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	<title>www.lagabbianella.org &#187; affido</title>
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	<description>sito dell&#039;associazione &#34;La gabbianella e altri animali&#34;</description>
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		<title>Rispetto per i sentimenti dei bambini in affidamento: articolo di Carla Forcolin su &#8220;Areté&#8221;</title>
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		<pubDate>Wed, 28 Jul 2010 21:38:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L&#8217;articolo che segue, della presidente della nostra associazione, Carla Forcolin, è uscito sul numero corrente della rivista &#8220;Areté&#8221;, Quadrimestrale dell&#8217;Agenzia per le ONLUS (anno 3, n. 2, maggio-agosto 2010, pp. 98-105). Ringraziamo l&#8217;Editore per averci autorizzato a pubblicarlo su questo sito.
Rispetto per i sentimenti dei bambini in affidamento
La nostra legge e i suoi obiettivi
La legge [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;articolo che segue, della presidente della nostra associazione, Carla Forcolin, è uscito sul numero corrente della rivista &#8220;Areté&#8221;, Quadrimestrale dell&#8217;Agenzia per le ONLUS (anno 3, n. 2, maggio-agosto 2010, pp. 98-105). Ringraziamo l&#8217;Editore per averci autorizzato a pubblicarlo su questo sito.</p>
<p><strong><img class="alignleft size-medium wp-image-3857" style="margin-right: 5px;" src="http://www.lagabbianella.org/wp09/wp-content/uploads/2010/07/Arete001-215x300.jpg" alt="" width="129" height="180" /><span style="font-size: medium;">Rispetto per i sentimenti dei bambini in affidamento</span></strong></p>
<p><strong>La nostra legge e i suoi obiettivi</strong></p>
<p>La legge 149/2001, che regolamenta l&#8217;affido e l&#8217;adozione, ha come riferimento costante il &#8220;superiore interesse del minore&#8221;. Fare &#8220;il superiore interesse del minore&#8221; è idea con­divisibile da chiunque, ma soggetta ad ogni forma di interpretazione personale. Nella si­tuazione di un minore affidato e successivamente (spesso dopo anni) dichiarato adottabi­le, qual è il &#8220;superiore interesse del minore&#8221;? Credo che difficilmente si possa sostenere che fa bene ad un bambino, già figlio di genitori inadeguati, essere separato dalla famiglia affidataria, dove ha vissuto per lungo tempo, se ad essa sente di appartenere. Molte ricer­che in ambito psicologico dimostrano che i sostituti genitoriali non sono meno importan­ti dei genitori naturali, quando tra adulti e bambini si sia sviluppato un rapporto empatico profondo. Se condividiamo la considerazione dell&#8217;importanza del genitore &#8220;affettivo&#8221; non possiamo negare che il cambiamento di famiglia per un bambino è un grave danno. E subi­re tale danno non è di certo nel suo superiore interesse presente e futuro.<span id="more-3854"></span></p>
<p>Ma ciò che è ovvio per la gente comune e che è stato regolarmente confermato da indagini psicologiche di ricercatori e psico-terapeuti negli anni è sbagliato per mol­ti &#8220;addetti ai lavori&#8221;. Per alcuni di essi è preferibile far vivere al minore il terzo cam­biamento di famiglia piuttosto che creare un passaggio dall&#8217;affidamento all&#8217;adozione. Ci si chiede perché: ciò avviene perché si vogliono tenere separati l&#8217;istituto e l&#8217;adozio­ne, che ha lo scopo di dare per sempre una famiglia a chi ne è privo (perché orfano o abbandonato) da quello dell&#8217;affidamento, che ha lo scopo di dare un supporto tempo­raneo ad una famiglia in momentanea difficoltà.</p>
<p>Per onorare tale distinzione teorica, non si esita a calpestare la persona del bam­bino in un&#8217;ottica completamente adulto-centrica.</p>
<p><strong>Che cos&#8217;è l&#8217;affidamento nella realtà</strong></p>
<p>In realtà l&#8217;affidamento risponde all&#8217;obiettivo primario di riportare il bambino alla famiglia d&#8217;origine in meno della metà dei casi: l&#8217;affidamento è l&#8217;istituto della protezio­ne dei bambini nell&#8217;incertezza del loro futuro.</p>
<p>È cosa diversa da ciò che si sarebbe voluto e va trattato per quello che è. Non si può più permettere, nel superiore interesse della persona del minore, che un bam­bino cresca nell&#8217;incertezza perenne del suo futuro. Dopo i 2 anni dall&#8217;inizio dell&#8217;affi­damento si dovrebbe, per legge, decidere se dichiararlo adottabile oppure farlo rien­trare nella famiglia &#8220;risanata&#8221;, ma i due anni sono rinnovabili. Talora bisogna rinnova­re l&#8217;affidamento, ma fino a quando?</p>
<p>Se l&#8217;incertezza permane e la famiglia d&#8217;origine è impossibilitata a prendersi cura del minore, ma per certi aspetti presente nella mente del bambino, bisogna dargli una famiglia adottiva, che abbia i requisiti per educarlo con autorevolezza ed insieme gli permetta la continuità degli affetti con coloro che l&#8217;hanno messo al mondo. Una fa­miglia che accolga in un certo senso sia il minore che la sua stessa madre e che sap­pia mantenere un buon rapporto con entrambi. Una famiglia che abbia alcune carat­teristiche di quella adottiva (dia a tutti, bambini e grandi, la sicurezza della stabilità e del diritto) e alcune caratteristiche di quella affidataria (mantenimento dei rapporti con la famiglia d&#8217;origine). Non è impossibile: nella prassi già situazioni simili esistono da tempo, dove i magistrati minorili hanno avuto il coraggio di spingersi in un terre­no che la nostra legge ha previsto, ma che è sempre un po&#8217; anomalo nei confronti di un&#8217;adozione classica. In essa, infatti, il bambino perde ogni contatto con la famiglia di provenienza, che non sa e non deve sapere dove egli viva e con chi sia.</p>
<p><strong>Affidamento e forme di adozione aperta e miste</strong></p>
<p>Oggi, nella maggior parte delle situazioni inerenti bambini figli di famiglie incapa­ci di crescerli, ma non bambini orfani, si preferisce nella realtà un affidamento, che si prolunga fino alla maggiore età, ad un&#8217;adozione come quella sopra descritta. Si lascia­no i bambini/ragazzi in affidamento per periodi talmente lunghi da portarli all&#8217;età in cui si viene dichiarati maggiorenni. Si tratta degli affidamenti definiti &#8220;sine die&#8221;, in cui i minori in teoria non hanno mai il diritto di chiamare &#8220;mamma&#8221; e &#8220;papa&#8221; le persone che si prendono cura di loro, pur vedendo i genitori naturali una volta all&#8217;anno o addi­rittura mai. I bambini in questa situazione vivono sempre &#8220;tra color che sono sospe­si&#8221; e l&#8217;Associazione Italiana Amici dei Bambini (AIBI) ha coniato per loro la definizione di &#8220;bambini del limbo&#8221;. Le conseguenze pratiche di questa incertezza di vita non so­no certo da sottovalutarsi: affidato e affidatari non sono mai riconosciuti dalla socie­tà come figlio/a e genitori e questo indebolisce il ruolo degli adulti e impedisce a tut­ti di programmare la vita liberamente.</p>
<p><strong>Il periodo dell&#8217;adolescenza</strong></p>
