Laboratorio “Ricuciamo” (dal 2011)
Nel 2011 la Gabbianella, con la collaborazione e il contributo del Centro Servizi di Volontariato della provincia di Venezia e il contributo di Soroptimist di Venezia-Mestre, ha organizzato il laboratorio di taglio e cucito “Ricuciamo” dedicato alle mamme e le donne ristrette nella casa circondariale femminile veneziana della Giudecca.
“Ricuciamo” ha fatto seguito a un ampio progetto educativo riservato alle mamme recluse nel nido del carcere, attuato dal 2007 al 2010 con finanziamenti della Regione Veneto. La Gabbianella si è orientata questa volta sul taglio e cucito valutando le risorse disponibili e i risvolti non soltanto educativi, ma anche eventualmente professionalizzanti delle attività manuali proponibili all’interno dell’istituto di pena, dove opera da anni un’attiva e apprezzata sartoria gestita dalla Cooperativa “Il Cerchio”, rispetto alla quale il laboratorio poteva porsi come propedeutico.
Alla guida del laboratorio “Ricuciamo” è stata chiamata Nerina Bado, una professionista esperta nell’insegnamento della sartoria, della tessitura e del cucito creativo per tutte le fasce d’età, che aveva già lavorato con le donne ristrette in un precedente laboratorio di costumistica organizzato dalla sartoria.
Nei mesi di maggio e giugno e fra ottobre e dicembre si sono svolti due cicli rispettivamente di 10 e 8 incontri di 3 ore ciascuno, a cui hanno preso parte 18 donne di diverse età, nazionalità ed etnie, alcune con problemi a comprendere e ad esprimersi in italiano o, per diversi motivi, in condizioni di difficoltà. Le abilità e le disposizioni molto varie delle iscritte – da donne già molto esperte, alle principianti, a chi tendeva a imporsi esigendo continua attenzione, a chi era debilitata dall’assunzione di terapie o mentalmente oppressa dalla propria situazione – non hanno consentito lo svolgimento di un vero e proprio “corso” di cucito elementare e piccole riparazioni come la nostra associazione si era inizialmente proposta, ma hanno reso necessario differenziare e calibrare le attività di volta in volta e per ciascuna partecipante.
Al primo ciclo di incontri hanno preso parte 10 donne, di cui una giovane mamma nel nido del carcere. La maggior parte di loro ha seguito l’intero laboratorio. Due, W. e A., hanno dimostrato di possedere già buona e ottima esperienza di taglio e cucito e sono state inserite nella sartoria grazie a una borsa lavoro del Comune di Venezia. C., la giovane mamma, che invece non aveva mai impiegato una macchina da cucire, ha rivelato spiccate attitudini e un naturale interesse che speriamo vorrà/potrà assecondare (C. da qualche mese non è più reclusa). Tutte le donne hanno confezionato, lavorando a macchina e a mano secondo le loro capacità e attitudini, oggetti e capi di vestiario per sé, per i propri bambini e per le amiche.
Nel secondo ciclo di incontri si sono iscritte 12 donne, quattro delle quali avevano già frequentato (cinque delle vecchie partecipanti nel frattempo erano uscite dalla casa di reclusione e A. lavorava ormai in sartoria). Questa volta le mamme erano due, iscritte “d’ufficio”, e purtroppo poco interessate. Altre donne si sono presentate saltuariamente perché già impegnate in attività lavorative o nella scuola, o per problemi personali, ma in sette hanno frequentato con assiduità, e cinque non hanno fatto nessuna assenza.
Ogni partecipante ha prodotto, in gran parte dei casi con cura e precisione, oggetti in stoffa per sé e da regalare. Sono state anche realizzate una pochette e una borsa su disegno dell’insegnante, concordato con la sartoria del carcere, che sono state impiegate come accessori in una sfilata di moda benefica con vestiti prodotti dalla stessa sartoria, tenuta l’11 dicembre negli spazi espositivi dell’Istituto Provinciale per l’Infanzia Santa Maria della Pietà.
Le cinque donne più motivate e che hanno frequentato tutti gli incontri hanno inoltre accettato con entusiasmo di ritrovarsi ancora, a laboratorio concluso, per creare oggetti non per sé, ma destinati a uscire dal carcere, in dono o per iniziative di solidarietà. Si sono riunite due volte per confezionare gli omaggi – scaldamani, scaldacollo-berretti, decorazioni natalizie e a cuore – distribuiti a tutte le persone che hanno acquistato le verdure dell’Orto delle meraviglie del carcere sotto Natale. Fra gennaio e febbraio si sono ancora riunite per creare i premi in stoffa – astucci e copricuscino – per la lotteria di Carnevale organizzata dalla Gabbianella.
D., che ha seguito entrambi i cicli del laboratorio è stata anche lei ammessa nella sartoria con una borsa lavoro del Comune di Venezia.
Per A. e D., che stanno ora facendo apprendistato con un piccolo stipendio, il laboratorio “Ricuciamo” sembra avere raggiunto l’obiettivo dell’avviamento al lavoro. Per le altre donne l’esperienza è stata comunque positiva sul piano personale e psicologico, grazie alla concentrazione richiesta dall’attività di taglio e cucito, allo sforzo di fare “bene” qualche cosa dovunque ci si trovi, alla soddisfazione prodotta dalla bellezza del risultato che si può ottenere con l’impegno, al piacere di poter donare qualche cosa pur vivendo in carcere. Il lavoro svolto insieme è inoltre servito a favorire le relazioni e il dialogo. Infine ha sollecitato un’apprezzabile iniziativa da parte di alcune partecipanti.
A. e D., d’accordo con Z. – che ha frequentato il secondo ciclo, parla poco l’italiano, ma ha sempre lavorato nel campo sartoriale – si sono infatti offerte di fare da ‘tutor’ in futuri incontri settimanali di un laboratorio sperimentale permanente, sotto la supervisione della Gabbianella, a cui possano prendere parte tutte le donne che vogliano apprendere o praticare l’arte del cucito, o compiere, all’occorrenza, piccole riparazioni.
In considerazione dei risultati positivi, la Gabbianella, nonostante si occupi istituzionalmente di bambini e di solidarietà familiare, non intende abbandonare il progetto e le donne recluse interessate a farlo proseguire. Ci proponiamo innanzitutto di verificare la fattibilità di un laboratorio di cucito permanente, con l’assistenza di volontarie dell’associazione, e inoltre di organizzare periodicamente, almeno su base semestrale, un laboratorio di avviamento al cucito con la guida dell’insegnante.
Oltre al Centro Servizi di Volontariato della Provincia di Venezia, e a Soroptimist di Venezia-Mestre, che con il loro contributo hanno reso possibile il laboratorio, ringraziamo una ditta che ha donato bellissimi scampoli; la ditta Bernina, che ha regalato filati dai colori sgargianti; Suor Gabriella, per i tessuti e la splendida passamaneria, la responsabile della sartoria Annalisa Chiaranda, per la consulenza e la disponibilità, le educatrici della casa circondariale, dottoresse Carlotta Craveri e Marta Colle, per la continua collaborazione e i numerosi consigli. Siamo molto grate anche a tutto il personale dell’istituto che ha seguito e vigilato con cortesia sulle attività. Infine, un particolare e affettuoso ringraziamento a Nerina Bado, per la partecipazione e la generosità con cui ha guidato il laboratorio, e alle stesse partecipanti, per l’impegno dimostrato e l’aiuto nel riordinare i materiali e ripulire l’aula dopo gli incontri molto spesso prolungatisi oltre il previsto.




































