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	<title>www.lagabbianella.org &#187; carcere</title>
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	<description>sito dell&#039;associazione &#34;La gabbianella e altri animali&#34; - onlus</description>
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		<title>Genitorialità in carcere e diritti dei figli dei detenuti, l&#8217;intervento di Lillo di Mauro al convegno</title>
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		<pubDate>Wed, 26 Oct 2011 12:36:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Convegni]]></category>
		<category><![CDATA[Documenti]]></category>
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		<description><![CDATA[Pubblichiamo l&#8217;intervento di Lillo di Mauro, responsabile dell&#8217;area Giustizia della cooperativa Cecilia e Presidente della Consulta Penitenziaria di Roma, al convegno nazionale Genitorialità in carcere e diritti dei figli dei detenuti. Il convegno, tenutosi a Roma il 20 ottobre, è stato organizzato dalla cooperativa stessa in collaborazione con l&#8217;associazione di volontariato A Roma Insieme, che si occupa dei [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #000000;">Pubblichiamo l&#8217;intervento di Lillo di Mauro, responsabile dell&#8217;area Giustizia della cooperativa </span><a href="http://www.ceciliacoop.it/"><span style="color: #000000;">Cecilia</span></a><span style="color: #000000;"> e Presidente della Consulta Penitenziaria di Roma, al convegno nazionale Genitorialità in carcere e diritti dei figli dei detenuti. Il convegno, tenutosi a Roma il 20 ottobre, è stato organizzato dalla cooperativa stessa in collaborazione con l&#8217;associazione di volontariato A Roma Insieme, che si occupa dei bambini del nido del carcere di Rebibbia.</span></p>
<p><span style="color: #666666;">Oggi parleremo di un tema importantissimo e molto delicato che riguarda la genitorialità in carcere e i diritti dei figli dei detenuti, bambini e bambine “invisibili”.</span></p>
<p><span style="color: #666666;">Parleremo di affettività includendo in questo termine tutte quelle relazioni che hanno per il detenuto un notevole rilievo e che se aiutate e sostenute possono contribuire enormemente nel suo percorso di riabilitazione sociale.<span id="more-5577"></span></span></p>
<p><span style="color: #666666;">I dati forniti dal DAP aggiornati al 30 settembre ci parlano di 20.089 detenuti coniugati, 645 vedovi, 1621 divorziati, 2737 separati, 5.966 conviventi (queste ultime 4 categorie sono ancora più problematiche delle altre perché oltre ai problemi legati alla condizione di detenzione hanno problemi di rapporti interpersonali il più delle volte deteriorati e difficilmente recuperabili, o come per i conviventi, problemi che riguardano il riconoscimento da parte delle istituzioni dello stato giuridico)</span></p>
<p><span style="color: #666666;">Il totale dei figli che i detenuti hanno dichiarato di avere è di  24.355. Sono 7.654 coloro che hanno un solo figlio, 8.380 quelli che ne hanno due, 4.922 ne hanno tre, 2.049: quattro, 750: cinque, 299: sei, 301: oltre i sei figli.</span></p>
<p><span style="color: #666666;">Questi numeri ci parlano di un fenomeno importante che riguarda decine di migliaia di individui adulti e minori che quotidianamente si trovano dentro e fuori del carcere ad affrontare problemi di carattere sociale, giuridico, culturale, economico.</span></p>
<p><span style="color: #666666;">Con l’incontro di oggi proponiamo una riflessione su quelli che sono i diritti di queste persone, e sui problemi che sono costretti a vivere quotidianamente affinché  le istituzioni nazionali e locali vi pongano la giusta attenzione. Una riflessione che promuova un cambiamento radicale anche a livello normativo perchè tali diritti siano effettivi ed esigibili nel quotidiano.</span></p>
<p><span style="color: #666666;">E’ consuetudine esaltare la tutela del bambino e della famiglia ma nella realtà ci si dimentica di quelli maggiormente colpiti dal disagio e soprattutto di quelli che sono colpiti dalla marchiatura del carcere.</span></p>
<p><span style="color: #666666;">Il figlio di genitori detenuti vive una situazione “deviata”  causata dalla totale assenza di un genitore perché recluso e dalla parziale assenza dell’altro perché chiamato a svolgere in un ruolo di supplenza anche i compiti del coniuge detenuto. Una situazione che ha il suo inizio sin dal momento dell’arresto. Immaginiamo cosa può accadere nella mente di un bambino quando in piena notte (ma anche di giorno) viene svegliato dall’arrivo delle  forze dell’ordine che devono eseguire l’arresto di uno dei suoi genitori. Immaginiamo anche quale sentimento di vergogna e prostrazione vive il genitore arrestato, ammanettato in presenza del figlio. Una situazione che ha ricadute negative su tutti i protagonisti sia sui figli che sui<span style="text-decoration: underline;"> </span>genitori ma anche e non da ultimo, su tutti gli altri famigliari.</span></p>
<p><span style="color: #666666;">Per il bambino in particolare ciò rappresenta un blocco nello sviluppo perché egli, non essendo autonomo, ha bisogno del supporto e dell’aiuto dell’adulto soprattutto nella gestione pratica delle cose del quotidiano. L’arresto di un genitore e la conseguente detenzione rappresentano una frattura nel contesto familiare un elemento di disadattamento per i bambini. Essi, vivendo l’assenza del genitore come abbandono, instaurano da subito un rapporto altamente conflittuale e il più delle volte manifestano la loro reazione con il rifiuto di incontrarlo. La separazione forzata tra genitore e figlio influisce in modo determinante nel tempo e nella biografia di ciascuno.</span></p>
<p><span style="color: #666666;">Oggi &#8211; pur se la convenzione internazionale sui diritti del fanciullo stabilisce che l’interesse dello stesso debba essere preminente su ogni decisione sia essa  istituzionale che privata &#8211; dobbiamo chiederci quanto la nostra legislazione, i regolamenti e soprattutto la prassi penitenziaria rispettano questi diritti. Perché c’è una evidente contraddizione tra il rispetto dei diritti del fanciullo e la sua separazione forzata da un genitore perché detenuto; c’è un’evidente contraddizione quando si costringe il bambino ad entrare in carcere per far visita al genitore detenuto e sottostare a tutte le regole, volte esclusivamente alla sicurezza stabilite dall’art. 37 del DPR 230/2000.</span></p>
<p><span style="color: #666666;">Per un bambino o una bambina far visita al genitore detenuto significa attese interminabili, trattamenti umilianti e imbarazzanti; significa traumatizzanti perquisizioni, paure, incontri in ambienti disumani e sotto continuo controllo.</span></p>
<p><span style="color: #666666;">Ma anche la genitorialità in una situazione come quella del carcere non ha possibilità di affermazione, vive problemi insormontabili. Il carcere spersonalizza, crea insicurezza e fragilità, fa smarrire l’identità. Il ruolo genitoriale viene sopraffatto da meccanismi e regole del carcere che spogliano il detenuto di responsabilità, lo rendono passivo riconducendolo di fatto ad una condizione infantile. Ma, e questo è ciò che ritengo più grave, questo ruolo è sopraffatto dal pregiudizio sociale per cui si pensa che un detenuto non sia in grado di occuparsi dei propri figli, di conseguenza non si pensa alla genitorialità come ad un diritto del detenuto. Ma sappiamo che questo pregiudizio non risponde a verità, o almeno non per tutti,  il detenuto anche se in grado di fare il genitore non può farlo pienamente perché gli viene negato quel processo dinamico attraverso il quale può imparare ad esserlo e a saper rispondere adeguatamente ai bisogni dei figli. Un processo evolutivo che fa parte dello sviluppo della persona che se negato può causare gravi problemi individuali con ricadute pesanti a livello psicologico e relazionale.</span></p>
<p><span style="color: #666666;">Ci sono detenuti che per paura di essere un cattivo esempio preferiscono che i figli non li incontrino, che non sappiano dove veramente sono. Genitori umiliati, frustrati  incapaci di sentirsi figure di riferimento per i propri figli, tutti sentimenti che alimentano un’ inversione dei ruoli  dove si chiede al bambino di comprendere,  responsabilizzandolo precocemente, investendolo di un ruolo adulto che non può sostenere. Molti genitori detenuti si sentono inadeguati, non credibili, senza autorevolezza bloccando di fatto lo sviluppo sereno del legame che devono avere con i figli. Il rifiuto e la paura sono due elementi devastanti nel rapporto tra genitore detenuto e i propri figli.</span></p>
<p><span style="color: #666666;">Purtroppo sappiamo che, pur se a livello normativo ci sono disposizioni che tutelano il diritto alla genitorialità favorendo i rapporti affettivi tra detenuto e famigliari quali elementi imprescindibili per il recupero e il reinserimento sociale (nello specifico l’art. 15 della legge 354 del 1975, disposizioni ribadite con la circolare DAP del 10  dicembre 2009 “trattamento penitenziario e genitorialità”) esiste un’incompatibilità tra l’essere detenuto in un contesto chiuso e totalizzante come quello carcerario ed esercitare il ruolo genitoriale. Incompatibilità che deriva da limiti organizzativi, e normativi, lo stesso colloquio, che è l’unico momento di contatto con il proprio mondo relazionale, il più delle volte si trasforma in turbamento emotivo per le modalità e gli spazi in cui avviene, per i vincoli giuridici e di sicurezza che ne regolamentano lo svolgimento. Ma influiscono anche le inumane condizioni di vita causate dal sovraffollamento, dalla inadeguatezza delle strutture, dai tagli ai fondi destinati al trattamento intramurario, oltre che da implicazioni psicologiche emotive e relazionali.</span></p>
<p><span style="color: #666666;">Come è possibile promuovere il diritto alla genitorialità in carcere consentendo ai detenuti ed ai loro familiari di incontrarsi per soli sei colloqui al mese di un’ora? ( solo se non residenti il tempo concesso può essere anche di due ore). Incontri che per gli internati e i sottoposti al 41 bis sono addirittura ridotti a quattro.</span></p>
<p><span style="color: #666666;">Come si può promuovere la genitorialità se non si applica il principio di territorializzazione della pena che oltre a non sradicare il detenuto dal proprio contesto sociale, culturale e familiare consentirebbe di non sottoporre i bambini a viaggi estenuanti e darebbe la possibilità <span style="text-decoration: underline;">anche</span> ai suoi parenti indigenti di fargli visita ? E come possiamo parlare di genitorialità per i detenuti stranieri ecc…?</span></p>
<p><span style="color: #666666;">Ecco signori perché è un eufemismo parlare di genitorialità in carcere.</span></p>
<p><span style="color: #666666;">Lo stesso Goffman- afferma che <em>“le istituzioni totali sono incompatibili con un elemento fondamentale della nostra società quale la famiglia”.</em></span></p>
