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	<title>www.lagabbianella.org &#187; autorità giudiziaria</title>
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		<title>Otto anni d&#8217;affido: non è troppo? Testimonianze</title>
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		<pubDate>Wed, 28 Dec 2011 08:19:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[DAL MIO PUNTO DI VISTA di padre affidatario I papà sono sempre un po&#8217; defilati, lasciano alle mamme i pochi onori e i molti oneri della gestione familiare. Lo sono ancor di più se la loro famiglia vive situazioni un po&#8217; fuori dal normale, così come succede ed è successo a noi, famiglia affidataria. Chi, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>DAL MIO PUNTO DI VISTA di padre affidatario</p>
<p>I papà sono sempre un po&#8217; defilati, lasciano alle mamme i pochi onori e i molti oneri della gestione familiare. Lo sono ancor di più se la loro famiglia vive situazioni un po&#8217; fuori dal normale, così come succede ed è successo a noi, famiglia affidataria. Chi, se non la mamma/moglie, si fa carico della concretezza della quotidianità, ci dà forza quando le cose non girano, chi si sbatte a destra e a manca per trovare soluzioni a questioni complicate che  lasciano basiti i mariti?</p>
<p>Eppure noi ci siamo, io ci sono. Penso a B la mia bambina, che mia non era. Alla prima volta che l’ho vista, quando aveva solo 18 giorni e all’ultima volta, quando eravamo tutti preoccupatissimi per il suo futuro; penso al suo primo giorno di scuola e al cuore disegnato per mia moglie e per me, con dentro la scritta “sarete sempre nel mio cuore”…<span id="more-5707"></span></p>
<p>Penso agli anni passati a soppesare le parole, a mordere il freno per non urtare la “suscettibilità” di chi si arroga il diritto di essere più “titolato” di me a fare il padre di B solo perché ne ha sposato la madre.</p>
<p>Ma ora non ce la faccio più. Penso alla bambina e mi viene da dire “Vi prego, abbiate pietà di lei”:  lo dico al Giudice, che deve applicare la legge dei libri e non dare peso agli affetti costituitisi negli anni, lo dico ai Servizi Sociali che troppo spesso non hanno il coraggio di assumersi la responsabilità di scelte difficili, lo dico alla nuova famiglia di B, perché si renda conto che la sofferenza della bambina non ha prezzo. Temo che il grande dispendio di energie fisiche, mentali ed economiche che il marito della madre naturale di B ha messo in campo abbia soprattutto il significato di una forma di rivalsa sociale. E’ stato dall’arrivo di quest’ uomo nella vita della madre, che la stessa ha cambiato atteggiamento verso di noi e, invece di continuare a considerarci degli amici, ha cominciato a vederci come persone che volevano privarla dell’affetto della bambina.  Lei purtroppo ha fatto proprio il sentimento di lui, forse per conquistarsene l’affetto.</p>
<p>Questo signore sembra trovarsi bene nel ruolo del “salvatore”, l&#8217;eroe che ha strappato B dalle mani di una famiglia che voleva rubare una figlia a sua madre.  Rimasto orfano in tenera età, ha forse creduto di riunire una “povera bambina” alla madre, come se i sentimenti della bambina e le relazioni dei servizi sociali, che indicavano nella riunione con la madre più un pericolo che una vittoria, non contassero per nulla.</p>
<p>I bimbi non hanno bisogno di padroni che li considerino alla stregua di oggetti da possedere o manovrare: hanno bisogno di un papà e di una mamma che li accolgano e li amino, che sappiano a volte sacrificarsi per il loro bene. Le forme dell’amore cambiano, ma la sostanza è sempre la stessa: volere il bene di un’altra persona significa anche rispettarne i sentimenti e la volontà. B preferiva me a lui e lui non può dire né di esserne il padre biologico né di esserle stato accanto tutta la vita, come invece posso dire io. I genitori sono coloro che mettono al mondo i figli (io ne ho due di biologici) e li crescono. Se chi dà loro la vita e chi li cresce sono persone diverse per lungo tempo, quando il genitore biologico diventa anche capace di educare, perché il suo primo atto dev’essere fare piazza pulita di ciò che c’è stato in sua “assenza”?   C’è una logica comprensibile, anche se non sempre condivisibile nell’essere forzati a tornare dalla madre naturale, ma sembra che il padre non conti niente. Io c’ero per B e un uomo che ha svolto il ruolo paterno per otto anni, con un intenso scambio d’affetti, non è così intercambiabile come il Tribunale sembra pensare.</p>
<p>Per legge (visto che il Tribunale non ha tolto la potestà genitoriale alla madre nemmeno quando aveva di fatto abbandonato la figlia da neonata e visto che la madre in questi otto anni ha stabilizzato la sua vita, sposandosi di nuovo) B appartiene alla madre.  Ma non appartiene a suo marito, il regista occulto di tutta questa vicenda, a colui che vorrebbe “buttare via” otto anni di relazione tra me e la bambina.</p>
<p>In qualsiasi modo vadano le cose, io e mia moglie abbiamo diritto, dal punto di vista umano, di frequentare la bambina che abbiamo cresciuto e lei ha il diritto di scegliere con chi vuole stare. B non si merita tutta la sofferenza che il dover cambiare famiglia le ha provocato. Si merita un futuro che non le faccia perdere le sue certezze, un futuro dove siano presenti anche la mamma e il papà, che le erano accanto quando piangeva da piccola, i nonni e zii, che la prediligevano, i fratelli e gli amici di sempre, il suo cane e i suoi giochi.</p>
<p>Non mi dica che tanto B si abituerà alla nostra mancanza e a vivere con dei genitori  che non voleva accettare: le ripercussioni che ci saranno sulla sua anima saranno fonte di inimmaginabile dolore. Come reagirà a quel dolore? Forse “dimenticando” l’infanzia con noi e adattandosi a ciò che la mamma e il “nuovo papà” hanno deciso per lei. Forse  arrabbiandosi con noi che non l’abbiamo saputa tenere vicino. Spero che almeno sia aiutata, che qualcuno le spieghi la verità, e la ascolti. Spero che le autorità, che hanno sbagliato nel trascinare la sua vicenda così a lungo, abbiano la capacità di rimediare ai loro errori e vogliano fare davvero il suo “superiore interesse”, permettendole di vivere dove sta meglio e di riunificare tutti i sui affetti senza forzature.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #888888;">(La &#8220;zia&#8221;) </span>Mi rivolgo ad un ipotetico giudice.</p>
<p>Gentile Giudice,</p>
<p>Le chiedo tempo e cortesia nel leggere queste parole che parlano di sentimenti e raccontano una storia d&#8217;amore.</p>
<p>Questa è la storia di B una bimba nata molto piccola, sottopeso, con qualche problema di salute, che dalla sua culla in ospedale mi ha guardato con due splendidi occhi scuri e mi ha legato a sé. E&#8217; la storia  mia e della difficoltà che ho incontrato nel tentativo di non affezionarmi ad una bimba con cui avrei dovuto trascorrere poco tempo. Ma le ipotizzate due settimane sono diventate due mesi, due anni e poi non ha più avuto senso contare il tempo che passava fino a quando, quest&#8217;anno, ho dovuto farlo per forza pochi giorni prima che B compisse otto anni.</p>
<p>Ho cercato di essere distaccata, di non farmi coinvolgere troppo ma B, con il suo incondizionato affetto, ha vinto le mie difese e non mi ha lasciato altra scelta che amarla. Tra noi si è creato un rapporto speciale, fatto di complicità tra &#8220;ragazze&#8221;, di pomeriggi passati a colorare ad inventare storie e giochi. Abbiamo preso il te come fanno le signore gustando i biscotti da noi stesse sfornati. B ha chiesto a me di preparare la torta della sua prima festicciola di compleanno organizzata con gli amici della scuola materna perché &#8221; &#8230;Sono una brava pasticciona&#8221;, mi ha coinvolto nella programmazione delle sue vacanze estive perché &#8221; &#8230;Così ci divertiamo tanto&#8221;. B non ha ancora deciso cosa farà da grande, ci sta pensando, ma &#8220;&#8230;Sicuramente verrò alla tua scuola perché tu sai cosa devo imparare&#8221; sono le sue parole.</p>
<p>L&#8217;ho chiamata &#8220;piccola&#8221;, &#8220;bambolina&#8221; ma poi mi sono arresa e ho imparato ha chiamarla la &#8220;mia adorata nipotina&#8221; perché B è questo per me. Nella vita, a volte, ci si sceglie e così io ho avuto la fortuna di essere chiamata a diventare la zia Maria, una zia giocherellona e un po’ pazzerella che sa ascoltare e diventare una confidente per le gioie e i dolori , una presenza importante nella vita della mia nipotina. Il giorno prima di partire B mi ha chiesto di passare del tempo insieme e ha voluto ripetere, come in un rituale, tutti quei gesti che ci hanno unito: i racconti, i giochi, le coccole soprattutto tante coccole. E’ stato il suo modo di salutarmi e rendere mentre dolorosa la nostra separazione. Come posso non sentire la mancanza della mia nipotina e pensare che anch&#8217;io possa mancarle molto? Difficile per me, adulta,  comprendere le ragioni del diritto naturale e credo  sia impossibile per B, bambina, non seguire le certezze del suo amore.</p>
<p>&nbsp;<br />
