Posts con parola chiave ‘autorità giudiziaria’

GIORNALISTI, GIUDICI E LA NOSTRA PETIZIONE: ansie preventive

domenica 21 febbraio 2010

Il cocktail composto da giornalisti, giudici e la nostra petizione è una miscela esplosiva: i giornalisti, per necessità di mestiere, devono raccontare alla gente cose che fanno notizia o particolari di notizie che ancora non sono noti. I giudici sono tenuti, per deontologia professionale, a rispettare il segreto istruttorio dei casi di cui si devono occupare e comunque la privacy della gente, e per fortuna, checché se ne dica, nella stragrande maggioranza dei casi, lo fanno. Noi, piccola associazione di volontariato, denunciamo un’interpretazione della legge sull’affido/adozione che danneggia in profondità i bambini. Lo facciamo perché sappiamo di molte vicende che hanno lacerato piccoli e grandi senza reale necessità; sappiamo di grandi dolori evitabili con l’accoglienza della nostra petizione e l’aggiunta di un paio di frasi ad un articolo della  legge attuale. Ma vogliamo denunciare il problema, non parlare dei casi particolari, magari già conclusisi, che ci hanno spinto a scendere in campo.

Proponiamo di inserire nella legge, subito, due frasi su cui sono d’accordo in tantissimi, se non proprio tutti, mentre su di una grande riforma si scatenerebbero due visioni della famiglia, nascerebbero polemiche a non finire, integralismi, ideologie…  La legge che abbiamo è vecchiotta ma buona, se solo venisse applicata bene. La si può riformare, ma ci vuole tempo, non lo si può fare in fretta o sotto elezioni. Sulle modalità della sua attuazione si sta lavorando, ci sono dibattiti in merito che attraversano l’intero paese, forse le cose miglioreranno. 

Ma torniamo al cocktail: se noi denunciamo il problema della gestione della fine dell’affidamento è perché veniamo sempre pungolati dalla realtà a seguire vicende in cui dei bambini sono costretti a cambiare famiglia, mentre stavano bene dov’erano. Non la cambiano per tornare nella loro, ma per andare in una terza famiglia, quella adottiva. La causa di questa incongruenza non è la cattiveria dei giudici, ma l’ambiguità della legge stessa che vorremmo fosse precisata. Senza far torto a nessuno, nello stato attuale delle cose, facendo magari prendere a molte coppie sia l’idoneità all’affidamento che all’adozione, o in altri modi “onesti” quando questa via non è praticabile, sarebbe possibile evitare ai bambini dolorosi passaggi di famiglia. Con poco si potrebbe stabilire che i loro affetti vanno rispettati.

I giornalisti, sempre pressati dal poco tempo a loro disposizione (più sono  bravi e famosi più sono di fretta) vogliono subito occuparsi dei “casi” al posto del problema. Da essi, infatti, il problema si capisce più facilmente. Ma anche i casi non sono una realtà lineare. Si legga il mio libro “Io non posso proteggerti”, dove mi sono sforzata di raccontare sotto assoluto anonimato delle storie complicatissime, per capirlo… ogni singola vicenda  riflette, più o meno, la complessità generale.

Al giornalista che ha poco tempo non si può spiegare molto, ma lui chiede informazioni su qualcosa che ha letto, che magari è già stato denunciato con qualche reticenza. Qualcosa di ciò che non si dovrebbe dire, nell’enfasi del discorso, sfugge, lui/lei scrive, qualche giudice che ha seguito in coscienza (anche con crisi di coscienza) riconosce le cose su cui ha lavorato e si offende. Tutti i giudici, che già vengono attaccati sempre e comunque sui giornali e in TV quotidianamente, si ritirano dal dialogo che l’associazione e le associazioni cercano di tenere aperto, feriti. La loro chiusura ci priva di un contributo essenziale. Ma la paura di offenderli ci impedisce di presentare al pubblico certe realtà, e i politici, non più stimolati dai mass-media,  ripongono il problema nel dimenticatoio.

Se non cambia qualcosa in merito torneranno a questa associazione casi disperati tra pochissimo.

Propongo che chi scrive di questi argomenti si documenti prima seriamente sulla complessità del problema (c’è chi lo fa), propongo che non si parli di casi ma delle circostanze che li determinano. Le storie, pur narrate, devono restare sotto anonimato assoluto. Di queste cose si deve discutere, ma lo si deve fare con grande umiltà.

