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	<title>www.lagabbianella.org</title>
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	<description>sito dell&#039;associazione &#34;La gabbianella e altri animali&#34; - onlus</description>
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		<title>Preziosi bambini stranieri</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Jan 2012 23:10:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Commenti e testimonianze]]></category>
		<category><![CDATA[diritti dell'infanzia e dell'adolescenza]]></category>
		<category><![CDATA[scuola]]></category>

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		<description><![CDATA[Dopo le vacanze natalizie tutte le attività sono riprese, la Tv ci inonda di notizie sullo stato dell’economia del nostro paese, tutto scorre veloce, eppure io vorrei riecheggiare il passaggio del discorso del nostro presidente della Repubblica sui diritti dei bambini stranieri al pieno inserimento nel nostro paese. E quindi alla cittadinanza italiana,  pur data [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Dopo le vacanze natalizie tutte le attività sono riprese, la Tv ci inonda di notizie sullo stato dell’economia del nostro paese, tutto scorre veloce, eppure io vorrei riecheggiare il passaggio del discorso del nostro presidente della Repubblica sui diritti dei bambini stranieri al pieno inserimento nel nostro paese. E quindi alla cittadinanza italiana,  pur data con discernimento.</p>
<p>Siamo un popolo che si riproduce sempre meno, come attestano i dati ISTAT del dicembre 2011. L’Italia tende a diventare sempre più vecchia, gli unici che prolificano davvero sono gli immigrati. Poiché  trasmettiamo sempre meno i nostri geni, dovremmo almeno trasmettere alle nuove generazioni la nostra cultura, perché essa è eccellente nel mondo e perché gli immigrati e i loro figli desiderano acquisirla. Come un tempo da noi, per le classi meno abbienti, il titolo di studio dei figli diventava un grande onore, così ora, per chi nel nostro paese è arrivato per sopravvivere, lavorare, integrarsi, la scuola è mezzo di promozione sociale.<span id="more-5733"></span></p>
<p>Eppure diventa difficile per le madri straniere iscrivere i loro figli nei pochi asili che ci sono, soprattutto se i problemi della precarietà della casa e del lavoro impediscono loro di iscrivere i bambini con il debito anticipo, nei debiti tempi.</p>
<p>Ma se gli asili e la scuola materna non vengono frequentati, i bambini stranieri arrivano alle elementari già con una formazione di base ridotta e penalizzante rispetto ai loro coetanei nati da genitori italiani, sia per avere acquisito una minore proprietà di linguaggio, sia per il minor numero di esperienze che una famiglia di immigrati può offrire ai propri figli.</p>
<p>In modo particolare, questo problema si riscontra con i bambini i cui genitori escono dal carcere. Quasi sempre privi di documenti, questi genitori non vogliono lasciare l’Italia, perché spesso ciò che li attende nel loro paese è peggiore della clandestinità e della povertà da noi. Rimangono facendo ogni tipo di lavoro, adattandosi ad ogni alloggio, appoggiandosi ad amici e a parenti.</p>
<p>I loro bambini, che ovviamente non hanno nessuna colpa, finiscono per esser privati della scuola per l’infanzia.</p>
<p>Se si facesse un controllo nei campi Rom, si vedrebbe che sono ancora molti i bambini che evadono l’obbligo scolastico e che non frequentano asili e scuole materne, anche se, proprio durante la carcerazione dei genitori, andavano all’asilo con piacere e profitto. Oggi, anche quando si segnalano ai Servizi Sociali di un paese o di una città dei bambini che non vengono mandati a scuola, non sempre la segnalazione ha un seguito: troppe difficoltà scoraggiano anche gli assistenti sociali  più volonterosi. I termini per l’iscrizione scaduti, le difficoltà ad accompagnare i bambini a scuola se i genitori non collaborano, il corredo scolastico che manca, sono difficoltà che si sommano e rendono davvero oneroso il compito di mandare i bambini alla scuola materna o, prima, all’asilo.</p>
<p>Eppure, i bambini hanno tutti il diritto ad essere integrati nell’ambiente in cui vivono.  Senza una base scolastica, che in questi casi dovrebbe cominciare prestissimo, la loro integrazione sarà inevitabilmente difficile.</p>
<p>Noi siamo miopi a non curare questi bimbi uno ad uno e non solo perché cure ed educazione spettano ad ogni essere umano. Tra pochi decenni, se l’andamento demografico nel nostro paese non si invertirà, ci saranno due persone in età da pensione (più di 65 anni) per una persona “in servizio attivo”. Saranno proprio i bambini di oggi (sempre meno italiani e sempre più stranieri) a doverci mantenere. E’ nel nostro interesse anche economico e sociale dare loro formazione sicura, diritti, piena integrazione, perché un domani lavorino e non delinquano. Perché la nostra cultura e quanto di buono abbiamo prodotto ci sopravviva.</p>
<p>Tanto più siamo lontani dall’età dell’infanzia tanto più ne capiamo la preziosità. Trattiamo i bambini italiani e gli altri nello stesso modo, garantendo a tutti i diritti fondamentali previsti dalle convenzioni internazionali! Ne deriveranno vantaggi per tutti.</p>
<p>Carla Forcolin</p>
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		<title>Nasce il portale web delle famiglie affidatarie d&#8217;Italia</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Jan 2012 23:02:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[affido]]></category>
		<category><![CDATA[genitore affidatario]]></category>

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		<description><![CDATA[Dal 1° gennaio 2012 è on line il sito web del Tavolo Nazionale Affido (www.tavolonazionaleaffido.it), spazio informale di confronto e raccordo che coinvolge le principali associazioni nazionali e reti nazionali e regionali di famiglie affidatarie d’Italia, e che offre a chiunque fosse interessato un’ampia raccolta di contatti, informazioni, studi, normative, etc.  sul mondo dell’affidamento familiare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Dal 1° gennaio 2012 è on line il sito web del Tavolo Nazionale Affido (<a href="http://www.tavolonazionaleaffido.it">www.tavolonazionaleaffido.it</a>), spazio informale di confronto e raccordo che coinvolge le principali associazioni nazionali e reti nazionali e regionali di famiglie affidatarie d’Italia, e che offre a chiunque fosse interessato un’ampia raccolta di contatti, informazioni, studi, normative, etc.  sul mondo dell’affidamento familiare dei minori.</p>
<p>Elaborato nel corso del 2011, raccoglie in un unico spazio web le azioni comuni e le principali iniziative (convegni, pubblicazioni, etc.) realizzate dalla associazioni nazionali e dalle reti nazionali e regionali di famiglie affidatarie d’Italia.<span id="more-5730"></span></p>
<p>Il portale dedica le due Sezioni centrali:</p>
<ul>
<li>al <strong><em>Tavolo</em>:</strong> una finestra sulle attività del Tavolo Nazionale Affido che ne presenta i documenti comuni, gli appuntamenti, le iniziative;</li>
