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	<description>sito dell&#039;associazione &#34;La gabbianella e altri animali&#34;</description>
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		<title>&#8220;Cella in Mostra&#8221; e altre iniziative nel Progetto Papillon alla Mostra del Cinema di Venezia 2010</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Sep 2010 12:13:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L&#8217;UOC Area Penitenziaria, in collaborazione con la Direzione degli Istituti di pena veneziani e con i soggetti del Terzo Settore che operano all&#8217;interno degli istituti di pena cittadini, organizza anche per il 2010 una serie di iniziative all&#8217;interno del Progetto Papillon con l’obiettivo di creare un ponte tra carcere e territorio durante un evento così importante per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-4023" src="http://www.lagabbianella.org/wp09/wp-content/uploads/2010/09/Papillon-2100.jpg" alt="" width="147" height="165" />L&#8217;UOC Area Penitenziaria, in collaborazione con la Direzione degli Istituti di pena veneziani e con i soggetti del Terzo Settore che operano all&#8217;interno degli istituti di pena cittadini, organizza anche per il 2010 una serie di iniziative all&#8217;interno del Progetto Papillon con l’obiettivo di creare un ponte tra carcere e territorio durante un evento così importante per la città, come la Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia.</p>
<p><strong>Dal 3 al 5 settembre dalle ore 13 alle ore 20</strong>, presso il parcheggio di Via Lamberti adiacente al Palabiennale del Lido,<strong> sarà allestita una cella costruita dai detenuti del carcere di Verona, che riproduce nelle dimensioni  e nell’arredamento la cella di un istituto di pena</strong>, al fine di far comprendere alla cittadinanza la fondatezza delle preoccupazioni dei volontari, degli operatori sociali, degli operatori penitenziari e delle famiglie rispetto alla vivibilità in carcere e per chiedere al governo soluzioni efficaci e tempestive.</p>
<p>I dati non sono infatti confortanti: <strong>la capienza regolamentare delle carceri italiane è di 44.568 posti con un limite tollerabile di 67.772, contro i 69.000 detenuti ad oggi presenti negli Istituti Penitenziari</strong>. Dall’inizio dell’anno sono 116 i detenuti morti in carcere tra suicidi, malattie e cause “da accertare”, senza contare gli atti di autolesionismo quotidiani.</p>
<p>Per confrontarsi, riflettere e sensibilizzare l’opinione pubblica su queste tematiche è stato organizzato, il <strong>3 settembre alle ore 15.30</strong> in prossimità della “cella”, un incontro pubblico in cui si affronteranno le problematiche attuali del carcere.</p>
<p><span style="color: #ffffff;">a</span></p>
<p>Queste le iniziative, in corso e a venire, del Progetto Papillon:</p>
<p><strong>1-11 settembre, </strong>c/o Area Garden adiacente al Palazzo del Cinema</p>
<p><span style="font-weight: normal;">&#8220;Papillon&#8221; stand n°9 &#8211; <span style="color: #800000;"><strong>esposizione e vendita prodotti realizzati negli Istituti di pena veneziani</strong> </span>dalle Cooperative &#8220;<a href="http://www.rioteradeipensieri.org/pages.asp?id=1">Rio Terà dei Pensieri</a>&#8221; e  &#8221;<a href="http://www.ilcerchiovenezia.it/">Il Cerchio</a>&#8220;</span></p>
<p><strong>4 settembre, </strong>c/o Area Garden adiacente al Palazzo del Cinema, dalle 10.30 alle 16.30</p>
<p><strong><span style="color: #800000;">timbratura di un annullo postale realizzato per l&#8217;occasione</span></strong></p>
<p><strong>3-4-5- settembre, </strong>parcheggio di via Lamberti adiacente Pala Biennale</p>
<p><strong><span style="color: #800000;">&#8220;Cella in Mostra&#8221;</span></strong> &#8211; esposizione di una cella. Venerdì 3 incontro pubblico ore 15.30</p>
<p><strong>7 settembre, </strong>c/o Area Incontri Digital Expo ore 17.00</p>
<p>proiezione <strong><span style="color: #800000;">d</span></strong><strong><span style="color: #800000;">ocumentario &#8220;Ponti Sospesi&#8221; di M. Valentini</span></strong> e tavola rotonda su teatro carcere a cura dell&#8217;Ass. Balamòs</p>
<p><strong>8 settembre, </strong>c/o casa circondariale maschile a S. Maria Maggiore</p>
<p>proiezione <strong><span style="color: #800000;">documentario &#8220;Ponti Sospesi&#8221; di M. Valentini</span></strong></p>
<p><span style="color: #ffffff;">a</span></p>
<p><a href="http://www.lagabbianella.org/wp09/wp-content/uploads/2010/09/mappa.pdf"><img class="alignleft size-full wp-image-3595" style="margin-right: 5px; margin-top: -5px;" src="http://www.lagabbianella.org/wp09/wp-content/uploads/2010/07/ACROBAT-PDF-small.gif" alt="" width="20" height="20" /></a><a href="http://www.lagabbianella.org/wp09/wp-content/uploads/2010/09/mappa.pdf">mappa</a></p>
<p><a href="http://www.lagabbianella.org/wp09/wp-content/uploads/2010/09/indicazioni-stradali.pdf"><img class="alignleft size-full wp-image-3595" style="margin-right: 5px; margin-top: -5px;" src="http://www.lagabbianella.org/wp09/wp-content/uploads/2010/07/ACROBAT-PDF-small.gif" alt="" width="20" height="20" /></a><a href="http://www.lagabbianella.org/wp09/wp-content/uploads/2010/09/indicazioni-stradali.pdf">indicazioni stradali</a></p>
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		<title>Avviso: nuova segreteria telefonica dell&#8217;associazione</title>
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		<pubDate>Tue, 31 Aug 2010 06:10:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[A partire dal prossimo 4 settembre la Gabbianella e altri animali avrà questo nuovo numero di segreteria telefonica: 041 2412649
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			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #990033;"><strong>A partire dal prossimo 4 settembre la Gabbianella e altri animali avrà questo nuovo numero di segreteria telefonica: 041 2412649</strong></span></p>
]]></content:encoded>
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		<title>“Uscite in spiaggia 2010” per i bambini nel nido del carcere femminile della Giudecca – pensieri di fine agosto</title>
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		<pubDate>Sat, 28 Aug 2010 21:09:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[carcere]]></category>
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		<description><![CDATA[Al mare
Con la collaborazione e l’entusiasmo – e ora la soddisfazione, l’affetto e la gioia – di grandi e piccini, tutto è andato per il meglio.
