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	<title>www.lagabbianella.org &#187; genitore affidatario</title>
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	<description>sito dell&#039;associazione &#34;La gabbianella e altri animali&#34;</description>
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		<title>Rispetto per i sentimenti dei bambini in affidamento: articolo di Carla Forcolin su &#8220;Areté&#8221;</title>
		<link>http://www.lagabbianella.org/2010/07/28/rispetto-per-i-sentimenti-dei-bambini-in-affidamento-articolo-di-carla-forcolin-sulla-rivista-arete/</link>
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		<pubDate>Wed, 28 Jul 2010 21:38:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L&#8217;articolo che segue, della presidente della nostra associazione, Carla Forcolin, è uscito sul numero corrente della rivista &#8220;Areté&#8221;, Quadrimestrale dell&#8217;Agenzia per le ONLUS (anno 3, n. 2, maggio-agosto 2010, pp. 98-105). Ringraziamo l&#8217;Editore per averci autorizzato a pubblicarlo su questo sito.
Rispetto per i sentimenti dei bambini in affidamento
La nostra legge e i suoi obiettivi
La legge [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;articolo che segue, della presidente della nostra associazione, Carla Forcolin, è uscito sul numero corrente della rivista &#8220;Areté&#8221;, Quadrimestrale dell&#8217;Agenzia per le ONLUS (anno 3, n. 2, maggio-agosto 2010, pp. 98-105). Ringraziamo l&#8217;Editore per averci autorizzato a pubblicarlo su questo sito.</p>
<p><strong><img class="alignleft size-medium wp-image-3857" style="margin-right: 5px;" src="http://www.lagabbianella.org/wp09/wp-content/uploads/2010/07/Arete001-215x300.jpg" alt="" width="129" height="180" /><span style="font-size: medium;">Rispetto per i sentimenti dei bambini in affidamento</span></strong></p>
<p><strong>La nostra legge e i suoi obiettivi</strong></p>
<p>La legge 149/2001, che regolamenta l&#8217;affido e l&#8217;adozione, ha come riferimento costante il &#8220;superiore interesse del minore&#8221;. Fare &#8220;il superiore interesse del minore&#8221; è idea con­divisibile da chiunque, ma soggetta ad ogni forma di interpretazione personale. Nella si­tuazione di un minore affidato e successivamente (spesso dopo anni) dichiarato adottabi­le, qual è il &#8220;superiore interesse del minore&#8221;? Credo che difficilmente si possa sostenere che fa bene ad un bambino, già figlio di genitori inadeguati, essere separato dalla famiglia affidataria, dove ha vissuto per lungo tempo, se ad essa sente di appartenere. Molte ricer­che in ambito psicologico dimostrano che i sostituti genitoriali non sono meno importan­ti dei genitori naturali, quando tra adulti e bambini si sia sviluppato un rapporto empatico profondo. Se condividiamo la considerazione dell&#8217;importanza del genitore &#8220;affettivo&#8221; non possiamo negare che il cambiamento di famiglia per un bambino è un grave danno. E subi­re tale danno non è di certo nel suo superiore interesse presente e futuro.<span id="more-3854"></span></p>
<p>Ma ciò che è ovvio per la gente comune e che è stato regolarmente confermato da indagini psicologiche di ricercatori e psico-terapeuti negli anni è sbagliato per mol­ti &#8220;addetti ai lavori&#8221;. Per alcuni di essi è preferibile far vivere al minore il terzo cam­biamento di famiglia piuttosto che creare un passaggio dall&#8217;affidamento all&#8217;adozione. Ci si chiede perché: ciò avviene perché si vogliono tenere separati l&#8217;istituto e l&#8217;adozio­ne, che ha lo scopo di dare per sempre una famiglia a chi ne è privo (perché orfano o abbandonato) da quello dell&#8217;affidamento, che ha lo scopo di dare un supporto tempo­raneo ad una famiglia in momentanea difficoltà.</p>
<p>Per onorare tale distinzione teorica, non si esita a calpestare la persona del bam­bino in un&#8217;ottica completamente adulto-centrica.</p>
<p><strong>Che cos&#8217;è l&#8217;affidamento nella realtà</strong></p>
<p>In realtà l&#8217;affidamento risponde all&#8217;obiettivo primario di riportare il bambino alla famiglia d&#8217;origine in meno della metà dei casi: l&#8217;affidamento è l&#8217;istituto della protezio­ne dei bambini nell&#8217;incertezza del loro futuro.</p>
<p>È cosa diversa da ciò che si sarebbe voluto e va trattato per quello che è. Non si può più permettere, nel superiore interesse della persona del minore, che un bam­bino cresca nell&#8217;incertezza perenne del suo futuro. Dopo i 2 anni dall&#8217;inizio dell&#8217;affi­damento si dovrebbe, per legge, decidere se dichiararlo adottabile oppure farlo rien­trare nella famiglia &#8220;risanata&#8221;, ma i due anni sono rinnovabili. Talora bisogna rinnova­re l&#8217;affidamento, ma fino a quando?</p>
<p>Se l&#8217;incertezza permane e la famiglia d&#8217;origine è impossibilitata a prendersi cura del minore, ma per certi aspetti presente nella mente del bambino, bisogna dargli una famiglia adottiva, che abbia i requisiti per educarlo con autorevolezza ed insieme gli permetta la continuità degli affetti con coloro che l&#8217;hanno messo al mondo. Una fa­miglia che accolga in un certo senso sia il minore che la sua stessa madre e che sap­pia mantenere un buon rapporto con entrambi. Una famiglia che abbia alcune carat­teristiche di quella adottiva (dia a tutti, bambini e grandi, la sicurezza della stabilità e del diritto) e alcune caratteristiche di quella affidataria (mantenimento dei rapporti con la famiglia d&#8217;origine). Non è impossibile: nella prassi già situazioni simili esistono da tempo, dove i magistrati minorili hanno avuto il coraggio di spingersi in un terre­no che la nostra legge ha previsto, ma che è sempre un po&#8217; anomalo nei confronti di un&#8217;adozione classica. In essa, infatti, il bambino perde ogni contatto con la famiglia di provenienza, che non sa e non deve sapere dove egli viva e con chi sia.</p>
<p><strong>Affidamento e forme di adozione aperta e miste</strong></p>
<p>Oggi, nella maggior parte delle situazioni inerenti bambini figli di famiglie incapa­ci di crescerli, ma non bambini orfani, si preferisce nella realtà un affidamento, che si prolunga fino alla maggiore età, ad un&#8217;adozione come quella sopra descritta. Si lascia­no i bambini/ragazzi in affidamento per periodi talmente lunghi da portarli all&#8217;età in cui si viene dichiarati maggiorenni. Si tratta degli affidamenti definiti &#8220;sine die&#8221;, in cui i minori in teoria non hanno mai il diritto di chiamare &#8220;mamma&#8221; e &#8220;papa&#8221; le persone che si prendono cura di loro, pur vedendo i genitori naturali una volta all&#8217;anno o addi­rittura mai. I bambini in questa situazione vivono sempre &#8220;tra color che sono sospe­si&#8221; e l&#8217;Associazione Italiana Amici dei Bambini (AIBI) ha coniato per loro la definizione di &#8220;bambini del limbo&#8221;. Le conseguenze pratiche di questa incertezza di vita non so­no certo da sottovalutarsi: affidato e affidatari non sono mai riconosciuti dalla socie­tà come figlio/a e genitori e questo indebolisce il ruolo degli adulti e impedisce a tut­ti di programmare la vita liberamente.</p>
<p><strong>Il periodo dell&#8217;adolescenza</strong></p>
<p>L&#8217;incertezza dei ruoli, sia degli affidatari che degli affidati, rende drammatico so­prattutto il periodo dell&#8217;adolescenza. I ragazzi, raggiunti i 14/15 anni, se ribelli, come moltissimi figli naturali, potrebbero essere rifiutati da coloro che li hanno cresciuti e finire in qualche comunità, con conseguenze psicologiche a materiali gravissime per grandi e piccoli, o addirittura potrebbero essere i ragazzini a chiedere agli assistenti sociali di essere tolti dalla famiglia affidataria per andare in comunità, dove si sentono meno controllati. Mi si consenta il ricordo personale di un padre affidatario che non capiva come i Servizi avessero potuto far andare in comunità una ragazzina da lui se­guita per tanti anni, solo perché la stessa voleva vestirsi e truccarsi in modo vistoso e la famiglia affidataria glielo impediva, come forse glielo avrebbe impedito una famiglia naturale. I casi particolari si prestano a mille riflessioni e chissà che cosa celava quel classico conflitto adolescenziale, ma in casi simili è enorme il senso di sconfitta e di autosvalutazione per tutti i membri della famiglia affidataria, che sente di aver fallito il suo compito. Ancor più grave è il riemergere di vissuti abbandonici per i giovani affida­ti, soprattutto se vengono allontanati dal nucleo familiare contro la loro stessa reale volontà: essi vengono privati così, anche materialmente, dell&#8217;appoggio fondamentale della famiglia in un momento della vita molto delicato, quale quello del raggiungimen­to dell&#8217;autonomia personale e lavorativa, così difficile in Italia.</p>
<p><strong>La necessità di fare delle scelte</strong></p>
<p>Non scegliere o scegliere in ritardo per il futuro di questi ragazzi, posti un tempo in affidamento e poi mai fatti rientrare nella famiglia d&#8217;origine o mai resi adottabili, si­gnifica decidere la loro vulnerabilità e la vulnerabilità di chi li ha generosamente accol­ti. Ci sono persone disposte ad adottare i bambini, che hanno accolto in affidamento, dopo due anni dalla loro accoglienza, quando sono ancora piccoli e magari non dopo quattro, a causa dello scatenarsi della crisi adolescenziale. Il tempo non è una variabi­le di poco conto in questi casi e il sapere che si starà insieme &#8220;per sempre&#8221; favorisce i rapporti di attaccamento in maniera evidente.</p>
<p>Comunque, anche nell&#8217;incertezza del futuro, gli affetti spesso maturano egual­mente e ci sono ragazzi che non vorrebbero mai lasciare gli affidatari e affidatari che aspettano proprio che i minori raggiungano la maggior età per adottarli.</p>
<p><strong>Adozione inclusiva dei vecchi affetti o affidamento <em>sine die</em>?</strong></p>
