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	<title>www.lagabbianella.org &#187; Letture e pubblicazioni</title>
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	<description>sito dell&#039;associazione &#34;La gabbianella e altri animali&#34; - onlus</description>
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		<title>Di giustizia e non di vendetta. Presentazione del libro di Livio Ferrari il 4 febbraio</title>
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		<pubDate>Sat, 29 Jan 2011 00:31:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Letture e pubblicazioni]]></category>

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		<description><![CDATA[Venerdì 4 febbraio, alle 17.00, a Venezia, nella Scoletta dei Calegheri a San Tomà sarà presentato il libro di Livio Ferrari Di giustizia e non di vendetta. L&#8217;incontro con esistenze carcerate, Edizioni Gruppo Abele 2010. Livio Ferrari, giornalista ed esperto di problematiche penitenziarie, è stato fondatore della Conferenza Nazionale Volontariato Giustizia e suo presidente dal 1998 al [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Venerdì <strong>4 febbraio, </strong>alle <strong>17.00, a Venezia, nella Scoletta dei Calegheri a San Tomà sarà presentato il libro di Livio Ferrari <em>Di giustizia e non di vendetta. L&#8217;incontro con esistenze carcerate</em></strong>, Edizioni Gruppo Abele 2010.</p>
<p>Livio Ferrari, giornalista ed esperto di problematiche penitenziarie, è stato fondatore della Conferenza Nazionale Volontariato Giustizia e suo presidente dal 1998 al 2005, è fondatore e direttore dell&#8217;associazione di volontariato &#8220;Centro Francescano di Ascolto&#8221; di Rovigo, e dal 2008 è garante dei diritti delle persone private della libertà del Comune di Rovigo.</p>
<p><strong>Discuteranno del libro con l&#8217;autore Alessandro Margara</strong>, presidente della Fondazione Michelucci, <strong>Sandro Simionato</strong>, vicesindaco di Venezia, assessore alle Politiche Sociali e rapporti col Volontariato, e  <strong>Maria Teresa Menotto</strong>, presidente dell&#8217;associazione Il granello di senape.</p>
<p>L&#8217;incontro è stato promosso da Il granello di senape con la collaborazione e il contributo del Centro di Servizio del Volontariato della provincia di Venezia.</p>
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		<title>Controcorrente. Dall&#8217;abbandono a un&#8217;adozione felice: una sedicenne racconta</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Nov 2010 21:31:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Letture e pubblicazioni]]></category>

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		<description><![CDATA[Il libro Controcorrente di Linda Sogaro (Armando Editore 2010) è una storia di vita dai toni forti, dove l&#8217;odio è assoluto e così l&#8217;amore. Per fortuna della protagonista, il finale è positivo e l&#8217;amore, nella seconda parte del lavoro (e della giovane vita narrata), domina e ricompone ciò che l&#8217;odio aveva tentato di distruggere. Un&#8217;adozione fallita e una [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-4285" style="margin-right: 5px;" src="http://www.lagabbianella.org/wp09/wp-content/uploads/2010/11/controcorrente.jpg" alt="" width="79" height="112" />Il libro <em>Controcorrente</em> di Linda Sogaro (Armando Editore 2010) è una storia di vita dai toni forti, dove l&#8217;odio è assoluto e così l&#8217;amore. Per fortuna della protagonista, il finale è positivo e l&#8217;amore, nella seconda parte del lavoro (e della giovane vita narrata), domina e ricompone ciò che l&#8217;odio aveva tentato di distruggere. Un&#8217;adozione fallita e una madre adottiva crudele come una strega sono l&#8217;argomento della prima metà del libro. Ci si chiede, d&#8217;istinto, perché quella donna, viva e vegeta, non sia indagata e condannata dalla legge per i reati di maltrattamento commessi: violenze fisiche e morali perpetrate in continuazione. Ma poi si capisce che la ragazza, che ha trovato la famiglia che cercava, vuole solo lasciarsi alle spalle il passato e vivere nella gioia. Il successo del libro è la sua vendetta morale.<span id="more-4284"></span></p>
<p>I temi del romanzo autobiografico sono dunque questi: il ricordo dei patimenti infantili subiti, nella generale incapacità della scuola e dei Servizi Sociali di vedere quali torture si infliggevano ad una bimba adottata; il tempo passato in una buona struttura; il rapporto con la suora coraggiosa che volle per la bambina una nuova famiglia ed infine i genitori &#8220;veri&#8221;, cioè quelli davvero amorevoli. Con mamma e papà adottivi, la ragazzina ricostruisce il suo passato, a partire dalla conoscenza del paese da cui giunse piccolissima in Italia, per proseguire con il ritrovamento di persone, documenti, fotografie che le permetteranno di ricomporre i periodi della sua vita e infine di ricomporsi.</p>
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		<title>Presentazione del libro &#8220;Vicini di casa&#8221;, il 22 ottobre al Centro Candiani di Mestre</title>
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		<pubDate>Fri, 15 Oct 2010 15:27:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Appuntamenti]]></category>
		<category><![CDATA[Letture e pubblicazioni]]></category>
		<category><![CDATA[diritti dell'infanzia e dell'adolescenza]]></category>

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		<description><![CDATA[Venerdì 22 ottobre, alle ore 18.00, a Mestre, nella sala seminariale al primo piano del Centro Culturale Candiani (Piazzale Candiani 7) sarà presentato il volume Vicini di casa. L’esperienza del “Progetto Minori Sinti” con i bambini e i ragazzi della comunità sinta di Mestre. Il volume riguarda l&#8217;esperienza di lavoro sociale realizzata in città a sostegno del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-4205" style="margin-right: 5px;" src="http://www.lagabbianella.org/wp09/wp-content/uploads/2010/10/Vicini-di-casa.jpg" alt="" width="178" height="119" /></p>
