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	<description>sito dell&#039;associazione &#34;La gabbianella e altri animali&#34; - onlus</description>
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		<title>Zaher e gli altri</title>
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		<pubDate>Fri, 04 May 2012 21:00:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Riusciamo ad immaginare qualcosa di più terribile del partire poco più che bambini dalla propria casa, in un pese dove c’è la guerra e la miseria per seguire il sogno di approdare in Europa e poi trovarsi, a poche ore dalla  meta, a morire per asfissia? E’ atroce, com’è atroce arrivare all’ultimo tratto di strada [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Riusciamo ad immaginare qualcosa di più terribile del partire poco più che bambini dalla propria casa, in un pese dove c’è la guerra e la miseria per seguire il sogno di approdare in Europa e poi trovarsi, a poche ore dalla  meta, a morire per asfissia? E’ atroce, com’è atroce arrivare all’ultimo tratto di strada e morire annegati o morire schiacciati dal camion da cui si è stati trasportati. Non dobbiamo abituarci a queste tragedie, non dobbiamo dare per scontato che morire così sia la diretta conseguenza del volere entrare nel nostro paese senza regolare permesso.</p>
<p>Il nostro vice-sindaco, commentando la morte terribile del ragazzino Zaher, ricorda ciò che ha detto il Ministro Riccardi, presente la settimana scorsa ad un bel convegno a Ca’ Foscari: ci vuole una nuova politica sull’immigrazione che non può essere solo quella del respingimento.  Questo vale per tutti e per i minorenni in particolare. Il nostro paese accoglie i minori stranieri non accompagnati e forse anche questo fatto, che sembra ispirato a pura umanità e attuazione della Convenzione di New York, può finire per incentivare la loro immigrazione. Nello stato attuale delle cose può divenire un canale di migrazione parallelo, e quanto mai pericoloso per i minori stranieri. Se si supera il viaggio si è a posto, ma se, attratti da simile contingenza, dei ragazzini vengono messi nelle mani di trafficanti di uomini privi di scrupoli, essi muoiono dopo infinite sofferenze, in fondo al mare, come sotto un camion e in un container, come è successo a Zaher.<span id="more-5889"></span></p>
<p>Per cambiare queste regole è necessario cambiare le leggi nazionali, ma per altre questioni legate a minori stranieri e pure gravissime possiamo provvedere con accordi locali. Penso ai bambini stranieri arrivati in Italia nel ventre materno o neonati, cresciuti qui e poi costretti a lasciare il nostro paese, perché le loro madri in Italia non possono lavorare in quanto prive di documenti. Mi riferisco ad esempio ai figli di donne straniere “ristrette” cresciuti in Italia.  Dopo aver frequentato l’asilo e la scuola materna a Venezia, dopo magari avere vissuto in una famiglia italiana in affidamento, se la conclusione della pena della madre avviene dopo il compimento del terzo anno di vita (o del sesto con le nuove regole), questi bambini finiscono per essere indirettamente espulsi con le loro madri. Finiscono per andare nel paese dei genitori a loro estraneo come per qualsiasi bambino italiano, passando dalle condizioni di vita che si usano da noi a quelle della Nigeria, del Marocco, del Brasile.</p>
<p>Se un bambino ha diritto a vivere con la madre (ed è per questo che potrebbe crescere in un carcere) ed ha diritto a vivere nel paese dov’è nato ed è stato educato, la madre stessa dovrebbe essere aiutata a rimanere onestamente nel paese dove il suo bambino ha frequentato la scuola.</p>
<p>Il testo unico di Pubblica Sicurezza, all’articolo 31, lo prevede e ci sono anche precedenti in tal senso.  Si dice ora che l’art. 31 vale solo per bambini ammalati (da dove simile interpretazione restrittiva della legge?) e spesso le madri straniere non lo chiedono neppure, sconsigliate in tal senso.</p>
<p>In realtà nessuno sa come comportarsi con precisione in simili casi. E’ per questo che servono accordi e indirizzi presi insieme, con orientamento comune in favore dei bambini stranieri, dal  Tribunale dei Minorenni, dalla Questura, dai Servizi Sociali. Le istituzioni, lavorando insieme, potrebbero garantire l’attuazione di un diritto fondamentale dell’infanzia: crescere dove si sono messe le radici e vivere con la propria madre.</p>
<p>Carla Forcolin</p>
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		<title>&#8220;Capanna solidale&#8221; 2012</title>
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		<pubDate>Thu, 03 May 2012 22:01:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Anche la prossima estate da giugno a settembre  la “Capanna Solidale” si aprirà al Lido di Venezia (spiaggia di S. Nicolò) per accogliere i bimbi del nido del carcere, i bambini in affido e i loro genitori e fratelli affidatari, i loro amici, gli ospiti delle case famiglia di Venezia e Mestre e i piccoli [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Anche la prossima estate da giugno a settembre  la “Capanna Solidale” si aprirà al Lido di Venezia (spiaggia di S. Nicolò) per accogliere i bimbi del nido del carcere, i bambini in affido e i loro genitori e fratelli affidatari, i loro amici, gli ospiti delle case famiglia di Venezia e Mestre e i piccoli seguiti dagli educatori delle municipalità veneziane e tutti coloro che vorrebbero offrire una vacanza al mare ai loro figli, ma non se lo possono permettere.</p>
