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	<title>www.lagabbianella.org &#187; normativa</title>
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		<title>Otto anni d&#8217;affido: non è troppo? Testimonianze</title>
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		<pubDate>Wed, 28 Dec 2011 08:19:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[DAL MIO PUNTO DI VISTA di padre affidatario I papà sono sempre un po&#8217; defilati, lasciano alle mamme i pochi onori e i molti oneri della gestione familiare. Lo sono ancor di più se la loro famiglia vive situazioni un po&#8217; fuori dal normale, così come succede ed è successo a noi, famiglia affidataria. Chi, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>DAL MIO PUNTO DI VISTA di padre affidatario</p>
<p>I papà sono sempre un po&#8217; defilati, lasciano alle mamme i pochi onori e i molti oneri della gestione familiare. Lo sono ancor di più se la loro famiglia vive situazioni un po&#8217; fuori dal normale, così come succede ed è successo a noi, famiglia affidataria. Chi, se non la mamma/moglie, si fa carico della concretezza della quotidianità, ci dà forza quando le cose non girano, chi si sbatte a destra e a manca per trovare soluzioni a questioni complicate che  lasciano basiti i mariti?</p>
<p>Eppure noi ci siamo, io ci sono. Penso a B la mia bambina, che mia non era. Alla prima volta che l’ho vista, quando aveva solo 18 giorni e all’ultima volta, quando eravamo tutti preoccupatissimi per il suo futuro; penso al suo primo giorno di scuola e al cuore disegnato per mia moglie e per me, con dentro la scritta “sarete sempre nel mio cuore”…<span id="more-5707"></span></p>
<p>Penso agli anni passati a soppesare le parole, a mordere il freno per non urtare la “suscettibilità” di chi si arroga il diritto di essere più “titolato” di me a fare il padre di B solo perché ne ha sposato la madre.</p>
<p>Ma ora non ce la faccio più. Penso alla bambina e mi viene da dire “Vi prego, abbiate pietà di lei”:  lo dico al Giudice, che deve applicare la legge dei libri e non dare peso agli affetti costituitisi negli anni, lo dico ai Servizi Sociali che troppo spesso non hanno il coraggio di assumersi la responsabilità di scelte difficili, lo dico alla nuova famiglia di B, perché si renda conto che la sofferenza della bambina non ha prezzo. Temo che il grande dispendio di energie fisiche, mentali ed economiche che il marito della madre naturale di B ha messo in campo abbia soprattutto il significato di una forma di rivalsa sociale. E’ stato dall’arrivo di quest’ uomo nella vita della madre, che la stessa ha cambiato atteggiamento verso di noi e, invece di continuare a considerarci degli amici, ha cominciato a vederci come persone che volevano privarla dell’affetto della bambina.  Lei purtroppo ha fatto proprio il sentimento di lui, forse per conquistarsene l’affetto.</p>
<p>Questo signore sembra trovarsi bene nel ruolo del “salvatore”, l&#8217;eroe che ha strappato B dalle mani di una famiglia che voleva rubare una figlia a sua madre.  Rimasto orfano in tenera età, ha forse creduto di riunire una “povera bambina” alla madre, come se i sentimenti della bambina e le relazioni dei servizi sociali, che indicavano nella riunione con la madre più un pericolo che una vittoria, non contassero per nulla.</p>
<p>I bimbi non hanno bisogno di padroni che li considerino alla stregua di oggetti da possedere o manovrare: hanno bisogno di un papà e di una mamma che li accolgano e li amino, che sappiano a volte sacrificarsi per il loro bene. Le forme dell’amore cambiano, ma la sostanza è sempre la stessa: volere il bene di un’altra persona significa anche rispettarne i sentimenti e la volontà. B preferiva me a lui e lui non può dire né di esserne il padre biologico né di esserle stato accanto tutta la vita, come invece posso dire io. I genitori sono coloro che mettono al mondo i figli (io ne ho due di biologici) e li crescono. Se chi dà loro la vita e chi li cresce sono persone diverse per lungo tempo, quando il genitore biologico diventa anche capace di educare, perché il suo primo atto dev’essere fare piazza pulita di ciò che c’è stato in sua “assenza”?   C’è una logica comprensibile, anche se non sempre condivisibile nell’essere forzati a tornare dalla madre naturale, ma sembra che il padre non conti niente. Io c’ero per B e un uomo che ha svolto il ruolo paterno per otto anni, con un intenso scambio d’affetti, non è così intercambiabile come il Tribunale sembra pensare.</p>
<p>Per legge (visto che il Tribunale non ha tolto la potestà genitoriale alla madre nemmeno quando aveva di fatto abbandonato la figlia da neonata e visto che la madre in questi otto anni ha stabilizzato la sua vita, sposandosi di nuovo) B appartiene alla madre.  Ma non appartiene a suo marito, il regista occulto di tutta questa vicenda, a colui che vorrebbe “buttare via” otto anni di relazione tra me e la bambina.</p>
<p>In qualsiasi modo vadano le cose, io e mia moglie abbiamo diritto, dal punto di vista umano, di frequentare la bambina che abbiamo cresciuto e lei ha il diritto di scegliere con chi vuole stare. B non si merita tutta la sofferenza che il dover cambiare famiglia le ha provocato. Si merita un futuro che non le faccia perdere le sue certezze, un futuro dove siano presenti anche la mamma e il papà, che le erano accanto quando piangeva da piccola, i nonni e zii, che la prediligevano, i fratelli e gli amici di sempre, il suo cane e i suoi giochi.</p>
<p>Non mi dica che tanto B si abituerà alla nostra mancanza e a vivere con dei genitori  che non voleva accettare: le ripercussioni che ci saranno sulla sua anima saranno fonte di inimmaginabile dolore. Come reagirà a quel dolore? Forse “dimenticando” l’infanzia con noi e adattandosi a ciò che la mamma e il “nuovo papà” hanno deciso per lei. Forse  arrabbiandosi con noi che non l’abbiamo saputa tenere vicino. Spero che almeno sia aiutata, che qualcuno le spieghi la verità, e la ascolti. Spero che le autorità, che hanno sbagliato nel trascinare la sua vicenda così a lungo, abbiano la capacità di rimediare ai loro errori e vogliano fare davvero il suo “superiore interesse”, permettendole di vivere dove sta meglio e di riunificare tutti i sui affetti senza forzature.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #888888;">(La &#8220;zia&#8221;) </span>Mi rivolgo ad un ipotetico giudice.</p>
<p>Gentile Giudice,</p>
<p>Le chiedo tempo e cortesia nel leggere queste parole che parlano di sentimenti e raccontano una storia d&#8217;amore.</p>
<p>Questa è la storia di B una bimba nata molto piccola, sottopeso, con qualche problema di salute, che dalla sua culla in ospedale mi ha guardato con due splendidi occhi scuri e mi ha legato a sé. E&#8217; la storia  mia e della difficoltà che ho incontrato nel tentativo di non affezionarmi ad una bimba con cui avrei dovuto trascorrere poco tempo. Ma le ipotizzate due settimane sono diventate due mesi, due anni e poi non ha più avuto senso contare il tempo che passava fino a quando, quest&#8217;anno, ho dovuto farlo per forza pochi giorni prima che B compisse otto anni.</p>
