identità dei giornalisti. </strong>I posti a sedere sono 85: <strong><strong>chi vuole partecipare scriva per tempo a <a href="mailto:info@lagabbianella.org">info@lagabbianella.org</a></strong>.</strong></p>
<p><span style="color: #ffffff;">a</span></p>
<p><strong><em>8.45<span style="color: #ffffff;">aaaa</span>Registrazioni </em></strong><em> </em></p>
<p><em><strong><span style="color: #ffffff;">a</span><br />
</strong></em></p>
<p><strong><em>9.00<span style="color: #ffffff;">aaa</span> Apertura dei lavori congressuali. </em></strong><em><strong><em>Saluti di benvenuto</em></strong><em> </em></em></p>
<p><span style="color: #ffffff;"><em>a</em></span></p>
<p><em><strong><em>9.10<span style="color: #ffffff;">aaa</span>Introduzione: una petizione necessaria. I problemi sul tappeto<br />
</em></strong></em></p>
<p>Lucrezia Mollica (Avvocato, esperta in diritto di famiglia)</p>
<p><span style="color: #ffffff;"><em>a</em></span></p>
<p><em><em> </em></em></p>
<p><em><strong><em>9.30<span style="color: #ffffff;">aaa</span> </em></strong></em><em><strong><em>La parola ai protagonisti: lettura tratta dal libro “Io non posso proteggerti”</em></strong><em> </em><br />
<strong><span style="color: #ffffff;">aaaaaaa</span>Storia di Paolo</strong></em></p>
<p><span style="color: #ffffff;"><em><em>a</em></em></span></p>
<p><em><em><strong><em>9.40<span style="color: #ffffff;">aaa</span>Affidamento: spunti e  riflessioni del CNSA sul tema del convegno</em></strong><em> </em></em></em></p>
<p>Veronica Pelonzi (Coordinamento Nazionale Servizio Affidi)</p>
<p><span style="color: #ffffff;"><em><em>a</em></em></span></p>
<p><em><em><strong><em>10.00<span style="color: #ffffff;">aaa</span></em></strong></em></em><strong><em>I dati che abbiamo e non abbiamo sull&#8217;affidamento e la sua conclusione</em></strong></p>
<p><span style="color: #ffffff;"> </span>Enrico Moretti (Statistico, Centro Nazionale di Documentazione e Analisi per l&#8217;Infanzia e l&#8217;Adolescenza dell&#8217;Istituto degli <span style="color: #ffffff;"> </span>Innocenti)</p>
<p><span style="color: #ffffff;">a</span></p>
<p><em><em><strong><em>10.20<span style="color: #ffffff;">aaa<span style="color: #ffffff;"> </span></span></em></strong></em><strong>A</strong></em><em><em><strong><em>ffido familiare: le raccomandazioni dell’ ONU all’Italia sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza</em></strong><span style="color: #ffffff;"><em> </em></span></em></em></p>
<p><em><span style="color: #ffffff;"> </span></em>Arianna Saulini (Coordinatrice Gruppo per il monitoraggio della Convenzione di New York – CRC)</p>
<p><span style="color: #ffffff;"><em><em>a</em></em></span></p>
<p><em><em><strong><em>10.40</em></strong><em><span style="color: #ffffff;"><strong>aaa</strong></span></em></em><strong>La </strong></em><em><em><em><strong>parola ai protagonisti: testimonianze positive circa affidamenti conclusisi nel rispetto del bambino</strong></em></em></em></p>
<p><em><em><em><strong><span style="color: #ffffff;">a</span><br />
</strong></em></em></em></p>
<p><em><em><strong><em>11.00<span style="color: #ffffff;">aaa</span></em></strong><em><strong>PAUSA</strong></em></em></em></p>
<p><em><em><em><strong><span style="color: #ffffff;">a</span><br />
</strong></em></em></em></p>
<p><em><em><strong><em>11.20<span style="color: #ffffff;">aaa</span>Danni inferti ai minori da separazioni forzate. Danni per la vita? </em></strong></em></em></p>
<p><em><span style="color: #ffffff;"> </span></em>Luigi Cancrini (Psicoterapeuta)</p>
<p><em><span style="color: #ffffff;">a</span><br />
</em></p>
<p><em><em><strong><em>11.40<span style="color: #ffffff;">aaa</span>Come rispettare il diritto agli affetti nella complessità della situazione presente</em></strong></em></em></p>
<p><span style="color: #ffffff;"> </span><em><span style="color: #ffffff;"> </span></em>Melita Cavallo (Presidente T.M. Roma)<em><br />
</em></p>
<p><em><span style="color: #ffffff;">a</span><br />
</em></p>
<p><em><em><strong><em> </em></strong></em></em></p>
<p><em><em><strong><em> </em></strong></em></em></p>
<p><em><em><strong><em> </em></strong></em></em></p>
<p><em><em><strong><em> </em></strong></em></em></p>
<p><em><em><strong><em> </em></strong></em></em></p>
<p><span style="color: #ffffff;"><em><em> </em></em></span><em><em><strong><em>12.00<span style="color: #ffffff;">aaa</span>La petizione della “Gabbianella” e la giustizia minorile “mite”</em></strong></em></em></p>
<p>Francesco Paolo Occhiogrosso (Presidente Centro Nazionale di Documentazione e Analisi per l’Infanzia e l’Adolescenza dell’Istituto degli Innocenti)</p>