L’idea era semplicemente di ripetere il progetto &#8220;Giocare liberamente&#8221;, compiuto con successo nel 2009: portare al mare i piccoli che vivono con le mamme nella casa di reclusione femminile veneziana della Giudecca.  Una [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Al mare</strong></p>
<p>Con la collaborazione e l’entusiasmo – e ora la soddisfazione, l’affetto e la gioia – di grandi e piccini, tutto è andato per il meglio.</p>
<p>L’idea era semplicemente di ripetere il progetto <a href="http://www.lagabbianella.org/home/giocare-liberamente/">&#8220;Giocare liberamente&#8221;</a>, compiuto con successo nel 2009: portare al mare i piccoli che vivono con le mamme nella casa di reclusione femminile veneziana della Giudecca.  Una serie di varie difficoltà, imprevisti e &#8220;colpi di scena&#8221; ci ha invece impedito di programmare le attività e le uscite, che sono state organizzate settimanalmente e a volte perfino di giorno in giorno (una fatica organizzativa che rende dubbio, purtroppo, il ripetersi dell’iniziativa così com’è stata attuata quest’anno).</p>
<p>Dai finanziamenti, ai mezzi di trasporto, al team dei coordinatori, al numero dei soci disponibili a portare i bambini in spiaggia, tutte le risorse si sono rivelate molto inferiori rispetto all’anno scorso. Il gruppo degli accompagnatori stabili è stato costituito da due sole persone, affiancate, però, da compagne/i che hanno partecipato con assiduità, compatibilmente con altri impegni, e da familiari e amici accorsi in aiuto in caso di necessità. <span style="font-size: small;"><span style="font-family: 'comic sans ms', sans-serif;">(Un grazie particolare alle due ragazze del servizio civile, Elena e Giulia, bravissime e adorate dai bambini!)</span></span></p>
<p>I piccoli del &#8220;gruppo spiaggia&#8221; del nido del carcere erano solo tre, inizialmente, ma presto sono diventati quattro, e infine cinque, con bambini che se ne sono andati e altri che inaspettatamente si sono aggiunti al gruppetto iniziale. (Oltre a loro, un sesto bimbo, nato in carcere in febbraio, si è abituato presto alle uscite, richieste con energia e tenacia dalla sua mamma. Grazie a una nuova socia, che di buon grado ha corso il rischio di portarlo &#8220;lontano&#8221; dal seno materno, anche lui ha potuto vedere il mare).</p>
<p>I bambini sono stati accompagnati in spiaggia (o comunque a giocare fuori dal carcere in caso di brutto tempo) dai volontari della Gabbianella almeno tre volte alla settimana, per lo più tutta la mattina, ma talvolta anche l’intera giornata: le mamme si sono battute molto per avere il tempo pieno e noi abbiamo “ceduto” ogni qualvolta ciò è stato possibile.<span id="more-3948"></span></p>
<p>I piccoli sono giunti al nido già toccati da traumi, separazioni, sofferenze, per motivi di cui non sono responsabili e che a loro risultano del tutto incomprensibili. Per fortuna sono in grado di divertirsi ancora, a tratti spensieratamente, e hanno vissuto istanti di semplice felicità nello sguazzare nell’acqua o nel giocare con la sabbia.</p>
<p>I bambini hanno anche incontrato diverse persone, conosciuto altri bambini, vissuto varie e belle esperienze, imparato qualcosa. Ora – verso la fine della stagione balneare – sono comunicativi e socievoli, sono a tal punto simpatici che i piccoli delle altre capanne sono attratti da loro e tutti si divertono liberamente, senza distinzioni e barriere. Era questo uno dei nostri desideri-obiettivi.</p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="font-family: 'comic sans ms', sans-serif;">Siamo stati felici di condividere la capanna con altre associazioni e con le ragazze della comunità Pompeati. Dolcissimo vedere come ragazze adolescenti, che nella loro prima infanzia hanno sofferto per la carenza di cure materne adeguate, siano state capaci di prendersi cura dei bambini. In particolare, si è instaurata tra una di queste care ragazze e la più birichina delle bimbe un’amicizia speciale.</span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="font-family: 'comic sans ms', sans-serif;">Vorremmo ringraziare le signore dell’associazione Arcobaleno: al di fuori delle giornate in spiaggia, Serena, Simonetta e Sonia hanno fatto uscire i piccoli dal carcere, talvolta per interi weekend, contribuendo così a &#8220;regalare&#8221; loro una &#8220;ricca&#8221; estate che forse, anche da liberi, non avrebbero potuto permettersi.</span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="font-family: 'comic sans ms', sans-serif;">Grazie a Eleonora e Francesca, le psicologhe che operano nel nido del carcere, per l&#8217;assistenza e le consulenze.</span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="font-family: 'comic sans ms', sans-serif;">Infine, un ringraziamento caloroso al personale della casa di reclusione, che è stato in grado di rendere lievi i nostri transiti, accogliendoci con simpatia e &#8220;festeggiando&#8221; i bambini nelle uscite e nei rientri.</span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"> </span></p>
<p><strong>Bambini apolidi</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p>Nessuno dei bambini del &#8220;gruppo spiaggia&#8221; del nido del carcere ha genitori italiani. La loro pelle è di vario colore. Tutti sono belli, sani e intelligenti. I cinque più grandicelli sono bilingui. Alcuni non parlano ancora, ma tutti comprendono bene le lingue delle mamme e l’italiano.</p>
