Otto anni di affido: non è troppo? di Eleonora e Ferdinando

Tra qualche giorno sarà il compleanno di B. : ma lei non lo potrà festeggiare come avrebbe voluto.

Con decreto esecutivo pressoché immediato, il Tribunale dei minori ha deciso “che per il bene della bambina l’affido doveva terminare”. Non c’erano più le ragioni perché potesse proseguire, stante il fatto che la madre si era regolarizzata, sposandosi ed accudendo regolarmente all’altro figlio. Otto anni, esattamente l’età di B. (che abbiamo accolto dopo soli 18 giorni di vita), stracciati in quattro fredde e agghiaccianti righe che il giudice ha steso dopo un’udienza di un’ora con tutte le parti in causa. A nulla sono valse le relazioni dei servizi che avevano in carico il caso e che sottolineavano l’impossibilità di interrompere un affido così anomalo. Inutile l’intervento del curatore che, pur non condividendo il fatto che noi amassimo B. e che quindi la legassimo troppo a noi (!?), sosteneva la necessità di proseguire l’affido per non provocare lacerazioni dagli effetti imprevedibili sulla bambina.  Leggi tutto… »

Il governo e “Il diritto ai sentimenti per i bambini in affidamento”

Premessa
Il governo è caduto ma la legislatura non è finita: le proposte di legge a favore dei minori, che giacciono in Commissione Giustizia da più di un anno, potrebbero ancora essere discusse.  Voglio raccontare la storia di queste proposte, anche per far riflettere chi ci governa circa il rapporto cittadini-istituzioni in democrazia.

Il problema sollevato
In Italia, la legge che regola l’affidamento dei minori si presta ad interpretazioni molto diverse, ma di solito i giudici minorili quando un bambino in affidamento diventa adottabile lo costringono a lasciare la famiglia in cui è cresciuto in affidamento (anche per anni) per porlo in adozione presso un’altra famiglia. Il piccolo, che ha già perso la madre naturale, si trova così a dover cambiare casa e affetti per la terza volta anche se la famiglia affidataria si è nel frattempo talmente affezionata a lui da volerlo adottare. Noi chiediamo da molti anni che la prima famiglia ad essere valutata ai fini adottivi dal giudice, dopo la dichiarazione di adottabilità, sia quella che già ospita al proprio interno il bambino e che l’adozione sia legittimante se la famiglia ha i requisiti per poter adottare, “nei casi particolari” in caso contrario. Tutto ciò sembra ovvio a chiunque abbia un po’ di buon senso, anche se ci sono molti pericoli, di cui noi siamo perfettamente consapevoli, anche in questa proposta. Ma l’interesse predominante dei bambini richiede a gran voce che dei bimbi, già traumatizzati in passato e ben recuperati dall’affetto disinteressato di sostituti genitoriali, di cui si fidano, non siano abbandonati di nuovo per legge.

Petizioni popolari
Per questo lanciammo una petizione durante il governo Prodi, che divenne proposta di legge presentata dall’on. Luana Zanella. Cadde con quel governo. Con il successivo governo Berlusconi, dopo la pubblicazione del libro di denuncia dal titolo “Io non posso proteggerti” ed. F. Angeli, rilanciammo una petizione on-line, dal titolo “Diritto ai sentimenti per i bambini in affidamento”. Nonostante il tema di nicchia e nonostante la nostra totale inesperienza in simili questioni, riuscimmo a raccogliere in pochi mesi nella primavera del 2010 più di seimila firme on line e riuscimmo a sensibilizzare giornalisti, deputati, giudici, professori, semplici cittadini. Su questi temi si tennero trasmissioni radiofoniche, articoli ed infine un convegno in Senato, dove intervennero deputati e senatori, tra cui Anna Serafini, la vice presidente della Commissione Infanzia, che nel passato era stata relatrice della legge attuale e che ci promise una circolare applicativa della legge. Le firme furono da noi presentate alla Presidenza della Camera, da cui ci giunse una lettera di apprezzamento firmata dallo stesso presidente, G. Fini.

La petizione diventa proposte di legge
Si fecero carico di due proposte di legge simili tra loro e in grado di cogliere le istanze della petizione due deputati, rispettivamente PdL (Elvira Savino) e Pd (Salvatore Vassallo), che avevano capito la serietà del problema per la loro sensibilità personale e per aver letto le nostre storie. Fu così che le proposte di legge nuove vennero calendarizzate in Commissione Giustizia. Non appena ciò si seppe, il meccanismo, messo così faticosamente in moto dalla denuncia di enormi quanto inutili sofferenze di bambini e di famiglie affidatarie, attrasse interessi di altro genere e altre proposte di riforma della legge 149/01 o addirittura di riforma dei Servizi Sociali  piovvero da ogni parte e con obiettivi molto diversi da quelli originari. Sembrava che la petizione fosse stata dimenticata. Per questo l’associazione, ad un anno di distanza dal convegno e dalla presentazione della petizione, il 13 maggio 2011, organizzò una tavola rotonda a Venezia in cui associazioni del settore, magistrati minorili e deputati ragionarono ancora sulle proposte esistenti e giunsero a preparare un testo, un’ipotetica legge, condivisa da tutti e che la sottoscritta avrebbe dovuto portare, come ulteriore elemento di collaborazione al mondo politico, nelle audizioni parlamentari che le erano state preannunciate e che non ci furono mai.