<p>L&#8217;incertezza dei ruoli, sia degli affidatari che degli affidati, rende drammatico so­prattutto il periodo dell&#8217;adolescenza. I ragazzi, raggiunti i 14/15 anni, se ribelli, come moltissimi figli naturali, potrebbero essere rifiutati da coloro che li hanno cresciuti e finire in qualche comunità, con conseguenze psicologiche a materiali gravissime per grandi e piccoli, o addirittura potrebbero essere i ragazzini a chiedere agli assistenti sociali di essere tolti dalla famiglia affidataria per andare in comunità, dove si sentono meno controllati. Mi si consenta il ricordo personale di un padre affidatario che non capiva come i Servizi avessero potuto far andare in comunità una ragazzina da lui se­guita per tanti anni, solo perché la stessa voleva vestirsi e truccarsi in modo vistoso e la famiglia affidataria glielo impediva, come forse glielo avrebbe impedito una famiglia naturale. I casi particolari si prestano a mille riflessioni e chissà che cosa celava quel classico conflitto adolescenziale, ma in casi simili è enorme il senso di sconfitta e di autosvalutazione per tutti i membri della famiglia affidataria, che sente di aver fallito il suo compito. Ancor più grave è il riemergere di vissuti abbandonici per i giovani affida­ti, soprattutto se vengono allontanati dal nucleo familiare contro la loro stessa reale volontà: essi vengono privati così, anche materialmente, dell&#8217;appoggio fondamentale della famiglia in un momento della vita molto delicato, quale quello del raggiungimen­to dell&#8217;autonomia personale e lavorativa, così difficile in Italia.</p>
<p><strong>La necessità di fare delle scelte</strong></p>
<p>Non scegliere o scegliere in ritardo per il futuro di questi ragazzi, posti un tempo in affidamento e poi mai fatti rientrare nella famiglia d&#8217;origine o mai resi adottabili, si­gnifica decidere la loro vulnerabilità e la vulnerabilità di chi li ha generosamente accol­ti. Ci sono persone disposte ad adottare i bambini, che hanno accolto in affidamento, dopo due anni dalla loro accoglienza, quando sono ancora piccoli e magari non dopo quattro, a causa dello scatenarsi della crisi adolescenziale. Il tempo non è una variabi­le di poco conto in questi casi e il sapere che si starà insieme &#8220;per sempre&#8221; favorisce i rapporti di attaccamento in maniera evidente.</p>
<p>Comunque, anche nell&#8217;incertezza del futuro, gli affetti spesso maturano egual­mente e ci sono ragazzi che non vorrebbero mai lasciare gli affidatari e affidatari che aspettano proprio che i minori raggiungano la maggior età per adottarli.</p>
<p><strong>Adozione inclusiva dei vecchi affetti o affidamento <em>sine die</em>?</strong></p>
<p>Un&#8217;adozione che permettesse anche a &#8220;orfani di genitori vivi e vegeti&#8221;, ma incapa­ci di svolgere appieno il loro ruolo, di avere una famiglia stabile (pur sapendo da do­ve si proviene e magari mantenendo anche &#8211; se opportuno &#8211; un legame con qualche parente), eliminerebbe queste situazioni: i ragazzi adottati saprebbero di appartene­re alla famiglia che li cresce e li educa e la famiglia adottiva avrebbe nei loro confronti gli stessi diritti e doveri di quella naturale. L&#8217;affidamento &#8220;sine die&#8221; invece offre il fian­co a perenni incertezze, a difficoltà affettive legate all&#8217;impossibilità ufficiale dell&#8217;attac­camento reciproco, all&#8217;impossibilità di approdare ad una situazione in cui si è davve­ro, e per l&#8217;intera società, genitori e figli. Esso in sostanza non da mai, proprio a chi ne avrebbe particolarmente bisogno, una famiglia stabile. Tale tipo di affidamento è diffusissimo, circa la metà degli affidamenti nel nostro Paese finiscono per essere &#8220;<em>sine die</em>&#8220;. C&#8217;è chi li accetta di buon grado, pur di non far passare i bambini e i ragazzi dall&#8217;affida­mento all&#8217;adozione all&#8217;interno della stessa famiglia con il vantaggio di non far cambiare vita a ragazzi già in affidamento da anni.</p>
<p><strong>Snaturare l&#8217;affidamento e l&#8217;adozione</strong></p>
<p>Gli operatori che permettono simili affidamenti lunghissimi e incerti fanno queste scelte, temendo che il passaggio da un istituto all&#8217;altro snaturi l&#8217;affidamento.</p>
<p>Infatti, poiché l&#8217;affidamento nasce per far tornare i bambini nella famiglia che ha da­to loro la vita, non prevede che chi li accoglie temporaneamente la sostituisca a tut­ti gli effetti. Per diventare affidatari sono sufficienti brave persone, forti ed equilibra­te oltre che preparate, ma non necessariamente esse devono essere sposate e giova­ni, come per l&#8217;adozione. I requisiti per poter adottare e prendere in affidamento so­no diversi e sono diversi i percorsi attraverso cui si diventa genitori adottivi o geni­tori affidatari. È diverso l&#8217;orientamento mentale a cui si rivolgono i primi ed i secon­di: i primi sono volti a creare il massimo attaccamento tra sé e i bambini, i secondi a lasciare che i genitori naturali siano il vero oggetto d&#8217;amore per i bambini, dove que­sto è possibile. Permettere il passaggio da un istituto all&#8217;altro creerebbe molta confu­sione, anche mentale, e favorirebbe coloro che, privi dei requisiti per adottare, desi­derano adottare lo stesso, in barba alla legge attuale. Non entro qui nell&#8217;annosa pole­mica circa il diritto per i single di adottare, mi limito a sottolineare i fondati motivi di chi non vuole favorire il passaggio dall&#8217;affidamento all&#8217;adozione.</p>
<p>Ma posti in evidenza i problemi, si devono individuare le soluzioni, a meno che non si voglia scegliere di riperpetuare le situazioni in cui un minore viene costretto a cam­biare almeno tre famiglie nella vita o, peggio, viene posto per anni in casa-famiglia, per non sottoporlo a distacchi da persone a cui si sia affezionato. È questa la più scioc­ca delle soluzioni, purtroppo spesso applicata anche nella prima infanzia, quando ci si forma e si pongono le basi per lo sviluppo futuro della personalità umana, proprio a partire dai rapporti d&#8217;affetto con la madre o il sostituto materno. Oggi, secondo le ul­time ricerche (2007) del Centro studi dell&#8217;Istituto degl&#8217;Innocenti, su 100 bambini tra gli 0 e i 2 anni, ce ne sono 39,8 in affidamento familiare e 60,2 nei servizi residenzia­li. Il danno che viene procurato così a molti bambini non è quantificabile ma è di cer­to molto rilevante.</p>
<p><strong>Possibili soluzioni ai problemi sollevati</strong></p>
<p>Le soluzioni ai problemi qui sollevati, e ad altri a questi correlati, sono state indi­cate da molti Parlamentari nel tempo. Le soluzioni ci sono: basterebbe che fosse cre­ato un nucleo di famiglie e singole persone (anche i <em>single</em> nei casi particolari possono adottare) capaci di percorrere, in tempi diversi, sia il percorso della formazione per diventare famiglie adottive sia quello per diventare famiglie affidatarie. Verreb­be così superata la questione dei requisiti diversi e della paura dell&#8217;aggiramento del­la legge. Queste persone, disposte ad affrontare l&#8217;incertezza del futuro, riconosciu­te da tribunali e servizi, potrebbero essere i futuri genitori a cui rivolgersi nei tan­ti casi incerti.</p>
<p>Ci sono bambini che si buttano nell&#8217;acqua, pur non sapendo nuotare, se ad acco­glierli ci sono le braccia di persone di cui si fidano. Il sistema di protezione dei minori ha il dovere di predisporre &#8220;braccia&#8221; di cui ci si possa fidare in ogni circostanza o al­meno di non toglierle quando già ci sono.</p>
<p><strong>Possibilità offerte dalla legge attuale</strong></p>
