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	<title>www.lagabbianella.org &#187; adozione</title>
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	<description>sito dell&#039;associazione &#34;La gabbianella e altri animali&#34; - onlus</description>
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		<title>Commento alla testimonianza di Eleonora e Ferdinando</title>
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		<pubDate>Sat, 26 Nov 2011 19:19:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Non si può leggere la testimonianza pubblicata qui sotto e rimanere indifferenti, anche se di casi così, purtroppo, se ne sono già visti molti. Non si può nemmeno entrare nei dettagli, perché i processi si fanno nelle sedi giuste. Eppure rimane un fatto in tutto ciò che la coppia scrive: una bambina è stata per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Non si può leggere la testimonianza pubblicata qui sotto e rimanere indifferenti, anche se di casi così, purtroppo, se ne sono già visti molti.</p>
<p>Non si può nemmeno entrare nei dettagli, perché i processi si fanno nelle sedi giuste. Eppure rimane un fatto in tutto ciò che la coppia scrive: una bambina è stata per i primi otto anni della sua vita in affidamento. L’affidamento per legge dura due anni, rinnovabili (ma non per tutta la vita) nel superiore interesse del minore. Dove sia l’interesse di una minore, cioè di una persona, nel cambiare famiglia non è per niente chiaro. Nessuno direbbe ad un adulto che si sono trovati moglie/marito migliori per lui/lei a prescindere dalla sua volontà, ma con i bambini ci si permette di far loro cambiare famiglia a prescindere dal fatto si trovino già benissimo nella famiglia in cui sono.</p>
<p><span id="more-5639"></span></p>
<p>Se per anni, come dice il padre affidatario, i Servizi Sociali non hanno ritenuto che fosse opportuno per la bambina andare a vivere con la madre naturale, un motivo ci doveva essere. A quel motivo, forse risolto, almeno parzialmente, si aggiunge ora, la dolorosità di dover rompere con un vissuto di affetti protrattosi per otto anni.</p>
<p>Guai se i signori che hanno accolto la bambina in casa, pur dicendole che non era loro figlia e cercando di avvicinarla alla madre naturale, non le avessero dato anche affetto! L’affidamento  non avrebbe ottenuto lo scopo di essere una soluzione diversa e migliore di un istituto. Affetto e senso di appropriazione non sono la stessa cosa.</p>
<p>Molto probabilmente, dopo tanti anni, i signori e la bambina stessa volevano una soluzione definitiva, di certo offrendosi per un’adozione mirata o secondo i cosiddetti “casi particolari”, ma a quel punto il Tribunale ha deciso negativamente e ha ritenuto di rispettare la legge mandando la bambina dalla madre naturale. “Andare dalla madre” è sempre rispettoso della legge.</p>
<p>Eppure la legge 149/01 ha un riferimento supremo: il superiore interesse del minore.  Non è affatto certo che sia più “madre” chi genera, rispetto a chi cresce e cura ed entra in profonda empatia con un bambino.  Non è affatto certo che scambiare un padre che ha svolto il suo ruolo paterno per otto anni con un uomo prescelto dalla madre naturale sia nel superiore interesse della minore.  Sembra impossibile che un fratellino “di sangue” valga di più dei fratellini con cui si è giocato e forse litigato per tutta la vita. E poi ci sono tutti gli altri parenti, le abitudini, che danno ai bambini sicurezza, la scuola, le maestre, gli amici.</p>
<p>E’ nel superiore interesse di qualcuno perdere tutto ciò per avere in cambio la certezza di vivere accanto a chi ti ha generato? Forse lo sarebbe se quel rapporto con la madre fosse stato desiderato a lungo, se fosse bellissimo, se fosse stato osteggiato. Non pare che le cose stiano così.  Allora davvero la domanda che fanno proprio i bambini “perché?” deve trovare una risposta.</p>
<p>Il mio dubbio è che la risposta sia sempre nella mancanza di una legge chiara che regoli il passaggio tra affidamento e adozione. Le leggi che andavano in questa direzione giacciono in Commissione Giustizia e non c’è mai il tempo per discuterle.</p>
<p>Questa spiegazione poco servirà alla bambina che ora deve vivere in un ambiente che le è estraneo, forse colpevolizzata per non amare abbastanza madre e padre a lei imposti, senza nessuno con cui urlare il proprio dolore. Infatti dovrà stare nei prossimi quattro mesi senza nemmeno sentire al telefono coloro che per lei sono stati mamma e papà. Ma tutto ciò è nel suo superiore interesse.</p>
<p>Per quanto tempo tratteremo ancora i bambini senza alcun rispetto per i loro sentimenti e i loro bisogni?</p>
<p>Carla Forcolin</p>
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		<title>Diritto ai sentimenti per i bambini in affidamento. Aggiornamenti</title>
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		<pubDate>Thu, 26 May 2011 16:29:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il giorno 13 maggio 2011, a palazzo Cavagnis, sede della Gabbianella  di Venezia, si è tenuta una tavola rotonda per discutere sulla petizione, presentata lo scorso anno, con i deputati che più l’hanno sostenuta. Il dibattito era necessario: sono in discussione in Commissione Giustizia sia le leggi proposte dai deputati che ci avevano seguito fin [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il giorno 13 maggio 2011, a palazzo Cavagnis, sede della Gabbianella  di Venezia, si è tenuta una tavola rotonda per discutere sulla petizione, presentata lo scorso anno, con i deputati che più l’hanno sostenuta. Il dibattito era necessario: sono in discussione in Commissione Giustizia sia le leggi proposte dai deputati che ci avevano seguito fin dall’inizio, sia altre proposte che riguardano i temi dell’affidamento e dell’adozione, ma che esulano da ciò che abbiamo chiesto.</p>
<p>Alla tavola rotonda hanno partecipato anche altre realtà che si occupano di affidamento e adozione, come ANFAA. Le associazioni Papa Giovanni XXIII, e  Save the Children, che hanno firmato la petizione, non hanno potuto essere presenti, ma ci stanno seguendo, come anche AiBi (che lo scorso anno invece non ha firmato) e altre realtà. Il CNSA ci ha mandato il <a title="Documento " href="http://www.lagabbianella.org/wp09/wp-content/uploads/2011/05/Comunicato-CNSA-Modifica-184_83.pdf"><strong>documento</strong></a> già inserito in questo sito.</p>
<p>I deputati che erano con noi ci hanno chiesto di scrivere un testo che fosse il più possibile condiviso e di mandarglielo.  Mettiamo nel sito pure <strong><a href="http://www.lagabbianella.org/wp09/wp-content/uploads/2011/05/modifiche-legge-184_1983.pdf">questo</a></strong>.</p>
<p>Intanto accogliamo tutte le vostre riflessioni sulle tematiche in questione e cominciamo a farlo con il <a href="http://www.lagabbianella.org/?p=5241"><strong>contributo di Marilena Zanon</strong></a>.</p>
<p>Carla Forcolin</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Dopo l&#8217;incontro del 13 maggio. Riflessioni sulle proposte di modifica alla L. 184/1983, di Marilena Zanon</title>
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		<pubDate>Thu, 26 May 2011 14:51:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Mi chiamo Marilena e sono mamma adottiva e affidataria di due bambini uno dei quali avuto in adozione con l’art. 44 della L. 184/1983. Mio marito ed io c’eravamo proposti come famiglia affidataria, desiderosi di poter dare un po’ del nostro amore in un ambito dove c’erano poche famiglie disponibili, nella speranza di poter essere [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Mi chiamo Marilena e sono mamma adottiva e affidataria di due bambini uno dei quali avuto in adozione con l’art. 44 della L. 184/1983.</p>
