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A proposito della petizione: storia di Beatrice, di Lucrezia Mollica

sabato 6 marzo 2010

L’avv. Lucrezia Mollica, che si occupa di diritto di famiglia e minorile a Milano, ci ha inviato questa storia e alcune note che vogliamo condividere con voi:

Beatrice aspettava Gesù Bambino.

Era il suo primo vero Natale.

Il Natale precedente, a otto mesi, aveva goduto, inconsapevole, del clima di festa che la circondava e si era deliziata con i nastri d’oro, le carte lucide e i fiocchi d’argento. Per nulla interessata  al contenuto dei pacchetti, i suoi compresi.

Ma ormai aveva ben 18 mesi!  E capiva tutto, eccome se capiva. Anzi a dirla tutta si sentiva la protagonista di quel Natale e di quei giorni d’attesa: parlava, camminava, giocava… Eh si, questa volta avrebbe ammirato nastri d’oro carte lucide e fiocchi d’argento, ma subito si sarebbe messa a giocare con i giochi nuovi insieme ai fratelli.

Ma non andò così.

Pochi giorni prima di quell’attesissimo 25 dicembre, mentre ancora “i grandi” correvano, impacchettavano,  nascondevano  pacchetti misteriosi ecco che  Beatrice fu condotta in un asilo dove la attendevano un signore e una signora che le sorrisero e rimasero un po’ con lei.

“Mah, avrà pensato, farà parte  del mistero di questa festa che chiamano Natale, i grandi mi stanno nascondendo tante cose…”

Beatrice dormì male quella notte.

E il mattino dopo successe una cosa molto  brutta.

Beatrice non capì bene: la riportarono da quei signori poi a un certo punto ci fu una gran confusione. Sentì la nonna gridare.

Beatrice non capì bene:  si ritrovò su una macchina e c’erano degli uomini in divisa. Andarono lontano in una casa nuova, forse la casa di quel signore e di quella signora.

Beatrice non capì bene: ma dov’era la sua casa? La mamma, il papà? Non le volevano più bene? Ma se non la volevano più perché almeno non le avevano lasciato le sue cose? Solo il cagnolino di peluche che aveva con sé quel mattino le teneva compagnia in quella  brutta avventura.

Beatrice non capì bene: ma chi le avrebbe cantato la ninna nanna? Se era uno scherzo era durato fin troppo! Dove si erano nascosti tutti ? E il Natale?

Il Natale arrivò. Arrivarono anche tanti bei regali.

Beatrice pensò di aver capito: mamma , papà, nonna, i fratelli non la volevano più. Il Natale, le luci i canti… era stato tutto un imbroglio.  L’avevano lasciata andar via da sola, dopo tante promesse! E senza neppure spiegare a quei  signori che a lei piace di più la pappa dolce di quella salata, che odia la banana schiacciata e che per dormire deve stringere forte la gonna della mamma… E ora ecco questi due signori che si fanno chiamare mamma e papà.

Beatrice pensò di aver capito e buttò in un angolo il cagnolino di peluche che non aveva mai abbandonato.


Grazie! Grazie davvero “ai mille” che hanno sottoscritto la petizione.

Vi chiedo uno sforzo ancora: andiamo avanti, non ci stanchiamo: chiediamo ancora tante sottoscrizioni.

Ho seguito come avvocato l’incredibile vicenda di Beatrice e altre ancora. Ogni volta penso sia l’ultima; alcuni Tribunali, alcuni terapeuti hanno capito. Ma non tutti: c’è ancora chi pensa che il bimbo debba elaborare il lutto, senza che ci sia un morto!!!

Dico Grazie ad Alessandra Graziottin per la bravura e l’impegno, dico grazie ad Elisa Ceccarelli per i suoi preziosi suggerimenti, dico grazie a Francesco Pisano, che guarda troppo avanti. Accontentiamoci per ora di questa piccola-grande modifica. MA cerchiamo davvero di ottenere il risultato concreto. Anche per il sorriso di un solo bambino, sarà valsa la pena!