<p>Il progetto verrà finanziato dal Centro Servizi Volontariato di Venezia  e questo ci permetterà non solo di offrire un servizio molto più organizzato, ma anche di pensare all’organizzazione di attività strutturate per i nostri piccoli ospiti, quali attività sportive e ludiche, feste e momenti di socializzazione rivolti alle diverse fasce di età, dai piccoli dell’asilo nido agli adolescenti.  Ad aiutarci in questa nostra avventura estiva ci saranno i volontari di “Arco Acuto”, l’associazione partner del progetto. La “Capanna Solidale” verrà pubblicizzata nei prossimi mesi e cercheremo di raggiungere il maggior numero di persone e situazioni  possibili perché più numerosi saremo e più sarà un’estate memorabile.</p>
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		<title>Solidarietà familiare, corso organizzato dalla Gabbianella</title>
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		<pubDate>Mon, 09 Apr 2012 19:36:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Leggo sul Gazzettino di oggi (Pasqua) che una giovane mamma, provata da malattia e solitudine, porta la bimba di tre anni ai servizi sociali perché le cerchino una nuova famiglia in grado di accudirla. Dall’articolo non si può capire davvero quali siano i problemi della giovane madre e giustamente chi scrive ne deve rispettare la  [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Leggo sul Gazzettino di oggi (Pasqua) che una giovane mamma, provata da malattia e solitudine, porta la bimba di tre anni ai servizi sociali perché le cerchino una nuova famiglia in grado di accudirla.</p>
<p>Dall’articolo non si può capire davvero quali siano i problemi della giovane madre e giustamente chi scrive ne deve rispettare la  situazione, ma se davvero la mamma avesse bisogno di cure mediche e di solidarietà-amicizia-sostegno, potrebbe forse avere ciò di cui necessita senza essere privata della figlia.</p>
<p>E’ per sostenere situazioni di difficoltà, per prevenire distacchi come quello di cui si parla nell’articolo, che la nostra associazione ha organizzato un corso sulla solidarietà familiare, che ha il duplice obiettivo di sostenere chi sta già attuando all’interno dell’associazione forme di solidarietà e di reclutare nuove disponibilità e formarle sulla base della circolazione di conoscenze e di esperienze. Conoscenze di esperti dei settori con cui ci troveremo a dialogare (Centro affidi e solidarietà familiare, Direzione dell’Istituto di pena e del nido dello stesso, Servizi sociali UEPE, Pediatra, Direzione Asilo nido) ed esperienze di chi già da anni segue bambini con mamme in difficoltà, nel nido del carcere e fuori dallo stesso.</p>
<p>Per bambini e ragazzi di Mestre abbiamo ricevuto diverse richieste a cui vorremmo dare risposta. Si tratterebbe appunto di sostenere genitori soli e senza lavoro fisso, con bambini piccoli.</p>
<p>Il compito è duro se svolto da soli, ma perseguibile se si ha la tranquillità di essere in una rete di solidarietà che si sostiene intrecciando e confrontando i diversi vissuti. Per questo chiediamo a chi ha un po’ di tempo e si sente portato verso i bambini a seguirci. Non bisogna spaventarsi: a volte basta un pomeriggio alla settimana per aiutare una famiglia e farla sentire meno sola.</p>
<p>Il corso è già cominciato, ma il primo incontro si è svolto tutto su tematiche legate al carcere. La prossima volta (martedì 10 aprile) si proseguirà parlando proprio di solidarietà. Appuntamento alle 16,30 (puntuali) presso la scuola  XXV aprile di Sacca Fisola, nella sede operativa della “Gabbianella”.</p>
<p>Per informazioni, telefonare al n. 3387677324</p>
<p>Chi frequenterà i prossimi 4 incontri avrà un attestato di frequenza, utile almeno al nostro interno. L’associazione darà un contributo spese di viaggio ai giovani che volessero offrire il loro tempo e ne avessero bisogno.</p>
<p>Carla Forcolin</p>
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		<title>Le relazioni sono la cosa più importante della vita infantile e adulta&#8230; parliamo di ICAM</title>
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		<pubDate>Thu, 29 Mar 2012 23:10:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[In occasione del convegno &#8220;Bambini in carcere: &#8230; Non luogo a procedere&#8221; che si terrà a Milano il 29 marzo 2012 sui bambini che vivono con le madri nei nidi delle carceri femminili e che tra poco saranno inseriti negli Istituti a custodia attenuata maternità (ICAM) vorrei indicare alcuni gravi problemi che  l’associazione “La gabbianella [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In occasione del convegno <a href="http://www.bambinisenzasbarre.org/">&#8220;Bambini in carcere: &#8230; Non luogo a procedere&#8221;</a> che si terrà a Milano il 29 marzo 2012 sui bambini che vivono con le madri nei nidi delle carceri femminili e che tra poco saranno inseriti negli Istituti a custodia attenuata maternità (ICAM) vorrei indicare alcuni gravi problemi che  l’associazione “La gabbianella e altri animali” ha rilevato, sulla base dell’esperienza di otto anni di impegno continuativo con i bambini e le mamme del carcere femminile della Giudecca (Venezia), in collaborazione con la Direzione della casa di pena e con l’Asilo nido comunale.</p>