<p>Mio marito ed io c’eravamo proposti come famiglia affidataria, desiderosi di poter dare un po’ del nostro amore in un ambito dove c’erano poche famiglie disponibili, nella speranza di poter essere d’aiuto a qualcuno; così è avvenuto e nel 2004  ci è stato proposto un affido di un bambino di 6 anni abbandonato dalla madre con  un padre che dopo due anni dall’inizio del progetto di affido (all’età di circa 8 anni del bambino) si rivelerà incapace di accudire il proprio figlio. Da qui la necessità, da un lato di dare una famiglia stabile al bambino, che ormai non era più in grado di sopportare la spada di Damocle della fine dell’affido, e dall’altro lato la necessità comunque di mantenere i rapporti con alcuni membri della famiglia di origine non in grado però di accudire il bambino (nonni ultraottantenni e sorella  sedicenne). Ecco perché fu nel nostro caso decisa l’adozione ex art. 44 della L. 184/1983.</p>
<p>Avrei piacere di intervenire nel dibattito instauratosi dopo l’incontro del 13 maggio u.s. per riflettere sulle proposte legislative di modifica alla legge sull’adozione e sull’affido più precisamente denominata “Diritto del minore ad una famiglia” (L. 4 maggio 1983 n. 184), denominazione che cito non a caso perché le parole hanno un peso ed hanno un significato.</p>
<p>Mi pare che tutte le associazioni intervenute e comunque i soggetti presenti all’incontro, siano concordi nel ritenere indispensabile la riforma dell’art. 4 della legge citata, laddove si vuole precisare che la famiglia affidataria può adottare il minore che è in affido, qualora lo stesso sia dichiarato adottabile.</p>
<p>Mi pare che le opinioni si dividano invece circa l’opportunità dell’introduzione della lettera a-bis all’art. 44 della L. 184/1983 (adozione in casi particolari), contenuta sia nella proposta legislativa Vassallo, sia nella proposta legislativa Savino, che consentirebbe l’adozione, sempre da parte delle famiglie affidatarie, del minore che non sia dichiarato adottabile.</p>
<p>Io credo che questa modifica sia sacrosanta al pari della modifica dell’art. 4 citato. Mi piacerebbe non dimenticassimo che ci sono casi nei quali non è possibile né tutelante per il minore, rompere definitivamente con la famiglia di origine, a volte perché all’interno della famiglia ci sono dei membri che hanno rapporti significativi con il minore, ancorché non siano in grado di prendersi cura del minore stesso (come ad es. nonni e fratelli),  a volte perché l’età del bambino può essere tale da richiedere un distacco graduale dalla famiglia di origine.</p>
<p>Soprattutto nel primo caso la necessità di mantenere il rapporto con la famiglia di origine rappresenta anche un bisogno di identità del minore, bisogno con il quale ogni bambino adottato si trova prima o poi a fare i conti.</p>
<p>Il timore che l’introduzione della lettera a-bis possa aprire le porte ad abusi soprattutto in alcune zone d’Italia, non mi pare una motivazione forte qualora anche un solo bambino dovesse soffrire per l’ipotesi in cui non gli sia stata data la possibilità di avere una famiglia <strong><span style="text-decoration: underline;">stabile</span></strong> .</p>
<p>Ho voluto sottolineare la parola stabile perché non mi pare che questa stabilità possa essere offerta da un affidamento sine die, come qualcuno ha replicato. L’affidamento è un istituto giuridico temporaneo pensato per trovare una famiglia dove collocare il minore per il tempo necessario affinché la sua famiglia di origine possa recuperarsi. Ma se ciò non è possibile e la dichiarazione di adottabilità non è consentita nell’interesse del minore, deve essere a lui garantita la presenza di una famiglia stabile che nessuno gli possa mai togliere, né giudice, né servizi sociali (che &#8212; non dimentichiamo &#8212; cambiano nel corso del tempo e potrebbero avere opinioni diverse). Non solo ma l’affidamento sine die non è in grado alcune volte di  rispondere al bisogno di appartenenza del minore alla sua nuova famiglia: l’adozione in casi particolari infatti consente di aggiungere al cognome della famiglia di origine quella della nuova famiglia. Non è una circostanza irrilevante anzi tutt’altro, essa rappresenta anche il riconoscimento sociale di questa duplice appartenenza, un riconoscimento cioè che vale anche nei confronti delle istituzioni e della società (dalla scuola alle asl, dal mondo dello sport al mondo dell’associazionismo  religioso e non), che non può e non deve essere negato al minore.</p>
<p>E se ci sono delle persone che si avvicinano all’affido pensando di trovare una scorciatoia per avere un figlio tutto loro queste credo non siano degne non solo di essere genitori affidatari ma nemmeno adottivi: un figlio non è per se stessi e per soddisfare i propri bisogni, questo è egoismo.</p>
<p>Io spero e mi auguro che né pregiudizi, né preconcetti, né timori, né paure impediscano anche ad un solo bambino di poter veder concretizzato il suo diritto ad avere stabilmente una famiglia o anche più di una se questo rappresenta il bene del minore.</p>
<p>Buon lavoro a tutti.</p>
<p>Marilena Zanon</p>
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		<title>Notizie relative all&#8217;iter della petizione &#8220;Diritto ai sentimenti per i bambini in affidamento&#8221;</title>
		<link>http://www.lagabbianella.org/2011/05/09/notizie-relative-alliter-della-petizione-diritto-ai-sentimenti-per-i-bambini%c2%a0in-affidamento/</link>
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		<pubDate>Mon, 09 May 2011 07:50:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Staff</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Rinnovando l&#8217;invito a tutti i lettori ad esprimersi in merito, riportiamo gli ultimi aggiornamenti sull&#8217;iter in Commissione Giustizia delle proposte di legge sorte in seguito alla nostra petizione. Per proseguire l&#8217;esame dei provvedimenti sulle disposizioni in materia di adozioni da parte delle famiglie affidatarie, la Commissione Giustizia si è nuovamente riunita in data 4 maggio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Rinnovando l&#8217;invito a tutti i lettori ad esprimersi in merito, riportiamo gli ultimi aggiornamenti sull&#8217;iter in Commissione Giustizia delle proposte di legge sorte in seguito alla nostra petizione.</p>
<p>Per proseguire l&#8217;esame dei provvedimenti sulle disposizioni in materia di adozioni da parte delle famiglie affidatarie, la Commissione Giustizia si è nuovamente riunita in data 4 maggio 2011.</p>
<p>Alle proposte di legge C. 3459 Vassallo, C. 3854 Savino e C. 4077 Motta vengono abbinate le proposte di legge C. 4279 Lupi e C. 4326 Giammanco.</p>
<p>Alleghiamo il testo della proposta di legge C. 4326 presentata dall&#8217;onorevole Giammanco alla Camera il 2 maggio 2011, e il processo verbale della riunione della Commissione Giustizia del 4 maggio 2011. <a href="http://www.lagabbianella.org/commissionegiustizia.zip" target="_blank">Clicca qui per scaricare l&#8217;allegato</a>.</p>
<p>Alleghiamo qui anche l&#8217;<a href="http://www.lagabbianella.org/?attachment_id=5203">articolo di </a><a href="http://www.lagabbianella.org/?attachment_id=5203">Anna Genni Miliotti</a>, che ci riporta al cuore della nostra petizione, e il <a href="http://www.lagabbianella.org/wp09/wp-content/uploads/2011/05/Comunicato-CNSA-Modifica-184_83.pdf">comunicato del CNSA</a> (Coordinamento Nazionale Servizi Affidi) che commenta le proposte di legge Lupi e Giammanco.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>La petizione: a che punto siamo&#8230;</title>