Andiamo avanti!!

E, ovviamente, grazie e avanti così alla nostra Carla.

Un abbraccio

Lucrezia

“Adozioni, petizione per salvare il diritto dei bambini all’amore”, articolo di Alessandra Graziottin

martedì 2 marzo 2010

Gazzettino-1-marzo

Riportiamo l’articolo Adozioni, petizione per salvare il diritto dei bambini all’amore, di Alessandra Graziottin, pubblicato su “Il Gazzettino” di ieri, lunedì 1 marzo:

Immaginate di essere un bambino che ha avuto la sfortuna di nascere in una famiglia che non lo cura. O, peggio, lo abusa. Mesi e anni di carenza d’amore. Mesi di tristezza abbandonica. Tanta trascuratezza e dolore che, alla fine, i servizi sociali, su parere del Tribunale per i Minori, vi tolgono – temporaneamente – da lì per mettervi in comunità. Dove il cibo è buono e il vestiario curato. Ma dove vi sentite solo. Passano i mesi, a volte anni. La solitudine diventa una corazza di sfiducia. “Se la mamma non mi ha voluto bene, se mi ha abbandonato, di chi altri mi potrò fidare?”.

Immaginate che una coppia gentile si prenda cura di voi. Una coppia “affidataria”: così vi hanno detto. Conserverete il vostro cognome. Loro vi vorranno bene “a tempo”, per legge. Perché prima o poi tornerete a casa dai vostri veri genitori. Voi li sfidate, li mettete alla prova, fate i capricci. Non ci si può fidare, dopo essere stati soli così tanto. Ma lei, quella che farebbe la mamma, ma solo per un po’, vi piace. E’ simpatica, fa delle torte buonissime. E poi le storie che vi racconta alla sera, prima di dormire, non ve le ha mai raccontate nessuno. Non glielo dite, ma siete orgogliosi di camminare per la strada tenendole la mano. E lui, quello che farebbe il papà e non parla tanto, ma è buono (lo sentite a pelle) e ride con gli occhi, proprio lui a Natale vi ha fatto il regalo più bello del mondo: siete andati insieme al canile, per scegliere un cagnolino solo che cercasse anche lui una famiglia. E voi lo sapete bene, cosa vuol dire sentirsi abbandonati. Quel bastardino piccolino vi ha preso il cuore.”Questo”, avete detto. E Tobia è diventato il vostro compagno di giochi preferito.

Sono passati tre anni. Quella è la mamma che volete, quello il papà di cui, adesso, vi fidate, perché vi capisce, senza tanto parlare, ancor più della mamma. E Tobia capisce più di tutti. A scuola, adesso, andate bene, le maestre sono contente. Ma un brutto giorno, la quasi-mamma piange. E il quasi-papà ha gli occhi rossi e non ha coraggio di guardarvi. Purtroppo, vi dicono, non possiamo più stare con te. L’affido è finito, sei stato dichiarato “adottabile”. Un’altra famiglia ti vorrà bene. “Ma io voglio stare qua, con voi!”. Niente da fare. Tornano quelli dei servizi sociali e ti portano nella nuova famiglia. Nessuno ti ha chiesto: “Tu, dove vuoi stare? Dove ti senti a casa? Dove hai trovato due genitori buoni?”. E Tobia, nemmeno Tobia è potuto venire con te. Urlate, piangete. “Si calmerà” sentite dire. Il mondo è nero adesso, nero. Come vi sentite? Abbandonato, orfano per legge. Perché la quasi-mamma e il quasi-papà non vi hanno difeso? Perché non vi hanno tenuto? E allora li odiate… In realtà, quei due genitori affidatari sono disperati quanto voi. Hanno fatto di tutto, ma non c’è stato verso. Per legge, i genitori affidatari non possono adottare in via definitiva il bambino che sia stato dichiarato adottabile. Lo sapevano prima che era un amore a termine. Per legge. Ma tu, bambino, non sai che esiste questa legge. Per te c’è un’unica disperazione: anche loro ti hanno abbandonato.