<p>Ho cercato di essere distaccata, di non farmi coinvolgere troppo ma B, con il suo incondizionato affetto, ha vinto le mie difese e non mi ha lasciato altra scelta che amarla. Tra noi si è creato un rapporto speciale, fatto di complicità tra &#8220;ragazze&#8221;, di pomeriggi passati a colorare ad inventare storie e giochi. Abbiamo preso il te come fanno le signore gustando i biscotti da noi stesse sfornati. B ha chiesto a me di preparare la torta della sua prima festicciola di compleanno organizzata con gli amici della scuola materna perché &#8221; &#8230;Sono una brava pasticciona&#8221;, mi ha coinvolto nella programmazione delle sue vacanze estive perché &#8221; &#8230;Così ci divertiamo tanto&#8221;. B non ha ancora deciso cosa farà da grande, ci sta pensando, ma &#8220;&#8230;Sicuramente verrò alla tua scuola perché tu sai cosa devo imparare&#8221; sono le sue parole.</p>
<p>L&#8217;ho chiamata &#8220;piccola&#8221;, &#8220;bambolina&#8221; ma poi mi sono arresa e ho imparato ha chiamarla la &#8220;mia adorata nipotina&#8221; perché B è questo per me. Nella vita, a volte, ci si sceglie e così io ho avuto la fortuna di essere chiamata a diventare la zia Maria, una zia giocherellona e un po’ pazzerella che sa ascoltare e diventare una confidente per le gioie e i dolori , una presenza importante nella vita della mia nipotina. Il giorno prima di partire B mi ha chiesto di passare del tempo insieme e ha voluto ripetere, come in un rituale, tutti quei gesti che ci hanno unito: i racconti, i giochi, le coccole soprattutto tante coccole. E’ stato il suo modo di salutarmi e rendere mentre dolorosa la nostra separazione. Come posso non sentire la mancanza della mia nipotina e pensare che anch&#8217;io possa mancarle molto? Difficile per me, adulta,  comprendere le ragioni del diritto naturale e credo  sia impossibile per B, bambina, non seguire le certezze del suo amore.</p>
<p>&nbsp;<br />
<span style="color: #888888;">(Il fratello) </span>A Natale vi sareste aspettati due righe su babbo Natale, sulle renne o sull&#8217;asinello. E invece no. Permettetemi di  dire la mia su una storia che tutti conoscono e che è quella della mia sorellina B.</p>
<p>Nessuno ha mai chiesto la mia opinione. Nessuno mi ha chiesto cosa provavo. Non è mai bello vedere un bambino sradicato da quella che considera la propria famiglia. Se poi è tua sorella figuriamoci&#8230;  Be’ si, è mia sorella, non sarà sangue del mio sangue, ma cosa importa; sono io che non dormivo la notte perché piangeva, sono io che non potevo mai guardare la tele per non suscitare le sue ire, sono io che dovevo tenerla d&#8217;occhio, sono io che venivo ricompensato con un bacio dopo averla aiutata, sono io suo fratello.</p>
<p>Tra T, l&#8217;altro mio fratello, e B c&#8217;era più rivalità tant&#8217;è che lui”puzzava”, “era ciccione”, faceva “schifo”. Ed è per questo che se dovessi descrivere quello che negli ultimi tempi provava B, riporterei quello che mia sorella mi ha detto qualche giorno prima che venisse portata via;” Se mi fanno stare qui, prometto che non dirò più che T mi fa schifo”.</p>
<p>Otto anni di pensieri, di  genitori preoccupati, di rabbia tenuta nascosta. Ma anche di allegria, di sorella “smorfiosa”, di feste per “femmine” che mi costringevano chiuso in camera, di capricci e di litigate.</p>
<p>Io non so se mia sorellina sia felice, mi pare impossibile che sia contenta senza di noi. A me manca e io mancherò a lei.</p>
<p>&nbsp;<br />
<span style="color: #888888;">(La maestra)</span></p>
<p>Sono stata la maestra di B per più di due anni.</p>
<p>Quando un bambino inizia la scuola primaria, obiettivo imprescindibile perché raggiunga tutti gli altri traguardi che ci si prefigge, è che stia bene a scuola ovvero viva con serenità la nuova esperienza.</p>
<p>In prima e per buona parte della classe seconda B non stava bene a scuola. Quasi ogni mattina la bambina arrivava in lacrime, cingendo con forza la madre affidatari, l&#8217;insegnante presente doveva staccarla fisicamente dalla signora, cercare di calmarla attraverso piccole distrazioni e accompagnarla in aula. La piccola iniziava lentamente a lavorare ma spesso ricominciava un pianto silenzioso accompagnato dalla solita richiesta: &#8220;Quando si va a casa?&#8221;, &#8220;Ho mal di pancia, puoi chiamare mamma E?&#8221;.</p>
<p>In accordo anche con la psicologa che la seguiva, si è cercato di conquistare la sua fiducia e di rispondere al suo estremo bisogno di affetto e di sicurezze. Tutto questo è stato faticosamente conquistato solo al termine della classe seconda attraverso un metodo forse poco professionale ma spontaneo e di sicuro risultato: baci, coccole, scherzi e risate.</p>
<p>In terza B arrivava a scuola sempre sorridente, entrava da sola, veniva ad abbracciarmi e poi si univa ai compagni. In classe era tranquilla, partecipe, sorridente, finalmente serena.</p>
<p>Poi, verso la metà di novembre, il giudice del tribunale dei minori ha sentenziato che la bambina dovesse abbandonare la scuola e i suoi amici, vivere con la madre naturale, in un altro paese, senza avere più contatti con la famiglia affidatario per quattro mesi.</p>
<p>Come spiegare tutto questo ad una bambina, come prepararla in così poco tempo, visto che i diversi psicologi che con lei hanno operato dicevano che non era ancora pronta ad tale cambiamento? lo, le colleghe ed i suoi compagni avremmo voluto dirle tante cose ma B ha scelto il silenzio, non ha mai accennato al suo trasferimento e per non turbarla, noi tutti abbiamo rispettato la sua scelta. B non ha salutato nessuno e l&#8217;ultimo giorno di scuola è uscita quasi come se niente fosse reagendo con stupore alle diverse manifestazioni d&#8217;affetto dei suoi compagni.</p>
<p>Ora, tutto il silenzio degli ultimi giorni ha lasciato uno strascico di domande e dubbi.</p>
<p>Un cambiamento così grande nella propria vita è normale che venga taciuto? Tutto il faticoso percorso compiuto insieme e poi cosi bruscamente interrotto a cosa è servito? Un taglio cosi netto dal proprio mondo cosa comporterà a breve e a lungo termine? Per non farla soffrire, per non creare in lei sentimenti di nostalgia è meglio non avere contatti o è meglio il contrario? Dicono che l&#8217;unico modo per togliere un cerotto senza soffrire troppo sta staccarlo velocemente. Ma se la ferita sottostante non fosse ancora guarita?</p>
<p>Credo che una storia d&#8217;affido sia sostanzialmente una storia d&#8217;amore, l&#8217;amore delle tante persone coinvolte. Spero che B senta tutto questo amore e che lo stesso guidi le scelte future di tutti quelli che si occuperanno di lei.</p>
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		<title>Commento alla testimonianza di Eleonora e Ferdinando</title>
		<link>http://www.lagabbianella.org/2011/11/26/commento-alla-lettera-di-eleonora-e-ferdinando/</link>