<p><span style="color: #666666;">Attraverso l’analisi e la valorizzazione dell’esistente,<span style="text-decoration: underline;"> </span>l’obiettivo del nostro incontro oggi, quindi, è quello di individuare le azioni &#8211; anche in sede legislativa &#8211;  necessarie a garantire i diritti dei bambini e il diritto alla genitorialità. Diritti che consentano  al genitore detenuto di poter esprimere il rapporto con i figli e di stabilire corretti rapporti con la famiglia. Noi oggi dobbiamo avviare un percorso che  contribuisca a tutelare la relazione genitore figlio all’interno e all’esterno del carcere individuando quali rapporti debbano intercorrere tra istituzioni locali e nazionali. Dobbiamo analizzare l’attuale normativa per mettere in luce eventuali carenze e proporre interventi  che sanciscano il diritto al genitore detenuto di esercitare le proprie funzioni ed al bambino di essere protetto e sostenuto in un momento difficile della sua esistenza.</span></p>
<p><span style="color: #666666;">Per fare questo abbiamo chiamato ad intervenire le realtà più significative del volontariato e del terzo settore che in Italia operano in tale ambito che con il loro intervento contribuiscono quotidianamente a favorire percorsi di valorizzazione del ruolo genitoriale e che garantiscono i diritti del bambino quando questi è costretto ad entrare in carcere a visitare il proprio genitore detenuto perché confrontino le proprie esperienze, e facciano emergere le difficoltà che incontrano nello svolgimento quotidiano delle loro attività.</span></p>
<p><span style="color: #666666;">Ma sono con noi anche autorevoli esperti che con il loro contributo ci aiuteranno a comprendere quali percorsi metodologici e strategie adottare.</span></p>
<p><span style="color: #666666;">Gli argomenti che tratteremo, valorizzando le esperienze e  le buone prassi, possono offrire a tutti  noi, soprattutto ai rappresentanti istituzionali presenti, spunti di riflessione per sviluppare una rete di sostegno tra istituzione penitenziaria, enti locali, e terzo settore.</span></p>
<p><span style="color: #666666;">Sempre più convinti che se si vogliono raggiungere obiettivi concreti, è necessario che ogni istituzione programmi e attui  interventi di sostegno attraverso la concertazione e il confronto, cosi come previsto dalla 328 . E’ necessaria in tal senso un’assunzione di responsabilità da parte degli Enti Locali che devono favorire, valorizzare e sostenere quelle “buone prassi”, quegli interventi che il terzo settore pone in essere e che sono gli unici a consentire un legame tra il dentro e il fuori soprattutto  quando si verificano casi in cui,  ai sensi dell’art 94 dell’ordinamento penitenziario, la Direzione è costretta a segnalare ai servizi sociali territoriali i mancati rapporti tra detenuto e famigliari. Gli Enti Locali entrano a pieno titolo nella gestione di tale problematica, anche perchè nella maggior parte dei casi le famiglie dei detenuti vivono in condizioni di grave disagio sociale, economico, culturale, ambientale e solo attraverso al presa in carico del bambino e del genitore detenuto è possibile sostenere la relazione affettiva tra i due e contribuire alla crescita armoniosa ed equilibrata del bambino. Servizi di mediazione familiare, accompagnamento dei bambini in carcere, sostegno economico e sociale alla famiglia sono alcune delle misure che devono essere previste per rendere effettivo il diritto alla genitorialità.</span></p>
<p><span style="color: #666666;">Usciamo da qui stringendo un patto tra di noi che ci impegni tutti a mettere da parte narcisismi e personalismi per mettere al centro gli interessi del bambino e del genitore detenuto.</span></p>
<p><span style="color: #666666;">Diritti dei bambini, diritti dei genitori e sicurezza non sono interessi in contrapposizione anzi, al contrario, il sostegno ai figli dei detenuti e alla genitorialità contribuisce ad evitare il rischio di devianza e di recidiva.</span></p>
<p><span style="color: #666666;">Usciamo da qui dando risposta alla domanda su come pensiamo che i detenuti possano continuare a svolgere le loro funzioni genitoriali in carcere, quali sistemi e misure sono necessari per migliorare il rapporto e la comunicazione con i figli. Incentiviamo nuovi modelli operativi, individuiamo modalità di organizzazione e gestione degli spazi di incontro e diffondiamoli in tutti gli istituti penitenziari.</span></p>
<p><span style="color: #666666;">Sviluppiamo su tutto il territorio nazionale iniziative come questa che tengano viva l’attenzione sul problema e coinvolgiamo gli Enti Locali ad assumersi le loro responsabilità per quanto di competenza.</span></p>
<p><span style="color: #666666;">La genitorialità non è solo un fatto biologico ma anche sociale, culturale, psicologico e legislativo</span></p>
<p><span style="color: #666666;">promuoviamo allora una sinergia tra scienze pedagogiche, sociologiche, giuridiche che si declini in buone prassi.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Convegno “Genitorialità in carcere e diritti dei figli delle detenute”</title>
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		<pubDate>Thu, 13 Oct 2011 08:35:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Commenti e testimonianze]]></category>
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		<description><![CDATA[Dal nostro osservatorio Da 7 anni l’associazione “La gabbianella e altri animali” si occupa dei bambini del nido del carcere femminile della Giudecca (Ve) e delle loro mamme. Sulla base di un calcolo, fatto proprio in funzione di questo convegno, dove forse ci sono errori per difetto e non per eccesso, i bambini accompagnati da [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Dal nostro osservatorio</strong></p>
<p>Da 7 anni l’associazione “La gabbianella e altri animali” si occupa dei bambini del nido del carcere femminile della Giudecca (Ve) e delle loro mamme.</p>
<p>Sulla base di un calcolo, fatto proprio in funzione di questo convegno, dove forse ci sono errori per difetto e non per eccesso, i bambini accompagnati da noi all’esterno per un periodo di tempo di mesi o di anni sono stati 29, 17 maschi e 12 femmine. I bambini passati per il nido del carcere sono molti di più, ma la maggior parte ci è stata per pochissimo tempo e quindi non ha potuto avvalersi dell’aiuto che l’associazione offre. Quasi tutti i 29 bimbi, che noi ricordiamo dal 2004 ad oggi, hanno frequentato regolarmente l’asilo nido comunale. Alcuni di essi non sono stati all’asilo nido perché le loro mamme non volevano che lo frequentassero, per paura di staccarsene o per timore che i figli si integrassero troppo nella nostra cultura. Alcune di esse temevano anche che qualcuno si impadronisse dei loro figli e glieli rubasse. In qualche caso, dei bimbetti sono stati nel nido solo  d’estate o per periodo troppo brevi per fare un inserimento ad anno scolastico inoltrato. <span id="more-5477"></span></p>
<p>Il gruppo etnico più rappresentato è quello dei Rom -13-, seguito da nigeriani di etnia Edo &#8211; 7- ,  sudamericani &#8211; 4 -, italiani -3- (due fratelli erano figli di giostrai), marocchini -1 -, un bambino la cui origine ci sfugge.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Rom e Nigeriani</strong></p>
<p>I Rom sono la minoranza etnica più numerosa d’Europa. Tra di essi genitorialità e famiglia affondano le loro radici nel clan familiare; sono anche il gruppo più numeroso in carcere. Furti piccoli ma reiterati, compiuti fin da giovanissime, per strada e nelle case, portano ragazze anche giovani a scontare pene molto lunghe con i loro bambini: è difficile trovare per le mamme una casa in cui mandarle agli arresti domiciliari. Esse erano nomadi, oggi vivono sempre più spesso in campi di roulottes o casette prefabbricate ma raramente in una vera casa.</p>
<p>Anche i bambini nigeriani provengono da una cultura in cui è molto forte il senso del clan familiare e in cui i bambini “appartengono” al padre  e alla sua famiglia. Ma le mamme nigeriane in Italia, quasi tutte di etnia Edo, sono spesso senza famiglia e, se arrestate, non sono in grado di pagare un affitto, quindi non possono andare agli arresti domiciliari in nessun luogo. Questa realtà è comunque diffusissima tra le donne che entrano in carcere con i loro bimbi, a qualsiasi gruppo appartengano. Sono donne sole che non possono appoggiarsi ad una famiglia per essere protette. La famiglia da qualche parte esiste e magari comanda da lontano su donne e bambini, ma non li protegge e non è in grado di dare loro un alloggio funzionale agli arresti domiciliari.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Genitorialità in carcere (mamme e bambini rinchiusi insieme)</strong></p>
<p>E’ evidente che parlando d bambini del nido del carcere si parla di piccini che vivono in un istituto che è stato creato per infliggere una pena alle loro madri, oltre che per rieducarle, quindi vivono in un luogo dove si soffre. Le loro madri sono private di un bene prezioso come la libertà e delle loro relazioni umane. Sono sottoposte a una serie infinita di “superiori”, non possono possedere oggetti di uso corrente (forbici, coltelli, cordini), devono sempre ubbidire. Sono giudicate da agenti, assistenti sociali, educatrici, ecc. Perfino dalle loro compagne di pena, se sono più fragili delle altre.</p>
<p>I bambini hanno a che fare con mamme tristi, sole, avvilite se non addirittura depresse. Con mamme che non giocano e non hanno voglia di giocare, che talora stanno talmente male da non prendersi nemmeno cura di loro nelle funzioni primarie come il nutrirli, lavarli, cambiarli. A volte sono proprio i bimbi a dare alle mamme gli unici elementi di conforto e motivazione a vivere. Ma i bambini per non essere travolti essi pure nella depressione devono trovare qualche stimolo, uscire e vedere il mondo, relazionarsi a qualcuno che sia sereno e allegro.</p>
<p>Una cosa è vivere in un carcere dormendoci e passando con la mamma le giornate di malattia o maltempo, un’altra è starci chiusi ininterrottamente per settimane, mesi, anni. La prima eventualità (quella che è sotto ai miei occhi a Venezia) permette ai bambini di crescere normalmente, la seconda crea dei pesanti handicap al loro sviluppo intellettivo e al loro inserimento sociale.  Spesso ci è capitato di segnalare al pediatra alcuni bambini arrivati da poco da altre realtà, i cui problemi si sono volatilizzati da soli uscendo dal carcere e andando in spiaggia o all’asilo. Le condizioni di vita dei bambini al di sotto dei tre anni sono fondamentali per il loro sviluppo e il legame con  la mamma, che le nostre leggi tutelano, non basta da solo a rendere questo stesso sviluppo armonioso .</p>
<p>Di qui la necessità di frequentare altri ambienti, altri bambini e altri adulti e anche di uscire liberamente senza avere contatti con nessuna istituzione, per divertirsi in un parco giochi o sul bagnasciuga di una spiaggia, con qualche “zia”, possibilmente sempre la stessa.</p>
<p>Il bambino che rientra nel nido del carcere dopo essersi divertito e avere imparato cose nuove, porta alla mamma una ventata di freschezza, che fa bene anche a lei. Se poi i bambini sono un gruppetto e continuano a giocare tra loro come facevano fuori, questo cambia l’atmosfera del nido anche per le mamme.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Diritti del bambino in carcere</strong></p>