<p>Tutto ciò si può fare con la legge attuale. Non c&#8217;è scritto nella legge 149/2001 che tra i due istituti non possa esserci alcuna commistione. Non c&#8217;è scritto che i genito­ri affidatari debbano essere esclusi dalla categoria di coloro che possono adottare il bambino. Anzi, la legge prevede che &#8220;i minori possano essere adottati anche in assen­za dei requisiti previsti per poter adottare di cui al comma I dell&#8217;art. 7, lett. <em>a</em>) della legge 184/1983 come modificata nella legge 149/2001 da persone unite al minore da vincolo di parentela fino al sesto grado o da preesistente rapporto stabile e duraturo, quando il minore sia orfano di padre e di madre&#8221;. La giurisprudenza ha ormai compa­rato il bambino abbandonato a quello orfano e, se non è &#8220;rapporto stabile e duratu­ro&#8221; quello che s&#8217;instaura tra un bambino che rimane in una famiglia per molti mesi e per anni, quando sussiste un rapporto con tali caratteristiche? La domanda è ovviamente retorica: tale rapporto inevitabilmente si costituisce nel tempo e nell&#8217;intimi­tà della convivenza, quindi gli affidatari potrebbero, a legislazione invariata, adottare all&#8217;interno della propria famiglia il bambino utilizzando questo articolo di legge.</p>
<p><strong>L&#8217;adozione nei casi particolari</strong></p>
<p>Ma questa adozione particolare (messa in atto attraverso l&#8217;art. 44 della legge 184/1983) non è identica a quella semplice per vari motivi. Essa infatti permette al bambino adottato di mantenere il proprio cognome accanto a quello di chi adotta e di mantenere il contatto con la famiglia d&#8217;origine. Essa prefigura quell&#8217;adozione conci­liante della vita e degli affetti di cui si parlava sopra.</p>
<p>Questa forma di adozione, come abbiamo accennato, da elasticità alla legge e na­sce proprio per sanare situazioni di fatto che si potrebbero modificare solo con grave pregiudizio per il minore, staccato da chi è stato per lui riferimento fondamentale. Es­sa va bene se il rapporto con la famiglia d&#8217;origine è opportuno o auspicabile, perché la stessa è in qualche modo presente o almeno non è persecutoria, non va bene se inve­ce lo è. Il rischio che la famiglia d&#8217;origine possa tormentare quella adottiva esiste, come esiste il pericolo che possa tormentare il figlio se questi è facilmente reperibile.</p>
<p>Anche questo problema non è insolubile. La famiglia affidataria potrebbe, per amo­re del bambino che cresce da anni, trasferirsi o venire protetta. Di certo per un bam­bino è meglio stare con chi ritiene i propri genitori che cambiarli per un pericolo da cui può essere protetto.</p>
<p><strong>Prevedere i possibili sviluppi futuri</strong></p>
<p>Fermo restando tutto ciò che abbiamo appena affermato, si deve pensare prima a cosa fare nel futuro quando un bambino viene posto in affidamento. Forse la sua si­tuazione è prevedibile con buoni margini di probabilità, forse l&#8217;incertezza è totale. In ogni caso si deve predisporre la &#8220;rete di salvataggio&#8221;, di cui sopra, per il bambino per ogni evenienza, per proteggere i suoi legami affettivi. La rete di salvataggio prevede che si scelga nel tempo opportuno se il bambino deve andare in affidamento o in ado­zione a rischio giuridico, cioè presso una famiglia che un giorno lo possa eventualmen­te adottare (meglio se una famiglia con i requisiti per poter fare domanda d&#8217;adozione legittimante) oppure se questo non è necessario. Tutto ciò viene già pensato dai ser­vizi e dai tribunali più attenti, ma inevitabilmente, poiché la vita supera la fantasia, le situazioni incerte alla fine dell&#8217;affido si trovano sempre ed è per questo che va ribadi­to che i legami affettivi di un bambino vanno tutelati, soprattutto se questi è piccolo, se i legami che ha costituito con la famiglia affidataria sono forti, se egli non può ca­pire che non viene abbandonato di nuovo. Troppe volte accade che un bambino cre­sciuto dalla nascita in una famiglia che &#8220;sente&#8221; sua sia costretto a 3-4 anni a cambiarla, subendo traumi dolorosissimi, solo a causa dei contorti ragionamenti degli adulti.</p>
<p><strong>Necessità della petizione presentata al Parlamento il 13 maggio 2010</strong></p>
<p>Per questo è necessario che si precisi nella legge attuale che, qualora un bambino già posto in affidamento venga dichiarato adottabile, a causa del mancato recupero della famiglia d&#8217;origine, vanno protetti i rapporti affettivi che egli nel frattempo abbia costituito, come chiede la petizione che è stata presentata al Presidente della Came­ra il giorno 13 maggio 2010 dall&#8217;Associazione &#8220;La gabbianella e altri animali&#8221; e che ha raccolto in poco tempo 6.000 firme.</p>
<p>Ciò significa che in caso di dichiarazione di adottabilità il bambino dovrebbe rima­nere <em>in primis</em> nella famiglia in cui già si trova. In caso invece di ritorno nella famiglia d&#8217;origine o di adozione in un&#8217;altra famiglia (la possibilità rimane aperta), il minore do­vrebbe poter mantenere un rapporto amichevole con le persone che sono state per lui preziose. Gli adulti che si vogliono bene si incontrano, si telefonano, si scrivono: perché mai i bambini non possono farlo? I bambini non sono proprietà privata di nes­suno, nemmeno dei loro genitori, e in quanto persone hanno diritto di vivere gli af­fetti che sentono profondamente.</p>
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		<title>Petizione: lettera del Presidente della Camera dei Deputati</title>
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		<pubDate>Tue, 27 Jul 2010 21:32:16 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Abbiamo aperto ieri questa lettera inviataci il 20 luglio dal Presidente della Camera, Gianfranco Fini:
&#8220;Gentile dottoressa Forcolin,
ho ricevuto la Sua cortese lettera del 2 luglio scorso e La ringrazio per la copia del Suo libro “Io non posso proteggerti” che ha voluto gentilmente farmi pervenire, unitamente ad una copia della petizione presentata dall&#8217;Associazione da Lei [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.lagabbianella.org/wp09/wp-content/uploads/2010/07/Lettera-Fini001.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-3847" style="margin-right: 5px;" src="http://www.lagabbianella.org/wp09/wp-content/uploads/2010/07/Lettera-Fini001-218x300.jpg" alt="" width="218" height="300" /></a>Abbiamo aperto ieri questa lettera inviataci il 20 luglio dal Presidente della Camera, Gianfranco Fini:</p>
<p>&#8220;Gentile dottoressa Forcolin,</p>
<p>ho ricevuto la Sua cortese lettera del 2 luglio scorso e La ringrazio per la copia del Suo libro <em>“Io non posso proteggerti” </em>che ha voluto gentilmente farmi pervenire, unitamente ad una copia della petizione presentata dall&#8217;Associazione da Lei presieduta, in merito all&#8217;istituto dell&#8217;affidamento familiare, già annunciata in Assemblea nella seduta del 1 giugno 2010 con il numero 982 e assegnata alla Commissione Giustizia.</p>
<p>E&#8217; mia convinzione che Le Istituzioni debbano essere sensibili alle iniziative della società civile valutandone attentamente le proposte, nel segno di una effettiva ed indispensabile collaborazione. In questo spirito, ritengo che le molteplici questioni legate all&#8217;istituto dell&#8217;affidamento familiare, oggetto della petizione, debbano essere attentamente considerate dalle Istituzioni in tutti i loro aspetti, avvalendosi anche dell&#8217;approfondimento svolto con impegno dalle Associazioni di volontariato come la Vostra che si dedicano a tali tematiche attraverso un lavoro di analisi unito ad una preziosa attività di sostegno alle famiglie che si trovano ad affrontare situazioni complesse e spesso molto dolorose.</p>
<p>Desidero, quindi, informarLa, che, in considerazione della rilevanza della questione, ho dato disposizione di trasmettere copia della Sua lettera al Presidente della Commissione Giustizia, on. Giulia Bongiorno, affinché possa prenderne visione ed assumere le iniziative che riterrà più opportune.</p>
<p>Mi è gradita l&#8217;occasione per inviarLe i miei cordiali saluti ed un sincero augurio di buon lavoro.&#8221;</p>
