Posts con parola chiave ‘carcere’

Il servizio sul progetto “Giocare liberamente” e sulla conclusione dell’affido familiare trasmesso su Rai Uno

sabato 26 dicembre 2009

Finalmente ci è arrivata la registrazione del servizio sull’affido familiare e sul progetto Giocare liberamente andato in onda lo scorso 29 settembre nel programma “Fa la cosa giusta” di “1mattina”. Clicca qui per vederlo.

Riflessione sul suicidio di Yassine nell’Istituto penale per i minorenni di Firenze

martedì 24 novembre 2009

Il Gruppo IPM dell’associazione “L’altro diritto Onlus”, che lavora nell’Istituto penale per i minorenni di Firenze e appartiene al gruppo CRC, ha scritto la riflessione che qui pubblichiamo:

Riflessione sulla morte di Yassine El Baghdadi e sui ragazzi che restano dentro

Firenze, 20 novembre 2009

In questi giorni, dopo la terribile morte di Yassine, i riflettori dei media sono stati improvvisamente puntati sull’Istituto penale per i minorenni di Firenze, e molti sono stati i commenti di politici e rappresentanti delle istituzioni. Le volontarie e i volontari del gruppo IPM dell’Altro diritto onlus, che entrano nell’istituto da dieci anni, svolgendovi una serie di attività di informazione e sostegno per i ragazzi detenuti, hanno finora taciuto perché troppo colpiti da questo lutto. Solo oggi, dopo molte riflessioni, desideriamo esprimere la nostra profonda tristezza per la morte di Yassine, che per noi non è uno dei tanti, ma è il ragazzo conosciuto in questi mesi e al quale abbiamo sperato di poter fornire un po’ di sostegno e di leggerezza, invano. Chi è entrato costantemente nel carcere minorile in questi mesi, non può dimenticare il suo volto. Vogliamo però non limitarci a una espressione di cordoglio, perché siamo consapevoli del fatto che la storia di Yassine non rappresenta un’eccezione. E’ sì raro che un ragazzo si uccida in un Istituto penale per i minorenni, ma non è rara la sofferenza che Yassine si portava dentro.

Oggi nell’Istituto penale minorile di Firenze sono rimasti altri 21 ragazzi, che portano dentro di sé un dolore immenso per quel che è accaduto, un dolore che si è andato ad aggiungere alla già difficile esperienza di chi vive in stato di detenzione. Per alcuni di loro questo non è il primo suicidio cui assistono, per molti questo lutto si somma ad altri già vissuti nonostante la giovane età. I compagni di cella di Yassine ne hanno raccolto l’ultimo respiro, uno di loro lo ha vegliato pregando. Tutti ieri hanno voluto incontrare l’imam di Firenze, forse una delle poche figure pubbliche che sia davvero riuscita a portare loro conforto.

Oggi, prima che i riflettori si spengano di nuovo (qualcuno ci ha già detto che è tardi per questa riflessione perché la notizia non è più fresca!), vorremmo segnalare alcune cose che riteniamo importantissime:

La prima è che, contrariamente a quanto si pensa, le carceri minorili non sono giardini d’infanzia. Sono luoghi per lo più migliori delle carceri per adulti, sono luoghi – come il “Meucci” – dove gli operatori sono profondamente dediti al loro lavoro, ma sono pur sempre dei luoghi di reclusione. L’art. 37 della Convenzione Onu sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, di cui proprio in questi giorni si celebra il ventennale, stabilisce chiaramente che: “L’arresto, la detenzione o l’imprigionamento di un fanciullo devono essere effettuati in conformità con la legge, costituire un provvedimento di ultima risorsa e avere la durata più breve possibile”. Il Consiglio d’Europa non ha fatto altro che ribadire questo principio a più riprese, affermando che la carcerazione non è uno strumento adatto alla risocializzazione dei minori autori di reato, e che essa deve essere inflitta loro solo quando non sia possibile ricorrere a un diverso sistema di controllo o di sanzione. Nella stessa direzione va, lo sanno tutti, la normativa italiana sul processo penale minorile, considerata come una delle punte più avanzate del mondo occidentale in tema di tutela dei diritti dei minori. Non possiamo allora accettare che persino di fronte al suicidio di un ragazzo detenuto per mesi in attesa di giudizio per un tentato furto si dica che “spesso il carcere è la soluzione migliore per questi ragazzi”. Nonostante la buona volontà degli operatori, il carcere non è un luogo di presa in carico: si fa il possibile, ma il possibile è troppo poco e le buone intenzioni sono costantemente frenate dalla burocrazia e dalle esigenze di controllo tipiche di ogni situazione carceraria, quel che è accaduto a Yassine ne è la tragica dimostrazione. Gli operatori della giustizia e i servizi sociali non possono arrendersi a una simile constatazione, che fa ancora più scalpore se pronunciata non caso per caso, ma come massima generale. Noi vorremmo ricordare che, sebbene autori di reato – la maggioranza dei ragazzi ne ha commessi soltanto di lievi –, questi minori hanno diritto a poter costruire il proprio futuro e a vivere un presente conforme alle esigenze proprie di tutti gli adolescenti.