<li>all’<strong><em>Affido</em></strong>: uno spazio che offre un’ampia raccolta di eventi formativi (passati e futuri), la possibilità di<em>download</em> di documenti di approfondimento, normative di settore e materiali informativi, la segnalazione delle più recenti pubblicazioni in materia di affido, …</li>
</ul>
<p>Scorrendo la barra dei menù è inoltre possibile accedere: alla sezione dedicata alle organizzazioni promotrici del Tavolo, attraverso la quale linkarsi rapidamente ai relativi siti istituzionali; alla sezione “contattaci”, con i riferimenti della segreteria nazionale del Tavolo e la possibilità di inviare messaggi, di porre quesiti, …</p>
<p>La <em>home page </em>favorisce l’accesso rapido agli ultimi aggiornamenti del Sito e alle recenti iniziative del Tavolo.</p>
<p>È infine attiva una sezione, raggiungibile sia dalla <em>home page</em> che dal <em>menù</em>, dedicata al Censimento dei gruppi di famiglie affidatarie d’Italia. Ne sono elencati oltre 340, distinti per regioni. La sezione, ancora in evoluzione, offrirà a breve tutte le indicazioni per contattare facilmente ciascuno dei gruppi, favorendo così il raccordo, il lavoro di rete, lo scambio di esperienze…</p>
<p>Il <strong>Tavolo nazionale affido</strong> è uno “spazio stabile” di lavoro e confronto tra le  associazioni/reti nazionali e regionali di famiglie affidatarie, già impegnate da anni in percorsi di riflessione comune sulla tutela del diritto dei minori alla famiglia. Partecipano al Tavolo Nazionale Affido: <strong>Ai.Bi. </strong><em>(Associazione Amici dei Bambini), </em><strong>ANFAA</strong><em>(Associazione Nazionale Famiglie Adottive e Affidatarie), </em><strong>Ass. COMUNITÀ PAPA GIOVANNI XXIII, Ass. FAMIGLIE PER L’ACCOGLIENZA, CAM </strong><em>(Centro Ausiliario per i problemi minorili – Milano), </em><strong>BATYA</strong><em>(Associazione per l&#8217;Accoglienza, l&#8217;Affidamento e l&#8217;Adozione),</em> <strong>CNCA </strong><em>(Coordinamento Nazionale Comunità di Accoglienza), </em><strong>COORDINAMENTO AFFIDO ROMA </strong><em>(Coordinamento degli Organismi del Privato Sociale iscritti all’albo per l’affido del Comune di Roma), </em><strong>COREMI – FVG </strong><em>(Coordinamento Regionale Tutela Minori del Friuli Venezia Giulia), </em><strong>PROGETTO FAMIGLIA </strong><em>(Federazione di enti no-profit per i minori e la famiglia), </em><strong>UBI MINOR</strong><em>(Coordinamento per la tutela dei diritti dei bambini e dei ragazzi – Toscana).</em></p>
<p>La <strong>“base comune”</strong> di riferimento del Tavolo è costituita dal documento “<strong>10 punti per rilanciare l’affidamento familiare in Italia</strong>” elaborato nell’autunno 2010 e presentato in occasione della Conferenza Nazionale della Famiglia svoltasi a Milano nei giorni 8-10 novembre 2010.  Tale “base comune” si inserisce nel solco della riflessione e dei documenti maturati nel pluriennale confronto delle Associazioni/Reti con il CNSA (Coordinamento Nazionale dei servizi affidi pubblici) e prende a riferimento l’analisi condivisa con altri organismi del terzo settore in seno al Gruppo CRC (Gruppo di lavoro per la Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza) come esposta nel 2° Rapporto Supplementare alle Nazioni Unite del novembre 2009.</p>
<p>Gli <strong>obiettivi</strong> del Tavolo sono individuabili a tre livelli:</p>
<p>a.      <span style="text-decoration: underline;">Livello Nazionale</span>: sviluppare riflessioni condivise su questioni di rilevanza nazionale in materia di affidamento familiare e tutela del diritto dei minori alla famiglia; condividere e valorizzare le buone prassi maturate dai partecipanti o da altri enti; favorire percorsi di raccordo e di azione comune, specie nel dialogo con le varie istituzioni nazionali (CNSA, Conferenza Regioni, Cabina di Regia del progetto Nazionale Affido, etc.);</p>
<p>b.      <span style="text-decoration: underline;">Livello Regionale:</span> approfondire il dialogo ed il confronto con le singole Regioni circa i processi di regolamentazione e di promozione delle politiche in materia di affidamento familiare;</p>
<p>c.       <span style="text-decoration: underline;">Livello “di base”</span>: favorire percorsi di incontro, confronto, condivisione e visibilità per tutte le associazioni e le reti di famiglie affidatarie d’Italia, ivi comprese le organizzazioni sub-regionali e locali. Favorire altresì l’accesso alle informazioni, notizie, riflessioni, buone prassi, etc. da parte di tutte le reti/associazioni locali d’Italia.</p>
<p>Il Tavolo si configura come <strong>“raccordo leggero”</strong> tra le associazioni/reti, le quali custodiscono la piena autonomia e la propria specificità. Ciò è assicurato dai seguenti criteri:</p>
<ul>
<li>Il Tavolo non è un ente giuridicamente costituito;</li>
<li>Le iniziative del tavolo sono decise di volta in volta dai membri. Ordinariamente le iniziative coinvolgono tutti i membri ma non è escluso che in taluni casi uno o più membri possano decidere di non partecipare ad un’iniziativa promossa dagli altri;</li>
</ul>
<p>La segreteria, attualmente affidata all’Associazione Progetto Famiglia, non comporta funzioni di rappresentanza né di portavoce unico del Tavolo. Di volta in volta i membri decidono chi delegare allo svolgimento di singole azioni concordate.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Per approfondimenti e contatti:</p>
<p><strong>Segreteria del Tavolo Nazionale Affido</strong></p>
<p>dott. Giordano Marco (PROGETTO FAMIGLIA)<br />
tel. fax 081.91.55.48<a href="tel:%2B39.081.91.55.48" target="_blank"></a> &#8211; cell. +39.333.762.98.27 - <a href="mailto:marcogiordano@progettofamiglia.org" target="_blank">marcogiordano@progettofamiglia.org</a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>INVITO A PARTECIPARE ALLA LOTTERIA VENEZIANA E ALL&#8217;ASSEMBLEA ANNUALE DELLA GABBIANELLA</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Jan 2012 22:53:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Appuntamenti]]></category>
		<category><![CDATA[Comunicazioni ai soci]]></category>
		<category><![CDATA[solidarietà]]></category>
		<category><![CDATA[Venezia]]></category>

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		<description><![CDATA[Cari soci e amici della Gabbianella, torno a voi dopo gli auguri di Natale. Questa volta è per una proposta divertente: una lotteria, i cui premi in palio possono essere molto ambiti, soprattutto dai non veneziani. A chi non piacerebbe essere ospitato gratis per due notti all’Hilton di Venezia presso l’ex Molino Stucky? Oppure ricevere [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Cari soci e amici della Gabbianella, torno a voi dopo gli auguri di Natale.</p>
<p>Questa volta è per una proposta divertente: una <a href="http://www.lagabbianella.org/wp09/wp-content/uploads/2012/01/LocandinaLotteria_fac-simile_definitivo3-NERO.pdf">lotteria</a>, i cui premi in palio possono essere molto ambiti, soprattutto dai non veneziani.</p>
