A proposito della petizione: storia di Beatrice, di Lucrezia Mollica
sabato 6 marzo 2010L’avv. Lucrezia Mollica, che si occupa di diritto di famiglia e minorile a Milano, ci ha inviato questa storia e alcune note che vogliamo condividere con voi:
Beatrice aspettava Gesù Bambino.
Era il suo primo vero Natale.
Il Natale precedente, a otto mesi, aveva goduto, inconsapevole, del clima di festa che la circondava e si era deliziata con i nastri d’oro, le carte lucide e i fiocchi d’argento. Per nulla interessata al contenuto dei pacchetti, i suoi compresi.
Ma ormai aveva ben 18 mesi! E capiva tutto, eccome se capiva. Anzi a dirla tutta si sentiva la protagonista di quel Natale e di quei giorni d’attesa: parlava, camminava, giocava… Eh si, questa volta avrebbe ammirato nastri d’oro carte lucide e fiocchi d’argento, ma subito si sarebbe messa a giocare con i giochi nuovi insieme ai fratelli.
Ma non andò così.
Pochi giorni prima di quell’attesissimo 25 dicembre, mentre ancora “i grandi” correvano, impacchettavano, nascondevano pacchetti misteriosi ecco che Beatrice fu condotta in un asilo dove la attendevano un signore e una signora che le sorrisero e rimasero un po’ con lei.
“Mah, avrà pensato, farà parte del mistero di questa festa che chiamano Natale, i grandi mi stanno nascondendo tante cose…”
Beatrice dormì male quella notte.
E il mattino dopo successe una cosa molto brutta.
Beatrice non capì bene: la riportarono da quei signori poi a un certo punto ci fu una gran confusione. Sentì la nonna gridare.
Beatrice non capì bene: si ritrovò su una macchina e c’erano degli uomini in divisa. Andarono lontano in una casa nuova, forse la casa di quel signore e di quella signora.
Beatrice non capì bene: ma dov’era la sua casa? La mamma, il papà? Non le volevano più bene? Ma se non la volevano più perché almeno non le avevano lasciato le sue cose? Solo il cagnolino di peluche che aveva con sé quel mattino le teneva compagnia in quella brutta avventura.
Beatrice non capì bene: ma chi le avrebbe cantato la ninna nanna? Se era uno scherzo era durato fin troppo! Dove si erano nascosti tutti ? E il Natale?
Il Natale arrivò. Arrivarono anche tanti bei regali.
Beatrice pensò di aver capito: mamma , papà, nonna, i fratelli non la volevano più. Il Natale, le luci i canti… era stato tutto un imbroglio. L’avevano lasciata andar via da sola, dopo tante promesse! E senza neppure spiegare a quei signori che a lei piace di più la pappa dolce di quella salata, che odia la banana schiacciata e che per dormire deve stringere forte la gonna della mamma… E ora ecco questi due signori che si fanno chiamare mamma e papà.
Beatrice pensò di aver capito e buttò in un angolo il cagnolino di peluche che non aveva mai abbandonato.
Grazie! Grazie davvero “ai mille” che hanno sottoscritto la petizione.
Vi chiedo uno sforzo ancora: andiamo avanti, non ci stanchiamo: chiediamo ancora tante sottoscrizioni.
Ho seguito come avvocato l’incredibile vicenda di Beatrice e altre ancora. Ogni volta penso sia l’ultima; alcuni Tribunali, alcuni terapeuti hanno capito. Ma non tutti: c’è ancora chi pensa che il bimbo debba elaborare il lutto, senza che ci sia un morto!!!
Dico Grazie ad Alessandra Graziottin per la bravura e l’impegno, dico grazie ad Elisa Ceccarelli per i suoi preziosi suggerimenti, dico grazie a Francesco Pisano, che guarda troppo avanti. Accontentiamoci per ora di questa piccola-grande modifica. MA cerchiamo davvero di ottenere il risultato concreto. Anche per il sorriso di un solo bambino, sarà valsa la pena!
Andiamo avanti!!
E, ovviamente, grazie e avanti così alla nostra Carla.
Un abbraccio
Lucrezia