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		<pubDate>Sat, 26 Nov 2011 19:19:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Non si può leggere la testimonianza pubblicata qui sotto e rimanere indifferenti, anche se di casi così, purtroppo, se ne sono già visti molti. Non si può nemmeno entrare nei dettagli, perché i processi si fanno nelle sedi giuste. Eppure rimane un fatto in tutto ciò che la coppia scrive: una bambina è stata per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Non si può leggere la testimonianza pubblicata qui sotto e rimanere indifferenti, anche se di casi così, purtroppo, se ne sono già visti molti.</p>
<p>Non si può nemmeno entrare nei dettagli, perché i processi si fanno nelle sedi giuste. Eppure rimane un fatto in tutto ciò che la coppia scrive: una bambina è stata per i primi otto anni della sua vita in affidamento. L’affidamento per legge dura due anni, rinnovabili (ma non per tutta la vita) nel superiore interesse del minore. Dove sia l’interesse di una minore, cioè di una persona, nel cambiare famiglia non è per niente chiaro. Nessuno direbbe ad un adulto che si sono trovati moglie/marito migliori per lui/lei a prescindere dalla sua volontà, ma con i bambini ci si permette di far loro cambiare famiglia a prescindere dal fatto si trovino già benissimo nella famiglia in cui sono.</p>
<p><span id="more-5639"></span></p>
<p>Se per anni, come dice il padre affidatario, i Servizi Sociali non hanno ritenuto che fosse opportuno per la bambina andare a vivere con la madre naturale, un motivo ci doveva essere. A quel motivo, forse risolto, almeno parzialmente, si aggiunge ora, la dolorosità di dover rompere con un vissuto di affetti protrattosi per otto anni.</p>
<p>Guai se i signori che hanno accolto la bambina in casa, pur dicendole che non era loro figlia e cercando di avvicinarla alla madre naturale, non le avessero dato anche affetto! L’affidamento  non avrebbe ottenuto lo scopo di essere una soluzione diversa e migliore di un istituto. Affetto e senso di appropriazione non sono la stessa cosa.</p>
<p>Molto probabilmente, dopo tanti anni, i signori e la bambina stessa volevano una soluzione definitiva, di certo offrendosi per un’adozione mirata o secondo i cosiddetti “casi particolari”, ma a quel punto il Tribunale ha deciso negativamente e ha ritenuto di rispettare la legge mandando la bambina dalla madre naturale. “Andare dalla madre” è sempre rispettoso della legge.</p>
<p>Eppure la legge 149/01 ha un riferimento supremo: il superiore interesse del minore.  Non è affatto certo che sia più “madre” chi genera, rispetto a chi cresce e cura ed entra in profonda empatia con un bambino.  Non è affatto certo che scambiare un padre che ha svolto il suo ruolo paterno per otto anni con un uomo prescelto dalla madre naturale sia nel superiore interesse della minore.  Sembra impossibile che un fratellino “di sangue” valga di più dei fratellini con cui si è giocato e forse litigato per tutta la vita. E poi ci sono tutti gli altri parenti, le abitudini, che danno ai bambini sicurezza, la scuola, le maestre, gli amici.</p>
<p>E’ nel superiore interesse di qualcuno perdere tutto ciò per avere in cambio la certezza di vivere accanto a chi ti ha generato? Forse lo sarebbe se quel rapporto con la madre fosse stato desiderato a lungo, se fosse bellissimo, se fosse stato osteggiato. Non pare che le cose stiano così.  Allora davvero la domanda che fanno proprio i bambini “perché?” deve trovare una risposta.</p>
<p>Il mio dubbio è che la risposta sia sempre nella mancanza di una legge chiara che regoli il passaggio tra affidamento e adozione. Le leggi che andavano in questa direzione giacciono in Commissione Giustizia e non c’è mai il tempo per discuterle.</p>
<p>Questa spiegazione poco servirà alla bambina che ora deve vivere in un ambiente che le è estraneo, forse colpevolizzata per non amare abbastanza madre e padre a lei imposti, senza nessuno con cui urlare il proprio dolore. Infatti dovrà stare nei prossimi quattro mesi senza nemmeno sentire al telefono coloro che per lei sono stati mamma e papà. Ma tutto ciò è nel suo superiore interesse.</p>
<p>Per quanto tempo tratteremo ancora i bambini senza alcun rispetto per i loro sentimenti e i loro bisogni?</p>
<p>Carla Forcolin</p>
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		<title>Il governo e “Il diritto ai sentimenti per i bambini in affidamento”</title>
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		<pubDate>Tue, 15 Nov 2011 22:43:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<category><![CDATA[protezione e tutela dei minori]]></category>

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		<description><![CDATA[Premessa Il governo è caduto ma la legislatura non è finita: le proposte di legge a favore dei minori, che giacciono in Commissione Giustizia da più di un anno, potrebbero ancora essere discusse.  Voglio raccontare la storia di queste proposte, anche per far riflettere chi ci governa circa il rapporto cittadini-istituzioni in democrazia. Il problema [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Premessa</strong><br />
Il governo è caduto ma la legislatura non è finita: le proposte di legge a favore dei minori, che giacciono in Commissione Giustizia da più di un anno, potrebbero ancora essere discusse.  Voglio raccontare la storia di queste proposte, anche per far riflettere chi ci governa circa il rapporto cittadini-istituzioni in democrazia.</p>
<p><strong>Il problema sollevato</strong><br />
In Italia, la legge che regola l’affidamento dei minori si presta ad interpretazioni molto diverse, ma di solito i giudici minorili quando un bambino in affidamento diventa adottabile lo costringono a lasciare la famiglia in cui è cresciuto in affidamento (anche per anni) per porlo in adozione presso un’altra famiglia. Il piccolo, che ha già perso la madre naturale, si trova così a dover cambiare casa e affetti per la terza volta anche se la famiglia affidataria si è nel frattempo talmente affezionata a lui da volerlo adottare. Noi chiediamo da molti anni che la prima famiglia ad essere valutata ai fini adottivi dal giudice, dopo la dichiarazione di adottabilità, sia quella che già ospita al proprio interno il bambino e che l’adozione sia legittimante se la famiglia ha i requisiti per poter adottare, “nei casi particolari” in caso contrario. Tutto ciò sembra ovvio a chiunque abbia un po’ di buon senso, anche se ci sono molti pericoli, di cui noi siamo perfettamente consapevoli, anche in questa proposta. Ma l’interesse predominante dei bambini richiede a gran voce che dei bimbi, già traumatizzati in passato e ben recuperati dall’affetto disinteressato di sostituti genitoriali, di cui si fidano, non siano abbandonati di nuovo per legge.</p>
<p><strong>Petizioni popolari</strong><br />