<p>A chi non piacerebbe essere ospitato gratis per due notti all’Hilton di Venezia presso l’ex Molino Stucky? Oppure ricevere dei biglietti gratis per andare al Teatro “La Fenice”? O ancora ricevere un bellissimo quadro di Geoffrey Leckie (Tramonto sul canale della Giudecca) da appendere in salotto? Ma anche i nostri vasi in autentico vetro di Murano e gli altri premi sono belli!<br />
Noi li mettiamo in palio a solo 1 euro per biglietto.<br />
Vi invitiamo quindi ad acquistare dei biglietti, sia perché potreste essere baciati dalla fortuna, sia perché così facendo sosterrete l’associazione e le sue iniziative, dalla lotta per la tutela dei legami affettivi dei bambini in affidamento, alla cura regolare dei bimbi del carcere femminile della Giudecca. Chi volesse richiederci un blocchetto di biglietti (25 biglietti/25 euro), da distribuire ad amici e parenti, non esiti a rispondere a questo invito. L’estrazione avverrà lunedì 20 febbraio alle ore 18.00 a Palazzo Cavagnis, Castello 5170.  Gli assenti potranno controllare i biglietti vincenti su questo sito.</p>
<p>Con l’occasione, nello stesso giorno, ma in diverso orario, si terrà l’assemblea annuale, per discutere sull’andamento delle leggi proposte dopo la nostra petizione, sui progetti futuri, sul rinnovo delle cariche del direttivo, sul bilancio consuntivo e preventivo.</p>
<p>Invito i soci e coloro che intendono diventarlo, a segnare questa data nella loro agenda. L’appuntamento è sempre a Palazzo Cavagnis lunedì 20 febbraio alle ore 15.30,  l’estrazione della lotteria avverrà alle ore 18.00.</p>
<p>Cari saluti a tutti.</p>
<p>Carla Forcolin</p>
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		<title>Una lotteria per sostenere la Gabbianella</title>
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		<pubDate>Wed, 04 Jan 2012 17:33:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Appuntamenti]]></category>
		<category><![CDATA[Comunicazioni ai soci]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[solidarietà]]></category>
		<category><![CDATA[Venezia]]></category>

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		<description><![CDATA[Nell’ambito della campagna di autofinanziamento per permettere alla nostra associazione di sostenersi con le proprie forze, abbiamo organizzato una lotteria di Carnevale a premi, tutti offerti da soci e simpatizzanti della “Gabbianella”. I premi (l&#8217;elenco completo sarà pubblicato in seguito) spaziano dagli oggetti d’arte &#8211; il primo premio è un paesaggio del pittore Geoffrey Leckie [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nell’ambito della campagna di autofinanziamento per permettere alla nostra associazione di sostenersi con le proprie forze, abbiamo organizzato una lotteria di Carnevale a premi, tutti offerti da soci e simpatizzanti della “Gabbianella”.  </p>
<p>I premi (l&#8217;elenco completo sarà pubblicato in seguito) spaziano dagli oggetti d’arte &#8211; il primo premio è un paesaggio del pittore Geoffrey Leckie che ritrae il canale della Giudecca &#8211; ai prodotti alimentari tipici, come l’olio extra-vergine d’oliva abruzzese, alle offerte culturali (biglietti per spettacoli al teatro La Fenice, visite guidate a luoghi d’interesse artistico, corsi), a un soggiorno gratuito per due notti per due persone a Venezia presso l’hotel Molino Stucky Hilton Venice. L’estrazione avverrà il 20 febbraio 2012 presso Palazzo Cavagnis, Castello 5170, alle ore 18. </p>
<p>Chi volesse acquistare uno o più biglietti, che costano un euro ciascuno, può rivolgersi a Nara Ronchetti (3387236383) o ad Annarosa Bianco (3339593487), oppure può andare direttamente ad acquistarli al negozio di abbigliamento di Eliana Penzo, di fronte all’imbarcadero ACTV, fermata Redentore.</p>
<p>Grazie e Buona Fortuna!</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Otto anni d&#8217;affido: non è troppo? Testimonianze</title>
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		<pubDate>Wed, 28 Dec 2011 08:19:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Commenti e testimonianze]]></category>
		<category><![CDATA[Petizione]]></category>
		<category><![CDATA[affido]]></category>
		<category><![CDATA[autorità giudiziaria]]></category>
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		<category><![CDATA[legami affettivi]]></category>
		<category><![CDATA[normativa]]></category>
		<category><![CDATA[Petizione al Parlamento Italiano]]></category>

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		<description><![CDATA[DAL MIO PUNTO DI VISTA di padre affidatario I papà sono sempre un po&#8217; defilati, lasciano alle mamme i pochi onori e i molti oneri della gestione familiare. Lo sono ancor di più se la loro famiglia vive situazioni un po&#8217; fuori dal normale, così come succede ed è successo a noi, famiglia affidataria. Chi, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>DAL MIO PUNTO DI VISTA di padre affidatario</p>
<p>I papà sono sempre un po&#8217; defilati, lasciano alle mamme i pochi onori e i molti oneri della gestione familiare. Lo sono ancor di più se la loro famiglia vive situazioni un po&#8217; fuori dal normale, così come succede ed è successo a noi, famiglia affidataria. Chi, se non la mamma/moglie, si fa carico della concretezza della quotidianità, ci dà forza quando le cose non girano, chi si sbatte a destra e a manca per trovare soluzioni a questioni complicate che  lasciano basiti i mariti?</p>
<p>Eppure noi ci siamo, io ci sono. Penso a B la mia bambina, che mia non era. Alla prima volta che l’ho vista, quando aveva solo 18 giorni e all’ultima volta, quando eravamo tutti preoccupatissimi per il suo futuro; penso al suo primo giorno di scuola e al cuore disegnato per mia moglie e per me, con dentro la scritta “sarete sempre nel mio cuore”…<span id="more-5707"></span></p>
<p>Penso agli anni passati a soppesare le parole, a mordere il freno per non urtare la “suscettibilità” di chi si arroga il diritto di essere più “titolato” di me a fare il padre di B solo perché ne ha sposato la madre.</p>
<p>Ma ora non ce la faccio più. Penso alla bambina e mi viene da dire “Vi prego, abbiate pietà di lei”:  lo dico al Giudice, che deve applicare la legge dei libri e non dare peso agli affetti costituitisi negli anni, lo dico ai Servizi Sociali che troppo spesso non hanno il coraggio di assumersi la responsabilità di scelte difficili, lo dico alla nuova famiglia di B, perché si renda conto che la sofferenza della bambina non ha prezzo. Temo che il grande dispendio di energie fisiche, mentali ed economiche che il marito della madre naturale di B ha messo in campo abbia soprattutto il significato di una forma di rivalsa sociale. E’ stato dall’arrivo di quest’ uomo nella vita della madre, che la stessa ha cambiato atteggiamento verso di noi e, invece di continuare a considerarci degli amici, ha cominciato a vederci come persone che volevano privarla dell’affetto della bambina.  Lei purtroppo ha fatto proprio il sentimento di lui, forse per conquistarsene l’affetto.</p>