<p>1 &#8211; Nella città di Venezia sono stati costruiti con cura gli ambienti ICAM, ma non sono state previste forme di finanziamento volte a sostenere associazioni come la nostra che si impegnano quotidianamente per far uscire i bambini ed accompagnarli all’asilo infantile o alla scuola materna comunale.</p>
<p>I bambini resteranno nelle strutture ICAM se nessuno li porterà all’esterno e una prigione dorata è pur sempre una prigione. I rapporti sono più importanti degli ambienti per vivere bene!</p>
<p>Il volontariato “puro” non basta a risolvere simile problema. Infatti, nessuno fa “l’accompagnatore”, per due volte al giorno, con orari tassativi come sono quelli dell’asilo, senza guadagnare nulla e anzi senza poter lavorare a causa di questo impegno.  Ora è chiaro che, se i bambini del nido del carcere e in futuro dell’ICAM devono essere integrati nella società, devono poter frequentare i luoghi dove vivono i loro coetanei e dovrebbero essere stanziati a tale scopo dei fondi.</p>
<p>2 &#8211; Nella logica della tutela dell’infanzia e della famiglia, le mamme detenute devono poter incontrare i figli e i mariti che sono rimasti all’esterno e questi incontri devono essere facilitati e protetti. Ci vogliono alloggi per chi viene da lontano (almeno per una notte) e bisogna aiutare madri, padri e figli a ritrovarsi. Inoltre, non bastano gli ambienti, bisogna preparare i genitori a dire la verità ai bambini e a relazionarsi con loro. Non è cosa facile e anche per questo ci vogliono progetti e personale.</p>
<p>3 &#8211; I bambini che compiono i tre anni e, con la nuova legge, i sei anni e vanno in affidamento perché la madre non  può tenerli con sé non hanno quasi mai la cittadinanza italiana, pur essendo spesso nati in Italia. Non hanno nemmeno il permesso di soggiorno. Per averlo è necessario il decreto di affido e anche un passaggio in questura. Sembra cosa banale e non lo è. I Servizi Sociali dovrebbero fornire gli affidatari del permesso di soggiorno per i bambini. Senza permesso di soggiorno, essi non possono essere iscritti nelle liste del Servizio Sanitario Nazionale se non in modo provvisorio. Data la frequenza delle malattie in età infantile e la necessità di esami medici, la mancanza di una tessera sanitaria valida per tutto il tempo dell’affidamento crea ulteriori difficoltà agli affidatari, che già devono quasi sempre provvedere ad un gran numero di mansioni, e soprattutto ai bambini che vengono privati di un loro fondamentale diritto.</p>
<p>4- Per i bambini che vengono posti in affidamento (istituto a tempo) non è opportuno vivere senza la madre per troppi mesi o addirittura anni: rientrare presso la mamma alla fine della sua pena sembra la cosa più ovvia, invece nemmeno questo avviene con certezza. La madre non ha subito casa e lavoro e non ha quasi mai i documenti in regola. Se fosse inserita in una casa-famiglia potrebbe essere aiutata a cercare stabilità di vita con il suo bambino, ma le case-famiglia richiedono una retta e gli enti locali fanno fatica a pagarla. Può avvenire così che i destini di madri e figli siano separati per motivi “di spesa pubblica” e i bambini vengano lasciati in affidamento per tempi troppo lunghi. In questi casi, i bambini si abituano a vivere presso gli affidatari e, avendo trovato affetti e qualità di vita migliori presso chi li ha in cura provvisoriamente,tendono a rifiutare le madri. Esse, a loro volt, si abituano a vivere senza bambini e tendono ad organizzarsi la vita autonomamente. Il rapporto genitoriale, la cui tutela è alla base dell’introduzione degli Istituti a Custodia attenuata, viene messo seriamente in crisi. Perché ciò non avvenga madri e figli devono ricongiungersi al più presto non appena il tempo della carcerazione finisce. Esse hanno bisogno ad essere aiutate a progettare la vita da donne libere e oneste, assieme ai figli.</p>
<p>Sperando di aver dato un piccolo contributo al convegno, se non è troppo tardi, saluto cordialmente.</p>
<p>Carla Forcolin</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Il senso della rieducazione in un Paese “poco educato”, giornata di studi presso la casa di reclusione di Padova, 18 maggio 2012</title>
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		<pubDate>Thu, 08 Mar 2012 19:10:46 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Riceviamo dalla Redazione di Ristretti Orizzonti e diffondiamo: Il Centro Documentazione Due Palazzi &#8211; Redazione di Ristretti Orizzonti, il Ministero della Giustizia &#8211; Casa di Reclusione di Padova e la Conferenza Nazionale Volontariato Giustizia hanno organizzato per Venerdì 18 maggio 2012, dalle ore 9.30 alle 16.30, presso la Casa di Reclusione di Padova, la Giornata [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #888888;">Riceviamo dalla Redazione di Ristretti Orizzonti e diffondiamo:</span></p>