Gentili lettrici e lettori, questa è una storia paradigmatica, come centinaia di altre, purtroppo. I genitori affidatari non possono adottare, se non in casi particolarissimi. Se ritenete, come me, che il diritto di un bambino, dichiarato adottabile, debba salvaguardare in prima linea l’affetto, l’amore, la tenerezza, che nel frattempo si sono creati con la coppia affidataria, considerate la petizione al Parlamento che propone di aggiungere un piccolo inciso in calce all’articolo 4, comma 5, della Legge 149 del 2001, sull’affido:”Qualora l’affidamento di un minore si risolva in un’adozione a causa del mancato recupero della famiglia d’origine, vanno protetti, salvo particolari e motivate eccezioni, i rapporti che nel frattempo si siano costituiti”. Per farlo, su Internet andate sul sito: www.lagabbianella.org (ricordatevi org, perché c’è un sito omonimo che non c’entra nulla). Io ho firmato. L’opposto dell’amore non è l’odio. E’ l’indifferenza. Immaginate di essere quel bambino.
www.alessandragraziottin.it

GIORNALISTI, GIUDICI E LA NOSTRA PETIZIONE: ansie preventive

domenica 21 febbraio 2010

Il cocktail composto da giornalisti, giudici e la nostra petizione è una miscela esplosiva: i giornalisti, per necessità di mestiere, devono raccontare alla gente cose che fanno notizia o particolari di notizie che ancora non sono noti. I giudici sono tenuti, per deontologia professionale, a rispettare il segreto istruttorio dei casi di cui si devono occupare e comunque la privacy della gente, e per fortuna, checché se ne dica, nella stragrande maggioranza dei casi, lo fanno. Noi, piccola associazione di volontariato, denunciamo un’interpretazione della legge sull’affido/adozione che danneggia in profondità i bambini. Lo facciamo perché sappiamo di molte vicende che hanno lacerato piccoli e grandi senza reale necessità; sappiamo di grandi dolori evitabili con l’accoglienza della nostra petizione e l’aggiunta di un paio di frasi ad un articolo della  legge attuale. Ma vogliamo denunciare il problema, non parlare dei casi particolari, magari già conclusisi, che ci hanno spinto a scendere in campo.

Proponiamo di inserire nella legge, subito, due frasi su cui sono d’accordo in tantissimi, se non proprio tutti, mentre su di una grande riforma si scatenerebbero due visioni della famiglia, nascerebbero polemiche a non finire, integralismi, ideologie…  La legge che abbiamo è vecchiotta ma buona, se solo venisse applicata bene. La si può riformare, ma ci vuole tempo, non lo si può fare in fretta o sotto elezioni. Sulle modalità della sua attuazione si sta lavorando, ci sono dibattiti in merito che attraversano l’intero paese, forse le cose miglioreranno. 

Ma torniamo al cocktail: se noi denunciamo il problema della gestione della fine dell’affidamento è perché veniamo sempre pungolati dalla realtà a seguire vicende in cui dei bambini sono costretti a cambiare famiglia, mentre stavano bene dov’erano. Non la cambiano per tornare nella loro, ma per andare in una terza famiglia, quella adottiva. La causa di questa incongruenza non è la cattiveria dei giudici, ma l’ambiguità della legge stessa che vorremmo fosse precisata. Senza far torto a nessuno, nello stato attuale delle cose, facendo magari prendere a molte coppie sia l’idoneità all’affidamento che all’adozione, o in altri modi “onesti” quando questa via non è praticabile, sarebbe possibile evitare ai bambini dolorosi passaggi di famiglia. Con poco si potrebbe stabilire che i loro affetti vanno rispettati.