La seconda cosa, urgente, che vorremmo segnalare è che oggi nell’IPM di Firenze, come negli altri sparsi per l’Italia, restano molti ragazzi e che per loro non solo non viene fatto niente di speciale, ma neppure niente di ordinario. Nell’Istituto fiorentino la scuola non è mai stata organizzata in modo stabile dal Provveditorato. La presenza degli insegnanti dipende dalla buona volontà di chi si fa assegnare una classe in carcere e dall’organizzazione della Scuola città Pestalozzi di Firenze, che si occupa dei corsi di formazione serale per adulti. Quest’anno non sono riusciti, come altri anni, a incaricarsi anche di questo compito extra, nella situazione già difficile che gli enti preposti alla formazione attraversano, e così la scuola media non è ripartita con l’inizio dell’anno scolastico. Le volontarie e i volontari dell’altro diritto si stanno affannando a collaborare con l’unica insegnante elementare presente per supplire a questa mancanza, e non è la prima volta che questo avviene. Le istituzioni della giustizia minorile sono state sollecitate dall’istituto stesso, ma invano. Si dà per scontato che in un periodo come questo, dove la scuola è in sofferenza, l’ultimo problema sia quello della scolarizzazione dei minori detenuti. Eppure, la scuola non è per loro solo un diritto, ma è anche una delle poche finestre che essi hanno sull’esterno, un modo per impiegare le mattinate altrimenti vuote, tutte passate – a 15,16,17, 18 anni – entro la cinta di un solo squallido cortile.

Infine, che cosa facciamo per i ragazzi rimasti, come li aiutiamo di fronte al trauma subito? Accettiamo che sia uno dei tanti? Consideriamo sufficiente l’organizzazione ordinaria presente negli Isituti penitenziari? O pensiamo che sia l’ora che la città si prenda cura di questi suoi giovani? Che le carceri minorili diventino davvero luoghi aperti e trasparenti e soprattutto spopolati, in cui sia possibile seguire pochi ragazzi facendo prevalere quelli che Alessandro Margara chiama “gli spiriti della casa” sugli “spiriti del carcere”? L’IPM Meucci è dietro la stazione centrale. Quanti fiorentini conoscono la sua esistenza?

I ragazzi detenuti nell’IPM di Firenze, come nel resto d’Italia, appartengono quasi esclusivamente ai seguenti gruppi sociali: sono stranieri, rom, sinti, o minori originari del sud Italia. Se si confrontano i dati relativi alla popolazione detenuta con quelli dei minori autori di reato si scopre facilmente come questi gruppi sociali sono sovrarappresentati in carcere. Il sistema della giustizia penale minorile opera una selezione sociale, individuando come suoi “utenti” privilegiati i minori appartenenti alle categorie più disagiate. Un simile processo di selezione smentisce gli intenti professati dalla riforma del 1988 e dal sistema penitenziario trattamentale nel suo complesso.

Se Yassine fosse stato italiano e avesse avuto alle spalle una “normale famiglia italiana” non sarebbe mai finito in carcere e, certamente, oggi nessuno considererebbe ‘scaduta’ la notizia del suo suicidio.

Insieme ai ragazzi reclusi in IPM, siamo addolorati e indignati. Vorremmo che anche la società nella quale viviamo e lavoriamo continuasse ad esserlo e decidesse di muoversi per evitare che queste tragedie continuino a ripetersi.

I papà simpsonizzati presentano “La tua voce nel film”. Venezia, 1.12.2009.

sabato 21 novembre 2009

Martedì 1.12.2009, dalle ore 9.30 alle ore 11.30, presso il carcere maschile di Venezia: un percorso dedicato ai padri per sostenere le loro funzioni genitoriali. La partecipazione può avvenire previa domanda all’educatore.

Leggi la locandina dell’evento.

Il progetto “Giocare liberamente”: testimonianza di Cecilia Meirone

sabato 17 ottobre 2009

Qui la pagina con cui Cecilia ha voluto descrivere la sua esperienza estiva con i bambini del carcere femminile della Giudecca.

(quasi) in diretta: riunione della Gabbianella a Palazzo Cavagnis, 1 ottobre 2009

giovedì 1 ottobre 2009

Qualche socia e alcune donne interessate alle attività della nostra associazione si sono incontrate questa sera alle 18 nella sede di Palazzo Cavagnis a Venezia. (continua…)

Un servizio televisivo sul progetto “Giocare liberamente”

domenica 27 settembre 2009

sitoGabbianella5Le telecamere del TG1 erano presenti alla festa finale in capanna con cui il 13 settembre si è concluso il progetto “Giocare liberamente”, attuato dagli accompagnatori della Gabbianella con il finanziamento del Centro di Servizio per il Volontariato e della Municipalità di Venezia. Sono intervenuti anche il direttore del carcere femminile della Giudecca, dottoressa Gabriella Straffi, e il presidente della municipalità Enzo Castelli.