Per questo lanciammo una petizione durante il governo Prodi, che divenne proposta di legge presentata dall’on. Luana Zanella. Cadde con quel governo. Con il successivo governo Berlusconi, dopo la pubblicazione del libro di denuncia dal titolo “Io non posso proteggerti” ed. F. Angeli, rilanciammo una petizione on-line, dal titolo “Diritto ai sentimenti per i bambini in affidamento”. Nonostante il tema di nicchia e nonostante la nostra totale inesperienza in simili questioni, riuscimmo a raccogliere in pochi mesi nella primavera del 2010 più di seimila firme on line e riuscimmo a sensibilizzare giornalisti, deputati, giudici, professori, semplici cittadini. Su questi temi si tennero trasmissioni radiofoniche, articoli ed infine un convegno in Senato, dove intervennero deputati e senatori, tra cui Anna Serafini, la vice presidente della Commissione Infanzia, che nel passato era stata relatrice della legge attuale e che ci promise una circolare applicativa della legge. Le firme furono da noi presentate alla Presidenza della Camera, da cui ci giunse una lettera di apprezzamento firmata dallo stesso presidente, G. Fini.</p>
<p><strong>La petizione diventa proposte di legge</strong><br />
Si fecero carico di due proposte di legge simili tra loro e in grado di cogliere le istanze della petizione due deputati, rispettivamente PdL (Elvira Savino) e Pd (Salvatore Vassallo), che avevano capito la serietà del problema per la loro sensibilità personale e per aver letto le nostre storie. Fu così che le proposte di legge nuove vennero calendarizzate in Commissione Giustizia. Non appena ciò si seppe, il meccanismo, messo così faticosamente in moto dalla denuncia di enormi quanto inutili sofferenze di bambini e di famiglie affidatarie, attrasse interessi di altro genere e altre proposte di riforma della legge 149/01 o addirittura di riforma dei Servizi Sociali  piovvero da ogni parte e con obiettivi molto diversi da quelli originari. Sembrava che la petizione fosse stata dimenticata. Per questo l’associazione, ad un anno di distanza dal convegno e dalla presentazione della petizione, il 13 maggio 2011, organizzò una tavola rotonda a Venezia in cui associazioni del settore, magistrati minorili e deputati ragionarono ancora sulle proposte esistenti e giunsero a preparare un testo, un’ipotetica legge, condivisa da tutti e che la sottoscritta avrebbe dovuto portare, come ulteriore elemento di collaborazione al mondo politico, nelle audizioni parlamentari che le erano state preannunciate e che non ci furono mai.</p>
<p><strong>La legge non è stata discussa e votata dal governo precedente</strong><br />
Ci chiediamo:  perché una proposta di legge quasi bypartisan, a costo zero, che avrebbe rilanciato l’istituto dell’affidamento nel nostro paese, facendo il bene dei bambini e facendo inoltre risparmiare agli enti locali migliaia e migliaia di euro, non ha interessato nessuno e non ha spinto alcun partito ad accelerare i lavori della Commissione? Per i grandi interessi degli istituti, che appartengono a gruppi molto potenti, rispondono molti. Certo, ma non solo. Il problema è stato forse il grande lavoro della Commissione Giustizia su tematiche che con gli interessi dei cittadini avevano poco a che vedere? Certo, ma non solo. La difficoltà di capire tutti i problemi connessi a quello della tutela dei legami affettivi non è da poco, la questione è difficile, nonostante le apparenze. (Proprio perché si cercano rimedi ad un male che non è mai del tutto sanabile, come quello dell’incapacità genitoriale di alcuni poveretti, che si vorrebbe recuperare assieme ai figli e che invece spesso affondano nei loro guai, trascinando i figli con sé). E qui mi chiedo: quanti politici importanti, senza i quali le proposte di  legge non vengono nemmeno guardate, sono disposti ad affrontare la comprensione e la decisione conseguente su questi temi, con il relativo dispendio di tempo e di fatica, con il rischio di inimicarsi gruppi potenti?</p>
<p><strong>I pericoli della riforma</strong><br />
C’è chi è contrario alla proposta, perché capisce che essa finirebbe per dare dei bambini a famiglie che non hanno fatto i percorsi di formazione previsti per poter adottare e “toglierebbe” altri bambini adottabili a chi li sta attendendo con lunga e terribile attesa. Come se anni di vicinanza al bambino non contassero come un corso di formazione e come se gli affidatari non avessero a loro volta sofferto e fatto dei corsi di preparazione. Come se ulteriori formazioni non potessero essere ancora fatte, se opportuno.</p>
<p>L’affetto che si instaura tra bambini e adulti che li curano, è sacrosanto se viene da genitori adottivi, ma è definito “attaccamento” se viene dagli affidatari. L’affetto è ciò che chiedono i bambini, a tutti, e i bambini non sanno la differenza tra affidamento e adozione. Sono loro che non devono subire traumi evitabili, non i grandi a dover avere figli adottabili a disposizione.</p>
<p>C’è chi teme anche che i bambini dati in affido, con simile riforma, possano non venire più  orientati al ritorno dai genitori da parte delle famiglie affidatarie. I pericoli esistono e la legge studiata nella tavola rotonda del 13 maggio 2011 cerca di contenerli. Ora abbiamo solo la certezza dello strazio dei bambini e degli adulti che li hanno cresciuti al momento di un distacco non protetto in alcun modo. Perfino il ritorno alla famiglia naturale oggi è scandalosamente crudele con i bambini, che spesso non possono più nemmeno sentire al telefono chi ha fatto loro da madre e da padre, per anni, nemmeno ai compleanni o a Natale.</p>
<p><strong>Rilanciare l’affidamento</strong><br />
È la logica disumana che nega ipocritamente l’importanza dei rapporti tra affidatari e affidati che rende debole l’affidamento.  Se tale rapporto venisse considerato per quello che è (gli affidatari svolgono un ruolo genitoriale anche se lo stesso ruolo è  a tempo determinato), i distacchi sarebbero regolati per legge e i rapporti non interrotti d’autorità anche nel caso di un ritorno felice del bambino nel seno della famiglia d’origine. Così l’affidamento verrebbe rivalutato. Nel rispetto appunto dei sentimenti dei bambini, che non sono “cose” di proprietà.</p>
<p><strong>Risparmiare denaro pubblico e fare le persone felici</strong><br />
Se l’affidamento venisse rivalutato, molte famiglie in più lo accetterebbero. Le persone disposte a passare dal ruolo di genitori a quello di zii sono molte, ma quelle disposte ad amare un bambino e poi a non saperne più nulla sono poche.</p>
<p>I bambini in struttura sono circa 30.000 e, oltre a crescere con carenze affettive, costano agli enti locali  (cioè a tutti noi) dal doppio al quintuplo di quello che costano se inseriti in famiglia. Perché in struttura bisogna pagare gli operatori che ci lavorano. Le strutture non sono inutili: i ragazzini più grandi spesso non vogliono andare in affidamento, si sentono parte di una famiglia che ricordano e si sentono in colpa cambiandola. Inoltre ben pochi li vogliono, ma i bambini e anche alcuni adolescenti che ora stanno in casa-famiglia,  potrebbero rinascere se accolti in affidamento.</p>
<p><strong>I politici e la questione</strong><br />
Se la legislatura non si dovesse chiudere ci sarebbe forse ancora un filo di speranza. Il programma del nuovo governo insiste sulla protezione delle fasce deboli della popolazione ed è indubbio che tra le realtà più deboli del paese ci sono i bambini senza genitori in grado di occuparsene. Noi chiediamo ai politici di occuparsene: perché è giusto, perché si eliminerebbe tanto dolore inutile alal gente, perché si risparmierebbe dando benessere invece di dare lacrime e sangue.  Anche questo sarebbe  un bel segnale di cambiamento al paese.</p>