<p><span style="color: #ffffff;"><em><em>a</em></em></span></p>
<p><em><em><strong><em>12.20<span style="color: #ffffff;">aaa</span> Il ruolo degli assistenti sociali nelle separazioni forzate </em></strong></em></em></p>
<p>Cristina Lodi (Presidente Ordine Assistenti Sociali Liguria)<em><br />
</em></p>
<p><span style="color: #ffffff;"><em><em>a</em></em></span></p>
<p><strong>(12.40 Entrano i giornalisti interessati all&#8217;ultima parte dei lavori)</strong></p>
<p><em><em><strong><em><span style="color: #ffffff;">a</span><br />
</em></strong></em></em></p>
<p><em><em><em> </em></em></em></p>
<p><em><em><em> </em></em></em></p>
<p><em><em><strong><em>12.45<span style="color: #ffffff;">aaa</span>Parliamo di vita vera: storia di Cassandra</em></strong></em></em></p>
<p>Monologo di una ragazza diventata maggiorenne, recitato da Pamela Villoresi<em><br />
</em></p>
<p><span style="color: #ffffff;"><em><em>a</em></em></span></p>
<p><em><em><strong><em>13.00</em></strong></em><span style="color: #ffffff;"><strong>aaa</strong></span></em><em><em><strong><em>Il diritto dei bambini in affidamento alla continuità degli affetti</em></strong></em></em></p>
<p>Carla Forcolin (Presidente Associazione &#8220;La Gabbianella e altri animali&#8221;)<em><em><strong><em><br />
</em></strong></em></em></p>
<p><span style="color: #ffffff;">a</span></p>
<p><em><em><strong><em>13.20<span style="color: #ffffff;">aaa</span><span style="color: #ffffff;"> </span>La lettera e lo spirito della legge attuale</em></strong></em></em></p>
<p>On.  Anna Serafini (Vicepresidente Commissione Infanzia &#8211; PD, Relatrice della Legge 149/01)</p>
<p><span style="color: #ffffff;">a</span></p>
<p><strong><em>13.40<span style="color: #ffffff;">aaa</span>Come proteggere la crescita dei bambini in affidamento</em></strong></p>
<p>On. Gabriella Carlucci (Vicepresidente Commissione Infanzia &#8211; Pdl)</p>
<p><span style="color: #ffffff;">a</span></p>
<p><em> </em><em><em><strong><em>14.00<span style="color: #ffffff;">aaa</span>Dibattito e conclusioni<span style="color: #ffffff;"> </span></em></strong></em></em></p>
<p><span style="color: #ffffff;"><em><em>a</em></em></span></p>
<p><strong><span style="color: #003366;">Alle 15  una delegazione di 5 persone si recherà dal Presidente della Camera, dove sarà ricevuta dal Consigliere dott. Alberto Solia, per consegnare le firme raccolte con la petizione</span></strong></p>
<p><em><br />
</em></p>
<p><em><em><strong><em>15.<span style="color: #ffffff;"><span style="color: #333333;"> </span></span>00<span style="color: #ffffff;">aaa</span>Affidamento: parlano i protagonisti </em></strong></em></em></p>
<p><strong><em>Tavola rotonda aperta alle associazioni del settore, genitori adottivi e affidatari, operatori</em></strong></p>
<p>Moderatori: Nadah Spreafico (Responsabile di casa-famiglia e pedagogista) e Anna Genni Miliotti (Scrittrice, esperta di adozioni)</p>
<p><span style="color: #ffffff;"><em><em>a</em></em></span></p>
<p>Con il Patrocinio di:</p>
<p>Regione Veneto, Comune di Venezia</p>
<p>S.I.G.O.  Società Italiana di Ginecologia e Ostetricia</p>
<p>S.I.P.P.S. Società Italiana di Pediatria Preventiva e Sociale</p>
<p><span style="color: #ffffff;">a</span></p>
<p><span style="color: #ffffff;">a</span></p>
<p><a href="http://www.lagabbianella.org/wp09/wp-content/uploads/2010/05/convegno-la-gabbianella-DEF.pdf"><img class="alignleft size-full wp-image-2957" style="margin-top: -5px; margin-right: 5px;" src="http://www.lagabbianella.org/wp09/wp-content/uploads/2010/05/ACROBAT-PDF-small.gif" alt="ACROBAT-PDF-small" width="20" height="20" />Locandina con il programma del convegno</a></p>
<p><span style="color: #ffffff;">a</span></p>
<p>Leggi anche <strong><a href="http://www.lagabbianella.org/2010/05/05/petizione-il-senso-del-convegno-del-13-maggio/"><em>Il senso del convegno del 13 maggio</em></a></strong>, di Carla Forcolin<em>.</em></p>
<p><span style="color: #ffffff;">a</span></p>
<p><span style="font-size: medium;"><span style="color: #003366;"><span style="font-family: comic sans ms,sans-serif;">Un ringraziamento particolare a <a href="http://www.comunicattiva.biz/">ComunicattivA</a> che si occupa della segreteria organizzativa e della sezione comunicazione del convegno.</span></span></span></p>
<p><span style="color: #ffffff;"><em>a</em></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><em></em></span><em><em></em></em></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.lagabbianella.org/2010/04/10/diritto-ai-sentimenti-per-i-bambini-in-affidamento-il-convegno-a-roma-13-maggio-2010/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>