<span style="color: #888888;">(Il fratello) </span>A Natale vi sareste aspettati due righe su babbo Natale, sulle renne o sull&#8217;asinello. E invece no. Permettetemi di  dire la mia su una storia che tutti conoscono e che è quella della mia sorellina B.</p>
<p>Nessuno ha mai chiesto la mia opinione. Nessuno mi ha chiesto cosa provavo. Non è mai bello vedere un bambino sradicato da quella che considera la propria famiglia. Se poi è tua sorella figuriamoci&#8230;  Be’ si, è mia sorella, non sarà sangue del mio sangue, ma cosa importa; sono io che non dormivo la notte perché piangeva, sono io che non potevo mai guardare la tele per non suscitare le sue ire, sono io che dovevo tenerla d&#8217;occhio, sono io che venivo ricompensato con un bacio dopo averla aiutata, sono io suo fratello.</p>
<p>Tra T, l&#8217;altro mio fratello, e B c&#8217;era più rivalità tant&#8217;è che lui”puzzava”, “era ciccione”, faceva “schifo”. Ed è per questo che se dovessi descrivere quello che negli ultimi tempi provava B, riporterei quello che mia sorella mi ha detto qualche giorno prima che venisse portata via;” Se mi fanno stare qui, prometto che non dirò più che T mi fa schifo”.</p>
<p>Otto anni di pensieri, di  genitori preoccupati, di rabbia tenuta nascosta. Ma anche di allegria, di sorella “smorfiosa”, di feste per “femmine” che mi costringevano chiuso in camera, di capricci e di litigate.</p>
<p>Io non so se mia sorellina sia felice, mi pare impossibile che sia contenta senza di noi. A me manca e io mancherò a lei.</p>
<p>&nbsp;<br />
<span style="color: #888888;">(La maestra)</span></p>
<p>Sono stata la maestra di B per più di due anni.</p>
<p>Quando un bambino inizia la scuola primaria, obiettivo imprescindibile perché raggiunga tutti gli altri traguardi che ci si prefigge, è che stia bene a scuola ovvero viva con serenità la nuova esperienza.</p>
<p>In prima e per buona parte della classe seconda B non stava bene a scuola. Quasi ogni mattina la bambina arrivava in lacrime, cingendo con forza la madre affidatari, l&#8217;insegnante presente doveva staccarla fisicamente dalla signora, cercare di calmarla attraverso piccole distrazioni e accompagnarla in aula. La piccola iniziava lentamente a lavorare ma spesso ricominciava un pianto silenzioso accompagnato dalla solita richiesta: &#8220;Quando si va a casa?&#8221;, &#8220;Ho mal di pancia, puoi chiamare mamma E?&#8221;.</p>
<p>In accordo anche con la psicologa che la seguiva, si è cercato di conquistare la sua fiducia e di rispondere al suo estremo bisogno di affetto e di sicurezze. Tutto questo è stato faticosamente conquistato solo al termine della classe seconda attraverso un metodo forse poco professionale ma spontaneo e di sicuro risultato: baci, coccole, scherzi e risate.</p>
<p>In terza B arrivava a scuola sempre sorridente, entrava da sola, veniva ad abbracciarmi e poi si univa ai compagni. In classe era tranquilla, partecipe, sorridente, finalmente serena.</p>
<p>Poi, verso la metà di novembre, il giudice del tribunale dei minori ha sentenziato che la bambina dovesse abbandonare la scuola e i suoi amici, vivere con la madre naturale, in un altro paese, senza avere più contatti con la famiglia affidatario per quattro mesi.</p>
<p>Come spiegare tutto questo ad una bambina, come prepararla in così poco tempo, visto che i diversi psicologi che con lei hanno operato dicevano che non era ancora pronta ad tale cambiamento? lo, le colleghe ed i suoi compagni avremmo voluto dirle tante cose ma B ha scelto il silenzio, non ha mai accennato al suo trasferimento e per non turbarla, noi tutti abbiamo rispettato la sua scelta. B non ha salutato nessuno e l&#8217;ultimo giorno di scuola è uscita quasi come se niente fosse reagendo con stupore alle diverse manifestazioni d&#8217;affetto dei suoi compagni.</p>
<p>Ora, tutto il silenzio degli ultimi giorni ha lasciato uno strascico di domande e dubbi.</p>
<p>Un cambiamento così grande nella propria vita è normale che venga taciuto? Tutto il faticoso percorso compiuto insieme e poi cosi bruscamente interrotto a cosa è servito? Un taglio cosi netto dal proprio mondo cosa comporterà a breve e a lungo termine? Per non farla soffrire, per non creare in lei sentimenti di nostalgia è meglio non avere contatti o è meglio il contrario? Dicono che l&#8217;unico modo per togliere un cerotto senza soffrire troppo sta staccarlo velocemente. Ma se la ferita sottostante non fosse ancora guarita?</p>
<p>Credo che una storia d&#8217;affido sia sostanzialmente una storia d&#8217;amore, l&#8217;amore delle tante persone coinvolte. Spero che B senta tutto questo amore e che lo stesso guidi le scelte future di tutti quelli che si occuperanno di lei.</p>
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		<title>Commento alla testimonianza di Eleonora e Ferdinando</title>
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		<pubDate>Sat, 26 Nov 2011 19:19:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Non si può leggere la testimonianza pubblicata qui sotto e rimanere indifferenti, anche se di casi così, purtroppo, se ne sono già visti molti. Non si può nemmeno entrare nei dettagli, perché i processi si fanno nelle sedi giuste. Eppure rimane un fatto in tutto ciò che la coppia scrive: una bambina è stata per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Non si può leggere la testimonianza pubblicata qui sotto e rimanere indifferenti, anche se di casi così, purtroppo, se ne sono già visti molti.</p>
<p>Non si può nemmeno entrare nei dettagli, perché i processi si fanno nelle sedi giuste. Eppure rimane un fatto in tutto ciò che la coppia scrive: una bambina è stata per i primi otto anni della sua vita in affidamento. L’affidamento per legge dura due anni, rinnovabili (ma non per tutta la vita) nel superiore interesse del minore. Dove sia l’interesse di una minore, cioè di una persona, nel cambiare famiglia non è per niente chiaro. Nessuno direbbe ad un adulto che si sono trovati moglie/marito migliori per lui/lei a prescindere dalla sua volontà, ma con i bambini ci si permette di far loro cambiare famiglia a prescindere dal fatto si trovino già benissimo nella famiglia in cui sono.</p>
<p><span id="more-5639"></span></p>
<p>Se per anni, come dice il padre affidatario, i Servizi Sociali non hanno ritenuto che fosse opportuno per la bambina andare a vivere con la madre naturale, un motivo ci doveva essere. A quel motivo, forse risolto, almeno parzialmente, si aggiunge ora, la dolorosità di dover rompere con un vissuto di affetti protrattosi per otto anni.</p>
<p>Guai se i signori che hanno accolto la bambina in casa, pur dicendole che non era loro figlia e cercando di avvicinarla alla madre naturale, non le avessero dato anche affetto! L’affidamento  non avrebbe ottenuto lo scopo di essere una soluzione diversa e migliore di un istituto. Affetto e senso di appropriazione non sono la stessa cosa.</p>
<p>Molto probabilmente, dopo tanti anni, i signori e la bambina stessa volevano una soluzione definitiva, di certo offrendosi per un’adozione mirata o secondo i cosiddetti “casi particolari”, ma a quel punto il Tribunale ha deciso negativamente e ha ritenuto di rispettare la legge mandando la bambina dalla madre naturale. “Andare dalla madre” è sempre rispettoso della legge.</p>
<p>Eppure la legge 149/01 ha un riferimento supremo: il superiore interesse del minore.  Non è affatto certo che sia più “madre” chi genera, rispetto a chi cresce e cura ed entra in profonda empatia con un bambino.  Non è affatto certo che scambiare un padre che ha svolto il suo ruolo paterno per otto anni con un uomo prescelto dalla madre naturale sia nel superiore interesse della minore.  Sembra impossibile che un fratellino “di sangue” valga di più dei fratellini con cui si è giocato e forse litigato per tutta la vita. E poi ci sono tutti gli altri parenti, le abitudini, che danno ai bambini sicurezza, la scuola, le maestre, gli amici.</p>
<p>E’ nel superiore interesse di qualcuno perdere tutto ciò per avere in cambio la certezza di vivere accanto a chi ti ha generato? Forse lo sarebbe se quel rapporto con la madre fosse stato desiderato a lungo, se fosse bellissimo, se fosse stato osteggiato. Non pare che le cose stiano così.  Allora davvero la domanda che fanno proprio i bambini “perché?” deve trovare una risposta.</p>
<p>Il mio dubbio è che la risposta sia sempre nella mancanza di una legge chiara che regoli il passaggio tra affidamento e adozione. Le leggi che andavano in questa direzione giacciono in Commissione Giustizia e non c’è mai il tempo per discuterle.</p>
<p>Questa spiegazione poco servirà alla bambina che ora deve vivere in un ambiente che le è estraneo, forse colpevolizzata per non amare abbastanza madre e padre a lei imposti, senza nessuno con cui urlare il proprio dolore. Infatti dovrà stare nei prossimi quattro mesi senza nemmeno sentire al telefono coloro che per lei sono stati mamma e papà. Ma tutto ciò è nel suo superiore interesse.</p>
<p>Per quanto tempo tratteremo ancora i bambini senza alcun rispetto per i loro sentimenti e i loro bisogni?</p>
<p>Carla Forcolin</p>
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		<title>Otto anni di affido: non è troppo? di Eleonora e Ferdinando</title>