<p>Questo signore sembra trovarsi bene nel ruolo del “salvatore”, l&#8217;eroe che ha strappato B dalle mani di una famiglia che voleva rubare una figlia a sua madre.  Rimasto orfano in tenera età, ha forse creduto di riunire una “povera bambina” alla madre, come se i sentimenti della bambina e le relazioni dei servizi sociali, che indicavano nella riunione con la madre più un pericolo che una vittoria, non contassero per nulla.</p>
<p>I bimbi non hanno bisogno di padroni che li considerino alla stregua di oggetti da possedere o manovrare: hanno bisogno di un papà e di una mamma che li accolgano e li amino, che sappiano a volte sacrificarsi per il loro bene. Le forme dell’amore cambiano, ma la sostanza è sempre la stessa: volere il bene di un’altra persona significa anche rispettarne i sentimenti e la volontà. B preferiva me a lui e lui non può dire né di esserne il padre biologico né di esserle stato accanto tutta la vita, come invece posso dire io. I genitori sono coloro che mettono al mondo i figli (io ne ho due di biologici) e li crescono. Se chi dà loro la vita e chi li cresce sono persone diverse per lungo tempo, quando il genitore biologico diventa anche capace di educare, perché il suo primo atto dev’essere fare piazza pulita di ciò che c’è stato in sua “assenza”?   C’è una logica comprensibile, anche se non sempre condivisibile nell’essere forzati a tornare dalla madre naturale, ma sembra che il padre non conti niente. Io c’ero per B e un uomo che ha svolto il ruolo paterno per otto anni, con un intenso scambio d’affetti, non è così intercambiabile come il Tribunale sembra pensare.</p>
<p>Per legge (visto che il Tribunale non ha tolto la potestà genitoriale alla madre nemmeno quando aveva di fatto abbandonato la figlia da neonata e visto che la madre in questi otto anni ha stabilizzato la sua vita, sposandosi di nuovo) B appartiene alla madre.  Ma non appartiene a suo marito, il regista occulto di tutta questa vicenda, a colui che vorrebbe “buttare via” otto anni di relazione tra me e la bambina.</p>
<p>In qualsiasi modo vadano le cose, io e mia moglie abbiamo diritto, dal punto di vista umano, di frequentare la bambina che abbiamo cresciuto e lei ha il diritto di scegliere con chi vuole stare. B non si merita tutta la sofferenza che il dover cambiare famiglia le ha provocato. Si merita un futuro che non le faccia perdere le sue certezze, un futuro dove siano presenti anche la mamma e il papà, che le erano accanto quando piangeva da piccola, i nonni e zii, che la prediligevano, i fratelli e gli amici di sempre, il suo cane e i suoi giochi.</p>
<p>Non mi dica che tanto B si abituerà alla nostra mancanza e a vivere con dei genitori  che non voleva accettare: le ripercussioni che ci saranno sulla sua anima saranno fonte di inimmaginabile dolore. Come reagirà a quel dolore? Forse “dimenticando” l’infanzia con noi e adattandosi a ciò che la mamma e il “nuovo papà” hanno deciso per lei. Forse  arrabbiandosi con noi che non l’abbiamo saputa tenere vicino. Spero che almeno sia aiutata, che qualcuno le spieghi la verità, e la ascolti. Spero che le autorità, che hanno sbagliato nel trascinare la sua vicenda così a lungo, abbiano la capacità di rimediare ai loro errori e vogliano fare davvero il suo “superiore interesse”, permettendole di vivere dove sta meglio e di riunificare tutti i sui affetti senza forzature.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #888888;">(La &#8220;zia&#8221;) </span>Mi rivolgo ad un ipotetico giudice.</p>
<p>Gentile Giudice,</p>
<p>Le chiedo tempo e cortesia nel leggere queste parole che parlano di sentimenti e raccontano una storia d&#8217;amore.</p>
<p>Questa è la storia di B una bimba nata molto piccola, sottopeso, con qualche problema di salute, che dalla sua culla in ospedale mi ha guardato con due splendidi occhi scuri e mi ha legato a sé. E&#8217; la storia  mia e della difficoltà che ho incontrato nel tentativo di non affezionarmi ad una bimba con cui avrei dovuto trascorrere poco tempo. Ma le ipotizzate due settimane sono diventate due mesi, due anni e poi non ha più avuto senso contare il tempo che passava fino a quando, quest&#8217;anno, ho dovuto farlo per forza pochi giorni prima che B compisse otto anni.</p>
<p>Ho cercato di essere distaccata, di non farmi coinvolgere troppo ma B, con il suo incondizionato affetto, ha vinto le mie difese e non mi ha lasciato altra scelta che amarla. Tra noi si è creato un rapporto speciale, fatto di complicità tra &#8220;ragazze&#8221;, di pomeriggi passati a colorare ad inventare storie e giochi. Abbiamo preso il te come fanno le signore gustando i biscotti da noi stesse sfornati. B ha chiesto a me di preparare la torta della sua prima festicciola di compleanno organizzata con gli amici della scuola materna perché &#8221; &#8230;Sono una brava pasticciona&#8221;, mi ha coinvolto nella programmazione delle sue vacanze estive perché &#8221; &#8230;Così ci divertiamo tanto&#8221;. B non ha ancora deciso cosa farà da grande, ci sta pensando, ma &#8220;&#8230;Sicuramente verrò alla tua scuola perché tu sai cosa devo imparare&#8221; sono le sue parole.</p>
<p>L&#8217;ho chiamata &#8220;piccola&#8221;, &#8220;bambolina&#8221; ma poi mi sono arresa e ho imparato ha chiamarla la &#8220;mia adorata nipotina&#8221; perché B è questo per me. Nella vita, a volte, ci si sceglie e così io ho avuto la fortuna di essere chiamata a diventare la zia Maria, una zia giocherellona e un po’ pazzerella che sa ascoltare e diventare una confidente per le gioie e i dolori , una presenza importante nella vita della mia nipotina. Il giorno prima di partire B mi ha chiesto di passare del tempo insieme e ha voluto ripetere, come in un rituale, tutti quei gesti che ci hanno unito: i racconti, i giochi, le coccole soprattutto tante coccole. E’ stato il suo modo di salutarmi e rendere mentre dolorosa la nostra separazione. Come posso non sentire la mancanza della mia nipotina e pensare che anch&#8217;io possa mancarle molto? Difficile per me, adulta,  comprendere le ragioni del diritto naturale e credo  sia impossibile per B, bambina, non seguire le certezze del suo amore.</p>
<p>&nbsp;<br />
<span style="color: #888888;">(Il fratello) </span>A Natale vi sareste aspettati due righe su babbo Natale, sulle renne o sull&#8217;asinello. E invece no. Permettetemi di  dire la mia su una storia che tutti conoscono e che è quella della mia sorellina B.</p>
<p>Nessuno ha mai chiesto la mia opinione. Nessuno mi ha chiesto cosa provavo. Non è mai bello vedere un bambino sradicato da quella che considera la propria famiglia. Se poi è tua sorella figuriamoci&#8230;  Be’ si, è mia sorella, non sarà sangue del mio sangue, ma cosa importa; sono io che non dormivo la notte perché piangeva, sono io che non potevo mai guardare la tele per non suscitare le sue ire, sono io che dovevo tenerla d&#8217;occhio, sono io che venivo ricompensato con un bacio dopo averla aiutata, sono io suo fratello.</p>
<p>Tra T, l&#8217;altro mio fratello, e B c&#8217;era più rivalità tant&#8217;è che lui”puzzava”, “era ciccione”, faceva “schifo”. Ed è per questo che se dovessi descrivere quello che negli ultimi tempi provava B, riporterei quello che mia sorella mi ha detto qualche giorno prima che venisse portata via;” Se mi fanno stare qui, prometto che non dirò più che T mi fa schifo”.</p>