<p><strong>Venerdì 22 ottobre, alle ore 18.00, a Mestre</strong>, nella sala seminariale al primo piano del <strong>Centro Culturale Candiani</strong> (Piazzale Candiani 7) sarà presentato il volume <strong><em>Vicini di casa. L’esperienza del “Progetto Minori Sinti” con i bambini e i ragazzi della comunità sinta di Mestre</em>.</strong> Il volume riguarda l&#8217;esperienza di lavoro sociale realizzata in città a sostegno del diritto allo studio dei bambini e ragazzi sinti.</p>
<p>La presentazione del libro rientra nell’iniziativa <strong>Cittadinanza: quali diritti e quali doveri?</strong>,<strong> </strong>organizzata dalla Municipalità di Mestre-Carpenedo, in collaborazione con l&#8217;Associazione Esodo, l&#8217;Assessorato alle Politiche Sociali e ai Rapporti con il Volontariato, il Servizio Politiche Cittadine per l’Infanzia e l’Adolescenza e il Servizio Immigrazione e Promozione dei Diritti di Cittadinanza e dell’Asilo. <span id="more-4206"></span></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Interverranno:</strong></p>
<p><strong>Carlo Beraldo</strong>, assistente sociale e sociologo, direttore IRSSeS &#8211; Istituto Regionale per gli Studi di Servizio Sociale di Trieste</p>
<p><strong>Chiara Puppini</strong>, delegata ai Servizi Sociali e alle Politiche Abitative della Municipalità di Mestre-Carpenedo</p>
<p><strong>Sandro Simionato</strong>, Assessore alle Politiche Sociali e ai Rapporti con il Volontariato del Comune di Venezia</p>
<p><strong>Paola Sartori</strong>, responsabile del servizio Politiche Cittadine per l’Infanzia e l’Adolescenza della Direzione Politiche Sociali, Partecipative e dell’Accoglienza del Comune di Venezia</p>
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		<title>Rispetto per i sentimenti dei bambini in affidamento: articolo di Carla Forcolin su &#8220;Areté&#8221;</title>
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		<pubDate>Wed, 28 Jul 2010 22:38:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Letture e pubblicazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Petizione]]></category>
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		<description><![CDATA[L&#8217;articolo che segue è uscito sul numero corrente della rivista &#8220;Areté&#8221;, Quadrimestrale dell&#8217;Agenzia per le ONLUS (anno 3, n. 2, maggio-agosto 2010, pp. 98-105). Ringraziamo l&#8217;Editore per averci autorizzato a pubblicarlo su questo sito. Rispetto per i sentimenti dei bambini in affidamento La nostra legge e i suoi obiettivi La legge 149/2001, che regolamenta l&#8217;affido [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;articolo che segue è uscito sul numero corrente della rivista &#8220;Areté&#8221;, Quadrimestrale dell&#8217;Agenzia per le ONLUS (anno 3, n. 2, maggio-agosto 2010, pp. 98-105). Ringraziamo l&#8217;Editore per averci autorizzato a pubblicarlo su questo sito.</p>
<p><strong><img class="alignleft size-medium wp-image-3857" style="margin-right: 5px;" src="http://www.lagabbianella.org/wp09/wp-content/uploads/2010/07/Arete001-215x300.jpg" alt="" width="129" height="180" /><span style="font-size: medium;">Rispetto per i sentimenti dei bambini in affidamento</span></strong></p>
<p><strong>La nostra legge e i suoi obiettivi</strong></p>
<p>La legge 149/2001, che regolamenta l&#8217;affido e l&#8217;adozione, ha come riferimento costante il &#8220;superiore interesse del minore&#8221;. Fare &#8220;il superiore interesse del minore&#8221; è idea con­divisibile da chiunque, ma soggetta ad ogni forma di interpretazione personale. Nella si­tuazione di un minore affidato e successivamente (spesso dopo anni) dichiarato adottabi­le, qual è il &#8220;superiore interesse del minore&#8221;? Credo che difficilmente si possa sostenere che fa bene ad un bambino, già figlio di genitori inadeguati, essere separato dalla famiglia affidataria, dove ha vissuto per lungo tempo, se ad essa sente di appartenere. Molte ricer­che in ambito psicologico dimostrano che i sostituti genitoriali non sono meno importan­ti dei genitori naturali, quando tra adulti e bambini si sia sviluppato un rapporto empatico profondo. Se condividiamo la considerazione dell&#8217;importanza del genitore &#8220;affettivo&#8221; non possiamo negare che il cambiamento di famiglia per un bambino è un grave danno. E subi­re tale danno non è di certo nel suo superiore interesse presente e futuro.<span id="more-3854"></span></p>
<p>Ma ciò che è ovvio per la gente comune e che è stato regolarmente confermato da indagini psicologiche di ricercatori e psico-terapeuti negli anni è sbagliato per mol­ti &#8220;addetti ai lavori&#8221;. Per alcuni di essi è preferibile far vivere al minore il terzo cam­biamento di famiglia piuttosto che creare un passaggio dall&#8217;affidamento all&#8217;adozione. Ci si chiede perché: ciò avviene perché si vogliono tenere separati l&#8217;istituto e l&#8217;adozio­ne, che ha lo scopo di dare per sempre una famiglia a chi ne è privo (perché orfano o abbandonato) da quello dell&#8217;affidamento, che ha lo scopo di dare un supporto tempo­raneo ad una famiglia in momentanea difficoltà.</p>
<p>Per onorare tale distinzione teorica, non si esita a calpestare la persona del bam­bino in un&#8217;ottica completamente adulto-centrica.</p>
<p><strong>Che cos&#8217;è l&#8217;affidamento nella realtà</strong></p>
<p>In realtà l&#8217;affidamento risponde all&#8217;obiettivo primario di riportare il bambino alla famiglia d&#8217;origine in meno della metà dei casi: l&#8217;affidamento è l&#8217;istituto della protezio­ne dei bambini nell&#8217;incertezza del loro futuro.</p>