I giornalisti, sempre pressati dal poco tempo a loro disposizione (più sono  bravi e famosi più sono di fretta) vogliono subito occuparsi dei “casi” al posto del problema. Da essi, infatti, il problema si capisce più facilmente. Ma anche i casi non sono una realtà lineare. Si legga il mio libro “Io non posso proteggerti”, dove mi sono sforzata di raccontare sotto assoluto anonimato delle storie complicatissime, per capirlo… ogni singola vicenda  riflette, più o meno, la complessità generale.

Al giornalista che ha poco tempo non si può spiegare molto, ma lui chiede informazioni su qualcosa che ha letto, che magari è già stato denunciato con qualche reticenza. Qualcosa di ciò che non si dovrebbe dire, nell’enfasi del discorso, sfugge, lui/lei scrive, qualche giudice che ha seguito in coscienza (anche con crisi di coscienza) riconosce le cose su cui ha lavorato e si offende. Tutti i giudici, che già vengono attaccati sempre e comunque sui giornali e in TV quotidianamente, si ritirano dal dialogo che l’associazione e le associazioni cercano di tenere aperto, feriti. La loro chiusura ci priva di un contributo essenziale. Ma la paura di offenderli ci impedisce di presentare al pubblico certe realtà, e i politici, non più stimolati dai mass-media,  ripongono il problema nel dimenticatoio.

Se non cambia qualcosa in merito torneranno a questa associazione casi disperati tra pochissimo.

Propongo che chi scrive di questi argomenti si documenti prima seriamente sulla complessità del problema (c’è chi lo fa), propongo che non si parli di casi ma delle circostanze che li determinano. Le storie, pur narrate, devono restare sotto anonimato assoluto. Di queste cose si deve discutere, ma lo si deve fare con grande umiltà.

Mi è capitato di criticare assistenti sociali che non avevano dato l’idoneità a delle coppie, ho visto le stesse ricorrere in appello, ottenerla e poi fare danni: avevano ragione le assistenti sociali che non potevano dire come mai avevano agito in un modo apparentemente sbagliato, avevo torto io. Sono diventata cauta, non amo i discorsi di chi sa tutto, non amo chi sbandiera la critica verso intere categorie, cerco di capire perché le cose non funzionano. Per capire ci vuole tempo e un briciolo di umiltà . Concediamocelo: i temi della nostra petizione sono delicatissimi.

Grazie a chi mi vorrà ascoltare.

Carla Forcolin

Venezia, 21 febbraio 2009

PETIZIONE: COMUNICATO STAMPA DELL’ANFAA

mercoledì 17 febbraio 2010

L’Associazione nazionale famiglie adottive e affidatarie – ANFAA- condivide la petizione e ha inviato alla Gabbianella e ad altre associazioni il seguente comunicato stampa con precisazioni della Presidente, Donata Nova Micucci:

 

COMUNICATO STAMPA:

 TUTELARE LA CONTINUITA’ AFFETTIVA DEI MINORI AFFIDATI

DICHIARATI ADOTTABILI

Apprezziamo e condividiamo la petizione presentata dall’Associazione LA GABBIANELLA E GLI ALTRI ANIMALI. A nostro parere, onde evitare un aggiramento della normativa in vigore, sarebbe utile specificare che questa petizione riguarda gli affidamenti familiari disposti dai servizi sociali e/o dal Tribunale per i Minorenni e che il minore affidato, se dichiarato in stato di adottabilità, ha diritto ad essere adottato con adozione legittimante e non ricorrendo impropriamente all’art. 44 comma d).

Da anni l’ANFAA sostiene quanto esposto nella petizione: la stessa Circolare sugli affidamenti “a rischio giuridico di adozione”, proposta dall’Anfaa e  recepita dal Tribunale per i minorenni del Piemonte e Valle d’Aosta nel 1983, rispondeva a questa esigenza.