<p>Otto anni di pensieri, di  genitori preoccupati, di rabbia tenuta nascosta. Ma anche di allegria, di sorella “smorfiosa”, di feste per “femmine” che mi costringevano chiuso in camera, di capricci e di litigate.</p>
<p>Io non so se mia sorellina sia felice, mi pare impossibile che sia contenta senza di noi. A me manca e io mancherò a lei.</p>
<p>&nbsp;<br />
<span style="color: #888888;">(La maestra)</span></p>
<p>Sono stata la maestra di B per più di due anni.</p>
<p>Quando un bambino inizia la scuola primaria, obiettivo imprescindibile perché raggiunga tutti gli altri traguardi che ci si prefigge, è che stia bene a scuola ovvero viva con serenità la nuova esperienza.</p>
<p>In prima e per buona parte della classe seconda B non stava bene a scuola. Quasi ogni mattina la bambina arrivava in lacrime, cingendo con forza la madre affidatari, l&#8217;insegnante presente doveva staccarla fisicamente dalla signora, cercare di calmarla attraverso piccole distrazioni e accompagnarla in aula. La piccola iniziava lentamente a lavorare ma spesso ricominciava un pianto silenzioso accompagnato dalla solita richiesta: &#8220;Quando si va a casa?&#8221;, &#8220;Ho mal di pancia, puoi chiamare mamma E?&#8221;.</p>
<p>In accordo anche con la psicologa che la seguiva, si è cercato di conquistare la sua fiducia e di rispondere al suo estremo bisogno di affetto e di sicurezze. Tutto questo è stato faticosamente conquistato solo al termine della classe seconda attraverso un metodo forse poco professionale ma spontaneo e di sicuro risultato: baci, coccole, scherzi e risate.</p>
<p>In terza B arrivava a scuola sempre sorridente, entrava da sola, veniva ad abbracciarmi e poi si univa ai compagni. In classe era tranquilla, partecipe, sorridente, finalmente serena.</p>
<p>Poi, verso la metà di novembre, il giudice del tribunale dei minori ha sentenziato che la bambina dovesse abbandonare la scuola e i suoi amici, vivere con la madre naturale, in un altro paese, senza avere più contatti con la famiglia affidatario per quattro mesi.</p>
<p>Come spiegare tutto questo ad una bambina, come prepararla in così poco tempo, visto che i diversi psicologi che con lei hanno operato dicevano che non era ancora pronta ad tale cambiamento? lo, le colleghe ed i suoi compagni avremmo voluto dirle tante cose ma B ha scelto il silenzio, non ha mai accennato al suo trasferimento e per non turbarla, noi tutti abbiamo rispettato la sua scelta. B non ha salutato nessuno e l&#8217;ultimo giorno di scuola è uscita quasi come se niente fosse reagendo con stupore alle diverse manifestazioni d&#8217;affetto dei suoi compagni.</p>
<p>Ora, tutto il silenzio degli ultimi giorni ha lasciato uno strascico di domande e dubbi.</p>
<p>Un cambiamento così grande nella propria vita è normale che venga taciuto? Tutto il faticoso percorso compiuto insieme e poi cosi bruscamente interrotto a cosa è servito? Un taglio cosi netto dal proprio mondo cosa comporterà a breve e a lungo termine? Per non farla soffrire, per non creare in lei sentimenti di nostalgia è meglio non avere contatti o è meglio il contrario? Dicono che l&#8217;unico modo per togliere un cerotto senza soffrire troppo sta staccarlo velocemente. Ma se la ferita sottostante non fosse ancora guarita?</p>
<p>Credo che una storia d&#8217;affido sia sostanzialmente una storia d&#8217;amore, l&#8217;amore delle tante persone coinvolte. Spero che B senta tutto questo amore e che lo stesso guidi le scelte future di tutti quelli che si occuperanno di lei.</p>
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		<title>Auguri</title>
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		<pubDate>Tue, 27 Dec 2011 22:09:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Comunicazioni ai soci]]></category>
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		<description><![CDATA[Cari amici, come da tradizione, giungo a voi per farvi gli auguri di buon Natale e felice anno nuovo. Al di là delle tradizioni e delle scadenze consumistiche, un momento di riflessione su di un anno di vita trascorso è buona cosa. Il 2011 è stato un anno di svolta per “La Gabbianella”. All’inizio dell’anno [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Cari amici,</p>
<p>come da tradizione, giungo a voi per farvi gli auguri di buon Natale e felice anno nuovo.</p>
<p>Al di là delle tradizioni e delle scadenze consumistiche, un momento di riflessione su di un anno di vita trascorso è buona cosa. Il 2011 è stato un anno di svolta per “La Gabbianella”. All’inizio dell’anno con l’assemblea annuale spostata nel primo trimestre anziché in settembre, ci siamo trovati a constatare il non-rinnovo di un importante protocollo d’intesa con la Municipalità di Venezia, e la fine del progetto educativo-carcere con la Regione Veneto. Abbiamo avuto un unico piccolo finanziamento da parte della Provincia (CSV) per dare vita ad un progetto rivolto alle mamme detenute nel carcere femminile della Giudecca. Le dimissioni della nostra tesoriera, Marina Purisiol (grande collaboratrice per nove anni) e le difficoltà di altri membri del direttivo a lavorare per l’associazione, in quanto totalmente coinvolti con degli affidamenti difficili o presi da difficoltà personali, sembravano minare il nostro stesso funzionamento. La mia stanchezza contribuiva alle difficoltà generali.</p>
<p>Ma “La Gabbianella” ormai vive di vita propria. Le amiche dei bambini del nido del carcere sono state disposte a portare i piccoli all’asilo gratis e pure a tenerli con sé nelle feste ridandoci pienamente il ruolo di associazione di volontariato; altre nuove valide collaboratrici sono arrivate a portarci nuova linfa e nuovo entusiasmo; il nuovo progetto “Ricuciamo”, un laboratorio di cucito elementare in carcere, ha avuto grande successo; l’estate ci ha visto aprire una “capanna solidale” senza nessun contributo del Comune, ridotto a serissime  difficoltà da una gestione poco attenta da parte della precedente Giunta. Ora nuovi progetti  sono avviati con la Regione e nuove iniziative (una simpatica lotteria) sono state pensate per auto finanziarci. Guardiamo al 2012 con rinnovata fiducia.<span id="more-5688"></span></p>
<p>Accanto a questi elementi molto positivi, riguardanti le nostre risorse interne, non possiamo però che constatare alcune generali criticità, tra cui il cattivo funzionamento dei  Servizi Sociali del nostro Paese.  Le leggi proposte da deputati di destra (Savino- PDL)  e di sinistra (Vassallo-PD), dopo la nostra petizione e che si assomigliavano moltissimo non sono state  discusse. Il Governo Berlusconi è caduto senza far passare le riforme che proponevamo.<br />
Ma la legislatura è ancora aperta e teoricamente è ancora possibile che la tematica del passaggio dall’affidamento all’adozione, in alcune circostanze particolari, sia discussa e divenga legge.</p>
<p>Il rispetto dei sentimenti per i bambini in affidamento è quanto mai necessario anche oggi, come dimostra la vicenda, di cui parliamo nel sito, della bimba posta in affidamento a diciotto giorni e tolta alla famiglia affidataria dopo otto anni. Vi invito a leggere, se già non l’avete fatto, tutti gli aggiornamenti alle tematiche connesse alla petizione che sono stati posti nel sito durante l’anno.</p>