<p>Ognuno di loro ha un carattere ben definito. L, 18 mesi, è la più giovane. Abilissima nel cogliere l’istante in cui può sfuggire al controllo per lanciare succhielli e scarpine in canale, è irresistibile: la simpatia e l’arte di arrangiarsi in persona. I suoi quattro compagni stanno per compiere tre anni, l’età in cui si deve uscire dal carcere. S., la &#8220;principessina&#8221;, si offende e fa il broncio se trascuriamo di assisterla per qualche secondo, è &#8220;chiacchierina&#8221; e ama conversare e giocare con gli adulti. M., la più difficile secondo le mamme del nido, sembra un angelo quando è fuori. F., può impuntarsi con ostinazione e disarmarti subito dopo con un &#8220;glazie&#8221; e un sorriso dolcissimo. Poi c’è il nostro “veterano”, J., che sta crescendo bene, mantenendo e rinforzando il suo carattere equilibrato e riflessivo. E gli altri bambini, passati magari per un giorno solo al nido, accompagnati comunque fuori, miracolosamente… perché non si può lasciare solo in prigione un bimbo mentre gli altri vanno al mare!</p>
<p>A fine giugno abbiamo salutato, con affetto e apprensione, C., una bimba meravigliosa che è tornata in famiglia poco prima di compiere tre anni. In questi giorni ha partecipato al grande raduno rom in Francia: speriamo che questo viaggio, di cui la mamma ci ha parlato con fierezza pochi giorni fa, non si sia concluso con un &#8220;rimpatrio&#8221; forzato sugli aerei di Sarkozy!</p>
<p>Fra poche settimane altri quattro bambini compiranno tre anni. Le loro sorti sono incerte, dall’espulsione, con la mamma, in un paese dove non risultano neppure iscritti all’anagrafe, all’inserimento in famiglie di congiunti che non sembrano molto interessati ad accoglierli, al possibile trascorrere di vite tragicamente prive di tutto (casa, lavoro dei genitori, assistenza sanitaria, asilo e tutto ciò che ne consegue: mangeranno tre volte al giorno?).</p>
<p>E le mamme? Finiranno per raccogliere mele e pomodori in clandestinità o per tornare a compiere qualche furto?  Riusciranno a mantenere la dignità che il carcere ha loro paradossalmente restituito?</p>
<p>Noi vorremmo avere un lavoro onesto da offrire alle mamme quando usciranno, delle stanze dove ospitarle, tante socie capaci di sostenerle, ma tocchiamo con mano la nostra impotenza. Possiamo dare loro un numero di telefono, per dare continuità alla nostra amicizia, ma è poco, troppo poco.</p>
<p>Se davvero, dopo il carcere, si è scontata la pena e si torna “puliti”, perché per queste mamme non è possibile un vero inserimento nel nostro mondo? Inoltre, i bambini nati in carcere non hanno mai avuto nessuna colpa. Noi li guardiamo uscire dalla prigione con le mamme con maggiore preoccupazione che sollievo. In molti casi, staranno peggio “fuori”, che “dentro”, purtroppo.</p>
<p>Le tante proposte di legge per i bambini del carcere si fermano al periodo della carcerazione. Toccare il periodo della post-carcerazione significa ripensare leggi recenti, che fanno della clandestinità un reato, ma che in realtà non risolvono il problema del “come si diventa cittadini italiani”, nemmeno se si è bimbi nati in Italia.</p>
<p>Chi conosce da vicino queste situazioni, ha mezzi e potere dovrà liberare la fantasia e molte risorse anche economiche per rendere il reinserimento di donne e bambini una realtà invece di un sogno.</p>
<p>Carla Forcolin e Paola Modesti</p>
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		<title>Lettura del libro &#8220;Mamma non mamma&#8221; a Radio Popolare Verona da lunedì 30 agosto</title>
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		<pubDate>Sat, 28 Aug 2010 13:10:28 +0000</pubDate>
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a
a
Per tutte le informazioni e la presentazione dell&#8217;iniziativa nell&#8217;ambito del programma &#8220;PAFLASMOS&#8221;, mezz&#8217;ora di lettura di libri, in onda dal lunedì al venerdì alle 9.30 e in replica alle 17.00, clicca sull&#8217;immagine.
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.radiopopolareverona.it/index.php?module=Pagesetter&amp;func=viewpub&amp;tid=1&amp;pid=2236"><img class="size-full wp-image-3906 alignleft" style="margin-right: 5px; margin-top: - 40px;" src="http://www.lagabbianella.org/wp09/wp-content/uploads/2010/08/Radio-Popolare.jpg" alt="" width="126" height="193" /></a><span style="color: #ffffff;">a</span></p>
<p><span style="color: #ffffff;">a</span></p>
<p><span style="color: #ffffff;">a</span></p>
<p>Per tutte le informazioni e la presentazione dell&#8217;iniziativa nell&#8217;ambito del programma &#8220;PAFLASMOS&#8221;, mezz&#8217;ora di lettura di libri, in onda dal lunedì al venerdì alle 9.30 e in replica alle 17.00, clicca sull&#8217;immagine.</p>
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		<title>Rispetto per i sentimenti dei bambini in affidamento: articolo di Carla Forcolin su &#8220;Areté&#8221;</title>
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		<pubDate>Wed, 28 Jul 2010 21:38:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Comunità di accoglienza]]></category>
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		<category><![CDATA[normativa]]></category>
		<category><![CDATA[Petizione al Parlamento Italiano]]></category>

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		<description><![CDATA[L&#8217;articolo che segue è uscito sul numero corrente della rivista &#8220;Areté&#8221;, Quadrimestrale dell&#8217;Agenzia per le ONLUS (anno 3, n. 2, maggio-agosto 2010, pp. 98-105). Ringraziamo l&#8217;Editore per averci autorizzato a pubblicarlo su questo sito.