<p>Tra i primi diritti del bambino c’è quello di frequentare l’asilo nido e di uscire dal carcere per entrare in contatto con il mondo esterno. Una figura amichevole, che si faccia carico degli accompagnamenti con regolarità, si rivelerà preziosa per il bambino e ancor più per la mamma, che  da essa potrà avere delle informazioni sulla vita del suo bambino all’esterno e soprattutto sostegno psicologico. Non è pensabile che si accompagni un bimbo all’asilo nido senza prima scambiare una breve conversazione con sua madre o che si ritorni dal nido stesso senza raccontare alla mamma che cosa il bambino ha mangiato, se ha fatto la nanna, ecc. Così la mamma vive almeno un rapporto con qualcuno che non la giudica e che non le è superiore, che anzi le può far notare i progressi del bambino o della bambina come qualcosa di cui andare fiera, di cui rallegrarsi. Generalmente chi aiuta a seguire i bambini, spesso procurando loro anche vestiti e giocattoli, viene considerato come persona di fiducia e la fiducia è un sentimento spesso nuovo e importante che dev’essere coltivato.</p>
<p>L’asilo nido permette ai bambini svantaggiati come quelli di cui stiamo parlando di ricevere stimoli, di apprendere la lingua italiana correttamente, di socializzare con altri bambini, di entrare in contatto con odori, suoni, sapori, esperienze piacevoli. I “nostri “ bambini si inseriscono nel nido fin dai primi giorni e se noi entriamo in conflitto con le brave maestre che lo gestiscono è perché esse prolungano l’inserimento per settimane, “mandano a casa” i piccoli al primo starnuto o alla prima scarica di diarrea. Rimandare un bambino in carcere non è come mandarlo a casa… c’è chi piange al momento di lasciare l’asilo.</p>
<p>Asilo, uscite, spiaggia (cioè  incontro con gli ampi spazi, il mare e la natura), nonché rapporti di sostegno alle mamme sembrano curare i bambini dalle loro sofferenze per un po’ e alleviano il senso di colpa delle mamme che li hanno portati con sé. La libertà personale e rapporti umani positivi sono diritti per i bambini e corrispondono ad un semplice alleviamento delle sofferenze che la loro situazione già porta con sé. Ricordiamoci che il pur encomiabilissimo sforzo di  rendere confortevoli gli ambienti in cui vivono i bambini serve a poco, se in essi non regna un po’ di serenità e se da essi non si esce.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Bambini stranieri</strong></p>
<p>La stragrande maggioranza dei bambini del carcere unisce in sé tutti i problemi legati sia alla condizione delle madri, sia alla condizione di minori stranieri in Italia e il loro futuro fuori del carcere spesso è peggiore del loro presente tra le mura delle case circondariali.</p>
<p>Figli di madri a cui è scaduto il permesso di soggiorno o che non lo hanno mai avuto, sono essi pure clandestini, sono privi di diritti, sono soggetti ad estrema povertà ed emarginazione. I padri spesso sono lontani o assenti o in pessimi rapporti con le madri o “padroni” e persecutori, senza essersi quasi mai presi cura dei figli. Talora sono in carcere essi stessi.</p>
<p>Al compimento dei tre anni, oggi e fino al 1/1/2014, i bambini devono uscire dal nido. Con la nuova legge, vi usciranno a sei anni. Molti bambini alla cui sorte ho assistito, sono andati in una casa-famiglia con la mamma, da cui non sono stati costretti a separarsi; alcuni hanno raggiunto il padre o i nonni, con  la mamma, agli arresti domiciliari;  alcuni sono andati nella  famiglia d’origine mentre la mamma rimaneva in carcere; due sono stati adottati; sei sono stati accolti in affidamento. Di questi, cinque sono arrivati in affidamento presso nostre famiglie, che le madri e i bambini conoscevano, per gli accompagnamenti all’asilo o per altri contatti precedenti.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Arresti domiciliari</strong></p>
<p>Se le mamme sono agli arresti domiciliari, in casa di parenti o in qualche struttura, i bambini fanno fatica ad uscire dalle mura domestiche. O c’è chi li accompagna all’esterno o di fatto ritornano in condizioni di deprivazione, forse ancor peggiori che in carcere, perché di maggior isolamento. A volte non vengono mandati alla scuola materna, pur essendosi la madre convinta della sua importanza, perché è difficile iscriverli e portarceli. Ci vuole qualcuno che li continui a proteggere con forza perché possano accedervi. Inoltre la precarietà stessa della condizione abitativa del nucleo familiare rende più difficile l’iscrizione del bambino a scuola.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>L’affidamento dei bambini del carcere</strong></p>
<p>Anche i bambini accolti in affidamento non sono protetti a sufficienza e per certi aspetti rischiano perfino di soffrire di più. Mentre aspettano che la mamma esca dall’istituto di pena, vengono accompagnati dagli affidatari stessi a regolari incontri con la stessa (visite talora poco piacevoli per i bambini, da cui cercano di sottrarsi). Poi le madri escono, ma prima di riprendere i figli con sé devono avere documenti in regola, un alloggio e un lavoro. Il lavoro e l’alloggio non si danno a chi non ha documenti in regola, quindi in teoria madri e figli stranieri dovrebbero essere espulsi subito  alla fine della pena della madre. Ma le madri non solo si sottraggono all’espulsione, non avendo più nessuno nel paese d’origine (o quasi), ma anche non hanno i soldi per procurarsi il biglietto aereo e non possono partire. Di fatto vengono tollerate in Italia il più a lungo possibile, ma poi viene rinnovato per loro il decreto di espulsione. I bambini nel frattempo sono vissuti in famiglie italiane e si trovano o a divenire clandestini, con le mamme disoccupate e quasi costrette ad attività disoneste di nuovo o a divenire di fatto cittadini di paesi a cui sono estranei come qualsiasi bambino italiano.</p>
<p>Evito di narrare le tragedie vissute da tre bambini nati in Italia, dati in affidamento a famiglie italiane, cresciuti come bimbi “nostri” e poi costretti a rientrare nella lontana famiglia nigeriana o rumena. Due di essi sono stati consegnati a sei anni al padre-padrone mai visto prima e poi abbandonati dalla madre, che non voleva riunirsi al marito, in Nigeria. In un colpo hanno perso tutti gli affetti e cambiato mondo: sono  passati da un’Italia agiata e attenta ai diritti dei minori ad un paese equatoriale povero, dove prevale anche in famiglia la legge del più forte.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Difendere i diritti dei bambini</strong></p>
<p>Come impedire che questi bimbi siano trattati cosi?</p>
<p>C’è un solo modo: facendo prevalere i loro diritti a crescere nel paese a cui culturalmente appartengono sulla cieca applicazione della legge n. 94 del 2009 recante “Disposizioni in materia di sicurezza pubblica”, cioè la legge sull’immigrazione. Basterebbe che l’autorità procedente l’espulsione chiedesse il nulla osta al tribunale dei Minorenni, quando destinatario del provvedimento espulsivo fosse il genitore di un minore. L’art. 31 del decreto legislativo n. 286/98 può essere applicato a questi bambini e può dare un permesso di soggiorno provvisorio ai loro genitori perché trovino legalmente un lavoro. Non sarebbe la certezza del permesso di soggiorno e nemmeno lontanamente la cittadinanza italiana per dei bambini spesso nati in Italia, ma almeno sarebbe una possibilità per le loro mamme. Che senso ha dare in affidamento per periodi  lunghi  dei bimbi in Italia, fino all’uscita dal carcere delle madri, per poi spedirli in Nicaragua o in Nigeria e abbandonarli ad un destino difficilissimo?</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Anche senza arrivare al passaggio in altri continenti, lede il diritto alla continuità degli affetti dei bambini il loro distacco brusco e definitivo dalla famiglia affidataria in cui hanno vissuto liberi per la prima volta, per essere mandati da una città all’altra senza poter comunicare con gli affidatari, che di loro si sono presi cura per anni. Si ritrova qui, rafforzato, il tema della petizione lanciata ormai due anni fa al Parlamento Italiano dall’Associazione “La gabbianella e altri animali”.</p>
<p>Finché non si preciserà nella legge attuale sull’affidamento che i bambini hanno diritto ai sentimenti, questo prezioso istituto si rivelerà un’arma a doppio taglio per i bambini e sarà ben poco considerato dalle famiglie italiane. La petizione da noi lanciata in merito ha prodotto leggi che giacciono in Commissione Giustizia da troppo tempo, è ora che se ne discuta.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Conclusioni</strong></p>
<p>1- I bambini che finiscono in carcere hanno bisogno di essere accompagnati all’asilo nido e all’esterno da persone di fiducia; hanno bisogno che si sostenga la loro stessa mamma per non dover essere loro ad asciugarle gli occhi, in una pericolosa inversione di ruoli.</p>
<p>2- Hanno bisogno di avere qualcuno che li segua e garantisca l’attuazione dei loro diritti anche dopo la scarcerazione, soprattutto se la mamma viene mandata agli arresti domiciliari.</p>
<p>3- Se vengono posti in affidamento, dev’essere garantita loro, come a tutti gli altri bambini in tale situazione, la continuità degli affetti.</p>
<p>4- Devono poter rimanere legalmente in Italia se nel paese d’origine della madre non hanno nessuna possibilità di inserirsi in un tessuto sociale che ne garantisca la crescita onesta ed armoniosa.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>In dicembre per uno dei “nostri” bambini in affidamento, scade il rinnovo del decreto di affidamento. A sua madre, che è uscita dal carcere da quasi un anno e lavora presso l’Hilton, non viene concesso il permesso di soggiorno. Dove passerà il primo giorno dell’anno 2012?</p>
<p>Se i bambini cresciuti in carcere sono culturalmente italiani,  nati e vissuti qui; se hanno frequentato asilo infantile e scuola materna o addirittura anche la scuola elementare in Italia, devono essere considerati un patrimonio italiano. Su di essi si sono investite grandi forze sia dei nostri Servizi Sociali che del mondo del volontariato, potrebbero divenire splendidi mediatori culturali e uomini e donne riscattati ad un’infanzia difficile. Non devono essere considerati solo figli indesiderati di madri clandestine. Non sono dei delinquenti, ma soltanto dei bambini, come i nostri figli.</p>
<p><strong><br />
</strong></p>
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		<title>Il laboratorio &#8220;Ricuciamo&#8221; nella casa di reclusione femminile della Giudecca</title>
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		<pubDate>Sun, 18 Sep 2011 16:46:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Commenti e testimonianze]]></category>
		<category><![CDATA[Comunicazioni ai soci]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[carcere]]></category>
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		<category><![CDATA[Venezia]]></category>

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		<description><![CDATA[Nel mese di maggio la Gabbianella ha avviato il laboratorio di taglio e cucito “Ricuciamo” con le mamme e le donne ristrette nella casa di reclusione femminile veneziana della Giudecca. Il laboratorio “Ricuciamo” fa seguito a un ampio progetto educativo riservato alle mamme recluse nel nido del carcere, attuato dal 2007 al 2010 con finanziamenti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-5386" style="margin-right: 5px;" src="http://www.lagabbianella.org/wp09/wp-content/uploads/2011/09/IMG_3347-300x225.jpg" alt="" width="201" height="150" />Nel mese di maggio la  Gabbianella ha avviato il laboratorio di taglio e cucito “Ricuciamo” con le mamme e le donne ristrette nella casa di reclusione femminile veneziana della Giudecca.</p>