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		<title>Riunione dell’Osservatorio Nazionale per l’Infanzia e l’Adolescenza del 14 luglio, avvio dell&#8217;iter per l&#8217;adozione del Piano Nazionale</title>
		<link>http://www.lagabbianella.org/2010/07/17/riunione-dell%e2%80%99osservatorio-nazionale-per-l%e2%80%99infanzia-e-l%e2%80%99adolescenza-del-14-luglio-avvio-delliter-per-ladozione-del-piano-piano-nazionale-per-linfanzia-e-ladolescenza/</link>
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		<pubDate>Sat, 17 Jul 2010 09:05:54 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[adozione]]></category>
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		<description><![CDATA[Riportiamo il resoconto dell&#8217;incontro &#8211; valutato in maniera discorde da diverse associazioni (vedi sotto) &#8211; pubblicato dall&#8217;Agenzia Dire, su www.dire.it:
&#8220;ROMA &#8211; Dopo oltre tre ore di riunione, un accordo che le organizzazioni della Rete &#8220;Batti il cinque!&#8221; reputano il &#8220;migliore possibile&#8221;, considerando le aspre contrapposizioni degli scorsi mesi tra l&#8217;Osservatorio nazionale su infanzia e adolescenza [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Riportiamo il resoconto dell&#8217;incontro &#8211; valutato in maniera discorde da diverse associazioni (vedi sotto) &#8211; pubblicato dall&#8217;Agenzia Dire, su <a href="http://www.dire.it/HOME/minori_piano.php?c=32707&amp;m=3&amp;l=it">www.dire.it</a>:</p>
<p>&#8220;ROMA &#8211; Dopo oltre tre ore di riunione, un accordo che le organizzazioni della Rete &#8220;Batti il cinque!&#8221; reputano il &#8220;migliore possibile&#8221;, considerando le aspre contrapposizioni degli scorsi mesi tra l&#8217;Osservatorio nazionale su infanzia e adolescenza e il governo. Oggetto della contesa, il Piano nazionale su infanzia e adolescenza, ovvero il principale strumento di programmazione delle politiche relative ai minori. Lo scorso mese di ottobre il governo aveva respinto la bozza realizzata dall&#8217;Osservatorio, che si è costituito durante la scorsa legislatura ed è composto da rappresentanti delle istituzioni e di alcune delle principali organizzazioni del privato sociale impegnate nella difesa dei diritti dei minori. La controproposta del governo, che è arrivata solo una decina di giorni prima della riunione di ieri, mancava però di alcuni punti considerati &#8220;fondamentali&#8221; dalle associazioni. Tali punti si riferivano soprattutto alla questione delle risorse, ai livelli essenziali delle prestazioni, all&#8217;intercultura e alla partecipazione di bambini e ragazzi alle politiche che li riguardano. La bozza del governo, inoltre, prevedeva un &#8220;impianto culturale&#8221; diverso rispetto a quello della proposta originaria messa a punto dall&#8217;Osservatorio: centralità della famiglia anziché centralità del minore come soggetto di diritto.<span id="more-3626"></span></p>
<p>La riunione di ieri ha però rappresentato un punto di mediazione tra governo e associazioni e l&#8217;esecutivo, rappresentato dal sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega alla famiglia, Carlo Giovanardi, si è detto disponibile ad accogliere alcuni dei punti estromessi. Ricompaiono i livelli essenziali delle prestazioni relative ai diritti civili e sociali dei minori, che devono essere garantiti su tutto il territorio nazionale, come anche i livelli essenziali dei servizi educativi, del tempo libero e semiresidenziali. Vengono reintrodotti i &#8220;soggetti attuatori&#8221;, cioè i responsabili delle diverse azioni previste nel Piano e viene definito il ruolo dell&#8217;Osservatorio in riferimento alla funzione di monitoraggio a cadenza semestrale e valutazione dell&#8217;applicazione del Piano.</p>
<p>Torna poi il principio della &#8220;non discriminazione&#8221; e &#8220;protezione&#8221;, la cui scomparsa dalla bozza del governo è stata definita dal sottosegretario Giovanardi un &#8220;refuso&#8221;. E, infine, viene nuovamente introdotta la figura del giudice onorario nel tribunale per le famiglie e delle relazioni familiari, quando questo verrà istituito. Il governo si è detto inoltre disponibile a reintrodurre il principio dell&#8217;ascolto del minore e ad accogliere le proposte sul ricongiungimento degli stranieri e l&#8217;intercultura, soprattutto rispetto alla parte relativa alle seconde generazioni e ai minori rom, sinti e camminanti. Resta in sospeso, però, la questione delle risorse che non vengono definite e rimangono legate a quanto stabilito di anno in anno dalla Finanziaria.</p>
<p>La volontà delle associazioni ora è quella di passare dalla teoria alla pratica, cercando di introdurre alcune ulteriori modifiche in itinere. D&#8217;altra parte il tempo è poco: l&#8217;Osservatorio termina il suo mandato il prossimo 6 agosto, e oggi c&#8217;è tutta l&#8217;intenzione di arrivare a un accordo e alla più rapida approvazione del Piano. Il prossimo passaggio previsto ora è quello di una nuova elaborazione del documento da parte del governo, che dovrebbe contenere le modifiche concordate nella riunione di ieri. Dopo di che il governo lo invierà all&#8217;Osservatorio e poi al Consiglio dei ministri e alla commissione bicamerale infanzia e adolescenza. (Dires &#8211; Redattore Sociale)</p>
<p><span style="color: #000000;"> Valuta positivamente la riunione </span>www.vita.it, con l&#8217;articolo<a href="http://www.vita.it/news/view/105641"> </a><span style="color: #000000;"><a href="http://www.vita.it/news/view/105641">&#8220;Al via il piano nazionale. Plauso di Batti il Cinque!&#8221;</a></span><a href="http://www.dire.it/HOME/minori_piano.php?c=32707&amp;m=3&amp;l=it"></a></p>
<p>Secondo l&#8217;Ai.Bi., il Piano Nazionale proposto dal governo rappresenta invece un passo indietro, per l&#8217;eliminazione &#8220;della parte relativa alla riforma dell’adozione  internazionale, dell’affido familiare e quella relativa all’attuazione  della legge 149 per l’istituzione della Banca dati dei minori  adottabili e per la regolamentazione dell’Avvocato del minore di  attuazione della 149&#8243; (vedi l&#8217;<a href="http://www.aibi.it/ita/piano-infanzia-e-adolescenza-eliminati-i-punti-su-adozione-e-affido/">articolo sul sit</a><a href="http://www.aibi.it/ita/piano-infanzia-e-adolescenza-eliminati-i-punti-su-adozione-e-affido/">o w</a><a href="http://www.aibi.it/ita/piano-infanzia-e-adolescenza-eliminati-i-punti-su-adozione-e-affido/">ww.aibi.it</a>).</p>
<p>Il Piano proposto è anche &#8220;del tutto inadeguato&#8221; per il CNCA (<a href="http://www.cnca.it/comunicati-stampa/1080-qpiano-infanzia-del-tutto-inadeguato">leggi il comunicato stampa su www.cnca.it</a>).</p>
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		<title>L&#8217;affido familiare e la petizione su Radio 24, oggi e domani, 10 e 11 giugno, alle 13:30!</title>
		<link>http://www.lagabbianella.org/2010/06/10/laffido-familiare-e-la-petizione-su-radio-24-alle-1330/</link>
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		<pubDate>Thu, 10 Jun 2010 11:14:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<title>Il senso del convegno del 13 maggio&#8230;, di Claudio e Cinzia Carboni</title>
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		<pubDate>Mon, 07 Jun 2010 13:38:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[IL SENSO DEL CONVEGNO DEL 13 MAGGIO: IL GIORNO DOPO!!!
E ADESSO che si fa?
Carla Forcolin, l&#8217;avv. Lucrezia Mollica, sono state molto brave a pensare e portare a termine questa impresa.
E&#8217; andato tutto bene, benissimo. Meglio del previsto, basta leggere certi commenti nelle firme on line.
