Posts con parola chiave ‘diritti dell’infanzia e dell’adolescenza’

“Batti il cinque”: resoconto dell’incontro del 22 gennaio

sabato 27 febbraio 2010

Immagine

Il 22 gennaio si è svolto un incontro pubblico, sollecitato dalle associazioni promotrici del documento “Batti il cinque”,  al fine di sollecitare le autorità competenti ad adottare il Piano nazionale d’azione per l’infanzia e adolescenza in tempi brevi ed entro le scadenze preannunciate alla Conferenza nazionale sull’Infanzia e l’Adolescenza tenutosi a Napoli alla fine di gennaio 2010.

Clicca qui per leggere il resoconto dell’incontro, trasmessoci dalla Segreteria nazionale CNCA.

PETIZIONE: COMUNICATO STAMPA DELL’ANFAA

mercoledì 17 febbraio 2010

L’Associazione nazionale famiglie adottive e affidatarie – ANFAA- condivide la petizione e ha inviato alla Gabbianella e ad altre associazioni il seguente comunicato stampa con precisazioni della Presidente, Donata Nova Micucci:

 

COMUNICATO STAMPA:

 TUTELARE LA CONTINUITA’ AFFETTIVA DEI MINORI AFFIDATI

DICHIARATI ADOTTABILI

Apprezziamo e condividiamo la petizione presentata dall’Associazione LA GABBIANELLA E GLI ALTRI ANIMALI. A nostro parere, onde evitare un aggiramento della normativa in vigore, sarebbe utile specificare che questa petizione riguarda gli affidamenti familiari disposti dai servizi sociali e/o dal Tribunale per i Minorenni e che il minore affidato, se dichiarato in stato di adottabilità, ha diritto ad essere adottato con adozione legittimante e non ricorrendo impropriamente all’art. 44 comma d).

Da anni l’ANFAA sostiene quanto esposto nella petizione: la stessa Circolare sugli affidamenti “a rischio giuridico di adozione”, proposta dall’Anfaa e  recepita dal Tribunale per i minorenni del Piemonte e Valle d’Aosta nel 1983, rispondeva a questa esigenza.

Inoltre vorremmo ricordare quanto riportato in proposito anche nel 2° Rapporto supplementare alle Nazioni Unite sul monitoraggio della Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza in Italia: “È inoltre importante, nell’interesse superiore del minore, che a conclusione dell’affidamento vengano individuate, caso per caso, modalità di passaggio e di mantenimento dei rapporti fra il minore e la famiglia che lo ha accolto, sia quando rientra nella sua famiglia d’origine, sia quando viene inserito in un’altra famiglia affidataria o adottiva o in una comunità. Si ritiene infatti, anche in base a recenti esperienze negative, che vada salvaguardata la continuità dei rapporti affettivi del minore e che debbano essere evitate interruzioni traumatiche. È di fondamentale importanza che sia sempre rigorosamente rispettato l’articolo 5 comma 1 ultima parte della legge citata, il quale dispone che «l’affidatario deve essere sentito nei procedimenti civili in materia di potestà, di affidamento e di adottabilità relativi al minore affidato». Tale norma nella pratica viene spesso disattesa o trascurata, in quanto la sua mancata applicazione non comporta purtroppo alcuna nullità sul piano processuale. Infatti la giurisprudenza ha più volte affermato che gli affidatari non sono parti processuali del procedimento. Tuttavia la loro audizione riveste un’importanza fondamentale per la valutazione dell’interesse del minore, e non dovrebbe mai essere omessa. Qualora il minore affidato sia successivamente dichiarato adottabile il Tribunale per i minorenni deve attentamente valutare il suo superiore interesse, e come prescritto dalla legge1 il giudice minorile «in base alle indagini effettuate, sceglie tra le coppie che hanno presentato domanda quella maggiormente in grado di corrispondere alle esigenze del minore». Pertanto deve prendere in considerazione anche l’eventuale adozione da parte degli affidatari, se idonei e disponibili2 (v. pg. 72 del Rapporto, reperibile sul sito: www. gruppocrc.net).