<p>Il laboratorio “Ricuciamo” fa seguito a un ampio progetto educativo riservato alle mamme recluse nel nido del carcere, attuato dal 2007 al 2010 con finanziamenti della Regione Veneto. La  Gabbianella si è orientata sul taglio e cucito valutando da un lato i risvolti non soltanto educativi ma anche eventualmente professionalizzanti delle attività manuali proponibili all’interno dell’istituto di pena, dall’altro le purtroppo ridotte disponibilità finanziarie.</p>
<p>Le risorse dell’arte del taglio e cucito sono note. E’ un’arte che richiede applicazione ma è gratificante. Se praticata con concentrazione libera la mente e consente di realizzare qualche cosa di concreto, utile e piacevole per sé e per gli altri. Tuttavia non è molto praticata, e sappiamo quanto sia difficile trovare chi la padroneggi e sappia adattare capi di vestiario e svolgere piccole riparazioni. Inoltre nella casa di reclusione opera da anni un attivo e apprezzato laboratorio di sartoria gestito dalla Cooperativa “Il Cerchio”. La Cooperativa organizza periodicamente corsi di avviamento alla sartoria, cui però può necessariamente accedere un numero limitato di aspiranti.</p>
<p>Alla guida del laboratorio “Ricuciamo” è stata chiamata Nerina Bado, una professionista esperta nell’insegnamento della sartoria, della tessitura e del cucito creativo per tutte le fasce d’età, che aveva già lavorato con le donne ristrette in un precedente laboratorio di costumistica organizzato dalla sartoria.</p>
<p>Nei mesi di maggio e giugno si sono svolti 10 incontri di 3 ore ciascuno, a cui hanno preso parte 10 donne. <span id="more-5379"></span>Le abilità e le disposizioni molto diverse delle partecipanti non hanno consentito lo svolgimento di un regolare “corso” di taglio-cucito-piccole riparazioni come la nostra associazione si era inizialmente proposta, ma hanno reso necessario differenziare e calibrare di volta in volta le attività.</p>
<p>Gli esiti sono stati comunque molto positivi: la maggior parte delle iscritte ha seguito l’intero laboratorio. Due di loro, W. e A., hanno dimostrato di possedere già buona e ottima esperienza di taglio e cucito e sono state inserite nella sartoria. C., che invece non aveva mai impiegato una macchina da cucire, ha rivelato spiccate attitudini e un naturale interesse che si spera vorrà assecondare. Tutte le partecipanti hanno confezionato, lavorando a macchina e a mano secondo le loro capacità e attitudini, oggetti e capi di vestiario per sé, per i propri bambini e per le amiche. Ma al di là dei risultati materiali è stata profonda la soddisfazione provata nel confezionare oggetti graziosi e ben fatti e nell’applicarsi in questa attività insieme ad altre persone: le intense ore del laboratorio sono state efficaci sul piano psicologico e delle relazioni interpersonali.</p>
<p>Per il laboratorio “Ricuciamo” sono state acquistate 4 buone macchine da cucire che resteranno nella casa di reclusione a disposizione della sartoria e potranno essere impiegate in successivi corsi/laboratori organizzati anche dalle altre associazioni, o magari – ci piacerebbe molto – in un futuro laboratorio permanente di taglio e cucito e di piccole riparazioni che assolva le richieste della popolazione dell’istituto impegnando le donne ristrette.</p>
<p>L’organizzazione e l’attuazione di “Ricuciamo” sono state rese possibili grazie alla collaborazione e al contributo del Centro Servizi di Volontariato della provincia di Venezia, al contributo di Soroptimist di Venezia-Mestre, a una importante ditta che ha donato bellissimi scampoli, alla consulenza e ai consigli della responsabile della sartoria Annalisa Chiaranda, e alla collaborazione delle educatrici del carcere, dottoresse Carlotta Craveri e Marta Colle. Vorremmo anche ringraziare tutto il personale dell’istituto che ha seguito e vigilato con cortesia sulle attività, e le stesse partecipanti per l’entusiasmo dimostrato e l’aiuto nel riordinare i materiali e ripulire l’aula dopo gli incontri spesso prolungatisi oltre il previsto.</p>
<p>Il laboratorio continuerà nei mesi di ottobre e novembre, con vecchie e nuove partecipanti. Nel frattempo metà delle donne che hanno seguito i primi dieci incontri ha infatti lasciato la casa di reclusione e alcune di loro sono in procinto di farlo: il continuo alternarsi delle donne condiziona inevitabilmente ogni progetto educativo e scolastico nell’istituto. Oltre ad approfondire, o eventualmente ad apprendere ex novo i rudimenti del taglio e cucito, le partecipanti avranno questa volta occasione di lavorare in equipe per confezionare oggetti e regali natalizi in stoffa.</p>
<p><span style="color: #000080;"><strong>In vista della ripresa autunnale saremo molto grati a chi vorrà ancora regalarci tessuti, scampoli e filati &#8230; e siamo in cerca anche di un ferro da stiro! </strong></span>Chi fosse intenzionato ad aiutarci può rivolgersi a Paola, scrivendo a <strong><a href="mailto:redazione@lagabbianella.org">redazione@lagabbianella.org</a></strong></p>
<p><img class="alignnone size-medium wp-image-5382" style="margin-right: 5px; margin-top: 5px;" title="Incontro con la macchina da cucira" src="http://www.lagabbianella.org/wp09/wp-content/uploads/2011/09/IMG_3301-300x225.jpg" alt="" width="201" height="150" /><img class="alignnone size-medium wp-image-5383" style="margin-right: 5px; margin-top: 5px;" title="una prima prova" src="http://www.lagabbianella.org/wp09/wp-content/uploads/2011/09/IMG_3307-225x300.jpg" alt="" width="112" height="150" /><img class="alignnone size-medium wp-image-5460" style="margin-right: 5px; margin-top: 5px;" title="seconda e terza prova" src="http://www.lagabbianella.org/wp09/wp-content/uploads/2011/09/IMG_3308-225x300.jpg" alt="" width="112" height="150" /><img class="alignnone size-medium wp-image-5455" style="margin-right: 5px; margin-top: 5px;" title="semplice e preziosa" src="http://www.lagabbianella.org/wp09/wp-content/uploads/2011/09/IMG_3352-225x300.jpg" alt="" width="112" height="150" /><img class="alignnone size-medium wp-image-5461" style="margin-right: 5px; margin-top: 5px;" title="versione con giallo" src="http://www.lagabbianella.org/wp09/wp-content/uploads/2011/09/IMG_3329-225x300.jpg" alt="" width="112" height="150" /><img class="alignnone size-medium wp-image-5384" style="margin-right: 5px; margin-top: 5px;" title="cucire diritto e con precisione per la fodera di un cuscino" src="http://www.lagabbianella.org/wp09/wp-content/uploads/2011/09/IMG_3309-300x225.jpg" alt="" width="201" height="150" /><img class="alignnone size-medium wp-image-5391" style="margin-right: 5px; margin-top: 5px;" title="inserire una cerniera" src="http://www.lagabbianella.org/wp09/wp-content/uploads/2011/09/IMG_3310-300x225.jpg" alt="" width="201" height="150" /><img class="alignnone size-medium wp-image-5399" style="margin-right: 5px; margin-top: 5px;" title="con le borse ci siamo sbizzarrite" src="http://www.lagabbianella.org/wp09/wp-content/uploads/2011/09/IMG_3343-225x300.jpg" alt="" width="112" height="150" /><img class="alignnone size-medium wp-image-5454" style="margin-right: 5px; margin-top: 5px;" title="borsina-secchiello" src="http://www.lagabbianella.org/wp09/wp-content/uploads/2011/09/IMG_3351-300x225.jpg" alt="" width="201" height="150" /><img class="alignnone size-medium wp-image-5394" style="margin-right: 5px; margin-top: 5px;" title="difficoltà crescente" src="http://www.lagabbianella.org/wp09/wp-content/uploads/2011/09/IMG_3334-300x225.jpg" alt="" width="201" height="150" /><img class="alignnone size-medium wp-image-5392" style="margin-top: 5px; margin-right: 5px;" title="precisione in un pannello avvolgibile con bustine" src="http://www.lagabbianella.org/wp09/wp-content/uploads/2011/09/IMG_3326-300x225.jpg" alt="" width="201" height="150" /><img class="alignnone size-medium wp-image-5393" style="margin-right: 5px; margin-top: 5px;" title="interno del pannello con bustine" src="http://www.lagabbianella.org/wp09/wp-content/uploads/2011/09/IMG_3327-300x225.jpg" alt="" width="201" height="150" /><img class="alignnone size-medium wp-image-5395" style="margin-right: 5px; margin-top: 5px;" title="facili da cucire e da indossare" src="http://www.lagabbianella.org/wp09/wp-content/uploads/2011/09/IMG_3335-225x300.jpg" alt="" width="112" height="150" /><img class="alignnone size-medium wp-image-5396" style="margin-top: 5px; margin-right: 5px;" title="versione in rosa" src="http://www.lagabbianella.org/wp09/wp-content/uploads/2011/09/IMG_3336-225x300.jpg" alt="" width="112" height="150" /><img class="alignnone size-medium wp-image-5398" style="margin-right: 5px; margin-top: 5px;" title="più taglio che cucito" src="http://www.lagabbianella.org/wp09/wp-content/uploads/2011/09/IMG_3338-225x300.jpg" alt="" width="112" height="150" /><img class="alignnone size-medium wp-image-5462" style="margin-right: 5px; margin-top: 5px;" title="pannello da appendere in fondo al letto" src="http://www.lagabbianella.org/wp09/wp-content/uploads/2011/09/IMG_3339-300x225.jpg" alt="" width="201" height="150" /><img class="alignnone size-medium wp-image-5403" style="margin-right: 5px; margin-top: 5px;" title="regalo di una partecipante esperta per la figlia" src="http://www.lagabbianella.org/wp09/wp-content/uploads/2011/09/IMG_3341-225x300.jpg" alt="" width="112" height="150" /><img class="alignnone size-medium wp-image-5456" style="margin-right: 5px; margin-top: 5px;" title="piccoli doni" src="http://www.lagabbianella.org/wp09/wp-content/uploads/2011/09/IMG_3355-300x225.jpg" alt="" width="201" height="150" /></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Proposte per l’accompagnamento all’asilo nido e all’esterno del carcere per i bimbi del nido del carcere femminile della Giudecca</title>
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		<pubDate>Sun, 04 Sep 2011 08:40:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Premessa Chi sono i bambini che vivono in carcere Nell’istituto penitenziario femminile della Giudecca entrano mamme con bambini sotto i tre anni, i quali, al compimento del terzo anno (e in futuro, in attuazione della nuova legge, al compimento del sesto anno) devono in ogni caso uscire dal carcere. I bambini che entrano nell’istituto penitenziario [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Premessa</strong></p>
<p><strong>Chi sono i bambini che vivono in carcere</strong><br />
Nell’istituto penitenziario femminile della Giudecca entrano mamme con bambini sotto i tre anni, i quali, al compimento del terzo anno (e in futuro, in attuazione della nuova legge, al compimento del sesto anno) devono in ogni caso uscire dal carcere. I bambini che entrano nell’istituto penitenziario si trovano in questa situazione perché le mamme preferiscono tenerli con sé anziché lasciarli ai parenti, oppure perché le mamme non hanno parenti capaci di curare i bimbi o anche perché esse non hanno un appartamento dove rimanere agli “arresti domiciliari”. Le mamme sono quasi sempre straniere.</p>
<p><strong>Perché l’accompagnamento</strong><br />
Ai bambini che sono costretti a trascorrere la prima preziosa parte della vita in carcere, la Gabbianella da molti anni garantisce la frequenza regolare all’asilo-nido.</p>