Rispetto per i sentimenti dei bambini in affidamento
La nostra legge e i suoi obiettivi
La legge 149/2001, che regolamenta l&#8217;affido e l&#8217;adozione, ha [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;articolo che segue è uscito sul numero corrente della rivista &#8220;Areté&#8221;, Quadrimestrale dell&#8217;Agenzia per le ONLUS (anno 3, n. 2, maggio-agosto 2010, pp. 98-105). Ringraziamo l&#8217;Editore per averci autorizzato a pubblicarlo su questo sito.</p>
<p><strong><img class="alignleft size-medium wp-image-3857" style="margin-right: 5px;" src="http://www.lagabbianella.org/wp09/wp-content/uploads/2010/07/Arete001-215x300.jpg" alt="" width="129" height="180" /><span style="font-size: medium;">Rispetto per i sentimenti dei bambini in affidamento</span></strong></p>
<p><strong>La nostra legge e i suoi obiettivi</strong></p>
<p>La legge 149/2001, che regolamenta l&#8217;affido e l&#8217;adozione, ha come riferimento costante il &#8220;superiore interesse del minore&#8221;. Fare &#8220;il superiore interesse del minore&#8221; è idea con­divisibile da chiunque, ma soggetta ad ogni forma di interpretazione personale. Nella si­tuazione di un minore affidato e successivamente (spesso dopo anni) dichiarato adottabi­le, qual è il &#8220;superiore interesse del minore&#8221;? Credo che difficilmente si possa sostenere che fa bene ad un bambino, già figlio di genitori inadeguati, essere separato dalla famiglia affidataria, dove ha vissuto per lungo tempo, se ad essa sente di appartenere. Molte ricer­che in ambito psicologico dimostrano che i sostituti genitoriali non sono meno importan­ti dei genitori naturali, quando tra adulti e bambini si sia sviluppato un rapporto empatico profondo. Se condividiamo la considerazione dell&#8217;importanza del genitore &#8220;affettivo&#8221; non possiamo negare che il cambiamento di famiglia per un bambino è un grave danno. E subi­re tale danno non è di certo nel suo superiore interesse presente e futuro.<span id="more-3854"></span></p>
<p>Ma ciò che è ovvio per la gente comune e che è stato regolarmente confermato da indagini psicologiche di ricercatori e psico-terapeuti negli anni è sbagliato per mol­ti &#8220;addetti ai lavori&#8221;. Per alcuni di essi è preferibile far vivere al minore il terzo cam­biamento di famiglia piuttosto che creare un passaggio dall&#8217;affidamento all&#8217;adozione. Ci si chiede perché: ciò avviene perché si vogliono tenere separati l&#8217;istituto e l&#8217;adozio­ne, che ha lo scopo di dare per sempre una famiglia a chi ne è privo (perché orfano o abbandonato) da quello dell&#8217;affidamento, che ha lo scopo di dare un supporto tempo­raneo ad una famiglia in momentanea difficoltà.</p>
<p>Per onorare tale distinzione teorica, non si esita a calpestare la persona del bam­bino in un&#8217;ottica completamente adulto-centrica.</p>
<p><strong>Che cos&#8217;è l&#8217;affidamento nella realtà</strong></p>
<p>In realtà l&#8217;affidamento risponde all&#8217;obiettivo primario di riportare il bambino alla famiglia d&#8217;origine in meno della metà dei casi: l&#8217;affidamento è l&#8217;istituto della protezio­ne dei bambini nell&#8217;incertezza del loro futuro.</p>
<p>È cosa diversa da ciò che si sarebbe voluto e va trattato per quello che è. Non si può più permettere, nel superiore interesse della persona del minore, che un bam­bino cresca nell&#8217;incertezza perenne del suo futuro. Dopo i 2 anni dall&#8217;inizio dell&#8217;affi­damento si dovrebbe, per legge, decidere se dichiararlo adottabile oppure farlo rien­trare nella famiglia &#8220;risanata&#8221;, ma i due anni sono rinnovabili. Talora bisogna rinnova­re l&#8217;affidamento, ma fino a quando?</p>
<p>Se l&#8217;incertezza permane e la famiglia d&#8217;origine è impossibilitata a prendersi cura del minore, ma per certi aspetti presente nella mente del bambino, bisogna dargli una famiglia adottiva, che abbia i requisiti per educarlo con autorevolezza ed insieme gli permetta la continuità degli affetti con coloro che l&#8217;hanno messo al mondo. Una fa­miglia che accolga in un certo senso sia il minore che la sua stessa madre e che sap­pia mantenere un buon rapporto con entrambi. Una famiglia che abbia alcune carat­teristiche di quella adottiva (dia a tutti, bambini e grandi, la sicurezza della stabilità e del diritto) e alcune caratteristiche di quella affidataria (mantenimento dei rapporti con la famiglia d&#8217;origine). Non è impossibile: nella prassi già situazioni simili esistono da tempo, dove i magistrati minorili hanno avuto il coraggio di spingersi in un terre­no che la nostra legge ha previsto, ma che è sempre un po&#8217; anomalo nei confronti di un&#8217;adozione classica. In essa, infatti, il bambino perde ogni contatto con la famiglia di provenienza, che non sa e non deve sapere dove egli viva e con chi sia.</p>
<p><strong>Affidamento e forme di adozione aperta e miste</strong></p>
<p>Oggi, nella maggior parte delle situazioni inerenti bambini figli di famiglie incapa­ci di crescerli, ma non bambini orfani, si preferisce nella realtà un affidamento, che si prolunga fino alla maggiore età, ad un&#8217;adozione come quella sopra descritta. Si lascia­no i bambini/ragazzi in affidamento per periodi talmente lunghi da portarli all&#8217;età in cui si viene dichiarati maggiorenni. Si tratta degli affidamenti definiti &#8220;sine die&#8221;, in cui i minori in teoria non hanno mai il diritto di chiamare &#8220;mamma&#8221; e &#8220;papa&#8221; le persone che si prendono cura di loro, pur vedendo i genitori naturali una volta all&#8217;anno o addi­rittura mai. I bambini in questa situazione vivono sempre &#8220;tra color che sono sospe­si&#8221; e l&#8217;Associazione Italiana Amici dei Bambini (AIBI) ha coniato per loro la definizione di &#8220;bambini del limbo&#8221;. Le conseguenze pratiche di questa incertezza di vita non so­no certo da sottovalutarsi: affidato e affidatari non sono mai riconosciuti dalla socie­tà come figlio/a e genitori e questo indebolisce il ruolo degli adulti e impedisce a tut­ti di programmare la vita liberamente.</p>