<p>Un&#8217;adozione che permettesse anche a &#8220;orfani di genitori vivi e vegeti&#8221;, ma incapa­ci di svolgere appieno il loro ruolo, di avere una famiglia stabile (pur sapendo da do­ve si proviene e magari mantenendo anche &#8211; se opportuno &#8211; un legame con qualche parente), eliminerebbe queste situazioni: i ragazzi adottati saprebbero di appartene­re alla famiglia che li cresce e li educa e la famiglia adottiva avrebbe nei loro confronti gli stessi diritti e doveri di quella naturale. L&#8217;affidamento &#8220;sine die&#8221; invece offre il fian­co a perenni incertezze, a difficoltà affettive legate all&#8217;impossibilità ufficiale dell&#8217;attac­camento reciproco, all&#8217;impossibilità di approdare ad una situazione in cui si è davve­ro, e per l&#8217;intera società, genitori e figli. Esso in sostanza non da mai, proprio a chi ne avrebbe particolarmente bisogno, una famiglia stabile. Tale tipo di affidamento è diffusissimo, circa la metà degli affidamenti nel nostro Paese finiscono per essere &#8220;<em>sine die</em>&#8220;. C&#8217;è chi li accetta di buon grado, pur di non far passare i bambini e i ragazzi dall&#8217;affida­mento all&#8217;adozione all&#8217;interno della stessa famiglia con il vantaggio di non far cambiare vita a ragazzi già in affidamento da anni.</p>
<p><strong>Snaturare l&#8217;affidamento e l&#8217;adozione</strong></p>
<p>Gli operatori che permettono simili affidamenti lunghissimi e incerti fanno queste scelte, temendo che il passaggio da un istituto all&#8217;altro snaturi l&#8217;affidamento.</p>
<p>Infatti, poiché l&#8217;affidamento nasce per far tornare i bambini nella famiglia che ha da­to loro la vita, non prevede che chi li accoglie temporaneamente la sostituisca a tut­ti gli effetti. Per diventare affidatari sono sufficienti brave persone, forti ed equilibra­te oltre che preparate, ma non necessariamente esse devono essere sposate e giova­ni, come per l&#8217;adozione. I requisiti per poter adottare e prendere in affidamento so­no diversi e sono diversi i percorsi attraverso cui si diventa genitori adottivi o geni­tori affidatari. È diverso l&#8217;orientamento mentale a cui si rivolgono i primi ed i secon­di: i primi sono volti a creare il massimo attaccamento tra sé e i bambini, i secondi a lasciare che i genitori naturali siano il vero oggetto d&#8217;amore per i bambini, dove que­sto è possibile. Permettere il passaggio da un istituto all&#8217;altro creerebbe molta confu­sione, anche mentale, e favorirebbe coloro che, privi dei requisiti per adottare, desi­derano adottare lo stesso, in barba alla legge attuale. Non entro qui nell&#8217;annosa pole­mica circa il diritto per i single di adottare, mi limito a sottolineare i fondati motivi di chi non vuole favorire il passaggio dall&#8217;affidamento all&#8217;adozione.</p>
<p>Ma posti in evidenza i problemi, si devono individuare le soluzioni, a meno che non si voglia scegliere di riperpetuare le situazioni in cui un minore viene costretto a cam­biare almeno tre famiglie nella vita o, peggio, viene posto per anni in casa-famiglia, per non sottoporlo a distacchi da persone a cui si sia affezionato. È questa la più scioc­ca delle soluzioni, purtroppo spesso applicata anche nella prima infanzia, quando ci si forma e si pongono le basi per lo sviluppo futuro della personalità umana, proprio a partire dai rapporti d&#8217;affetto con la madre o il sostituto materno. Oggi, secondo le ul­time ricerche (2007) del Centro studi dell&#8217;Istituto degl&#8217;Innocenti, su 100 bambini tra gli 0 e i 2 anni, ce ne sono 39,8 in affidamento familiare e 60,2 nei servizi residenzia­li. Il danno che viene procurato così a molti bambini non è quantificabile ma è di cer­to molto rilevante.</p>
<p><strong>Possibili soluzioni ai problemi sollevati</strong></p>
<p>Le soluzioni ai problemi qui sollevati, e ad altri a questi correlati, sono state indi­cate da molti Parlamentari nel tempo. Le soluzioni ci sono: basterebbe che fosse cre­ato un nucleo di famiglie e singole persone (anche i <em>single</em> nei casi particolari possono adottare) capaci di percorrere, in tempi diversi, sia il percorso della formazione per diventare famiglie adottive sia quello per diventare famiglie affidatarie. Verreb­be così superata la questione dei requisiti diversi e della paura dell&#8217;aggiramento del­la legge. Queste persone, disposte ad affrontare l&#8217;incertezza del futuro, riconosciu­te da tribunali e servizi, potrebbero essere i futuri genitori a cui rivolgersi nei tan­ti casi incerti.</p>
<p>Ci sono bambini che si buttano nell&#8217;acqua, pur non sapendo nuotare, se ad acco­glierli ci sono le braccia di persone di cui si fidano. Il sistema di protezione dei minori ha il dovere di predisporre &#8220;braccia&#8221; di cui ci si possa fidare in ogni circostanza o al­meno di non toglierle quando già ci sono.</p>
<p><strong>Possibilità offerte dalla legge attuale</strong></p>
<p>Tutto ciò si può fare con la legge attuale. Non c&#8217;è scritto nella legge 149/2001 che tra i due istituti non possa esserci alcuna commistione. Non c&#8217;è scritto che i genito­ri affidatari debbano essere esclusi dalla categoria di coloro che possono adottare il bambino. Anzi, la legge prevede che &#8220;i minori possano essere adottati anche in assen­za dei requisiti previsti per poter adottare di cui al comma I dell&#8217;art. 7, lett. <em>a</em>) della legge 184/1983 come modificata nella legge 149/2001 da persone unite al minore da vincolo di parentela fino al sesto grado o da preesistente rapporto stabile e duraturo, quando il minore sia orfano di padre e di madre&#8221;. La giurisprudenza ha ormai compa­rato il bambino abbandonato a quello orfano e, se non è &#8220;rapporto stabile e duratu­ro&#8221; quello che s&#8217;instaura tra un bambino che rimane in una famiglia per molti mesi e per anni, quando sussiste un rapporto con tali caratteristiche? La domanda è ovviamente retorica: tale rapporto inevitabilmente si costituisce nel tempo e nell&#8217;intimi­tà della convivenza, quindi gli affidatari potrebbero, a legislazione invariata, adottare all&#8217;interno della propria famiglia il bambino utilizzando questo articolo di legge.</p>
<p><strong>L&#8217;adozione nei casi particolari</strong></p>
<p>Ma questa adozione particolare (messa in atto attraverso l&#8217;art. 44 della legge 184/1983) non è identica a quella semplice per vari motivi. Essa infatti permette al bambino adottato di mantenere il proprio cognome accanto a quello di chi adotta e di mantenere il contatto con la famiglia d&#8217;origine. Essa prefigura quell&#8217;adozione conci­liante della vita e degli affetti di cui si parlava sopra.</p>
<p>Questa forma di adozione, come abbiamo accennato, da elasticità alla legge e na­sce proprio per sanare situazioni di fatto che si potrebbero modificare solo con grave pregiudizio per il minore, staccato da chi è stato per lui riferimento fondamentale. Es­sa va bene se il rapporto con la famiglia d&#8217;origine è opportuno o auspicabile, perché la stessa è in qualche modo presente o almeno non è persecutoria, non va bene se inve­ce lo è. Il rischio che la famiglia d&#8217;origine possa tormentare quella adottiva esiste, come esiste il pericolo che possa tormentare il figlio se questi è facilmente reperibile.</p>
<p>Anche questo problema non è insolubile. La famiglia affidataria potrebbe, per amo­re del bambino che cresce da anni, trasferirsi o venire protetta. Di certo per un bam­bino è meglio stare con chi ritiene i propri genitori che cambiarli per un pericolo da cui può essere protetto.</p>
<p><strong>Prevedere i possibili sviluppi futuri</strong></p>
<p>Fermo restando tutto ciò che abbiamo appena affermato, si deve pensare prima a cosa fare nel futuro quando un bambino viene posto in affidamento. Forse la sua si­tuazione è prevedibile con buoni margini di probabilità, forse l&#8217;incertezza è totale. In ogni caso si deve predisporre la &#8220;rete di salvataggio&#8221;, di cui sopra, per il bambino per ogni evenienza, per proteggere i suoi legami affettivi. La rete di salvataggio prevede che si scelga nel tempo opportuno se il bambino deve andare in affidamento o in ado­zione a rischio giuridico, cioè presso una famiglia che un giorno lo possa eventualmen­te adottare (meglio se una famiglia con i requisiti per poter fare domanda d&#8217;adozione legittimante) oppure se questo non è necessario. Tutto ciò viene già pensato dai ser­vizi e dai tribunali più attenti, ma inevitabilmente, poiché la vita supera la fantasia, le situazioni incerte alla fine dell&#8217;affido si trovano sempre ed è per questo che va ribadi­to che i legami affettivi di un bambino vanno tutelati, soprattutto se questi è piccolo, se i legami che ha costituito con la famiglia affidataria sono forti, se egli non può ca­pire che non viene abbandonato di nuovo. Troppe volte accade che un bambino cre­sciuto dalla nascita in una famiglia che &#8220;sente&#8221; sua sia costretto a 3-4 anni a cambiarla, subendo traumi dolorosissimi, solo a causa dei contorti ragionamenti degli adulti.</p>
<p><strong>Necessità della petizione presentata al Parlamento il 13 maggio 2010</strong></p>
<p>Per questo è necessario che si precisi nella legge attuale che, qualora un bambino già posto in affidamento venga dichiarato adottabile, a causa del mancato recupero della famiglia d&#8217;origine, vanno protetti i rapporti affettivi che egli nel frattempo abbia costituito, come chiede la petizione che è stata presentata al Presidente della Came­ra il giorno 13 maggio 2010 dall&#8217;Associazione &#8220;La gabbianella e altri animali&#8221; e che ha raccolto in poco tempo 6.000 firme.</p>
<p>Ciò significa che in caso di dichiarazione di adottabilità il bambino dovrebbe rima­nere <em>in primis</em> nella famiglia in cui già si trova. In caso invece di ritorno nella famiglia d&#8217;origine o di adozione in un&#8217;altra famiglia (la possibilità rimane aperta), il minore do­vrebbe poter mantenere un rapporto amichevole con le persone che sono state per lui preziose. Gli adulti che si vogliono bene si incontrano, si telefonano, si scrivono: perché mai i bambini non possono farlo? I bambini non sono proprietà privata di nes­suno, nemmeno dei loro genitori, e in quanto persone hanno diritto di vivere gli af­fetti che sentono profondamente.</p>
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		<title>Il senso del convegno del 13 maggio&#8230;, di Claudio e Cinzia Carboni</title>
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		<pubDate>Mon, 07 Jun 2010 13:38:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[IL SENSO DEL CONVEGNO DEL 13 MAGGIO: IL GIORNO DOPO!!!