<p>Il Centro Documentazione Due Palazzi &#8211; Redazione di Ristretti Orizzonti, il Ministero della Giustizia &#8211; Casa di Reclusione di Padova e la Conferenza Nazionale Volontariato Giustizia hanno organizzato per Venerdì 18 maggio 2012, dalle ore 9.30 alle 16.30, presso la Casa di Reclusione di Padova, la Giornata Nazionale di Studi</p>
<p style="text-align: center;"><strong><span style="color: #cc0000;">Il senso della rieducazione in un Paese “poco educato”<span style="text-decoration: underline;"> </span><span style="text-decoration: underline;"> </span></span></strong></p>
<p>Sono in tanti a guardare con sospetto, e magari anche con sufficienza al termine “rieducazione”. L’obiezione di fondo è: ma come si fa a rieducare un uomo di trenta, quaranta, cinquant’anni? E poi perché mai un adulto dovrebbe permettere magari a un educatore di vent’anni più giovane di lui di rieducarlo! E ancora, non suona un po’ da comunismo sovietico l’idea di riplasmare l’animo umano? Tutte obiezioni giustissime, ancora più giuste se si pensa alle carceri sovraffollate, ma… ma…</p>
<p>Noi pensiamo che parlare di rieducazione possa avere un senso eccome, proprio a partire dal fatto che siamo un Paese con una forte presenza di “maleducati”. Che non vuol dire necessariamente accusare le famiglie di aver educato male i propri figli… Può essere anche che un figlio non abbia accettato di farsi educare quando aveva pochi anni, e magari da adulto, e con la galera e il reato di mezzo, sia più disponibile a parlare di educazione, o appunto di rieducazione. E può essere anche che, se cominciamo tutti a guardare ai nostri comportamenti con sguardo critico, forse la smetteremo di pensare che a commettere reati sono sempre “gli altri” e che il carcere è l’unica punizione possibile.</p>
<p>Ma che cosa potrebbe essere, poi, la rieducazione? E chi dovrebbe esercitare la funzione del Ri-educatore? Intanto cominciamo, prima di tutto, a parlare di Rieducazione all’ALTRO, al rispetto dell’altro.<span id="more-5863"></span></p>
<p><span style="color: #cc0000;"><strong>Mala e buona educazione</strong></span></p>
<p>Può sembrare fuori moda parlare della bellezza del concetto di rieducazione, ma basta infilarsi nel traffico delle strade delle nostre città o chiedere la ricevuta fiscale in un ristorante per capire che, se il senso della legalità è spesso così basso anche fra i cittadini “onesti”, forse tornare a discutere di educazione e rieducazione degli adulti ha un significato, forte e chiaro. Magari all’interno di un dibattito che faccia ritornare al centro dell’attenzione dell’intera società l’idea della buona educazione, e il senso di una pena che la Costituzione ci chiede che sia “rieducativa”. Quella Costituzione da cui ci piace ripartire, rileggendo uno dei padri costituenti, Piero Calamandrei, le sue parole sul carcere, la sua aspirazione a fondare una “religione civile” capace di trovare nel senso dello Stato il suo valore più alto.</p>
<p>- <strong>Giovanni De Luna,</strong> Professore ordinario di Storia contemporanea all’Università di Torino, autore, tra l’altro, del saggio “La Repubblica del dolore” e della prefazione a “Lo Stato siamo noi” di Piero Calamandrei.<strong> </strong></p>
<p>- <strong>Gherardo Colombo, </strong>ex magistrato, autore, tra l’altro, dei saggi “Sulle Regole”, “Democrazia” e “Il perdono responsabile”.<strong> </strong></p>
<p>“Fare male (pur nell’esercizio della funzione autoritativa della risposta alla trasgressione) non può che insegnare, irrimediabilmente, a fare male (…). La sofferenza imposta non può, non è in grado di convincere, e semmai insegna a obbedire. Ma chi obbedisce non è psicologicamente, se non giuridicamente, responsabile delle proprie azioni (ne è responsabile chi dà l’ordine). La pena, quindi, anziché creare responsabilità la distrugge”.</p>
<p><span style="color: #cc0000;"><strong>Carcere: Ritorno all’infanzia</strong></span></p>
<p>Si entra in carcere per scontare una pena che deve “tendere alla rieducazione”, ma già all’ingresso si viene spogliati di tutto quello che in qualche modo responsabilizza, della capacità di fare delle scelte, e di farle, appunto, da persone adulte. Il carcere è un ritorno forzato all’infanzia, che dovrebbe alla fine mettere fuori persone responsabili, e invece spesso fa uscire persone che, dopo anni vissuti all’ombra di una istituzione che infantilizza, si ritrovano con la maturità di bambini, l’età anagrafica di adulti e la voglia pericolosa di recuperare in fretta il tempo perso in galera.</p>
<p><strong>Mauro Palma,</strong> presidente uscente del Comitato europeo per la prevenzione della tortura: Due modelli a confronto: il carcere responsabilizzante e il carcere paternalista.</p>
<p><strong>Roberto Bezzi, </strong>responsabile dell’area pedagogica nella Casa di reclusione di Bollate<strong>: </strong>Quando il carcere riesce a fare l’opposto di ciò che dovrebbe, cioè rende passivi ed isola mentre deve reinserire.</p>
<p><span style="color: #cc0000;"><strong>Il detenuto-vittima e la responsabilità</strong></span></p>