<p>È cosa diversa da ciò che si sarebbe voluto e va trattato per quello che è. Non si può più permettere, nel superiore interesse della persona del minore, che un bam­bino cresca nell&#8217;incertezza perenne del suo futuro. Dopo i 2 anni dall&#8217;inizio dell&#8217;affi­damento si dovrebbe, per legge, decidere se dichiararlo adottabile oppure farlo rien­trare nella famiglia &#8220;risanata&#8221;, ma i due anni sono rinnovabili. Talora bisogna rinnova­re l&#8217;affidamento, ma fino a quando?</p>
<p>Se l&#8217;incertezza permane e la famiglia d&#8217;origine è impossibilitata a prendersi cura del minore, ma per certi aspetti presente nella mente del bambino, bisogna dargli una famiglia adottiva, che abbia i requisiti per educarlo con autorevolezza ed insieme gli permetta la continuità degli affetti con coloro che l&#8217;hanno messo al mondo. Una fa­miglia che accolga in un certo senso sia il minore che la sua stessa madre e che sap­pia mantenere un buon rapporto con entrambi. Una famiglia che abbia alcune carat­teristiche di quella adottiva (dia a tutti, bambini e grandi, la sicurezza della stabilità e del diritto) e alcune caratteristiche di quella affidataria (mantenimento dei rapporti con la famiglia d&#8217;origine). Non è impossibile: nella prassi già situazioni simili esistono da tempo, dove i magistrati minorili hanno avuto il coraggio di spingersi in un terre­no che la nostra legge ha previsto, ma che è sempre un po&#8217; anomalo nei confronti di un&#8217;adozione classica. In essa, infatti, il bambino perde ogni contatto con la famiglia di provenienza, che non sa e non deve sapere dove egli viva e con chi sia.</p>
<p><strong>Affidamento e forme di adozione aperta e miste</strong></p>
<p>Oggi, nella maggior parte delle situazioni inerenti bambini figli di famiglie incapa­ci di crescerli, ma non bambini orfani, si preferisce nella realtà un affidamento, che si prolunga fino alla maggiore età, ad un&#8217;adozione come quella sopra descritta. Si lascia­no i bambini/ragazzi in affidamento per periodi talmente lunghi da portarli all&#8217;età in cui si viene dichiarati maggiorenni. Si tratta degli affidamenti definiti &#8220;sine die&#8221;, in cui i minori in teoria non hanno mai il diritto di chiamare &#8220;mamma&#8221; e &#8220;papa&#8221; le persone che si prendono cura di loro, pur vedendo i genitori naturali una volta all&#8217;anno o addi­rittura mai. I bambini in questa situazione vivono sempre &#8220;tra color che sono sospe­si&#8221; e l&#8217;Associazione Italiana Amici dei Bambini (AIBI) ha coniato per loro la definizione di &#8220;bambini del limbo&#8221;. Le conseguenze pratiche di questa incertezza di vita non so­no certo da sottovalutarsi: affidato e affidatari non sono mai riconosciuti dalla socie­tà come figlio/a e genitori e questo indebolisce il ruolo degli adulti e impedisce a tut­ti di programmare la vita liberamente.</p>
<p><strong>Il periodo dell&#8217;adolescenza</strong></p>
<p>L&#8217;incertezza dei ruoli, sia degli affidatari che degli affidati, rende drammatico so­prattutto il periodo dell&#8217;adolescenza. I ragazzi, raggiunti i 14/15 anni, se ribelli, come moltissimi figli naturali, potrebbero essere rifiutati da coloro che li hanno cresciuti e finire in qualche comunità, con conseguenze psicologiche a materiali gravissime per grandi e piccoli, o addirittura potrebbero essere i ragazzini a chiedere agli assistenti sociali di essere tolti dalla famiglia affidataria per andare in comunità, dove si sentono meno controllati. Mi si consenta il ricordo personale di un padre affidatario che non capiva come i Servizi avessero potuto far andare in comunità una ragazzina da lui se­guita per tanti anni, solo perché la stessa voleva vestirsi e truccarsi in modo vistoso e la famiglia affidataria glielo impediva, come forse glielo avrebbe impedito una famiglia naturale. I casi particolari si prestano a mille riflessioni e chissà che cosa celava quel classico conflitto adolescenziale, ma in casi simili è enorme il senso di sconfitta e di autosvalutazione per tutti i membri della famiglia affidataria, che sente di aver fallito il suo compito. Ancor più grave è il riemergere di vissuti abbandonici per i giovani affida­ti, soprattutto se vengono allontanati dal nucleo familiare contro la loro stessa reale volontà: essi vengono privati così, anche materialmente, dell&#8217;appoggio fondamentale della famiglia in un momento della vita molto delicato, quale quello del raggiungimen­to dell&#8217;autonomia personale e lavorativa, così difficile in Italia.</p>
<p><strong>La necessità di fare delle scelte</strong></p>
<p>Non scegliere o scegliere in ritardo per il futuro di questi ragazzi, posti un tempo in affidamento e poi mai fatti rientrare nella famiglia d&#8217;origine o mai resi adottabili, si­gnifica decidere la loro vulnerabilità e la vulnerabilità di chi li ha generosamente accol­ti. Ci sono persone disposte ad adottare i bambini, che hanno accolto in affidamento, dopo due anni dalla loro accoglienza, quando sono ancora piccoli e magari non dopo quattro, a causa dello scatenarsi della crisi adolescenziale. Il tempo non è una variabi­le di poco conto in questi casi e il sapere che si starà insieme &#8220;per sempre&#8221; favorisce i rapporti di attaccamento in maniera evidente.</p>
<p>Comunque, anche nell&#8217;incertezza del futuro, gli affetti spesso maturano egual­mente e ci sono ragazzi che non vorrebbero mai lasciare gli affidatari e affidatari che aspettano proprio che i minori raggiungano la maggior età per adottarli.</p>
<p><strong>Adozione inclusiva dei vecchi affetti o affidamento <em>sine die</em>?</strong></p>