La legge non è stata discussa e votata dal governo precedente
Ci chiediamo:  perché una proposta di legge quasi bypartisan, a costo zero, che avrebbe rilanciato l’istituto dell’affidamento nel nostro paese, facendo il bene dei bambini e facendo inoltre risparmiare agli enti locali migliaia e migliaia di euro, non ha interessato nessuno e non ha spinto alcun partito ad accelerare i lavori della Commissione? Per i grandi interessi degli istituti, che appartengono a gruppi molto potenti, rispondono molti. Certo, ma non solo. Il problema è stato forse il grande lavoro della Commissione Giustizia su tematiche che con gli interessi dei cittadini avevano poco a che vedere? Certo, ma non solo. La difficoltà di capire tutti i problemi connessi a quello della tutela dei legami affettivi non è da poco, la questione è difficile, nonostante le apparenze. (Proprio perché si cercano rimedi ad un male che non è mai del tutto sanabile, come quello dell’incapacità genitoriale di alcuni poveretti, che si vorrebbe recuperare assieme ai figli e che invece spesso affondano nei loro guai, trascinando i figli con sé). E qui mi chiedo: quanti politici importanti, senza i quali le proposte di  legge non vengono nemmeno guardate, sono disposti ad affrontare la comprensione e la decisione conseguente su questi temi, con il relativo dispendio di tempo e di fatica, con il rischio di inimicarsi gruppi potenti?

I pericoli della riforma
C’è chi è contrario alla proposta, perché capisce che essa finirebbe per dare dei bambini a famiglie che non hanno fatto i percorsi di formazione previsti per poter adottare e “toglierebbe” altri bambini adottabili a chi li sta attendendo con lunga e terribile attesa. Come se anni di vicinanza al bambino non contassero come un corso di formazione e come se gli affidatari non avessero a loro volta sofferto e fatto dei corsi di preparazione. Come se ulteriori formazioni non potessero essere ancora fatte, se opportuno.

L’affetto che si instaura tra bambini e adulti che li curano, è sacrosanto se viene da genitori adottivi, ma è definito “attaccamento” se viene dagli affidatari. L’affetto è ciò che chiedono i bambini, a tutti, e i bambini non sanno la differenza tra affidamento e adozione. Sono loro che non devono subire traumi evitabili, non i grandi a dover avere figli adottabili a disposizione.

C’è chi teme anche che i bambini dati in affido, con simile riforma, possano non venire più  orientati al ritorno dai genitori da parte delle famiglie affidatarie. I pericoli esistono e la legge studiata nella tavola rotonda del 13 maggio 2011 cerca di contenerli. Ora abbiamo solo la certezza dello strazio dei bambini e degli adulti che li hanno cresciuti al momento di un distacco non protetto in alcun modo. Perfino il ritorno alla famiglia naturale oggi è scandalosamente crudele con i bambini, che spesso non possono più nemmeno sentire al telefono chi ha fatto loro da madre e da padre, per anni, nemmeno ai compleanni o a Natale.

Rilanciare l’affidamento
È la logica disumana che nega ipocritamente l’importanza dei rapporti tra affidatari e affidati che rende debole l’affidamento.  Se tale rapporto venisse considerato per quello che è (gli affidatari svolgono un ruolo genitoriale anche se lo stesso ruolo è  a tempo determinato), i distacchi sarebbero regolati per legge e i rapporti non interrotti d’autorità anche nel caso di un ritorno felice del bambino nel seno della famiglia d’origine. Così l’affidamento verrebbe rivalutato. Nel rispetto appunto dei sentimenti dei bambini, che non sono “cose” di proprietà.

Risparmiare denaro pubblico e fare le persone felici
Se l’affidamento venisse rivalutato, molte famiglie in più lo accetterebbero. Le persone disposte a passare dal ruolo di genitori a quello di zii sono molte, ma quelle disposte ad amare un bambino e poi a non saperne più nulla sono poche.

I bambini in struttura sono circa 30.000 e, oltre a crescere con carenze affettive, costano agli enti locali  (cioè a tutti noi) dal doppio al quintuplo di quello che costano se inseriti in famiglia. Perché in struttura bisogna pagare gli operatori che ci lavorano. Le strutture non sono inutili: i ragazzini più grandi spesso non vogliono andare in affidamento, si sentono parte di una famiglia che ricordano e si sentono in colpa cambiandola. Inoltre ben pochi li vogliono, ma i bambini e anche alcuni adolescenti che ora stanno in casa-famiglia,  potrebbero rinascere se accolti in affidamento.