Mi è capitato di criticare assistenti sociali che non avevano dato l’idoneità a delle coppie, ho visto le stesse ricorrere in appello, ottenerla e poi fare danni: avevano ragione le assistenti sociali che non potevano dire come mai avevano agito in un modo apparentemente sbagliato, avevo torto io. Sono diventata cauta, non amo i discorsi di chi sa tutto, non amo chi sbandiera la critica verso intere categorie, cerco di capire perché le cose non funzionano. Per capire ci vuole tempo e un briciolo di umiltà . Concediamocelo: i temi della nostra petizione sono delicatissimi.

Grazie a chi mi vorrà ascoltare.

Carla Forcolin

Venezia, 21 febbraio 2009

PETIZIONE: COMUNICATO STAMPA DELL’ANFAA

mercoledì 17 febbraio 2010

L’Associazione nazionale famiglie adottive e affidatarie – ANFAA- condivide la petizione e ha inviato alla Gabbianella e ad altre associazioni il seguente comunicato stampa con precisazioni della Presidente, Donata Nova Micucci:

 

COMUNICATO STAMPA:

 TUTELARE LA CONTINUITA’ AFFETTIVA DEI MINORI AFFIDATI

DICHIARATI ADOTTABILI

Apprezziamo e condividiamo la petizione presentata dall’Associazione LA GABBIANELLA E GLI ALTRI ANIMALI. A nostro parere, onde evitare un aggiramento della normativa in vigore, sarebbe utile specificare che questa petizione riguarda gli affidamenti familiari disposti dai servizi sociali e/o dal Tribunale per i Minorenni e che il minore affidato, se dichiarato in stato di adottabilità, ha diritto ad essere adottato con adozione legittimante e non ricorrendo impropriamente all’art. 44 comma d).

Da anni l’ANFAA sostiene quanto esposto nella petizione: la stessa Circolare sugli affidamenti “a rischio giuridico di adozione”, proposta dall’Anfaa e  recepita dal Tribunale per i minorenni del Piemonte e Valle d’Aosta nel 1983, rispondeva a questa esigenza.

Inoltre vorremmo ricordare quanto riportato in proposito anche nel 2° Rapporto supplementare alle Nazioni Unite sul monitoraggio della Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza in Italia: “È inoltre importante, nell’interesse superiore del minore, che a conclusione dell’affidamento vengano individuate, caso per caso, modalità di passaggio e di mantenimento dei rapporti fra il minore e la famiglia che lo ha accolto, sia quando rientra nella sua famiglia d’origine, sia quando viene inserito in un’altra famiglia affidataria o adottiva o in una comunità. Si ritiene infatti, anche in base a recenti esperienze negative, che vada salvaguardata la continuità dei rapporti affettivi del minore e che debbano essere evitate interruzioni traumatiche. È di fondamentale importanza che sia sempre rigorosamente rispettato l’articolo 5 comma 1 ultima parte della legge citata, il quale dispone che «l’affidatario deve essere sentito nei procedimenti civili in materia di potestà, di affidamento e di adottabilità relativi al minore affidato». Tale norma nella pratica viene spesso disattesa o trascurata, in quanto la sua mancata applicazione non comporta purtroppo alcuna nullità sul piano processuale. Infatti la giurisprudenza ha più volte affermato che gli affidatari non sono parti processuali del procedimento. Tuttavia la loro audizione riveste un’importanza fondamentale per la valutazione dell’interesse del minore, e non dovrebbe mai essere omessa. Qualora il minore affidato sia successivamente dichiarato adottabile il Tribunale per i minorenni deve attentamente valutare il suo superiore interesse, e come prescritto dalla legge1 il giudice minorile «in base alle indagini effettuate, sceglie tra le coppie che hanno presentato domanda quella maggiormente in grado di corrispondere alle esigenze del minore». Pertanto deve prendere in considerazione anche l’eventuale adozione da parte degli affidatari, se idonei e disponibili2 (v. pg. 72 del Rapporto, reperibile sul sito: www. gruppocrc.net).