<p>Un&#8217;adozione che permettesse anche a &#8220;orfani di genitori vivi e vegeti&#8221;, ma incapa­ci di svolgere appieno il loro ruolo, di avere una famiglia stabile (pur sapendo da do­ve si proviene e magari mantenendo anche &#8211; se opportuno &#8211; un legame con qualche parente), eliminerebbe queste situazioni: i ragazzi adottati saprebbero di appartene­re alla famiglia che li cresce e li educa e la famiglia adottiva avrebbe nei loro confronti gli stessi diritti e doveri di quella naturale. L&#8217;affidamento &#8220;sine die&#8221; invece offre il fian­co a perenni incertezze, a difficoltà affettive legate all&#8217;impossibilità ufficiale dell&#8217;attac­camento reciproco, all&#8217;impossibilità di approdare ad una situazione in cui si è davve­ro, e per l&#8217;intera società, genitori e figli. Esso in sostanza non da mai, proprio a chi ne avrebbe particolarmente bisogno, una famiglia stabile. Tale tipo di affidamento è diffusissimo, circa la metà degli affidamenti nel nostro Paese finiscono per essere &#8220;<em>sine die</em>&#8220;. C&#8217;è chi li accetta di buon grado, pur di non far passare i bambini e i ragazzi dall&#8217;affida­mento all&#8217;adozione all&#8217;interno della stessa famiglia con il vantaggio di non far cambiare vita a ragazzi già in affidamento da anni.</p>
<p><strong>Snaturare l&#8217;affidamento e l&#8217;adozione</strong></p>
<p>Gli operatori che permettono simili affidamenti lunghissimi e incerti fanno queste scelte, temendo che il passaggio da un istituto all&#8217;altro snaturi l&#8217;affidamento.</p>
<p>Infatti, poiché l&#8217;affidamento nasce per far tornare i bambini nella famiglia che ha da­to loro la vita, non prevede che chi li accoglie temporaneamente la sostituisca a tut­ti gli effetti. Per diventare affidatari sono sufficienti brave persone, forti ed equilibra­te oltre che preparate, ma non necessariamente esse devono essere sposate e giova­ni, come per l&#8217;adozione. I requisiti per poter adottare e prendere in affidamento so­no diversi e sono diversi i percorsi attraverso cui si diventa genitori adottivi o geni­tori affidatari. È diverso l&#8217;orientamento mentale a cui si rivolgono i primi ed i secon­di: i primi sono volti a creare il massimo attaccamento tra sé e i bambini, i secondi a lasciare che i genitori naturali siano il vero oggetto d&#8217;amore per i bambini, dove que­sto è possibile. Permettere il passaggio da un istituto all&#8217;altro creerebbe molta confu­sione, anche mentale, e favorirebbe coloro che, privi dei requisiti per adottare, desi­derano adottare lo stesso, in barba alla legge attuale. Non entro qui nell&#8217;annosa pole­mica circa il diritto per i single di adottare, mi limito a sottolineare i fondati motivi di chi non vuole favorire il passaggio dall&#8217;affidamento all&#8217;adozione.</p>
<p>Ma posti in evidenza i problemi, si devono individuare le soluzioni, a meno che non si voglia scegliere di riperpetuare le situazioni in cui un minore viene costretto a cam­biare almeno tre famiglie nella vita o, peggio, viene posto per anni in casa-famiglia, per non sottoporlo a distacchi da persone a cui si sia affezionato. È questa la più scioc­ca delle soluzioni, purtroppo spesso applicata anche nella prima infanzia, quando ci si forma e si pongono le basi per lo sviluppo futuro della personalità umana, proprio a partire dai rapporti d&#8217;affetto con la madre o il sostituto materno. Oggi, secondo le ul­time ricerche (2007) del Centro studi dell&#8217;Istituto degl&#8217;Innocenti, su 100 bambini tra gli 0 e i 2 anni, ce ne sono 39,8 in affidamento familiare e 60,2 nei servizi residenzia­li. Il danno che viene procurato così a molti bambini non è quantificabile ma è di cer­to molto rilevante.</p>
<p><strong>Possibili soluzioni ai problemi sollevati</strong></p>
<p>Le soluzioni ai problemi qui sollevati, e ad altri a questi correlati, sono state indi­cate da molti Parlamentari nel tempo. Le soluzioni ci sono: basterebbe che fosse cre­ato un nucleo di famiglie e singole persone (anche i <em>single</em> nei casi particolari possono adottare) capaci di percorrere, in tempi diversi, sia il percorso della formazione per diventare famiglie adottive sia quello per diventare famiglie affidatarie. Verreb­be così superata la questione dei requisiti diversi e della paura dell&#8217;aggiramento del­la legge. Queste persone, disposte ad affrontare l&#8217;incertezza del futuro, riconosciu­te da tribunali e servizi, potrebbero essere i futuri genitori a cui rivolgersi nei tan­ti casi incerti.</p>
<p>Ci sono bambini che si buttano nell&#8217;acqua, pur non sapendo nuotare, se ad acco­glierli ci sono le braccia di persone di cui si fidano. Il sistema di protezione dei minori ha il dovere di predisporre &#8220;braccia&#8221; di cui ci si possa fidare in ogni circostanza o al­meno di non toglierle quando già ci sono.</p>
<p><strong>Possibilità offerte dalla legge attuale</strong></p>
<p>Tutto ciò si può fare con la legge attuale. Non c&#8217;è scritto nella legge 149/2001 che tra i due istituti non possa esserci alcuna commistione. Non c&#8217;è scritto che i genito­ri affidatari debbano essere esclusi dalla categoria di coloro che possono adottare il bambino. Anzi, la legge prevede che &#8220;i minori possano essere adottati anche in assen­za dei requisiti previsti per poter adottare di cui al comma I dell&#8217;art. 7, lett. <em>a</em>) della legge 184/1983 come modificata nella legge 149/2001 da persone unite al minore da vincolo di parentela fino al sesto grado o da preesistente rapporto stabile e duraturo, quando il minore sia orfano di padre e di madre&#8221;. La giurisprudenza ha ormai compa­rato il bambino abbandonato a quello orfano e, se non è &#8220;rapporto stabile e duratu­ro&#8221; quello che s&#8217;instaura tra un bambino che rimane in una famiglia per molti mesi e per anni, quando sussiste un rapporto con tali caratteristiche? La domanda è ovviamente retorica: tale rapporto inevitabilmente si costituisce nel tempo e nell&#8217;intimi­tà della convivenza, quindi gli affidatari potrebbero, a legislazione invariata, adottare all&#8217;interno della propria famiglia il bambino utilizzando questo articolo di legge.</p>
<p><strong>L&#8217;adozione nei casi particolari</strong></p>