Da nodo in gola e tanta rabbia dentro!!! Ma tanta voglia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>IL SENSO DEL CONVEGNO DEL 13 MAGGIO: IL GIORNO DOPO!!!</p>
<p>E ADESSO che si fa?</p>
<p>Carla Forcolin, l&#8217;avv. Lucrezia Mollica, sono state molto brave a pensare e portare a termine questa impresa.<br />
E&#8217; andato tutto bene, benissimo. Meglio del previsto, basta leggere certi commenti nelle firme on line.<br />
Da nodo in gola e tanta rabbia dentro!!! Ma tanta voglia di muoversi, di cambiare le cose.<br />
Se n&#8217;è parlato è vero, i mass media hanno recepito il problema e le motivazioni della petizione, qualche uomo di legge ha cominciato a metterci la faccia, le assistenti sociali sono uscite dalla tana.<br />
Ma poi?<span id="more-3398"></span></p>
<p>E&#8217; precisa e inoppugnabile l&#8217;affermazione che Carla ha fatto:<br />
<strong>Vogliamo che sia attuato il diritto dei bambini e degli adulti che li hanno tenuti in affido per un certo periodo di tempo a continuare le relazioni affettive maturate.</strong></p>
<p>Se ci pensiamo bene non era in questione il fatto che la legge, e chi di fatto la interpreta e la applica, i giudici dei tribunali dei minorenni con la complicità dei servizi sociali, possano e debbano preoccuparsi, nell&#8217;interesse unico ed esclusivo del minore, di dove collocare i bambini che, a torto o a ragione, non possono più continuare la loro esperienza di vita con i genitori naturali.<br />
Perché abbiamo appreso che la legge esiste già, ma viene resa vana e non attuata dal fatto che &#8221;i professionisti del settore&#8221; non fanno bene il loro mestiere per ignoranza o sciatteria.<br />
La stessa dottoressa Cavallo, presidente del Tribunale di Roma, che &#8221;brillantemente&#8221; in televisione, prima del 13 maggio, aveva più di una volta difeso se stessa e la categoria da certi attacchi, ha riconosciuto quanto contenuto nella petizione&#8230; o perlomeno ha iniziato un periodo di &#8230; conversione.<br />
Crediamo fermamente in quel &#8221;buon senso&#8221; che aveva richiamato il giornalista Stella nel suo articolo sul Corriere della Sera del giorno 19 aprile, ma forse non basta, varrà anche la pena che qualcosa succeda quando vengono poste in atto queste &#8221;infrazioni di legge&#8221;, queste &#8221;inumane prassi di ordine sociale per cui i bambini sono pacchi che si spostano impunemente da un adulto all&#8217;altro esclusivamente nell&#8217;interesse di questi ultimi&#8221;.</p>
<p><strong>Una giustizia minorile meno adultocentrica, scrive Carla Forcolin nel suo commento al Convegno!!!</strong></p>
<p><strong>Ecco dove sta il problema di partenza, da cui deriva tutto il resto e i pasticci che vengono combinati.</strong></p>
<p>Ma cosa fare allora per rendere la gestione di tutte le problematiche relative al mondo minorile, nel contesto specifico di quando ci sono di mezzo i cosiddetti &#8221; figli degli altri&#8221;???<br />
Nel pomeriggio del convegno del 13 maggio a Roma c&#8217;è stato un incontro al quale abbiamo partecipato e in cui è emerso, a nostro parere, l&#8217;intervento di un avvocato, che si è definito tale e al tempo stesso, non-genitore affidatario, non-genitore adottivo, non-genitore. La sua tesi era che bisogna osare di più cioè la petizione non basta, è un intervento troppo blando, bisogna FARE DELLE DENUNCE perché, in sostanza, della circolare che si è impegnata ad emettere la senatrice Serafini, i giudici e i tribunali dei minorenni, ci fanno gli &#8221;aeroplanini di carta&#8221;.<br />
Che dire?<br />
Cominciamo prendendo esempio da Brunella Benedetti e Luigi Moretti che hanno fatto ricorso alla corte europea sostenuti dall&#8217; avv. Mollica? Ebbene, la nostra risposta propende per il si!<br />
Perché se ci si ferma ora, adesso, nulla o poco di quanto fatto sarà servito!!<br />
Noi abbiamo anche apprezzato quella grande cosa che ha fatto il piccolo comune di Lugo di Romagna.<br />
Per noi è importante, visto che viviamo in un &#8221;grande&#8221; comune di Provincia, Parma, conosciuta per tante cose belle, ed è facile fare il confronto con l&#8217;immobilità, l&#8217;assenteismo, i muri e gli imbarazzi che abbiamo trovato nelle istituzioni della nostra città e non uno straccio di assistente sociale che abbia firmato la petizione.<br />
Ordine di scuderia o insensibilità culturale??<br />
Dobbiamo anche dire purtroppo che al pomeriggio del convegno abbiamo partecipato con molta delusione per la troppo marcata presenza di rappresentanze di tutto quel settore di ASSOCIAZIONISMO che opera nell&#8217;affido sotto il nome di casa-famiglia e per  come qualche rappresentante (citiamo per es.  ANFAA) ha gestito il tempo da spendere in una specie di sterile comizio in cui si è parlato solo della realtà e della veduta adulta e mai si è parlato realmente della situazione dei minori.<br />
Questa osservazione non vuole essere assolutamente polemica ma introdurre un altro problema collegato alla petizione che è quello che i bambini che vanno in affido non hanno bisogno, nella quasi totalità dei casi, di una casa-famiglia, ma di una famiglia che abbia una casa.<br />
Se non è così viene da chiedersi quanto valore possa avere avuto nel nostro paese la chiusura degli &#8221;orfanatrofi&#8221;, se molti bambini hanno solo cambiato la portata e la dimensione dell&#8217;istituto dove vivere.  Un conto è una casa-famiglia con degli operatori e un certo numero di  bambini, un conto sono due adulti che formano di fatto una famiglia, magari con cinque figli loro naturali e hanno altri bambini, in affido.<br />
E&#8217; un altro aspetto, ma non irrilevante, considerare che si chiama, non a caso &#8221;affido famigliare&#8221; e che <strong>l&#8217;affido famigliare non è solo la gestione per un certo periodo di tempo di un minore ma un sostegno ad un&#8217;altra famiglia in difficoltà.</strong> Questo i servizi sociali, abbiamo appurato,  molto spesso se lo dimenticano, per interesse o noncuranza. L&#8217;obbiettivo primo dell&#8217;affido famigliare resta quello di fare di tutto per riportare i bambini nella famiglia d&#8217;origine. Questo lo diciamo per tutti quelli che hanno spudoratamente e senza nessun presupposto accusato chi ha promosso questa petizione di fare gli interessi o la volontà degli affidatari che si vogliono tenere i minori a cui si sono affezionati.<br />
<strong>(La solita visione adultocentrica, da cui certa gente non scappa!!!)</strong><br />
Parlando ad esempio della stampa, anche l&#8217;articolo di Repubblica non è che abbia fatto un gran bel servizio alla causa.<br />
Il titolo spiazza e porta su un&#8217;altra strada. Ricordo che così titolava il servizio di Maria Novella De Luca: <strong>&#8221;L&#8217; ultima sfida dei genitori a tempo: fateci adottare i nostri bambini&#8221;.</strong><br />
I bambini, prima di tutto, non sono di nessuno, non siamo noi genitori affidatari, che dopo un po&#8217; di tempo vogliamo adottare questi minori, ma sono i bimbi stessi che adottano gli adulti con cui si trovano bene, che danno loro amore, in particolare quando si tratta di bimbi con delle ferite, che hanno già vissuto degli abbandoni.<br />
La nostra storia di affido ci ha insegnato che una bimba piccola che cresce con te per molto tempo, ti adotta ancor prima che la legge si muova.<br />
In quanto all&#8217;ultima sfida, crediamo che non sia una sfida ma una battaglia civica, almeno è per questo che siamo venuti a Roma, ma se proprio deve essere una sfida, sicuramente CHE NON SIA L&#8217;ULTIMA MA LA PRIMA DI TANTE!! In quanto ai genitori a tempo, anche in questo non esageriamo enfaticamente.<br />
Perché non parliamo e scriviamo di BAMBINI A TEMPO!!</p>
<p>Queste prime riflessioni rendono sicuramente giustizia a quanto la petizione abbia fatto saltare il coperchio di una pentola dove bollono dentro un sacco di problemi irrisolti o risolti male.<br />
Riteniamo pertanto che la petizione sia stata, oltre che &#8211; come l&#8217;ha definita benissimo il professor Cancrini &#8211; SACROSANTA,  un&#8217;occasione per CAPIRE che sarebbe bene elaborare insieme (scriviamo &#8221;insieme&#8221; pensando a quante persone hanno firmato on line con commenti da ricordare)  un progetto sui minori,  perché c&#8217;è qualcosa di molto più grande che non va, che non funziona in modo giusto,  nell&#8217;intero mondo dell&#8217;affido, dell&#8217;adozione, dei bambini portati via dalle famiglie naturali, di tutto un mondo nel quale &#8221;occorre dirlo&#8221; qualcuno su questo problema pure ci campa.</p>