<p>Scrive Ivo Lizzola, pedagogista che si è anche occupato di rieducazione delle persone detenute, che <em>“trasformare il “così è stato” in “così ho voluto” è un passaggio necessario e duro, per nulla immediato e semplice”. </em>È terribilmente vero, ci sono detenuti che all’inizio della loro esperienza di confronto con le scuole, per parlare del loro reato, magari di un omicidio, usano espressioni come “Ci è scappato il morto, ho combinato qualcosa di grave, è successo che è morta mia moglie”. Insomma, tutte espressioni cariche di casualità, perché usare la prima persona del verbo uccidere, “ho ucciso”, è drammaticamente difficile, e il carcere da questo punto di vista aiuta poco, sembra fatto apposta per divorare la vita del detenuto e farlo sentire vittima di una pena vendicativa.</p>
<p><strong>- Ivo Lizzola,</strong> professore ordinario di Pedagogia Sociale presso la Facoltà di Scienze della Formazione dell’Università di Bergamo.</p>
<p>- <strong>Deborah Cartisano</strong>, figlia di Lollò Cartisano, il fotografo di Bovalino sequestrato ed ucciso dalla ‘ndrangheta: Spiego ai detenuti il dolore per mio papà vittima di mafia.</p>
<p><span style="color: #cc0000;"><strong>Le parole che non rieducano: Aspettativa &#8211; fallimento &#8211; delusione</strong></span></p>
<p>Alla base di tanti reati ci sono spesso condizioni di vita che hanno a che fare con aspettative esagerate, da parte della famiglia, della scuola, dell’ambiente di lavoro, e poi con le dinamiche tristi della delusione e della conseguente sensazione di un fallimento.</p>
<p>Fare i conti con la propria fragilità, smontare e rimontare l’immagine di sé, imparare che si può convivere con le proprie debolezze e con i propri limiti: è questo il punto di partenza per non rischiare di schiantarsi al primo impatto, dopo la carcerazione, con una vita che difficilmente può essere ricca di gratificazioni.</p>
<p>- <strong>Eraldo Affinati,</strong> scrittore, la sua ultima opera è “Peregrin d’amore”: La letteratura si fa in queste pagine cosa viva, parole che valgono per tutti e possono formare un nuovo “sentimento italiano”, che comprenda anche gli stranieri e gli emarginati.</p>
<p><span style="color: #cc0000;"><strong>I vasi comunicanti della rieducazione</strong></span></p>
<p>L’educazione che ricevi in famiglia, e poi anche a scuola, di solito “ti serve per la vita”. In carcere invece si rischia di rieducare a una vita astratta, sognata, idealizzata, che è la vita futura in libertà, e quello che impari da detenuto, soprattutto se non accedi alle misure alternative, non ti aiuta poi nella “vita vera”, perché carcere e vita vera non sono vasi comunicanti. “In carcere ho imparato a vivere in carcere”, così un detenuto ha cercato di spiegare le sue difficoltà a ritornare a vivere dopo anni di galera. E purtroppo la libertà non è come un elettrodomestico, non esistono “istruzioni per l’uso” da imparare a memoria per quando poi quella libertà arriverà davvero.</p>
<p>- <strong>Pietro Buffa,</strong> direttore della Casa circondariale Lorusso e Cutugno di Torino: L’esperienza detentiva è “non affermazione di diritti ma negoziazione di spazi, non legalità ma lotta per l’acquisizione, la difesa e il consolidamento di forme di potere”.</p>
<p><span style="color: #cc0000;"><strong>La rieducazione sentimentale</strong></span></p>
<p>Nel processo e nelle pene concepite come retribuzione al male fatto è del tutto trascurata la dimensione emozionale dell’offesa che il reato provoca. Ma forse è proprio sui sentimenti che bisogna riflettere, sulla necessità di una “educazione ai sentimenti” che ha a che fare con il percepire fino in fondo il dolore provocato alle vittime del reato, ma anche alla propria famiglia.</p>
<p>La “rieducazione sentimentale” di persone “disavvezze” all’attenzione ai sentimenti e afflitte a volte da una specie di afasia sentimentale, diventa un momento importante proprioperché commettere dei reati comporta spesso di partire da sé e ignorare o calpestare i sentimenti degli altri.</p>
<p>- <strong>Alessandra Augelli,</strong> Dottore di ricerca in Pedagogia. Svolge attività di formazione sui temi dell’affettività e della relazionalità, privilegiando le metodologie narrative ed autobiografiche.</p>
<p><span style="color: #cc0000;"><strong>Il racconto di sé per ritrovare il bandolo della matassa della vita</strong></span></p>
<p>Nel raccontare agli studenti pezzi della propria vita, succede spesso che le persone detenute, che decidono di portare la loro testimonianza, comincino a ritrovare il “piacere dell’onestà” con se stesse, e anche il bandolo della matassa di vite complicate, che il carcere raramente aiuta a dipanare. Il fatto è che con i ragazzi delle scuole c’è quasi un obbligo di verità, avere di fronte quei ragazzi è un po’ come avere i propri figli, e confrontarsi con il loro bisogno di capire il perché dei reati.</p>
<p>- <strong>Beppe Pasini</strong>, docente a contratto di Pedagogia della Famiglia all’Università di Milano Bicocca e di Pedagogia Sperimentale all’Università di Brescia. Si occupa di formazione in ambito autobiografico in molteplici contesti del lavoro sociale ed educativo, è autore di diverse pubblicazioni dedicate all’esperienza autonarrativa come cura di sé, ricerca e testimonianza.</p>
<p><span style="color: #cc0000;"><strong>Quando l’informazione non informa, ma diseduca</strong></span></p>