<p>Carla Forcolin</p>
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		<title>Diritto ai sentimenti per i bambini in affidamento. Aggiornamenti</title>
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		<pubDate>Thu, 26 May 2011 16:29:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Il giorno 13 maggio 2011, a palazzo Cavagnis, sede della Gabbianella  di Venezia, si è tenuta una tavola rotonda per discutere sulla petizione, presentata lo scorso anno, con i deputati che più l’hanno sostenuta. Il dibattito era necessario: sono in discussione in Commissione Giustizia sia le leggi proposte dai deputati che ci avevano seguito fin dall’inizio, sia altre proposte che riguardano i temi dell’affidamento e dell’adozione, ma che esulano da ciò che abbiamo chiesto.</p>
<p>Alla tavola rotonda hanno partecipato anche altre realtà che si occupano di affidamento e adozione, come ANFAA. Le associazioni Papa Giovanni XXIII, e  Save the Children, che hanno firmato la petizione, non hanno potuto essere presenti, ma ci stanno seguendo, come anche AiBi (che lo scorso anno invece non ha firmato) e altre realtà. Il CNSA ci ha mandato il <a title="Documento " href="http://www.lagabbianella.org/wp09/wp-content/uploads/2011/05/Comunicato-CNSA-Modifica-184_83.pdf"><strong>documento</strong></a> già inserito in questo sito.</p>
<p>I deputati che erano con noi ci hanno chiesto di scrivere un testo che fosse il più possibile condiviso e di mandarglielo.  Mettiamo nel sito pure <strong><a href="http://www.lagabbianella.org/wp09/wp-content/uploads/2011/05/modifiche-legge-184_1983.pdf">questo</a></strong>.</p>
<p>Intanto accogliamo tutte le vostre riflessioni sulle tematiche in questione e cominciamo a farlo con il <a href="http://www.lagabbianella.org/?p=5241"><strong>contributo di Marilena Zanon</strong></a>.</p>
<p>Carla Forcolin</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Dopo l&#8217;incontro del 13 maggio. Riflessioni sulle proposte di modifica alla L. 184/1983, di Marilena Zanon</title>
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		<pubDate>Thu, 26 May 2011 14:51:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Mi chiamo Marilena e sono mamma adottiva e affidataria di due bambini uno dei quali avuto in adozione con l’art. 44 della L. 184/1983. Mio marito ed io c’eravamo proposti come famiglia affidataria, desiderosi di poter dare un po’ del nostro amore in un ambito dove c’erano poche famiglie disponibili, nella speranza di poter essere [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Mi chiamo Marilena e sono mamma adottiva e affidataria di due bambini uno dei quali avuto in adozione con l’art. 44 della L. 184/1983.</p>
<p>Mio marito ed io c’eravamo proposti come famiglia affidataria, desiderosi di poter dare un po’ del nostro amore in un ambito dove c’erano poche famiglie disponibili, nella speranza di poter essere d’aiuto a qualcuno; così è avvenuto e nel 2004  ci è stato proposto un affido di un bambino di 6 anni abbandonato dalla madre con  un padre che dopo due anni dall’inizio del progetto di affido (all’età di circa 8 anni del bambino) si rivelerà incapace di accudire il proprio figlio. Da qui la necessità, da un lato di dare una famiglia stabile al bambino, che ormai non era più in grado di sopportare la spada di Damocle della fine dell’affido, e dall’altro lato la necessità comunque di mantenere i rapporti con alcuni membri della famiglia di origine non in grado però di accudire il bambino (nonni ultraottantenni e sorella  sedicenne). Ecco perché fu nel nostro caso decisa l’adozione ex art. 44 della L. 184/1983.</p>
<p>Avrei piacere di intervenire nel dibattito instauratosi dopo l’incontro del 13 maggio u.s. per riflettere sulle proposte legislative di modifica alla legge sull’adozione e sull’affido più precisamente denominata “Diritto del minore ad una famiglia” (L. 4 maggio 1983 n. 184), denominazione che cito non a caso perché le parole hanno un peso ed hanno un significato.</p>
<p>Mi pare che tutte le associazioni intervenute e comunque i soggetti presenti all’incontro, siano concordi nel ritenere indispensabile la riforma dell’art. 4 della legge citata, laddove si vuole precisare che la famiglia affidataria può adottare il minore che è in affido, qualora lo stesso sia dichiarato adottabile.</p>
<p>Mi pare che le opinioni si dividano invece circa l’opportunità dell’introduzione della lettera a-bis all’art. 44 della L. 184/1983 (adozione in casi particolari), contenuta sia nella proposta legislativa Vassallo, sia nella proposta legislativa Savino, che consentirebbe l’adozione, sempre da parte delle famiglie affidatarie, del minore che non sia dichiarato adottabile.</p>
<p>Io credo che questa modifica sia sacrosanta al pari della modifica dell’art. 4 citato. Mi piacerebbe non dimenticassimo che ci sono casi nei quali non è possibile né tutelante per il minore, rompere definitivamente con la famiglia di origine, a volte perché all’interno della famiglia ci sono dei membri che hanno rapporti significativi con il minore, ancorché non siano in grado di prendersi cura del minore stesso (come ad es. nonni e fratelli),  a volte perché l’età del bambino può essere tale da richiedere un distacco graduale dalla famiglia di origine.</p>
<p>Soprattutto nel primo caso la necessità di mantenere il rapporto con la famiglia di origine rappresenta anche un bisogno di identità del minore, bisogno con il quale ogni bambino adottato si trova prima o poi a fare i conti.</p>
<p>Il timore che l’introduzione della lettera a-bis possa aprire le porte ad abusi soprattutto in alcune zone d’Italia, non mi pare una motivazione forte qualora anche un solo bambino dovesse soffrire per l’ipotesi in cui non gli sia stata data la possibilità di avere una famiglia <strong><span style="text-decoration: underline;">stabile</span></strong> .</p>
<p>Ho voluto sottolineare la parola stabile perché non mi pare che questa stabilità possa essere offerta da un affidamento sine die, come qualcuno ha replicato. L’affidamento è un istituto giuridico temporaneo pensato per trovare una famiglia dove collocare il minore per il tempo necessario affinché la sua famiglia di origine possa recuperarsi. Ma se ciò non è possibile e la dichiarazione di adottabilità non è consentita nell’interesse del minore, deve essere a lui garantita la presenza di una famiglia stabile che nessuno gli possa mai togliere, né giudice, né servizi sociali (che &#8212; non dimentichiamo &#8212; cambiano nel corso del tempo e potrebbero avere opinioni diverse). Non solo ma l’affidamento sine die non è in grado alcune volte di  rispondere al bisogno di appartenenza del minore alla sua nuova famiglia: l’adozione in casi particolari infatti consente di aggiungere al cognome della famiglia di origine quella della nuova famiglia. Non è una circostanza irrilevante anzi tutt’altro, essa rappresenta anche il riconoscimento sociale di questa duplice appartenenza, un riconoscimento cioè che vale anche nei confronti delle istituzioni e della società (dalla scuola alle asl, dal mondo dello sport al mondo dell’associazionismo  religioso e non), che non può e non deve essere negato al minore.</p>