E ADESSO che si fa?
Carla Forcolin, l&#8217;avv. Lucrezia Mollica, sono state molto brave a pensare e portare a termine questa impresa.
E&#8217; andato tutto bene, benissimo. Meglio del previsto, basta leggere certi commenti nelle firme on line.
Da nodo in gola e tanta rabbia dentro!!! Ma tanta voglia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>IL SENSO DEL CONVEGNO DEL 13 MAGGIO: IL GIORNO DOPO!!!</p>
<p>E ADESSO che si fa?</p>
<p>Carla Forcolin, l&#8217;avv. Lucrezia Mollica, sono state molto brave a pensare e portare a termine questa impresa.<br />
E&#8217; andato tutto bene, benissimo. Meglio del previsto, basta leggere certi commenti nelle firme on line.<br />
Da nodo in gola e tanta rabbia dentro!!! Ma tanta voglia di muoversi, di cambiare le cose.<br />
Se n&#8217;è parlato è vero, i mass media hanno recepito il problema e le motivazioni della petizione, qualche uomo di legge ha cominciato a metterci la faccia, le assistenti sociali sono uscite dalla tana.<br />
Ma poi?<span id="more-3398"></span></p>
<p>E&#8217; precisa e inoppugnabile l&#8217;affermazione che Carla ha fatto:<br />
<strong>Vogliamo che sia attuato il diritto dei bambini e degli adulti che li hanno tenuti in affido per un certo periodo di tempo a continuare le relazioni affettive maturate.</strong></p>
<p>Se ci pensiamo bene non era in questione il fatto che la legge, e chi di fatto la interpreta e la applica, i giudici dei tribunali dei minorenni con la complicità dei servizi sociali, possano e debbano preoccuparsi, nell&#8217;interesse unico ed esclusivo del minore, di dove collocare i bambini che, a torto o a ragione, non possono più continuare la loro esperienza di vita con i genitori naturali.<br />
Perché abbiamo appreso che la legge esiste già, ma viene resa vana e non attuata dal fatto che &#8221;i professionisti del settore&#8221; non fanno bene il loro mestiere per ignoranza o sciatteria.<br />
La stessa dottoressa Cavallo, presidente del Tribunale di Roma, che &#8221;brillantemente&#8221; in televisione, prima del 13 maggio, aveva più di una volta difeso se stessa e la categoria da certi attacchi, ha riconosciuto quanto contenuto nella petizione&#8230; o perlomeno ha iniziato un periodo di &#8230; conversione.<br />
Crediamo fermamente in quel &#8221;buon senso&#8221; che aveva richiamato il giornalista Stella nel suo articolo sul Corriere della Sera del giorno 19 aprile, ma forse non basta, varrà anche la pena che qualcosa succeda quando vengono poste in atto queste &#8221;infrazioni di legge&#8221;, queste &#8221;inumane prassi di ordine sociale per cui i bambini sono pacchi che si spostano impunemente da un adulto all&#8217;altro esclusivamente nell&#8217;interesse di questi ultimi&#8221;.</p>
<p><strong>Una giustizia minorile meno adultocentrica, scrive Carla Forcolin nel suo commento al Convegno!!!</strong></p>
<p><strong>Ecco dove sta il problema di partenza, da cui deriva tutto il resto e i pasticci che vengono combinati.</strong></p>
<p>Ma cosa fare allora per rendere la gestione di tutte le problematiche relative al mondo minorile, nel contesto specifico di quando ci sono di mezzo i cosiddetti &#8221; figli degli altri&#8221;???<br />
Nel pomeriggio del convegno del 13 maggio a Roma c&#8217;è stato un incontro al quale abbiamo partecipato e in cui è emerso, a nostro parere, l&#8217;intervento di un avvocato, che si è definito tale e al tempo stesso, non-genitore affidatario, non-genitore adottivo, non-genitore. La sua tesi era che bisogna osare di più cioè la petizione non basta, è un intervento troppo blando, bisogna FARE DELLE DENUNCE perché, in sostanza, della circolare che si è impegnata ad emettere la senatrice Serafini, i giudici e i tribunali dei minorenni, ci fanno gli &#8221;aeroplanini di carta&#8221;.<br />
Che dire?<br />
Cominciamo prendendo esempio da Brunella Benedetti e Luigi Moretti che hanno fatto ricorso alla corte europea sostenuti dall&#8217; avv. Mollica? Ebbene, la nostra risposta propende per il si!<br />
Perché se ci si ferma ora, adesso, nulla o poco di quanto fatto sarà servito!!<br />
Noi abbiamo anche apprezzato quella grande cosa che ha fatto il piccolo comune di Lugo di Romagna.<br />
Per noi è importante, visto che viviamo in un &#8221;grande&#8221; comune di Provincia, Parma, conosciuta per tante cose belle, ed è facile fare il confronto con l&#8217;immobilità, l&#8217;assenteismo, i muri e gli imbarazzi che abbiamo trovato nelle istituzioni della nostra città e non uno straccio di assistente sociale che abbia firmato la petizione.<br />
Ordine di scuderia o insensibilità culturale??<br />
Dobbiamo anche dire purtroppo che al pomeriggio del convegno abbiamo partecipato con molta delusione per la troppo marcata presenza di rappresentanze di tutto quel settore di ASSOCIAZIONISMO che opera nell&#8217;affido sotto il nome di casa-famiglia e per  come qualche rappresentante (citiamo per es.  ANFAA) ha gestito il tempo da spendere in una specie di sterile comizio in cui si è parlato solo della realtà e della veduta adulta e mai si è parlato realmente della situazione dei minori.<br />
Questa osservazione non vuole essere assolutamente polemica ma introdurre un altro problema collegato alla petizione che è quello che i bambini che vanno in affido non hanno bisogno, nella quasi totalità dei casi, di una casa-famiglia, ma di una famiglia che abbia una casa.<br />
Se non è così viene da chiedersi quanto valore possa avere avuto nel nostro paese la chiusura degli &#8221;orfanatrofi&#8221;, se molti bambini hanno solo cambiato la portata e la dimensione dell&#8217;istituto dove vivere.  Un conto è una casa-famiglia con degli operatori e un certo numero di  bambini, un conto sono due adulti che formano di fatto una famiglia, magari con cinque figli loro naturali e hanno altri bambini, in affido.<br />
E&#8217; un altro aspetto, ma non irrilevante, considerare che si chiama, non a caso &#8221;affido famigliare&#8221; e che <strong>l&#8217;affido famigliare non è solo la gestione per un certo periodo di tempo di un minore ma un sostegno ad un&#8217;altra famiglia in difficoltà.</strong> Questo i servizi sociali, abbiamo appurato,  molto spesso se lo dimenticano, per interesse o noncuranza. L&#8217;obbiettivo primo dell&#8217;affido famigliare resta quello di fare di tutto per riportare i bambini nella famiglia d&#8217;origine. Questo lo diciamo per tutti quelli che hanno spudoratamente e senza nessun presupposto accusato chi ha promosso questa petizione di fare gli interessi o la volontà degli affidatari che si vogliono tenere i minori a cui si sono affezionati.<br />
<strong>(La solita visione adultocentrica, da cui certa gente non scappa!!!)</strong><br />
Parlando ad esempio della stampa, anche l&#8217;articolo di Repubblica non è che abbia fatto un gran bel servizio alla causa.<br />
Il titolo spiazza e porta su un&#8217;altra strada. Ricordo che così titolava il servizio di Maria Novella De Luca: <strong>&#8221;L&#8217; ultima sfida dei genitori a tempo: fateci adottare i nostri bambini&#8221;.</strong><br />
I bambini, prima di tutto, non sono di nessuno, non siamo noi genitori affidatari, che dopo un po&#8217; di tempo vogliamo adottare questi minori, ma sono i bimbi stessi che adottano gli adulti con cui si trovano bene, che danno loro amore, in particolare quando si tratta di bimbi con delle ferite, che hanno già vissuto degli abbandoni.<br />
La nostra storia di affido ci ha insegnato che una bimba piccola che cresce con te per molto tempo, ti adotta ancor prima che la legge si muova.<br />
In quanto all&#8217;ultima sfida, crediamo che non sia una sfida ma una battaglia civica, almeno è per questo che siamo venuti a Roma, ma se proprio deve essere una sfida, sicuramente CHE NON SIA L&#8217;ULTIMA MA LA PRIMA DI TANTE!! In quanto ai genitori a tempo, anche in questo non esageriamo enfaticamente.<br />
Perché non parliamo e scriviamo di BAMBINI A TEMPO!!</p>
<p>Queste prime riflessioni rendono sicuramente giustizia a quanto la petizione abbia fatto saltare il coperchio di una pentola dove bollono dentro un sacco di problemi irrisolti o risolti male.<br />
Riteniamo pertanto che la petizione sia stata, oltre che &#8211; come l&#8217;ha definita benissimo il professor Cancrini &#8211; SACROSANTA,  un&#8217;occasione per CAPIRE che sarebbe bene elaborare insieme (scriviamo &#8221;insieme&#8221; pensando a quante persone hanno firmato on line con commenti da ricordare)  un progetto sui minori,  perché c&#8217;è qualcosa di molto più grande che non va, che non funziona in modo giusto,  nell&#8217;intero mondo dell&#8217;affido, dell&#8217;adozione, dei bambini portati via dalle famiglie naturali, di tutto un mondo nel quale &#8221;occorre dirlo&#8221; qualcuno su questo problema pure ci campa.</p>
<p><strong>La gente che ha partecipato alla petizione on line scrivendo quello che pensava, ha dato un segno che in questo paese c&#8217;è ancora voglia di cambiare in meglio le molte cose che non vanno.</strong></p>
<p>Per ultimo, per tutti quelli che ci credono e in particolare per chi è uscito malamente da una brutta storia di affido, restano solo due possibilità:</p>
<p>- la prima è quella di leccarsi le ferite, sbattere la porta e passare il resto dei propri giorni arrabbiati col resto del mondo perché si maltrattano i bambini<br />
- la seconda è invece pensare a quel bambino o a quella bambina che per molto tempo ha accarezzato il pensiero di avere trovato due adulti su cui contare come genitori e invece la prepotenza della legge  li ha rapiti da quella che avevano battezzato come loro casa, come loro famiglia.<br />
<strong>Rapiti</strong> per legge. Pensiamo a quanta prepotenza possa esserci in un giudice che pensa e dice: <strong>Ce l&#8217;ho io una famiglia  che va bene per te!!!</strong><br />
