Posts con parola chiave ‘diritti dei bambini’

A proposito della petizione: storia di Beatrice, di Lucrezia Mollica

sabato 6 marzo 2010

L’avv. Lucrezia Mollica, che si occupa di diritto di famiglia e minorile a Milano, ci ha inviato questa storia e alcune note che vogliamo condividere con voi:

Beatrice aspettava Gesù Bambino.

Era il suo primo vero Natale.

Il Natale precedente, a otto mesi, aveva goduto, inconsapevole, del clima di festa che la circondava e si era deliziata con i nastri d’oro, le carte lucide e i fiocchi d’argento. Per nulla interessata  al contenuto dei pacchetti, i suoi compresi.

Ma ormai aveva ben 18 mesi!  E capiva tutto, eccome se capiva. Anzi a dirla tutta si sentiva la protagonista di quel Natale e di quei giorni d’attesa: parlava, camminava, giocava… Eh si, questa volta avrebbe ammirato nastri d’oro carte lucide e fiocchi d’argento, ma subito si sarebbe messa a giocare con i giochi nuovi insieme ai fratelli.

Ma non andò così.

Pochi giorni prima di quell’attesissimo 25 dicembre, mentre ancora “i grandi” correvano, impacchettavano,  nascondevano  pacchetti misteriosi ecco che  Beatrice fu condotta in un asilo dove la attendevano un signore e una signora che le sorrisero e rimasero un po’ con lei.

“Mah, avrà pensato, farà parte  del mistero di questa festa che chiamano Natale, i grandi mi stanno nascondendo tante cose…”

Beatrice dormì male quella notte.

E il mattino dopo successe una cosa molto  brutta.

Beatrice non capì bene: la riportarono da quei signori poi a un certo punto ci fu una gran confusione. Sentì la nonna gridare.

Beatrice non capì bene:  si ritrovò su una macchina e c’erano degli uomini in divisa. Andarono lontano in una casa nuova, forse la casa di quel signore e di quella signora.

Beatrice non capì bene: ma dov’era la sua casa? La mamma, il papà? Non le volevano più bene? Ma se non la volevano più perché almeno non le avevano lasciato le sue cose? Solo il cagnolino di peluche che aveva con sé quel mattino le teneva compagnia in quella  brutta avventura.

Beatrice non capì bene: ma chi le avrebbe cantato la ninna nanna? Se era uno scherzo era durato fin troppo! Dove si erano nascosti tutti ? E il Natale?

Il Natale arrivò. Arrivarono anche tanti bei regali.

Beatrice pensò di aver capito: mamma , papà, nonna, i fratelli non la volevano più. Il Natale, le luci i canti… era stato tutto un imbroglio.  L’avevano lasciata andar via da sola, dopo tante promesse! E senza neppure spiegare a quei  signori che a lei piace di più la pappa dolce di quella salata, che odia la banana schiacciata e che per dormire deve stringere forte la gonna della mamma… E ora ecco questi due signori che si fanno chiamare mamma e papà.

Beatrice pensò di aver capito e buttò in un angolo il cagnolino di peluche che non aveva mai abbandonato.


Grazie! Grazie davvero “ai mille” che hanno sottoscritto la petizione.

Vi chiedo uno sforzo ancora: andiamo avanti, non ci stanchiamo: chiediamo ancora tante sottoscrizioni.

Ho seguito come avvocato l’incredibile vicenda di Beatrice e altre ancora. Ogni volta penso sia l’ultima; alcuni Tribunali, alcuni terapeuti hanno capito. Ma non tutti: c’è ancora chi pensa che il bimbo debba elaborare il lutto, senza che ci sia un morto!!!

Dico Grazie ad Alessandra Graziottin per la bravura e l’impegno, dico grazie ad Elisa Ceccarelli per i suoi preziosi suggerimenti, dico grazie a Francesco Pisano, che guarda troppo avanti. Accontentiamoci per ora di questa piccola-grande modifica. MA cerchiamo davvero di ottenere il risultato concreto. Anche per il sorriso di un solo bambino, sarà valsa la pena!