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		<pubDate>Sat, 07 May 2011 16:17:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[E’ trascorso un anno dal convegno che si è tenuto in Senato il 13 maggio dello scorso anno. A seguito di quel convegno l’onorevole Salvatore Vassallo (PD) si è immediatamente attivato per presentare, nel corso dello stesso mese di maggio, una proposta di legge (n. 3459 del 06/05/10) che raccoglieva i temi della petizione. Qualche [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.camera.it/126?pdl=3854&amp;tab=4&amp;leg=16"><img class="alignleft size-full wp-image-5071" style="margin-right: 5px;" title="Pagina web della Camera" src="http://www.lagabbianella.org/wp09/wp-content/uploads/2011/05/Camera.jpg" alt="" width="150" height="107" /></a>E’ trascorso un anno dal convegno che si è tenuto in Senato il 13 maggio dello scorso anno. A seguito di quel convegno l’onorevole Salvatore Vassallo (PD) si è immediatamente attivato per presentare, nel corso dello stesso mese di maggio, una proposta di legge (n. 3459 del 06/05/10) che raccoglieva i temi della petizione. Qualche mese dopo, in data 10/11/10, anche l’on. Elvira Savino (PDL) ha presentato una proposta di legge (n. 3854) che verteva sempre sullo stesso argomento. Le due proposte avrebbero potuto essere unificate, in quanto trattavano entrambe del diritto ai sentimenti dei bambini in affidamento.</p>
<p>Già si pensava ad un incontro in data 13 maggio 2011, a Venezia, per ragionare su come le proposte avrebbero potuto trovare realizzazione pratica, quando in sede di Commissione Giustizia del 30 marzo 2011, l’onorevole Sisto (relatore della proposta) segnala alla Presidenza dell’on. Follegot un’altra proposta di legge (n. 3657 del 23/07/10), formulata dall’on. Lupi e che tratta sempre di affidamento.</p>
<p>Fulvio Follegot si riserva di esaminare la proposta Lupi ma rileva che la stessa tratta argomenti molto più ampi rispetto alle proposte precedenti e che quindi un eventuale abbinamento dovrebbe essere deliberato dalla Commissione e non semplicemente d’ufficio.</p>
<p>Nel corso della stessa riunione si ipotizza anche l’abbinamento delle proposte di legge degli on. Savino e Vassallo con una proposta del 15/02/11 dell’on. Motta (PD) che di fatto ricalca testualmente la petizione presentata dalla Gabbianella.</p>
<p>Di certo le osservazioni dell’on. Follegot sono vere e la pdl 3657 dell’on. Lupi, anche nella successiva formulazione più sintetica del pdl 4279 del 12/04/11, va a toccare temi molto ampi e complessi, quali gli ambiti di competenza delle associazioni di volontariato e dei Servizi Sociali.</p>
<p>L’abbinamento delle proposte di legge scaturite dalla nostra petizione con altre proposte volte a altri aspetti della legge sull’affidamento e dello stesso funzionamento dei Servizi Sociali finirebbe inevitabilmente per allargare a tal punto il dibattito parlamentare da rendere incerta la splendida possibilità offerta da deputati di schieramenti diversi di far passare, forse all’unanimità, i contenuti della petizione.</p>
<p>Vogliamo qui ricordare che 7.000 persone, con una raccolta firme, realizzata fondamentalmente online dalla nostra associazione che per la prima volta usava questo mezzo, hanno chiesto semplicemente di chiarire un aspetto ambiguo della legge 184/83, come riformata dalla legge 189 del 2001. A causa di questa ambiguità, nel tempo molti bambini sono stati costretti a cambiare famiglia per legge, benché nella famiglia in cui erano cresciuti in affidamento, si sentissero già figli amatissimi. A questo abbiamo chiesto di porre fine. Lo avevamo chiesto già al governo precedente che aveva raccolto le nostre istanze ma che non è riuscito ad attuarle per mancanza di tempo. Non vorremmo che ancora una volta, anche con questo governo, rendendo la materia in discussione via via più complessa, si finisse per far cadere nell’indifferenza una questione tanto delicata.</p>
<p>Non vorremmo inoltre che, a partire dal nostro desiderio di evitare un cocente ed inutile dolore a tanti bambini, si finisse per trattare tutt’altre questioni che meriterebbero approfondimenti specifici in altre sedi.</p>
<p>La giornata di riflessione a cui parteciperanno gli onorevoli Savino e Vassallo ed insigni esperti del settore, avrà luogo comunque in data 13 maggio 2011 a Venezia, nella nostra sede di Palazzo Cavagnis. Non si tratterà di un convegno aperto al pubblico ma di un incontro che aiuti tutti a chiarirsi le idee dopo questa tempesta di proposte.</p>
<p>Alleghiamo le proposte di legge presentate alla Camera dei Deputati (<a href="http://www.lagabbianella.org/wp09/wp-content/uploads/2011/04/Savino.pdf">pdl Savino</a>, <a href="http://www.lagabbianella.org/wp09/wp-content/uploads/2011/04/Vassallo-Pes.pdf">pdl Vassallo</a>, <a href="http://www.lagabbianella.org/wp09/wp-content/uploads/2011/05/Motta-4077.pdf">pdl Motta</a>, <a href="http://www.camera.it/Camera/view/doc_viewer_full?url=http%3A//www.camera.it/_dati/leg16/lavori/schedela/apriTelecomando_wai.asp%3Fcodice%3D16PDL0042340&amp;back_to=http%3A//www.camera.it/126%3FPDL%3D3657%26leg%3D16%26tab%3D2"></a><a href="http://www.lagabbianella.org/wp09/wp-content/uploads/2011/05/Lupi-3657.pdf">pdl Lupi (n. 3657)</a> e <a href="http://www.camera.it/Camera/view/doc_viewer_full?url=http%3A//www.camera.it/_dati/leg16/lavori/schedela/apriTelecomando_wai.asp%3Fcodice%3D16PDL0047760&amp;back_to=http%3A//www.camera.it/126%3FPDL%3D4279%26leg%3D16%26tab%3D2"></a><a href="http://www.lagabbianella.org/wp09/wp-content/uploads/2011/05/Lupi-4279.pdf"></a><a href="http://www.lagabbianella.org/wp09/wp-content/uploads/2011/05/Lupi-42791.pdf">pdl Lupi (n. 4279)</a> e i <a href="http://www.lagabbianella.org/wp09/wp-content/uploads/2011/05/iter-pdl-Savino_Vassallo.pdf">processi verbali</a> relativi alla loro discussione in sede di riunione della Commissione Giustizia (in data 30/03/2011 &#8211; 06/04/11 &#8211; 14/04/11 &#8211; 19/04/11).</p>
<p>Invitiamo i nostri lettori ad esprimersi in merito lasciando un commento su questo sito.</p>
<p>Carla Forcolin</p>
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		<item>
		<title>Sull&#8217;adozione. Lettera-appello ai giornalisti dell&#8217;avv. Lucrezia Mollica</title>
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		<pubDate>Wed, 16 Feb 2011 20:30:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Petizione]]></category>
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		<description><![CDATA[Carissimi giornalisti della carta stampata e della televisione, qualcuno di voi mi conosce, altri no. Sono un avvocato che da anni si occupa di adozioni, di percorsi falliti, di gioiosi incontri e di laceranti separazioni. Sono stata in dubbio se scegliere di scrivere a tutti voi insieme o farlo separatamente (sono a digiuno rispetto a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Carissimi giornalisti della carta stampata e della televisione,</p>
<p>qualcuno di voi mi conosce, altri no. Sono un avvocato che da anni si occupa di adozioni, di percorsi falliti, di gioiosi incontri e di laceranti separazioni.</p>
<p>Sono stata in dubbio se scegliere di scrivere a tutti voi insieme o farlo separatamente (sono a digiuno rispetto a queste strategie), poi ho pensato di fare una comunicazione-appello a tutti voi, sperando che qualcuno si senta graffiato dentro.</p>
<p>Mi riferisco al tema dell’adozione: un argomento che suscita sempre grande clamore, una fiammata, e poi si spegne.</p>
<p><a href="http://www.lagabbianella.org/wp09/wp-content/uploads/2011/02/Adozione-anche-a-single.pdf">Quanto rumore per nulla ieri</a> per quella sentenza di Cassazione che del resto ne rammenta una molto simile emessa nel 2006 (n. 6078/06).<span id="more-4692"></span></p>