Ma poi torniamo a dire: che un bimbo passi da una famiglia all&#8217;altra assurdamente passi pure, quello che non passa è che questo bimbo deve dimenticare tutto di quella prima famiglia. Continuazione delle relazioni affettive. Ripristiniamo le relazioni perdute!!!<br />
Qualche &#8221;esperto&#8221; di legge ci spieghi perché NO!!</p>
<p>Con molta fiducia per quanto si potrà fare insieme,<br />
Claudio e Cinzia Carboni</p>
<p>PS &#8211; E per quanto è successo in passato , la retroattività di ogni atto commesso a danno dei minori, cosa facciamo???<br />
Un bel condono, che è di moda?<br />
Lo scudiamo? come dice la Gabanelli? Ovviamente in modo anonimo&#8230;&#8230; all&#8217;italiana!<br />
O vogliamo scavare nelle carte e recuperare umanamente quanto ancora possibile??<br />
Cosa diranno questi bambini &#8221;in mobilità&#8221; quando diventeranno adulti, del comportamento degli adulti di oggi, quelli che hanno deciso del loro futuro??</p>
<p><strong>I BAMBINI CHE DISGRAZIATAMENTE NON HANNO UNA FAMIGLIA O LA PERDONO, NON SONO UN PREMIO PER GLI ADULTI CHE NON POSSONO AVERE FIGLI NATURALI.<br />
SONO GLI ADULTI, CHE SI RENDONO DISPONIBILI A FARE LORO DA GENITORI, AD ESSERE UN PREMIO PER QUEI BAMBINI!!!</strong></p>
<p><strong>Abbiamo sentito due genitori adottivi di recente fare questa affermazione: Finalmente il giudice ci ha dato un bambino!!<br />
No, cari signori, è tutto sbagliato.<br />
Il giudice del Tribunale dei Minorenni deve preoccuparsi di dare a quel bambino dei genitori.<br />
Lo pagano per questo!</strong></p>
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		<title>Una bella storia di affido, da Gianni e Alessandra</title>
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		<pubDate>Sat, 22 May 2010 00:28:33 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Vogliamo condividere con voi questa bella storia di affido che ci ha inviato Gianni insieme a sua moglie Alessandra:
Mi chiamo Gianni, ho 42 anni e sono sposato con Alessandra da 14 anni: da sempre crediamo nell’affido da quando, studenti universitari conoscemmo questo “strano modo “ di amare la vita e di accoglierla: abbiamo fatto affido [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Vogliamo condividere con voi questa bella storia di affido che ci ha inviato Gianni insieme a sua moglie Alessandra:</p>
<p><span style="color: #003366;">Mi chiamo Gianni, ho 42 anni e sono sposato con Alessandra da 14 anni: da sempre crediamo nell’affido da quando, studenti universitari conoscemmo questo “strano modo “ di amare la vita e di accoglierla: abbiamo fatto affido da subito, appena sposati anche prima di generare i nostri meravigliosi bambini che oggi hanno Tommaso 8 anni e Elisabetta 5 anni;<span id="more-3188"></span> nella nostra piccola associazione di famiglie per l’affido di Ancona siamo considerati “esperti” anche se la definizione ci spaventa un po’, forse questa definizione ha spinto Mirella, un’educatrice del Comune di Ancona, a proporci per l’affido di D. una ragazzina di 16 anni che doveva essere allontanata dalla sua famiglia che lei stessa considerava inadeguata e che pur di andarsene avrebbe accettato la vita in una comunità alloggio per adolescenti lontano dalla nostra città e dalla sua scuola che frequentava con risultati discreti. Abbiamo passato il classico periodo di “inferno” che caratterizza ogni fase pre-affido con la netta e compatta avversione di tutti i nostri riferimenti: nonni, amici e soci dell’associazione erano uniti nel dire che questo affido sarebbe stato una bomba esplosiva che avrebbe travolto noi, i nostri figli e soprattutto la ragazzina: solo Mirella si mostrava sicura sulle probabilità non proprio nefaste, e fu avvalendoci della nostra fiducia nei suoi confronti che  abbiamo accolto D. in una giornata di fine agosto con la stanza giochi dei bimbi da smantellare per fare posto alla nuova arrivata.</span></p>
<p><span style="color: #003366;">All’inizio fu difficile spiegare ai nostri figli che anche questa ragazzona di 1,80 m aveva bisogno dei loro mamma e papà per crescere, dal canto suo D. si mostrava l’opposto dell’adolescente problematica, era sempre sorridente, educata, mai una parolaccia. I primi mesi abbiamo vissuto nell’attesa del “botto”, ma questo tardava ad arrivare, per decisione del Tribunale D. non poteva avere contatti con la famiglia d’origine, il suo bisogno di appartenere a qualcuno e di sentirsi parte di un qualcosa che si prendeva cura di lei le fece accettare tutto il castello di regole della nostra famiglia, l’avere dei bimbi piccoli per noi comportava ancora quelle cure che tanto a lei erano mancate, il prepararle la colazione, la spremuta d’arancia, l’interessarsi a lei sul rendimento scolastico e sulle compagnie che frequentava con telefonate e il prendersi carico anche delle sue paure ed ansie la conquistarono.</span></p>
<p><span style="color: #003366;">Il rendimento scolastico migliorò tanto da farla arrivare ai vertici della sua classe (liceo pedagogico) ma soprattutto cambiò il suo atteggiamento: parlando con i suoi prof. tutti sottolinearono il cambiamento da ragazzina chiusa, curva, silenziosa a ragazzina solare, aperta alla vita e finalmente spensierata.</span></p>
<p><span style="color: #003366;">D. accettò anche il percorso di supporto psicologico offertole dal servizio e diligentemente va agli incontri settimanali con la psicologa.</span></p>
<p><span style="color: #003366;">Volle fare piazza pulita con il suo passato, via le sue vecchie amiche ed il suo ragazzo, modificò anche il suo modo di vestirsi: decise lei ed all’inizio fu duro per lei crearsi nuove amiche, nuovi interessi e nuovi amori definiti più seri, in lei c’era una gran voglia di ripartire da zero, di ristrutturarsi con nuovi modelli. Noi eravamo perplessi e ci confrontavamo con i servizi che ci rassicuravano.</span></p>
<p><span style="color: #003366;">Sono passati circa due anni da quella giornata di fine estate, D. è prossima ai 18 anni, ancora non se la sente di vedere i suoi genitori, noi possiamo solo parlare di loro ed accogliere i suoi sfoghi nei loro confronti, D. non ha neanche valutato l’ipotesi di uscire dalla nostra casa, ha assunto il ruolo di sorella maggiore e cerca la giusta autonomia da noi ma come figlia, quest’estate non verrà in camper con noi ha deciso di trovarsi un lavoretto estivo per pagarsi la patente, noi la lasciamo fare. D. è molto cambiata, ha iniziato anche ad accettare quella parte di lei che con tanta forza ha cercato di cancellare nel primo periodo, si permette anche qualche piccolo insuccesso e ora pensa all’Università vicino casa.  Lei sa che per noi poco cambierà dopo i 18 anni: la porta che Mirella ha aperto per lei sarà sempre aperta, come se fosse nostra figlia.</span></p>
<p><span style="color: #003366;">Vi ho raccontato questa nostra storia per ribadire che il confine tra affido e adozione non è così delimitato come noi credevamo: in entrambi i casi siamo chiamati a fare i genitori di “cuore” perché questo chiedono in maniera più o meno diretta i bambini in affido, anche quelli cresciuti come la nostra D. che con i suoi 16 anni compiuti non aveva bisogno di uno zio, una zia o degli amici che le facessero da punto di riferimento, lei chiedeva una mamma e un papà, una famiglia che la contenesse dal punto di vista affettivo. Noi la amiamo per quello che è e amiamo anche quella parte che non è stata generata da noi e speriamo che un giorno D. possa riavere un rapporto per lo meno con la mamma e che la possa riconoscere come parte di sé. Sappiamo che lei diventerà grande anche grazie a noi, sua mamma e suo papà hanno messo il seme per fare la piantina e noi abbiamo messo il bastone affinché questa piantina cresca diritta e fiorisca bene in piena autonomia: tutti e 4 abbiamo concorso allo stesso risultato: la piena fioritura. Ed è questo quello che conta.</span></p>
<p><span style="color: #003366;">Un saluto Gianni ed Alessandra</span></p>
]]></content:encoded>
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		<title>La conclusione dell&#8217;affido familiare su TV2000, 18 maggio 2010 dalle 11,45</title>
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		<pubDate>Mon, 17 May 2010 21:10:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La trasmissione Formato Famiglia, di TV2000 (Canale 801 sky) tratta, il 18 maggio 2001, di Affetto in affido.
Intervengono Carla Forcolin, presidente associazione La gabbianella e altri animali, Salvatore Intelisano psicologo e giudice onorario tribunale dei minori di Roma, l&#8217;avvocato Lucrezia Mollica, l&#8217;ex presidente del Tribunale dei minori di Roma e membro dell’associazione italiana magistrati minore [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La trasmissione <a href="http://www.formatofamiglia.tv2000.it//puntata.php?id=293">Formato Famiglia</a>, di TV2000 (Canale 801 sky) tratta, il 18 maggio 2001, di Affetto in affido.</p>
<p>Intervengono Carla Forcolin, presidente associazione La gabbianella e altri animali, Salvatore Intelisano psicologo e giudice onorario tribunale dei minori di Roma, l&#8217;avvocato Lucrezia Mollica, l&#8217;ex presidente del Tribunale dei minori di Roma e membro dell’associazione italiana magistrati minore e famiglia Luigi Fadiga , l’associazione AIBI e alcune famiglie affidatarie.</p>
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		<title>PETIZIONE: il senso del convegno del 13 maggio</title>
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		<pubDate>Wed, 05 May 2010 08:52:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ogni convegno è un momento di studio e approfondimento su di un tema.