<p><strong>La gente che ha partecipato alla petizione on line scrivendo quello che pensava, ha dato un segno che in questo paese c&#8217;è ancora voglia di cambiare in meglio le molte cose che non vanno.</strong></p>
<p>Per ultimo, per tutti quelli che ci credono e in particolare per chi è uscito malamente da una brutta storia di affido, restano solo due possibilità:</p>
<p>- la prima è quella di leccarsi le ferite, sbattere la porta e passare il resto dei propri giorni arrabbiati col resto del mondo perché si maltrattano i bambini<br />
- la seconda è invece pensare a quel bambino o a quella bambina che per molto tempo ha accarezzato il pensiero di avere trovato due adulti su cui contare come genitori e invece la prepotenza della legge  li ha rapiti da quella che avevano battezzato come loro casa, come loro famiglia.<br />
<strong>Rapiti</strong> per legge. Pensiamo a quanta prepotenza possa esserci in un giudice che pensa e dice: <strong>Ce l&#8217;ho io una famiglia  che va bene per te!!!</strong><br />
Ma poi torniamo a dire: che un bimbo passi da una famiglia all&#8217;altra assurdamente passi pure, quello che non passa è che questo bimbo deve dimenticare tutto di quella prima famiglia. Continuazione delle relazioni affettive. Ripristiniamo le relazioni perdute!!!<br />
Qualche &#8221;esperto&#8221; di legge ci spieghi perché NO!!</p>
<p>Con molta fiducia per quanto si potrà fare insieme,<br />
Claudio e Cinzia Carboni</p>
<p>PS &#8211; E per quanto è successo in passato , la retroattività di ogni atto commesso a danno dei minori, cosa facciamo???<br />
Un bel condono, che è di moda?<br />
Lo scudiamo? come dice la Gabanelli? Ovviamente in modo anonimo&#8230;&#8230; all&#8217;italiana!<br />
O vogliamo scavare nelle carte e recuperare umanamente quanto ancora possibile??<br />
Cosa diranno questi bambini &#8221;in mobilità&#8221; quando diventeranno adulti, del comportamento degli adulti di oggi, quelli che hanno deciso del loro futuro??</p>
<p><strong>I BAMBINI CHE DISGRAZIATAMENTE NON HANNO UNA FAMIGLIA O LA PERDONO, NON SONO UN PREMIO PER GLI ADULTI CHE NON POSSONO AVERE FIGLI NATURALI.<br />
SONO GLI ADULTI, CHE SI RENDONO DISPONIBILI A FARE LORO DA GENITORI, AD ESSERE UN PREMIO PER QUEI BAMBINI!!!</strong></p>
<p><strong>Abbiamo sentito due genitori adottivi di recente fare questa affermazione: Finalmente il giudice ci ha dato un bambino!!<br />
No, cari signori, è tutto sbagliato.<br />
Il giudice del Tribunale dei Minorenni deve preoccuparsi di dare a quel bambino dei genitori.<br />
Lo pagano per questo!</strong></p>
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		<title>Dopo la petizione. Lettera aperta di Carla Forcolin</title>
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		<pubDate>Mon, 31 May 2010 13:34:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Cari amici,
la nostra petizione è stata consegnata e il convegno fatto. Adesso dobbiamo avere la certezza che la legge precisi che non si possono mettere dei bambini in affidamento per anni e poi toglierli da dove sono (ora si usa mandarli in casa-famiglia, invece che in adozione). Il problema non è quello di non darli [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Cari amici,</p>
<p>la nostra petizione è stata consegnata e il convegno fatto. Adesso dobbiamo avere la certezza che la legge precisi che non si possono mettere dei bambini in affidamento per anni e poi toglierli da dove sono (ora si usa mandarli in casa-famiglia, invece che in adozione). Il problema non è quello di non darli in adozione a una terza famiglia, ma quello di permettere la continuità dei legami affettivi, che significa in primis continuità di vita. Non di certo mettere un bimbo in casa-famiglia dopo che è stato per anni in una casa.</p>
<p>La sen. Anna Serafini ha proposto una circolare esplicativa nel convegno, ma molti mi hanno detto che non va bene: non ha la forza che serve e potrebbe perfino offendere i giudici che non la applicherebbero. Andrebbe bene però per gli enti locali e i servizi.</p>
<p>Attualmente sono in contatto con tre parlamentari, che erano presenti al convegno, in attesa che presentino una proposta di legge o che appoggino così com’è la nostra petizione.</p>
<p>In merito, uniamo tutte le forze per fare pressione nel senso che i politici facciano il loro mestiere e lo facciano presto. Mentre noi parliamo, dei bambini, anche ora, stanno per essere separati dalle famiglie con cui hanno vissuto per quattro anni su cinque e sei di vita.</p>
<p>Vorrei che il dibattito sulla questione non cadesse, che mi scriveste che cosa pensate sia bene fare.</p>
<p>Io vorrei che si facesse, come corollario della petizione o nuova proposta di legge, una lista, comune per comune, tribunale per tribunale, di persone disposte sia a fare l’idoneità all’affidamento che all’adozione. E’ una cosa permessa, ma chi la fa è escluso a priori dall’affido nella prassi. Invece è proprio quello che si dovrebbe fare a mio avviso perché nessuno parlasse di aggiramento della legge o perché, nel caso una famiglia affidataria fosse interpellata sulla possibilità dell’adozione di un bimbo che ha con sé, la stessa non andasse in crisi. Può succedere anche questo, tra le varie possibilità. Ed è logico, se qualcuno si è offerto per un breve periodo e poi le cose si sono allungate in modo imprevisto.   </p>
<p>Chiedo a voi di dire la vostra su quanto abbiamo già fatto e su quanto si dovrà fare.</p>
<p>Cordiali saluti, Carla Forcolin</p>
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		<title>Una bella storia di affido, da Gianni e Alessandra</title>
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		<pubDate>Sat, 22 May 2010 00:28:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Vogliamo condividere con voi questa bella storia di affido che ci ha inviato Gianni insieme a sua moglie Alessandra:
Mi chiamo Gianni, ho 42 anni e sono sposato con Alessandra da 14 anni: da sempre crediamo nell’affido da quando, studenti universitari conoscemmo questo “strano modo “ di amare la vita e di accoglierla: abbiamo fatto affido [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Vogliamo condividere con voi questa bella storia di affido che ci ha inviato Gianni insieme a sua moglie Alessandra:</p>
<p><span style="color: #003366;">Mi chiamo Gianni, ho 42 anni e sono sposato con Alessandra da 14 anni: da sempre crediamo nell’affido da quando, studenti universitari conoscemmo questo “strano modo “ di amare la vita e di accoglierla: abbiamo fatto affido da subito, appena sposati anche prima di generare i nostri meravigliosi bambini che oggi hanno Tommaso 8 anni e Elisabetta 5 anni;<span id="more-3188"></span> nella nostra piccola associazione di famiglie per l’affido di Ancona siamo considerati “esperti” anche se la definizione ci spaventa un po’, forse questa definizione ha spinto Mirella, un’educatrice del Comune di Ancona, a proporci per l’affido di D. una ragazzina di 16 anni che doveva essere allontanata dalla sua famiglia che lei stessa considerava inadeguata e che pur di andarsene avrebbe accettato la vita in una comunità alloggio per adolescenti lontano dalla nostra città e dalla sua scuola che frequentava con risultati discreti. Abbiamo passato il classico periodo di “inferno” che caratterizza ogni fase pre-affido con la netta e compatta avversione di tutti i nostri riferimenti: nonni, amici e soci dell’associazione erano uniti nel dire che questo affido sarebbe stato una bomba esplosiva che avrebbe travolto noi, i nostri figli e soprattutto la ragazzina: solo Mirella si mostrava sicura sulle probabilità non proprio nefaste, e fu avvalendoci della nostra fiducia nei suoi confronti che  abbiamo accolto D. in una giornata di fine agosto con la stanza giochi dei bimbi da smantellare per fare posto alla nuova arrivata.</span></p>