<p>E se ci sono delle persone che si avvicinano all’affido pensando di trovare una scorciatoia per avere un figlio tutto loro queste credo non siano degne non solo di essere genitori affidatari ma nemmeno adottivi: un figlio non è per se stessi e per soddisfare i propri bisogni, questo è egoismo.</p>
<p>Io spero e mi auguro che né pregiudizi, né preconcetti, né timori, né paure impediscano anche ad un solo bambino di poter veder concretizzato il suo diritto ad avere stabilmente una famiglia o anche più di una se questo rappresenta il bene del minore.</p>
<p>Buon lavoro a tutti.</p>
<p>Marilena Zanon</p>
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		<title>Comunicato stampa sulla giornata del 13 maggio 2011</title>
		<link>http://www.lagabbianella.org/2011/05/14/comunicato-stampa-sulla-giornata-del-13-maggio-2011/</link>
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		<pubDate>Sat, 14 May 2011 06:42:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Staff</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Si comunica che ieri, 13 maggio 2011, presso il Centro culturale Valdese di Palazzo Cavagnis, sede legale dell’associazione “La gabbianella e altri animali”, ha avuto luogo un importante incontro tra i deputati on. Elvira Savino (PdL), on. Salvatore Vassallo (PD) e alcune associazioni di volontariato che si occupano di affidamento e di adozione, nonché rappresentanti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Si comunica che ieri, 13 maggio 2011, presso il Centro culturale Valdese di Palazzo Cavagnis, sede legale dell’associazione “La gabbianella e altri animali”, ha avuto luogo un importante incontro tra i deputati on. Elvira Savino (PdL), on. Salvatore Vassallo (PD) e alcune associazioni di volontariato che si occupano di affidamento e di adozione, nonché rappresentanti delle istituzioni locali ed esperti di diritto minorile.  L’incontro si è tenuto ieri, ad un anno esatto dal giorno in cui la petizione “Diritto ai sentimenti per i bambini in affidamento”, promossa dall’ass. “La gabbianella e altri animali”, è stata presentata alla Presidenza della Camera.</p>
<p>Nel corso di questi dodici mesi sono state elaborate due proposte di legge, da parte degli on. Salvatore Vassallo ed Elvira Savino. Entrambe hanno lo scopo di tutelare la continuità degli affetti per i bambini prima posti in affidamento e poi dichiarati adottabili. Gli stessi bambini, se accettati in adozione dagli affidatari, potrebbero così rimanere nella famiglia in cui già si trovano, se vi stanno bene, senza essere costretti a cambiare sostituti materno e paterno, fratelli, amici, scuola, e tutto il loro mondo. La famiglia affidataria, che accettasse di diventare adottiva, sarebbe valutata dai Tribunali Minorili per prima tra altre famiglie in lista d’attesa per divenire adottive. Non per “aggirare” la legge, ma per tutelare il diritto dei bambini alla continuità degli affetti e alla stabilità di vita.</p>
<p>Nell’ultimo mese, quando si è “calendarizzata” in Commissione Giustizia la discussione di questi argomenti, altre proposte di legge si sono aggiunte alle prime, sia in sintonia con le richieste dell’associazione, sia ampliandone l’ambito.</p>
<p>Per discutere di tutto ciò, i deputati PD e PDL hanno voluto raccogliere esperienze e pareri di chi ha vissuto i problemi da cui è nata la petizione, nonché ascoltare le riflessioni di giudici, avvocati, psicologi e assistenti sociali che si occupano quotidianamente di affidamento e tutela dei minori.</p>
<p>La giornata si è conclusa con la decisione di stendere un documento del gruppo di lavoro che si è riunito, nella speranza di contribuire così ad un testo di legge definitivo, scritto esclusivamente in favore dei bambini e ragazzi.</p>
<p>Il documento, concepito già oggi considerando le proposte di legge esistenti, sarà presto pubblicato nel nostro sito.</p>
<p>La Presidente</p>
<p>Carla Forcolin</p>
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		<title>Notizie relative all&#8217;iter della petizione &#8220;Diritto ai sentimenti per i bambini in affidamento&#8221;</title>
		<link>http://www.lagabbianella.org/2011/05/09/notizie-relative-alliter-della-petizione-diritto-ai-sentimenti-per-i-bambini%c2%a0in-affidamento/</link>
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		<pubDate>Mon, 09 May 2011 07:50:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Staff</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Rinnovando l&#8217;invito a tutti i lettori ad esprimersi in merito, riportiamo gli ultimi aggiornamenti sull&#8217;iter in Commissione Giustizia delle proposte di legge sorte in seguito alla nostra petizione. Per proseguire l&#8217;esame dei provvedimenti sulle disposizioni in materia di adozioni da parte delle famiglie affidatarie, la Commissione Giustizia si è nuovamente riunita in data 4 maggio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Rinnovando l&#8217;invito a tutti i lettori ad esprimersi in merito, riportiamo gli ultimi aggiornamenti sull&#8217;iter in Commissione Giustizia delle proposte di legge sorte in seguito alla nostra petizione.</p>
<p>Per proseguire l&#8217;esame dei provvedimenti sulle disposizioni in materia di adozioni da parte delle famiglie affidatarie, la Commissione Giustizia si è nuovamente riunita in data 4 maggio 2011.</p>
<p>Alle proposte di legge C. 3459 Vassallo, C. 3854 Savino e C. 4077 Motta vengono abbinate le proposte di legge C. 4279 Lupi e C. 4326 Giammanco.</p>
<p>Alleghiamo il testo della proposta di legge C. 4326 presentata dall&#8217;onorevole Giammanco alla Camera il 2 maggio 2011, e il processo verbale della riunione della Commissione Giustizia del 4 maggio 2011. <a href="http://www.lagabbianella.org/commissionegiustizia.zip" target="_blank">Clicca qui per scaricare l&#8217;allegato</a>.</p>
<p>Alleghiamo qui anche l&#8217;<a href="http://www.lagabbianella.org/?attachment_id=5203">articolo di </a><a href="http://www.lagabbianella.org/?attachment_id=5203">Anna Genni Miliotti</a>, che ci riporta al cuore della nostra petizione, e il <a href="http://www.lagabbianella.org/wp09/wp-content/uploads/2011/05/Comunicato-CNSA-Modifica-184_83.pdf">comunicato del CNSA</a> (Coordinamento Nazionale Servizi Affidi) che commenta le proposte di legge Lupi e Giammanco.</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		<title>La petizione: a che punto siamo&#8230;</title>