Nella relazione PRINCIPI FONDAMENTALI IN MATERIA DI ADOZIONE E DI AFFIDAMENTO FAMILIARE DI MINORI, che alleghiamo, tenuta da Pier Giorgio Gosso, giurista, Presidente Onorario Aggiunto della Corte di Cassazione e consigliere ANFAA, al Convegno di  Torino del 9 novembre scorso è stata proposta la seguente modifica legislativa dell’art. 4, comma 5 dell’attuale legge n. 184/1983:

Art. 4, comma 5  (nuovo testo) “L’affidamento familiare cessa, con provvedimento della stessa autorità che lo ha disposto, valutato l’interesse del minore, quando sia venuta meno la situazione di difficoltà della famiglia d’origine che lo ha determinato, ovvero nel caso in cui la prosecuzione di esso rechi pregiudizio al minore. Cessa altresì  quando l’affidato viene dichiarato in stato di adottabilità. In quest’ ultimo caso il tribunale per i minorenni deve prioritariamente prendere in considerazione la disponibilità degli affidatari all’adozione e, in caso di loro impossibilità, deve comunque assicurare il passaggio graduale del minore alla nuova famiglia e l’eventuale mantenimento dei suoi rapporti con gli stessi”.

CONFERMIAMO LA DISPONIBILITÀ DELLANFAA A SOSTENERE QUANTO ESPOSTO  NELLA VOSTRA PETIZIONE,  ANCHE IN SEDE PARLAMENTARE, PER  TUTELARE  LA CONTINUITA’  AFFETTIVA DEI MINORI AFFIDATI DICHIARATI ADOTTABILI.

La presidente Anfaa

Donata Nova Micucci                                                                                                                                          Torino, 16 febbraio 2010

 


1 Legge 184/1983, articolo 22, comma 5.

2 Si veda in merito il saggio di A. La Spina, dal titolo “Il collocamento temporaneo del minore presso una famiglia”, in Famiglia e Diritto, 2009, n. 7, pagina 719, in cui si evidenzia che: «Il fatto che il minore, temporaneamente collocato presso una famiglia, di regola seguiti a mantenere rapporti con la famiglia d’origine, potrebbe suscitare qualche perplessità circa la convertibilità di questa forma di affidamento in quello preadottivo; inevitabilmente infatti, la famiglia d’origine sarà sempre a conoscenza del luogo ove il minore si trovi. Invero, nonostante i dubbi manifestati da isolata giurisprudenza, pare potersi ritenere che, in ossequio ai principi ispiratori dell’intera disciplina, salvo che tale circostanza non si dimostri, nel caso specifico, di grave pregiudizio per il minore, debba senz’altro prevalere il superiore interesse dello stesso a vedere assicurata la sua normale crescita in una famiglia affettuosa e accogliente. Pertanto, anche in linea con la tendenza degli altri paesi a guardare con favore alle adozioni c.d. aperte (che mantengono rapporti di fatto tra i minori e le famiglie d’origine post adozione), pare potersi concludere che, qualora si accerti che l’adozione risponde al superiore interesse del minore, non osta alla dichiarazione di adozione a favore della famiglia destinataria dell’affidamento c.d. a rischio giuridico il fatto che questa sia nota alla famiglia d’origine».

“Giustizia e minori: sequestro di corretta informazione”. Comunicato congiunto di Anm e Aimmf

martedì 24 novembre 2009

L’ Associazione Nazionale  Magistrati e l’Associazione Italiana dei Magistrati per i  Minorenni e per la Famiglia replicano all’inchiesta di “Panorama”:

Giustizia e minori: sequestro di corretta informazione

“Sequestri di Stato”, titolava in copertina «Panorama» della scorsa settimana (n. 47/2009): la foto di una bambina piangente, il grande titolo e il sommario della “notizia”: «Ci sono oltre 32.000 bambini che la giustizia ha tolto con la forza alle famiglie. Non sempre con buone ragioni. Come dimostrano i tanti errori dovuti a fretta e superficialità. Ma anche a un business che, secondo alcuni, vale più di un miliardo di euro l’anno». Nel servizio all’interno, inoltre, vengono definititi «bambini rapiti» quelli dati in affidamento e collocati in comunità da parte dei Tribunali per i minorenni.

L’Associazione nazionale magistrati e l’Associazione italiana dei magistrati per i minorenni e per la famiglia, denunciano la totale disinformazione che scaturisce dall’articolo del settimanale, che riferisce dati assolutamente non corretti rispetto al numero di bambini che vivono fuori dalla famiglia, senza chiarire che tra i minori presenti in comunità educative (perloppiù adolescenti, tra i quali minori stranieri non accompagnati) e quelli in affidamento familiare (bambini più piccoli, spesso affidati a parenti), molti casi nascono da interventi socio-assistenziali, effettuati su consenso dei genitori. I casi giudiziari costituiscono non più del 40% dei collocamenti.