Nella relazione PRINCIPI FONDAMENTALI IN MATERIA DI ADOZIONE E DI AFFIDAMENTO FAMILIARE DI MINORI, che alleghiamo, tenuta da Pier Giorgio Gosso, giurista, Presidente Onorario Aggiunto della Corte di Cassazione e consigliere ANFAA, al Convegno di  Torino del 9 novembre scorso è stata proposta la seguente modifica legislativa dell’art. 4, comma 5 dell’attuale legge n. 184/1983:

Art. 4, comma 5  (nuovo testo) “L’affidamento familiare cessa, con provvedimento della stessa autorità che lo ha disposto, valutato l’interesse del minore, quando sia venuta meno la situazione di difficoltà della famiglia d’origine che lo ha determinato, ovvero nel caso in cui la prosecuzione di esso rechi pregiudizio al minore. Cessa altresì  quando l’affidato viene dichiarato in stato di adottabilità. In quest’ ultimo caso il tribunale per i minorenni deve prioritariamente prendere in considerazione la disponibilità degli affidatari all’adozione e, in caso di loro impossibilità, deve comunque assicurare il passaggio graduale del minore alla nuova famiglia e l’eventuale mantenimento dei suoi rapporti con gli stessi”.

CONFERMIAMO LA DISPONIBILITÀ DELLANFAA A SOSTENERE QUANTO ESPOSTO  NELLA VOSTRA PETIZIONE,  ANCHE IN SEDE PARLAMENTARE, PER  TUTELARE  LA CONTINUITA’  AFFETTIVA DEI MINORI AFFIDATI DICHIARATI ADOTTABILI.

La presidente Anfaa

Donata Nova Micucci                                                                                                                                          Torino, 16 febbraio 2010

 


1 Legge 184/1983, articolo 22, comma 5.

2 Si veda in merito il saggio di A. La Spina, dal titolo “Il collocamento temporaneo del minore presso una famiglia”, in Famiglia e Diritto, 2009, n. 7, pagina 719, in cui si evidenzia che: «Il fatto che il minore, temporaneamente collocato presso una famiglia, di regola seguiti a mantenere rapporti con la famiglia d’origine, potrebbe suscitare qualche perplessità circa la convertibilità di questa forma di affidamento in quello preadottivo; inevitabilmente infatti, la famiglia d’origine sarà sempre a conoscenza del luogo ove il minore si trovi. Invero, nonostante i dubbi manifestati da isolata giurisprudenza, pare potersi ritenere che, in ossequio ai principi ispiratori dell’intera disciplina, salvo che tale circostanza non si dimostri, nel caso specifico, di grave pregiudizio per il minore, debba senz’altro prevalere il superiore interesse dello stesso a vedere assicurata la sua normale crescita in una famiglia affettuosa e accogliente. Pertanto, anche in linea con la tendenza degli altri paesi a guardare con favore alle adozioni c.d. aperte (che mantengono rapporti di fatto tra i minori e le famiglie d’origine post adozione), pare potersi concludere che, qualora si accerti che l’adozione risponde al superiore interesse del minore, non osta alla dichiarazione di adozione a favore della famiglia destinataria dell’affidamento c.d. a rischio giuridico il fatto che questa sia nota alla famiglia d’origine».

L’integrazione degli alunni stranieri in Italia

martedì 2 febbraio 2010

Clicca qui per leggere il condivisibile documento critico, scritto dal Movimento di Cooperazione Educativa, sulla recente proposta di istituire un tetto limite all’integrazione degli alunni stranieri nelle scuole italiane.

I diritti dell’infanzia e dell’adolescenza in Italia

lunedì 25 gennaio 2010

Alleghiamo il 2° Rapporto Supplementare alle Nazioni Unite sul monitoraggio della Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza in Italia (novembre 2009) realizzato dal Gruppo CRC, di cui fa parte anche la Gabbianella.

I problemi evidenziati nel rapporto includono l’assenza in Italia di alcune fondamentali misure di attuazione della Convenzione Onu sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza, tra cui il Piano Nazionale Infanzia. Si rileva il rischio di discriminiazione di gruppi di minori, come i minori provenienti da altri paesi o quelli che vivono in regioni meno ricche. Non è inoltre adeguatamene tutelato il diritto alla partecipazione dei bambini e in particolare il loro ascolto nell’ambito di procedimenti giudiziari che li riguardano come parte offesa o vittime di abusi sessuali.

Tutte le pubblicazioni realizzate in questi anni dal Gruppo CRC sono consultabili nel sito del Gruppo.

Save the Children e i minori stranieri in Italia, conferenza stampa e allestimento a Roma, 16 dicembre 2009

mercoledì 16 dicembre 2009

Save the Children Italia terrà la conferenza stampa a Roma, presso il Centro Diurno per Minori CivicoZero (Via dei Bruzi 10), alle 11:00, per presentare i risultati del progetto di Save the Children CivicoZero, volto a fornire supporto, orientamento e protezione ai minori stranieri in situazioni di marginalità sociale, entrati nel circuito della Giustizia Minorile e/o a rischio di sfruttamento e abuso, al fine di migliorare le loro condizioni di vita e garantire il rispetto dei loro diritti.