Andiamo avanti!!

E, ovviamente, grazie e avanti così alla nostra Carla.

Un abbraccio

Lucrezia

“Adozioni, petizione per salvare il diritto dei bambini all’amore”, articolo di Alessandra Graziottin

martedì 2 marzo 2010

Gazzettino-1-marzo

Riportiamo l’articolo Adozioni, petizione per salvare il diritto dei bambini all’amore, di Alessandra Graziottin, pubblicato su “Il Gazzettino” di ieri, lunedì 1 marzo:

Immaginate di essere un bambino che ha avuto la sfortuna di nascere in una famiglia che non lo cura. O, peggio, lo abusa. Mesi e anni di carenza d’amore. Mesi di tristezza abbandonica. Tanta trascuratezza e dolore che, alla fine, i servizi sociali, su parere del Tribunale per i Minori, vi tolgono – temporaneamente – da lì per mettervi in comunità. Dove il cibo è buono e il vestiario curato. Ma dove vi sentite solo. Passano i mesi, a volte anni. La solitudine diventa una corazza di sfiducia. “Se la mamma non mi ha voluto bene, se mi ha abbandonato, di chi altri mi potrò fidare?”.

Immaginate che una coppia gentile si prenda cura di voi. Una coppia “affidataria”: così vi hanno detto. Conserverete il vostro cognome. Loro vi vorranno bene “a tempo”, per legge. Perché prima o poi tornerete a casa dai vostri veri genitori. Voi li sfidate, li mettete alla prova, fate i capricci. Non ci si può fidare, dopo essere stati soli così tanto. Ma lei, quella che farebbe la mamma, ma solo per un po’, vi piace. E’ simpatica, fa delle torte buonissime. E poi le storie che vi racconta alla sera, prima di dormire, non ve le ha mai raccontate nessuno. Non glielo dite, ma siete orgogliosi di camminare per la strada tenendole la mano. E lui, quello che farebbe il papà e non parla tanto, ma è buono (lo sentite a pelle) e ride con gli occhi, proprio lui a Natale vi ha fatto il regalo più bello del mondo: siete andati insieme al canile, per scegliere un cagnolino solo che cercasse anche lui una famiglia. E voi lo sapete bene, cosa vuol dire sentirsi abbandonati. Quel bastardino piccolino vi ha preso il cuore.”Questo”, avete detto. E Tobia è diventato il vostro compagno di giochi preferito.

Sono passati tre anni. Quella è la mamma che volete, quello il papà di cui, adesso, vi fidate, perché vi capisce, senza tanto parlare, ancor più della mamma. E Tobia capisce più di tutti. A scuola, adesso, andate bene, le maestre sono contente. Ma un brutto giorno, la quasi-mamma piange. E il quasi-papà ha gli occhi rossi e non ha coraggio di guardarvi. Purtroppo, vi dicono, non possiamo più stare con te. L’affido è finito, sei stato dichiarato “adottabile”. Un’altra famiglia ti vorrà bene. “Ma io voglio stare qua, con voi!”. Niente da fare. Tornano quelli dei servizi sociali e ti portano nella nuova famiglia. Nessuno ti ha chiesto: “Tu, dove vuoi stare? Dove ti senti a casa? Dove hai trovato due genitori buoni?”. E Tobia, nemmeno Tobia è potuto venire con te. Urlate, piangete. “Si calmerà” sentite dire. Il mondo è nero adesso, nero. Come vi sentite? Abbandonato, orfano per legge. Perché la quasi-mamma e il quasi-papà non vi hanno difeso? Perché non vi hanno tenuto? E allora li odiate… In realtà, quei due genitori affidatari sono disperati quanto voi. Hanno fatto di tutto, ma non c’è stato verso. Per legge, i genitori affidatari non possono adottare in via definitiva il bambino che sia stato dichiarato adottabile. Lo sapevano prima che era un amore a termine. Per legge. Ma tu, bambino, non sai che esiste questa legge. Per te c’è un’unica disperazione: anche loro ti hanno abbandonato.