L’articolo non approfondisce le ragioni di fondo che portano all’intervento della magistratura minorile, quali i gravi problemi talvolta vissuti dai bambini all’interno delle famiglie (abusi, maltrattamenti, disfunzionamento della capacità genitoriali dovuto a tossicodipendenze o malattie mentali), né riferisce che gli allontanamenti del minore dalla famiglia vengono decisi nei casi limite, quando non esistono più le condizioni per restare in famiglia.

L’articolo rappresenta un totale e acritico attacco non tanto nei confronti di possibili errori giudiziari, ma all’intero sistema di protezione giudiziario dei cittadini minorenni, con la conseguente delegittimazione della magistratura minorile proprio nel 20° anniversario della Convenzione internazionale dei diritti del fanciullo (New York, 1989), celebrato in questi giorni, in occasione del quale sono stati pronunciati molteplici e autorevoli richiami alla necessità di rendere effettivi tali diritti anche nel nostro Stato ( innanzitutto quello all’integrità psico-fisica del bambino).

Non sembra infine casuale che l’attacco avvenga in un momento di più generale delegittimazione della magistratura, nell’ambito della quale il settore minorile appare più “facile” per suscitare nell’opinione pubblica reazioni emotive, e insinuare il dubbio se sia legittimo che il magistrato abbia questo potere: sospetto rivolto non a un singolo giudizio, ma alla funzione della giustizia minorile in sé.

Roma, 20 novembre 2009

Luca Palamara, presidente Anm

Laura Laera, presidente Aimmf

Commento alle critiche di Andrea Bollini sull’inchiesta “Sequestri di stato” pubblicata su “Panorama”

mercoledì 18 novembre 2009

Il numero di “Panorama” in edicola (47, novembre 2009) dedica la copertina agli allontanamenti dei bambini dalle famiglie, chiamandoli “Sequestri di Stato”.

Andrea Bollini (Cismai) replica all’inchiesta in un’intervista pubblicata il 13 novembre sul sito del settimanale “Vita no profit”:

AFFIDI. Non esiste il “sequestro di stato”

«Ma quale sequestro di Stato, il problema semmai è che il legame di sangue in Italia è ancora un mito, difficile da recidere»: sbotta così Andrea Bollini, presidente del CISMAI-Coordinamento Italiano dei Servizi contro il Maltrattamento e l’Abuso all’Infanzia.

Panorama questa settimana dedica la sua copertina ai 32mila minori che la giustizia ha allontanato dai loro genitori, raccontando quattro storie di errori clamorosi, a partire dai due fratellini sottratti ai genitori a Basiglio, alle porte di Milano, la scorsa primavera. “Sequestri di stato”, è il titolo. All’interno del servizio si parla dei bambini dati in affido (16mila) e messi in comunità (15mila) come di «rapiti». Questi bambini sono stati «tolti con forza alle famiglie, non sempre per buone ragioni. Come dimostrano i tanti errori dovuti a fretta e superficialità, Ma anche a un business che vale più di un miliardo di euro l’anno». Insomma, «è tutto il sistema a essere messo sistematicamente in discussione».

È su questo che Bollini non ci sta. «Casi di errori giudiziari ci sono stati e ci sono, come pure allontanamenti che non dovevano essere fatti. Ma guai a delegittimare e screditare un sistema facendo credere che l’errore sia sistematico. Questa non è solo disinformazione, è un colpevole rigurgito di adultocentrismo che dimentica i diritti dei bambini», dice. «Storture nel sistema di protezione dei bambini maltrattati ci sono, ma sono di tutt’altro genere, come il fatto che un bambino abusato debba ripetere in ogni grado di giudizio la sua testimonianza: questa sì è violenza istituzionale».

Dal suo osservatorio Bollini non crede al dato citato su Panorama da GianLuca Vignale, consigliere regionale Pdl del Piemonte: 77% dei minori allontanato per metodi educativi non idonei e per impossibilità di seguire i figli, ovvero per «motivi soggettivi». Al contrario vede negli anni un aumento degli allontanamenti fatti per motivi estremamente gravi, come l’abuso o il fortissimo disfunzionamento della capacità genitoriale dovuto a tossicodipendenze o malattie mentali. «Oggi i casi di maltrattamento lieve vengono trattati grazie ai servizi domiciliari e si tengono in famiglia, l’allontanamento si fa per i casi limite o per quelli dove non esistono più le condizioni per restare in famiglia». E comunque ai dati Bollini in questa materia non crede per principio, poiché non esiste in Italia un sistema di monitoraggio sull’abuso e il maltrattamento dei minori. «È una vergogna, questo monitoraggio era previsto dal Piano infanzia, c’è stata una piccolissima sperimentazione con il Centro di documentazione per l’infanzia e l’adolescenza, ma poi tutto è svanito. Non si possono fare politiche serie di contrasto, prevenzione e presa in carico dei bambini maltrattati senza un quadro serio di conoscenza del fenomeno».