<p><strong>Il periodo dell&#8217;adolescenza</strong></p>
<p>L&#8217;incertezza dei ruoli, sia degli affidatari che degli affidati, rende drammatico so­prattutto il periodo dell&#8217;adolescenza. I ragazzi, raggiunti i 14/15 anni, se ribelli, come moltissimi figli naturali, potrebbero essere rifiutati da coloro che li hanno cresciuti e finire in qualche comunità, con conseguenze psicologiche a materiali gravissime per grandi e piccoli, o addirittura potrebbero essere i ragazzini a chiedere agli assistenti sociali di essere tolti dalla famiglia affidataria per andare in comunità, dove si sentono meno controllati. Mi si consenta il ricordo personale di un padre affidatario che non capiva come i Servizi avessero potuto far andare in comunità una ragazzina da lui se­guita per tanti anni, solo perché la stessa voleva vestirsi e truccarsi in modo vistoso e la famiglia affidataria glielo impediva, come forse glielo avrebbe impedito una famiglia naturale. I casi particolari si prestano a mille riflessioni e chissà che cosa celava quel classico conflitto adolescenziale, ma in casi simili è enorme il senso di sconfitta e di autosvalutazione per tutti i membri della famiglia affidataria, che sente di aver fallito il suo compito. Ancor più grave è il riemergere di vissuti abbandonici per i giovani affida­ti, soprattutto se vengono allontanati dal nucleo familiare contro la loro stessa reale volontà: essi vengono privati così, anche materialmente, dell&#8217;appoggio fondamentale della famiglia in un momento della vita molto delicato, quale quello del raggiungimen­to dell&#8217;autonomia personale e lavorativa, così difficile in Italia.</p>
<p><strong>La necessità di fare delle scelte</strong></p>
<p>Non scegliere o scegliere in ritardo per il futuro di questi ragazzi, posti un tempo in affidamento e poi mai fatti rientrare nella famiglia d&#8217;origine o mai resi adottabili, si­gnifica decidere la loro vulnerabilità e la vulnerabilità di chi li ha generosamente accol­ti. Ci sono persone disposte ad adottare i bambini, che hanno accolto in affidamento, dopo due anni dalla loro accoglienza, quando sono ancora piccoli e magari non dopo quattro, a causa dello scatenarsi della crisi adolescenziale. Il tempo non è una variabi­le di poco conto in questi casi e il sapere che si starà insieme &#8220;per sempre&#8221; favorisce i rapporti di attaccamento in maniera evidente.</p>
<p>Comunque, anche nell&#8217;incertezza del futuro, gli affetti spesso maturano egual­mente e ci sono ragazzi che non vorrebbero mai lasciare gli affidatari e affidatari che aspettano proprio che i minori raggiungano la maggior età per adottarli.</p>
<p><strong>Adozione inclusiva dei vecchi affetti o affidamento <em>sine die</em>?</strong></p>
<p>Un&#8217;adozione che permettesse anche a &#8220;orfani di genitori vivi e vegeti&#8221;, ma incapa­ci di svolgere appieno il loro ruolo, di avere una famiglia stabile (pur sapendo da do­ve si proviene e magari mantenendo anche &#8211; se opportuno &#8211; un legame con qualche parente), eliminerebbe queste situazioni: i ragazzi adottati saprebbero di appartene­re alla famiglia che li cresce e li educa e la famiglia adottiva avrebbe nei loro confronti gli stessi diritti e doveri di quella naturale. L&#8217;affidamento &#8220;sine die&#8221; invece offre il fian­co a perenni incertezze, a difficoltà affettive legate all&#8217;impossibilità ufficiale dell&#8217;attac­camento reciproco, all&#8217;impossibilità di approdare ad una situazione in cui si è davve­ro, e per l&#8217;intera società, genitori e figli. Esso in sostanza non da mai, proprio a chi ne avrebbe particolarmente bisogno, una famiglia stabile. Tale tipo di affidamento è diffusissimo, circa la metà degli affidamenti nel nostro Paese finiscono per essere &#8220;<em>sine die</em>&#8220;. C&#8217;è chi li accetta di buon grado, pur di non far passare i bambini e i ragazzi dall&#8217;affida­mento all&#8217;adozione all&#8217;interno della stessa famiglia con il vantaggio di non far cambiare vita a ragazzi già in affidamento da anni.</p>
<p><strong>Snaturare l&#8217;affidamento e l&#8217;adozione</strong></p>
<p>Gli operatori che permettono simili affidamenti lunghissimi e incerti fanno queste scelte, temendo che il passaggio da un istituto all&#8217;altro snaturi l&#8217;affidamento.</p>
<p>Infatti, poiché l&#8217;affidamento nasce per far tornare i bambini nella famiglia che ha da­to loro la vita, non prevede che chi li accoglie temporaneamente la sostituisca a tut­ti gli effetti. Per diventare affidatari sono sufficienti brave persone, forti ed equilibra­te oltre che preparate, ma non necessariamente esse devono essere sposate e giova­ni, come per l&#8217;adozione. I requisiti per poter adottare e prendere in affidamento so­no diversi e sono diversi i percorsi attraverso cui si diventa genitori adottivi o geni­tori affidatari. È diverso l&#8217;orientamento mentale a cui si rivolgono i primi ed i secon­di: i primi sono volti a creare il massimo attaccamento tra sé e i bambini, i secondi a lasciare che i genitori naturali siano il vero oggetto d&#8217;amore per i bambini, dove que­sto è possibile. Permettere il passaggio da un istituto all&#8217;altro creerebbe molta confu­sione, anche mentale, e favorirebbe coloro che, privi dei requisiti per adottare, desi­derano adottare lo stesso, in barba alla legge attuale. Non entro qui nell&#8217;annosa pole­mica circa il diritto per i single di adottare, mi limito a sottolineare i fondati motivi di chi non vuole favorire il passaggio dall&#8217;affidamento all&#8217;adozione.</p>