<p>Andare all’asilo permette ai bambini di vivere fuori dal carcere, cioè di vedere ambienti e persone diversi da quelli dell’istituto di pena, di imparare l’italiano, che spesso le mamme non parlano bene, di acquisire elementi della cultura del nostro paese: comportamenti, alimenti, modalità di gioco. Frequentare l’asilo nido significa ricevere degli stimoli che la madre e il carcere non possono dare e sviluppare potenzialità della mente, che potrebbero non essere nemmeno toccate da una vita deprivata di esperienze. Significa mettere delle buone basi per la scuola materna e la scuola in genere. Significa soprattutto integrazione sociale.</p>
<p>Significa anche in molti casi creare “una rete di salvataggio” per i bambini in caso la mamma non stia bene o il bambino debba uscire dal carcere senza di lei. Infatti chi conosce il bambino e ha con lui/lei un rapporto d’affetto lo può ospitare per brevi periodi, come è successo molte volte, nel caso il bambino abbia bisogno di cure e attenzioni specifiche per motivi di salute suoi o della mamma.</p>
<p>Il tutto evitando logiche appropriative, lavorando sempre sulla coppia madre-figlio nel senso in cui si lavorò in passato con il progetto educativo della Regione: ciò che di meglio possiamo regalare ai bambini è un buon rapporto con le loro madri, a cui tendiamo sempre ad unirli. Se finiamo per accoglierli in affidamento è solo perché i bambini compiono i fatidici 3 anni o per casi davvero eccezionali.</p>
<p><strong>Le maggiori difficoltà incontrate e i risultati raggiunti<span id="more-5346"></span></strong><br />
Benché la cifra assegnata nel passato fosse adeguata, non è mai stato facile trovare accompagnatori disponibili a questo compito: infatti, i giovani cercano un lavoro vero e l’impegno di accompagnare i bambini toglie loro la libertà di movimento necessaria per “sistemarsi”, i pensionati si vogliono godere la libertà conquistata e si stancano a portare i passeggini su e giù per i ponti, chi lavora non può svolgere altre attività… La ricerca di accompagnatori, che devono essere persone di fiducia,  è stata perciò un impegno faticoso e una preoccupazione permanente per la Gabbianella. Ora, dopo molti anni, possiamo contare su un certo numero di persone, che già dispongono del permesso ad entrare in carcere e che sanno come comportarsi con gli agenti, le mamme, le maestre, e naturalmente i bambini.</p>
<p>Per dare la misura del nostro impegno, si ricorda qui che dal 2004 circa ventisette  bambini hanno potuto frequentare regolarmente l’asilo nido e nel corso degli ultimi tre anni, quattordici bambini hanno potuto godere dell’accompagnamento estivo in spiaggia nell’ambito dei progetti “Gioire nelle feste” e “Giocare liberamente” realizzati rispettivamente nel 2009 e 2010 e finanziati dal CSV, dal Comune di Venezia, dalla Municipalità di Venezia e dalla Foresteria Valdese. Nel 2011 nessuno ha finanziato il progetto, ma l’associazione è riuscita ad avere la capanna ugualmente, grazie all’offerta di 4 soci e ha potuto ancora portare al mare due bambini, i soli presenti al nido nell’estate. Una capanna “solidale” che è stata più in generale messa a disposizione di tutti quei bambini che non hanno, per diverse ragioni, la possibilità di trascorrere in compagnia piacevoli giornate al mare.</p>
<p>Dalla fine del 2007, cioè da quando abbiamo dovuto pensare noi a retribuire gli accompagnatori, con “prestazioni di lavoro occasionali”, passando loro per intero la cifra che il Comune dava all’associazione, sono stati una trentina gli amici o meglio le amiche (due soli uomini) che hanno garantito la continuità di questo prezioso servizio.</p>
<p>Forse 12 euro netti sono troppi per un’ora di lavoro come baby-sitter, ma non lo sono di certo per l’impegno e la responsabilità umana e sociale del compito ricoperto. E nemmeno troppi per avere le giornate feriali sempre “bloccate” dall’impegno di andare ad accompagnare alle 8,00 e recuperare alle 15,30 un bimbo al nido. Inoltre, i nostri amici, oltre alle ore di accompagnamento al nido, facevano molte altre ore di “passeggio libero” con i bimbi, portandoli al parco-giochi, a casa propria, a vedere cose interessanti e stimolanti per i bambini (le giostre, le festine di Carnevale, i colombi di piazza S. Marco, ecc.).</p>
<p>Non solo nei giorni feriali i bambini sono usciti, ma anche nei festivi, ovviamente gratis e con turni studiati appositamente. Gli accompagnatori sono sempre divenuti amici di mamme e bimbi, procurando loro ciò che serviva, portando i bambini in ospedale se questo era necessario, accompagnandoli nel difficile momento dell’uscita quando possibile, talora fino alla nuova casa, in città diverse dalla nostra, con mezzi propri, vegliando sul loro successivo inserimento all’asilo e sulla loro serenità.  Molti di questi rapporti continuano ancora. Si è trattato nei fatti di forme di affidamento, più che di semplici accompagnamenti.</p>
<p><strong>La sinergia con il carcere e l’asilo nido</strong><br />
La Direzione del carcere femminile anche prima dell’appoggio della Gabbianella aveva provveduto ad accompagnare alcuni bambini all’asilo nido, consapevole dell’importanza di questo servizio. Quando l’associazione di volontariato cominciò ad accompagnare i primi bambini ed era disposta a farlo gratuitamente non rendendosi ancora conto dell’impegno che questo presupponeva, la Direzione chiese esplicitamente al Comune che gli accompagnatori fossero pagati e garantì così la continuità delle attività fino al dicembre 2010.</p>
<p>Poiché non tutte le mamme ristrette, soprattutto nel passato, volevano mandare i bambini all’asilo, la Direzione dell’istituto di pena ha cercato di sensibilizzare le detenute madri in vari modi. Tra questi ha favorito gli incontri con le maestre e la proiezioni di video sulle attività che i bambini svolgono all’asilo.</p>
<p>Anche la Direzione dell’asilo si è resa conto dell’importanza di accogliere questi bimbi e ha riservato loro dei posti e un’attenzione particolare.</p>
<p>I comportamenti dei bambini sono sempre stati sinteticamente descritti alle mamme dalle maestre attraverso comunicazioni scritte di cui le accompagnatrici si facevano tramite.</p>
<p><strong>La situazione attuale</strong><br />
Da gennaio a giugno dell’anno 2011 abbiamo accompagnato i bambini senza ricevere nessun compenso. Per fortuna i piccoli rimasti nel nido in quest’ultimo anno sono stati pochi. Se fossero stati 5-6, come succedeva in passato, senza compensi economici, sarebbe stato difficile. Grazie soprattutto alle socie Martina Sambo e Nara Ronchetti, anche gli ultimi bambini passati al nido, sono usciti con la consueta regolarità e anzi, su richiesta delle mamme, più degli altri. Queste mamme, a differenza di quante le hanno precedute nello scorso triennio, non hanno potuto usufruire del progetto educativo, finanziato dalla Regione Veneto e implementato dall’associazione, per venire loro in aiuto attraverso diverse forme di sostegno ad hoc, dalla pediatra alle psicologhe della relazione. Nel 2011 giovani mamme che presentavano problematiche personali piuttosto pesanti, senza compagne con cui condividere il nido e prive di un sostegno adeguato si sono sentite più sole e hanno vissuto con maggiore difficoltà il loro ruolo. Venendo incontro alle richieste e alle specifiche necessità di queste mamme e nonostante la totale assenza di fondi, la Gabbianella si è comunque impegnata per garantire a questi bambini la possibilità di trascorrere la maggior parte del tempo all’esterno riuscendo a trovare delle socie–accompagnatrici stabili che hanno potuto trascorrere con loro quasi tutta la giornata e che gli hanno permesso di vivere delle esperienze ricche e stimolanti adatte a favorirne la normale crescita psico-fisica.</p>
<p><strong>Proposte dell’associazione “La gabbianella e altri animali” per l’anno scolastico 2011/2012</strong><br />
Dopo queste necessarie premesse, l’associazione formula delle proposte con la precisa intenzione di facilitare il lavoro delle Istituzioni. Naturalmente rimane aperta a riceverne di diverse da parte delle Istituzioni stesse.</p>
<p>1. L’associazione si impegna, nei limiti delle proprie forze, ad accompagnare all’esterno del carcere, durante i giorni festivi d’inverno e al mare d’estate, i bambini che ne avranno bisogno, anche nell’attuale situazione.</p>
<p>La stessa non garantisce invece di riuscire ad assumersi un impegno regolare per quanto riguarda gli accompagnamenti dei bambini all’asilo nido comunale senza l&#8217;aiuto fondamentale delle istituzioni, con finanziamenti e accordi anche diversi dal passato, ma tali da riconoscere il ruolo di supporto e   sostegno che la Gabbianella sta svolgendo per mamme e bambini.</p>
<p>Di fatto, come si riconosce l’affidamento diurno a singole famiglie, allo stesso modo si potrebbe riconoscere l’affidamento diurno all’associazione. In passato questo tipo di accordo  era stato già adottato in qualche situazione esterna al carcere tra il Centro Affidi e l’Associazione come tra la Municipalità del Lido e l’Associazione; oggi ci auguriamo possa venire istituito un protocollo simile ma non ci irrigidiamo nella proposta, che è una delle tante possibili.</p>
<p>2. Qualora si giunga alla decisione di riprendere accordi per metterci nelle condizioni di accompagnare i bambini all’asilo nido, l’associazione si impegna, in collaborazione con le istituzioni, se vorranno, ad organizzare un corso di formazione per gli accompagnatori.</p>
<p>Lo stesso potrebbe essere composto da 4 incontri: uno con una pedagogista         sulle principali tappe dello sviluppo dei bambini da zero a tre anni; uno con      un’ educatrice del carcere; uno con un’ operatrice del Centro di consultazione  per bambini, genitori, adolescenti; uno con il pediatra.  Il corso, oltre a      diffondere una conoscenza adeguata del Centro per l&#8217;Affido, aspirerebbe a garantire una preparazione specifica, condivisa e omogenea, degli accompagnatori in grado di ottimizzare il coordinamento tra tutti gli attori coinvolti ed evitare l&#8217;insorgere di possibili difficoltà nella relazione con l’istituto di pena.</p>
<p>3. Chi accetterà di fare l’accompagnatrice, sarà tenuta inoltre a partecipare ad incontri periodici interni all’associazione, per confrontarsi e condividere con esperti del settore e      con altri accompagnatori le problematiche che eventualmente emergeranno durante lo svolgimento del proprio servizio.</p>
<p>4. Inoltre l&#8217;associazione, in collaborazione con le istituzioni, si impegnerà a svolgere un&#8217;azione specifica di informazione e sensibilizzazione a beneficio delle nuove mamme che arrivano in carcere. Infatti sostenere questi bambini significa anche sostenere le loro mamme: una corretta e sistematica attività di informazione a loro favore eviterebbe di creare inutili angosce e inquietudini alle madri e, di riflesso, ai loro figli. Due colloqui individuali con la ristretta appena arrivata da sola e/o in presenza delle altre mamme già esperte e fruitrici dei nostri servizi saranno organizzati da socie esperte dell&#8217;associazione per diffondere delle informazioni di base riguardo l&#8217;associazione e il suo ruolo e <em>mission</em> all&#8217;interno del carcere: il nostro progetto educativo è volto a permettere ai bambini un adeguato sviluppo psicofisico e a coinvolgere le mamme in      tutte le attività (scuola, uscita, forme di divertimento) proposte ai bambini perché queste ne capiscano il valore e crescano con i piccoli.</p>