Gentili lettrici e lettori, questa è una storia paradigmatica, come centinaia di altre, purtroppo. I genitori affidatari non possono adottare, se non in casi particolarissimi. Se ritenete, come me, che il diritto di un bambino, dichiarato adottabile, debba salvaguardare in prima linea l’affetto, l’amore, la tenerezza, che nel frattempo si sono creati con la coppia affidataria, considerate la petizione al Parlamento che propone di aggiungere un piccolo inciso in calce all’articolo 4, comma 5, della Legge 149 del 2001, sull’affido:”Qualora l’affidamento di un minore si risolva in un’adozione a causa del mancato recupero della famiglia d’origine, vanno protetti, salvo particolari e motivate eccezioni, i rapporti che nel frattempo si siano costituiti”. Per farlo, su Internet andate sul sito: www.lagabbianella.org (ricordatevi org, perché c’è un sito omonimo che non c’entra nulla). Io ho firmato. L’opposto dell’amore non è l’odio. E’ l’indifferenza. Immaginate di essere quel bambino.
www.alessandragraziottin.it

PETIZIONE: COMUNICATO STAMPA DELL’ANFAA

mercoledì 17 febbraio 2010

L’Associazione nazionale famiglie adottive e affidatarie – ANFAA- condivide la petizione e ha inviato alla Gabbianella e ad altre associazioni il seguente comunicato stampa con precisazioni della Presidente, Donata Nova Micucci:

 

COMUNICATO STAMPA:

 TUTELARE LA CONTINUITA’ AFFETTIVA DEI MINORI AFFIDATI

DICHIARATI ADOTTABILI

Apprezziamo e condividiamo la petizione presentata dall’Associazione LA GABBIANELLA E GLI ALTRI ANIMALI. A nostro parere, onde evitare un aggiramento della normativa in vigore, sarebbe utile specificare che questa petizione riguarda gli affidamenti familiari disposti dai servizi sociali e/o dal Tribunale per i Minorenni e che il minore affidato, se dichiarato in stato di adottabilità, ha diritto ad essere adottato con adozione legittimante e non ricorrendo impropriamente all’art. 44 comma d).

Da anni l’ANFAA sostiene quanto esposto nella petizione: la stessa Circolare sugli affidamenti “a rischio giuridico di adozione”, proposta dall’Anfaa e  recepita dal Tribunale per i minorenni del Piemonte e Valle d’Aosta nel 1983, rispondeva a questa esigenza.

Inoltre vorremmo ricordare quanto riportato in proposito anche nel 2° Rapporto supplementare alle Nazioni Unite sul monitoraggio della Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza in Italia: “È inoltre importante, nell’interesse superiore del minore, che a conclusione dell’affidamento vengano individuate, caso per caso, modalità di passaggio e di mantenimento dei rapporti fra il minore e la famiglia che lo ha accolto, sia quando rientra nella sua famiglia d’origine, sia quando viene inserito in un’altra famiglia affidataria o adottiva o in una comunità. Si ritiene infatti, anche in base a recenti esperienze negative, che vada salvaguardata la continuità dei rapporti affettivi del minore e che debbano essere evitate interruzioni traumatiche. È di fondamentale importanza che sia sempre rigorosamente rispettato l’articolo 5 comma 1 ultima parte della legge citata, il quale dispone che «l’affidatario deve essere sentito nei procedimenti civili in materia di potestà, di affidamento e di adottabilità relativi al minore affidato». Tale norma nella pratica viene spesso disattesa o trascurata, in quanto la sua mancata applicazione non comporta purtroppo alcuna nullità sul piano processuale. Infatti la giurisprudenza ha più volte affermato che gli affidatari non sono parti processuali del procedimento. Tuttavia la loro audizione riveste un’importanza fondamentale per la valutazione dell’interesse del minore, e non dovrebbe mai essere omessa. Qualora il minore affidato sia successivamente dichiarato adottabile il Tribunale per i minorenni deve attentamente valutare il suo superiore interesse, e come prescritto dalla legge1 il giudice minorile «in base alle indagini effettuate, sceglie tra le coppie che hanno presentato domanda quella maggiormente in grado di corrispondere alle esigenze del minore». Pertanto deve prendere in considerazione anche l’eventuale adozione da parte degli affidatari, se idonei e disponibili2 (v. pg. 72 del Rapporto, reperibile sul sito: www. gruppocrc.net).