<p>Anche al nostro interno, a Venezia, i tre affidamenti dei bambini che sono stati accolti nelle famiglie delle loro accompagnatrici non sono andati come si pensava e, all’uscita delle mamme dal carcere, non si è realizzato il ricongiungimento tra madri e figli. Naturalmente questo significa solo che i bambini, le loro mamme e le famiglie che li hanno accolti, sono costretti a continuare a vivere in condizioni di grande incertezza, anche perché si tratta di bambini di origine straniera senza cittadinanza italiana. L’unico affido finito si è concluso purtroppo come non vorremmo succedesse mai: con la scissione di ogni rapporto tra la bimba affidata e la famiglia che per un anno l’ha curata con tanto amore.</p>
<p>Tutto ciò dimostra che la nostra battaglia non può finire e che anzi dobbiamo intensificarla. Invito tutti a partecipare alla vita dell’associazione e a seguirci magari da lontano. Ogni vostro valido contributo, sarà pubblicato sul sito. Entro marzo ci riuniremo nell’assemblea annuale, vi invito fin d’ora a partecipare e a <a href="http://www.lagabbianella.org/home/per-sostenerci/">rinnovare la vostra iscrizione alla “Gabbianella”</a>.</p>
<p>Auguri affettuosi a chi ha con sé uno o tanti bimbi, a chi li aspetta, a chi li ama, pur non avendone. A tutti l’augurio di saper apprezzare ciò che comunque abbiamo e di saper condividere le nostre fortune e le nostre gioie.</p>
<p>Carla Forcolin</p>
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		<title>Benvenuto a Vincenzo Spadafora Garante per l&#8217;infanzia e l&#8217;adolescenza</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Dec 2011 11:32:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Riportando la notizia ANSA della nomina, diamo anche noi il benvenuto a Vincenzo Spadafora a Garante per l&#8217;infanzia e l&#8217;adolescenza. Ci auguriamo che questa nuova autorità possa agire concretamente nella tutela dei diritti dei bambini, come indicati dal gruppo di lavoro per la Convenzione sui diritti dell&#8217;infanzia e dell&#8217;adolescenza. (ANSA) &#8211; ROMA, 30 NOV &#8211; &#8220;Il Presidente [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Riportando la notizia ANSA della nomina, diamo anche noi il benvenuto a Vincenzo Spadafora a Garante per l&#8217;infanzia e l&#8217;adolescenza. Ci auguriamo che questa nuova autorità possa agire concretamente nella tutela dei diritti dei bambini, come indicati dal gruppo di lavoro per la Convenzione sui diritti dell&#8217;infanzia e dell&#8217;adolescenza.</p>
<p>(ANSA) &#8211; ROMA, 30 NOV &#8211; &#8220;Il Presidente del Senato della Repubblica, Renato Schifani, e il Presidente della Camera dei deputati, Gianfranco Fini, d&#8217;intesa tra loro, ai sensi dell&#8217;articolo 2 della legge n. 112 del 2011, hanno nominato titolare dell&#8217;Autorità garante per l&#8217;infanzia e l&#8217;adolescenza Vincenzo Spadafora, attualmente Presidente dell&#8217;UNICEF Italia&#8221;. E&#8217; quanto si legge in un comunicato congiunto di Senato e Camera in cui si precisa che &#8221;l&#8217;Autorità garante ha il compito di assicurare la promozione e la piena tutela dei diritti dell&#8217;infanzia e dell&#8217;adolescenza, collaborando a tal fine con tutti i soggetti che, in ambito nazionale e internazionale, operano in questo settore&#8221;.</p>
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		<title>Commento alla testimonianza di Eleonora e Ferdinando</title>
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		<pubDate>Sat, 26 Nov 2011 19:19:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Non si può leggere la testimonianza pubblicata qui sotto e rimanere indifferenti, anche se di casi così, purtroppo, se ne sono già visti molti.</p>
<p>Non si può nemmeno entrare nei dettagli, perché i processi si fanno nelle sedi giuste. Eppure rimane un fatto in tutto ciò che la coppia scrive: una bambina è stata per i primi otto anni della sua vita in affidamento. L’affidamento per legge dura due anni, rinnovabili (ma non per tutta la vita) nel superiore interesse del minore. Dove sia l’interesse di una minore, cioè di una persona, nel cambiare famiglia non è per niente chiaro. Nessuno direbbe ad un adulto che si sono trovati moglie/marito migliori per lui/lei a prescindere dalla sua volontà, ma con i bambini ci si permette di far loro cambiare famiglia a prescindere dal fatto si trovino già benissimo nella famiglia in cui sono.</p>
<p><span id="more-5639"></span></p>
<p>Se per anni, come dice il padre affidatario, i Servizi Sociali non hanno ritenuto che fosse opportuno per la bambina andare a vivere con la madre naturale, un motivo ci doveva essere. A quel motivo, forse risolto, almeno parzialmente, si aggiunge ora, la dolorosità di dover rompere con un vissuto di affetti protrattosi per otto anni.</p>
<p>Guai se i signori che hanno accolto la bambina in casa, pur dicendole che non era loro figlia e cercando di avvicinarla alla madre naturale, non le avessero dato anche affetto! L’affidamento  non avrebbe ottenuto lo scopo di essere una soluzione diversa e migliore di un istituto. Affetto e senso di appropriazione non sono la stessa cosa.</p>
<p>Molto probabilmente, dopo tanti anni, i signori e la bambina stessa volevano una soluzione definitiva, di certo offrendosi per un’adozione mirata o secondo i cosiddetti “casi particolari”, ma a quel punto il Tribunale ha deciso negativamente e ha ritenuto di rispettare la legge mandando la bambina dalla madre naturale. “Andare dalla madre” è sempre rispettoso della legge.</p>
<p>Eppure la legge 149/01 ha un riferimento supremo: il superiore interesse del minore.  Non è affatto certo che sia più “madre” chi genera, rispetto a chi cresce e cura ed entra in profonda empatia con un bambino.  Non è affatto certo che scambiare un padre che ha svolto il suo ruolo paterno per otto anni con un uomo prescelto dalla madre naturale sia nel superiore interesse della minore.  Sembra impossibile che un fratellino “di sangue” valga di più dei fratellini con cui si è giocato e forse litigato per tutta la vita. E poi ci sono tutti gli altri parenti, le abitudini, che danno ai bambini sicurezza, la scuola, le maestre, gli amici.</p>
<p>E’ nel superiore interesse di qualcuno perdere tutto ciò per avere in cambio la certezza di vivere accanto a chi ti ha generato? Forse lo sarebbe se quel rapporto con la madre fosse stato desiderato a lungo, se fosse bellissimo, se fosse stato osteggiato. Non pare che le cose stiano così.  Allora davvero la domanda che fanno proprio i bambini “perché?” deve trovare una risposta.</p>
<p>Il mio dubbio è che la risposta sia sempre nella mancanza di una legge chiara che regoli il passaggio tra affidamento e adozione. Le leggi che andavano in questa direzione giacciono in Commissione Giustizia e non c’è mai il tempo per discuterle.</p>