<p>Ricordate il comico Catalano? sosteneva che era meglio essere ricchi e belli  che poveri e brutti.</p>
<p>È quello che è stato detto ieri in numerose interviste sui giornali e radio e televisione: è meglio che un bambino sia adottato da una coppia giovane, innamorata, ricca e sana piuttosto che da una persona singola,</p>
<p>e ancora: è meglio che un bambino sia adottato da una persona singola piuttosto che marcire in un orfanotrofio al freddo e al gelo,</p>
<p>e ancora con supponenza: vergogna a quelle coppie che preferiscono bambini piccoli e sani piuttosto che grandicelli e malati,</p>
<p>e via così: quante Catalanate.</p>
<p>È ovvio che per un bambino sia meglio vivere in una famiglia composta da una mamma e  da un papà che si amano da almeno tre anni e lo ameranno per tutta la vita.</p>
<p>E’ ovvio che per un bambino sia meglio vivere con un solo genitore piuttosto che in un orfanotrofio abbandonato dimenticato da tutti.</p>
<p>E’ ovvio che una coppia giovane non si senta pronta per accogliere un bimbo grande e malato, ma possa accogliere con amore un bimbo piccolo, sano e abbandonato.</p>
<p>Il buonsenso, signori miei, il buon senso: il grande assente in tanti discorsi.</p>
<p>La legge sull&#8217;adozione andrebbe riformata e andrebbe applicata con maggiore attenzione: il motivo che mi muove questo appello è quello per cui da anni mi batto con passione: il rispetto  ed il mantenimento dei legami d&#8217;affetto che si vengono a creare tra adulti e bambini.</p>
<p>Troppo spesso accade che i bambini, piccolissimi o più grandicelli, che per qualsivoglia motivo, primo tra tutti lunghi affidi, stabiliscono profondi rapporti d&#8217;affetto con adulti di riferimento vengano poi da questi irreversibilmente e violentemente staccati da decisioni dei tribunali per i minorenni, sorretti dalle relazioni dei servizi sociali; il passato cancellato con un colpo di spugna, interruzione definitiva dei rapporti, bambini candeggiati e resettati per una nuova vita senza passato.</p>
<p>C&#8217;è una bella proposta di legge oggi, n 3854, proposta dall&#8217;onorevole Elvira Savino, firmata da numerosi onorevoli, che attende di essere calendarizzata.</p>
<p>Una legge piccola a costo zero, apolitica, apartitica. Una legge dalla parte dei bambini.</p>
<p>Lo spirito della  proposta si legge con chiarezza nella sua presentazione: non quello di legalizzare furbi aggiramenti dell&#8217;iter adottivo, ma di prendere atto, pragmaticamente e con trasparenza, di situazioni che si sono consolidate oggettivamente negli anni per i più vari motivi, creando i legami che è impensabile interrompere per legge.</p>
<p>Il governo è a rischio per le note vicende, questa bella proposta di legge rischia di cadere: vi prego aiutatemi a far sì che questo non avvenga. La legge deve essere calendarizzata  e passare in commissione giustizia per non essere affondata.</p>
<p>E insieme alla legge affogherebbero tanti bambini.</p>
<p>E io con loro.</p>
<p>Grazie</p>
<p>Lucrezia Mollica</p>
<p><span style="color: #ffffff;">a</span></p>
<p><em>Anche l&#8217;on. Salvatore Vassallo (Pd) ha presentato una proposta di legge che raccoglie i contenuti della PETIZIONE<br />
già il 6/5/2010. La stessa è stata assegnata in Commissione giustizia il 6/8/2010. Le proposte Vassallo-Savino potrebbero benissimo confluire. </em></p>
<p><em>Carla Forcolin</em></p>
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		<title>Scogli tra affidamento e adozione, intervento di Carla Forcolin su &#8220;Avvenire&#8221; del 12 febbraio</title>
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		<pubDate>Tue, 15 Feb 2011 20:30:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Sabato 12 febbraio il quotidiano &#8220;Avvenire&#8221; ha dato spazio a un intervento di Carla Forcolin sulla petizione &#8220;Diritto ai sentimenti per i bambini in affidamento&#8221;. Clicca sulla pagina del giornale per ottenerne una copia in PDF.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.lagabbianella.org/wp09/wp-content/uploads/2011/02/1202FOR1.pdf"><img class="alignleft size-full wp-image-4643" style="margin-right: 5px;" src="http://www.lagabbianella.org/wp09/wp-content/uploads/2011/02/Avvenire.jpg" alt="" width="106" height="148" /></a>Sabato 12 febbraio il quotidiano &#8220;Avvenire&#8221; ha dato spazio a un intervento di Carla Forcolin sulla petizione &#8220;Diritto ai sentimenti per i bambini in affidamento&#8221;.</p>
<p>Clicca sulla pagina del giornale per ottenerne una copia in PDF.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Perché sostenere la petizione. La petizione “diritto ai sentimenti per i bambini in affidamento” e le tematiche che sottende</title>
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		<pubDate>Thu, 04 Nov 2010 09:53:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Diritto alla famiglia e agli affetti. Tutti capiscono che i bambini hanno diritto a vivere in famiglia anziché in struttura, ma i minorenni (bimbi e ragazzi) che popolano le nostre strutture socio-residenziali sono più di 15.600. Una buona parte di essi potrebbe essere sistemata in affidamento (non tutti: questo si sa). Non li si pone [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="size-full wp-image-2913 alignleft" src="http://www.lagabbianella.org/wp09/wp-content/uploads/2010/05/Io-non-posso-proteggerti.jpg" alt="" width="150" height="108" />Diritto alla famiglia e agli affetti.</strong> Tutti capiscono che i bambini hanno diritto a vivere in famiglia anziché in struttura, ma i minorenni (bimbi e ragazzi) che popolano le nostre strutture socio-residenziali sono più di 15.600. Una buona parte di essi potrebbe essere sistemata in affidamento (non tutti: questo si sa). Non li si pone in affidamento per tanti motivi, due in modo particolare: è difficile reperire famiglie affidatarie per ragazzi tra i 15 e i 17 anni, soprattutto di origine straniera, e si teme che i bambini piccoli (0-2 anni) posti in famiglia vi si attaccherebbero troppo e poi sarebbe difficile restituirli alla famiglia d’origine o ad una famiglia adottiva, laddove divenissero adottabili. Bambini piccoli e ragazzi vicini alla maggior età costituiscono la maggior parte dei minori presenti nelle strutture socio assistenziali.</p>
<p>La prima obiezione che le persone non esperte fanno all’affidamento è sempre la stessa: “Non voglio affezionarmi ad un bambino e dopo due anni o più  non avere alcun diritto a poterlo frequentare, sentire al telefono, mantenere con lui una qualsiasi relazione”. La gente è anche disponibile ad aprire la propria famiglia, ma con una qualche garanzia  di continuità dei legami affettivi in cambio. Da anni vado in giro a dire a queste persone che l’affido va bene anche così (e lo penso) ma è innegabile il fatto che i legami costituitisi nell’intimità quotidiana vadano protetti e siano preziosi, tanto più quanto più quei legami avvengano con bambini feriti dall’abbandono/incapacità genitoriale dei genitori biologici. La tutela di questi legami affettivi è oggetto della petizione che “La gabbianella e altri animali” ha lanciato in primavera ed è in attesa di essere discussa nella Commissione Giustizia, di cui è presidente l’on. Giulia Buongiorno.</p>
<p>L’associazione chiede, in piena consapevolezza di ciò che la sua proposta reca con sé, che la famiglia affidataria che abbia instaurato un buon legame affettivo e relazionale con un bambino, qualora lo stesso diventi adottabile, lo possa adottare e sia valutata dal proprio tribunale di competenza, secondo un canale preferenziale rispetto alle altre coppie, che fanno domanda d’adozione, ma non hanno con quel bambino relazione alcuna.  Una sorta di “prelazione” pienamente giustificata dal rapporto costituitosi.<span id="more-4249"></span></p>