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		<pubDate>Wed, 16 Nov 2011 15:27:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Tra qualche giorno sarà il compleanno di B. : ma lei non lo potrà festeggiare come avrebbe voluto. Con decreto esecutivo pressoché immediato, il Tribunale dei minori ha deciso “che per il bene della bambina l&#8217;affido doveva terminare”. Non c&#8217;erano più le ragioni perché potesse proseguire, stante il fatto che la madre si era regolarizzata, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Tra qualche giorno sarà il compleanno di B. : ma lei non lo potrà festeggiare come avrebbe voluto.</p>
<p>Con decreto esecutivo pressoché immediato, il Tribunale dei minori ha deciso “che per il bene della bambina l&#8217;affido doveva terminare”. Non c&#8217;erano più le ragioni perché potesse proseguire, stante il fatto che la madre si era regolarizzata, sposandosi ed accudendo regolarmente all&#8217;altro figlio. Otto anni, esattamente l&#8217;età di B. (che abbiamo accolto dopo soli 18 giorni di vita), stracciati in quattro fredde e agghiaccianti righe che il giudice ha steso dopo un&#8217;udienza di un&#8217;ora con tutte le parti in causa. A nulla sono valse le relazioni dei servizi che avevano in carico il caso e che sottolineavano l&#8217;impossibilità di interrompere un affido così anomalo. Inutile l&#8217;intervento del curatore che, pur non condividendo il fatto che noi amassimo B. e che quindi la legassimo troppo a noi (!?), sosteneva la necessità di proseguire l&#8217;affido per non provocare lacerazioni dagli effetti imprevedibili sulla bambina. <span id="more-5615"></span></p>
<p>Un&#8217;ora per otto anni&#8230; ecco qual è l&#8217;interesse per i minori in Italia: l&#8217;applicazione fredda e sconvolgente della legge, senza alcuna considerazione per gli effetti devastanti che questa situazione determinerà su B. Ma tant&#8217;è: noi siamo la famiglia che ha “perso i connotati di famiglia affidataria”, siamo coloro che vogliono portar via la bambina e che non l&#8217;hanno aiutata ad avvicinarsi alla madre, siamo quelli che non si rendono conto che la madre naturale ha “tutto il diritto di riavere sua figlia”. Dei sentimenti, della vita, di TUTTA la vita di B. trascorsa con noi e con il suo mondo (amici, scuola, affetti) nulla; del fatto che B. non voglia sentir ragione di andare a vivere con una famiglia che non riconosce, nonostante tutti gli sforzi di questi anni, come  parte della sua vita, zero.</p>
<p>Di questo giudice che in un&#8217;ora ha stravolto le vite di molte persone, nessuno potrà mai dire che ha sbagliato, perché si è attenuto alla legge, perché è pure psicologa e “quindi sa di cosa sta parlando”, perchè nessuno avrà mai il coraggio di dirlo. Ma intanto B. sta pagando sulla sua pelle la superficialità (per usare un eufemismo) di chi  invece dovrebbe tutelare la serenità e la crescita di un bambino.</p>
<p>Ed ora ci sentiamo smarriti, combattuti se iniziare una “battaglia” o se stare “buoni buoni” per non pregiudicare le residue possibilità di rivedere B. (tra quattro mesi i primi incontri: due ore alla presenza dei servizi, neanche fossimo soggetti pericolosi…). Ci rimane l&#8217;amore che B. ci ha saputo trasmettere in questi lunghi e intensi otto anni, la forza che in questi drammatici giorni, lei a noi, ci ha donato, la certezza che la rivedremo.</p>
<p>Per B. e per i tanti bambini che come lei soffrono per gli errori di noi adulti, noi non ci arrendiamo.</p>
<p>Eleonora e Ferdinando</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Dopo l&#8217;incontro del 13 maggio. Riflessioni sulle proposte di modifica alla L. 184/1983, di Marilena Zanon</title>
		<link>http://www.lagabbianella.org/2011/05/26/dopo-lincontro-del-13-maggio-riflessioni-sulle-proposte-di-modifica-alla-l-1841983-di-marilena-zanon/</link>
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		<pubDate>Thu, 26 May 2011 14:51:01 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Mi chiamo Marilena e sono mamma adottiva e affidataria di due bambini uno dei quali avuto in adozione con l’art. 44 della L. 184/1983. Mio marito ed io c’eravamo proposti come famiglia affidataria, desiderosi di poter dare un po’ del nostro amore in un ambito dove c’erano poche famiglie disponibili, nella speranza di poter essere [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Mi chiamo Marilena e sono mamma adottiva e affidataria di due bambini uno dei quali avuto in adozione con l’art. 44 della L. 184/1983.</p>
<p>Mio marito ed io c’eravamo proposti come famiglia affidataria, desiderosi di poter dare un po’ del nostro amore in un ambito dove c’erano poche famiglie disponibili, nella speranza di poter essere d’aiuto a qualcuno; così è avvenuto e nel 2004  ci è stato proposto un affido di un bambino di 6 anni abbandonato dalla madre con  un padre che dopo due anni dall’inizio del progetto di affido (all’età di circa 8 anni del bambino) si rivelerà incapace di accudire il proprio figlio. Da qui la necessità, da un lato di dare una famiglia stabile al bambino, che ormai non era più in grado di sopportare la spada di Damocle della fine dell’affido, e dall’altro lato la necessità comunque di mantenere i rapporti con alcuni membri della famiglia di origine non in grado però di accudire il bambino (nonni ultraottantenni e sorella  sedicenne). Ecco perché fu nel nostro caso decisa l’adozione ex art. 44 della L. 184/1983.</p>
<p>Avrei piacere di intervenire nel dibattito instauratosi dopo l’incontro del 13 maggio u.s. per riflettere sulle proposte legislative di modifica alla legge sull’adozione e sull’affido più precisamente denominata “Diritto del minore ad una famiglia” (L. 4 maggio 1983 n. 184), denominazione che cito non a caso perché le parole hanno un peso ed hanno un significato.</p>
<p>Mi pare che tutte le associazioni intervenute e comunque i soggetti presenti all’incontro, siano concordi nel ritenere indispensabile la riforma dell’art. 4 della legge citata, laddove si vuole precisare che la famiglia affidataria può adottare il minore che è in affido, qualora lo stesso sia dichiarato adottabile.</p>
<p>Mi pare che le opinioni si dividano invece circa l’opportunità dell’introduzione della lettera a-bis all’art. 44 della L. 184/1983 (adozione in casi particolari), contenuta sia nella proposta legislativa Vassallo, sia nella proposta legislativa Savino, che consentirebbe l’adozione, sempre da parte delle famiglie affidatarie, del minore che non sia dichiarato adottabile.</p>
<p>Io credo che questa modifica sia sacrosanta al pari della modifica dell’art. 4 citato. Mi piacerebbe non dimenticassimo che ci sono casi nei quali non è possibile né tutelante per il minore, rompere definitivamente con la famiglia di origine, a volte perché all’interno della famiglia ci sono dei membri che hanno rapporti significativi con il minore, ancorché non siano in grado di prendersi cura del minore stesso (come ad es. nonni e fratelli),  a volte perché l’età del bambino può essere tale da richiedere un distacco graduale dalla famiglia di origine.</p>
<p>Soprattutto nel primo caso la necessità di mantenere il rapporto con la famiglia di origine rappresenta anche un bisogno di identità del minore, bisogno con il quale ogni bambino adottato si trova prima o poi a fare i conti.</p>
<p>Il timore che l’introduzione della lettera a-bis possa aprire le porte ad abusi soprattutto in alcune zone d’Italia, non mi pare una motivazione forte qualora anche un solo bambino dovesse soffrire per l’ipotesi in cui non gli sia stata data la possibilità di avere una famiglia <strong><span style="text-decoration: underline;">stabile</span></strong> .</p>
<p>Ho voluto sottolineare la parola stabile perché non mi pare che questa stabilità possa essere offerta da un affidamento sine die, come qualcuno ha replicato. L’affidamento è un istituto giuridico temporaneo pensato per trovare una famiglia dove collocare il minore per il tempo necessario affinché la sua famiglia di origine possa recuperarsi. Ma se ciò non è possibile e la dichiarazione di adottabilità non è consentita nell’interesse del minore, deve essere a lui garantita la presenza di una famiglia stabile che nessuno gli possa mai togliere, né giudice, né servizi sociali (che &#8212; non dimentichiamo &#8212; cambiano nel corso del tempo e potrebbero avere opinioni diverse). Non solo ma l’affidamento sine die non è in grado alcune volte di  rispondere al bisogno di appartenenza del minore alla sua nuova famiglia: l’adozione in casi particolari infatti consente di aggiungere al cognome della famiglia di origine quella della nuova famiglia. Non è una circostanza irrilevante anzi tutt’altro, essa rappresenta anche il riconoscimento sociale di questa duplice appartenenza, un riconoscimento cioè che vale anche nei confronti delle istituzioni e della società (dalla scuola alle asl, dal mondo dello sport al mondo dell’associazionismo  religioso e non), che non può e non deve essere negato al minore.</p>