Nella relazione PRINCIPI FONDAMENTALI IN MATERIA DI ADOZIONE E DI AFFIDAMENTO FAMILIARE DI MINORI, che alleghiamo, tenuta da Pier Giorgio Gosso, giurista, Presidente Onorario Aggiunto della Corte di Cassazione e consigliere ANFAA, al Convegno di  Torino del 9 novembre scorso è stata proposta la seguente modifica legislativa dell’art. 4, comma 5 dell’attuale legge n. 184/1983:

Art. 4, comma 5  (nuovo testo) “L’affidamento familiare cessa, con provvedimento della stessa autorità che lo ha disposto, valutato l’interesse del minore, quando sia venuta meno la situazione di difficoltà della famiglia d’origine che lo ha determinato, ovvero nel caso in cui la prosecuzione di esso rechi pregiudizio al minore. Cessa altresì  quando l’affidato viene dichiarato in stato di adottabilità. In quest’ ultimo caso il tribunale per i minorenni deve prioritariamente prendere in considerazione la disponibilità degli affidatari all’adozione e, in caso di loro impossibilità, deve comunque assicurare il passaggio graduale del minore alla nuova famiglia e l’eventuale mantenimento dei suoi rapporti con gli stessi”.

CONFERMIAMO LA DISPONIBILITÀ DELLANFAA A SOSTENERE QUANTO ESPOSTO  NELLA VOSTRA PETIZIONE,  ANCHE IN SEDE PARLAMENTARE, PER  TUTELARE  LA CONTINUITA’  AFFETTIVA DEI MINORI AFFIDATI DICHIARATI ADOTTABILI.

La presidente Anfaa

Donata Nova Micucci                                                                                                                                          Torino, 16 febbraio 2010

 


1 Legge 184/1983, articolo 22, comma 5.

2 Si veda in merito il saggio di A. La Spina, dal titolo “Il collocamento temporaneo del minore presso una famiglia”, in Famiglia e Diritto, 2009, n. 7, pagina 719, in cui si evidenzia che: «Il fatto che il minore, temporaneamente collocato presso una famiglia, di regola seguiti a mantenere rapporti con la famiglia d’origine, potrebbe suscitare qualche perplessità circa la convertibilità di questa forma di affidamento in quello preadottivo; inevitabilmente infatti, la famiglia d’origine sarà sempre a conoscenza del luogo ove il minore si trovi. Invero, nonostante i dubbi manifestati da isolata giurisprudenza, pare potersi ritenere che, in ossequio ai principi ispiratori dell’intera disciplina, salvo che tale circostanza non si dimostri, nel caso specifico, di grave pregiudizio per il minore, debba senz’altro prevalere il superiore interesse dello stesso a vedere assicurata la sua normale crescita in una famiglia affettuosa e accogliente. Pertanto, anche in linea con la tendenza degli altri paesi a guardare con favore alle adozioni c.d. aperte (che mantengono rapporti di fatto tra i minori e le famiglie d’origine post adozione), pare potersi concludere che, qualora si accerti che l’adozione risponde al superiore interesse del minore, non osta alla dichiarazione di adozione a favore della famiglia destinataria dell’affidamento c.d. a rischio giuridico il fatto che questa sia nota alla famiglia d’origine».

I diritti dell’infanzia e dell’adolescenza in Italia

lunedì 25 gennaio 2010

Alleghiamo il 2° Rapporto Supplementare alle Nazioni Unite sul monitoraggio della Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza in Italia (novembre 2009) realizzato dal Gruppo CRC, di cui fa parte anche la Gabbianella.