<p><strong>Il problema dei requisiti</strong>. Il mantenimento dei legami affettivi è buona cosa, lo capiscono tutti, ma la generale perplessità riguarda il fatto che i requisiti per adottare o prendere un minore in affidamento sono diversi. Si teme sostanzialmente che possano finire per adottare persone senza i requisiti previsti dall’art. 6 della nostra legge. Che le stesse possano “aggirare la legge”.</p>
<p>Intanto precisiamo che ci sono moltissime coppie affidatarie che hanno i requisiti di matrimonio ed età  previsti per gli aspiranti genitori adottivi e per esse non ci sarebbe alcun problema.</p>
<p>Laddove il problema fosse per i singles (di fatto donne sole: gli uomini che si offrono per divenire affidatari sono pochissimi), la nostra legge prevede già che si possa ricorrere all’art. 44 della legge 184/83 – come riformato dalla legge 149/01 – nei casi in cui il distacco da una persona di riferimento molto amata sia pregiudizievole alla salute mentale del minore. Oggi pochi Tribunali dei Minorenni lo applicano, ma va ribadito che solo in pochi casi questa applicazione sarebbe necessaria. Eppure, se una donna sola ha preso in affidamento un bambino/a e ha saputo crescerlo bene per molto tempo, perché mai non dovrebbe continuare? Perché la figura del padre è fondamentale, si risponde. Si deve decidere caso per caso se è meglio dare stabilità affettiva ad una persona o dargli un padre subito. Infatti nessuno può prevedere se col tempo un padre arriverà presso la casa con una donna sola e un bambino, come nessuno può prevedere se il padre adottivo resterà con la madre adottiva nel tempo.</p>
<p>L’associazione non intende privilegiare i singles facendo un danno ai bambini, intende chiedere che si valuti cosa è meglio per loro e che comunque si permetta alla donna che ha  fatto da madre al bambino e al piccolo stesso di frequentarsi anche dopo l’adozione presso altra famiglia. L’associazione chiede che il minore sia ascoltato e se troppo piccolo sia osservato da personale specializzato per capire che cosa è meglio fare in questi casi.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Adozione legittimante e nei casi particolari. </strong>Ma poniamo che un minore sia adottato da una famiglia senza requisiti previsti dall’art. 6 per qualche motivo, ad esempio un problema di età sforata di poco. Si attuerebbe di nuovo l’art. 44 e allora non ci sarebbe quel taglio dei legami affettivi con la famiglia d’origine previsti dall’adozione legittimante. Però tanti articoli 44 potrebbero produrre tante adozioni con il mantenimento dei legami con la famiglia d’origine, forme di adozione aperta, che molti tra i genitori adottivi e le associazioni che li rappresentano non vogliono.</p>
<p>Eppure, anche la situazione dei genitori affidatari che diventano adottivi con adozione legittimante prevede comunque delle difficoltà con la famiglia d’origine, se la stessa è stata conosciuta dagli affidatari. La famiglia d’origine può essere persecutoria nei confronti di quella adottiva: questo può essere un problema innegabile e la famiglia adottiva, se ex affidataria, deve fare i conti con questa situazione. E’ per questo che alcuni tribunali preferiscono tenere separati in modo rigido i due istituti.</p>
<p>Precisiamo che spesso la famiglia d’origine non presenta pericoli per nessuno, anzi alcune madri sole tendono a farsi “adottare un po’” assieme ai loro figli e rispettano la famiglia adottiva. Se la famiglia d’origine invece è persecutoria, ci si può difendere dalla stessa in vari modi: il problema è reale ma non insolubile.</p>
<p>Si dice che l’adozione con la presenza di qualche membro della famiglia d’origine del bambino intorno renderebbe l’adozione più conflittuale per il piccolo, ma se gli adulti hanno le idee chiare sul loro ruolo anche i bambini finiscono per averle e gli affetti si diversificano. Si cresce forse con un maggior senso di apertura mentale se si capiscono fin da piccoli situazioni complesse, risolte nell’affetto. Se affetto non c’è da parte della famiglia d’origine, ci si  può allontanare da chi disturba il bambino e i suoi genitori adottivi, con l’aiuto dei Servizi Sociali.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Aggiramento della legge.</strong> L’affidamento che può divenire adozione appare a molti un possibile aggiramento della legge, che prevede maglie più strette per adottare. Ma chi vuole aggirare la legge con sicurezza per avere un bambino se lo procura in altri modi, meno incerti e complicati, inoltre se lo procura neonato, come nei sogni di tutti. Un servizio TV della giornalista televisiva Milena Gabanelli, trasmesso qualche mese fa nella trasmissione “Professione reporter” era illuminante a tale scopo.</p>
<p>Chi si offre per l’affidamento non è un santo/a,  ma generalmente ha ideali diversi da quelli egoistici di avere un figlio da cui essere accudito in vecchiaia o a cui lasciare l’eredità.</p>
<p>Ma a scanso di dubbi – tutto è possibile – coloro che si offrono per l’affidamento vanno seriamente conosciuti e valutati. Sarebbe un’ottima idea creare a priori elenchi di famiglie disponibili sia all’affidamento sia all’adozione e che abbiano ottenuto separatamente la doppia idoneità. Ora non si vuole che ci siano coppie con doppia idoneità, perché potrebbero offrirsi per un affidamento con la speranza che esso si trasformi in un’adozione e quindi potrebbero non favorire il contatto tra il bambino e la sua famiglia d’origine. Di nuovo anche questo è possibile, ma non ci sono scelte: o si percorre la strada della  fiducia nelle persone, o si lasciano le cose come stanno e si continuano a vedere le famiglie e persone affidatarie come mancati genitori adottivi di cui diffidare.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Il ruolo della famiglia d’origine.</strong> La petizione chiede che agli affidatari sia data maggior fiducia, che si riconosca il loro importante ruolo, che si privilegi l’affido rispetto alle strutture residenziali dove possibile, che si permetta il mantenimento dei legami affettivi. E se questo rendesse le famiglie d’origine più sospettose che mai? Se le stesse rifiutassero l’affido per paura di perdere il proprio figlio/a trascurato ma comunque “loro”? Bisogna lavorare nel senso dell’affidamento consensuale perché  questo non possa succedere. I diritti dei bambini non possono esser subordinati a quelli degli adulti. La proposta che qui si fa è comunque di affidamento e di eventuale passaggio dall’affidamento all’adozione solo se il bambino in affidamento è del tutto ignorato dalla famiglia d’origine da anni. Invece di affidamenti infiniti si chiede di “trasformare gli zii in genitori”, perché ogni bambino ha diritto a pronunciare le parole “mamma” e “papà” a pieno titolo.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Il ruolo delle associazioni</strong>.  La nostra proposta potrebbe portare con sé molti cambiamenti, ma tutti rivolti ad adeguare la legge alla realtà delle cose.</p>