<p>E se ci sono delle persone che si avvicinano all’affido pensando di trovare una scorciatoia per avere un figlio tutto loro queste credo non siano degne non solo di essere genitori affidatari ma nemmeno adottivi: un figlio non è per se stessi e per soddisfare i propri bisogni, questo è egoismo.</p>
<p>Io spero e mi auguro che né pregiudizi, né preconcetti, né timori, né paure impediscano anche ad un solo bambino di poter veder concretizzato il suo diritto ad avere stabilmente una famiglia o anche più di una se questo rappresenta il bene del minore.</p>
<p>Buon lavoro a tutti.</p>
<p>Marilena Zanon</p>
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		<title>Notizie relative all&#8217;iter della petizione &#8220;Diritto ai sentimenti per i bambini in affidamento&#8221;</title>
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		<pubDate>Mon, 09 May 2011 07:50:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Staff</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Rinnovando l&#8217;invito a tutti i lettori ad esprimersi in merito, riportiamo gli ultimi aggiornamenti sull&#8217;iter in Commissione Giustizia delle proposte di legge sorte in seguito alla nostra petizione. Per proseguire l&#8217;esame dei provvedimenti sulle disposizioni in materia di adozioni da parte delle famiglie affidatarie, la Commissione Giustizia si è nuovamente riunita in data 4 maggio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Rinnovando l&#8217;invito a tutti i lettori ad esprimersi in merito, riportiamo gli ultimi aggiornamenti sull&#8217;iter in Commissione Giustizia delle proposte di legge sorte in seguito alla nostra petizione.</p>
<p>Per proseguire l&#8217;esame dei provvedimenti sulle disposizioni in materia di adozioni da parte delle famiglie affidatarie, la Commissione Giustizia si è nuovamente riunita in data 4 maggio 2011.</p>
<p>Alle proposte di legge C. 3459 Vassallo, C. 3854 Savino e C. 4077 Motta vengono abbinate le proposte di legge C. 4279 Lupi e C. 4326 Giammanco.</p>
<p>Alleghiamo il testo della proposta di legge C. 4326 presentata dall&#8217;onorevole Giammanco alla Camera il 2 maggio 2011, e il processo verbale della riunione della Commissione Giustizia del 4 maggio 2011. <a href="http://www.lagabbianella.org/commissionegiustizia.zip" target="_blank">Clicca qui per scaricare l&#8217;allegato</a>.</p>
<p>Alleghiamo qui anche l&#8217;<a href="http://www.lagabbianella.org/?attachment_id=5203">articolo di </a><a href="http://www.lagabbianella.org/?attachment_id=5203">Anna Genni Miliotti</a>, che ci riporta al cuore della nostra petizione, e il <a href="http://www.lagabbianella.org/wp09/wp-content/uploads/2011/05/Comunicato-CNSA-Modifica-184_83.pdf">comunicato del CNSA</a> (Coordinamento Nazionale Servizi Affidi) che commenta le proposte di legge Lupi e Giammanco.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Un problema riguardante l’affidamento di molti minori attende l’attenzione del governo</title>
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		<pubDate>Sat, 12 Feb 2011 08:22:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Un anno fa, in quest’epoca, veniva lanciata dall’associazione “La gabbianella ed altri animali” una petizione che aveva lo scopo di precisare un punto ambiguo della legge 149/01 che regola l’adozione e l’affidamento. Scrissero su tale argomento e, con molta efficacia, tanti giornalisti (apparve persino un articolo di Gian Antonio Stella in prima pagina sul Corriere) [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Un anno fa, in quest’epoca, veniva lanciata dall’associazione “La gabbianella ed altri animali” una petizione che aveva lo scopo di precisare un punto ambiguo della legge 149/01 che regola l’adozione e l’affidamento. Scrissero su tale argomento e, con molta efficacia, tanti giornalisti (apparve persino un articolo di Gian Antonio Stella in prima pagina sul Corriere) e se ne occuparono la RAI e TV 2000- Formato Famiglia, oltre a molte trasmissioni radiofoniche.</p>
<p>Il problema è il seguente: quando un affidamento si conclude con una dichiarazione di adottabilità per il bambino affidato, a causa del mancato recupero della famiglia d’origine, dove deve andare a vivere quel bambino? E’ nel suo “superiore interesse” venire adottato nella famiglia dove già è cresciuto per mesi e anni e dove ha instaurato rapporti affettivi profondi o deve emigrare in un’altra città e in un’altra famiglia per essere adottato da altri? Quando si pone il problema a chi non lo conosce, le persone rimangono esterrefatte: “Ma come? Non è logico che il bambino sia adottato dalle persone con cui già vive? Oggi non è così?” .<span id="more-4610"></span></p>
<p>Il problema si pone perché taluni giudici minorili e servizi sociali affermano che non è auspicabile  il passaggio dall’affidamento all’adozione, perché i requisiti per poter adottare e prendere un bimbo in affidamento non sono identici e perché questo farebbe pensare a molti affidatari che il bambino può diventare loro, così gli stessi affidatari potrebbero non lavorare per restituirlo alla famiglia d’origine. Altri affermano invece che questo pericolo è un male minore, superabile con una buona preparazione delle coppie affidatarie, se confrontato al male terribile di infliggere ad un bambino  l’allontanamento dalla famiglia in cui si è inserito e che egli, troppo piccolo per capire le cose, crede la sua.</p>
<p>La petizione raccolse in tre mesi circa 6.000 firme on-line, pur essendo l’associazione inesperta in questo genere di raccolta. Firmarono anche giudici minorili e associazioni di volontariato, come ANFAA e Papa Giovanni XXIII. Sul nostro sito vennero raccontate storie davvero tristissime che facevano capire quanto dolore inutile sarebbe stato evitato con la precisazione della legge. Poi le firme vennero consegnate alla Presidenza della Camera, dopo un convegno in Senato su questi temi, che non sono facilmente trattabili in poche parole.</p>
<p>La petizione divenne di competenza della Commissione Giustizia della Camera ed alcuni deputati si fecero carico di trasformarla in proposta di legge. Ora c’è una proposta di legge bipartisan che prevede appunto che cada l’ambiguità di cui ho parlato sopra e prevede che la prima famiglia ad essere valutata dal Tribunale dei Minorenni per l’adozione di un bambino già posto in affidamento sia la stessa in cui egli vive già. Attualmente tutti coloro che si sono occupati del problema, siano essi di destra o di sinistra, di ispirazione cattolica o laica concordano in merito. Ma… ma non si è ancora “calendarizzata” la legge, cioè non si è deciso quando la si deve discutere, perché non se n’è trovato il tempo.  Riuscirà questo governo in bilico ad avere un po’ di attenzione per questo problema riguardante l’affidamento di molti minori? La speranza è l’ultima a morire.</p>
<p>Carla Forcolin</p>
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		<title>Rispetto per i sentimenti dei bambini in affidamento: articolo di Carla Forcolin su &#8220;Areté&#8221;</title>
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		<pubDate>Wed, 28 Jul 2010 22:38:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L&#8217;articolo che segue è uscito sul numero corrente della rivista &#8220;Areté&#8221;, Quadrimestrale dell&#8217;Agenzia per le ONLUS (anno 3, n. 2, maggio-agosto 2010, pp. 98-105). Ringraziamo l&#8217;Editore per averci autorizzato a pubblicarlo su questo sito. Rispetto per i sentimenti dei bambini in affidamento La nostra legge e i suoi obiettivi La legge 149/2001, che regolamenta l&#8217;affido [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;articolo che segue è uscito sul numero corrente della rivista &#8220;Areté&#8221;, Quadrimestrale dell&#8217;Agenzia per le ONLUS (anno 3, n. 2, maggio-agosto 2010, pp. 98-105). Ringraziamo l&#8217;Editore per averci autorizzato a pubblicarlo su questo sito.</p>
<p><strong><img class="alignleft size-medium wp-image-3857" style="margin-right: 5px;" src="http://www.lagabbianella.org/wp09/wp-content/uploads/2010/07/Arete001-215x300.jpg" alt="" width="129" height="180" /><span style="font-size: medium;">Rispetto per i sentimenti dei bambini in affidamento</span></strong></p>
<p><strong>La nostra legge e i suoi obiettivi</strong></p>
<p>La legge 149/2001, che regolamenta l&#8217;affido e l&#8217;adozione, ha come riferimento costante il &#8220;superiore interesse del minore&#8221;. Fare &#8220;il superiore interesse del minore&#8221; è idea con­divisibile da chiunque, ma soggetta ad ogni forma di interpretazione personale. Nella si­tuazione di un minore affidato e successivamente (spesso dopo anni) dichiarato adottabi­le, qual è il &#8220;superiore interesse del minore&#8221;? Credo che difficilmente si possa sostenere che fa bene ad un bambino, già figlio di genitori inadeguati, essere separato dalla famiglia affidataria, dove ha vissuto per lungo tempo, se ad essa sente di appartenere. Molte ricer­che in ambito psicologico dimostrano che i sostituti genitoriali non sono meno importan­ti dei genitori naturali, quando tra adulti e bambini si sia sviluppato un rapporto empatico profondo. Se condividiamo la considerazione dell&#8217;importanza del genitore &#8220;affettivo&#8221; non possiamo negare che il cambiamento di famiglia per un bambino è un grave danno. E subi­re tale danno non è di certo nel suo superiore interesse presente e futuro.<span id="more-3854"></span></p>