Questo convegno è un momento di approfondimento sul tema della petizione a cui si accompagna.
I problemi sul tappeto sono in parte evidenti, in parte “nascosti”. Quelli evidenti sono i problemi legati al fatto che ci sono bambini che vengono posti in famiglie affidatarie [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.lagabbianella.org/wp09/wp-content/uploads/2010/05/convegno-la-gabbianella-DEF.pdf"><img class="size-full wp-image-2892 alignleft" style="border: 1px solid black; margin-right: 5px; margin-top: 5px;" src="http://www.lagabbianella.org/wp09/wp-content/uploads/2010/05/Locandina-convegno1.jpg" alt="Locandina-convegno" width="155" height="110" /></a>Ogni convegno è un momento di studio e approfondimento su di un tema.</p>
<p><a href="http://www.lagabbianella.org/diritto-ai-sentimenti-per-i-bambini-in-affidamento-il-convegno-a-roma-13-maggio-2010">Questo convegno</a> è un momento di approfondimento sul tema della petizione a cui si accompagna.</p>
<p><strong>I problemi sul tappeto</strong> sono in parte evidenti, in parte “nascosti”. Quelli evidenti sono i problemi legati al fatto che ci sono bambini che vengono posti in famiglie affidatarie e crescono lì per tempi lunghi,  nei quali si affezionano ai membri della famiglia stessa e all’ambiente che li circonda (scuola, amici, vicini). Venire staccati dal mondo in cui vivono, e spesso molto bene, per essere spostati di famiglia è molto doloroso, per alcuni bimbi piccoli è il crollo del mondo nel quale avevano faticosamente riposto la loro fiducia, dopo essere stati tolti dai genitori che li maltrattavano o non li curavano. Dal punto di vista dei bambini simile cambiamento di famiglia, e spesso di città, è incomprensibile e tragico.<span id="more-2873"></span></p>
<p>La contraddizione e i problemi “nascosti” sono però quelli degli adulti: l’affidamento è istituto a tempo, l’adozione è per sempre. I requisiti per adottare e prendere in affido sono diversi, la formazione per diventare affidatari e/o adottivi è pure diversa. L’adozione prevede l’allontanamento dalla famiglia d’origine, l’affidamento il mantenimento dei rapporti con la stessa. Se precisiamo per legge che tra i due istituti è possibile il passaggio dall’uno all’altro, rischiamo di creare aspettative “sbagliate” negli affidatari.</p>
<p>Il nodo si scioglie se si prende il punto di vista dei bambini, se davvero si cerca di fare una <strong>giustizia minorile meno adultocentrica</strong>. I bambini guardano alla realtà come è,  non come la si vorrebbe ideologicamente. La realtà è che il 57% degli affidamenti (secondo dati dell’Istituto degli Innocenti) dura più di due anni e in molti casi molto di più. Si deve partire da qui e dal fatto che i bambini hanno diritto a una famiglia. Non possiamo ignorare che si verificano in continuazione casi assurdi, crudeli, come quelli che ho raccontato nel libro “Io non posso proteggerti”. Se il sistema funzionasse bene non succederebbero, si dice. Ma il sistema servizi-tribunali funziona come può e funziona con proroghe che spesso sono necessarie per capire se la famiglia d’origine potrà riprendersi il figlio/a oppure no. Non sempre è solo bieca burocrazia il problema, spesso il problema è il prodotto delle circostanze incerte in cui l’affido interviene per permettere solo “il male minore”. Se non si sa a lungo se i genitori o la famiglia d’origine del bambino potranno riprenderselo c’è poco da fare, bisogna rimanere nell’incertezza. Portare un bambino in comunità allo scadere del tempo dell’affido “perché non si affezioni troppo agli affidatari” è la cosa peggiore che si possa fare.</p>
<p><strong>Impedire i legami affettivi alle persone è il danno più grosso</strong>. I bambini devono poter rimanere nella famiglia affidataria per il tempo che serve, ma se dopo un tempo congruo risulta evidente che la famiglia d’origine non sarà più in grado di riprendersi il figlio/a, si deve decidere che l’affidamento deve diventare adozione. Se possibile, per non far cambiare al bambino ogni aspetto della sua vita, là dove già si trova. Oggi in questi casi ci sono gli affidamenti che arrivano ai 18 anni.  Perché così la famiglia affidataria non rinuncia a ricevere il mantenimento del ragazzino/a, perché lo stesso/a non rinuncia al cognome d’origine e alla sua identità , ecc. Ma non è così che si deve procedere. Gli affidamenti spesso vanno male talora proprio perché  manca nei grandi e nei piccoli il senso di una decisione forte che riguarda la loro relazione. Sapersi voluti aiuta a crescere, sapere che la relazione non si può spezzare aiuta a mantenerla. E’ più difficile (avviene lo stesso!) per un genitore adottivo lasciare il figlio adolescente in una struttura che per un genitore affidatario, ma nessuno dei due lo dovrebbe fare, almeno in linea generale. Se questo succede, in entrambi i casi, è un fallimento per grandi e piccoli, famiglie e servizi.</p>
<p><strong>La realtà del nostro paese è complessa</strong>: non ci sono genitori che muoiono spesso lasciando figli orfani, ci sono invece spesso genitori che non sanno prendersi cura dei loro bambini. Dobbiamo pensare all’adozione in questi termini e pensare al male minore a partire da questa realtà. Ciò può comportare che ci siano adozioni in cui la famiglia adottiva finisce per far crescere un bambino, il quale vede ogni tanto la madre biologica o un altro parente. Questo fa paura ai genitori adottivi. Ma nessuno chiede loro di impegnarsi in situazioni simili all’affidamento se non lo desiderano e nessuno pretende che tutti gli affidamenti si trasformino in adozione. Si tratta solo di rispondere alla realtà attuale con strumenti idonei, rispettando i diritti fondamentali della persona.  Se un bambino che è in affidamento viene dichiarato adottabile e la famiglia che lo ha già cresciuto per un certo tempo se la sente di prenderlo, perché impedirglielo?</p>
<p>Ci sono i problemi legati al fatto che la famiglia d’origine potrebbe essere persecutoria rispetto a quella adottiva, ci sono problemi legati al fatto che la coppia affidataria potrebbe essere non in grado di difendere il figlio/a dai genitori biologici.</p>
<p>Questi problemi sono spesso superabili con un semplice cambiamento di residenza e comunque vanno affrontati caso per caso. Come vanno affrontati caso per caso gli altri problemi legati ai requisiti diversi. La nostra legge attuale ci permette risposte a tutto, basta che sia chiaro che nel conflitto di diritti (diritto alla famiglia  o alla “propria” famiglia?/ diritto all’educazione o diritto a stare con genitori che diseducano?, ecc) deve vincere ciò che permette al bambino di crescere serenamente, di diventare un adulto capace di autonomia e di autostima, un adulto che sa da dove viene e che accetta la sua situazione, cogliendone gli aspetti positivi. Questo non si ottiene impedendo i legami sani e terapeutici, non si ottiene togliendo ai minori la stabilità di vita.</p>
<p>La crescita armoniosa del bambino si potrebbe ottenere più facilmente se tra gli operatori e le famiglie affidatarie ci fosse un rapporto iniziale di fiducia, poi mantenuto nel tempo. Il pre-concetto per cui gli affidatari sono persone che si offrono per l’affido solo perché non possono aspirare all’adozione è molto diffuso. In parte questo è vero, ma non è sempre così e anche quando è vero, ciò non significa che l’affidatario parta dall’idea di appropriarsi di un bambino che non è suo. C’è troppo sacrificio e troppa incertezza nell’affidamento perché questo avvenga. Eppure, i genitori affidatari non sono spesso ascoltati da nessuno, non sono avvertiti di ciò che sta per succedere loro, non possono mantenere rapporti con i bambini che hanno cresciuto, non hanno voce in capitolo, mentre sono loro che raccolgono le angosce dei bambini e i loro incubi notturni. Sono loro che li curano quando sono ammalati e vivono l’incertezza del futuro con i bimbi.</p>
<p>Non si può pretendere che ci siano tanti genitori affidatari quando gli stessi sono trattati con tanta mancanza di rispetto. Come si fa a dire che l’affido è l’istituto della generosità e poi lasciare che le famiglie affidatarie  vivano senza sapere che fine ha fatto la bambina o il bambino che non hanno potuto nemmeno salutare prima di vederlo partire, dopo avergli dedicato cure genitoriali per anni?</p>
<p><strong>Il rapporto tribunali-servizi e famiglie affidatarie deve cambiare</strong>. Deve essere improntato ad un maggior rispetto, ci vuole un dialogo che ora non c’è. Se il problema è il tempo, il dialogo potrebbe anche avvenire talvolta attraverso mail, oltre che di persona: con i mezzi che normalmente si usano per dialogare a distanza, il rapporto potrebbe essere più continuativo.</p>
<p>E’ ora di finirla con i genitori “usa e getta”, come li ha definiti Gian Antonio Stella. Chi tratta così le famiglie più generose del paese tratta male anche i bambini che “appoggia” lì per anni. I rapporti tra le famiglie affidatarie e i bambini che sono stati in affidamento devono concludersi in maniera fisiologica, non perché tagliati d’autorità.</p>
<p>Le famiglie affidatarie (e con famiglie intendo anche i singles, che pure hanno parenti e amici) danno ai bambini che ne sono privi dei genitori e dei fratelli, permettono si attui la nostra legge.</p>