<p>A chi fa informazione non chiediamo certo di porsi il problema di “educare”, ma già informare in modo “pulito” sulle pene e sul carcere ha un valore educativo. È la cattiva informazione che diseduca, che abitua i cittadini a identificarsi solo con le vittime, che esclude dal loro orizzonte il rischio reato. E, rispetto a chi commette reati, è la cattiva informazione che dà cattivi esempi di imprecisione, di pressappochismo, di disattenzione alla verità, che abituano i “buoni” a sentirsi sempre più buoni e a non interessarsi in alcun modo a un serio dibattito sul senso della pena, che invece dovrebbe riguardarci TUTTI.</p>
<p>- <strong>Giovanni Bianconi, </strong>giornalista del Corriere della Sera, per il quale segue le più importanti vicende giudiziarie e di cronaca, scrittore (l’ultimo suo lavoro è <em>Il brigatista e l’operaio. L’omicidio di Guido Rossa. Storia di vittime e colpevoli</em><em>.</em> Einaudi Stile libero, 2011).</p>
<p><span style="color: #000000;">Coordinerà i lavori <strong>Adolfo Ceretti</strong>, Professore ordinario di Criminologia, Università di Milano-Bicocca, e Coordinatore Scientifico dell’Ufficio per la Mediazione Penale di Milano.</span></p>
<p>Clicca <strong><a href="http://www.lagabbianella.org/wp09/wp-content/uploads/2012/03/programma_giornata_studi.pdf">qui</a></strong> per la locandina con il programma (PDF).</p>
<p>Clicca <strong><a href="http://www.lagabbianella.org/wp09/wp-content/uploads/2012/03/scheda_iscrizione_giornata_studi.doc">qui</a> </strong>per la SCHEDA DI ISCRIZIONE, da inviare via mail a <a style="font-family: Verdana; font-size: small;" href="mailto:redazione@ristretti.it" target="_blank">redazione@ristretti.it</a>, oppure da spedire in formato cartaceo a Ristretti Orizzonti c/o Casa Reclusione, Via Due Palazzi 35/a, 35136 Padova.</p>
<p>ATTENZIONE:  l’iscrizione ha un costo (7 euro, ridotta a 5 euro solo per gli studenti delle Scuole Medie Superiori), a parziale copertura delle spese organizzative (buffet, ospitalità relatori, materiali da distribuire, etc. CON L’INVIO DELLA SCHEDA D&#8217;ISCRIZIONE CI SI REGISTRA, MA L’ISCRIZIONE SARÀ PERFEZIONATA SOLTANTO CON IL VERSAMENTO DELLA QUOTA DI 7 EURO.</p>
<p>La quota di iscrizione si può versare tramite:</p>
<p>- <a href="http://newsletter.mvmnet.com/users/link.php?LinkID=40062&amp;UserID=11357652&amp;Newsletter=6224&amp;List=1065&amp;LinkType=Send" target="_blank">PayPal (clicca qui per effettuare il versamento)</a></p>
<p>- Bollettino ccp sul Conto Corrente Postale 67716852</p>
<p>- Bonifico bancario o postale: IBAN IT 21 H 07601 12100 000067716852, INTESTATARIO DEL CONTO: ASSOCIAZIONE “GRANELLO DI SENAPE PADOVA”</p>
<p>Per informazioni si può telefonare al 049.654233 (ore ufficio).</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Distribuzione di premi e solidarietà</title>
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		<pubDate>Fri, 02 Mar 2012 22:20:00 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[La vera conclusione della lotteria c’è stata ieri sera (29 febbraio), quando abbiamo distribuito i premi ai loro vincitori, all’interno di una serata in cui abbiamo spiegato anche gli scopi della “lotteria di carnevale” promossa per autofinanziarci. E’ stato bello vedere la soddisfazione delle persone che avevano comperato i biglietti soprattutto per sostenerci, di fronte [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La vera conclusione della lotteria c’è stata ieri sera (29 febbraio), quando abbiamo distribuito i premi ai loro vincitori, all’interno di una serata in cui abbiamo spiegato anche gli scopi della “lotteria di carnevale” promossa per autofinanziarci.</p>
<p>E’ stato bello vedere la soddisfazione delle persone che avevano comperato i biglietti soprattutto per sostenerci, di fronte ai loro bei premi, tutti donati a noi gratuitamente, ma tutti davvero apprezzabili. In particolare si sono potuti ammirare il primo premio, il quadro di Geoffrey Leckie “Tramonto sul canale della Giudecca” e il terzo, una tovaglia tutta fatta a mano con filo di scozia sottilissimo. L’opera di una donna anonima, forse vecchissima, che con quel suo lavoro certosino volle cercare di risarcire un’altra donna, che nel passato aveva derubato, e che l’aveva perdonata. Nessuno usò mai quella tovaglia, che ora  è giunta a noi e ci ha aiutato a vendere i nostri 5.000 biglietti (dal costo di 1 euro ciascuno).</p>
<p>Dopo la distribuzione dei premi, l’attrice Ilaria Pasqualetto ha letto dei brani da cui si poteva cogliere, sia pure solo con alcuni flash, ciò di cui si occupa l’associazione. Il musicista-filosofo Daniele Goldoni ha concluso con un brano di musica jazz che ci ha permesso di sentire meglio ed insieme stemperare le forti emozioni suscitate  dalle letture.</p>
<p>Con il ricavato dalla lotteria sosterremo bambini e mamme del carcere femminile della Giudecca, accompagnando i bimbi all’asilo nido comunale e formando gli accompagnatori stessi. Queste persone potranno poi anche aiutare altri bambini della città e altre famiglie bisognose di sostegno, in un’ottica di solidarietà familiare che l’associazione “La gabbianella” offre gratuitamente per prevenire ogni forma di allontanamento dei bambini dalle loro famiglie.</p>
<p>I corsi di formazione (5 incontri) cominceranno a metà marzo: chi fosse interessato a portare a spasso i bambini, soprattutto nei giorni festivi, e alla solidarietà familiare, ci contatti al n. 3387677324.</p>