<p>Ma ciò che è ovvio per la gente comune e che è stato regolarmente confermato da indagini psicologiche di ricercatori e psico-terapeuti negli anni è sbagliato per mol­ti &#8220;addetti ai lavori&#8221;. Per alcuni di essi è preferibile far vivere al minore il terzo cam­biamento di famiglia piuttosto che creare un passaggio dall&#8217;affidamento all&#8217;adozione. Ci si chiede perché: ciò avviene perché si vogliono tenere separati l&#8217;istituto e l&#8217;adozio­ne, che ha lo scopo di dare per sempre una famiglia a chi ne è privo (perché orfano o abbandonato) da quello dell&#8217;affidamento, che ha lo scopo di dare un supporto tempo­raneo ad una famiglia in momentanea difficoltà.</p>
<p>Per onorare tale distinzione teorica, non si esita a calpestare la persona del bam­bino in un&#8217;ottica completamente adulto-centrica.</p>
<p><strong>Che cos&#8217;è l&#8217;affidamento nella realtà</strong></p>
<p>In realtà l&#8217;affidamento risponde all&#8217;obiettivo primario di riportare il bambino alla famiglia d&#8217;origine in meno della metà dei casi: l&#8217;affidamento è l&#8217;istituto della protezio­ne dei bambini nell&#8217;incertezza del loro futuro.</p>
<p>È cosa diversa da ciò che si sarebbe voluto e va trattato per quello che è. Non si può più permettere, nel superiore interesse della persona del minore, che un bam­bino cresca nell&#8217;incertezza perenne del suo futuro. Dopo i 2 anni dall&#8217;inizio dell&#8217;affi­damento si dovrebbe, per legge, decidere se dichiararlo adottabile oppure farlo rien­trare nella famiglia &#8220;risanata&#8221;, ma i due anni sono rinnovabili. Talora bisogna rinnova­re l&#8217;affidamento, ma fino a quando?</p>
<p>Se l&#8217;incertezza permane e la famiglia d&#8217;origine è impossibilitata a prendersi cura del minore, ma per certi aspetti presente nella mente del bambino, bisogna dargli una famiglia adottiva, che abbia i requisiti per educarlo con autorevolezza ed insieme gli permetta la continuità degli affetti con coloro che l&#8217;hanno messo al mondo. Una fa­miglia che accolga in un certo senso sia il minore che la sua stessa madre e che sap­pia mantenere un buon rapporto con entrambi. Una famiglia che abbia alcune carat­teristiche di quella adottiva (dia a tutti, bambini e grandi, la sicurezza della stabilità e del diritto) e alcune caratteristiche di quella affidataria (mantenimento dei rapporti con la famiglia d&#8217;origine). Non è impossibile: nella prassi già situazioni simili esistono da tempo, dove i magistrati minorili hanno avuto il coraggio di spingersi in un terre­no che la nostra legge ha previsto, ma che è sempre un po&#8217; anomalo nei confronti di un&#8217;adozione classica. In essa, infatti, il bambino perde ogni contatto con la famiglia di provenienza, che non sa e non deve sapere dove egli viva e con chi sia.</p>
<p><strong>Affidamento e forme di adozione aperta e miste</strong></p>
<p>Oggi, nella maggior parte delle situazioni inerenti bambini figli di famiglie incapa­ci di crescerli, ma non bambini orfani, si preferisce nella realtà un affidamento, che si prolunga fino alla maggiore età, ad un&#8217;adozione come quella sopra descritta. Si lascia­no i bambini/ragazzi in affidamento per periodi talmente lunghi da portarli all&#8217;età in cui si viene dichiarati maggiorenni. Si tratta degli affidamenti definiti &#8220;sine die&#8221;, in cui i minori in teoria non hanno mai il diritto di chiamare &#8220;mamma&#8221; e &#8220;papa&#8221; le persone che si prendono cura di loro, pur vedendo i genitori naturali una volta all&#8217;anno o addi­rittura mai. I bambini in questa situazione vivono sempre &#8220;tra color che sono sospe­si&#8221; e l&#8217;Associazione Italiana Amici dei Bambini (AIBI) ha coniato per loro la definizione di &#8220;bambini del limbo&#8221;. Le conseguenze pratiche di questa incertezza di vita non so­no certo da sottovalutarsi: affidato e affidatari non sono mai riconosciuti dalla socie­tà come figlio/a e genitori e questo indebolisce il ruolo degli adulti e impedisce a tut­ti di programmare la vita liberamente.</p>
<p><strong>Il periodo dell&#8217;adolescenza</strong></p>
<p>L&#8217;incertezza dei ruoli, sia degli affidatari che degli affidati, rende drammatico so­prattutto il periodo dell&#8217;adolescenza. I ragazzi, raggiunti i 14/15 anni, se ribelli, come moltissimi figli naturali, potrebbero essere rifiutati da coloro che li hanno cresciuti e finire in qualche comunità, con conseguenze psicologiche a materiali gravissime per grandi e piccoli, o addirittura potrebbero essere i ragazzini a chiedere agli assistenti sociali di essere tolti dalla famiglia affidataria per andare in comunità, dove si sentono meno controllati. Mi si consenta il ricordo personale di un padre affidatario che non capiva come i Servizi avessero potuto far andare in comunità una ragazzina da lui se­guita per tanti anni, solo perché la stessa voleva vestirsi e truccarsi in modo vistoso e la famiglia affidataria glielo impediva, come forse glielo avrebbe impedito una famiglia naturale. I casi particolari si prestano a mille riflessioni e chissà che cosa celava quel classico conflitto adolescenziale, ma in casi simili è enorme il senso di sconfitta e di autosvalutazione per tutti i membri della famiglia affidataria, che sente di aver fallito il suo compito. Ancor più grave è il riemergere di vissuti abbandonici per i giovani affida­ti, soprattutto se vengono allontanati dal nucleo familiare contro la loro stessa reale volontà: essi vengono privati così, anche materialmente, dell&#8217;appoggio fondamentale della famiglia in un momento della vita molto delicato, quale quello del raggiungimen­to dell&#8217;autonomia personale e lavorativa, così difficile in Italia.</p>
<p><strong>La necessità di fare delle scelte</strong></p>
<p>Non scegliere o scegliere in ritardo per il futuro di questi ragazzi, posti un tempo in affidamento e poi mai fatti rientrare nella famiglia d&#8217;origine o mai resi adottabili, si­gnifica decidere la loro vulnerabilità e la vulnerabilità di chi li ha generosamente accol­ti. Ci sono persone disposte ad adottare i bambini, che hanno accolto in affidamento, dopo due anni dalla loro accoglienza, quando sono ancora piccoli e magari non dopo quattro, a causa dello scatenarsi della crisi adolescenziale. Il tempo non è una variabi­le di poco conto in questi casi e il sapere che si starà insieme &#8220;per sempre&#8221; favorisce i rapporti di attaccamento in maniera evidente.</p>
<p>Comunque, anche nell&#8217;incertezza del futuro, gli affetti spesso maturano egual­mente e ci sono ragazzi che non vorrebbero mai lasciare gli affidatari e affidatari che aspettano proprio che i minori raggiungano la maggior età per adottarli.</p>
<p><strong>Adozione inclusiva dei vecchi affetti o affidamento <em>sine die</em>?</strong></p>
<p>Un&#8217;adozione che permettesse anche a &#8220;orfani di genitori vivi e vegeti&#8221;, ma incapa­ci di svolgere appieno il loro ruolo, di avere una famiglia stabile (pur sapendo da do­ve si proviene e magari mantenendo anche &#8211; se opportuno &#8211; un legame con qualche parente), eliminerebbe queste situazioni: i ragazzi adottati saprebbero di appartene­re alla famiglia che li cresce e li educa e la famiglia adottiva avrebbe nei loro confronti gli stessi diritti e doveri di quella naturale. L&#8217;affidamento &#8220;sine die&#8221; invece offre il fian­co a perenni incertezze, a difficoltà affettive legate all&#8217;impossibilità ufficiale dell&#8217;attac­camento reciproco, all&#8217;impossibilità di approdare ad una situazione in cui si è davve­ro, e per l&#8217;intera società, genitori e figli. Esso in sostanza non da mai, proprio a chi ne avrebbe particolarmente bisogno, una famiglia stabile. Tale tipo di affidamento è diffusissimo, circa la metà degli affidamenti nel nostro Paese finiscono per essere &#8220;<em>sine die</em>&#8220;. C&#8217;è chi li accetta di buon grado, pur di non far passare i bambini e i ragazzi dall&#8217;affida­mento all&#8217;adozione all&#8217;interno della stessa famiglia con il vantaggio di non far cambiare vita a ragazzi già in affidamento da anni.</p>
<p><strong>Snaturare l&#8217;affidamento e l&#8217;adozione</strong></p>
<p>Gli operatori che permettono simili affidamenti lunghissimi e incerti fanno queste scelte, temendo che il passaggio da un istituto all&#8217;altro snaturi l&#8217;affidamento.</p>