Inoltre vorremmo ricordare quanto riportato in proposito anche nel 2° Rapporto supplementare alle Nazioni Unite sul monitoraggio della Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza in Italia: “È inoltre importante, nell’interesse superiore del minore, che a conclusione dell’affidamento vengano individuate, caso per caso, modalità di passaggio e di mantenimento dei rapporti fra il minore e la famiglia che lo ha accolto, sia quando rientra nella sua famiglia d’origine, sia quando viene inserito in un’altra famiglia affidataria o adottiva o in una comunità. Si ritiene infatti, anche in base a recenti esperienze negative, che vada salvaguardata la continuità dei rapporti affettivi del minore e che debbano essere evitate interruzioni traumatiche. È di fondamentale importanza che sia sempre rigorosamente rispettato l’articolo 5 comma 1 ultima parte della legge citata, il quale dispone che «l’affidatario deve essere sentito nei procedimenti civili in materia di potestà, di affidamento e di adottabilità relativi al minore affidato». Tale norma nella pratica viene spesso disattesa o trascurata, in quanto la sua mancata applicazione non comporta purtroppo alcuna nullità sul piano processuale. Infatti la giurisprudenza ha più volte affermato che gli affidatari non sono parti processuali del procedimento. Tuttavia la loro audizione riveste un’importanza fondamentale per la valutazione dell’interesse del minore, e non dovrebbe mai essere omessa. Qualora il minore affidato sia successivamente dichiarato adottabile il Tribunale per i minorenni deve attentamente valutare il suo superiore interesse, e come prescritto dalla legge1 il giudice minorile «in base alle indagini effettuate, sceglie tra le coppie che hanno presentato domanda quella maggiormente in grado di corrispondere alle esigenze del minore». Pertanto deve prendere in considerazione anche l’eventuale adozione da parte degli affidatari, se idonei e disponibili2 (v. pg. 72 del Rapporto, reperibile sul sito: www. gruppocrc.net).

Nella relazione PRINCIPI FONDAMENTALI IN MATERIA DI ADOZIONE E DI AFFIDAMENTO FAMILIARE DI MINORI, che alleghiamo, tenuta da Pier Giorgio Gosso, giurista, Presidente Onorario Aggiunto della Corte di Cassazione e consigliere ANFAA, al Convegno di  Torino del 9 novembre scorso è stata proposta la seguente modifica legislativa dell’art. 4, comma 5 dell’attuale legge n. 184/1983:

Art. 4, comma 5  (nuovo testo) “L’affidamento familiare cessa, con provvedimento della stessa autorità che lo ha disposto, valutato l’interesse del minore, quando sia venuta meno la situazione di difficoltà della famiglia d’origine che lo ha determinato, ovvero nel caso in cui la prosecuzione di esso rechi pregiudizio al minore. Cessa altresì  quando l’affidato viene dichiarato in stato di adottabilità. In quest’ ultimo caso il tribunale per i minorenni deve prioritariamente prendere in considerazione la disponibilità degli affidatari all’adozione e, in caso di loro impossibilità, deve comunque assicurare il passaggio graduale del minore alla nuova famiglia e l’eventuale mantenimento dei suoi rapporti con gli stessi”.

CONFERMIAMO LA DISPONIBILITÀ DELLANFAA A SOSTENERE QUANTO ESPOSTO  NELLA VOSTRA PETIZIONE,  ANCHE IN SEDE PARLAMENTARE, PER  TUTELARE  LA CONTINUITA’  AFFETTIVA DEI MINORI AFFIDATI DICHIARATI ADOTTABILI.