<p>Ma posti in evidenza i problemi, si devono individuare le soluzioni, a meno che non si voglia scegliere di riperpetuare le situazioni in cui un minore viene costretto a cam­biare almeno tre famiglie nella vita o, peggio, viene posto per anni in casa-famiglia, per non sottoporlo a distacchi da persone a cui si sia affezionato. È questa la più scioc­ca delle soluzioni, purtroppo spesso applicata anche nella prima infanzia, quando ci si forma e si pongono le basi per lo sviluppo futuro della personalità umana, proprio a partire dai rapporti d&#8217;affetto con la madre o il sostituto materno. Oggi, secondo le ul­time ricerche (2007) del Centro studi dell&#8217;Istituto degl&#8217;Innocenti, su 100 bambini tra gli 0 e i 2 anni, ce ne sono 39,8 in affidamento familiare e 60,2 nei servizi residenzia­li. Il danno che viene procurato così a molti bambini non è quantificabile ma è di cer­to molto rilevante.</p>
<p><strong>Possibili soluzioni ai problemi sollevati</strong></p>
<p>Le soluzioni ai problemi qui sollevati, e ad altri a questi correlati, sono state indi­cate da molti Parlamentari nel tempo. Le soluzioni ci sono: basterebbe che fosse cre­ato un nucleo di famiglie e singole persone (anche i <em>single</em> nei casi particolari possono adottare) capaci di percorrere, in tempi diversi, sia il percorso della formazione per diventare famiglie adottive sia quello per diventare famiglie affidatarie. Verreb­be così superata la questione dei requisiti diversi e della paura dell&#8217;aggiramento del­la legge. Queste persone, disposte ad affrontare l&#8217;incertezza del futuro, riconosciu­te da tribunali e servizi, potrebbero essere i futuri genitori a cui rivolgersi nei tan­ti casi incerti.</p>
<p>Ci sono bambini che si buttano nell&#8217;acqua, pur non sapendo nuotare, se ad acco­glierli ci sono le braccia di persone di cui si fidano. Il sistema di protezione dei minori ha il dovere di predisporre &#8220;braccia&#8221; di cui ci si possa fidare in ogni circostanza o al­meno di non toglierle quando già ci sono.</p>
<p><strong>Possibilità offerte dalla legge attuale</strong></p>
<p>Tutto ciò si può fare con la legge attuale. Non c&#8217;è scritto nella legge 149/2001 che tra i due istituti non possa esserci alcuna commistione. Non c&#8217;è scritto che i genito­ri affidatari debbano essere esclusi dalla categoria di coloro che possono adottare il bambino. Anzi, la legge prevede che &#8220;i minori possano essere adottati anche in assen­za dei requisiti previsti per poter adottare di cui al comma I dell&#8217;art. 7, lett. <em>a</em>) della legge 184/1983 come modificata nella legge 149/2001 da persone unite al minore da vincolo di parentela fino al sesto grado o da preesistente rapporto stabile e duraturo, quando il minore sia orfano di padre e di madre&#8221;. La giurisprudenza ha ormai compa­rato il bambino abbandonato a quello orfano e, se non è &#8220;rapporto stabile e duratu­ro&#8221; quello che s&#8217;instaura tra un bambino che rimane in una famiglia per molti mesi e per anni, quando sussiste un rapporto con tali caratteristiche? La domanda è ovviamente retorica: tale rapporto inevitabilmente si costituisce nel tempo e nell&#8217;intimi­tà della convivenza, quindi gli affidatari potrebbero, a legislazione invariata, adottare all&#8217;interno della propria famiglia il bambino utilizzando questo articolo di legge.</p>
<p><strong>L&#8217;adozione nei casi particolari</strong></p>
<p>Ma questa adozione particolare (messa in atto attraverso l&#8217;art. 44 della legge 184/1983) non è identica a quella semplice per vari motivi. Essa infatti permette al bambino adottato di mantenere il proprio cognome accanto a quello di chi adotta e di mantenere il contatto con la famiglia d&#8217;origine. Essa prefigura quell&#8217;adozione conci­liante della vita e degli affetti di cui si parlava sopra.</p>
<p>Questa forma di adozione, come abbiamo accennato, da elasticità alla legge e na­sce proprio per sanare situazioni di fatto che si potrebbero modificare solo con grave pregiudizio per il minore, staccato da chi è stato per lui riferimento fondamentale. Es­sa va bene se il rapporto con la famiglia d&#8217;origine è opportuno o auspicabile, perché la stessa è in qualche modo presente o almeno non è persecutoria, non va bene se inve­ce lo è. Il rischio che la famiglia d&#8217;origine possa tormentare quella adottiva esiste, come esiste il pericolo che possa tormentare il figlio se questi è facilmente reperibile.</p>
<p>Anche questo problema non è insolubile. La famiglia affidataria potrebbe, per amo­re del bambino che cresce da anni, trasferirsi o venire protetta. Di certo per un bam­bino è meglio stare con chi ritiene i propri genitori che cambiarli per un pericolo da cui può essere protetto.</p>
<p><strong>Prevedere i possibili sviluppi futuri</strong></p>
<p>Fermo restando tutto ciò che abbiamo appena affermato, si deve pensare prima a cosa fare nel futuro quando un bambino viene posto in affidamento. Forse la sua si­tuazione è prevedibile con buoni margini di probabilità, forse l&#8217;incertezza è totale. In ogni caso si deve predisporre la &#8220;rete di salvataggio&#8221;, di cui sopra, per il bambino per ogni evenienza, per proteggere i suoi legami affettivi. La rete di salvataggio prevede che si scelga nel tempo opportuno se il bambino deve andare in affidamento o in ado­zione a rischio giuridico, cioè presso una famiglia che un giorno lo possa eventualmen­te adottare (meglio se una famiglia con i requisiti per poter fare domanda d&#8217;adozione legittimante) oppure se questo non è necessario. Tutto ciò viene già pensato dai ser­vizi e dai tribunali più attenti, ma inevitabilmente, poiché la vita supera la fantasia, le situazioni incerte alla fine dell&#8217;affido si trovano sempre ed è per questo che va ribadi­to che i legami affettivi di un bambino vanno tutelati, soprattutto se questi è piccolo, se i legami che ha costituito con la famiglia affidataria sono forti, se egli non può ca­pire che non viene abbandonato di nuovo. Troppe volte accade che un bambino cre­sciuto dalla nascita in una famiglia che &#8220;sente&#8221; sua sia costretto a 3-4 anni a cambiarla, subendo traumi dolorosissimi, solo a causa dei contorti ragionamenti degli adulti.</p>