<p>Infatti, poiché l&#8217;affidamento nasce per far tornare i bambini nella famiglia che ha da­to loro la vita, non prevede che chi li accoglie temporaneamente la sostituisca a tut­ti gli effetti. Per diventare affidatari sono sufficienti brave persone, forti ed equilibra­te oltre che preparate, ma non necessariamente esse devono essere sposate e giova­ni, come per l&#8217;adozione. I requisiti per poter adottare e prendere in affidamento so­no diversi e sono diversi i percorsi attraverso cui si diventa genitori adottivi o geni­tori affidatari. È diverso l&#8217;orientamento mentale a cui si rivolgono i primi ed i secon­di: i primi sono volti a creare il massimo attaccamento tra sé e i bambini, i secondi a lasciare che i genitori naturali siano il vero oggetto d&#8217;amore per i bambini, dove que­sto è possibile. Permettere il passaggio da un istituto all&#8217;altro creerebbe molta confu­sione, anche mentale, e favorirebbe coloro che, privi dei requisiti per adottare, desi­derano adottare lo stesso, in barba alla legge attuale. Non entro qui nell&#8217;annosa pole­mica circa il diritto per i single di adottare, mi limito a sottolineare i fondati motivi di chi non vuole favorire il passaggio dall&#8217;affidamento all&#8217;adozione.</p>
<p>Ma posti in evidenza i problemi, si devono individuare le soluzioni, a meno che non si voglia scegliere di riperpetuare le situazioni in cui un minore viene costretto a cam­biare almeno tre famiglie nella vita o, peggio, viene posto per anni in casa-famiglia, per non sottoporlo a distacchi da persone a cui si sia affezionato. È questa la più scioc­ca delle soluzioni, purtroppo spesso applicata anche nella prima infanzia, quando ci si forma e si pongono le basi per lo sviluppo futuro della personalità umana, proprio a partire dai rapporti d&#8217;affetto con la madre o il sostituto materno. Oggi, secondo le ul­time ricerche (2007) del Centro studi dell&#8217;Istituto degl&#8217;Innocenti, su 100 bambini tra gli 0 e i 2 anni, ce ne sono 39,8 in affidamento familiare e 60,2 nei servizi residenzia­li. Il danno che viene procurato così a molti bambini non è quantificabile ma è di cer­to molto rilevante.</p>
<p><strong>Possibili soluzioni ai problemi sollevati</strong></p>
<p>Le soluzioni ai problemi qui sollevati, e ad altri a questi correlati, sono state indi­cate da molti Parlamentari nel tempo. Le soluzioni ci sono: basterebbe che fosse cre­ato un nucleo di famiglie e singole persone (anche i <em>single</em> nei casi particolari possono adottare) capaci di percorrere, in tempi diversi, sia il percorso della formazione per diventare famiglie adottive sia quello per diventare famiglie affidatarie. Verreb­be così superata la questione dei requisiti diversi e della paura dell&#8217;aggiramento del­la legge. Queste persone, disposte ad affrontare l&#8217;incertezza del futuro, riconosciu­te da tribunali e servizi, potrebbero essere i futuri genitori a cui rivolgersi nei tan­ti casi incerti.</p>
<p>Ci sono bambini che si buttano nell&#8217;acqua, pur non sapendo nuotare, se ad acco­glierli ci sono le braccia di persone di cui si fidano. Il sistema di protezione dei minori ha il dovere di predisporre &#8220;braccia&#8221; di cui ci si possa fidare in ogni circostanza o al­meno di non toglierle quando già ci sono.</p>
<p><strong>Possibilità offerte dalla legge attuale</strong></p>
<p>Tutto ciò si può fare con la legge attuale. Non c&#8217;è scritto nella legge 149/2001 che tra i due istituti non possa esserci alcuna commistione. Non c&#8217;è scritto che i genito­ri affidatari debbano essere esclusi dalla categoria di coloro che possono adottare il bambino. Anzi, la legge prevede che &#8220;i minori possano essere adottati anche in assen­za dei requisiti previsti per poter adottare di cui al comma I dell&#8217;art. 7, lett. <em>a</em>) della legge 184/1983 come modificata nella legge 149/2001 da persone unite al minore da vincolo di parentela fino al sesto grado o da preesistente rapporto stabile e duraturo, quando il minore sia orfano di padre e di madre&#8221;. La giurisprudenza ha ormai compa­rato il bambino abbandonato a quello orfano e, se non è &#8220;rapporto stabile e duratu­ro&#8221; quello che s&#8217;instaura tra un bambino che rimane in una famiglia per molti mesi e per anni, quando sussiste un rapporto con tali caratteristiche? La domanda è ovviamente retorica: tale rapporto inevitabilmente si costituisce nel tempo e nell&#8217;intimi­tà della convivenza, quindi gli affidatari potrebbero, a legislazione invariata, adottare all&#8217;interno della propria famiglia il bambino utilizzando questo articolo di legge.</p>
<p><strong>L&#8217;adozione nei casi particolari</strong></p>
<p>Ma questa adozione particolare (messa in atto attraverso l&#8217;art. 44 della legge 184/1983) non è identica a quella semplice per vari motivi. Essa infatti permette al bambino adottato di mantenere il proprio cognome accanto a quello di chi adotta e di mantenere il contatto con la famiglia d&#8217;origine. Essa prefigura quell&#8217;adozione conci­liante della vita e degli affetti di cui si parlava sopra.</p>
<p>Questa forma di adozione, come abbiamo accennato, da elasticità alla legge e na­sce proprio per sanare situazioni di fatto che si potrebbero modificare solo con grave pregiudizio per il minore, staccato da chi è stato per lui riferimento fondamentale. Es­sa va bene se il rapporto con la famiglia d&#8217;origine è opportuno o auspicabile, perché la stessa è in qualche modo presente o almeno non è persecutoria, non va bene se inve­ce lo è. Il rischio che la famiglia d&#8217;origine possa tormentare quella adottiva esiste, come esiste il pericolo che possa tormentare il figlio se questi è facilmente reperibile.</p>
<p>Anche questo problema non è insolubile. La famiglia affidataria potrebbe, per amo­re del bambino che cresce da anni, trasferirsi o venire protetta. Di certo per un bam­bino è meglio stare con chi ritiene i propri genitori che cambiarli per un pericolo da cui può essere protetto.</p>
<p><strong>Prevedere i possibili sviluppi futuri</strong></p>
<p>Fermo restando tutto ciò che abbiamo appena affermato, si deve pensare prima a cosa fare nel futuro quando un bambino viene posto in affidamento. Forse la sua si­tuazione è prevedibile con buoni margini di probabilità, forse l&#8217;incertezza è totale. In ogni caso si deve predisporre la &#8220;rete di salvataggio&#8221;, di cui sopra, per il bambino per ogni evenienza, per proteggere i suoi legami affettivi. La rete di salvataggio prevede che si scelga nel tempo opportuno se il bambino deve andare in affidamento o in ado­zione a rischio giuridico, cioè presso una famiglia che un giorno lo possa eventualmen­te adottare (meglio se una famiglia con i requisiti per poter fare domanda d&#8217;adozione legittimante) oppure se questo non è necessario. Tutto ciò viene già pensato dai ser­vizi e dai tribunali più attenti, ma inevitabilmente, poiché la vita supera la fantasia, le situazioni incerte alla fine dell&#8217;affido si trovano sempre ed è per questo che va ribadi­to che i legami affettivi di un bambino vanno tutelati, soprattutto se questi è piccolo, se i legami che ha costituito con la famiglia affidataria sono forti, se egli non può ca­pire che non viene abbandonato di nuovo. Troppe volte accade che un bambino cre­sciuto dalla nascita in una famiglia che &#8220;sente&#8221; sua sia costretto a 3-4 anni a cambiarla, subendo traumi dolorosissimi, solo a causa dei contorti ragionamenti degli adulti.</p>
<p><strong>Necessità della petizione presentata al Parlamento il 13 maggio 2010</strong></p>
<p>Per questo è necessario che si precisi nella legge attuale che, qualora un bambino già posto in affidamento venga dichiarato adottabile, a causa del mancato recupero della famiglia d&#8217;origine, vanno protetti i rapporti affettivi che egli nel frattempo abbia costituito, come chiede la petizione che è stata presentata al Presidente della Came­ra il giorno 13 maggio 2010 dall&#8217;Associazione &#8220;La gabbianella e altri animali&#8221; e che ha raccolto in poco tempo 6.000 firme.</p>
<p>Ciò significa che in caso di dichiarazione di adottabilità il bambino dovrebbe rima­nere <em>in primis</em> nella famiglia in cui già si trova. In caso invece di ritorno nella famiglia d&#8217;origine o di adozione in un&#8217;altra famiglia (la possibilità rimane aperta), il minore do­vrebbe poter mantenere un rapporto amichevole con le persone che sono state per lui preziose. Gli adulti che si vogliono bene si incontrano, si telefonano, si scrivono: perché mai i bambini non possono farlo? I bambini non sono proprietà privata di nes­suno, nemmeno dei loro genitori, e in quanto persone hanno diritto di vivere gli af­fetti che sentono profondamente.</p>
<p>Carla Forcolin</p>
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		<title>&#8220;Il giudice dei minori&#8221;, di Luigi Fadiga</title>
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		<pubDate>Thu, 10 Jun 2010 07:18:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il  libro  “Il giudice dei minori”, ed. il Mulino, è stato scritto da Luigi Fadiga, il primo giudice che ha firmato la nostra petizione.  Ha un&#8217;aria leggera ed accattivante, ma si deve leggere con attenzione perché è un lavoro importante che conduce il lettore, in una prospettiva storica che va dal 1900 ai giorni nostri, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il  libro  “Il giudice dei minori”, ed. il Mulino, è stato scritto da Luigi Fadiga, il primo giudice che ha firmato la nostra petizione.  Ha un&#8217;aria leggera ed accattivante, ma si deve leggere con attenzione perché è un lavoro importante che conduce il lettore, in una prospettiva storica che va dal 1900 ai giorni nostri, nei meandri della giustizia minorile. Una giustizia fatta più sui minori, che per i minori.<span id="more-3450"></span></p>