<p>Pensando ai due bambini ora rinchiusi nel nido, vorremmo risolvere subito ogni problema, ma da soli non possiamo e non è giusto farsi carico di compiti che non si è sicuri di poter rispettare. Confidiamo nel personale che lavora a pieno titolo nel nido del carcere e nella sensibilità della Direzione per quanto riguarda l’accompagnamento dei bambini nel prossimo periodo, anche perché è necessario fare l’inserimento presso l&#8217;asilo nido comunale dell’ultimo arrivato, il piccolo Vito.</p>
<p>Come abbiamo già ricordato, nel passato il nostro lavoro è stato possibile grazie anche al finanziamento avuto dalla Municipalità di Venezia. E’ quasi inevitabile che senza finanziamenti i volontari si sottraggano agli impegni precisi e puntuali che sono necessari per dare continuità di frequenza all’asilo nido e abitudini regolari ai bambini. Noi invitiamo  le istituzioni a sostenerci.</p>
<p>Carla Forcolin</p>
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		<title>Convegno  Sportelli-Carcere del Veneto e Volontariato in Rete. Scambio di esperienze, individuazione di modelli, al Centro Candiani di Mestre il 25 marzo</title>
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		<pubDate>Wed, 16 Mar 2011 13:43:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Appuntamenti]]></category>
		<category><![CDATA[carcere]]></category>
		<category><![CDATA[diritti umani]]></category>
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		<description><![CDATA[Il Convegno &#8220;Sportelli-Carcere del Veneto e Volontariato in Rete. Scambio di esperienze, individuazione di modelli&#8221; rappresenta l’evento pubblico a conclusione del Progetto &#8220;Sportello Giuridico e di Segretariato Sociale per le carceri del Veneto&#8221;, finanziato dal Comitato di Gestione del Fondo Speciale Regionale per il Volontariato e realizzato dall’Associazione Granello di senape Padova attraverso la Rete della [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.lagabbianella.org/wp09/wp-content/uploads/2011/03/programma_mestre_definitivo.pdf"><img class="alignleft size-full wp-image-4737" style="margin-right: 5px;" src="http://www.lagabbianella.org/wp09/wp-content/uploads/2011/03/conv-mestre.jpg" alt="" width="108" height="201" /></a>Il Convegno &#8220;Sportelli-Carcere del Veneto e Volontariato in Rete. Scambio di esperienze, individuazione di modelli&#8221; rappresenta l’evento pubblico a conclusione del Progetto &#8220;Sportello Giuridico e di Segretariato Sociale per le carceri del Veneto&#8221;, finanziato dal Comitato di Gestione del Fondo Speciale Regionale per il Volontariato e realizzato dall’Associazione Granello di senape Padova attraverso la  Rete della Conferenza Regionale Volontariato Giustizia.</p>
<p>Il Progetto ha attivato un Servizio di informazione e orientamento giuridico-amministrativo per i detenuti, allo scopo di facilitarne il loro reinserimento sociale dopo la dimissione dal carcere, o attraverso una misura alternativa. In particolare il Servizio fornisce:<br />
- L’informazione alla popolazione detenuta su normative, procedure, servizi, risorse del territorio in relazione ai bisogni espressi nei campi dell’assistenza sociale, previdenziale, del lavoro, della formazione e dell’istruzione, della cultura, del sostegno alla famiglia, dell’immigrazione, della normativa giuridica inerente l’espiazione penale.<br />
- La consulenza individuale mirata, attraverso il sostegno e l’orientamento, la valutazione condivisa delle risorse del singolo e della sua rete, lo stimolo alla sua personale attivazione, il contatto e l’attivazione del rapporto con i servizi individuati.<br />
- La messa in rete delle risorse del territorio in riferimento ai bisogni espressi dalla popolazione detenuta, rendendo quest’ultima “visibile” ai servizi stessi, facilitando la comunicazione interno-esterno e la relazione tra servizi e persone detenute sulla base dei bisogni rilevati.</p>
<p><strong>Programma del Convegno, presso il Centro Culturale Candiani, Piazzale Candiani 7 &#8211; Venezia Mestre</strong>:<span id="more-4731"></span><br />
<em>Ore 9.30 &#8211; 10.00 &#8211; Saluti di benvenuto</em><br />
Bruno Pivetta, Consigliere del Comitato di Gestione del Fondo Speciale regionale per il Volontariato<br />
Sandro Simionato, vice sindaco assessore politiche sociali e rapporti con il volontariato Comune di Venezia</p>
<p><em>Ore 10.00 &#8211; 13.00 &#8211; Sportelli e iniziative per detenuti ex detenuti e loro familiari</em><br />
<em>Coordina: Maria Teresa Menotto Presidente &#8220;Il granello di senape&#8221;, di Venezia</em><br />
Padova: Sportello di segretariato sociale (associazione Granello di senape Padova)<br />
Verona: Sportelli di segretariato sociale interni ed esterni (associazione La Fraternità)<br />
Venezia: Sportello Urban (Comune di Venezia-Area Penitenziaria); Sportello carcere esterno (associazione Il granello di senape)<br />
Vicenza: Progetto Jonathan (associazione Nuova Terra)<br />
Rovigo: Sportello carcere (associazione Centro Francescano di Ascolto)<br />
Treviso: attività nell&#8217;Istituto Penale per Minorenni (associazione La Prima  Pietra)</p>
<p><em>Ore 13.00 &#8211; 14.00 &#8211; Pausa buffet</em></p>
<p><em>Ore 14.30 &#8211; 16.30 &#8211; Testimonianze</em><br />
<em>Coordina: Ornella Favero Presidente &#8220;Granello di senape Padova&#8221;</em><br />
Viviana Birkman, associazione gli Amici di Zaccheo: sportello Salute, carcere di Bollate Milano<br />
Antonella Vesentini, Responsabile Unità Operativa Sanità Penitenziaria USL 20 di Verona<br />
Fulvio Tasinato, patronato Inca Cgil di Padova, carcere di Padova<br />
Camilla Bolzoli, Agenti di rete, associazione Carcere e Territorio di Brescia<br />
Margherita Forestan, Garante dei diritti delle persone private della libertà personale, Comune di Verona<br />
Livio Ferrari, Garante dei diritti delle persone private della libertà personale, Comune di Rovigo</p>
<p><em>Conclusioni: Marino Costantini Responsabile Servizio Adulti &#8211; Direzione Politiche Sociali del Comune di Venezia</em></p>
<p><em>Saranno presenti:</em><br />
Associazione Estramenia di Belluno<br />
Associazione per Ricominciare di Treviso<br />
Altre associazioni di volontariato del Veneto<br />
CSV di Verona, CSV di Treviso, CSV di Padova</p>
<p><em>La partecipazione al Convegno è libera. I giornalisti sono pregati di chiamare o inviare una mail per confermare la presenza.</em></p>
<p>Segreteria Organizzativa &#8220;Il granello di senape&#8221; di Venezia<br />
Info: 335212249 Mail: <a href="mailto:sportello.carcere@comune.venezia.it" target="_blank">sportello.carcere@comune.venezia.it</a></p>
<p>Clicca sull&#8217;immagine per la locandina in PDF.</p>
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		<title>Aspettando l’ICAM a Venezia: presente e futuro</title>
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		<pubDate>Thu, 03 Feb 2011 08:41:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Commenti e testimonianze]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[carcere]]></category>
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		<description><![CDATA[Sul Gazzettino del 28 gennaio è comparso l’articolo “Un alloggio per le mamme detenute”. Leggo con piacere che il Comune di Venezia vuole dar vita ad un Istituto a custodia attenuata, per permettere alle donne detenute con figli dai zero ai tre anni di espiare la loro pena, senza  danneggiare la preziosa prima infanzia dei [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sul Gazzettino del 28 gennaio è comparso l’articolo <a href="http://carta.ilgazzettino.it/MostraStoria.php?TokenStoria=1360079&amp;Data=20110128&amp;CodSigla=VE">“Un alloggio per le mamme detenute”</a>. Leggo con piacere che il Comune di Venezia vuole dar vita ad un Istituto a custodia attenuata, per permettere alle donne detenute con figli dai zero ai tre anni di espiare la loro pena, senza  danneggiare la preziosa prima infanzia dei loro bimbi innocenti. E’ un’ottima iniziativa.</p>
<p>Desidero comunque far presente che allo stato attuale delle cose, nella nostra città, pur vivendo i bambini con le mamme nel “nido” del carcere (struttura appositamente pensata per mamme e bimbi), i piccoli vengono regolarmente fatti uscire dalle socie e dai soci della Gabbianella, che da anni li accompagnano all’asilo nido al mattino e vanno a riprenderli nel pomeriggio. Alla fine dell’asilo non si rientra subito in carcere, ma si va a spasso, al parco-giochi, o si va per un po’ a giocare nella casa della propria accompagnatrice; dalla mamma si rientra molto spesso solo alla sera.<br />
Nei giorni festivi e anche in altre giornate, sia pure senza obbligo di regolarità, oltre a noi della Gabbianella, altre associazioni, come “Arcobaleno”, sono molto presenti in carcere e accompagnano i bambini fuori, instaurando con gli stessi e con le loro mamme un ottimo rapporto.<br />
D’estate, da due anni, noi della Gabbianella con il contributo del CSV della Provincia e del Comune, ci siamo fatti carico di portare a giorni alterni tutti i bambini che sono al nido in spiaggia, in un’apposita capanna.</p>
<p>Fino ad ora, perché <strong>i finanziamenti che hanno facilitato il lavoro dell’associazione, permettendo gli accompagnamenti regolari dei piccoli all&#8217;asilo nido comunale e alla spiaggia e un progetto educativo per mamme e bambini non ci sono più: il protocollo d’intesa con la Municipalità di Venezia è stato concluso per mancanza di fondi e così il progetto educativo con la Regione Veneto.</strong></p>
<p>Io <strong>spero che, pensando all’ICAM e al futuro in cui i bambini vivranno in luoghi più normali del nido del carcere, si parta da ciò che di buono si è fatto finora e si riprenda a dare un regolare contributo a chi ogni mattina e ogni pomeriggio accompagna i bambini dal nido all’asilo comunale e viceversa.</strong></p>
<p><strong>Altra grave questione</strong>:<span id="more-4614"></span><br />
La vita dei bambini del nido del carcere femminile</strong>, diretto dalla dottoressa Straffi, è stata finora per quanto possibile tutelata, ma <strong>problemi altrettanto grandi si presentano paradossalmente quando le mamme escono dal carcere</strong>. Esse infatti, benché abbiano scontato la loro pena, spessissimo non escono con i documenti in regola e non hanno i soldi per pagarsi un biglietto di ritorno nel loro paese d’origine (sono quasi sempre straniere).</p>
<p>Le cooperative sociali che prestano la loro opera nel carcere (Il Cerchio, Rio Terà dei Pensieri, Il Granello di Senape) spesso trovano dei lavori esterni per le ex-detenute che già all’interno del carcere lavoravano, ma si tratta di lavori che durano per brevi periodi e non permettono di pagare un affitto regolare ed avere un regolare permesso di soggiorno. Così mamme e bambini hanno un inserimento difficilissimo e precario. I bambini, che nel nido avevano assicurati i pasti, i vestiti, l’alloggio, la scuola, il pediatra, all’esterno non hanno più nessun diritto. Questo sembra a me essere <strong>il problema più grande: il vero inserimento di questi bimbi nel nostro mondo, che è anche il loro, perché qui sono nati e vissuti, dopo la parentesi del nido (o in futuro dell’Icam).</strong></p>
<p>Attualmente ci sono tre bambini che erano nel carcere in affidamento presso nostre famiglie: avrebbero dovuto starci fino all’uscita delle mamme o fino al reperimento di risorse valide all’interno delle famiglie d’origine dei bimbi, ma è ormai chiaro che i bambini torneranno dalle madri quando le stesse saranno in grado di offrire loro una vita dignitosa (quando?) o quando sarà certo se le famiglie d’origine dei piccoli saranno in grado di crescerli nel rispetto dei loro bisogni morali e materiali (quando?).</p>