<p>Quali sono le <strong>differenze tra crescere in una casa-famiglia e crescere in una vera famiglia</strong>? Dovrebbero rispondere gli specialisti, perché le case famiglia sono di tanti diversissimi tipi, tra esse ci sono famiglie vere e proprie o comunque adulti che vivono con i bambini e case-famiglie che non sono altro che vecchi istituti rimpiccioliti e smembrati, dove il personale si turna e non c’è qualcuno che stia sempre con i bambini e i ragazzi. Non ci sono persone che ricoprano i ruoli materno e paterno, non ci sono affetti personalizzati.</p>
<p>Le comunità di questo tipo come possono ad esempio aiutare la crescita emotiva dei bambini tra gli 0 e i due anni? Eppure proprio in quella fascia d’età sono molti i tribunali che non vogliono dare i bambini in affidamento. Quali danni ciò comporta? Talora si tratta di danni irreversibili, perché la mente umana si sviluppa come i rami di un albero… tanti più sono i rami in cui si divide il tronco, tanti più saranno i rami piccoli, le foglie, i fiori e i frutti. E se non ci sono le prime biforcazioni nella prima infanzia, poi è tanto difficile crearle e le biforcazioni si creano in base alla vita affettiva, che a sua volta è connessa a quella conoscitiva.</p>
<p>Ma <strong>cosa sappiamo noi dell’affidamento in Italia?</strong> Sappiamo davvero quanti bambini lo stanno vivendo e perché? Sappiamo come finiscono gli affidamenti? Quanti T.M. preferiscono collocare i bambini piccoli in struttura invece che in famiglia per non trovarsi nella spiacevole situazione di togliere da lì bambini che vi sono cresciuti? Quanti T.M. decidono di rimetterli in struttura se allo  scadere del tempo dell’affido la situazione dei piccoli non è chiarita? Quanti danni ciò comporta? E si può misurare il valore aggiunto del crescere in famiglia invece che in casa famiglia o comunità alloggio?  Che fine fanno i ragazzi dopo i 18 anni, quando escono dalle strutture e che fine fanno quando finisce l’affidamento? Quanti affidamenti finiscono con il ritorno nella famiglia d’origine? Come sono questi ragazzi? Quanti aff. finiscono con l’inserimento in struttura? Quanti con l’adozione? Quanti con il semplice raggiungimento della maggior età?</p>
<p>Uno dei motivi per cui l’affidamento deve divenire adozione in tempo è che non si possono mandare a vivere da soli da un giorno all’altro dei ragazzi di 18 anni nell’attuale società.</p>
<p>La <strong>giustizia minorile </strong>cosiddetta<strong> “mite”</strong> ha previsto tutte queste circostanze, ma si attira la preoccupazione di chi ha paura di scorciatoie nel dichiarare adottabili bambini che magari potrebbero recuperare la famiglia d’origine; si attira la malevolenza di chi le attribuisce il desiderio di aggirare la legge per quanto riguarda i requisiti per adottare (facendo fare troppe adozioni nei “casi particolari”); si attira ancora l’irritazione di chi, anche giustamente, ritiene che la giustizia non abbia bisogno di aggettivi. Gli aggettivi infatti servono a poco, serve però che sia chiaro ciò a cui tendiamo.</p>
<p>Vogliamo che i bambini fuori della loro famiglia siano aiutati a crescere mitigando il danno della perdita dei genitori naturali o vogliamo essere ciechi applicatori di una legge che teme solo il suo possibile aggiramento? Se il problema è quello dei requisiti diversi tra affidamento e adozione, lo si può superare togliendo ai pochi affidatari singles la possibilità di accogliere nella loro case dei minori. E’ sciocco, ma questo potrebbe facilitare la vita a tanti bambini: ne varrebbe la pena. Oppure si potrebbe decidere che chi è solo può prendere in affidamento solo ragazzi grandicelli. Sarebbe un’altra sciocchezza, ma mai tanto grande quanto quella di far passare la prima infanzia ad un bambino in una famiglia e poi fargliela cambiare oppure, peggio, quella di fargli passare la vita o gran parte della stessa senza potere mai sentirsi figlio/a.</p>
<p>La petizione della “Gabbianella e altri animali” è stata firmata da altre associazioni che si occupano di affidamento e sono nate prima di lei, come da associazioni più grandi di lei, come la Comunità Papa Giovanni XXIII, l’Anfaa, Famiglie per l’accoglienza, ecc. La stampa e i mass-media si sono accorti del problema che la petizione solleva e giungono a noi in questo periodo giornalisti della stampa e della radio-televisione. Così ci giungono anche molte proposte di far modificare la legge attuale. Noi siamo convinti che nell’ambito della cura dei minori, nel nostro paese,  purtroppo, conti più la prassi della legge. La nostra legge non è esigibile, di fatto. Siamo convinti che se passasse il principio del diritto alla famiglia davvero e con esso il diritto alla continuità degli affetti, intesa come necessaria alla tutela del superiore interesse del minore, saremmo già a buon punto. Nella frase che abbiamo chiesto di inserire in calce all’articolo 4 comma 5 della legge è contenuto questo concetto.</p>
<p><strong>“</strong><strong>Qualora l&#8217;affidamento di un minore si risolva in un’adozione, a causa del mancato recupero della famiglia d&#8217;origine, vanno protetti i rapporti instauratisi nel frattempo tra affidati e membri della famiglia affidataria. Va quindi favorita la permanenza del bambino nella famiglia in cui egli già si trova; ove ciò non sia possibile, va comunque tutelato il mantenimento di un rapporto affettivo con la famiglia affidataria, nelle forme e nei modi  ritenuti più opportuni dagli operatori, dopo aver ascoltato la famiglia affidataria stessa e la futura famiglia adottiva.”. </strong></p>
<p>Abbiamo sbagliato a dire “qualora un affidamento si trasformi in un’adozione”, avremmo dovuto dire in una “dichiarazione di adottabilità”, e avremmo dovuto fare un richiamo al diritto del ragazzino ad essere ascoltato, alla fine. Ciò nonostante siamo convinti che questo sia il concetto cardine che va espresso, rifiutiamo l’accusa di voler trasformare tutti gli affidamenti in adozione, di voler aggirare la legge attuale, di volere dare l’adozione legittimante (quella nei casi particolari c’è già) ai singles. Vogliamo solo evitare un mare di dolore inutile ai bambini e anche ai grandi, vogliamo rilanciare l’istituto dell’affidamento che la gente teme solo perché teme di non poter vedere e sentire mai più chi ha cresciuto. Vogliamo che il diritto dei grandi di coltivare le proprie relazioni significative sia esteso anche ai bambini, che sono persone come noi adulti.</p>
<p>Carla Forcolin</p>
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		<title>In merito alla petizione, e-mail di Andrea Cambiaghi</title>
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		<pubDate>Sat, 20 Mar 2010 16:52:26 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Ringraziamo Andrea Cambiaghi per averci autorizzato a pubblicare questa sua email, inviataci il 18 marzo:
Buongiorno,
sono un papà affidatario al  secondo affido.
Abbiamo un bambino di 10 mesi che è con noi da quando  aveva 5  giorni.
Due settimane fa si è concluso il suo processo  ed è  stato decretato adottabile. Abbiamo fatto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: small;">Ringraziamo Andrea Cambiaghi per averci autorizzato a pubblicare questa sua email, inviataci il 18 marzo:</span></p>
<p><span style="font-family: arial,helvetica,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Buongiorno,<br />
sono un papà affidatario al  secondo affido.<br />
Abbiamo un bambino di 10 mesi che è con noi da quando  aveva 5  giorni.<br />
Due settimane fa si è concluso il suo processo  ed è  stato decretato adottabile. Abbiamo fatto un tentativo di proporci per  l&#8217;adozione visto che sarebbe stata la cosa più naturale, ma pur  esprimendo  apprezzamento per il nostro operato, ci è stato risposto che questa non è  la  prassi è che sarebbe grave creare precedenti di famiglie affidatarie che   diventano adottive.<br />
Ora stiamo aspettando che gli trovino una  famiglia  adottiva. Più o meno dovremo aspettare ancora un mese.</span></span></p>
<p><span style="font-family: arial,helvetica,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Ho  scoperto su  internet la vostra petizione, dopo averci pensato un po&#8217; su l&#8217;ho firmata  e sto  cercando di diffonderla. Speriamo che un giorno le cose possano  migliorare, se  avete bisogno di aiuto scrivetemi pure che se posso sono ben felice di  aiutarvi.</span></span></p>
<p><span style="font-family: arial,helvetica,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Cordiali  Saluti<br />
Andrea Cambiaghi</span></span></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Perché vi invito a firmare la petizione, di Carla Forcolin</title>
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		<pubDate>Sat, 20 Mar 2010 16:14:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Petizione al Parlamento Italiano]]></category>

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		<description><![CDATA[Riporto qui una parte della mail ricevuta oggi:
“sono un papà affidatario al secondo affido.
Abbiamo un bambino di 10 mesi che è con noi da quando aveva 5 giorni.