Sarà anche presentato il primo Rapporto di Save the Children Italia sui “Minori Stranieri – Identificazione e Accoglienza”.

Inoltre dalle 13:00 alle 20:30 sarà possibile visitare “Ricominciare da … Zero”, l’allestimento dei ragazzi di Civico Zero creato con la collaborazione della Galleria di Architettura “come se”.

Per partecipare è necessario segnalare il proprio nominativo scrivendo a segreteria@savethechildren.it oppure telefonando allo 06-4807001.

Riflessione sul suicidio di Yassine nell’Istituto penale per i minorenni di Firenze

martedì 24 novembre 2009

Il Gruppo IPM dell’associazione “L’altro diritto Onlus”, che lavora nell’Istituto penale per i minorenni di Firenze e appartiene al gruppo CRC, ha scritto la riflessione che qui pubblichiamo:

Riflessione sulla morte di Yassine El Baghdadi e sui ragazzi che restano dentro

Firenze, 20 novembre 2009

In questi giorni, dopo la terribile morte di Yassine, i riflettori dei media sono stati improvvisamente puntati sull’Istituto penale per i minorenni di Firenze, e molti sono stati i commenti di politici e rappresentanti delle istituzioni. Le volontarie e i volontari del gruppo IPM dell’Altro diritto onlus, che entrano nell’istituto da dieci anni, svolgendovi una serie di attività di informazione e sostegno per i ragazzi detenuti, hanno finora taciuto perché troppo colpiti da questo lutto. Solo oggi, dopo molte riflessioni, desideriamo esprimere la nostra profonda tristezza per la morte di Yassine, che per noi non è uno dei tanti, ma è il ragazzo conosciuto in questi mesi e al quale abbiamo sperato di poter fornire un po’ di sostegno e di leggerezza, invano. Chi è entrato costantemente nel carcere minorile in questi mesi, non può dimenticare il suo volto. Vogliamo però non limitarci a una espressione di cordoglio, perché siamo consapevoli del fatto che la storia di Yassine non rappresenta un’eccezione. E’ sì raro che un ragazzo si uccida in un Istituto penale per i minorenni, ma non è rara la sofferenza che Yassine si portava dentro.

Oggi nell’Istituto penale minorile di Firenze sono rimasti altri 21 ragazzi, che portano dentro di sé un dolore immenso per quel che è accaduto, un dolore che si è andato ad aggiungere alla già difficile esperienza di chi vive in stato di detenzione. Per alcuni di loro questo non è il primo suicidio cui assistono, per molti questo lutto si somma ad altri già vissuti nonostante la giovane età. I compagni di cella di Yassine ne hanno raccolto l’ultimo respiro, uno di loro lo ha vegliato pregando. Tutti ieri hanno voluto incontrare l’imam di Firenze, forse una delle poche figure pubbliche che sia davvero riuscita a portare loro conforto.

Oggi, prima che i riflettori si spengano di nuovo (qualcuno ci ha già detto che è tardi per questa riflessione perché la notizia non è più fresca!), vorremmo segnalare alcune cose che riteniamo importantissime:

La prima è che, contrariamente a quanto si pensa, le carceri minorili non sono giardini d’infanzia. Sono luoghi per lo più migliori delle carceri per adulti, sono luoghi – come il “Meucci” – dove gli operatori sono profondamente dediti al loro lavoro, ma sono pur sempre dei luoghi di reclusione. L’art. 37 della Convenzione Onu sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, di cui proprio in questi giorni si celebra il ventennale, stabilisce chiaramente che: “L’arresto, la detenzione o l’imprigionamento di un fanciullo devono essere effettuati in conformità con la legge, costituire un provvedimento di ultima risorsa e avere la durata più breve possibile”. Il Consiglio d’Europa non ha fatto altro che ribadire questo principio a più riprese, affermando che la carcerazione non è uno strumento adatto alla risocializzazione dei minori autori di reato, e che essa deve essere inflitta loro solo quando non sia possibile ricorrere a un diverso sistema di controllo o di sanzione. Nella stessa direzione va, lo sanno tutti, la normativa italiana sul processo penale minorile, considerata come una delle punte più avanzate del mondo occidentale in tema di tutela dei diritti dei minori. Non possiamo allora accettare che persino di fronte al suicidio di un ragazzo detenuto per mesi in attesa di giudizio per un tentato furto si dica che “spesso il carcere è la soluzione migliore per questi ragazzi”. Nonostante la buona volontà degli operatori, il carcere non è un luogo di presa in carico: si fa il possibile, ma il possibile è troppo poco e le buone intenzioni sono costantemente frenate dalla burocrazia e dalle esigenze di controllo tipiche di ogni situazione carceraria, quel che è accaduto a Yassine ne è la tragica dimostrazione. Gli operatori della giustizia e i servizi sociali non possono arrendersi a una simile constatazione, che fa ancora più scalpore se pronunciata non caso per caso, ma come massima generale. Noi vorremmo ricordare che, sebbene autori di reato – la maggioranza dei ragazzi ne ha commessi soltanto di lievi –, questi minori hanno diritto a poter costruire il proprio futuro e a vivere un presente conforme alle esigenze proprie di tutti gli adolescenti.