<p>L&#8217;ho letto con grande piacere, come un romanzo, imparando un mucchio di cose per me nuove ed interessanti e trovando riferimenti a fatti ed eventi lontani che mi avevano già a suo tempo coinvolto (I Celestini, la famigerata M. Diletta Pagliuca, la Zanzara al Parini&#8230; per non parlare dei riferimenti a  Natalia Ginzburg e al suo &#8220;Serena Cruz o della vera giustizia&#8221;).</p>
<p>ll libro (è riduttivo chiamarlo &#8220;libretto&#8221; solo perché si presenta piccino) mi è servito a relativizzare la battaglia della Gabbianella.  Sembra dirmi: &#8220;Guarda che non siete né i primi né gli ultimi che si danno da fare per cambiare e far attuare leggi che considerino i bambini e i ragazzi come persone.  Per far passare le novità, se passano, ci vogliono tempi lunghi&#8221;.</p>
<p>Luigi Fadiga, con aria distaccata e sorridente, con l&#8217;aria di una persona che ragiona solo con intelligenza e buon senso, privo di ideologie, dice cose terribili (ad esempio quando fa presente il potere della Chiesa in ambito educativo, ma aggiunge che quando ci si è messo lo stato- era lo stato fascista-  è stato peggio!). Come i saggi, fa sorridere, ma il sorriso alla fine è amaro. E&#8217; un sorriso sull&#8217; incapacità miope dei grandi di considerare i piccoli, sull&#8217;ottusità umana, sugli adulti che considerano alcuni bambini malvagi per natura (non sapevo che negli USA si giustiziassero i ragazzini!). E&#8217; il sorriso di chi guarda al mondo per quello che è, ma questo mondo, visto con occhi di bimbo appare proprio brutto. Diceva il mio Shedrak, a tre anni, guardando Gesù in croce nella chiesa del Redentore: &#8220;Chi lo ha messo lì? Poveretto&#8230;&#8221; e io &#8220;Gli uomini&#8221;.  &#8221;Che cattivi i uomini!&#8221;</p>
<p>I uomini non fanno leggi decenti e soprattutto non le applicano, questo è il motivo conduttore del libro, per me: la non applicazione di un minimo di leggi. La madre superiora di un istituto, che scrive a un benefattore, preoccupato che i bambini siano dati in adozione, &#8220;Stia tranquillo di qui i bambini non usciranno&#8221; è quanto mai attuale. I tre bambini di cui parlavo nel libro mio e che sono sotto il T.M. di una città considerata civilissima, sono ancora in casa famiglia, nonostante due processi in cui l&#8217;innocenza degli zii è emersa o la loro colpevolezza non è stata accertata.</p>
<p>Ma forse la crisi costringerà le case-famiglia che vogliono le rette dagli enti locali a &#8220;liberare&#8221; i bambini. Gli affidi aumentano per questo, credo. Ma, a non essere troppo pessimisti, nel tempo si fa strada l&#8217;idea che anche i piccoli sono esseri umani. Qualcosa matura.</p>
<p>Il  libro merita fortuna ed ha i pregi dei libri precedenti del Giudice: insegna senza annoiare ed è chiarissimo.</p>
<p>Un particolare mi ha inorgoglito: a pag. 100 è citata la denuncia costituita dal mio lavoro “Io non posso proteggerti”, con le storie che mi sono state mandate nel tempo.</p>
<p>Ciò significa che il dialogo tra la nostra associazione e chi riflette sulla giustizia minorile è aperto! E’ una cosa di cui possiamo essere fieri.</p>
<p>Carla Forcolin</p>
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		<title>Il senso del convegno del 13 maggio&#8230;, di Claudio e Cinzia Carboni</title>
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		<pubDate>Mon, 07 Jun 2010 14:38:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[IL SENSO DEL CONVEGNO DEL 13 MAGGIO: IL GIORNO DOPO!!! E ADESSO che si fa? Carla Forcolin, l&#8217;avv. Lucrezia Mollica, sono state molto brave a pensare e portare a termine questa impresa. E&#8217; andato tutto bene, benissimo. Meglio del previsto, basta leggere certi commenti nelle firme on line. Da nodo in gola e tanta rabbia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>IL SENSO DEL CONVEGNO DEL 13 MAGGIO: IL GIORNO DOPO!!!</p>
<p>E ADESSO che si fa?</p>
<p>Carla Forcolin, l&#8217;avv. Lucrezia Mollica, sono state molto brave a pensare e portare a termine questa impresa.<br />
E&#8217; andato tutto bene, benissimo. Meglio del previsto, basta leggere certi commenti nelle firme on line.<br />
Da nodo in gola e tanta rabbia dentro!!! Ma tanta voglia di muoversi, di cambiare le cose.<br />
Se n&#8217;è parlato è vero, i mass media hanno recepito il problema e le motivazioni della petizione, qualche uomo di legge ha cominciato a metterci la faccia, le assistenti sociali sono uscite dalla tana.<br />
Ma poi?<span id="more-3398"></span></p>
<p>E&#8217; precisa e inoppugnabile l&#8217;affermazione che Carla ha fatto:<br />
<strong>Vogliamo che sia attuato il diritto dei bambini e degli adulti che li hanno tenuti in affido per un certo periodo di tempo a continuare le relazioni affettive maturate.</strong></p>
<p>Se ci pensiamo bene non era in questione il fatto che la legge, e chi di fatto la interpreta e la applica, i giudici dei tribunali dei minorenni con la complicità dei servizi sociali, possano e debbano preoccuparsi, nell&#8217;interesse unico ed esclusivo del minore, di dove collocare i bambini che, a torto o a ragione, non possono più continuare la loro esperienza di vita con i genitori naturali.<br />
Perché abbiamo appreso che la legge esiste già, ma viene resa vana e non attuata dal fatto che &#8221;i professionisti del settore&#8221; non fanno bene il loro mestiere per ignoranza o sciatteria.<br />
La stessa dottoressa Cavallo, presidente del Tribunale di Roma, che &#8221;brillantemente&#8221; in televisione, prima del 13 maggio, aveva più di una volta difeso se stessa e la categoria da certi attacchi, ha riconosciuto quanto contenuto nella petizione&#8230; o perlomeno ha iniziato un periodo di &#8230; conversione.<br />
Crediamo fermamente in quel &#8221;buon senso&#8221; che aveva richiamato il giornalista Stella nel suo articolo sul Corriere della Sera del giorno 19 aprile, ma forse non basta, varrà anche la pena che qualcosa succeda quando vengono poste in atto queste &#8221;infrazioni di legge&#8221;, queste &#8221;inumane prassi di ordine sociale per cui i bambini sono pacchi che si spostano impunemente da un adulto all&#8217;altro esclusivamente nell&#8217;interesse di questi ultimi&#8221;.</p>
<p><strong>Una giustizia minorile meno adultocentrica, scrive Carla Forcolin nel suo commento al Convegno!!!</strong></p>
<p><strong>Ecco dove sta il problema di partenza, da cui deriva tutto il resto e i pasticci che vengono combinati.</strong></p>
<p>Ma cosa fare allora per rendere la gestione di tutte le problematiche relative al mondo minorile, nel contesto specifico di quando ci sono di mezzo i cosiddetti &#8221; figli degli altri&#8221;???<br />
Nel pomeriggio del convegno del 13 maggio a Roma c&#8217;è stato un incontro al quale abbiamo partecipato e in cui è emerso, a nostro parere, l&#8217;intervento di un avvocato, che si è definito tale e al tempo stesso, non-genitore affidatario, non-genitore adottivo, non-genitore. La sua tesi era che bisogna osare di più cioè la petizione non basta, è un intervento troppo blando, bisogna FARE DELLE DENUNCE perché, in sostanza, della circolare che si è impegnata ad emettere la senatrice Serafini, i giudici e i tribunali dei minorenni, ci fanno gli &#8221;aeroplanini di carta&#8221;.<br />
Che dire?<br />
Cominciamo prendendo esempio da Brunella Benedetti e Luigi Moretti che hanno fatto ricorso alla corte europea sostenuti dall&#8217; avv. Mollica? Ebbene, la nostra risposta propende per il si!<br />
Perché se ci si ferma ora, adesso, nulla o poco di quanto fatto sarà servito!!<br />
Noi abbiamo anche apprezzato quella grande cosa che ha fatto il piccolo comune di Lugo di Romagna.<br />
Per noi è importante, visto che viviamo in un &#8221;grande&#8221; comune di Provincia, Parma, conosciuta per tante cose belle, ed è facile fare il confronto con l&#8217;immobilità, l&#8217;assenteismo, i muri e gli imbarazzi che abbiamo trovato nelle istituzioni della nostra città e non uno straccio di assistente sociale che abbia firmato la petizione.<br />
Ordine di scuderia o insensibilità culturale??<br />
Dobbiamo anche dire purtroppo che al pomeriggio del convegno abbiamo partecipato con molta delusione per la troppo marcata presenza di rappresentanze di tutto quel settore di ASSOCIAZIONISMO che opera nell&#8217;affido sotto il nome di casa-famiglia e per  come qualche rappresentante (citiamo per es.  ANFAA) ha gestito il tempo da spendere in una specie di sterile comizio in cui si è parlato solo della realtà e della veduta adulta e mai si è parlato realmente della situazione dei minori.<br />
Questa osservazione non vuole essere assolutamente polemica ma introdurre un altro problema collegato alla petizione che è quello che i bambini che vanno in affido non hanno bisogno, nella quasi totalità dei casi, di una casa-famiglia, ma di una famiglia che abbia una casa.<br />