Due settimane fa si è concluso qui a xxxx il suo processo ed è stato decretato adottabile. Abbiamo fatto un tentativo di proporci per l&#8217;adozione visto che sarebbe [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Riporto qui una parte della mail ricevuta oggi:</p>
<p>“sono un papà affidatario al secondo affido.</p>
<p>Abbiamo un bambino di 10 mesi che è con noi da quando aveva 5 giorni.</p>
<p>Due settimane fa si è concluso qui a xxxx il suo processo ed è stato decretato adottabile. Abbiamo fatto un tentativo di proporci per l&#8217;adozione visto che sarebbe stata la cosa più naturale, ma pur esprimendo apprezzamento per il nostro operato, ci è stato risposto che questa non è la prassi è che sarebbe grave creare precedenti di famiglie affidatarie che diventano adottive.</p>
<p>Ora stiamo aspettando che gli trovino una famiglia adottiva. Più o meno dovremo aspettare ancora un mese.”</p>
<p>Così mi scrive un signore, senza far trapelare emozioni, con compostezza assoluta. A me vengono per l’ennesima volta i brividi, come quando al telefono, qualche giorno fa, una signora, dalla Sardegna, mi ha raccontato che ha dovuto lasciare una bimba, presa in casa a 40 giorni, in comunità a tre anni e mezzo.<span id="more-2355"></span> La bimba sapeva che avrebbe dovuto andare dalla madre naturale, che praticamente non conosceva e che temeva molto. Si disperava, si gettava a terra, sotto gli occhi degli operatori e di chi l’aveva cresciuta. Poi vedendo coloro che le erano stati accanto nella sua breve vita vicini (la mamma e il papà degli affetti) si è calmata e si è messa a giocare. Allora la psicologa ha chiesto ai genitori affidatari di uscire senza prendere il cappotto perché la bambina non capisse che se ne stavano andando…</p>
<p>Questi genitori affidatari hanno lasciato la bimba senza un saluto, costretti in qualche modo a tradire la sua fiducia, e di lei non hanno saputo più nulla.</p>
<p>Ma vi sembra umano e giusto?</p>
<p>L’Affidamento non è l’adozione, ma i bambini sono i bambini ed è nel loro “superiore interesse” che si lavora. Il piccolo di 10 mesi si è di certo attaccato alle persone che lo hanno cresciuto, la bimba di 3 anni e mezzo sa che la mamma non è colei che la nutre, la lava, la coccola, ride con lei e anche la sgrida, ma è con la donna con cui ha vissuto che ha imparato a provare degli affetti. Della madre naturale, che non ha visto che raramente nella vita (e che non sembra affatto interessata a stare con lei quando la vede) ha paura.</p>
<p>Eppure dovrà seguirla e perdere per sempre i contatti con la mamma affettiva.</p>
<p>Il bimbo piccolo, che nei suoi primi mesi ha di certo imparato a fare mille cose con mamma e papà affidatari, dovrà andare da altri genitori, non per ritornare alla famiglia biologica ma solo per rispettare un’interpretazione discutibilissima della legge.</p>
<p>I requisiti per l’affido e l’adozione sono diversi. Le aspettative teoriche riguardanti i due istituti anche, ma in pratica più della metà degli affidamenti sono altra cosa da ciò che teoria vorrebbe, lo sappiamo tutti. Per salvare l’idea originaria e affascinante dell’affidamento, dobbiamo permettere che i bambini perdano per legge dei bravi sostituti  genitoriali che potrebbero (e spesso vorrebbero) seguirli per la vita?</p>
<p>Diciamo la verità: non si permette il passaggio dall’affidamento all’adozione solo perché si teme l’aggiramento delle leggi. Altri problemi, come la necessità di proteggere la famiglia e il bambino da eventuali genitori naturali persecutori, attraverso l’allontanamento della famiglia adottiva dai parenti dell’adottato/a, o la differenza dei requisiti per poter adottare o prendere in affidamento, pur nella loro gravità, sono superabili, in moltissimi casi.</p>
<p>Se si fissa il principio della continuità degli affetti non solo per il bambino adottato ma anche per quello in affido, allora basta che si facciano acquisire alle coppie ed anche ai singles che accettino di diventare affidatari e non escludano a priori l’adozione, due idoneità (una all’affidamento ed una all’adozione). Anche i singles possono adottare anche oggi in casi particolari.</p>
<p>Con la doppia idoneità non si potranno accusare le persone che accolgono un bambino in affidamento di voler aggirare le leggi.</p>
<p>L’Affidamento è l’istituto dell’incertezza e non solo dell’accoglienza a tempo, per questo, per essere pronti ad ogni evenienza senza essere accusati di “imbrogliare” si potrebbero acquisire le due idoneità. Ma è evidente che basterebbe fare sempre quello che molti tribunali e giudici fanno ed altri non vogliono fare: prevedere a priori tutti i possibili sviluppi futuri delle cose e tutelare comunque il bambino ed i suoi affetti. La possibilità del passaggio dall’affidamento all’adozione esiste già e la legge la prevede.</p>
<p>Il bambino può essere adottato anche a prescindere dai requisiti di età e matrimonio, secondo l’art. 44 della legge 184/83, qualora abbia instaurato con alcune persone un rapporto stabile e duraturo nel tempo. Come si può stare in affidamento presso una famiglia e non instaurare un rapporto stabile e duraturo con i membri della stessa?</p>
<p>Se pensiamo che i bambini che vengono posti in affidamento si affezionano agli affidatari esattamente come i bambini posti in adozione, soprattutto se sono piccoli e non possono conoscere la differenza tra i due istituti, applichiamo anche a loro i sacri principi che applichiamo ai bambini adottati!  I principi per cui un bimbo una volta abbinato a qualcuno non può essere abbandonato di nuovo, non può sentirsi rifiutato, deve sapere la verità sulla sua nascita (raccontata in maniera a lui comprensibile) ha diritto alla stabilità di vita, ha diritto ad essere ascoltato.</p>
<p>Se si può evitare ad un essere umano di cambiare più volte famiglia per legge, lo si deve fare, a meno che non si vogliano fabbricare degli infelici.</p>
<p>E’ per questo che l’associazione “La gabbianella e altri animali” ha lanciato la petizione che si può firmare su questo sito.</p>
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		<title>GIORNALISTI, GIUDICI E LA NOSTRA PETIZIONE: ansie preventive</title>
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		<pubDate>Sun, 21 Feb 2010 15:04:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il cocktail composto da giornalisti, giudici e la nostra petizione è una miscela esplosiva: i giornalisti, per necessità di mestiere, devono raccontare alla gente cose che fanno notizia o particolari di notizie che ancora non sono noti. I giudici sono tenuti, per deontologia professionale, a rispettare il segreto istruttorio dei casi di cui si devono [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il cocktail composto da giornalisti, giudici e la nostra petizione è una miscela esplosiva: i giornalisti, per necessità di mestiere, devono raccontare alla gente cose che fanno notizia o particolari di notizie che ancora non sono noti. I giudici sono tenuti, per deontologia professionale, a rispettare il segreto istruttorio dei casi di cui si devono occupare e comunque la privacy della gente, e per fortuna, checché se ne dica, nella stragrande maggioranza dei casi, lo fanno. Noi, piccola associazione di volontariato, denunciamo un’interpretazione della legge sull’affido/adozione che danneggia in profondità i bambini. Lo facciamo perché sappiamo di molte vicende che hanno lacerato piccoli e grandi senza reale necessità; sappiamo di grandi dolori evitabili con l’accoglienza della nostra petizione e l’aggiunta di un paio di frasi ad un articolo della  legge attuale. Ma vogliamo denunciare il problema, non parlare dei casi particolari, magari già conclusisi, che ci hanno spinto a scendere in campo.<span id="more-2003"></span></p>
<p>Proponiamo di inserire nella legge, subito, due frasi su cui sono d’accordo in tantissimi, se non proprio tutti, mentre su di una grande riforma si scatenerebbero due visioni della famiglia, nascerebbero polemiche a non finire, integralismi, ideologie…  La legge che abbiamo è vecchiotta ma buona, se solo venisse applicata bene. La si può riformare, ma ci vuole tempo, non lo si può fare in fretta o sotto elezioni. Sulle modalità della sua attuazione si sta lavorando, ci sono dibattiti in merito che attraversano l’intero paese, forse le cose miglioreranno. </p>
<p>Ma torniamo al cocktail: se noi denunciamo il problema della gestione della fine dell’affidamento è perché veniamo sempre pungolati dalla realtà a seguire vicende in cui dei bambini sono costretti a cambiare famiglia, mentre stavano bene dov’erano. Non la cambiano per tornare nella loro, ma per andare in una terza famiglia, quella adottiva. La causa di questa incongruenza non è la cattiveria dei giudici, ma l’ambiguità della legge stessa che vorremmo fosse precisata. Senza far torto a nessuno, nello stato attuale delle cose, facendo magari prendere a molte coppie sia l’idoneità all’affidamento che all’adozione, o in altri modi “onesti” quando questa via non è praticabile, sarebbe possibile evitare ai bambini dolorosi passaggi di famiglia. Con poco si potrebbe stabilire che i loro affetti vanno rispettati.</p>
<p>I giornalisti, sempre pressati dal poco tempo a loro disposizione (più sono  bravi e famosi più sono di fretta) vogliono subito occuparsi dei “casi” al posto del problema. Da essi, infatti, il problema si capisce più facilmente. Ma anche i casi non sono una realtà lineare. Si legga il mio libro “Io non posso proteggerti”, dove mi sono sforzata di raccontare sotto assoluto anonimato delle storie complicatissime, per capirlo… ogni singola vicenda  riflette, più o meno, la complessità generale.</p>
<p>Al giornalista che ha poco tempo non si può spiegare molto, ma lui chiede informazioni su qualcosa che ha letto, che magari è già stato denunciato con qualche reticenza. Qualcosa di ciò che non si dovrebbe dire, nell’enfasi del discorso, sfugge, lui/lei scrive, qualche giudice che ha seguito in coscienza (anche con crisi di coscienza) riconosce le cose su cui ha lavorato e si offende. Tutti i giudici, che già vengono attaccati sempre e comunque sui giornali e in TV quotidianamente, si ritirano dal dialogo che l’associazione e le associazioni cercano di tenere aperto, feriti. La loro chiusura ci priva di un contributo essenziale. Ma la paura di offenderli ci impedisce di presentare al pubblico certe realtà, e i politici, non più stimolati dai mass-media,  ripongono il problema nel dimenticatoio.</p>
<p>Se non cambia qualcosa in merito torneranno a questa associazione casi disperati tra pochissimo.</p>
<p>Propongo che chi scrive di questi argomenti si documenti prima seriamente sulla complessità del problema (c’è chi lo fa), propongo che non si parli di casi ma delle circostanze che li determinano. Le storie, pur narrate, devono restare sotto anonimato assoluto. Di queste cose si deve discutere, ma lo si deve fare con grande umiltà.</p>