La seconda cosa, urgente, che vorremmo segnalare è che oggi nell’IPM di Firenze, come negli altri sparsi per l’Italia, restano molti ragazzi e che per loro non solo non viene fatto niente di speciale, ma neppure niente di ordinario. Nell’Istituto fiorentino la scuola non è mai stata organizzata in modo stabile dal Provveditorato. La presenza degli insegnanti dipende dalla buona volontà di chi si fa assegnare una classe in carcere e dall’organizzazione della Scuola città Pestalozzi di Firenze, che si occupa dei corsi di formazione serale per adulti. Quest’anno non sono riusciti, come altri anni, a incaricarsi anche di questo compito extra, nella situazione già difficile che gli enti preposti alla formazione attraversano, e così la scuola media non è ripartita con l’inizio dell’anno scolastico. Le volontarie e i volontari dell’altro diritto si stanno affannando a collaborare con l’unica insegnante elementare presente per supplire a questa mancanza, e non è la prima volta che questo avviene. Le istituzioni della giustizia minorile sono state sollecitate dall’istituto stesso, ma invano. Si dà per scontato che in un periodo come questo, dove la scuola è in sofferenza, l’ultimo problema sia quello della scolarizzazione dei minori detenuti. Eppure, la scuola non è per loro solo un diritto, ma è anche una delle poche finestre che essi hanno sull’esterno, un modo per impiegare le mattinate altrimenti vuote, tutte passate – a 15,16,17, 18 anni – entro la cinta di un solo squallido cortile.

Infine, che cosa facciamo per i ragazzi rimasti, come li aiutiamo di fronte al trauma subito? Accettiamo che sia uno dei tanti? Consideriamo sufficiente l’organizzazione ordinaria presente negli Isituti penitenziari? O pensiamo che sia l’ora che la città si prenda cura di questi suoi giovani? Che le carceri minorili diventino davvero luoghi aperti e trasparenti e soprattutto spopolati, in cui sia possibile seguire pochi ragazzi facendo prevalere quelli che Alessandro Margara chiama “gli spiriti della casa” sugli “spiriti del carcere”? L’IPM Meucci è dietro la stazione centrale. Quanti fiorentini conoscono la sua esistenza?

I ragazzi detenuti nell’IPM di Firenze, come nel resto d’Italia, appartengono quasi esclusivamente ai seguenti gruppi sociali: sono stranieri, rom, sinti, o minori originari del sud Italia. Se si confrontano i dati relativi alla popolazione detenuta con quelli dei minori autori di reato si scopre facilmente come questi gruppi sociali sono sovrarappresentati in carcere. Il sistema della giustizia penale minorile opera una selezione sociale, individuando come suoi “utenti” privilegiati i minori appartenenti alle categorie più disagiate. Un simile processo di selezione smentisce gli intenti professati dalla riforma del 1988 e dal sistema penitenziario trattamentale nel suo complesso.

Se Yassine fosse stato italiano e avesse avuto alle spalle una “normale famiglia italiana” non sarebbe mai finito in carcere e, certamente, oggi nessuno considererebbe ‘scaduta’ la notizia del suo suicidio.

Insieme ai ragazzi reclusi in IPM, siamo addolorati e indignati. Vorremmo che anche la società nella quale viviamo e lavoriamo continuasse ad esserlo e decidesse di muoversi per evitare che queste tragedie continuino a ripetersi.

“Dal Governo ci attendiamo impegni precisi”. Presa di posizione di un ampio fronte di organizzazioni sulla Conferenza sull’infanzia e l’adolescenza di Napoli.

sabato 21 novembre 2009

Immagine

Sette organizzazioni appartenenti all’Osservatorio nazionale sull’infanzia e l’adolescenza prendono posizione sulla Conferenza nazionale sull’infanzia e l’adolescenza tenuta Napoli dal 18 al 20 novembre 2009 e redigono un documento comune, intitolato “Batti il cinque”, a cui aderiscono numerose altre organizzazioni.