<p>L’associazione ringrazia tutti coloro che l’hanno voluta aiutare in quest’occasione.</p>
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		<title>A proposito di mamme</title>
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		<pubDate>Fri, 02 Mar 2012 22:00:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-medium wp-image-5856" title="funny-pictures-dont-worryz-potato-u-is-not-alone" src="http://www.lagabbianella.org/wp09/wp-content/uploads/2012/03/funny-pictures-dont-worryz-potato-u-is-not-alone-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" /></p>
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		<title>Ecco i biglietti vincenti della lotteria di Carnevale della Gabbianella!</title>
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		<pubDate>Mon, 20 Feb 2012 22:07:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Oggi, 20 febbraio, alle 18, in Palazzo Cavagnis, in presenza del funzionario del Comune, Mariza Scarpa, e con la partecipazione della bambina Algìa, sono stati estratti i numeri corrispondenti ai 20 premi posti in palio nella lotteria di Carnevale della Gabbianella. Questi i biglietti vincenti: 1˚ premio, Dipinto di Geoffrey Leckie, Tramonto sul canale della [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-medium wp-image-5829" style="margin-right: 5px;" src="http://www.lagabbianella.org/wp09/wp-content/uploads/2012/02/20-02-12_1811-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /><img class="alignnone size-medium wp-image-5830" style="margin-right: 5px;" src="http://www.lagabbianella.org/wp09/wp-content/uploads/2012/02/20-02-12_1814-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></p>
<p>Oggi, 20 febbraio, alle 18, in Palazzo Cavagnis, in presenza del funzionario del Comune, Mariza Scarpa, e con la partecipazione della bambina Algìa, sono stati estratti i numeri corrispondenti ai 20 premi posti in palio nella lotteria di Carnevale della Gabbianella. Questi i biglietti vincenti:<span id="more-5828"></span></p>
<p>1˚ premio, Dipinto di Geoffrey Leckie, Tramonto sul canale della Giudecca, al biglietto <strong>D 114</strong></p>
<p>2˚ premio, 2 Pernottamenti in camera doppia Deluxe con colazione al Molino Stucky Hilton Venice (Voucher No.195 valido dal 01/01/2012 al 31/12/2012, valore €600), al biglietto <strong>D 6</strong></p>
<p>3˚ premio, 1 Tovaglia all’uncinetto lavorata a mano con filo di scozia bianco – origine abruzzese (160X160 cm), al biglietto <strong>P 191</strong></p>
<p>4˚ premio, 2 biglietti per una recita fuori abbonamento presso il Teatro La Fenice &#8211; Venezia (su prenotazione, valore €300), al biglietto <strong>H 78</strong></p>
<p>5˚ premio, 1 Vaso in vetro di Murano di colore viola, Fornace FORMIA, al biglietto <strong>E 179</strong></p>
<p>6˚ premio, 1 Vaso in vetro di Murano di colore azzurro, Fornace FORMIA, al biglietto <strong>W 103</strong></p>
<p>7˚ premio, 8 Sedute di PRANOTERAPIA tenute da Marina Purisiol (su appuntamento, valore €160), al biglietto <strong>M 114</strong></p>
<p>8˚ premio, 10 lezioni di YOGA con l’insegnante Carla Forcolin &#8211; diplomata F.I.Y. &#8211; tenute presso il Centro KAIROS  (martedì e giovedì 9.00-10.30 / 18.00-19.30, valore €150), al biglietto <strong>E 174</strong></p>
<p>9˚ premio, 1 Teiera argentata originale inglese di fine &#8217;800, al biglietto <strong>T 145</strong></p>
<p><strong> </strong>10˚ 10 litri di Olio Extravergine d’Oliva abruzzese &#8211; raccolto novembre 2011- Azienda Agricola Vitaliano Bianco, al biglietto <strong>E 143</strong></p>
<p>11˚ premio, 1 Buono per una cena per 2 persone presso il Ristorante Mistrà,  Isola della Giudecca &#8211; Venezia (su prenotazione, valore €70), al biglietto <strong>E 81</strong></p>
<p>12˚ premio, 1 Buono per 2 persone per una visita guidata alla  Fondazione Giorgio Cini e, in particolare, alla Stanza  di Eleonora Duse (su prenotazione, valore €20) e Catalogo della Mostra, <em>Eleonora Duse. Viaggio intorno al mondo</em>, a cura di Maria Ida Biggi, Skira Editore, Milano 2010, al biglietto <strong>L 5</strong></p>
<p>13˚ premio, 1 Buono per un’assistenza informatica &#8211; Tecnico Informatico Matteo Pellegrini (su appuntamento, valore €60), al biglietto <strong>C 136</strong></p>
<p>14˚ premio, 2 Completi estivi bambina di colore fuxia, Barbie (Size 10 anni), al biglietto <strong>X 182</strong></p>
<p>15˚ premio, 1 Cofanetto Pubblicazioni Carla Forcolin:  <em>Io non posso proteggerti. Quando l’affido finisce: testimonianze e proposte perché gli affetti possano continuare</em>, Franco Angeli, Milano 2009; <em>Mamma non mamma. Storia dell’affido di due gemellini e una single</em>, Marsilio, Venezia 2007;  <em>I figli che aspettano. Testimonianze e normative sull’adozione</em>, Feltrinelli, Milano 2002;  <em>Il gabbianello Marco e altri animali. Raccolta di storie e testimonianze sull’adozione difficile</em>, Daniela Piazza, Torino 1999, al biglietto <strong>S 147</strong></p>
<p>16˚ premio, 1 Set esclusivo di tre astucci in tessuto con cerniera, di diverse dimensioni, confezionati dal laboratorio &#8220;Ricuciamo&#8221; della Casa di Reclusione Femminile della Giudecca, al biglietto <strong>Y 110</strong></p>
<p>17˚ premio, 1 Sistema di altoparlanti stereo per PC  Logitech Stereo Speakers X- 140, al biglietto <strong>P 155</strong></p>