<p>Mi è capitato di criticare assistenti sociali che non avevano dato l’idoneità a delle coppie, ho visto le stesse ricorrere in appello, ottenerla e poi fare danni: avevano ragione le assistenti sociali che non potevano dire come mai avevano agito in un modo apparentemente sbagliato, avevo torto io. Sono diventata cauta, non amo i discorsi di chi sa tutto, non amo chi sbandiera la critica verso intere categorie, cerco di capire perché le cose non funzionano. Per capire ci vuole tempo e un briciolo di umiltà . Concediamocelo: i temi della nostra petizione sono delicatissimi.</p>
<p>Grazie a chi mi vorrà ascoltare.</p>
<p>Carla Forcolin</p>
<p>Venezia, 21 febbraio 2009</p>
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		<title>PETIZIONE: comunicato stampa dell&#8217;Anfaa</title>
		<link>http://www.lagabbianella.org/2010/02/17/petizione-comunicato-stampa-dellanfaa/</link>
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		<pubDate>Wed, 17 Feb 2010 18:42:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L&#8217;Associazione nazionale famiglie adottive e affidatarie &#8211; ANFAA &#8211; condivide la petizione e ha inviato alla Gabbianella e ad altre associazioni il seguente comunicato stampa con precisazioni della Presidente, Donata Nova Micucci:
COMUNICATO STAMPA:
TUTELARE LA CONTINUITA’ AFFETTIVA DEI MINORI AFFIDATI 
DICHIARATI ADOTTABILI
Apprezziamo e condividiamo la petizione presentata dall’Associazione LA GABBIANELLA E GLI ALTRI ANIMALI. A nostro parere, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;">L&#8217;Associazione nazionale famiglie adottive e affidatarie &#8211; <a title="ANFAA" href="http://www.anfaa.it/">ANFAA</a> &#8211; condivide la petizione e ha inviato alla Gabbianella e ad altre associazioni il seguente comunicato stampa con precisazioni della Presidente, Donata Nova Micucci:<span id="more-1939"></span></p>
<p><span style="text-decoration: underline;">COMUNICATO STAMPA</span>:</p>
<p><strong><em><span style="text-decoration: underline;">TUTELARE </span></em></strong><strong><em><span style="text-decoration: underline;">LA CONTINUITA</span></em></strong><strong><em><span style="text-decoration: underline;">’ AFFETTIVA DEI MINORI AFFIDATI </span></em></strong></p>
<p><strong><em><span style="text-decoration: underline;">DICHIARATI ADOTTABILI</span></em></strong></p>
<p>Apprezziamo e condividiamo la petizione presentata dall’Associazione <strong>LA GABBIANELLA E</strong><strong> GLI</strong><strong> ALTRI ANIMALI. A nostro parere, onde evitare un aggiramento della normativa in vigore, sarebbe utile specificare che questa petizione riguarda gli affidamenti familiari disposti dai </strong><strong>servizi sociali e</strong><strong>/o dal Tribunale per i Minorenni e che il minore affidato, se dichiarato in stato di adottabilità, ha diritto ad essere adottato con adozione legittimante e non ricorrendo impropriamente all’art. 44 comma d).</strong></p>
<p>Da anni l’ANFAA sostiene quanto esposto nella petizione: la stessa Circolare sugli affidamenti &#8220;a rischio giuridico di adozione&#8221;, proposta dall’Anfaa e  recepita dal Tribunale per i minorenni del Piemonte e Valle d’Aosta nel 1983, rispondeva a questa esigenza.</p>
<p>Inoltre vorremmo ricordare quanto riportato in proposito anche nel 2° Rapporto supplementare alle Nazioni Unite sul monitoraggio della Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza in Italia: “<em>È inoltre importante, nell’interesse superiore del minore, che a conclusione dell’affidamento vengano individuate, caso per caso, modalità di passaggio e di mantenimento dei rapporti fra il minore e la famiglia che lo ha accolto, sia quando rientra nella sua famiglia d’origine, sia quando viene inserito in un’altra famiglia affidataria o adottiva o in una comunità. Si ritiene infatti, anche in base a recenti esperienze negative, che vada salvaguardata la continuità dei rapporti affettivi del minore e che debbano essere evitate interruzioni traumatiche. È di fondamentale importanza che sia sempre rigorosamente rispettato l’articolo 5 comma 1 ultima parte della legge citata, il quale dispone che «l’affidatario deve essere sentito nei procedimenti civili in materia di potestà, di affidamento e di adottabilità relativi al minore affidato». Tale norma nella pratica viene spesso disattesa o trascurata, in quanto la sua mancata applicazione non comporta purtroppo alcuna nullità sul piano processuale. Infatti la giurisprudenza ha più volte affermato che gli affidatari non sono parti processuali del procedimento. Tuttavia la loro audizione riveste un’importanza fondamentale per la valutazione dell’interesse del minore, e non dovrebbe mai essere omessa. Qualora <strong>il minore affidato sia successivamente dichiarato adottabile</strong> il Tribunale per i minorenni deve attentamente valutare il suo superiore interesse, e come prescritto dalla legge<sup>1</sup> il giudice minorile «in base alle indagini effettuate, sceglie tra le coppie che hanno presentato domanda quella maggiormente in grado di corrispondere alle esigenze del minore». Pertanto deve prendere in considerazione anche l’eventuale adozione da parte degli affidatari, se idonei e disponibili<sup>2</sup>”</em> (v. pg. 72 del Rapporto, reperibile sul sito: www. gruppocrc.net).</p>
<p>Nella relazione PRINCIPI FONDAMENTALI IN MATERIA DI ADOZIONE E DI AFFIDAMENTO FAMILIARE DI MINORI, che <a href="http://www.lagabbianella.org/wp09/wp-content/uploads/2010/02/Gosso1.pdf">alleghiamo</a>, tenuta da Pier Giorgio Gosso, giurista, Presidente Onorario Aggiunto della Corte di Cassazione e consigliere ANFAA, al Convegno di  Torino del 9 novembre scorso è stata proposta la seguente modifica legislativa dell’art. 4, comma 5 dell’attuale legge n. 184/1983:</p>
<p><span style="text-decoration: underline;">Art. 4, comma 5</span> (nuovo testo) “<strong>L’affidamento familiare cessa, con provvedimento della stessa autorità che lo ha disposto, valutato l’interesse del minore, quando sia venuta meno la situazione di difficoltà della famiglia d’origine che lo ha determinato, ovvero nel caso in cui la prosecuzione di esso rechi pregiudizio al minore. Cessa altresì  quando l’affidato viene dichiarato in stato di adottabilità. In quest’ ultimo caso il tribunale per i minorenni deve prioritariamente prendere in considerazione la disponibilità degli affidatari all’adozione e, in caso di loro impossibilità, deve comunque assicurare il passaggio graduale del minore alla nuova famiglia e l’eventuale mantenimento dei suoi rapporti con gli stessi</strong>”.<strong> </strong></p>
<p><strong>CONFERMIAMO </strong><strong>LA DISPONIBILITÀ DELL</strong><strong>’</strong><strong>ANFAA</strong><strong> A SOSTENERE QUANTO ESPOSTO </strong><strong>NELLA VOSTRA PETIZIONE,  ANCHE IN SEDE PARLAMENTARE, PER  TUTELARE </strong><strong></strong><strong>LA CONTINUITA</strong><strong>’  AFFETTIVA DEI MINORI AFFIDATI DICHIARATI ADOTTABILI.</strong></p>
<p>La presidente Anfaa</p>
<p>Donata Nova Micucci                                                                                                                                          Torino, 16 febbraio 2010</p>
<hr size="1" /><sup>1</sup> Legge 184/1983, articolo 22, comma 5.</p>
<p><sup>2</sup> Si veda in merito il saggio di A. La Spina, dal titolo “Il collocamento temporaneo del minore presso una famiglia”, in <em>Famiglia e Diritto</em>, 2009, n. 7, pagina 719, in cui si evidenzia che: <em>«Il fatto che il minore, temporaneamente collocato presso una famiglia, di regola seguiti a mantenere rapporti con la famiglia d’origine, potrebbe suscitare qualche perplessità circa la convertibilità di questa forma di affidamento in quello preadottivo; inevitabilmente infatti, la famiglia d’origine sarà sempre a conoscenza del luogo ove il minore si trovi. Invero, nonostante i dubbi manifestati da isolata giurisprudenza, pare potersi ritenere che, in ossequio ai principi ispiratori dell’intera disciplina, salvo che tale circostanza non si dimostri, nel caso specifico, di grave </em>pregiudizio<em> per il minore, debba senz’altro prevalere il superiore interesse dello stesso a vedere assicurata la sua normale crescita in una famiglia affettuosa e accogliente. Pertanto, anche in linea con la tendenza degli altri paesi a guardare con favore alle adozioni c.d. aperte (che mantengono rapporti di fatto tra i minori e le famiglie d’origine post adozione), pare potersi concludere che, qualora si accerti che l’adozione risponde al superiore interesse del minore, non osta alla dichiarazione di adozione a favore della famiglia destinataria dell’affidamento c.d. a rischio giuridico il fatto che questa sia nota alla famiglia d’origine».</em></p>
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		<title>&#8220;Servizi, Affido ed Autorità Giudiziaria&#8221;: seminario a Genova, 29 e 30 ottobre 2009</title>
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		<pubDate>Sat, 10 Oct 2009 10:28:44 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Il seminario è parte del progetto nazionale di promozione dell’affidamento familiare Un percorso nell’affido, concepito  dal  Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali con il Coordinamento Nazionale dei Servizi Affido (CNSA), con il coinvolgimento di tutti i livelli di governo e in collaborazione con un’ampia rete di organismi istituzionali.
Il progetto prevede l’organizzazione di quattro seminari [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-935" style="margin-right: 5px;" src="http://www.lagabbianella.org/wp09/wp-content/uploads/2009/10/un-percorso-nellaffido.jpg" alt="" width="150" height="316" />Il seminario è parte del progetto nazionale di promozione dell’affidamento familiare <em>Un percorso nell’affido</em>, concepito  dal  Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali con il <a href="http://www.comune.genova.it/portal/template/viewTemplate?templateId=3hfl1h1i32_layout_7sbjhd1i36.psml">Coordinamento Nazionale dei Servizi Affido (CNSA)</a>, con il coinvolgimento di tutti i livelli di governo e in collaborazione con un’ampia rete di organismi istituzionali.</p>
<p>Il progetto prevede l’organizzazione di quattro seminari tematici, articolati in: approfondimenti teorici, presentazione d’esperienze significative esistenti in ambito nazionale, confronto e rielaborazione tra gli operatori.</p>
<p><strong>Destinatari dei seminari, cui è chiesto di dare un contributo attivo di idee ed esperienze, sono gli operatori dei servizi dedicati all’affidamento familiare o comunque impegnati nel settore, i referenti di reti o le associazioni di famiglie affidatarie.</strong></p>
<p>Per partecipare è necessario inviare una richiesta di iscrizione, compilando questa  <a href="http://www.lagabbianella.org/wp09/wp-content/uploads/2009/10/scheda_di_iscrizione_GENOVA.doc">scheda di iscrizione</a> e inviandola via e-mail a <a href="mailto:progaffido@minori.it">progaffido@minori.it</a> entro il 14 ottobre.</p>
<p>Scarica l’<a href="http://www.lagabbianella.org/wp09/wp-content/uploads/2009/10/genova_29e30_ott_2009.pdf">invito</a> con il programma.</p>
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