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		<pubDate>Sat, 07 May 2011 16:17:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[E’ trascorso un anno dal convegno che si è tenuto in Senato il 13 maggio dello scorso anno. A seguito di quel convegno l’onorevole Salvatore Vassallo (PD) si è immediatamente attivato per presentare, nel corso dello stesso mese di maggio, una proposta di legge (n. 3459 del 06/05/10) che raccoglieva i temi della petizione. Qualche [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.camera.it/126?pdl=3854&amp;tab=4&amp;leg=16"><img class="alignleft size-full wp-image-5071" style="margin-right: 5px;" title="Pagina web della Camera" src="http://www.lagabbianella.org/wp09/wp-content/uploads/2011/05/Camera.jpg" alt="" width="150" height="107" /></a>E’ trascorso un anno dal convegno che si è tenuto in Senato il 13 maggio dello scorso anno. A seguito di quel convegno l’onorevole Salvatore Vassallo (PD) si è immediatamente attivato per presentare, nel corso dello stesso mese di maggio, una proposta di legge (n. 3459 del 06/05/10) che raccoglieva i temi della petizione. Qualche mese dopo, in data 10/11/10, anche l’on. Elvira Savino (PDL) ha presentato una proposta di legge (n. 3854) che verteva sempre sullo stesso argomento. Le due proposte avrebbero potuto essere unificate, in quanto trattavano entrambe del diritto ai sentimenti dei bambini in affidamento.</p>
<p>Già si pensava ad un incontro in data 13 maggio 2011, a Venezia, per ragionare su come le proposte avrebbero potuto trovare realizzazione pratica, quando in sede di Commissione Giustizia del 30 marzo 2011, l’onorevole Sisto (relatore della proposta) segnala alla Presidenza dell’on. Follegot un’altra proposta di legge (n. 3657 del 23/07/10), formulata dall’on. Lupi e che tratta sempre di affidamento.</p>
<p>Fulvio Follegot si riserva di esaminare la proposta Lupi ma rileva che la stessa tratta argomenti molto più ampi rispetto alle proposte precedenti e che quindi un eventuale abbinamento dovrebbe essere deliberato dalla Commissione e non semplicemente d’ufficio.</p>
<p>Nel corso della stessa riunione si ipotizza anche l’abbinamento delle proposte di legge degli on. Savino e Vassallo con una proposta del 15/02/11 dell’on. Motta (PD) che di fatto ricalca testualmente la petizione presentata dalla Gabbianella.</p>
<p>Di certo le osservazioni dell’on. Follegot sono vere e la pdl 3657 dell’on. Lupi, anche nella successiva formulazione più sintetica del pdl 4279 del 12/04/11, va a toccare temi molto ampi e complessi, quali gli ambiti di competenza delle associazioni di volontariato e dei Servizi Sociali.</p>
<p>L’abbinamento delle proposte di legge scaturite dalla nostra petizione con altre proposte volte a altri aspetti della legge sull’affidamento e dello stesso funzionamento dei Servizi Sociali finirebbe inevitabilmente per allargare a tal punto il dibattito parlamentare da rendere incerta la splendida possibilità offerta da deputati di schieramenti diversi di far passare, forse all’unanimità, i contenuti della petizione.</p>
<p>Vogliamo qui ricordare che 7.000 persone, con una raccolta firme, realizzata fondamentalmente online dalla nostra associazione che per la prima volta usava questo mezzo, hanno chiesto semplicemente di chiarire un aspetto ambiguo della legge 184/83, come riformata dalla legge 189 del 2001. A causa di questa ambiguità, nel tempo molti bambini sono stati costretti a cambiare famiglia per legge, benché nella famiglia in cui erano cresciuti in affidamento, si sentissero già figli amatissimi. A questo abbiamo chiesto di porre fine. Lo avevamo chiesto già al governo precedente che aveva raccolto le nostre istanze ma che non è riuscito ad attuarle per mancanza di tempo. Non vorremmo che ancora una volta, anche con questo governo, rendendo la materia in discussione via via più complessa, si finisse per far cadere nell’indifferenza una questione tanto delicata.</p>
<p>Non vorremmo inoltre che, a partire dal nostro desiderio di evitare un cocente ed inutile dolore a tanti bambini, si finisse per trattare tutt’altre questioni che meriterebbero approfondimenti specifici in altre sedi.</p>
<p>La giornata di riflessione a cui parteciperanno gli onorevoli Savino e Vassallo ed insigni esperti del settore, avrà luogo comunque in data 13 maggio 2011 a Venezia, nella nostra sede di Palazzo Cavagnis. Non si tratterà di un convegno aperto al pubblico ma di un incontro che aiuti tutti a chiarirsi le idee dopo questa tempesta di proposte.</p>
<p>Alleghiamo le proposte di legge presentate alla Camera dei Deputati (<a href="http://www.lagabbianella.org/wp09/wp-content/uploads/2011/04/Savino.pdf">pdl Savino</a>, <a href="http://www.lagabbianella.org/wp09/wp-content/uploads/2011/04/Vassallo-Pes.pdf">pdl Vassallo</a>, <a href="http://www.lagabbianella.org/wp09/wp-content/uploads/2011/05/Motta-4077.pdf">pdl Motta</a>, <a href="http://www.camera.it/Camera/view/doc_viewer_full?url=http%3A//www.camera.it/_dati/leg16/lavori/schedela/apriTelecomando_wai.asp%3Fcodice%3D16PDL0042340&amp;back_to=http%3A//www.camera.it/126%3FPDL%3D3657%26leg%3D16%26tab%3D2"></a><a href="http://www.lagabbianella.org/wp09/wp-content/uploads/2011/05/Lupi-3657.pdf">pdl Lupi (n. 3657)</a> e <a href="http://www.camera.it/Camera/view/doc_viewer_full?url=http%3A//www.camera.it/_dati/leg16/lavori/schedela/apriTelecomando_wai.asp%3Fcodice%3D16PDL0047760&amp;back_to=http%3A//www.camera.it/126%3FPDL%3D4279%26leg%3D16%26tab%3D2"></a><a href="http://www.lagabbianella.org/wp09/wp-content/uploads/2011/05/Lupi-4279.pdf"></a><a href="http://www.lagabbianella.org/wp09/wp-content/uploads/2011/05/Lupi-42791.pdf">pdl Lupi (n. 4279)</a> e i <a href="http://www.lagabbianella.org/wp09/wp-content/uploads/2011/05/iter-pdl-Savino_Vassallo.pdf">processi verbali</a> relativi alla loro discussione in sede di riunione della Commissione Giustizia (in data 30/03/2011 &#8211; 06/04/11 &#8211; 14/04/11 &#8211; 19/04/11).</p>
<p>Invitiamo i nostri lettori ad esprimersi in merito lasciando un commento su questo sito.</p>
<p>Carla Forcolin</p>
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		<title>Adozioni ai singles</title>
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		<pubDate>Wed, 16 Feb 2011 20:08:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Commenti e testimonianze]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[adozione ai singles]]></category>
		<category><![CDATA[adozione internazionale]]></category>
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		<description><![CDATA[In questi giorni si parla di un tema che è stato alla base delle prime lotte dell&#8217;associazione La Gabbianella e altri animali: l&#8217;adozione ai singles. Per quanto riguarda le adozioni ai singles, il problema seguente: “I bambini hanno diritto ad avere padre e madre oppure no” è mal posto. E’ ovvio che hanno questo diritto, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>In questi giorni si parla di un tema che è stato alla base delle prime lotte dell&#8217;associazione La  Gabbianella e altri animali: l&#8217;adozione ai singles.</em></p>
<p>Per quanto riguarda le adozioni ai singles, il problema seguente: “I bambini hanno diritto ad avere padre e madre oppure no” è mal posto. E’ ovvio che hanno questo diritto, come vuole madre natura e come suggerisce la necessità di prepararsi alla vita sociale con un modello maschile e uno femminile di riferimento. Non è vero che maschi e femmine sono intercambiabili. Maschi e femmine hanno modi diversi di usare il cervello, hanno differenze fisiche e psichiche che la scienza continua a svelarci, sono impregnati di sensibilità diverse che l’educazione ricevuta di generazione in generazione ha sviluppato.</p>