<p><strong>Pensare fin dalla fondazione dell’ICAM a queste realtà ci permetterà forse di non dover staccare madri e figli nel vicino futuro e di creare un progetto che preveda di accompagnare entrambi fino ad un vero inserimento nel nostro mondo, che poi è anche quello dei bambini, nati e cresciuti in Italia.</strong></p>
<p>Carla Forcolin</p>
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		<title>Un servizio sull&#8217;ICAM di Milano, il primo centro di custodia attenuata per detenute con bambini realizzato in Italia</title>
		<link>http://www.lagabbianella.org/2010/12/07/un-servizio-sullicam-il-primo-centro-di-custodia-attenuata-per-detenute-con-bambini-realizzato-in-italia/</link>
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		<pubDate>Tue, 07 Dec 2010 18:08:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<category><![CDATA[carcere]]></category>

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		<description><![CDATA[Qualche giorno fa, la &#8216;nostra&#8217; L, una splendida e vivacissima bimba di 2 anni da poco compiuti, e la sua mamma hanno lasciato il nido del carcere femminile di Venezia e sono state trasferite a Milano, dove ci piace immaginarle nell&#8217;ambiente familiare dell&#8217;ICAM (Istituto a custodia attenuata per madri). L&#8217;ICAM di Milano, dipendente dalla Direzione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.report.rai.it/dl/Report/puntata/ContentItem-a5dcca0d-3080-42ab-8619-1c5966f2b6d5.html?refresh_ce"><img class="alignleft size-full wp-image-4452" style="margin-right: 5px;" src="http://www.lagabbianella.org/wp09/wp-content/uploads/2010/12/ICAM.jpg" alt="" width="158" height="116" /></a>Qualche giorno fa, la &#8216;nostra&#8217; L, una splendida e vivacissima bimba di 2 anni da poco compiuti, e la sua mamma hanno lasciato il nido del carcere femminile di Venezia e sono state trasferite a Milano, dove ci piace immaginarle nell&#8217;ambiente familiare dell&#8217;ICAM (<a href="http://www.giustizia.it/giustizia/it/mg_2_3_1_2.wp;jsessionid=6040BCD4300DE291647231B15710A904.ajpAL02">Istituto a custodia attenuata per madri</a>).</p>
<p>L&#8217;ICAM di Milano, dipendente dalla Direzione della casa circondariale di San Vittore, è stato inaugurato nel dicembre 2006. E&#8217; ad oggi il solo centro di custodia attenuata realizzato in Italia  per assicurare un&#8217;infanzia il più possibile serena ai figli insieme alle mamme detenute.</p>
<p><strong>Clicca sull&#8217;immagine per vedere il servizio sull&#8217;ICAM di Milano, trasmesso <strong>su Rai3 </strong><strong>nella puntata di Report del 5 dicembre</strong></strong>, con un&#8217;intervista all&#8217;ex assessore Francesca Corso che ne ha promosso l&#8217;istituzione (oppure <a href="http://www.lagabbianella.org/wp09/wp-content/uploads/2010/12/1291584324121chidiceno_0512_pdf.pdf">qui</a> per la trascrizione del testo del servizio).</p>
<p>(Un articolo sull&#8217;ICAM è stato anche pubblicato su <a href="http://www.minori.it/?q=node/650">www.minori.it</a>).</p>
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		<title>Dibattito sul carcere organizzato dalla cooperativa sociale veneziana Il Cerchio, venerdì 10 dicembre</title>
		<link>http://www.lagabbianella.org/2010/12/07/dibattito-sul-carcere-organizzato-dalla-cooperativa-sociale-veneziana-il-cerchiovenerdi-10-dicembre-dalle-10-00/</link>
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		<pubDate>Tue, 07 Dec 2010 17:17:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Appuntamenti]]></category>
		<category><![CDATA[carcere]]></category>
		<category><![CDATA[Venezia]]></category>

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		<description><![CDATA[Tutti gli operatori del settore carcerario concordano nel ritenere che la situazione degli istituti di detenzione sia esplosiva. La Cooperativa sociale per il reinserimento lavorativo Il Cerchio organizza un convegno a Venezia sulla situazione del carcere, presentando una proposta che potrebbe contribuire alla diminuzione dei detenuti negli istituti, attraverso lavori socialmente utili. I ristretti in pena [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Tutti gli operatori del settore carcerario concordano nel ritenere che la situazione degli istituti di detenzione sia esplosiva.</p>
<p>La Cooperativa sociale per il reinserimento lavorativo Il Cerchio organizza un convegno a Venezia sulla situazione del carcere, presentando una proposta che potrebbe contribuire alla diminuzione dei detenuti negli istituti, attraverso lavori socialmente utili. I ristretti in pena alternativa potrebbero essere occupati, ad esempio nella pulizia di alcune isole della laguna, così da riconvertirle alla coltivazione di ortaggi e/o vigneti.</p>
<p>La Cooperativa ne discuterà con:</p>
<p><strong>Maria Alberti Casellati</strong>, Sottosegretario alla Giustizia<br />
<strong>Felice Casson</strong>, Senatore della Repubblica<br />
<strong>Felice Bocchino</strong>, Provveditore Dipartimento Amministrazione Penitenziaria del Veneto<br />
<strong>Barbara Della Longa</strong>, Magistrato Tribunale di Venezia<br />
<strong>Vincenzo Semeraro</strong>, Magistrato  Tribunale di Venezia<br />
<strong>Sergio Trevisanato</strong>,  Segretario Regionale per le Attività Produttive Istruzione e Formazione Veneto<br />
<strong>Mario Dalla Tor</strong>, Vicepresidente Provincia Venezia<br />
<strong>Sandro Simionato</strong>, Vicesindaco Comune Venezia<br />
<strong>Giovanni  Mazzacurati</strong> , Presidente  Consorzio Venezia Nuova<br />
<strong>Gianluca Bisol</strong>, Amministratore Delegato Casa Vinicola &#8220;Bisol&#8221;</p>
<p>Saranno presenti i direttori degli Istituti Penitenziari di Venezia <strong>Gabriella Straffi</strong> e <strong>Irene Iannucci</strong></p>
<p><strong>Il dibattito si terrà nei locali dell&#8217;ex Bocciodromo nei Campi Sportivi di Sacca Fisola, venerdì 10 dicembre alle ore 10.00</strong>.</p>
<p><em>Durante il break verrà offerta una colazione. La Cooperativa garantirà la realizzazione del convegno, anche in caso di sciopero dei trasporti, utilizzando mezzi propri </em></p>
]]></content:encoded>
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		<title>&#8220;Cella in Mostra&#8221; e altre iniziative nel Progetto Papillon alla Mostra del Cinema di Venezia 2010</title>
		<link>http://www.lagabbianella.org/2010/09/03/cella-in-mostra-e-altre-iniziative-nel-progetto-papillon-alla-mostra-del-cinema-di-venezia-2010/</link>
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		<pubDate>Fri, 03 Sep 2010 13:13:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[carcere]]></category>
		<category><![CDATA[Venezia]]></category>

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		<description><![CDATA[L&#8217;UOC Area Penitenziaria, in collaborazione con la Direzione degli Istituti di pena veneziani e con i soggetti del Terzo Settore che operano all&#8217;interno degli istituti di pena cittadini, organizza anche per il 2010 una serie di iniziative all&#8217;interno del Progetto Papillon con l’obiettivo di creare un ponte tra carcere e territorio durante un evento così importante per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-4023" src="http://www.lagabbianella.org/wp09/wp-content/uploads/2010/09/Papillon-2100.jpg" alt="" width="147" height="165" /><span style="color: #000000;">L&#8217;UOC Area Penitenziaria, in collaborazione con la Direzione degli Istituti di pena veneziani e con i soggetti del Terzo Settore che operano all&#8217;interno degli istituti di pena cittadini, organizza anche per il 2010 una serie di iniziative all&#8217;interno del Progetto Papillon con l’obiettivo di creare un ponte tra carcere e territorio durante un evento così importante per la città, come la Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia.</span></p>
<p><strong><span style="color: #000000;">Dal 3 al 5 settembre dalle ore 13 alle ore 20</span></strong><span style="color: #000000;">, presso il parcheggio di Via Lamberti adiacente al Palabiennale del Lido,</span><strong><span style="color: #000000;"> sarà allestita una cella costruita dai detenuti del carcere di Verona, che riproduce nelle dimensioni  e nell’arredamento la cella di un istituto di pena</span></strong><span style="color: #000000;">, al fine di far comprendere alla cittadinanza la fondatezza delle preoccupazioni dei volontari, degli operatori sociali, degli operatori penitenziari e delle famiglie rispetto alla vivibilità in carcere e per chiedere al governo soluzioni efficaci e tempestive.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">I dati non sono infatti confortanti: </span><strong><span style="color: #000000;">la capienza regolamentare delle carceri italiane è di 44.568 posti con un limite tollerabile di 67.772, contro i 69.000 detenuti ad oggi presenti negli Istituti Penitenziari</span></strong><span style="color: #000000;">. Dall’inizio dell’anno sono 116 i detenuti morti in carcere tra suicidi, malattie e cause “da accertare”, senza contare gli atti di autolesionismo quotidiani.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Per confrontarsi, riflettere e sensibilizzare l’opinione pubblica su queste tematiche è stato organizzato, il </span><strong><span style="color: #000000;">3 settembre alle ore 15.30</span></strong><span style="color: #000000;"> in prossimità della “cella”, un incontro pubblico in cui si affronteranno le problematiche attuali del carcere.</span></p>
<p><span style="color: #ffffff;">a</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Queste le iniziative, in corso e a venire, del Progetto Papillon:</span></p>
<p><strong><span style="color: #000000;">1-11 settembre, </span></strong><span style="color: #000000;">c/o Area Garden adiacente al Palazzo del Cinema</span></p>
<p><span style="font-weight: normal;"><span style="color: #000000;">&#8220;Papillon&#8221; stand n°9 &#8211; </span><span style="color: #800000;"><strong><span style="color: #000000;">esposizione e vendita prodotti realizzati negli Istituti di pena veneziani</span></strong><span style="color: #000000;"> </span></span><span style="color: #000000;">dalle Cooperative &#8220;</span><a href="http://www.rioteradeipensieri.org/pages.asp?id=1"><span style="color: #000000;">Rio Terà dei Pensieri</span></a><span style="color: #000000;">&#8221; e  &#8221;</span><a href="http://www.ilcerchiovenezia.it/"><span style="color: #000000;">Il Cerchio</span></a><span style="color: #000000;">&#8220;</span></span></p>
<p><strong><span style="color: #000000;">4 settembre, </span></strong><span style="color: #000000;">c/o Area Garden adiacente al Palazzo del Cinema, dalle 10.30 alle 16.30</span></p>
<p><strong><span style="color: #000000;">timbratura di un annullo postale realizzato per l&#8217;occasione</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #000000;">3-4-5 settembre, </span></strong><span style="color: #000000;">parcheggio di via Lamberti adiacente Pala Biennale</span></p>
<p><strong><span style="color: #000000;">&#8220;Cella in Mostra&#8221;</span></strong><span style="color: #000000;"> &#8211; esposizione di una cella. Venerdì 3 incontro pubblico ore 15.30</span></p>
<p><strong><span style="color: #000000;">7 settembre, </span></strong><span style="color: #000000;">c/o Area Incontri Digital Expo ore 17.00</span></p>