<p>Si dice che i Servizi Sociali, troppo ridotti e oberati di lavoro, non possano seguire da vicino le famiglie affidatarie, sapere se le stesse lavorano bene (cioè per il riavvicinamento dei bambini ai loro genitori se ne è il caso), trovare le famiglie disponibili all’affidamento. Di certo le nostre proposte prevedono un lavoro molto importante da parte dei Servizi Sociali, che spesso soffrono per carenza di organici, ma ci sono anche le associazioni del privato sociale a poter dare un aiuto spesso gratuito. Sui bambini fuori famiglia d’origine dovrebbero vigilare anche le associazioni, riconosciute dagli enti locali: questa è una buona proposta se non si pretende che il privato sociale si sostituisca in pieno ai Servizi Sociali, ma si limiti a coadiuvarli.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>I veri obiettivi della petizione.</strong> La tutela degli affetti dei bambini apre quindi a mille discorsi diversi. Ne ho soltanto tratteggiato qualcuno, ma spero si voglia capire che la petizione e la proposte che la sottende vanno solo nell’esclusivo interesse dei bambini. Non c’è niente “sotto”, tranne la voglia di far andare più bambini in affidamento anziché in comunità e case-famiglia, più bambini in adozione presso la famiglia affidataria invece di costringere gli stessi a cambiare famiglia per legge con enorme e inutile dolore di piccoli e grandi. C’è la voglia di aiutare l’affidamento a svilupparsi dando un ruolo riconosciuto alle famiglie affidatarie, che tuteli i sentimenti di grandi e piccoli.   “Sotto” alla petizione c’è solo la voglia di proteggere tutti i legami sani dei bambini, perché divengano adulti sereni.  Senza continuità di affetti e stabilità di vita è molto difficile crescere bene.</p>
<p>Carla Forcolin</p>
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		<title>Lettura del libro &#8220;Mamma non mamma&#8221; a Radio Popolare Verona da lunedì 30 agosto</title>
		<link>http://www.lagabbianella.org/2010/08/28/lettura-del-libro-mamma-non-mamma-su-radio-popolare-verona-da-lunedi-30-agosto/</link>
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		<pubDate>Sat, 28 Aug 2010 14:10:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[a a a Per tutte le informazioni e la presentazione dell&#8217;iniziativa nell&#8217;ambito del programma &#8220;PAFLASMOS&#8221;, mezz&#8217;ora di lettura di libri, in onda dal lunedì al venerdì alle 9.30 e in replica alle 17.00, clicca sull&#8217;immagine. La lettura del libro è stata seguita da una intervista a Carla Forcolin sui temi dell&#8217;affido e dell&#8217;adozione. Clicca qui [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.radiopopolareverona.it/index.php?module=Pagesetter&amp;func=viewpub&amp;tid=1&amp;pid=2236"><img class="size-full wp-image-3906 alignleft" style="margin-right: 5px; margin-top: - 40px;" src="http://www.lagabbianella.org/wp09/wp-content/uploads/2010/08/Radio-Popolare.jpg" alt="" width="126" height="193" /></a><span style="color: #ffffff;">a</span></p>
<p><span style="color: #ffffff;">a</span></p>
<p><span style="color: #ffffff;">a</span></p>
<p>Per tutte le informazioni e la presentazione dell&#8217;iniziativa nell&#8217;ambito del programma &#8220;PAFLASMOS&#8221;, mezz&#8217;ora di lettura di libri, in onda dal lunedì al venerdì alle 9.30 e in replica alle 17.00, clicca sull&#8217;immagine.</p>
<p>La lettura del libro è stata seguita da una intervista a Carla Forcolin sui temi dell&#8217;affido e dell&#8217;adozione. Clicca <a href="http://www.youtube.com/watch?v=GYrZo6ObicM">qui</a> per ascoltare la registrazione.</p>
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		<title>Rispetto per i sentimenti dei bambini in affidamento: articolo di Carla Forcolin su &#8220;Areté&#8221;</title>
		<link>http://www.lagabbianella.org/2010/07/28/rispetto-per-i-sentimenti-dei-bambini-in-affidamento-articolo-di-carla-forcolin-sulla-rivista-arete/</link>
		<comments>http://www.lagabbianella.org/2010/07/28/rispetto-per-i-sentimenti-dei-bambini-in-affidamento-articolo-di-carla-forcolin-sulla-rivista-arete/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 28 Jul 2010 22:38:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L&#8217;articolo che segue è uscito sul numero corrente della rivista &#8220;Areté&#8221;, Quadrimestrale dell&#8217;Agenzia per le ONLUS (anno 3, n. 2, maggio-agosto 2010, pp. 98-105). Ringraziamo l&#8217;Editore per averci autorizzato a pubblicarlo su questo sito. Rispetto per i sentimenti dei bambini in affidamento La nostra legge e i suoi obiettivi La legge 149/2001, che regolamenta l&#8217;affido [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;articolo che segue è uscito sul numero corrente della rivista &#8220;Areté&#8221;, Quadrimestrale dell&#8217;Agenzia per le ONLUS (anno 3, n. 2, maggio-agosto 2010, pp. 98-105). Ringraziamo l&#8217;Editore per averci autorizzato a pubblicarlo su questo sito.</p>
<p><strong><img class="alignleft size-medium wp-image-3857" style="margin-right: 5px;" src="http://www.lagabbianella.org/wp09/wp-content/uploads/2010/07/Arete001-215x300.jpg" alt="" width="129" height="180" /><span style="font-size: medium;">Rispetto per i sentimenti dei bambini in affidamento</span></strong></p>
<p><strong>La nostra legge e i suoi obiettivi</strong></p>
<p>La legge 149/2001, che regolamenta l&#8217;affido e l&#8217;adozione, ha come riferimento costante il &#8220;superiore interesse del minore&#8221;. Fare &#8220;il superiore interesse del minore&#8221; è idea con­divisibile da chiunque, ma soggetta ad ogni forma di interpretazione personale. Nella si­tuazione di un minore affidato e successivamente (spesso dopo anni) dichiarato adottabi­le, qual è il &#8220;superiore interesse del minore&#8221;? Credo che difficilmente si possa sostenere che fa bene ad un bambino, già figlio di genitori inadeguati, essere separato dalla famiglia affidataria, dove ha vissuto per lungo tempo, se ad essa sente di appartenere. Molte ricer­che in ambito psicologico dimostrano che i sostituti genitoriali non sono meno importan­ti dei genitori naturali, quando tra adulti e bambini si sia sviluppato un rapporto empatico profondo. Se condividiamo la considerazione dell&#8217;importanza del genitore &#8220;affettivo&#8221; non possiamo negare che il cambiamento di famiglia per un bambino è un grave danno. E subi­re tale danno non è di certo nel suo superiore interesse presente e futuro.<span id="more-3854"></span></p>
<p>Ma ciò che è ovvio per la gente comune e che è stato regolarmente confermato da indagini psicologiche di ricercatori e psico-terapeuti negli anni è sbagliato per mol­ti &#8220;addetti ai lavori&#8221;. Per alcuni di essi è preferibile far vivere al minore il terzo cam­biamento di famiglia piuttosto che creare un passaggio dall&#8217;affidamento all&#8217;adozione. Ci si chiede perché: ciò avviene perché si vogliono tenere separati l&#8217;istituto e l&#8217;adozio­ne, che ha lo scopo di dare per sempre una famiglia a chi ne è privo (perché orfano o abbandonato) da quello dell&#8217;affidamento, che ha lo scopo di dare un supporto tempo­raneo ad una famiglia in momentanea difficoltà.</p>
<p>Per onorare tale distinzione teorica, non si esita a calpestare la persona del bam­bino in un&#8217;ottica completamente adulto-centrica.</p>
<p><strong>Che cos&#8217;è l&#8217;affidamento nella realtà</strong></p>
<p>In realtà l&#8217;affidamento risponde all&#8217;obiettivo primario di riportare il bambino alla famiglia d&#8217;origine in meno della metà dei casi: l&#8217;affidamento è l&#8217;istituto della protezio­ne dei bambini nell&#8217;incertezza del loro futuro.</p>
<p>È cosa diversa da ciò che si sarebbe voluto e va trattato per quello che è. Non si può più permettere, nel superiore interesse della persona del minore, che un bam­bino cresca nell&#8217;incertezza perenne del suo futuro. Dopo i 2 anni dall&#8217;inizio dell&#8217;affi­damento si dovrebbe, per legge, decidere se dichiararlo adottabile oppure farlo rien­trare nella famiglia &#8220;risanata&#8221;, ma i due anni sono rinnovabili. Talora bisogna rinnova­re l&#8217;affidamento, ma fino a quando?</p>