<p>Ma questa adozione particolare (messa in atto attraverso l&#8217;art. 44 della legge 184/1983) non è identica a quella semplice per vari motivi. Essa infatti permette al bambino adottato di mantenere il proprio cognome accanto a quello di chi adotta e di mantenere il contatto con la famiglia d&#8217;origine. Essa prefigura quell&#8217;adozione conci­liante della vita e degli affetti di cui si parlava sopra.</p>
<p>Questa forma di adozione, come abbiamo accennato, da elasticità alla legge e na­sce proprio per sanare situazioni di fatto che si potrebbero modificare solo con grave pregiudizio per il minore, staccato da chi è stato per lui riferimento fondamentale. Es­sa va bene se il rapporto con la famiglia d&#8217;origine è opportuno o auspicabile, perché la stessa è in qualche modo presente o almeno non è persecutoria, non va bene se inve­ce lo è. Il rischio che la famiglia d&#8217;origine possa tormentare quella adottiva esiste, come esiste il pericolo che possa tormentare il figlio se questi è facilmente reperibile.</p>
<p>Anche questo problema non è insolubile. La famiglia affidataria potrebbe, per amo­re del bambino che cresce da anni, trasferirsi o venire protetta. Di certo per un bam­bino è meglio stare con chi ritiene i propri genitori che cambiarli per un pericolo da cui può essere protetto.</p>
<p><strong>Prevedere i possibili sviluppi futuri</strong></p>
<p>Fermo restando tutto ciò che abbiamo appena affermato, si deve pensare prima a cosa fare nel futuro quando un bambino viene posto in affidamento. Forse la sua si­tuazione è prevedibile con buoni margini di probabilità, forse l&#8217;incertezza è totale. In ogni caso si deve predisporre la &#8220;rete di salvataggio&#8221;, di cui sopra, per il bambino per ogni evenienza, per proteggere i suoi legami affettivi. La rete di salvataggio prevede che si scelga nel tempo opportuno se il bambino deve andare in affidamento o in ado­zione a rischio giuridico, cioè presso una famiglia che un giorno lo possa eventualmen­te adottare (meglio se una famiglia con i requisiti per poter fare domanda d&#8217;adozione legittimante) oppure se questo non è necessario. Tutto ciò viene già pensato dai ser­vizi e dai tribunali più attenti, ma inevitabilmente, poiché la vita supera la fantasia, le situazioni incerte alla fine dell&#8217;affido si trovano sempre ed è per questo che va ribadi­to che i legami affettivi di un bambino vanno tutelati, soprattutto se questi è piccolo, se i legami che ha costituito con la famiglia affidataria sono forti, se egli non può ca­pire che non viene abbandonato di nuovo. Troppe volte accade che un bambino cre­sciuto dalla nascita in una famiglia che &#8220;sente&#8221; sua sia costretto a 3-4 anni a cambiarla, subendo traumi dolorosissimi, solo a causa dei contorti ragionamenti degli adulti.</p>
<p><strong>Necessità della petizione presentata al Parlamento il 13 maggio 2010</strong></p>
<p>Per questo è necessario che si precisi nella legge attuale che, qualora un bambino già posto in affidamento venga dichiarato adottabile, a causa del mancato recupero della famiglia d&#8217;origine, vanno protetti i rapporti affettivi che egli nel frattempo abbia costituito, come chiede la petizione che è stata presentata al Presidente della Came­ra il giorno 13 maggio 2010 dall&#8217;Associazione &#8220;La gabbianella e altri animali&#8221; e che ha raccolto in poco tempo 6.000 firme.</p>
<p>Ciò significa che in caso di dichiarazione di adottabilità il bambino dovrebbe rima­nere <em>in primis</em> nella famiglia in cui già si trova. In caso invece di ritorno nella famiglia d&#8217;origine o di adozione in un&#8217;altra famiglia (la possibilità rimane aperta), il minore do­vrebbe poter mantenere un rapporto amichevole con le persone che sono state per lui preziose. Gli adulti che si vogliono bene si incontrano, si telefonano, si scrivono: perché mai i bambini non possono farlo? I bambini non sono proprietà privata di nes­suno, nemmeno dei loro genitori, e in quanto persone hanno diritto di vivere gli af­fetti che sentono profondamente.</p>
<p>Carla Forcolin</p>
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		<title>Caro bambino, bambino caro. Un libro di Francesca Emili sulla fecondazione assistita dopo la Legge 40</title>
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		<pubDate>Sun, 13 Jun 2010 18:51:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Siamo felici di segnalarvi il nuovo libro (il secondo: il primo – Una casa per un po’ – è uscito nel 2005) di una socia, e carissima amica, della Gabbianella: Francesca Emili (Francesca, psicologa, lavora nel carcere femminile della Giudecca: fra l&#8217;altro, è grazie al suo contributo fondamentale che l’anno scorso si è realizzato il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-3482" style="margin-right: 5px;" src="http://www.lagabbianella.org/wp09/wp-content/uploads/2010/06/Francesca-libro.jpg" alt="" width="120" height="175" />Siamo felici di segnalarvi il nuovo libro (il secondo: il primo – <a href="http://www.lafeltrinelli.it/products/9788874871544/Una_casa_per_un_po/Francesca_Emili.html?aut=754616&amp;cat1=1">Una  casa per un po’</a> – è uscito nel 2005) di una socia, e carissima amica, della Gabbianella: Francesca Emili (Francesca, psicologa, lavora nel carcere femminile della Giudecca: fra l&#8217;altro, è grazie al suo contributo fondamentale che l’anno scorso si è realizzato il progetto <a href="http://www.lagabbianella.org/home/giocare-liberamente/">Giocare Liberamente</a>).</p>
<p>Il nuovo libro di Francesca Emili si intitola <em>CARO BAMBINO, BAMBINO CARO. La fecondazione assistita in Italia dopo la Legge 40</em>, ed è stato pubblicato da ilmiolibro.it.</p>