<p><span style="color: #000000;">proiezione </span><strong><span style="color: #000000;">d</span></strong><strong><span style="color: #000000;">ocumentario &#8220;Ponti Sospesi&#8221; di M. Valentini</span></strong><span style="color: #000000;"> e tavola rotonda su teatro carcere a cura dell&#8217;Ass. Balamòs</span></p>
<p><strong><span style="color: #000000;">8 settembre, </span></strong><span style="color: #000000;">c/o casa circondariale maschile a S. Maria Maggiore</span></p>
<p><span style="color: #000000;">proiezione </span><strong><span style="color: #000000;">documentario &#8220;Ponti Sospesi&#8221; di M. Valentini</span></strong></p>
<p><span style="color: #ffffff;">a</span></p>
<p><a href="http://www.lagabbianella.org/wp09/wp-content/uploads/2010/09/mappa.pdf"><img class="alignleft size-full wp-image-3595" style="margin-right: 5px; margin-top: -5px;" src="http://www.lagabbianella.org/wp09/wp-content/uploads/2010/07/ACROBAT-PDF-small.gif" alt="" width="20" height="20" /></a><a href="http://www.lagabbianella.org/wp09/wp-content/uploads/2010/09/mappa.pdf">mappa</a></p>
<p><a href="http://www.lagabbianella.org/wp09/wp-content/uploads/2010/09/indicazioni-stradali.pdf"><img class="alignleft size-full wp-image-3595" style="margin-right: 5px; margin-top: -5px;" src="http://www.lagabbianella.org/wp09/wp-content/uploads/2010/07/ACROBAT-PDF-small.gif" alt="" width="20" height="20" /></a><a href="http://www.lagabbianella.org/wp09/wp-content/uploads/2010/09/indicazioni-stradali.pdf">indicazioni stradali</a></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.lagabbianella.org/2010/09/03/cella-in-mostra-e-altre-iniziative-nel-progetto-papillon-alla-mostra-del-cinema-di-venezia-2010/feed/</wfw:commentRss>
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		<title>“Uscite in spiaggia 2010” per i bambini nel nido del carcere femminile della Giudecca – pensieri di fine agosto</title>
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		<pubDate>Sat, 28 Aug 2010 22:09:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Commenti e testimonianze]]></category>
		<category><![CDATA[Comunicazioni ai soci]]></category>
		<category><![CDATA[carcere]]></category>
		<category><![CDATA[cittadinanza]]></category>
		<category><![CDATA[clandestinità]]></category>
		<category><![CDATA[solidarietà]]></category>
		<category><![CDATA[Venezia]]></category>

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		<description><![CDATA[Al mare Con la collaborazione e l’entusiasmo – e ora la soddisfazione, l’affetto e la gioia – di grandi e piccini, tutto è andato per il meglio. L’idea era semplicemente di ripetere il progetto &#8220;Giocare liberamente&#8221;, compiuto con successo nel 2009: portare al mare i piccoli che vivono con le mamme nella casa di reclusione femminile veneziana [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Al mare</strong></p>
<p>Con la collaborazione e l’entusiasmo – e ora la soddisfazione, l’affetto e la gioia – di grandi e piccini, tutto è andato per il meglio.</p>
<p>L’idea era semplicemente di ripetere il progetto <a href="http://www.lagabbianella.org/home/giocare-liberamente/">&#8220;Giocare liberamente&#8221;</a>, compiuto con successo nel 2009: portare al mare i piccoli che vivono con le mamme nella casa di reclusione femminile veneziana della Giudecca.  Una serie di varie difficoltà, imprevisti e &#8220;colpi di scena&#8221; ci ha invece impedito di programmare le attività e le uscite, che sono state organizzate settimanalmente e a volte perfino di giorno in giorno (una fatica organizzativa che rende dubbio, purtroppo, il ripetersi dell’iniziativa così com’è stata attuata quest’anno).</p>
<p>Dai finanziamenti, ai mezzi di trasporto, al team dei coordinatori, al numero dei soci disponibili a portare i bambini in spiaggia, tutte le risorse si sono rivelate molto inferiori rispetto all’anno scorso. Il gruppo degli accompagnatori stabili è stato costituito da due sole persone, affiancate, però, da compagne/i che hanno partecipato con assiduità, compatibilmente con altri impegni, e da familiari e amici accorsi in aiuto in caso di necessità. <span style="font-size: small;"><span style="font-family: 'comic sans ms', sans-serif;">(Un grazie particolare alle due ragazze del servizio civile, Elena e Giulia, bravissime e adorate dai bambini!)</span></span></p>
<p>I piccoli del &#8220;gruppo spiaggia&#8221; del nido del carcere erano solo tre, inizialmente, ma presto sono diventati quattro, e infine cinque, con bambini che se ne sono andati e altri che inaspettatamente si sono aggiunti al gruppetto iniziale. (Oltre a loro, un sesto bimbo, nato in carcere in febbraio, si è abituato presto alle uscite, richieste con energia e tenacia dalla sua mamma. Grazie a una nuova socia, che di buon grado ha corso il rischio di portarlo &#8220;lontano&#8221; dal seno materno, anche lui ha potuto vedere il mare).</p>
<p>I bambini sono stati accompagnati in spiaggia (o comunque a giocare fuori dal carcere in caso di brutto tempo) dai volontari della Gabbianella almeno tre volte alla settimana, per lo più tutta la mattina, ma talvolta anche l’intera giornata: le mamme si sono battute molto per avere il tempo pieno e noi abbiamo “ceduto” ogni qualvolta ciò è stato possibile.<span id="more-3948"></span></p>
<p>I piccoli sono giunti al nido già toccati da traumi, separazioni, sofferenze, per motivi di cui non sono responsabili e che a loro risultano del tutto incomprensibili. Per fortuna sono in grado di divertirsi ancora, a tratti spensieratamente, e hanno vissuto istanti di semplice felicità nello sguazzare nell’acqua o nel giocare con la sabbia.</p>
<p>I bambini hanno anche incontrato diverse persone, conosciuto altri bambini, vissuto varie e belle esperienze, imparato qualcosa. Ora – verso la fine della stagione balneare – sono comunicativi e socievoli, sono a tal punto simpatici che i piccoli delle altre capanne sono attratti da loro e tutti si divertono liberamente, senza distinzioni e barriere. Era questo uno dei nostri desideri-obiettivi.</p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="font-family: 'comic sans ms', sans-serif;">Siamo stati felici di condividere la capanna con altre associazioni e con le ragazze della comunità Pompeati. Dolcissimo vedere come ragazze adolescenti, che nella loro prima infanzia hanno sofferto per la carenza di cure materne adeguate, siano state capaci di prendersi cura dei bambini. In particolare, si è instaurata tra una di queste care ragazze e la più birichina delle bimbe un’amicizia speciale.</span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="font-family: 'comic sans ms', sans-serif;">Vorremmo ringraziare le signore dell’associazione Arcobaleno: al di fuori delle giornate in spiaggia, Serena, Simonetta e Sonia hanno fatto uscire i piccoli dal carcere, talvolta per interi weekend, contribuendo così a &#8220;regalare&#8221; loro una &#8220;ricca&#8221; estate che forse, anche da liberi, non avrebbero potuto permettersi.</span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="font-family: 'comic sans ms', sans-serif;">Grazie a Eleonora e Francesca, le psicologhe che operano nel nido del carcere, per l&#8217;assistenza e le consulenze.</span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="font-family: 'comic sans ms', sans-serif;">Infine, un ringraziamento caloroso al personale della casa di reclusione, che è stato in grado di rendere lievi i nostri transiti, accogliendoci con simpatia e &#8220;festeggiando&#8221; i bambini nelle uscite e nei rientri.</span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"> </span></p>
<p><strong>Bambini apolidi</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p>Nessuno dei bambini del &#8220;gruppo spiaggia&#8221; del nido del carcere ha genitori italiani. La loro pelle è di vario colore. Tutti sono belli, sani e intelligenti. I cinque più grandicelli sono bilingui. Alcuni non parlano ancora, ma tutti comprendono bene le lingue delle mamme e l’italiano.</p>
<p>Ognuno di loro ha un carattere ben definito. L, 18 mesi, è la più giovane. Abilissima nel cogliere l’istante in cui può sfuggire al controllo per lanciare succhielli e scarpine in canale, è irresistibile: la simpatia e l’arte di arrangiarsi in persona. I suoi quattro compagni stanno per compiere tre anni, l’età in cui si deve uscire dal carcere. S., la &#8220;principessina&#8221;, si offende e fa il broncio se trascuriamo di assisterla per qualche secondo, è &#8220;chiacchierina&#8221; e ama conversare e giocare con gli adulti. M., la più difficile secondo le mamme del nido, sembra un angelo quando è fuori. F., può impuntarsi con ostinazione e disarmarti subito dopo con un &#8220;glazie&#8221; e un sorriso dolcissimo. Poi c’è il nostro “veterano”, J., che sta crescendo bene, mantenendo e rinforzando il suo carattere equilibrato e riflessivo. E gli altri bambini, passati magari per un giorno solo al nido, accompagnati comunque fuori, miracolosamente… perché non si può lasciare solo in prigione un bimbo mentre gli altri vanno al mare!</p>
<p>A fine giugno abbiamo salutato, con affetto e apprensione, C., una bimba meravigliosa che è tornata in famiglia poco prima di compiere tre anni. In questi giorni ha partecipato al grande raduno rom in Francia: speriamo che questo viaggio, di cui la mamma ci ha parlato con fierezza pochi giorni fa, non si sia concluso con un &#8220;rimpatrio&#8221; forzato sugli aerei di Sarkozy!</p>
<p>Fra poche settimane altri quattro bambini compiranno tre anni. Le loro sorti sono incerte, dall’espulsione, con la mamma, in un paese dove non risultano neppure iscritti all’anagrafe, all’inserimento in famiglie di congiunti che non sembrano molto interessati ad accoglierli, al possibile trascorrere di vite tragicamente prive di tutto (casa, lavoro dei genitori, assistenza sanitaria, asilo e tutto ciò che ne consegue: mangeranno tre volte al giorno?).</p>
<p>E le mamme? Finiranno per raccogliere mele e pomodori in clandestinità o per tornare a compiere qualche furto?  Riusciranno a mantenere la dignità che il carcere ha loro paradossalmente restituito?</p>
<p>Noi vorremmo avere un lavoro onesto da offrire alle mamme quando usciranno, delle stanze dove ospitarle, tante socie capaci di sostenerle, ma tocchiamo con mano la nostra impotenza. Possiamo dare loro un numero di telefono, per dare continuità alla nostra amicizia, ma è poco, troppo poco.</p>
<p>Se davvero, dopo il carcere, si è scontata la pena e si torna “puliti”, perché per queste mamme non è possibile un vero inserimento nel nostro mondo? Inoltre, i bambini nati in carcere non hanno mai avuto nessuna colpa. Noi li guardiamo uscire dalla prigione con le mamme con maggiore preoccupazione che sollievo. In molti casi, staranno peggio “fuori”, che “dentro”, purtroppo.</p>
<p>Le tante proposte di legge per i bambini del carcere si fermano al periodo della carcerazione. Toccare il periodo della post-carcerazione significa ripensare leggi recenti, che fanno della clandestinità un reato, ma che in realtà non risolvono il problema del “come si diventa cittadini italiani”, nemmeno se si è bimbi nati in Italia.</p>
<p>Chi conosce da vicino queste situazioni, ha mezzi e potere dovrà liberare la fantasia e molte risorse anche economiche per rendere il reinserimento di donne e bambini una realtà invece di un sogno.</p>
<p>Carla Forcolin e Paola Modesti</p>
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