<p>Se l&#8217;incertezza permane e la famiglia d&#8217;origine è impossibilitata a prendersi cura del minore, ma per certi aspetti presente nella mente del bambino, bisogna dargli una famiglia adottiva, che abbia i requisiti per educarlo con autorevolezza ed insieme gli permetta la continuità degli affetti con coloro che l&#8217;hanno messo al mondo. Una fa­miglia che accolga in un certo senso sia il minore che la sua stessa madre e che sap­pia mantenere un buon rapporto con entrambi. Una famiglia che abbia alcune carat­teristiche di quella adottiva (dia a tutti, bambini e grandi, la sicurezza della stabilità e del diritto) e alcune caratteristiche di quella affidataria (mantenimento dei rapporti con la famiglia d&#8217;origine). Non è impossibile: nella prassi già situazioni simili esistono da tempo, dove i magistrati minorili hanno avuto il coraggio di spingersi in un terre­no che la nostra legge ha previsto, ma che è sempre un po&#8217; anomalo nei confronti di un&#8217;adozione classica. In essa, infatti, il bambino perde ogni contatto con la famiglia di provenienza, che non sa e non deve sapere dove egli viva e con chi sia.</p>
<p><strong>Affidamento e forme di adozione aperta e miste</strong></p>
<p>Oggi, nella maggior parte delle situazioni inerenti bambini figli di famiglie incapa­ci di crescerli, ma non bambini orfani, si preferisce nella realtà un affidamento, che si prolunga fino alla maggiore età, ad un&#8217;adozione come quella sopra descritta. Si lascia­no i bambini/ragazzi in affidamento per periodi talmente lunghi da portarli all&#8217;età in cui si viene dichiarati maggiorenni. Si tratta degli affidamenti definiti &#8220;sine die&#8221;, in cui i minori in teoria non hanno mai il diritto di chiamare &#8220;mamma&#8221; e &#8220;papa&#8221; le persone che si prendono cura di loro, pur vedendo i genitori naturali una volta all&#8217;anno o addi­rittura mai. I bambini in questa situazione vivono sempre &#8220;tra color che sono sospe­si&#8221; e l&#8217;Associazione Italiana Amici dei Bambini (AIBI) ha coniato per loro la definizione di &#8220;bambini del limbo&#8221;. Le conseguenze pratiche di questa incertezza di vita non so­no certo da sottovalutarsi: affidato e affidatari non sono mai riconosciuti dalla socie­tà come figlio/a e genitori e questo indebolisce il ruolo degli adulti e impedisce a tut­ti di programmare la vita liberamente.</p>
<p><strong>Il periodo dell&#8217;adolescenza</strong></p>
<p>L&#8217;incertezza dei ruoli, sia degli affidatari che degli affidati, rende drammatico so­prattutto il periodo dell&#8217;adolescenza. I ragazzi, raggiunti i 14/15 anni, se ribelli, come moltissimi figli naturali, potrebbero essere rifiutati da coloro che li hanno cresciuti e finire in qualche comunità, con conseguenze psicologiche a materiali gravissime per grandi e piccoli, o addirittura potrebbero essere i ragazzini a chiedere agli assistenti sociali di essere tolti dalla famiglia affidataria per andare in comunità, dove si sentono meno controllati. Mi si consenta il ricordo personale di un padre affidatario che non capiva come i Servizi avessero potuto far andare in comunità una ragazzina da lui se­guita per tanti anni, solo perché la stessa voleva vestirsi e truccarsi in modo vistoso e la famiglia affidataria glielo impediva, come forse glielo avrebbe impedito una famiglia naturale. I casi particolari si prestano a mille riflessioni e chissà che cosa celava quel classico conflitto adolescenziale, ma in casi simili è enorme il senso di sconfitta e di autosvalutazione per tutti i membri della famiglia affidataria, che sente di aver fallito il suo compito. Ancor più grave è il riemergere di vissuti abbandonici per i giovani affida­ti, soprattutto se vengono allontanati dal nucleo familiare contro la loro stessa reale volontà: essi vengono privati così, anche materialmente, dell&#8217;appoggio fondamentale della famiglia in un momento della vita molto delicato, quale quello del raggiungimen­to dell&#8217;autonomia personale e lavorativa, così difficile in Italia.</p>
<p><strong>La necessità di fare delle scelte</strong></p>
<p>Non scegliere o scegliere in ritardo per il futuro di questi ragazzi, posti un tempo in affidamento e poi mai fatti rientrare nella famiglia d&#8217;origine o mai resi adottabili, si­gnifica decidere la loro vulnerabilità e la vulnerabilità di chi li ha generosamente accol­ti. Ci sono persone disposte ad adottare i bambini, che hanno accolto in affidamento, dopo due anni dalla loro accoglienza, quando sono ancora piccoli e magari non dopo quattro, a causa dello scatenarsi della crisi adolescenziale. Il tempo non è una variabi­le di poco conto in questi casi e il sapere che si starà insieme &#8220;per sempre&#8221; favorisce i rapporti di attaccamento in maniera evidente.</p>
<p>Comunque, anche nell&#8217;incertezza del futuro, gli affetti spesso maturano egual­mente e ci sono ragazzi che non vorrebbero mai lasciare gli affidatari e affidatari che aspettano proprio che i minori raggiungano la maggior età per adottarli.</p>
<p><strong>Adozione inclusiva dei vecchi affetti o affidamento <em>sine die</em>?</strong></p>
<p>Un&#8217;adozione che permettesse anche a &#8220;orfani di genitori vivi e vegeti&#8221;, ma incapa­ci di svolgere appieno il loro ruolo, di avere una famiglia stabile (pur sapendo da do­ve si proviene e magari mantenendo anche &#8211; se opportuno &#8211; un legame con qualche parente), eliminerebbe queste situazioni: i ragazzi adottati saprebbero di appartene­re alla famiglia che li cresce e li educa e la famiglia adottiva avrebbe nei loro confronti gli stessi diritti e doveri di quella naturale. L&#8217;affidamento &#8220;sine die&#8221; invece offre il fian­co a perenni incertezze, a difficoltà affettive legate all&#8217;impossibilità ufficiale dell&#8217;attac­camento reciproco, all&#8217;impossibilità di approdare ad una situazione in cui si è davve­ro, e per l&#8217;intera società, genitori e figli. Esso in sostanza non da mai, proprio a chi ne avrebbe particolarmente bisogno, una famiglia stabile. Tale tipo di affidamento è diffusissimo, circa la metà degli affidamenti nel nostro Paese finiscono per essere &#8220;<em>sine die</em>&#8220;. C&#8217;è chi li accetta di buon grado, pur di non far passare i bambini e i ragazzi dall&#8217;affida­mento all&#8217;adozione all&#8217;interno della stessa famiglia con il vantaggio di non far cambiare vita a ragazzi già in affidamento da anni.</p>
<p><strong>Snaturare l&#8217;affidamento e l&#8217;adozione</strong></p>
<p>Gli operatori che permettono simili affidamenti lunghissimi e incerti fanno queste scelte, temendo che il passaggio da un istituto all&#8217;altro snaturi l&#8217;affidamento.</p>
<p>Infatti, poiché l&#8217;affidamento nasce per far tornare i bambini nella famiglia che ha da­to loro la vita, non prevede che chi li accoglie temporaneamente la sostituisca a tut­ti gli effetti. Per diventare affidatari sono sufficienti brave persone, forti ed equilibra­te oltre che preparate, ma non necessariamente esse devono essere sposate e giova­ni, come per l&#8217;adozione. I requisiti per poter adottare e prendere in affidamento so­no diversi e sono diversi i percorsi attraverso cui si diventa genitori adottivi o geni­tori affidatari. È diverso l&#8217;orientamento mentale a cui si rivolgono i primi ed i secon­di: i primi sono volti a creare il massimo attaccamento tra sé e i bambini, i secondi a lasciare che i genitori naturali siano il vero oggetto d&#8217;amore per i bambini, dove que­sto è possibile. Permettere il passaggio da un istituto all&#8217;altro creerebbe molta confu­sione, anche mentale, e favorirebbe coloro che, privi dei requisiti per adottare, desi­derano adottare lo stesso, in barba alla legge attuale. Non entro qui nell&#8217;annosa pole­mica circa il diritto per i single di adottare, mi limito a sottolineare i fondati motivi di chi non vuole favorire il passaggio dall&#8217;affidamento all&#8217;adozione.</p>