La presidente Anfaa

Donata Nova Micucci                                                                                                                                          Torino, 16 febbraio 2010

 


1 Legge 184/1983, articolo 22, comma 5.

2 Si veda in merito il saggio di A. La Spina, dal titolo “Il collocamento temporaneo del minore presso una famiglia”, in Famiglia e Diritto, 2009, n. 7, pagina 719, in cui si evidenzia che: «Il fatto che il minore, temporaneamente collocato presso una famiglia, di regola seguiti a mantenere rapporti con la famiglia d’origine, potrebbe suscitare qualche perplessità circa la convertibilità di questa forma di affidamento in quello preadottivo; inevitabilmente infatti, la famiglia d’origine sarà sempre a conoscenza del luogo ove il minore si trovi. Invero, nonostante i dubbi manifestati da isolata giurisprudenza, pare potersi ritenere che, in ossequio ai principi ispiratori dell’intera disciplina, salvo che tale circostanza non si dimostri, nel caso specifico, di grave pregiudizio per il minore, debba senz’altro prevalere il superiore interesse dello stesso a vedere assicurata la sua normale crescita in una famiglia affettuosa e accogliente. Pertanto, anche in linea con la tendenza degli altri paesi a guardare con favore alle adozioni c.d. aperte (che mantengono rapporti di fatto tra i minori e le famiglie d’origine post adozione), pare potersi concludere che, qualora si accerti che l’adozione risponde al superiore interesse del minore, non osta alla dichiarazione di adozione a favore della famiglia destinataria dell’affidamento c.d. a rischio giuridico il fatto che questa sia nota alla famiglia d’origine».

Un libretto speciale: Chi ha visto Pasqualina?

martedì 16 febbraio 2010

PasqualinaVogliamo presentarvi un lavoro speciale di una scrittrice impegnata nel campo dell’adozione, Anna Genni Miliotti: un libretto bellissimo, pubblicato da qualche mese, e insieme un’importante, e tuttora attuale, iniziativa di solidarietà.

Il libro contiene la novella Chi ha visto Pasqualina? di Anna Genni Miliotti completata dai finali Nella tendopoli di Lucia, scritti dagli alunni delle scuole elementari de l’Aquila e di Roseto degli Abruzzi con entusiasmo e a tempo di record nel maggio del 2009, poco dopo il tragico terremoto del 6 aprile.

Chi ha visto Pasqualina? si ispira alla storia vera di una cagnolina recuperata viva sotto le macerie. Nei finali immaginati dai bambini la cagnolina diventa protagonista di una storia di amicizia a lieto fine.

Questo “progetto di Scrittura Solidale” è nato dall’incontro della scrittrice con le insegnanti dei bambini per raccogliere fondi e per aiutare i piccoli a superare i traumi dei terribili momenti vissuti.

Il testo, bilingue, in italiano e in inglese, è illustrato con immagini dell’artista australiana Teresa Jordan. Il libro è stato pubblicato dall’editore Franco Angeli con un’edizione a stampa e una elettronica (e-book). L’intero ricavato derivante dalla vendita dell’e-book sarà devoluto a Soroptimist International Club de L’Aquila e destinato ad iniziative a favore dei bambini terremotati.

Clicca qui per leggere un’anteprima dell’e-book direttamente acquistabile nel sito on-line di Franco Angeli.

Bologna, 21 novembre: le associazioni familiari che si occupano di adozione, post adozione, genitorialità e affido chiedono un incontro a Carlo Giovanardi

domenica 29 novembre 2009

La Gabbianella, tramite la nostra presidente Carla Forcolin, ha partecipato alla prima riunione delle associazioni di famiglie che si occupano di adozione, post adozione, genitorialità e affido, avvenuta a Bologna  lo scorso sabato 21 novembre con lo scopo di individuare gli obiettivi comuni per predisporre un Coordinamento operativo e aumentare la propria rappresentatività rispetto alle istituzioni competenti.

Dalla riunione è emersa in particolare la proposta di chiedere un incontro con Carlo Giovanardi, Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega alle politiche per la famiglia, per discutere della presenza e del ruolo dell’associazionismo familiare all’interno della Commissione Adozioni.

Leggi il comunicato diffuso da GenitoriChe.

Primo incontro tra associazioni familiari. Bologna, 21 novembre 2009.

sabato 21 novembre 2009

Tutto è pronto per il primo incontro tra associazini familiari che si terrà a Bologna il prossimo 21 novembre.