<p>La protagonista scrive un diario al suo futuro bambino per raccontargli in che modo, in Italia, ai giorni nostri, dopo la legge 40, si può avere un figlio con la fecondazione assistita. <span id="more-3471"></span>Da quando nella coppia è nato il pensiero di un figlio fino alla decisione di intraprendere il viaggio all’estero, la donna racconta al bambino, con tono spesso ironico e dissacrante, i suoi sentimenti e i suoi pensieri e lancia una critica alla legge 40 e a quanti, nel famoso referendum, non sono andati a votare per cambiare gli articoli che le avrebbero permesso, a lei e a tante altre coppie, di fare i tentativi in Italia senza dover spendere soldi e fatica all’estero.<br />
La nostra generazione, vuoi perché inizia a pensare a un figlio più tardi, vuoi per altri motivi, è piena di coppie che hanno problemi a concepire un figlio e il pensiero, le riflessioni che girano intorno a questo argomento sono molte di più rispetto ad anni fa. Esistono molti libri sulla fecondazione assistita, ma pochi raccontano l’esperienza diretta e le emozioni di chi ci ha davvero provato. Un libro per riflettere su un tema attuale, e sulla maternità in generale, in modo diverso dal solito e forse lontano dai luoghi comuni del nostro paese.</p>
<p>Il libro è acquistabile nel sito di <a href="http://ilmiolibro.kataweb.it/schedalibro.asp?id=456745">ilmiolibro.it</a>, dove c&#8217;è anche un’anteprima, e nel sito di <a href="http://www.lafeltrinelli.it/products/2120004567458/Caro_Bambino%2C_Bambino_Caro/Francesca_Emili.html?aut=754616&amp;cat1=1">lafeltrinelli.it</a>.</p>
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		<title>&#8220;Il giudice dei minori&#8221;, di Luigi Fadiga</title>
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		<pubDate>Thu, 10 Jun 2010 07:18:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<category><![CDATA[autorità giudiziaria]]></category>
		<category><![CDATA[diritti dell'infanzia e dell'adolescenza]]></category>
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		<description><![CDATA[Il  libro  “Il giudice dei minori”, ed. il Mulino, è stato scritto da Luigi Fadiga, il primo giudice che ha firmato la nostra petizione.  Ha un&#8217;aria leggera ed accattivante, ma si deve leggere con attenzione perché è un lavoro importante che conduce il lettore, in una prospettiva storica che va dal 1900 ai giorni nostri, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il  libro  “Il giudice dei minori”, ed. il Mulino, è stato scritto da Luigi Fadiga, il primo giudice che ha firmato la nostra petizione.  Ha un&#8217;aria leggera ed accattivante, ma si deve leggere con attenzione perché è un lavoro importante che conduce il lettore, in una prospettiva storica che va dal 1900 ai giorni nostri, nei meandri della giustizia minorile. Una giustizia fatta più sui minori, che per i minori.<span id="more-3450"></span></p>
<p>L&#8217;ho letto con grande piacere, come un romanzo, imparando un mucchio di cose per me nuove ed interessanti e trovando riferimenti a fatti ed eventi lontani che mi avevano già a suo tempo coinvolto (I Celestini, la famigerata M. Diletta Pagliuca, la Zanzara al Parini&#8230; per non parlare dei riferimenti a  Natalia Ginzburg e al suo &#8220;Serena Cruz o della vera giustizia&#8221;).</p>
<p>ll libro (è riduttivo chiamarlo &#8220;libretto&#8221; solo perché si presenta piccino) mi è servito a relativizzare la battaglia della Gabbianella.  Sembra dirmi: &#8220;Guarda che non siete né i primi né gli ultimi che si danno da fare per cambiare e far attuare leggi che considerino i bambini e i ragazzi come persone.  Per far passare le novità, se passano, ci vogliono tempi lunghi&#8221;.</p>
<p>Luigi Fadiga, con aria distaccata e sorridente, con l&#8217;aria di una persona che ragiona solo con intelligenza e buon senso, privo di ideologie, dice cose terribili (ad esempio quando fa presente il potere della Chiesa in ambito educativo, ma aggiunge che quando ci si è messo lo stato- era lo stato fascista-  è stato peggio!). Come i saggi, fa sorridere, ma il sorriso alla fine è amaro. E&#8217; un sorriso sull&#8217; incapacità miope dei grandi di considerare i piccoli, sull&#8217;ottusità umana, sugli adulti che considerano alcuni bambini malvagi per natura (non sapevo che negli USA si giustiziassero i ragazzini!). E&#8217; il sorriso di chi guarda al mondo per quello che è, ma questo mondo, visto con occhi di bimbo appare proprio brutto. Diceva il mio Shedrak, a tre anni, guardando Gesù in croce nella chiesa del Redentore: &#8220;Chi lo ha messo lì? Poveretto&#8230;&#8221; e io &#8220;Gli uomini&#8221;.  &#8221;Che cattivi i uomini!&#8221;</p>
<p>I uomini non fanno leggi decenti e soprattutto non le applicano, questo è il motivo conduttore del libro, per me: la non applicazione di un minimo di leggi. La madre superiora di un istituto, che scrive a un benefattore, preoccupato che i bambini siano dati in adozione, &#8220;Stia tranquillo di qui i bambini non usciranno&#8221; è quanto mai attuale. I tre bambini di cui parlavo nel libro mio e che sono sotto il T.M. di una città considerata civilissima, sono ancora in casa famiglia, nonostante due processi in cui l&#8217;innocenza degli zii è emersa o la loro colpevolezza non è stata accertata.</p>
<p>Ma forse la crisi costringerà le case-famiglia che vogliono le rette dagli enti locali a &#8220;liberare&#8221; i bambini. Gli affidi aumentano per questo, credo. Ma, a non essere troppo pessimisti, nel tempo si fa strada l&#8217;idea che anche i piccoli sono esseri umani. Qualcosa matura.</p>
<p>Il  libro merita fortuna ed ha i pregi dei libri precedenti del Giudice: insegna senza annoiare ed è chiarissimo.</p>
<p>Un particolare mi ha inorgoglito: a pag. 100 è citata la denuncia costituita dal mio lavoro “Io non posso proteggerti”, con le storie che mi sono state mandate nel tempo.</p>
<p>Ciò significa che il dialogo tra la nostra associazione e chi riflette sulla giustizia minorile è aperto! E’ una cosa di cui possiamo essere fieri.</p>
<p>Carla Forcolin</p>
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		<title>Un libretto speciale: Chi ha visto Pasqualina?</title>