<p>Ma posti in evidenza i problemi, si devono individuare le soluzioni, a meno che non si voglia scegliere di riperpetuare le situazioni in cui un minore viene costretto a cam­biare almeno tre famiglie nella vita o, peggio, viene posto per anni in casa-famiglia, per non sottoporlo a distacchi da persone a cui si sia affezionato. È questa la più scioc­ca delle soluzioni, purtroppo spesso applicata anche nella prima infanzia, quando ci si forma e si pongono le basi per lo sviluppo futuro della personalità umana, proprio a partire dai rapporti d&#8217;affetto con la madre o il sostituto materno. Oggi, secondo le ul­time ricerche (2007) del Centro studi dell&#8217;Istituto degl&#8217;Innocenti, su 100 bambini tra gli 0 e i 2 anni, ce ne sono 39,8 in affidamento familiare e 60,2 nei servizi residenzia­li. Il danno che viene procurato così a molti bambini non è quantificabile ma è di cer­to molto rilevante.</p>
<p><strong>Possibili soluzioni ai problemi sollevati</strong></p>
<p>Le soluzioni ai problemi qui sollevati, e ad altri a questi correlati, sono state indi­cate da molti Parlamentari nel tempo. Le soluzioni ci sono: basterebbe che fosse cre­ato un nucleo di famiglie e singole persone (anche i <em>single</em> nei casi particolari possono adottare) capaci di percorrere, in tempi diversi, sia il percorso della formazione per diventare famiglie adottive sia quello per diventare famiglie affidatarie. Verreb­be così superata la questione dei requisiti diversi e della paura dell&#8217;aggiramento del­la legge. Queste persone, disposte ad affrontare l&#8217;incertezza del futuro, riconosciu­te da tribunali e servizi, potrebbero essere i futuri genitori a cui rivolgersi nei tan­ti casi incerti.</p>
<p>Ci sono bambini che si buttano nell&#8217;acqua, pur non sapendo nuotare, se ad acco­glierli ci sono le braccia di persone di cui si fidano. Il sistema di protezione dei minori ha il dovere di predisporre &#8220;braccia&#8221; di cui ci si possa fidare in ogni circostanza o al­meno di non toglierle quando già ci sono.</p>
<p><strong>Possibilità offerte dalla legge attuale</strong></p>
<p>Tutto ciò si può fare con la legge attuale. Non c&#8217;è scritto nella legge 149/2001 che tra i due istituti non possa esserci alcuna commistione. Non c&#8217;è scritto che i genito­ri affidatari debbano essere esclusi dalla categoria di coloro che possono adottare il bambino. Anzi, la legge prevede che &#8220;i minori possano essere adottati anche in assen­za dei requisiti previsti per poter adottare di cui al comma I dell&#8217;art. 7, lett. <em>a</em>) della legge 184/1983 come modificata nella legge 149/2001 da persone unite al minore da vincolo di parentela fino al sesto grado o da preesistente rapporto stabile e duraturo, quando il minore sia orfano di padre e di madre&#8221;. La giurisprudenza ha ormai compa­rato il bambino abbandonato a quello orfano e, se non è &#8220;rapporto stabile e duratu­ro&#8221; quello che s&#8217;instaura tra un bambino che rimane in una famiglia per molti mesi e per anni, quando sussiste un rapporto con tali caratteristiche? La domanda è ovviamente retorica: tale rapporto inevitabilmente si costituisce nel tempo e nell&#8217;intimi­tà della convivenza, quindi gli affidatari potrebbero, a legislazione invariata, adottare all&#8217;interno della propria famiglia il bambino utilizzando questo articolo di legge.</p>
<p><strong>L&#8217;adozione nei casi particolari</strong></p>
<p>Ma questa adozione particolare (messa in atto attraverso l&#8217;art. 44 della legge 184/1983) non è identica a quella semplice per vari motivi. Essa infatti permette al bambino adottato di mantenere il proprio cognome accanto a quello di chi adotta e di mantenere il contatto con la famiglia d&#8217;origine. Essa prefigura quell&#8217;adozione conci­liante della vita e degli affetti di cui si parlava sopra.</p>
<p>Questa forma di adozione, come abbiamo accennato, da elasticità alla legge e na­sce proprio per sanare situazioni di fatto che si potrebbero modificare solo con grave pregiudizio per il minore, staccato da chi è stato per lui riferimento fondamentale. Es­sa va bene se il rapporto con la famiglia d&#8217;origine è opportuno o auspicabile, perché la stessa è in qualche modo presente o almeno non è persecutoria, non va bene se inve­ce lo è. Il rischio che la famiglia d&#8217;origine possa tormentare quella adottiva esiste, come esiste il pericolo che possa tormentare il figlio se questi è facilmente reperibile.</p>
<p>Anche questo problema non è insolubile. La famiglia affidataria potrebbe, per amo­re del bambino che cresce da anni, trasferirsi o venire protetta. Di certo per un bam­bino è meglio stare con chi ritiene i propri genitori che cambiarli per un pericolo da cui può essere protetto.</p>
<p><strong>Prevedere i possibili sviluppi futuri</strong></p>
<p>Fermo restando tutto ciò che abbiamo appena affermato, si deve pensare prima a cosa fare nel futuro quando un bambino viene posto in affidamento. Forse la sua si­tuazione è prevedibile con buoni margini di probabilità, forse l&#8217;incertezza è totale. In ogni caso si deve predisporre la &#8220;rete di salvataggio&#8221;, di cui sopra, per il bambino per ogni evenienza, per proteggere i suoi legami affettivi. La rete di salvataggio prevede che si scelga nel tempo opportuno se il bambino deve andare in affidamento o in ado­zione a rischio giuridico, cioè presso una famiglia che un giorno lo possa eventualmen­te adottare (meglio se una famiglia con i requisiti per poter fare domanda d&#8217;adozione legittimante) oppure se questo non è necessario. Tutto ciò viene già pensato dai ser­vizi e dai tribunali più attenti, ma inevitabilmente, poiché la vita supera la fantasia, le situazioni incerte alla fine dell&#8217;affido si trovano sempre ed è per questo che va ribadi­to che i legami affettivi di un bambino vanno tutelati, soprattutto se questi è piccolo, se i legami che ha costituito con la famiglia affidataria sono forti, se egli non può ca­pire che non viene abbandonato di nuovo. Troppe volte accade che un bambino cre­sciuto dalla nascita in una famiglia che &#8220;sente&#8221; sua sia costretto a 3-4 anni a cambiarla, subendo traumi dolorosissimi, solo a causa dei contorti ragionamenti degli adulti.</p>
<p><strong>Necessità della petizione presentata al Parlamento il 13 maggio 2010</strong></p>
<p>Per questo è necessario che si precisi nella legge attuale che, qualora un bambino già posto in affidamento venga dichiarato adottabile, a causa del mancato recupero della famiglia d&#8217;origine, vanno protetti i rapporti affettivi che egli nel frattempo abbia costituito, come chiede la petizione che è stata presentata al Presidente della Came­ra il giorno 13 maggio 2010 dall&#8217;Associazione &#8220;La gabbianella e altri animali&#8221; e che ha raccolto in poco tempo 6.000 firme.</p>
<p>Ciò significa che in caso di dichiarazione di adottabilità il bambino dovrebbe rima­nere <em>in primis</em> nella famiglia in cui già si trova. In caso invece di ritorno nella famiglia d&#8217;origine o di adozione in un&#8217;altra famiglia (la possibilità rimane aperta), il minore do­vrebbe poter mantenere un rapporto amichevole con le persone che sono state per lui preziose. Gli adulti che si vogliono bene si incontrano, si telefonano, si scrivono: perché mai i bambini non possono farlo? I bambini non sono proprietà privata di nes­suno, nemmeno dei loro genitori, e in quanto persone hanno diritto di vivere gli af­fetti che sentono profondamente.</p>
<p>Carla Forcolin</p>
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