<p>Questa spiegazione poco servirà alla bambina che ora deve vivere in un ambiente che le è estraneo, forse colpevolizzata per non amare abbastanza madre e padre a lei imposti, senza nessuno con cui urlare il proprio dolore. Infatti dovrà stare nei prossimi quattro mesi senza nemmeno sentire al telefono coloro che per lei sono stati mamma e papà. Ma tutto ciò è nel suo superiore interesse.</p>
<p>Per quanto tempo tratteremo ancora i bambini senza alcun rispetto per i loro sentimenti e i loro bisogni?</p>
<p>Carla Forcolin</p>
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		<title>Otto anni di affido: non è troppo? di Eleonora e Ferdinando</title>
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		<pubDate>Wed, 16 Nov 2011 15:27:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Tra qualche giorno sarà il compleanno di B. : ma lei non lo potrà festeggiare come avrebbe voluto. Con decreto esecutivo pressoché immediato, il Tribunale dei minori ha deciso “che per il bene della bambina l&#8217;affido doveva terminare”. Non c&#8217;erano più le ragioni perché potesse proseguire, stante il fatto che la madre si era regolarizzata, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Tra qualche giorno sarà il compleanno di B. : ma lei non lo potrà festeggiare come avrebbe voluto.</p>
<p>Con decreto esecutivo pressoché immediato, il Tribunale dei minori ha deciso “che per il bene della bambina l&#8217;affido doveva terminare”. Non c&#8217;erano più le ragioni perché potesse proseguire, stante il fatto che la madre si era regolarizzata, sposandosi ed accudendo regolarmente all&#8217;altro figlio. Otto anni, esattamente l&#8217;età di B. (che abbiamo accolto dopo soli 18 giorni di vita), stracciati in quattro fredde e agghiaccianti righe che il giudice ha steso dopo un&#8217;udienza di un&#8217;ora con tutte le parti in causa. A nulla sono valse le relazioni dei servizi che avevano in carico il caso e che sottolineavano l&#8217;impossibilità di interrompere un affido così anomalo. Inutile l&#8217;intervento del curatore che, pur non condividendo il fatto che noi amassimo B. e che quindi la legassimo troppo a noi (!?), sosteneva la necessità di proseguire l&#8217;affido per non provocare lacerazioni dagli effetti imprevedibili sulla bambina. <span id="more-5615"></span></p>
<p>Un&#8217;ora per otto anni&#8230; ecco qual è l&#8217;interesse per i minori in Italia: l&#8217;applicazione fredda e sconvolgente della legge, senza alcuna considerazione per gli effetti devastanti che questa situazione determinerà su B. Ma tant&#8217;è: noi siamo la famiglia che ha “perso i connotati di famiglia affidataria”, siamo coloro che vogliono portar via la bambina e che non l&#8217;hanno aiutata ad avvicinarsi alla madre, siamo quelli che non si rendono conto che la madre naturale ha “tutto il diritto di riavere sua figlia”. Dei sentimenti, della vita, di TUTTA la vita di B. trascorsa con noi e con il suo mondo (amici, scuola, affetti) nulla; del fatto che B. non voglia sentir ragione di andare a vivere con una famiglia che non riconosce, nonostante tutti gli sforzi di questi anni, come  parte della sua vita, zero.</p>
<p>Di questo giudice che in un&#8217;ora ha stravolto le vite di molte persone, nessuno potrà mai dire che ha sbagliato, perché si è attenuto alla legge, perché è pure psicologa e “quindi sa di cosa sta parlando”, perchè nessuno avrà mai il coraggio di dirlo. Ma intanto B. sta pagando sulla sua pelle la superficialità (per usare un eufemismo) di chi  invece dovrebbe tutelare la serenità e la crescita di un bambino.</p>
<p>Ed ora ci sentiamo smarriti, combattuti se iniziare una “battaglia” o se stare “buoni buoni” per non pregiudicare le residue possibilità di rivedere B. (tra quattro mesi i primi incontri: due ore alla presenza dei servizi, neanche fossimo soggetti pericolosi…). Ci rimane l&#8217;amore che B. ci ha saputo trasmettere in questi lunghi e intensi otto anni, la forza che in questi drammatici giorni, lei a noi, ci ha donato, la certezza che la rivedremo.</p>
<p>Per B. e per i tanti bambini che come lei soffrono per gli errori di noi adulti, noi non ci arrendiamo.</p>
<p>Eleonora e Ferdinando</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Il governo e “Il diritto ai sentimenti per i bambini in affidamento”</title>
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		<pubDate>Tue, 15 Nov 2011 22:43:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Premessa Il governo è caduto ma la legislatura non è finita: le proposte di legge a favore dei minori, che giacciono in Commissione Giustizia da più di un anno, potrebbero ancora essere discusse.  Voglio raccontare la storia di queste proposte, anche per far riflettere chi ci governa circa il rapporto cittadini-istituzioni in democrazia. Il problema [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Premessa</strong><br />
Il governo è caduto ma la legislatura non è finita: le proposte di legge a favore dei minori, che giacciono in Commissione Giustizia da più di un anno, potrebbero ancora essere discusse.  Voglio raccontare la storia di queste proposte, anche per far riflettere chi ci governa circa il rapporto cittadini-istituzioni in democrazia.</p>
<p><strong>Il problema sollevato</strong><br />
In Italia, la legge che regola l’affidamento dei minori si presta ad interpretazioni molto diverse, ma di solito i giudici minorili quando un bambino in affidamento diventa adottabile lo costringono a lasciare la famiglia in cui è cresciuto in affidamento (anche per anni) per porlo in adozione presso un’altra famiglia. Il piccolo, che ha già perso la madre naturale, si trova così a dover cambiare casa e affetti per la terza volta anche se la famiglia affidataria si è nel frattempo talmente affezionata a lui da volerlo adottare. Noi chiediamo da molti anni che la prima famiglia ad essere valutata ai fini adottivi dal giudice, dopo la dichiarazione di adottabilità, sia quella che già ospita al proprio interno il bambino e che l’adozione sia legittimante se la famiglia ha i requisiti per poter adottare, “nei casi particolari” in caso contrario. Tutto ciò sembra ovvio a chiunque abbia un po’ di buon senso, anche se ci sono molti pericoli, di cui noi siamo perfettamente consapevoli, anche in questa proposta. Ma l’interesse predominante dei bambini richiede a gran voce che dei bimbi, già traumatizzati in passato e ben recuperati dall’affetto disinteressato di sostituti genitoriali, di cui si fidano, non siano abbandonati di nuovo per legge.</p>
<p><strong>Petizioni popolari</strong><br />
Per questo lanciammo una petizione durante il governo Prodi, che divenne proposta di legge presentata dall’on. Luana Zanella. Cadde con quel governo. Con il successivo governo Berlusconi, dopo la pubblicazione del libro di denuncia dal titolo “Io non posso proteggerti” ed. F. Angeli, rilanciammo una petizione on-line, dal titolo “Diritto ai sentimenti per i bambini in affidamento”. Nonostante il tema di nicchia e nonostante la nostra totale inesperienza in simili questioni, riuscimmo a raccogliere in pochi mesi nella primavera del 2010 più di seimila firme on line e riuscimmo a sensibilizzare giornalisti, deputati, giudici, professori, semplici cittadini. Su questi temi si tennero trasmissioni radiofoniche, articoli ed infine un convegno in Senato, dove intervennero deputati e senatori, tra cui Anna Serafini, la vice presidente della Commissione Infanzia, che nel passato era stata relatrice della legge attuale e che ci promise una circolare applicativa della legge. Le firme furono da noi presentate alla Presidenza della Camera, da cui ci giunse una lettera di apprezzamento firmata dallo stesso presidente, G. Fini.</p>