<p><strong>Necessità della petizione presentata al Parlamento il 13 maggio 2010</strong></p>
<p>Per questo è necessario che si precisi nella legge attuale che, qualora un bambino già posto in affidamento venga dichiarato adottabile, a causa del mancato recupero della famiglia d&#8217;origine, vanno protetti i rapporti affettivi che egli nel frattempo abbia costituito, come chiede la petizione che è stata presentata al Presidente della Came­ra il giorno 13 maggio 2010 dall&#8217;Associazione &#8220;La gabbianella e altri animali&#8221; e che ha raccolto in poco tempo 6.000 firme.</p>
<p>Ciò significa che in caso di dichiarazione di adottabilità il bambino dovrebbe rima­nere <em>in primis</em> nella famiglia in cui già si trova. In caso invece di ritorno nella famiglia d&#8217;origine o di adozione in un&#8217;altra famiglia (la possibilità rimane aperta), il minore do­vrebbe poter mantenere un rapporto amichevole con le persone che sono state per lui preziose. Gli adulti che si vogliono bene si incontrano, si telefonano, si scrivono: perché mai i bambini non possono farlo? I bambini non sono proprietà privata di nes­suno, nemmeno dei loro genitori, e in quanto persone hanno diritto di vivere gli af­fetti che sentono profondamente.</p>
<p>Carla Forcolin</p>
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		<title>Petizione: lettera del Presidente della Camera dei Deputati</title>
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		<pubDate>Tue, 27 Jul 2010 21:32:16 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[affido]]></category>
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		<description><![CDATA[Abbiamo aperto ieri questa lettera inviataci il 20 luglio dal Presidente della Camera, Gianfranco Fini:
&#8220;Gentile dottoressa Forcolin,
ho ricevuto la Sua cortese lettera del 2 luglio scorso e La ringrazio per la copia del Suo libro “Io non posso proteggerti” che ha voluto gentilmente farmi pervenire, unitamente ad una copia della petizione presentata dall&#8217;Associazione da Lei [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.lagabbianella.org/wp09/wp-content/uploads/2010/07/Lettera-Fini001.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-3847" style="margin-right: 5px;" src="http://www.lagabbianella.org/wp09/wp-content/uploads/2010/07/Lettera-Fini001-218x300.jpg" alt="" width="131" height="180" /></a>Abbiamo aperto ieri questa lettera inviataci il 20 luglio dal Presidente della Camera, Gianfranco Fini:</p>
<p>&#8220;Gentile dottoressa Forcolin,</p>
<p>ho ricevuto la Sua cortese lettera del 2 luglio scorso e La ringrazio per la copia del Suo libro <em>“Io non posso proteggerti” </em>che ha voluto gentilmente farmi pervenire, unitamente ad una copia della petizione presentata dall&#8217;Associazione da Lei presieduta, in merito all&#8217;istituto dell&#8217;affidamento familiare, già annunciata in Assemblea nella seduta del 1 giugno 2010 con il numero 982 e assegnata alla Commissione Giustizia.<span id="more-3845"></span></p>
<p>E&#8217; mia convinzione che Le Istituzioni debbano essere sensibili alle iniziative della società civile valutandone attentamente le proposte, nel segno di una effettiva ed indispensabile collaborazione. In questo spirito, ritengo che le molteplici questioni legate all&#8217;istituto dell&#8217;affidamento familiare, oggetto della petizione, debbano essere attentamente considerate dalle Istituzioni in tutti i loro aspetti, avvalendosi anche dell&#8217;approfondimento svolto con impegno dalle Associazioni di volontariato come la Vostra che si dedicano a tali tematiche attraverso un lavoro di analisi unito ad una preziosa attività di sostegno alle famiglie che si trovano ad affrontare situazioni complesse e spesso molto dolorose.</p>
<p>Desidero, quindi, informarLa, che, in considerazione della rilevanza della questione, ho dato disposizione di trasmettere copia della Sua lettera al Presidente della Commissione Giustizia, on. Giulia Bongiorno, affinché possa prenderne visione ed assumere le iniziative che riterrà più opportune.</p>
<p>Mi è gradita l&#8217;occasione per inviarLe i miei cordiali saluti ed un sincero augurio di buon lavoro.&#8221;</p>
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		<title>Aggiornamenti sulla petizione, dell&#8217;Avv. Lucrezia Mollica</title>
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		<pubDate>Mon, 26 Jul 2010 08:03:47 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[legami affettivi]]></category>
		<category><![CDATA[Petizione al Parlamento Italiano]]></category>
		<category><![CDATA[protezione e tutela dei minori]]></category>
		<category><![CDATA[relazioni affettive]]></category>

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		<description><![CDATA[Milano 25 luglio 2010
Il cammino iniziato con la nostra petizione prosegue.
Lo scorso 8 luglio Carla Forcolin ed io abbiamo incontrato a Roma l’onorevole Salvatore Vassallo e l’onorevole Caterina Pes, PD, che sono i promotori di una proposta di legge che si basa proprio sui temi a noi cari.