<p><span style="color: #003366;">All’inizio fu difficile spiegare ai nostri figli che anche questa ragazzona di 1,80 m aveva bisogno dei loro mamma e papà per crescere, dal canto suo D. si mostrava l’opposto dell’adolescente problematica, era sempre sorridente, educata, mai una parolaccia. I primi mesi abbiamo vissuto nell’attesa del “botto”, ma questo tardava ad arrivare, per decisione del Tribunale D. non poteva avere contatti con la famiglia d’origine, il suo bisogno di appartenere a qualcuno e di sentirsi parte di un qualcosa che si prendeva cura di lei le fece accettare tutto il castello di regole della nostra famiglia, l’avere dei bimbi piccoli per noi comportava ancora quelle cure che tanto a lei erano mancate, il prepararle la colazione, la spremuta d’arancia, l’interessarsi a lei sul rendimento scolastico e sulle compagnie che frequentava con telefonate e il prendersi carico anche delle sue paure ed ansie la conquistarono.</span></p>
<p><span style="color: #003366;">Il rendimento scolastico migliorò tanto da farla arrivare ai vertici della sua classe (liceo pedagogico) ma soprattutto cambiò il suo atteggiamento: parlando con i suoi prof. tutti sottolinearono il cambiamento da ragazzina chiusa, curva, silenziosa a ragazzina solare, aperta alla vita e finalmente spensierata.</span></p>
<p><span style="color: #003366;">D. accettò anche il percorso di supporto psicologico offertole dal servizio e diligentemente va agli incontri settimanali con la psicologa.</span></p>
<p><span style="color: #003366;">Volle fare piazza pulita con il suo passato, via le sue vecchie amiche ed il suo ragazzo, modificò anche il suo modo di vestirsi: decise lei ed all’inizio fu duro per lei crearsi nuove amiche, nuovi interessi e nuovi amori definiti più seri, in lei c’era una gran voglia di ripartire da zero, di ristrutturarsi con nuovi modelli. Noi eravamo perplessi e ci confrontavamo con i servizi che ci rassicuravano.</span></p>
<p><span style="color: #003366;">Sono passati circa due anni da quella giornata di fine estate, D. è prossima ai 18 anni, ancora non se la sente di vedere i suoi genitori, noi possiamo solo parlare di loro ed accogliere i suoi sfoghi nei loro confronti, D. non ha neanche valutato l’ipotesi di uscire dalla nostra casa, ha assunto il ruolo di sorella maggiore e cerca la giusta autonomia da noi ma come figlia, quest’estate non verrà in camper con noi ha deciso di trovarsi un lavoretto estivo per pagarsi la patente, noi la lasciamo fare. D. è molto cambiata, ha iniziato anche ad accettare quella parte di lei che con tanta forza ha cercato di cancellare nel primo periodo, si permette anche qualche piccolo insuccesso e ora pensa all’Università vicino casa.  Lei sa che per noi poco cambierà dopo i 18 anni: la porta che Mirella ha aperto per lei sarà sempre aperta, come se fosse nostra figlia.</span></p>
<p><span style="color: #003366;">Vi ho raccontato questa nostra storia per ribadire che il confine tra affido e adozione non è così delimitato come noi credevamo: in entrambi i casi siamo chiamati a fare i genitori di “cuore” perché questo chiedono in maniera più o meno diretta i bambini in affido, anche quelli cresciuti come la nostra D. che con i suoi 16 anni compiuti non aveva bisogno di uno zio, una zia o degli amici che le facessero da punto di riferimento, lei chiedeva una mamma e un papà, una famiglia che la contenesse dal punto di vista affettivo. Noi la amiamo per quello che è e amiamo anche quella parte che non è stata generata da noi e speriamo che un giorno D. possa riavere un rapporto per lo meno con la mamma e che la possa riconoscere come parte di sé. Sappiamo che lei diventerà grande anche grazie a noi, sua mamma e suo papà hanno messo il seme per fare la piantina e noi abbiamo messo il bastone affinché questa piantina cresca diritta e fiorisca bene in piena autonomia: tutti e 4 abbiamo concorso allo stesso risultato: la piena fioritura. Ed è questo quello che conta.</span></p>
<p><span style="color: #003366;">Un saluto Gianni ed Alessandra</span></p>
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		<title>Petizione: esiti e commenti riportati dall&#8217;agenzia DIRE</title>
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		<pubDate>Thu, 20 May 2010 00:00:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[adozione]]></category>
		<category><![CDATA[affido]]></category>
		<category><![CDATA[diritti dell'infanzia e dell'adolescenza]]></category>
		<category><![CDATA[legami affettivi]]></category>
		<category><![CDATA[normativa]]></category>
		<category><![CDATA[Petizione al Parlamento Italiano]]></category>

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		<description><![CDATA[Adriano Gasperetti ci ha gentilmente inviato le notizie relative alla Petizione pubblicate dall&#8217;Agenzia di stampa DIRE, che trascriviamo:
a
MINORI. AFFIDO, GENITORI A TEMPO A PARLAMENTARI: CAMBIARE LA LEGGE
PETIZIONE ALLA CAMERA CON QUASI 6.000 FIRME RACCOLTE.
(DIRE) Roma, 18 mag. &#8211; Una petizione rivolta ai parlamentari per chiedere di rivedere la legge 149 del 2001 su affidi e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Adriano Gasperetti ci ha gentilmente inviato le notizie relative alla Petizione pubblicate dall&#8217;<a href="http://www.dire.it/">Agenzia di stampa DIRE</a>, che trascriviamo:</p>
<p><span style="color: #ffffff;">a</span><br />
<span style="color: #003366;">MINORI. AFFIDO, GENITORI A TEMPO A PARLAMENTARI: CAMBIARE LA LEGGE</span></p>
<p><span style="color: #003366;">PETIZIONE ALLA CAMERA CON QUASI 6.000 FIRME RACCOLTE.</span></p>
<p><span style="color: #003366;">(DIRE) Roma, 18 mag. &#8211; Una petizione rivolta ai parlamentari per chiedere di rivedere la legge 149 del 2001 su affidi e adozioni.<br />
<span id="more-3168"></span>E&#8217; l&#8217;iniziativa partita dall&#8217;associazione &#8216;La Gabbianella e altri animali&#8217;, guidata dalla fondatrice Carla Forcolin. Sono quasi 6.000 le firme raccolte, per l&#8217;esattezza 5.875, 3.967 online (sito <a href="../../" target="_blank">www.lagabbianella.org</a>) e 1.908 su carta, che sono state consegnate giovedi&#8217; scorso al presidente della Camera, a Roma, nel corso del convegno &#8216;Diritto ai sentimenti per i bambini in affidamento&#8217;. Secondo la legge 149, il minore viene affidato ad altri genitori quando la sua famiglia non viene considerata in grado di poterlo allevare. L&#8217;alternativa e&#8217; l&#8217;istituto. In tutto i bambini che vivono fuori dalla famiglia sono 32.400, 16.800 sono in affido familiare, 15.600 si trovano in strutture residenziali.</span></p>
<p><span style="color: #003366;">Quello che chiede l&#8217;associazione, ha spiegato la Forcolin, e&#8217; che la famiglia affidataria, nel caso in cui il minore si sia trovato bene, diventi la prima soluzione nel caso di ipotesi di adozione; e che la famiglia affidataria possa comunque mantenere un rapporto con il minore dopo l&#8217;affidamento eventuale in altro nucleo. &#8220;Qualora l&#8217;affidamento di un minore si risolva in un&#8217;adozione- si legge nella petizione- a causa del mancato recupero della famiglia d&#8217;origine, vanno protetti i rapporti instauratisi nel frattempo tra affidati e membri della famiglia affidataria. Va quindi favorita la permanenza del bambino nella famiglia in cui egli gia&#8217; si trova; ove cio&#8217; non sia possibile, va comunque tutelato il mantenimento di un rapporto affettivo con la famiglia affidataria, nelle forme e nei modi  ritenuti piu&#8217;  pportuni dagli operatori, dopo aver ascoltato la famiglia affidataria stessa e la futura famiglia adottiva&#8221;. Sul sito dell&#8217;associazione sono pubblicate le quasi 4.000 firme raccolte online per la petizione. Tra queste c&#8217;e&#8217; quella di Brunella Benedetti, di Lugo, di professione educatrice: &#8220;Integrare la legge e&#8217; urgente e non prorogabile, tante famiglie e bimbi hanno pagato e pagano con dolore il vuoto legislativo che non li tutela&#8221;. Scrive anche Maria Jolanda Peri, un genitore adottivo e affidatario di Massa Carrara: &#8220;Sono mamma di un bambino arrivato in affido e che dopo piu&#8217; di 5 anni abbiamo potuto adottare definitivamente, e mamma di un bimbo in affido&#8221;.</span></p>
<p><span style="color: #003366;">&#8212;&#8212;&#8212;</span></p>