I politici e la questione
Se la legislatura non si dovesse chiudere ci sarebbe forse ancora un filo di speranza. Il programma del nuovo governo insiste sulla protezione delle fasce deboli della popolazione ed è indubbio che tra le realtà più deboli del paese ci sono i bambini senza genitori in grado di occuparsene. Noi chiediamo ai politici di occuparsene: perché è giusto, perché si eliminerebbe tanto dolore inutile alal gente, perché si risparmierebbe dando benessere invece di dare lacrime e sangue.  Anche questo sarebbe  un bel segnale di cambiamento al paese.

Carla Forcolin

Identità femminili violate. Violenze di genere e violazioni dei diritti umani, incontro a Venezia, Ateneo Veneto, venerdì 18 novembre

L’incontro, organizzato dall’Associazione di volontariato penitenziario “Il granello di senape”, con la collaborazione ed il contributo del Centro di Servizio del Volontariato della provincia di Venezia, si terrà nella Sala Tommaseo dell’Ateneo Veneto, in Campo San Fantin, alle 17.30.

Discuteranno di Identità femminili violate. Violenze di genere e violazioni dei diritti umani:

Pia Covre,  Comitato per i diritti civili delle prostitute

Patrizia Marcuzzo, Centro antiviolenza del Comune di Venezia

Chiara Santi, avvocato

Gabriella Straffi, Direttrice della Casa di reclusione donne di Venezia

Maria Teresa Menotto, Il granello di senape

Con la partecipazione di Tiziana Agostini, Assessora alla Cittadinanza delle donne del Comune di Venezia.

Il tutore legale del minore d’età, corso gratuito di formazione novembre-dicembre 2011

Il corso è organizzato dall’Ufficio Protezione e Pubblica Tutela della Regione Veneto e dalla Direzione Politiche Sociali, Partecipative e dell’Accoglienza Servizio Politiche Cittadine per l’Infanzia e l’Adolescenza del Comune di Venezia. Gli incontri si terranno a Mestre, nella Sala riunioni del Centro Civico, Viale S. Marco, 184.

L’obiettivo è creare una lista di tutori volontari di minori in possesso delle necessarie competenze tecniche e portatori di un fondamentale valore etico che, in caso di necessità e su richiesta degli organi giudiziari, siano idonei ad assumere l’ufficio.

Clicca sull’immagine per leggere la locandina con i dettagli dell’iniziativa (PDF)

Genitorialità in carcere e diritti dei figli dei detenuti, l’intervento di Lillo di Mauro al convegno

Pubblichiamo l’intervento di Lillo di Mauro, responsabile dell’area Giustizia della cooperativa Cecilia e Presidente della Consulta Penitenziaria di Roma, al convegno nazionale Genitorialità in carcere e diritti dei figli dei detenuti. Il convegno, tenutosi a Roma il 20 ottobre, è stato organizzato dalla cooperativa stessa in collaborazione con l’associazione di volontariato A Roma Insieme, che si occupa dei bambini del nido del carcere di Rebibbia.

Oggi parleremo di un tema importantissimo e molto delicato che riguarda la genitorialità in carcere e i diritti dei figli dei detenuti, bambini e bambine “invisibili”.

Parleremo di affettività includendo in questo termine tutte quelle relazioni che hanno per il detenuto un notevole rilievo e che se aiutate e sostenute possono contribuire enormemente nel suo percorso di riabilitazione sociale. Leggi tutto… »

Il governo italiano non disattenda le raccomandazioni del comitato ONU sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza

Povertà minorile, lotta alla discriminazione, taglio delle risorse, dispersione scolastica, minori stranieri e violenza, queste le principali zone d’ombra relative all’applicazione della Convenzione sui diritti dell’infanzia nel nostro paese.

Qui il Comunicato Stampa (PDF) del Gruppo di Lavoro per la Convenzione sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza, cui aderisce anche la nostra associazione.

Incontro sull’affido familiare a Venezia, venerdì 21 ottobre

Venerdì 21 ottobre alle 17.30 nella sala di San Leonardo a Cannaregio si terrà un incontro sull’affido familiare, l’ultima delle tre Giornate sull’affido 2a edizione (cliccare sull’immagine per aprire la locandina con i dettagli).

L’invito a partecipare è naturalmente rivolto a tutti, ma in particolare ai soci-genitori affidatari della Gabbianella: cari amici, sarebbe importante far vedere che la Gabbianella è formata da tutti noi e sarebbe utile far riflettere la gente su ciò che l’affido è davvero. Venite!

I giorni del volontariato a Milano, sabato 5 e domenica 6 novembre

Sabato 5 e domenica 6 novembre, dalle 10.00 alle 18.30, nei chiostri del Palazzo delle Stelline a Milano si terrà la Seconda mostra-presentazione delle associazioni di volontariato, promossa da Aim, Ciessevi e La città del bene-Corriere della Sera. Gli stand delle associazioni partecipanti, dove sarà possibile  incontrare e parlare con i loro rappresentanti, sono ben 220. E’ stata inoltre organizzata una serie di 30 eventi, comprendenti seminari, testimonianze, filmati, giochi per bambini, musica ed altro ancora.

Per i dettagli dell’iniziativa, clicca sull’immagine.