<p>Il problema vero è quest’altro: “E meglio per un bambino vivere in un istituto del mondo povero o avere un genitore unico (almeno al momento in cui viene adottato)? Ho scritto “del mondo povero” perché per i bambini adottabili italiani già ci sono tante coppie desiderose di adottarli e quindi il problema non si pone che marginalmente. Ma in Cina, ad esempio, ci sono tante bambine che attendono di essere adottate, così in Vietnam, così in tanti altri paesi e non c’è dubbio, se si vuole essere onesti, che un bimbo stia meglio presso un’unica madre (o padre) che in una struttura, sempre che i genitori siano stati considerati idonei dopo seri e qualificati controlli, necessari a proteggere bambini e adulti.<span id="more-4671"></span></p>
<p>In Italia il problema si pone però circa l’interpretazione della nostra legge, che già da moltissimo tempo, almeno dal 1983 (legge 184) prevede l’adozione da parte dei singles nei casi particolari. Secondo la legge attuale, così com’è stata modificata nel 2001, i bambini possono essere adottati anche da persone non sposate nei seguenti casi: 1) quando siano uniti ad un adulto da vincoli di parentela o da un preesistente rapporto stabile e duraturo; 2) quando siano portatori di handicap; 3) quando vi sia la “constatata impossibilità di affidamento preadottivo”, cioè quando per qualche motivo nessuna coppia voglia adottare alcuni  minori (di solito ormai adolescenti o dal carattere difficile o solo sfortunati) e in un altro caso che qui non ci interessa.</p>
<p>Eppure “il preesistente rapporto stabile e duraturo” ben raramente viene preso in considerazione. Se un rapporto stabile e duraturo aprisse di per sé le porte all’adozione, non ci sarebbero tutti i drammi riguardanti i bambini cresciuti presso famiglie o singole persone affidatarie costretti a cambiare i sostituti genitoriali, i fratelli, la scuola, gli amici, la città, tutti gli affetti insomma. Quale rapporto è più stabile e duraturo di un affidamento? Oggi di solito si preferisce ignorare la legge su questo punto che decretare un’adozione per una persona sola<sup>1</sup>.</p>
<p>I portatori di handicap sono i minori spesso più bisognosi di cure provenienti da più persone e proprio per questo i meno indicati ad avere un genitore unico. Ma anche per essi, se due genitori disponibili non ci sono, un unico genitore può essere un vero tesoro per bambini privati, oltre che di qualche facoltà, anche del più prezioso dei requisiti per crescere: l’affetto personalizzato di un genitore.</p>
<p>Infine, nel terzo caso tra quelli citati, ci si chiede quando si dà la “constatata impossibilità di affidamento preadottivo”? A che età del minore? Quando i tentativi di dare un minore ad una coppia sono falliti già più volte? Quante volte? Purtroppo per consuetudine oggi non si ricorre ai singles che in casi davvero gravi e si preferisce lasciar passare al bambino/a anni in struttura, in attesa di una coppia, piuttosto che sistemarlo presso qualche single. D’altra parte sono così pochi i singles che sanno di poter adottare nei casi particolari, che essi non fanno nemmeno domanda d’adozione o, se la fanno, vengono immediatamente disincentivarti e la loro disponibilità viene ben poco considerata.</p>
<p>In conclusione, tenendo d’occhio i bambini stranieri, è giunto il momento di stabilire che le persone non sposate possono adottare, magari dopo i coniugi idonei già in attesa. Per le adozioni nazionali, in attesa di cambiare la legge (che giustamente indica uguali diritti per i bambini italiani e stranieri),  è ora di applicare la normativa vigente con rispetto e mente aperta.</p>
<p><sup>1</sup> E si ignora così il diritto agli affetti per i bambini. In questo momento giacciono in Commissione Giustizia della Camera e attendono di essere calendarizzate &#8211; quando il governo troverà il tempo per calendarizzarle?- due  proposte di legge simili provenienti da deputati di opposti schieramenti che raccolgono ciò che la petizione “diritto ai sentimenti per i bambini in affidamento” ha chiesto nel maggio dello scorso anno.</p>
<p><span style="color: #ffffff;">a</span></p>
<p><em>A proposito di adozione ai singles, si possono leggere le storie, già pubblicate su questo sito, di <a href="http://www.lagabbianella.org/wp09/wp-content/uploads/2010/05/10_storia_di_Cassandra.pdf">Cassandra</a>, e di <a href="http://www.lagabbianella.org/wp09/wp-content/uploads/2010/03/Daniela-Assembri1.htm">Daniela</a>. </em></p>
<p><em>Ricordo, per chi ne volesse sapere di più, che nel primo capitolo del mio libro &#8220;I figli che aspettano&#8221; (Feltrinelli) se ne parla diffusamente. Qui è raccontata la <a href="http://www.lagabbianella.org/wp09/wp-content/uploads/2011/02/Storia-di-Paola.pdf">Storia di Paola</a>.</em></p>
<p><em>Inoltre tocca l&#8217;argomento tutto il libro &#8220;Mamma non mamma&#8221; (Marsilio), dove si narra di un affidamento di due gemelli di 3 anni ad una single di 53 anni.</em></p>
<p><em> C&#8217;è anche un mio capitolo su questo tema nel libro &#8220;Genitori si diventa&#8221; di Antonio Fatigati (Franco Angeli).</em></p>
<p><em>Nell&#8217;appendice del mio ultimo lavoro &#8220;Io non posso proteggerti&#8221; (Franco Angeli) , inoltre, c&#8217;è un intervento dell&#8217;ex Presidente del Centro Nazionale di Documentazione e Analisi per l&#8217;Infanzia e l&#8217;Adolescenza Francesco Paolo Occhiogrosso dal titolo &#8220;Adozioni a rischio giuridico, adozioni in casi particolari&#8221;.</em></p>
<p><em>Naturalmente i lettori potranno scegliere tra storie vere e interventi tecnici (come l&#8217;ultimo citato).</em></p>
<p>Carla Forcolin</p>
<p><span style="font-family: Arial; font-size: xx-small;"><em><br />
</em></span></p>
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		<title>Scogli tra affidamento e adozione, intervento di Carla Forcolin su &#8220;Avvenire&#8221; del 12 febbraio</title>
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		<pubDate>Tue, 15 Feb 2011 20:30:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Petizione]]></category>
		<category><![CDATA[Rassegna stampa]]></category>
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		<description><![CDATA[Sabato 12 febbraio il quotidiano &#8220;Avvenire&#8221; ha dato spazio a un intervento di Carla Forcolin sulla petizione &#8220;Diritto ai sentimenti per i bambini in affidamento&#8221;. Clicca sulla pagina del giornale per ottenerne una copia in PDF.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.lagabbianella.org/wp09/wp-content/uploads/2011/02/1202FOR1.pdf"><img class="alignleft size-full wp-image-4643" style="margin-right: 5px;" src="http://www.lagabbianella.org/wp09/wp-content/uploads/2011/02/Avvenire.jpg" alt="" width="106" height="148" /></a>Sabato 12 febbraio il quotidiano &#8220;Avvenire&#8221; ha dato spazio a un intervento di Carla Forcolin sulla petizione &#8220;Diritto ai sentimenti per i bambini in affidamento&#8221;.</p>
<p>Clicca sulla pagina del giornale per ottenerne una copia in PDF.</p>
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