<p><span style="color: #003366;">MINORI. AFFIDO, MUSSOLINI: &#8216;SONO FAVOREVOLE A CAMBIAMENTO LEGGE&#8217;</span></p>
<p><span style="color: #003366;">&#8220;LE FAMIGLIE AFFIDATARIE DEVONO POTER ADOTTARE&#8221;.</span></p>
<p><span style="color: #003366;">(DIRE) Roma, 18 mag. &#8211; &#8220;Sono favorevole&#8221;. Cosi&#8217; Alessandra Mussolini, deputata del Pdl e presidente della Commissione parlamentare per l&#8217;Infanzia e l&#8217;Adolescenza, commenta l&#8217;iniziativa dell&#8217;associazione &#8216;La gabbianella e altri animali&#8217;, che ha raccolto seimila firme sotto una petizione presentata al presidente della Camera, Gianfranco Fini, per chiedere di cambiare la legge sull&#8217;affido, la legge 149 del 2001: tra le altre cose, si chiede che la famiglia affidataria, nel caso in cui il minore si sia trovato bene, diventi la prima soluzione nel caso di ipotesi di adozione.</span></p>
<p><span style="color: #003366;">&#8220;Sono favorevole- spiega Mussolini all&#8217;agenzia Dire- le famiglie affidatarie dovrebbero avere la possibilita&#8217; di poter adottare, uscirebbero tanti bambini dagli istituti. Al ministero della Giustizia stanno facendo una banca dati sulle adozioni e non sono inserite le coppie affidatarie: e&#8217; da rivedere&#8221;. Per quanto riguarda i prossimi passi, &#8220;dobbiamo vedere ora com&#8217;e&#8217; l&#8217;iter, vediamo come si possano cambiare alcuni punti della legge. La tempistica? Se non c&#8217;e&#8217; la volonta&#8217; anche all&#8217;infinito. Speriamo che invece ci sia&#8221;.</span></p>
<div>
<p><span style="color: #003366;">&#8212;&#8212;&#8212;<br />
</span></p>
<p><span style="color: #003366;">MINORI. CAVALLO: FAMIGLIA AFFIDATARIA PUO&#8217; GIA&#8217; ESSERE ADOTTIVA</span></p>
<p><span style="color: #003366;">&#8220;SE HA I REQUISITI, PERCHÉ NO? LA LEGGE LO PREVEDE&#8221;.</span></p>
<p><span style="color: #003366;">(DIRE) Roma, 18 mag. &#8211; &#8220;È una iniziativa meritevole, ma che non incide sui tribunali che gia si regolano in modo coerente con quanto dettato della legge&#8221;. Melita Cavallo, presidente del Tribunale dei Minori di Roma, commenta cosi&#8217; la petizione rivolta ai parlamentari per chiedere di rivedere la legge 149 del 2001 su affidi e adozioni.</span></p>
<p><span style="color: #003366;">&#8220;Se c&#8217;e&#8217; una famiglia affidataria che ha i requisiti per essere famiglia adottiva non ci sono motivi perche&#8217; il bambino non possa restare &#8211; ha detto all&#8217;agenzia Dire &#8211; Se poi l&#8217;allontanamento diventa necessario, la famiglia affidataria deve comunque mantenere i rapporti con il bambino: non deve esserci uno sradicamento. Ed e&#8217; quello che prevede gia&#8217; la legge&#8221;.</span></p>
<p><span style="color: #003366;">Inutile, quindi, cambiare del tutto, o anche solo in parte, la norma: &#8220;Sarebbe opportuna una interpretazione autentica della legge, con il legislatore che dica: &#8216;La legge recita in questo modo&#8217;&#8221;.</span></p>
<p><span style="color: #003366;">Per concludere la Cavallo spiega: &#8220;Il bambino va lasciato nella famiglia affidataria, ovviamente se in questa ha trovato il suo benessere. Ma se invece e&#8217;, ad esempio, anziana, quando sara&#8217; dato in adozione ad un altro nucleo, la famiglia affidataria, come detto, dovra&#8217; comunque mantenere il rapporto con il minore. Potrebbero essere considerati i &#8216;nonni&#8217;&#8221;.</span></p>
<p><span style="color: #003366;">&#8212;&#8212;&#8212;<br />
</span></p>
<p><span style="color: #003366;">MINORI. SERAFINI CON FAMIGLIE AFFIDATARIE: &#8220;BASTA UNA CIRCOLARE&#8221;</span></p>
<p><span style="color: #003366;">&#8220;NELLA LEGGE NON ESISTE ALCUN DIVIETO A CHE POSSANO ADOTTARE&#8221;.</span></p>
</div>
<div>
<p><span style="color: #003366;">(DIRE) Roma, 18 mag. &#8211; &#8220;Ho partecipato all&#8217;iniziativa dell&#8217;associazione &#8216;La Gabianella&#8217;, penso che sia importante sottolineare l&#8217;importanza per i bambini di vivere in un contesto familiare. I minori hanno diritto a vivere la famiglia, a partire dalla propria&#8221;. A parlare e&#8217; Anna Serafini, senatrice del Pd e vicepresidente della Commissione parlamentare per l&#8217;Infanzia e l&#8217;Adolescenza.</span></p>
<p><span style="color: #003366;">&#8220;L&#8217;affidamento &#8211; dice all&#8217;agenzia Dire &#8211; non deve essere una scorciatoia per l&#8217;adozione, ma l&#8217;adozione non deve essere negata a una famiglia affidataria&#8221;. Un divieto, pero&#8217;, che non esiste nell&#8217;attuale legge in vigore. Quindi, per favorire le famiglie affidatarie nell&#8217;adozione dei bambini che hanno avuto modo di accogliere, piuttosto che cambiare la norma, secondo Serafini e&#8217; meglio una circolare interpretativa, &#8220;che presentero&#8217; la prossima settimana&#8221;. Infine, sulla banca dati sulle famiglie che possono adottare cui sta lavorando il ministero della Giustizia, in cui non sono appunto presenti le famiglie affidatarie, afferma: &#8220;E&#8217; uno sbaglio&#8221;.</span></p>
</div>
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		<title>Tutelare gli affidi familiari, L&#8217;Unità, 17 maggio</title>
		<link>http://www.lagabbianella.org/2010/05/18/tutelare-gli-affidi-familiari-lunita-17-maggio/</link>
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		<pubDate>Tue, 18 May 2010 17:53:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<category><![CDATA[affido]]></category>
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Vai all&#8217;articolo nella pagina online dell&#8217;Unità&#8230;
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://archivio.unita.it/archivio/navigatore.php?page=14&amp;dd=17&amp;mm=05&amp;yy=2010&amp;ed=nazionale&amp;url=http://82.85.28.102/cgi-bin/showfile.pl?file=edizioni/20100517/pdf/NAZ/pages/20100517_14_17FOR14A.pdf"><img class="size-full wp-image-3122 aligncenter" style="border: 1px solid black; margin-top: 5px; margin-bottom: 5px;" src="http://www.lagabbianella.org/wp09/wp-content/uploads/2010/05/Unità-17-maggio.gif" alt="Unità-17 maggio" width="166" height="241" /></a></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://archivio.unita.it/archivio/navigatore.php?page=14&amp;dd=17&amp;mm=05&amp;yy=2010&amp;ed=nazionale&amp;url=http://82.85.28.102/cgi-bin/showfile.pl?file=edizioni/20100517/pdf/NAZ/pages/20100517_14_17FOR14A.pdf">Vai all&#8217;articolo nella pagina online dell&#8217;Unità&#8230;</a></p>
<p><span style="color: #ffffff;">a</span></p>
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		<title>La conclusione dell&#8217;affido familiare su TV2000, 18 maggio 2010 dalle 11,45</title>
		<link>http://www.lagabbianella.org/2010/05/17/la-conclusione-dellaffido-familiare-su-tv2000-18-maggio-2010/</link>
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		<pubDate>Mon, 17 May 2010 21:10:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<category><![CDATA[legami affettivi]]></category>
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		<category><![CDATA[servizi sociali]]></category>

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		<description><![CDATA[La trasmissione Formato Famiglia, di TV2000 (Canale 801 sky) tratta, il 18 maggio 2001, di Affetto in affido.
Intervengono Carla Forcolin, presidente associazione La gabbianella e altri animali, Salvatore Intelisano psicologo e giudice onorario tribunale dei minori di Roma, l&#8217;avvocato Lucrezia Mollica, l&#8217;ex presidente del Tribunale dei minori di Roma e membro dell’associazione italiana magistrati minore [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La trasmissione <a href="http://www.formatofamiglia.tv2000.it//puntata.php?id=293">Formato Famiglia</a>, di TV2000 (Canale 801 sky) tratta, il 18 maggio 2001, di Affetto in affido.</p>
<p>Intervengono Carla Forcolin, presidente associazione La gabbianella e altri animali, Salvatore Intelisano psicologo e giudice onorario tribunale dei minori di Roma, l&#8217;avvocato Lucrezia Mollica, l&#8217;ex presidente del Tribunale dei minori di Roma e membro dell’associazione italiana magistrati minore e famiglia Luigi Fadiga , l’associazione AIBI e alcune famiglie affidatarie.</p>
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