Il servizio su “Giocare liberamente” sarà trasmesso martedì 29 settembre alle ore 9,07.

Chi intende sostenere le nostre iniziative può inviare un contributo sul c.c.p. 48395222 intestato a “La gabbianella e altri animali – onlus”, Castello 5170 – 30122 Venezia.

Inizia l’asilo anche per i bimbi del carcere femminile di Venezia

martedì 15 settembre 2009

I bimbi del carcere femminile della Giudecca hanno iniziato oggi ad andare all’asilo nido comunale con gli accompagnatori della Gabbianella.

L’accompagnamento di questi piccoli all’asilo ci sta molto a cuore.

Ringraziamo  gli accompagnatori, il carcere, il comune di Venezia e le educatrici dell’asilo per la collaborazione.

Cari C., F., J.,  speriamo con tutto il nostro affetto che i giorni trascorsi giocando liberamente in spiaggia vi aiutino nell’inserimento nella comunità dei bambini più fortunati!

La nostra associazione oggi (13 settembre 2009)

lunedì 14 settembre 2009

Si è concluso il 13 settembre il Progetto “Giocare Liberamente” che consisteva nell’accompagnare i bambini del nido del carcere in spiaggia, per tutta l’estate, a giocare con l’acqua e la sabbia, con i loro accompagnatori e con altri bambini. Per tre mesi e mezzo a giorni alterni sei piccoli hanno potuto uscire dai ristretti orizzonti della stanza in cui di fatto vivono per allungare il loro sguardo fino alla linea in cui il mare incontra il cielo. Più che ad allungare lo sguardo hanno pensato però a riempire secchielli d’acqua e sabbia, a godere di “giochi” diversi dal solito, come le docce e le altalene dello stabilimento balneare. Pochi giorni fa sono stati accompagnati perfino ad Acqualandia, grazie all’organizzazione di L. (che non vuole essere nominato!). (continua…)

Un film sui bambini in carcere senza colpa: Mille giorni di Vito

sabato 12 settembre 2009

MILLE GIORNI DI VITO 56

Esiste chi vive dietro le sbarre senza aver commesso reati: i figli piccoli delle detenute. Vito è uno di loro. Compiuti tre anni, come prescrive la legge italiana, è tornato libero portandosi dietro il peso della sua infanzia così particolare.

Con il link http://millegiornidivito.blogspot.com/ potete trovare informazioni sul film di Elisabetta Pandimiglio Mille giorni di Vito, presentato ieri, venerdì 11 settembre, alla 66a Mostra del Cinema.

La proiezione è stata seguita da un incontro sul tema del film in cui è intervenuta anche la Presidente della nostra associazione Carla Forcolin.

Il Progetto Papillon, un punto di contatto fra il mondo carcerario e la città

martedì 8 settembre 2009

Comunicato stampa del Comune di Venezia sul Progetto Papillon alla 66a Mostra del Cinema: http://www.comune.venezia.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/29714/UT/systemPrint

“Io in carcere con la bambina”

domenica 19 luglio 2009

“Io, in carcere con la bambina”. Intervista di Nadia de Lazzari a una mamma nel carcere femminile della Giudecca, “La Nuova di Venezia”, 19 luglio 2009.

APERTE LE ATTIVITA’ DELLO SPAZIO GIOCHI: “GIOCARE LIBERAMENTE”

mercoledì 10 giugno 2009

Dal 1 giugno “La Gabbianella” ha aperto uno spazio giochi, dedicato principalmente ai bambini del carcere di Venezia, ma anche a tutti coloro che ne avessero bisogno, alla spiaggia di S. Nicolò, al Lido. Questo progetto, voluto fortemente dalla Presidente, è stato finanziato dal Centro Servizi Volontariato di Venezia e dalla Municipalità di Venezia. Gli accompagnatori dei bambini hanno inizialmente conosciuto le mamme e concordato con loro i giorni e gli orari in cui potevano accompagnare i bambini in spiaggia, poi hanno iniziato ad uscire con i bambini per brevi passeggiate. Adesso, tutte le mattine, i 6 bambini “ospiti” nel carcere femminile della Giudecca, vengono accompagnati in spiaggia perchè possano anche socializzare con altri bambini, in un’ottica di condivisione e integrazione. Questo progetto ha richiesto, e richiede, una complessa organizzazione per poter conciliare le necessità dei bambini (tutti sotto i 3 anni), delle loro mamme e dell’istituzione carcere ed è stato possibile solo grazie alla collaborazione di tutti.