Leggi  il comunicato stampa.

Leggi il documento nel sito del CNCA (Coordinamento nazionale comunità di accoglienza).

 

 

Primo incontro tra associazioni familiari. Bologna, 21 novembre 2009.

sabato 21 novembre 2009

Tutto è pronto per il primo incontro tra associazini familiari che si terrà a Bologna il prossimo 21 novembre.

Ad oggi hanno aderito 13 associazioni, rappresentative del complesso panorama dell’associazionismo familiare in Italia.

Sarà l’occasione per verificare la possibilità di unire le forze per far fronte ai numerosi problemi che riguardano l’adozione nazionale e internazionale, ivi compresi i rapporti con la CAI e con gli enti autorizzati.

Qui il sito dell’associazione “Genitori si diventa – onlus”.

“Il futuro dei bambini è nel presente”. Conferenza nazionale sull’infanzia e sull’adolescenza, Napoli 18-20 novembre 2009

martedì 10 novembre 2009

La Conferenza, organizzata dal Ministero del Lavoro, della Salute  e delle Politiche sociali insieme alla Presidenza del Consiglio dei Ministri ed in collaborazione con la Commissione Parlamentare per l’Infanzia e l’Adolescenza, intende trarre un bilancio dei risultati raggiunti negli ultimi anni e proporre nuovi obiettivi, non solo alle istituzioni, ma a tutto il mondo impegnato nella promozione dei diritti dell’infanzia.

Qui il sito on-line.

“Sfide nelle procedure di adozione in Europa: assicurare il massimo interesse del bambino”

sabato 31 ottobre 2009

Il convegno “Challenges in Adoption Procedures in Europe: ensuring the best interests of the child”, presso la sede del Consiglio d’Europa a Strasburgo, dal 30 novembre al 1 dicembre 2009, è aperto agli Stati dell’Unione Europea e del Consiglio d’Europa e a tutti i professionisti, alle istituzioni e alle associazioni che si occupano dell’adozione dei bambini. (continua…)

Ascoltare i bambini, cambiare il mondo: un convegno sulle problematiche dell’applicazione dei principi della convenzione ONU CRC (Convention on the Rights of the Child) a 20 anni dalla ratifica

venerdì 9 ottobre 2009

Il convegno, organizzato dalla Regione Emilia-Romagna, l’Associazione Città Amiche dell’Infanzia e dell’Adolescenza (CAMINA) insieme a UNICEF Emilia-Romagna, si terrà a Bologna, nella Sala Auditorium della Regione Emilia Romagna, Mercoledì 11 novembre 2009.

L’incontro è rivolto a educatori, insegnanti, dirigenti scolastici, esponenti di cooperative sociali e di associazioni di volontariato per promuovere il confronto reciproco e la riflessione comune.

Il programma prevede alcuni interventi sui diritti dei bambini e degli adolescenti seguiti da una tavola rotonda in cui  amministratori locali, esperti e operatori sociali si confronteranno per individuare gli elementi su cui investire per diffondere la conoscenza e l’applicazione della convenzione ONU sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza.

Leggi qui un’introduzione più dettagliata e il programma.

Per ulteriori informazioni e iscrizioni, contatta la segreteria organizzativa: Maria Elena Raimondi, Associazione CAMINA, Via Cà Selvatica 7 – 40123 Bologna. Tel. 051/6443324 – fax 051/6443393. m.rimondi@camina.it, o direzionescientifica@camina.it

 

Adozione e affidamento familiare a lungo termine. Riflessioni e proposte “dalla parte dei minori”. Convegno Nazionale a Torino lunedì 9 novembre 2009

venerdì 2 ottobre 2009

Il convegno, organizzato da Anfaa (Associazione nazionale famiglie adottive e affidatarie) con il patrocinio della Regione Piemonte e la collaborazione della Fondazione Promozione Sociale Onlus e di Prospettive assistenziali, si terrà presso il Centro Incontri Regione Piemonte, Corso Stati Uniti 23, Torino.

La partecipazione è gratuita, ma è indispensabile iscriversi in anticipo presso la segreteria Anfaa, telefonando (011 8122327), inviando un fax (011 8122595) o scrivendo una e-mail (segreteria@anfaa.it).

Per saperne di più, qui trovi il programma dell’iniziativa.