Ad oggi hanno aderito 13 associazioni, rappresentative del complesso panorama dell’associazionismo familiare in Italia.

Sarà l’occasione per verificare la possibilità di unire le forze per far fronte ai numerosi problemi che riguardano l’adozione nazionale e internazionale, ivi compresi i rapporti con la CAI e con gli enti autorizzati.

Qui il sito dell’associazione “Genitori si diventa – onlus”.

“Sfide nelle procedure di adozione in Europa: assicurare il massimo interesse del bambino”

sabato 31 ottobre 2009

Il convegno “Challenges in Adoption Procedures in Europe: ensuring the best interests of the child”, presso la sede del Consiglio d’Europa a Strasburgo, dal 30 novembre al 1 dicembre 2009, è aperto agli Stati dell’Unione Europea e del Consiglio d’Europa e a tutti i professionisti, alle istituzioni e alle associazioni che si occupano dell’adozione dei bambini. (continua…)

Una favola da “Leggere Insieme”: “Pane e cioccolato”

sabato 31 ottobre 2009

 

Cover Pane & CNina e Susi, amiche del cuore, sono chiamate a scuola “pane e cioccolato” per il colore della loro pelle. Nina, una bambina nera arrivata in Italia attraverso un’adozione internazionale, si trova fra gente “bianca come la panna” e sogna una principessa color cioccolato. Mamma, papà e Susi riusciranno infine a realizzare il suo sogno.

(continua…)

Adozione e affidamento familiare a lungo termine. Riflessioni e proposte “dalla parte dei minori”. Convegno Nazionale a Torino lunedì 9 novembre 2009

venerdì 2 ottobre 2009

Il convegno, organizzato da Anfaa (Associazione nazionale famiglie adottive e affidatarie) con il patrocinio della Regione Piemonte e la collaborazione della Fondazione Promozione Sociale Onlus e di Prospettive assistenziali, si terrà presso il Centro Incontri Regione Piemonte, Corso Stati Uniti 23, Torino.

La partecipazione è gratuita, ma è indispensabile iscriversi in anticipo presso la segreteria Anfaa, telefonando (011 8122327), inviando un fax (011 8122595) o scrivendo una e-mail (segreteria@anfaa.it).

Per saperne di più, qui trovi il programma dell’iniziativa.

(quasi) in diretta: riunione della Gabbianella a Palazzo Cavagnis, 1 ottobre 2009

giovedì 1 ottobre 2009

Qualche socia e alcune donne interessate alle attività della nostra associazione si sono incontrate questa sera alle 18 nella sede di Palazzo Cavagnis a Venezia. (continua…)

Affido: come prevenire e curare lacerazioni inutili e dolorose

lunedì 28 settembre 2009

Puoi leggere questo articolo della presidente della nostra associazione, Carla Forcolin, nel sito della Fondazione Alessandra Graziottin per la cura del dolore nella donna – onlus.

Si ringrazia la Fondazione Alessandra Graziottin per avere autorizzato il collegamento.

La nostra associazione oggi (13 settembre 2009)

lunedì 14 settembre 2009

Si è concluso il 13 settembre il Progetto “Giocare Liberamente” che consisteva nell’accompagnare i bambini del nido del carcere in spiaggia, per tutta l’estate, a giocare con l’acqua e la sabbia, con i loro accompagnatori e con altri bambini. Per tre mesi e mezzo a giorni alterni sei piccoli hanno potuto uscire dai ristretti orizzonti della stanza in cui di fatto vivono per allungare il loro sguardo fino alla linea in cui il mare incontra il cielo. Più che ad allungare lo sguardo hanno pensato però a riempire secchielli d’acqua e sabbia, a godere di “giochi” diversi dal solito, come le docce e le altalene dello stabilimento balneare. Pochi giorni fa sono stati accompagnati perfino ad Acqualandia, grazie all’organizzazione di L. (che non vuole essere nominato!). (continua…)