Se non è così viene da chiedersi quanto valore possa avere avuto nel nostro paese la chiusura degli &#8221;orfanatrofi&#8221;, se molti bambini hanno solo cambiato la portata e la dimensione dell&#8217;istituto dove vivere.  Un conto è una casa-famiglia con degli operatori e un certo numero di  bambini, un conto sono due adulti che formano di fatto una famiglia, magari con cinque figli loro naturali e hanno altri bambini, in affido.<br />
E&#8217; un altro aspetto, ma non irrilevante, considerare che si chiama, non a caso &#8221;affido famigliare&#8221; e che <strong>l&#8217;affido famigliare non è solo la gestione per un certo periodo di tempo di un minore ma un sostegno ad un&#8217;altra famiglia in difficoltà.</strong> Questo i servizi sociali, abbiamo appurato,  molto spesso se lo dimenticano, per interesse o noncuranza. L&#8217;obbiettivo primo dell&#8217;affido famigliare resta quello di fare di tutto per riportare i bambini nella famiglia d&#8217;origine. Questo lo diciamo per tutti quelli che hanno spudoratamente e senza nessun presupposto accusato chi ha promosso questa petizione di fare gli interessi o la volontà degli affidatari che si vogliono tenere i minori a cui si sono affezionati.<br />
<strong>(La solita visione adultocentrica, da cui certa gente non scappa!!!)</strong><br />
Parlando ad esempio della stampa, anche l&#8217;articolo di Repubblica non è che abbia fatto un gran bel servizio alla causa.<br />
Il titolo spiazza e porta su un&#8217;altra strada. Ricordo che così titolava il servizio di Maria Novella De Luca: <strong>&#8221;L&#8217; ultima sfida dei genitori a tempo: fateci adottare i nostri bambini&#8221;.</strong><br />
I bambini, prima di tutto, non sono di nessuno, non siamo noi genitori affidatari, che dopo un po&#8217; di tempo vogliamo adottare questi minori, ma sono i bimbi stessi che adottano gli adulti con cui si trovano bene, che danno loro amore, in particolare quando si tratta di bimbi con delle ferite, che hanno già vissuto degli abbandoni.<br />
La nostra storia di affido ci ha insegnato che una bimba piccola che cresce con te per molto tempo, ti adotta ancor prima che la legge si muova.<br />
In quanto all&#8217;ultima sfida, crediamo che non sia una sfida ma una battaglia civica, almeno è per questo che siamo venuti a Roma, ma se proprio deve essere una sfida, sicuramente CHE NON SIA L&#8217;ULTIMA MA LA PRIMA DI TANTE!! In quanto ai genitori a tempo, anche in questo non esageriamo enfaticamente.<br />
Perché non parliamo e scriviamo di BAMBINI A TEMPO!!</p>
<p>Queste prime riflessioni rendono sicuramente giustizia a quanto la petizione abbia fatto saltare il coperchio di una pentola dove bollono dentro un sacco di problemi irrisolti o risolti male.<br />
Riteniamo pertanto che la petizione sia stata, oltre che &#8211; come l&#8217;ha definita benissimo il professor Cancrini &#8211; SACROSANTA,  un&#8217;occasione per CAPIRE che sarebbe bene elaborare insieme (scriviamo &#8221;insieme&#8221; pensando a quante persone hanno firmato on line con commenti da ricordare)  un progetto sui minori,  perché c&#8217;è qualcosa di molto più grande che non va, che non funziona in modo giusto,  nell&#8217;intero mondo dell&#8217;affido, dell&#8217;adozione, dei bambini portati via dalle famiglie naturali, di tutto un mondo nel quale &#8221;occorre dirlo&#8221; qualcuno su questo problema pure ci campa.</p>
<p><strong>La gente che ha partecipato alla petizione on line scrivendo quello che pensava, ha dato un segno che in questo paese c&#8217;è ancora voglia di cambiare in meglio le molte cose che non vanno.</strong></p>
<p>Per ultimo, per tutti quelli che ci credono e in particolare per chi è uscito malamente da una brutta storia di affido, restano solo due possibilità:</p>
<p>- la prima è quella di leccarsi le ferite, sbattere la porta e passare il resto dei propri giorni arrabbiati col resto del mondo perché si maltrattano i bambini<br />
- la seconda è invece pensare a quel bambino o a quella bambina che per molto tempo ha accarezzato il pensiero di avere trovato due adulti su cui contare come genitori e invece la prepotenza della legge  li ha rapiti da quella che avevano battezzato come loro casa, come loro famiglia.<br />
<strong>Rapiti</strong> per legge. Pensiamo a quanta prepotenza possa esserci in un giudice che pensa e dice: <strong>Ce l&#8217;ho io una famiglia  che va bene per te!!!</strong><br />
Ma poi torniamo a dire: che un bimbo passi da una famiglia all&#8217;altra assurdamente passi pure, quello che non passa è che questo bimbo deve dimenticare tutto di quella prima famiglia. Continuazione delle relazioni affettive. Ripristiniamo le relazioni perdute!!!<br />
Qualche &#8221;esperto&#8221; di legge ci spieghi perché NO!!</p>
<p>Con molta fiducia per quanto si potrà fare insieme,<br />
Claudio e Cinzia Carboni</p>
<p>PS &#8211; E per quanto è successo in passato , la retroattività di ogni atto commesso a danno dei minori, cosa facciamo???<br />
Un bel condono, che è di moda?<br />
Lo scudiamo? come dice la Gabanelli? Ovviamente in modo anonimo&#8230;&#8230; all&#8217;italiana!<br />
O vogliamo scavare nelle carte e recuperare umanamente quanto ancora possibile??<br />
Cosa diranno questi bambini &#8221;in mobilità&#8221; quando diventeranno adulti, del comportamento degli adulti di oggi, quelli che hanno deciso del loro futuro??</p>
<p><strong>I BAMBINI CHE DISGRAZIATAMENTE NON HANNO UNA FAMIGLIA O LA PERDONO, NON SONO UN PREMIO PER GLI ADULTI CHE NON POSSONO AVERE FIGLI NATURALI.<br />
SONO GLI ADULTI, CHE SI RENDONO DISPONIBILI A FARE LORO DA GENITORI, AD ESSERE UN PREMIO PER QUEI BAMBINI!!!</strong></p>
<p><strong>Abbiamo sentito due genitori adottivi di recente fare questa affermazione: Finalmente il giudice ci ha dato un bambino!!<br />
No, cari signori, è tutto sbagliato.<br />
Il giudice del Tribunale dei Minorenni deve preoccuparsi di dare a quel bambino dei genitori.<br />
Lo pagano per questo!</strong></p>
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		<title>Dopo la petizione. Lettera aperta di Carla Forcolin</title>
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		<pubDate>Mon, 31 May 2010 14:34:41 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Petizione al Parlamento Italiano]]></category>

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		<description><![CDATA[Cari amici, la nostra petizione è stata consegnata e il convegno fatto. Adesso dobbiamo avere la certezza che la legge precisi che non si possono mettere dei bambini in affidamento per anni e poi toglierli da dove sono (ora si usa mandarli in casa-famiglia, invece che in adozione). Il problema non è quello di non [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Cari amici,</p>
<p>la nostra petizione è stata consegnata e il convegno fatto. Adesso dobbiamo avere la certezza che la legge precisi che non si possono mettere dei bambini in affidamento per anni e poi toglierli da dove sono (ora si usa mandarli in casa-famiglia, invece che in adozione). Il problema non è quello di non darli in adozione a una terza famiglia, ma quello di permettere la continuità dei legami affettivi, che significa in primis continuità di vita. Non di certo mettere un bimbo in casa-famiglia dopo che è stato per anni in una casa.</p>
<p>La sen. Anna Serafini ha proposto una circolare esplicativa nel convegno, ma molti mi hanno detto che non va bene: non ha la forza che serve e potrebbe perfino offendere i giudici che non la applicherebbero. Andrebbe bene però per gli enti locali e i servizi.</p>
<p>Attualmente sono in contatto con tre parlamentari, che erano presenti al convegno, in attesa che presentino una proposta di legge o che appoggino così com’è la nostra petizione.</p>
<p>In merito, uniamo tutte le forze per fare pressione nel senso che i politici facciano il loro mestiere e lo facciano presto. Mentre noi parliamo, dei bambini, anche ora, stanno per essere separati dalle famiglie con cui hanno vissuto per quattro anni su cinque e sei di vita.</p>
<p>Vorrei che il dibattito sulla questione non cadesse, che mi scriveste che cosa pensate sia bene fare.</p>
<p>Io vorrei che si facesse, come corollario della petizione o nuova proposta di legge, una lista, comune per comune, tribunale per tribunale, di persone disposte sia a fare l’idoneità all’affidamento che all’adozione. E’ una cosa permessa, ma chi la fa è escluso a priori dall’affido nella prassi. Invece è proprio quello che si dovrebbe fare a mio avviso perché nessuno parlasse di aggiramento della legge o perché, nel caso una famiglia affidataria fosse interpellata sulla possibilità dell’adozione di un bimbo che ha con sé, la stessa non andasse in crisi. Può succedere anche questo, tra le varie possibilità. Ed è logico, se qualcuno si è offerto per un breve periodo e poi le cose si sono allungate in modo imprevisto.   </p>
<p>Chiedo a voi di dire la vostra su quanto abbiamo già fatto e su quanto si dovrà fare.</p>
<p>Cordiali saluti, Carla Forcolin</p>
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