<p><strong>La petizione diventa proposte di legge</strong><br />
Si fecero carico di due proposte di legge simili tra loro e in grado di cogliere le istanze della petizione due deputati, rispettivamente PdL (Elvira Savino) e Pd (Salvatore Vassallo), che avevano capito la serietà del problema per la loro sensibilità personale e per aver letto le nostre storie. Fu così che le proposte di legge nuove vennero calendarizzate in Commissione Giustizia. Non appena ciò si seppe, il meccanismo, messo così faticosamente in moto dalla denuncia di enormi quanto inutili sofferenze di bambini e di famiglie affidatarie, attrasse interessi di altro genere e altre proposte di riforma della legge 149/01 o addirittura di riforma dei Servizi Sociali  piovvero da ogni parte e con obiettivi molto diversi da quelli originari. Sembrava che la petizione fosse stata dimenticata. Per questo l’associazione, ad un anno di distanza dal convegno e dalla presentazione della petizione, il 13 maggio 2011, organizzò una tavola rotonda a Venezia in cui associazioni del settore, magistrati minorili e deputati ragionarono ancora sulle proposte esistenti e giunsero a preparare un testo, un’ipotetica legge, condivisa da tutti e che la sottoscritta avrebbe dovuto portare, come ulteriore elemento di collaborazione al mondo politico, nelle audizioni parlamentari che le erano state preannunciate e che non ci furono mai.</p>
<p><strong>La legge non è stata discussa e votata dal governo precedente</strong><br />
Ci chiediamo:  perché una proposta di legge quasi bypartisan, a costo zero, che avrebbe rilanciato l’istituto dell’affidamento nel nostro paese, facendo il bene dei bambini e facendo inoltre risparmiare agli enti locali migliaia e migliaia di euro, non ha interessato nessuno e non ha spinto alcun partito ad accelerare i lavori della Commissione? Per i grandi interessi degli istituti, che appartengono a gruppi molto potenti, rispondono molti. Certo, ma non solo. Il problema è stato forse il grande lavoro della Commissione Giustizia su tematiche che con gli interessi dei cittadini avevano poco a che vedere? Certo, ma non solo. La difficoltà di capire tutti i problemi connessi a quello della tutela dei legami affettivi non è da poco, la questione è difficile, nonostante le apparenze. (Proprio perché si cercano rimedi ad un male che non è mai del tutto sanabile, come quello dell’incapacità genitoriale di alcuni poveretti, che si vorrebbe recuperare assieme ai figli e che invece spesso affondano nei loro guai, trascinando i figli con sé). E qui mi chiedo: quanti politici importanti, senza i quali le proposte di  legge non vengono nemmeno guardate, sono disposti ad affrontare la comprensione e la decisione conseguente su questi temi, con il relativo dispendio di tempo e di fatica, con il rischio di inimicarsi gruppi potenti?</p>
<p><strong>I pericoli della riforma</strong><br />
C’è chi è contrario alla proposta, perché capisce che essa finirebbe per dare dei bambini a famiglie che non hanno fatto i percorsi di formazione previsti per poter adottare e “toglierebbe” altri bambini adottabili a chi li sta attendendo con lunga e terribile attesa. Come se anni di vicinanza al bambino non contassero come un corso di formazione e come se gli affidatari non avessero a loro volta sofferto e fatto dei corsi di preparazione. Come se ulteriori formazioni non potessero essere ancora fatte, se opportuno.</p>
<p>L’affetto che si instaura tra bambini e adulti che li curano, è sacrosanto se viene da genitori adottivi, ma è definito “attaccamento” se viene dagli affidatari. L’affetto è ciò che chiedono i bambini, a tutti, e i bambini non sanno la differenza tra affidamento e adozione. Sono loro che non devono subire traumi evitabili, non i grandi a dover avere figli adottabili a disposizione.</p>
<p>C’è chi teme anche che i bambini dati in affido, con simile riforma, possano non venire più  orientati al ritorno dai genitori da parte delle famiglie affidatarie. I pericoli esistono e la legge studiata nella tavola rotonda del 13 maggio 2011 cerca di contenerli. Ora abbiamo solo la certezza dello strazio dei bambini e degli adulti che li hanno cresciuti al momento di un distacco non protetto in alcun modo. Perfino il ritorno alla famiglia naturale oggi è scandalosamente crudele con i bambini, che spesso non possono più nemmeno sentire al telefono chi ha fatto loro da madre e da padre, per anni, nemmeno ai compleanni o a Natale.</p>
<p><strong>Rilanciare l’affidamento</strong><br />
È la logica disumana che nega ipocritamente l’importanza dei rapporti tra affidatari e affidati che rende debole l’affidamento.  Se tale rapporto venisse considerato per quello che è (gli affidatari svolgono un ruolo genitoriale anche se lo stesso ruolo è  a tempo determinato), i distacchi sarebbero regolati per legge e i rapporti non interrotti d’autorità anche nel caso di un ritorno felice del bambino nel seno della famiglia d’origine. Così l’affidamento verrebbe rivalutato. Nel rispetto appunto dei sentimenti dei bambini, che non sono “cose” di proprietà.</p>
<p><strong>Risparmiare denaro pubblico e fare le persone felici</strong><br />
Se l’affidamento venisse rivalutato, molte famiglie in più lo accetterebbero. Le persone disposte a passare dal ruolo di genitori a quello di zii sono molte, ma quelle disposte ad amare un bambino e poi a non saperne più nulla sono poche.</p>
<p>I bambini in struttura sono circa 30.000 e, oltre a crescere con carenze affettive, costano agli enti locali  (cioè a tutti noi) dal doppio al quintuplo di quello che costano se inseriti in famiglia. Perché in struttura bisogna pagare gli operatori che ci lavorano. Le strutture non sono inutili: i ragazzini più grandi spesso non vogliono andare in affidamento, si sentono parte di una famiglia che ricordano e si sentono in colpa cambiandola. Inoltre ben pochi li vogliono, ma i bambini e anche alcuni adolescenti che ora stanno in casa-famiglia,  potrebbero rinascere se accolti in affidamento.</p>
<p><strong>I politici e la questione</strong><br />
Se la legislatura non si dovesse chiudere ci sarebbe forse ancora un filo di speranza. Il programma del nuovo governo insiste sulla protezione delle fasce deboli della popolazione ed è indubbio che tra le realtà più deboli del paese ci sono i bambini senza genitori in grado di occuparsene. Noi chiediamo ai politici di occuparsene: perché è giusto, perché si eliminerebbe tanto dolore inutile alal gente, perché si risparmierebbe dando benessere invece di dare lacrime e sangue.  Anche questo sarebbe  un bel segnale di cambiamento al paese.</p>
<p>Carla Forcolin</p>
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