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		<pubDate>Tue, 16 Feb 2010 18:54:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<category><![CDATA[adozione]]></category>
		<category><![CDATA[scuola]]></category>
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		<description><![CDATA[Vogliamo presentarvi un lavoro speciale di una scrittrice impegnata nel campo dell’adozione, Anna Genni Miliotti: un libretto bellissimo, pubblicato da qualche mese, e insieme un’importante, e tuttora attuale, iniziativa di solidarietà. Il libro contiene la novella Chi ha visto Pasqualina? di Anna Genni Miliotti completata dai finali Nella tendopoli di Lucia, scritti dagli alunni delle [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="size-full wp-image-1921 alignleft" style="margin-right: 10px;" title="Pasqualina" src="http://www.lagabbianella.org/wp09/wp-content/uploads/2010/02/Pasqualina.jpg" alt="Pasqualina" width="136" height="234" />Vogliamo presentarvi un lavoro speciale di una scrittrice impegnata nel campo dell’adozione, Anna Genni Miliotti: un libretto bellissimo, pubblicato da qualche mese, e insieme un’importante, e tuttora attuale, iniziativa di solidarietà.<span id="more-1922"></span></p>
<p>Il libro contiene la novella <em>Chi ha visto Pasqualina? </em>di Anna Genni Miliotti completata dai finali <em>Nella tendopoli di Lucia</em>, scritti dagli alunni delle scuole elementari de l&#8217;Aquila e di Roseto degli Abruzzi con entusiasmo e a tempo di record nel maggio del 2009, poco dopo il tragico terremoto del 6 aprile.</p>
<p><em>Chi ha visto Pasqualina? </em>si ispira alla storia vera di una cagnolina recuperata viva sotto le macerie. Nei finali immaginati dai bambini la cagnolina diventa protagonista di una storia di amicizia a lieto fine.</p>
<p>Questo “progetto di Scrittura Solidale” è nato dall’incontro della scrittrice con le insegnanti dei bambini per raccogliere fondi e per aiutare i piccoli a superare i traumi dei terribili momenti vissuti.</p>
<p>Il testo, bilingue, in italiano e in inglese, è illustrato con immagini dell’artista australiana Teresa Jordan. Il libro è stato pubblicato dall&#8217;editore Franco Angeli con un’edizione a stampa e una elettronica (e-book). L’intero ricavato derivante dalla vendita dell’e-book sarà devoluto a Soroptimist International Club de L’Aquila e destinato ad iniziative a favore dei bambini terremotati.</p>
<p>Clicca <a href="http://www.lagabbianella.org/wp09/wp-content/uploads/2010/02/Pasqualina.pdf">qui</a> per leggere un&#8217;anteprima dell&#8217;e-book direttamente acquistabile nel <a title="sito on-line di Franco Angeli" href="http://www.francoangeli.it/Ricerca/Scheda_Libro.asp?CodiceLibro=2000.1282">sito on-line di Franco Angeli</a>.</p>
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		<title>Una favola da &#8220;Leggere Insieme&#8221;: &#8220;Pane e cioccolato&#8221;</title>
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		<pubDate>Sat, 31 Oct 2009 12:43:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<category><![CDATA[adozione]]></category>
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		<description><![CDATA[  Nina e Susi, amiche del cuore, sono chiamate a scuola &#8220;pane e cioccolato&#8221; per il colore della loro pelle. Nina, una bambina nera arrivata in Italia attraverso un&#8217;adozione internazionale, si trova fra gente &#8220;bianca come la panna&#8221; e sogna una principessa color cioccolato. Mamma, papà e Susi riusciranno infine a realizzare il suo sogno. &#8220;Pane [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em> </em></p>
<p><a href="http://www.lagabbianella.org/wp09/wp-content/uploads/2009/10/Cover-Pane-C.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-995" style="margin-right: 10px;" src="http://www.lagabbianella.org/wp09/wp-content/uploads/2009/10/Cover-Pane-C.jpg" alt="Cover Pane &amp; C" width="126" height="181" /></a>Nina e Susi, amiche del cuore, sono chiamate a scuola &#8220;pane e cioccolato&#8221; per il colore della loro pelle. Nina, una bambina nera arrivata in Italia attraverso un&#8217;adozione internazionale, si trova fra gente &#8220;bianca come la panna&#8221; e sogna una principessa color cioccolato. Mamma, papà e Susi riusciranno infine a realizzare il suo sogno.</p>
<p><span id="more-994"></span>&#8220;Pane e cioccolato&#8221; è una favola per i bambini dai 6 agli 8 anni, scritta da Lodovica Cima e illustrata da Francesca Carabelli.</p>
<p>Il libro, pubblicato da San Paolo Edizioni (ISBN: 8821564398, in vendita a € 7,50), inaugura il progetto &#8220;Leggere Insieme&#8221;, l’iniziativa con cui l’<a href="http://www.genitoriche.org">Associazione GenitoriChe</a> intende “promuovere  e sostenere tutte quelle proposte editoriali rivolte ai bambini che rappresentano le diverse realtà possibili dal punto di vista culturale, sociale e familiare, fuori da stereotipi e da cliché … Riteniamo importante che le storie rivolte ai bambini riflettano le diverse tipologie familiari come ad esempio le famiglie adottive o le famiglie multietniche, utilizzando tratti non stereotipati, ma offrendo diversi modelli, rispondenti alle diverse realtà”.<br />
Il tema affrontato in “Pane e cioccolato” è quello dei “modelli (role models) necessari ai bambini per costruirsi una identità di sé e di gruppo, anche attraverso le varie peculiarità somatiche. È essenziale sentire la propria e altrui diversità come una ricchezza, e al contempo fondamentale sentirsi parte di un gruppo, e per far questo è necessario &#8211; tra le altre cose &#8211; avere a disposizione figure di riferimento, fantastiche o reali,  in cui rispecchiarsi”.</p>
<p><a href="http://www.genitoriche.org/php/content_art.php?id_content=2326">Qui</a> per la chiave di lettura a cura di Mariateresa Zattoni nel sito dell&#8217;Associazione GenitoriChe.</p>
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		<title>Un film sui bambini in carcere senza colpa:  Mille giorni di Vito</title>