I problemi evidenziati nel rapporto includono l’assenza in Italia di alcune fondamentali misure di attuazione della Convenzione Onu sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza, tra cui il Piano Nazionale Infanzia. Si rileva il rischio di discriminiazione di gruppi di minori, come i minori provenienti da altri paesi o quelli che vivono in regioni meno ricche. Non è inoltre adeguatamene tutelato il diritto alla partecipazione dei bambini e in particolare il loro ascolto nell’ambito di procedimenti giudiziari che li riguardano come parte offesa o vittime di abusi sessuali.

Tutte le pubblicazioni realizzate in questi anni dal Gruppo CRC sono consultabili nel sito del Gruppo.

“Giustizia e minori: sequestro di corretta informazione”. Comunicato congiunto di Anm e Aimmf

martedì 24 novembre 2009

L’ Associazione Nazionale  Magistrati e l’Associazione Italiana dei Magistrati per i  Minorenni e per la Famiglia replicano all’inchiesta di “Panorama”:

Giustizia e minori: sequestro di corretta informazione

“Sequestri di Stato”, titolava in copertina «Panorama» della scorsa settimana (n. 47/2009): la foto di una bambina piangente, il grande titolo e il sommario della “notizia”: «Ci sono oltre 32.000 bambini che la giustizia ha tolto con la forza alle famiglie. Non sempre con buone ragioni. Come dimostrano i tanti errori dovuti a fretta e superficialità. Ma anche a un business che, secondo alcuni, vale più di un miliardo di euro l’anno». Nel servizio all’interno, inoltre, vengono definititi «bambini rapiti» quelli dati in affidamento e collocati in comunità da parte dei Tribunali per i minorenni.

L’Associazione nazionale magistrati e l’Associazione italiana dei magistrati per i minorenni e per la famiglia, denunciano la totale disinformazione che scaturisce dall’articolo del settimanale, che riferisce dati assolutamente non corretti rispetto al numero di bambini che vivono fuori dalla famiglia, senza chiarire che tra i minori presenti in comunità educative (perloppiù adolescenti, tra i quali minori stranieri non accompagnati) e quelli in affidamento familiare (bambini più piccoli, spesso affidati a parenti), molti casi nascono da interventi socio-assistenziali, effettuati su consenso dei genitori. I casi giudiziari costituiscono non più del 40% dei collocamenti.

L’articolo non approfondisce le ragioni di fondo che portano all’intervento della magistratura minorile, quali i gravi problemi talvolta vissuti dai bambini all’interno delle famiglie (abusi, maltrattamenti, disfunzionamento della capacità genitoriali dovuto a tossicodipendenze o malattie mentali), né riferisce che gli allontanamenti del minore dalla famiglia vengono decisi nei casi limite, quando non esistono più le condizioni per restare in famiglia.

L’articolo rappresenta un totale e acritico attacco non tanto nei confronti di possibili errori giudiziari, ma all’intero sistema di protezione giudiziario dei cittadini minorenni, con la conseguente delegittimazione della magistratura minorile proprio nel 20° anniversario della Convenzione internazionale dei diritti del fanciullo (New York, 1989), celebrato in questi giorni, in occasione del quale sono stati pronunciati molteplici e autorevoli richiami alla necessità di rendere effettivi tali diritti anche nel nostro Stato ( innanzitutto quello all’integrità psico-fisica del bambino).

Non sembra infine casuale che l’attacco avvenga in un momento di più generale delegittimazione della magistratura, nell’ambito della quale il settore minorile appare più “facile” per suscitare nell’opinione pubblica reazioni emotive, e insinuare il dubbio se sia legittimo che il magistrato abbia questo potere: sospetto rivolto non a un singolo giudizio, ma alla funzione della giustizia minorile in sé.

Roma, 20 novembre 2009

Luca Palamara, presidente Anm

Laura Laera, presidente Aimmf

“Dal Governo ci attendiamo impegni precisi”. Presa di posizione di un ampio fronte di organizzazioni sulla Conferenza sull’infanzia e l’adolescenza di Napoli.

sabato 21 novembre 2009

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Sette organizzazioni appartenenti all’Osservatorio nazionale sull’infanzia e l’adolescenza prendono posizione sulla Conferenza nazionale sull’infanzia e l’adolescenza tenuta Napoli dal 18 al 20 novembre 2009 e redigono un documento comune, intitolato “Batti il cinque”, a cui aderiscono numerose altre organizzazioni.