Il 22 luglio scorso ho incontrato sempre a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Milano 25 luglio 2010</p>
<p>Il cammino iniziato con la nostra petizione prosegue.</p>
<p>Lo scorso 8 luglio Carla Forcolin ed io abbiamo incontrato a Roma l’onorevole Salvatore Vassallo e l’onorevole Caterina Pes, PD, che sono i promotori di una proposta di legge che si basa proprio sui temi a noi cari.</p>
<p>Il 22 luglio scorso ho incontrato sempre a Montecitorio l’on Elvira Savino, del PDL, che a sua volta ha preparato una proposta di legge che sembra aver colto il cuore del problema: la tutela della continuità degli affetti.</p>
<p>Tutti costoro hanno voluto incontrarci per avere dei chiarimenti e dei suggerimenti; ogni volta leggo lo stupore della “gente” di fronte alle storie incredibili che raccontiamo. Storie purtroppo numerose e accomunate da un grande sofferenza.<span id="more-3751"></span></p>
<p>Ho regalato all’on Savino due  copie dell’ultimo libro di Carla, Io non posso proteggerti; una copia per lei ed una che verrà donata al ministro della Giustizia Alfano.</p>
<p>Ci è stato spiegato che in questo momento è  fondamentale che queste proposte vengano, come si dice in gergo, calendarizzate; vale a dire messe all’ordine del giorno.</p>
<p>Se e dopo che questo primo passo sarà fatto, si aprirà la vera e propria discussione in commissione giustizia, con le audizioni, le discussioni  ecc. e quindi di seguito il passaggio in aula…</p>
<p>Ma non sogniamo troppo: <strong>la strada è ancora lunga e richiederà lo sforzo e l’attenzione di tutti noi. Occorrerà risollecitare i media, contattare le associazioni che potrebbero porci qualche ostacolo per discuterne apertamente. Non caliamo la guardia, c’è ancora tanto lavoro per tutti.</strong></p>
<p>Sappiamo già che un risultato finale non potrà che essere, come per l’approvazione di qualunque legge, il frutto di un compromesso tra le varie posizioni. Sappiamo già che non tutti approvano in toto la nostra posizione e dobbiamo essere pronti a qualche modifica. L’importante però è che, nella cultura non tanto delle persone comuni (che già ne sono convinte), ma degli addetti ai lavori (giudici, psicologi, servizi) cominci a passare il principio che i bambini non possono essere, dopo anni, allontanati da chi, oserei dire a qualunque titolo, li ha amati per anni…</p>
<p>Buona estate e a presto</p>
<p>Lucrezia Mollica</p>
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		<title>Abbiamo molti soci&#8230;</title>
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		<pubDate>Mon, 26 Jul 2010 08:02:28 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[La Gabbianella ha numerosi soci, ma purtroppo non può contare sulle quote associative come fonte di finanziamento per le proprie attività (e ne ha bisogno!) perché una buona percentuale di queste non è stata corrisposta.
Per chi intendesse farlo ora, o per chi volesse sostenere la Gabbianella associandosi (scrivi a info@lagabbianella.org per ricevere il modulo di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-3813" src="http://www.lagabbianella.org/wp09/wp-content/uploads/2010/07/Maialino-salvadanaio-bis.jpg" alt="" width="127" height="130" />La Gabbianella ha numerosi soci, ma purtroppo non può contare sulle quote associative come fonte di finanziamento per le proprie attività (e ne ha bisogno!) perché una buona percentuale di queste non è stata corrisposta.</p>
<p>Per chi intendesse farlo ora, o per chi volesse sostenere la Gabbianella associandosi (scrivi a <a href="mailto:info@lagabbianella.org">info@lagabbianella.org</a> per ricevere il modulo di iscrizione), la quota associativa annuale è di 40 euro. Può essere versata sul c.c.p. 48395222  intestato a &#8220;La gabbianella e altri animali &#8211; onlus&#8221;, Castello 5170 &#8211;  30122 Venezia, oppure tramite bonifico bancario (chiedi il cod. IBAN  a <a href="mailto:info@lagabbianella.org">info@lagabbianella.org</a>).</p>
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		<title>Assemblea annuale della Gabbianella il 4 settembre 2010</title>
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		<pubDate>Mon, 26 Jul 2010 07:36:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L&#8217;assemblea si terrà alle 10,30 nella sede di Palazzo Cavagnis (Castello 5170). Sono caldamente invitati a partecipare tutti i soci e tutti coloro che hanno appoggiato la petizione &#8220;Diritto ai sentimenti per i bambini in affidamento&#8221;, pur non essendo nostri soci. Il 4 settembre abbiamo ancora la capanna al Lido per i bambini e vicino [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;assemblea si terrà alle 10,30 nella sede di Palazzo Cavagnis (Castello 5170). <strong>Sono caldamente invitati a partecipare tutti i soci e tutti coloro che hanno appoggiato la petizione &#8220;Diritto ai sentimenti per i bambini in affidamento&#8221;, pur non essendo nostri soci. </strong>Il 4 settembre abbiamo ancora la capanna al Lido per i bambini e vicino alla stessa c’è un camping… venite e potrete gioire di un week-end speciale!</p>
<p><a href="http://www.lagabbianella.org/home/convocazione-dellassemblea-annuale-new">Leggi la lettera di convocazione&#8230;</a></p>
<p>P.S. Chi intende partecipare ce lo faccia sapere, per favore!</p>
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		<title>Petizione &#8220;Diritto ai sentimenti per i bambini in affidamento&#8221;: aggiornamenti</title>
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		<pubDate>Mon, 26 Jul 2010 07:35:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Petizione al Parlamento Italiano]]></category>

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		<description><![CDATA[Sul n. 2/2010 della rivista Areté, quadrimestrale dell&#8217;agenzia per le ONLUS a cura di Stefano Zamagni e Francesco Iaquinta, c&#8217;è un contributo di Carla Forcolin sulla petizione.
L&#8217;8 luglio Carla Forcolin ha partecipato al forum del PD a Roma, sollevando di nuovo la tematica della petizione. Prima del forum, assieme all&#8217;Avv. Lucrezia Mollica, si è incontrata con [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sul n. 2/2010 della rivista Areté, quadrimestrale dell&#8217;agenzia per le ONLUS a cura di Stefano Zamagni e Francesco Iaquinta, c&#8217;è un contributo di Carla Forcolin sulla <a href="http://www.lagabbianella.org/petizione-al-parlamento-italiano/">petizione</a>.</p>
<p>L&#8217;8 luglio Carla Forcolin ha partecipato al forum del PD a Roma, sollevando di nuovo la tematica della petizione. Prima del forum, assieme all&#8217;Avv. Lucrezia Mollica, si è incontrata con gli on. Caterina Pes e Salvatore Vassallo per ragionare sulla loro proposta di legge.</p>
<p>Giovedì 22 luglio, l&#8217;Avv. Mollica ha parlato con  l&#8217;on. Giulia  Bongiorno, presidente della Commissione Giustizia, ed ha sollecitato la messa in calendario della considerazione della petizione con le relative proposte di risoluzione del problema.</p>
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