Giudici troppo interventisti, per Panorama. Troppo prudenti, dice invece nello stesso servizio Melita Cavallo, riferendosi al fatto che «diamo in adozione i bambini solo quando sono distrutti psicologicamente». Per Bollini i giudici negli ultimi anni hanno deciso meno allontanamenti, e «i provvedimenti urgenti dei giudici monocratici sono praticamente scomparsi: decide la Camera di Consiglio, con due giudici togati e due giudici onorari, anche questa collegialità è una garanzia». Soprattutto Bollini contesta quel 50% di minori che rientrano in famiglia letto come prova schiacciante della fallibilità del sistema: «è al contrario un dato positivo, vuol dire che anche il sistema di accompagnamento delle famiglie funziona. L’allontanamento non è una punizione per i genitori ma un’occasione che gli si dà per recuperare le loro competenze genitoriali. Se la metà ce la fa è un bene per tutti».

Sara De Carli

Mi pare che il punto di vista di Bollini sia interessante. Ma… il sistema di protezione e tutela dei minori è buono sulla carta e risente in pratica dei tempi lunghissimi della giustizia (particolarmente gravi quando si parla di soggetti che stanno crescendo). Risente anche del fatto che i giudici minorili non sono sempre disponibili (perché sovraccarichi di lavoro) ad un vero ascolto delle parti in causa, soprattutto dei minori se molto piccoli e quindi più da osservare e da interpretare che da ascoltare.

 La legge 149/01 inoltre non è esigibile e leggi non esigibili sono leggi applicate parzialmente. La legge 149/01 è ambigua in molte sue parti: da anni si permette che venga interpretata in modi diametralmente opposti ad esempio sulla possibilità di trasformare l’affidamento in adozione secondo l’articolo 44 della legge 184/83 .

Non sono carenze da poco. È purtroppo vero che gli errori nel sistema ci sono, come ammette Bollini, è anche vero che non ho mai visto nessuno chiedere scusa per gli errori commessi.

Di certo le cose scritte da Panorama sono a tratti frutto di interpretazione un po’ incompetente delle cose: i bambini che rientrano a casa in Piemonte, dopo un allontanamento, possono dimostrare che l’allontanamento è servito, che la famiglia è stata recuperata, non che sono stati allontanati per nulla. Ma ogni caso è a sé e tutto è possibile. Di certo sono poco usati gli affidamenti diurni che permetterebbero di aiutare le famiglie in crisi senza separarle in modo definitivo e di certo ha ragione la giudice Cavallo quando dice che di solito si arriva a decretare l’adozione mediamente in modo troppo prudente  anziché in modo troppo sbrigativo.

I casi denunciati però sono solo una parte dei casi in cui le persone si sentono vittime di ingiustizia, e anche a noi arrivano dei racconti davvero gravi su mancanze di questo sistema di protezione dei minori. Il racconto non è sempre oro colato, i processi servono appunto a capire ciò che è vero, ma il problema di una cultura ancora incapace di proteggere i minori esiste.

 Carla Forcolin

“Servizi, Affido ed Autorità Giudiziaria”: seminario a Genova, 29 e 30 ottobre 2009

sabato 10 ottobre 2009

Il seminario è parte del progetto nazionale di promozione dell’affidamento familiare Un percorso nell’affido, concepito  dal  Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali con il Coordinamento Nazionale dei Servizi Affido (CNSA), con il coinvolgimento di tutti i livelli di governo e in collaborazione con un’ampia rete di organismi istituzionali.

Il progetto prevede l’organizzazione di quattro seminari tematici, articolati in: approfondimenti teorici, presentazione d’esperienze significative esistenti in ambito nazionale, confronto e rielaborazione tra gli operatori.

Destinatari dei seminari, cui è chiesto di dare un contributo attivo di idee ed esperienze, sono gli operatori dei servizi dedicati all’affidamento familiare o comunque impegnati nel settore, i referenti di reti o le associazioni di famiglie affidatarie.

Per partecipare è necessario inviare una richiesta di iscrizione, compilando questa  scheda di iscrizione e inviandola via e-mail a progaffido@minori.it entro il 14 ottobre.

Scarica l’invito con il programma.