Leggi  il comunicato stampa.

Leggi il documento nel sito del CNCA (Coordinamento nazionale comunità di accoglienza).

 

 

Primo incontro tra associazioni familiari. Bologna, 21 novembre 2009.

sabato 21 novembre 2009

Tutto è pronto per il primo incontro tra associazini familiari che si terrà a Bologna il prossimo 21 novembre.

Ad oggi hanno aderito 13 associazioni, rappresentative del complesso panorama dell’associazionismo familiare in Italia.

Sarà l’occasione per verificare la possibilità di unire le forze per far fronte ai numerosi problemi che riguardano l’adozione nazionale e internazionale, ivi compresi i rapporti con la CAI e con gli enti autorizzati.

Qui il sito dell’associazione “Genitori si diventa – onlus”.

I papà simpsonizzati presentano “La tua voce nel film”. Venezia, 1.12.2009.

sabato 21 novembre 2009

Martedì 1.12.2009, dalle ore 9.30 alle ore 11.30, presso il carcere maschile di Venezia: un percorso dedicato ai padri per sostenere le loro funzioni genitoriali. La partecipazione può avvenire previa domanda all’educatore.

Leggi la locandina dell’evento.

Commento alle critiche di Andrea Bollini sull’inchiesta “Sequestri di stato” pubblicata su “Panorama”

mercoledì 18 novembre 2009

Il numero di “Panorama” in edicola (47, novembre 2009) dedica la copertina agli allontanamenti dei bambini dalle famiglie, chiamandoli “Sequestri di Stato”.

Andrea Bollini (Cismai) replica all’inchiesta in un’intervista pubblicata il 13 novembre sul sito del settimanale “Vita no profit”:

AFFIDI. Non esiste il “sequestro di stato”

«Ma quale sequestro di Stato, il problema semmai è che il legame di sangue in Italia è ancora un mito, difficile da recidere»: sbotta così Andrea Bollini, presidente del CISMAI-Coordinamento Italiano dei Servizi contro il Maltrattamento e l’Abuso all’Infanzia.

Panorama questa settimana dedica la sua copertina ai 32mila minori che la giustizia ha allontanato dai loro genitori, raccontando quattro storie di errori clamorosi, a partire dai due fratellini sottratti ai genitori a Basiglio, alle porte di Milano, la scorsa primavera. “Sequestri di stato”, è il titolo. All’interno del servizio si parla dei bambini dati in affido (16mila) e messi in comunità (15mila) come di «rapiti». Questi bambini sono stati «tolti con forza alle famiglie, non sempre per buone ragioni. Come dimostrano i tanti errori dovuti a fretta e superficialità, Ma anche a un business che vale più di un miliardo di euro l’anno». Insomma, «è tutto il sistema a essere messo sistematicamente in discussione».

È su questo che Bollini non ci sta. «Casi di errori giudiziari ci sono stati e ci sono, come pure allontanamenti che non dovevano essere fatti. Ma guai a delegittimare e screditare un sistema facendo credere che l’errore sia sistematico. Questa non è solo disinformazione, è un colpevole rigurgito di adultocentrismo che dimentica i diritti dei bambini», dice. «Storture nel sistema di protezione dei bambini maltrattati ci sono, ma sono di tutt’altro genere, come il fatto che un bambino abusato debba ripetere in ogni grado di giudizio la sua testimonianza: questa sì è violenza istituzionale».