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		<pubDate>Sat, 12 Sep 2009 14:09:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Venezia]]></category>

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		<description><![CDATA[Esiste chi vive dietro le sbarre senza aver commesso reati: i figli piccoli delle detenute. Vito è uno di loro. Compiuti tre anni, come prescrive la legge italiana, è tornato libero portandosi dietro il peso della sua infanzia così particolare. Con il link http://millegiornidivito.blogspot.com/ potete trovare informazioni sul film di Elisabetta Pandimiglio Mille giorni di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-299" title="MILLE GIORNI DI VITO 56" src="http://www.lagabbianella.org/wp09/wp-content/uploads/2009/09/MILLE-GIORNI-DI-VITO-562.jpg" alt="MILLE GIORNI DI VITO 56" width="220" height="176" /></p>
<p>Esiste chi vive dietro le sbarre senza aver commesso reati: i figli piccoli delle detenute. Vito è uno di loro. Compiuti tre anni, come prescrive la legge italiana, è tornato libero portandosi dietro il peso della sua infanzia così particolare.</p>
<p>Con il link <a href="http://millegiornidivito.blogspot.com/">http://millegiornidivito.blogspot.com/</a> potete trovare informazioni sul film di Elisabetta Pandimiglio <em>Mille giorni di Vito</em>, presentato ieri, venerdì 11 settembre, alla 66a Mostra del Cinema.</p>
<p>La proiezione è stata seguita da un incontro sul tema del film in cui è intervenuta anche la Presidente della nostra associazione Carla Forcolin.</p>
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		<title>Presentato a Cavalese il libro-denuncia &#8220;Io non posso proteggerti&#8221;</title>
		<link>http://www.lagabbianella.org/2009/08/25/presentato-a-cavalese-il-libro-denuncia-io-non-posso-proteggerti/</link>
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		<pubDate>Tue, 25 Aug 2009 22:09:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Notizie]]></category>

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		<description><![CDATA[Dal Blog del Comune di Cavalese, 25 agosto 2009: Presentato a Cavalese il libro-denuncia di Carla Forcolin sul passaggio spesso traumatico per i bambini dall&#8217;affido all&#8217;adozione. E’ un appello accorato quello che Carla Forcolin ha lanciato oggi pomeriggio dalla sala conferenze della biblioteca comunale di Cavalese, in occasione della presentazione del suo ultimo libro “Io [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3>Da<strong>l <a href="http://cavalese.blogolandia.it/2009/08/25/presentato-a-cavalese-il-libro-denuncia-di-carla-forcolin-sul-passaggio-spesso-traumatico-per-i-bambini-dallaffido-alladozione/">Blog del Comune di Cavalese</a>, 25 agosto 2009:</strong></h3>
<p>Presentato a Cavalese il libro-denuncia di Carla Forcolin sul passaggio spesso traumatico per i bambini dall&#8217;affido all&#8217;adozione.</p>
<p><img title="Continua..." src="http://www.lagabbianella.org/wp09/wp-includes/js/tinymce/plugins/wordpress/img/trans.gif" alt="" />E’ un appello accorato quello che Carla Forcolin ha lanciato oggi pomeriggio dalla sala conferenze della biblioteca comunale di Cavalese, in occasione della presentazione del suo ultimo libro “Io non posso proteggerti” edito da Franco Angeli. Un appello forte al legislatore, ma anche a quanti poi la legge la devono applicare e far osservare, a fare sì che che non si ripetano più i drammi vissuti da tanti bambini col passaggio traumatico dall’affido all’adozione, drammi provocati dal distacco forzato da una famiglia affidataria, capace di cure ed attenzioni amorose spesso in una fase, iniziale assai delicata, talvolta urlati ma spesso silenziosi.<span id="more-463"></span>Il tema è proprio questo, l’affido, le adozioni ed il passaggio dal primo provvedimento, che è di natura provvisoria, al secondo che è invece definitivo. E l’allarme riguarda proprio la fase di passaggio che, sulla base di una normativa non chiara ed applicata in modi diversi da regione a regione, spesso provoca dei distacchi dolorosi con danni non secondari per la serenità dei bambini.</p>
<p>Tanto per dare un’idea del fenomeno adozioni ed affidi, in Italia dalla fine del 2001 alla fine del 2005 i bambini stranieri adottati sono stati 11.200, l’Italia è al terzo posto per numero di adozioni dopo Stati Uniti e Spagna. I bambini italiani adottati nello stesso periodo sono stati 4.000 mentre 30.000 sono stati affidati ad istituti e 2.000 sono stati dati in affido a famiglie.</p>
<p>Dietro a questi numeri però vi sono situazioni di disagio, si diceva, non secondarie. Carla Forcolin, che è presidente dell’associazione “La gabbianella ed altri animali” che si occupa di adozioni, affidi e di problemi annessi, ne racconta nel suo libro alcune di queste storie, una piccola parte andate a buon fine e la maggior parte, purtroppo, con epilogo drammatico o in alcuni casi con questioni ancora aperte e bambini ancora incerti sulla loro destinazione familiare.</p>
<p>La presentazione del libro è vissuta anche sulla testimonianza di un genitore affidatario divenuto poi adottivo e sulla lettura di alcuni brani da parte di Pasquale Catalisano. Ma Carla Forcolin ha ribadito più volte ai presenti la necessità di dare voce a questa situazione critica del passaggio tra fase affidataria e adottiva. La sua richiesta è di una legge chiara e che venga applicata uniformemente su tutto il territorio nazionale. Ed ancora Carla Forcolin ha rivolto un appello agli “addetti ai lavori” al buon senso, all’attuazione di scelte nell’interesse dei bambini e non di comodo per levarsi da responsabilità. Un appello forte rivolto ai presenti alla presentazione, peraltro pochi, con invito a fare passaparola a parenti, amici e conoscenti per fare sì che di questo problema si conoscano i termini, se ne parli e soprattutto si trovino soluzioni nell’interesse prioritario dei bambini.</p>
<p>Michele Zadra</p>
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