<p>18˚ premio, 1 Buono per 2 persone per una visita guidata da Fiorella Ruffato, CODESS –CULTURA, alla Chiesa della Madonna dell’Orto (II domenica di marzo, valore €20), al biglietto <strong>K 58</strong></p>
<p>19˚ 1 Coppia di copricuscini, 40&#215;40 ca, confezionati dal laboratorio &#8220;Ricuciamo&#8221; della Casa di Reclusione Femminile della Giudecca, al biglietto <strong>C 150</strong></p>
<p>20˚ 2 Uscite di avviamento alla Voga alla veneta tenute, su appuntamento, da Carla Forcolin presso l’Associazione Canottieri Giudecca, al biglietto <strong>F 57</strong></p>
<p><strong>Congratulazioni ai vincitori, e grazie a tutti coloro che acquistando i biglietti hanno contribuito a finanziare le attività dell&#8217;associazione!</strong></p>
<p>La consegna dei premi non ritirati al momento dell&#8217;estrazione potrà avvenire su appuntamento telefonico al numero 041.2412649, presso la sede operativa dell’Associazione a Sacca Fisola, in Calle del Teatro 1, Venezia,  entro e non oltre 6 mesi a decorrere da oggi. Contattateci e lasciate un recapito telefonico se non doveste trovarci!</p>
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		<title>Ringraziamento</title>
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		<pubDate>Mon, 13 Feb 2012 18:06:36 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Tra 8 giorni, lunedì 20 febbraio, estrarremo i premi della lotteria di carnevale. I giochi sono quasi fatti e i biglietti tutti venduti. E&#8217; giunta l&#8217;ora dei ringraziamenti. Un ringraziamento speciale a Dida, che ha procurato tanti bellissimi premi: Hilton, Fenice, Giorgio Cini-Duse; a Sandra Voltolina, che forse mi ha dato in origine l&#8217;idea (dico [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Tra 8 giorni, lunedì 20 febbraio, estrarremo i premi della lotteria di carnevale. I giochi sono quasi fatti e i biglietti tutti venduti. E&#8217; giunta l&#8217;ora dei ringraziamenti.<span id="more-5824"></span></p>
<p>Un ringraziamento speciale a Dida, che ha procurato tanti bellissimi premi: Hilton, Fenice, Giorgio Cini-Duse; a Sandra Voltolina, che forse mi ha dato in origine l&#8217;idea (dico &#8220;forse&#8221; perché davvero non ricordo esattamente quali meccanismi abbiano dato il via a questo progetto, nato quasi da sé) e che ha trovato in &#8220;Arco Acuto&#8221; sia premi per noi sia consigli preziosi, da parte di chi aveva già fatto questa esperienza (Antonella); a Marina Purisiol, che, rientrata per l&#8217;occasione nel suo antico compito di contabile (sia pure non<br />
più tesoriera, laddove è stata sostituita da Matteo Pellegrini), ha tenuto con la consueta cura il compito delicato di controllare i soldi, le matrici e i biglietti che entravano ed uscivano. Grazie a tutte le amiche di Yoga che hanno fatto da cinghia di trasmissione e grazie al carcere che ha mobilitato tutto il personale, Direzione compresa, per aiutarci, ben sapendo che il ricavato della lotteria servirà in primis ai bambini del nido.<br />
Grazie al pittore Geoffrey Leckie, per averci donato il bellissimo primo premio, all&#8217;Hilton, per la graditissima offerta della prestigiosa stanza doppia, alla famiglia Bianco per la caratteristica tovaglia ad uncinetto e l&#8217;olio super-genuino di produzine propria, che fa gola a molti, ad &#8220;Arco acuto&#8221;, associazione amica, per i vasi di Vetro di Murano, made in Venice e non in Cina, a Marina Testolin per l&#8217;originale teiera, a Fiorella Ruffato per le visite guidate e a tutti coloro che hanno offerto qualcosa di proprio.<br />
Un ringraziamento particolare alle detenute del Carcere Femminile della Giudecca, che hanno voluto contribuire dandoci manufatti molto carini e originali, prodotti nel laboratorio &#8220;Ricuciamo&#8221;.<br />
Si è messa in moto, per questa lotteria, una grande sinergia di forze, di cui non si può essere che grandemente soddisfatti. Annarosa Bianco ne è stata il catalizzatore (brava!) ed è l&#8217;autrice del documento sul nostro sito con la presentazione dei premi.<br />
Aspetto tutti coloro che hanno contribuito al buon esito dell&#8217;iniziativa il giorno 20 febbraio a palazzo Cavagnis alle ore 18. L&#8217;attuale Direttrice Mara Bonus ci darà ospitalità. Chi volesse invece prendere parte prima all&#8217;assemblea annuale, venga in sede alle ore 16.</p>
<p>Cari saluti a tutti.</p>
<p>Carla</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Ecco i premi della lotteria di Carnevale della Gabbianella!</title>
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		<pubDate>Sat, 11 Feb 2012 19:18:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Venezia]]></category>

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		<description><![CDATA[Clicca sull&#8217;immagine per vederli!]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.lagabbianella.org/wp09/wp-content/uploads/2012/02/PRESENTAZIONE-DEFINITIVA_corretta.pdf"><img class="size-medium wp-image-5803 alignnone" title="lotteria" src="http://www.lagabbianella.org/wp09/wp-content/uploads/2012/02/lotteria-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a></p>
<p>Clicca sull&#8217;immagine per vederli!</p>
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