Dal suo osservatorio Bollini non crede al dato citato su Panorama da GianLuca Vignale, consigliere regionale Pdl del Piemonte: 77% dei minori allontanato per metodi educativi non idonei e per impossibilità di seguire i figli, ovvero per «motivi soggettivi». Al contrario vede negli anni un aumento degli allontanamenti fatti per motivi estremamente gravi, come l’abuso o il fortissimo disfunzionamento della capacità genitoriale dovuto a tossicodipendenze o malattie mentali. «Oggi i casi di maltrattamento lieve vengono trattati grazie ai servizi domiciliari e si tengono in famiglia, l’allontanamento si fa per i casi limite o per quelli dove non esistono più le condizioni per restare in famiglia». E comunque ai dati Bollini in questa materia non crede per principio, poiché non esiste in Italia un sistema di monitoraggio sull’abuso e il maltrattamento dei minori. «È una vergogna, questo monitoraggio era previsto dal Piano infanzia, c’è stata una piccolissima sperimentazione con il Centro di documentazione per l’infanzia e l’adolescenza, ma poi tutto è svanito. Non si possono fare politiche serie di contrasto, prevenzione e presa in carico dei bambini maltrattati senza un quadro serio di conoscenza del fenomeno».

Giudici troppo interventisti, per Panorama. Troppo prudenti, dice invece nello stesso servizio Melita Cavallo, riferendosi al fatto che «diamo in adozione i bambini solo quando sono distrutti psicologicamente». Per Bollini i giudici negli ultimi anni hanno deciso meno allontanamenti, e «i provvedimenti urgenti dei giudici monocratici sono praticamente scomparsi: decide la Camera di Consiglio, con due giudici togati e due giudici onorari, anche questa collegialità è una garanzia». Soprattutto Bollini contesta quel 50% di minori che rientrano in famiglia letto come prova schiacciante della fallibilità del sistema: «è al contrario un dato positivo, vuol dire che anche il sistema di accompagnamento delle famiglie funziona. L’allontanamento non è una punizione per i genitori ma un’occasione che gli si dà per recuperare le loro competenze genitoriali. Se la metà ce la fa è un bene per tutti».

Sara De Carli

Mi pare che il punto di vista di Bollini sia interessante. Ma… il sistema di protezione e tutela dei minori è buono sulla carta e risente in pratica dei tempi lunghissimi della giustizia (particolarmente gravi quando si parla di soggetti che stanno crescendo). Risente anche del fatto che i giudici minorili non sono sempre disponibili (perché sovraccarichi di lavoro) ad un vero ascolto delle parti in causa, soprattutto dei minori se molto piccoli e quindi più da osservare e da interpretare che da ascoltare.

 La legge 149/01 inoltre non è esigibile e leggi non esigibili sono leggi applicate parzialmente. La legge 149/01 è ambigua in molte sue parti: da anni si permette che venga interpretata in modi diametralmente opposti ad esempio sulla possibilità di trasformare l’affidamento in adozione secondo l’articolo 44 della legge 184/83 .

Non sono carenze da poco. È purtroppo vero che gli errori nel sistema ci sono, come ammette Bollini, è anche vero che non ho mai visto nessuno chiedere scusa per gli errori commessi.

Di certo le cose scritte da Panorama sono a tratti frutto di interpretazione un po’ incompetente delle cose: i bambini che rientrano a casa in Piemonte, dopo un allontanamento, possono dimostrare che l’allontanamento è servito, che la famiglia è stata recuperata, non che sono stati allontanati per nulla. Ma ogni caso è a sé e tutto è possibile. Di certo sono poco usati gli affidamenti diurni che permetterebbero di aiutare le famiglie in crisi senza separarle in modo definitivo e di certo ha ragione la giudice Cavallo quando dice che di solito si arriva a decretare l’adozione mediamente in modo troppo prudente  anziché in modo troppo sbrigativo.

I casi denunciati però sono solo una parte dei casi in cui le persone si sentono vittime di ingiustizia, e anche a noi arrivano dei racconti davvero gravi su mancanze di questo sistema di protezione dei minori. Il racconto non è sempre oro colato, i processi servono appunto a capire ciò che è vero, ma il problema di una cultura ancora incapace di proteggere i minori esiste.

 Carla Forcolin

“Sfide nelle procedure di adozione in Europa: assicurare il massimo interesse del bambino”

sabato 31 ottobre 2009

Il convegno “Challenges in Adoption Procedures in Europe: ensuring the best interests of the child”, presso la sede del Consiglio d’Europa a Strasburgo, dal 30 novembre al 1 dicembre 2009, è aperto agli Stati dell’Unione Europea e del Consiglio d’Europa e a tutti i professionisti, alle istituzioni e alle associazioni che si occupano dell’adozione dei bambini. (continua…)

Ascoltare i bambini, cambiare il mondo: un convegno sulle problematiche dell’applicazione dei principi della convenzione ONU CRC (Convention on the Rights of the Child) a 20 anni dalla ratifica

venerdì 9 ottobre 2009

Il convegno, organizzato dalla Regione Emilia-Romagna, l’Associazione Città Amiche dell’Infanzia e dell’Adolescenza (CAMINA) insieme a UNICEF Emilia-Romagna, si terrà a Bologna, nella Sala Auditorium della Regione Emilia Romagna, Mercoledì 11 novembre 2009.

L’incontro è rivolto a educatori, insegnanti, dirigenti scolastici, esponenti di cooperative sociali e di associazioni di volontariato per promuovere il confronto reciproco e la riflessione comune.

Il programma prevede alcuni interventi sui diritti dei bambini e degli adolescenti seguiti da una tavola rotonda in cui  amministratori locali, esperti e operatori sociali si confronteranno per individuare gli elementi su cui investire per diffondere la conoscenza e l’applicazione della convenzione ONU sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza.

Leggi qui un’introduzione più dettagliata e il programma.

Per ulteriori informazioni e iscrizioni, contatta la segreteria organizzativa: Maria Elena Raimondi, Associazione CAMINA, Via Cà Selvatica 7 – 40123 Bologna. Tel. 051/6443324 – fax 051/6443393. m.rimondi@camina.it, o direzionescientifica@camina.it

 

Un film sui bambini in carcere senza colpa: Mille giorni di Vito

sabato 12 settembre 2009

MILLE GIORNI DI VITO 56

Esiste chi vive dietro le sbarre senza aver commesso reati: i figli piccoli delle detenute. Vito è uno di loro. Compiuti tre anni, come prescrive la legge italiana, è tornato libero portandosi dietro il peso della sua infanzia così particolare.

Con il link http://millegiornidivito.blogspot.com/ potete trovare informazioni sul film di Elisabetta Pandimiglio Mille giorni di Vito, presentato ieri, venerdì 11 settembre, alla 66a Mostra del Cinema.

La proiezione è stata seguita da un incontro sul tema del film in cui è intervenuta anche la Presidente della nostra associazione Carla Forcolin.

Un diritto elementare: essere iscritti all’anagrafe

sabato 8 agosto 2009

I nostri operatori umanitari all’estero, sacerdoti missionari o laici, quando incontrano bambini non registrati all’anagrafe dei loro paesi, ve li iscrivono immediatamente. Lo fanno per dare loro la protezione della legge, per poterli curare negli ospedali, per poterli mandare a scuola. Se non si è iscritti all’anagrafe non si esiste per la società civile. (continua…)

Ai Presidenti delle Regioni Agli Assessori alla Sanità delle Regioni Agli Assessori alle Politiche Sociali delle Regioni: DICHIARAZIONE DI NASCITA E RICONOSCIMENTO DEL FIGLIO NATURALE DA PARTE DI CITTADINI STRANIERI IRREGOLARMENTE SOGGIORNANTI

mercoledì 5 agosto 2009

L’art. 6, comma 2 del testo unico delle leggi sull’immigrazione approvato con d. lgs. n. 286/1998, come modificato dall’art. 1 della legge 15 luglio 2009, n. 94 – Disposizioni in materia di sicurezza pubblica, stabilisce che: “Fatta eccezione per i provvedimenti riguardanti attività sportive e ricreative a carattere temporaneo, per quelli inerenti all’accesso alle prestazioni sanitarie di cui all’articolo 35 e per quelli attinenti alle prestazioni scolastiche obbligatorie, i documenti inerenti al soggiorno di cui all’articolo 5, comma 8, devono essere esibiti agli uffici della pubblica amministrazione ai fini del rilascio di licenze, autorizzazioni, iscrizioni ed altri provvedimenti di interesse dello straniero comunque denominati”. (continua…)