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	<title>www.lagabbianella.org &#187; stranieri</title>
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	<description>sito dell&#039;associazione &#34;La gabbianella e altri animali&#34; - onlus</description>
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		<title>Convegno “Genitorialità in carcere e diritti dei figli delle detenute”</title>
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		<pubDate>Thu, 13 Oct 2011 08:35:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Commenti e testimonianze]]></category>
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		<description><![CDATA[Dal nostro osservatorio Da 7 anni l’associazione “La gabbianella e altri animali” si occupa dei bambini del nido del carcere femminile della Giudecca (Ve) e delle loro mamme. Sulla base di un calcolo, fatto proprio in funzione di questo convegno, dove forse ci sono errori per difetto e non per eccesso, i bambini accompagnati da [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Dal nostro osservatorio</strong></p>
<p>Da 7 anni l’associazione “La gabbianella e altri animali” si occupa dei bambini del nido del carcere femminile della Giudecca (Ve) e delle loro mamme.</p>
<p>Sulla base di un calcolo, fatto proprio in funzione di questo convegno, dove forse ci sono errori per difetto e non per eccesso, i bambini accompagnati da noi all’esterno per un periodo di tempo di mesi o di anni sono stati 29, 17 maschi e 12 femmine. I bambini passati per il nido del carcere sono molti di più, ma la maggior parte ci è stata per pochissimo tempo e quindi non ha potuto avvalersi dell’aiuto che l’associazione offre. Quasi tutti i 29 bimbi, che noi ricordiamo dal 2004 ad oggi, hanno frequentato regolarmente l’asilo nido comunale. Alcuni di essi non sono stati all’asilo nido perché le loro mamme non volevano che lo frequentassero, per paura di staccarsene o per timore che i figli si integrassero troppo nella nostra cultura. Alcune di esse temevano anche che qualcuno si impadronisse dei loro figli e glieli rubasse. In qualche caso, dei bimbetti sono stati nel nido solo  d’estate o per periodo troppo brevi per fare un inserimento ad anno scolastico inoltrato. <span id="more-5477"></span></p>
<p>Il gruppo etnico più rappresentato è quello dei Rom -13-, seguito da nigeriani di etnia Edo &#8211; 7- ,  sudamericani &#8211; 4 -, italiani -3- (due fratelli erano figli di giostrai), marocchini -1 -, un bambino la cui origine ci sfugge.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Rom e Nigeriani</strong></p>
<p>I Rom sono la minoranza etnica più numerosa d’Europa. Tra di essi genitorialità e famiglia affondano le loro radici nel clan familiare; sono anche il gruppo più numeroso in carcere. Furti piccoli ma reiterati, compiuti fin da giovanissime, per strada e nelle case, portano ragazze anche giovani a scontare pene molto lunghe con i loro bambini: è difficile trovare per le mamme una casa in cui mandarle agli arresti domiciliari. Esse erano nomadi, oggi vivono sempre più spesso in campi di roulottes o casette prefabbricate ma raramente in una vera casa.</p>
<p>Anche i bambini nigeriani provengono da una cultura in cui è molto forte il senso del clan familiare e in cui i bambini “appartengono” al padre  e alla sua famiglia. Ma le mamme nigeriane in Italia, quasi tutte di etnia Edo, sono spesso senza famiglia e, se arrestate, non sono in grado di pagare un affitto, quindi non possono andare agli arresti domiciliari in nessun luogo. Questa realtà è comunque diffusissima tra le donne che entrano in carcere con i loro bimbi, a qualsiasi gruppo appartengano. Sono donne sole che non possono appoggiarsi ad una famiglia per essere protette. La famiglia da qualche parte esiste e magari comanda da lontano su donne e bambini, ma non li protegge e non è in grado di dare loro un alloggio funzionale agli arresti domiciliari.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Genitorialità in carcere (mamme e bambini rinchiusi insieme)</strong></p>
<p>E’ evidente che parlando d bambini del nido del carcere si parla di piccini che vivono in un istituto che è stato creato per infliggere una pena alle loro madri, oltre che per rieducarle, quindi vivono in un luogo dove si soffre. Le loro madri sono private di un bene prezioso come la libertà e delle loro relazioni umane. Sono sottoposte a una serie infinita di “superiori”, non possono possedere oggetti di uso corrente (forbici, coltelli, cordini), devono sempre ubbidire. Sono giudicate da agenti, assistenti sociali, educatrici, ecc. Perfino dalle loro compagne di pena, se sono più fragili delle altre.</p>
<p>I bambini hanno a che fare con mamme tristi, sole, avvilite se non addirittura depresse. Con mamme che non giocano e non hanno voglia di giocare, che talora stanno talmente male da non prendersi nemmeno cura di loro nelle funzioni primarie come il nutrirli, lavarli, cambiarli. A volte sono proprio i bimbi a dare alle mamme gli unici elementi di conforto e motivazione a vivere. Ma i bambini per non essere travolti essi pure nella depressione devono trovare qualche stimolo, uscire e vedere il mondo, relazionarsi a qualcuno che sia sereno e allegro.</p>
<p>Una cosa è vivere in un carcere dormendoci e passando con la mamma le giornate di malattia o maltempo, un’altra è starci chiusi ininterrottamente per settimane, mesi, anni. La prima eventualità (quella che è sotto ai miei occhi a Venezia) permette ai bambini di crescere normalmente, la seconda crea dei pesanti handicap al loro sviluppo intellettivo e al loro inserimento sociale.  Spesso ci è capitato di segnalare al pediatra alcuni bambini arrivati da poco da altre realtà, i cui problemi si sono volatilizzati da soli uscendo dal carcere e andando in spiaggia o all’asilo. Le condizioni di vita dei bambini al di sotto dei tre anni sono fondamentali per il loro sviluppo e il legame con  la mamma, che le nostre leggi tutelano, non basta da solo a rendere questo stesso sviluppo armonioso .</p>
<p>Di qui la necessità di frequentare altri ambienti, altri bambini e altri adulti e anche di uscire liberamente senza avere contatti con nessuna istituzione, per divertirsi in un parco giochi o sul bagnasciuga di una spiaggia, con qualche “zia”, possibilmente sempre la stessa.</p>
<p>Il bambino che rientra nel nido del carcere dopo essersi divertito e avere imparato cose nuove, porta alla mamma una ventata di freschezza, che fa bene anche a lei. Se poi i bambini sono un gruppetto e continuano a giocare tra loro come facevano fuori, questo cambia l’atmosfera del nido anche per le mamme.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Diritti del bambino in carcere</strong></p>
<p>Tra i primi diritti del bambino c’è quello di frequentare l’asilo nido e di uscire dal carcere per entrare in contatto con il mondo esterno. Una figura amichevole, che si faccia carico degli accompagnamenti con regolarità, si rivelerà preziosa per il bambino e ancor più per la mamma, che  da essa potrà avere delle informazioni sulla vita del suo bambino all’esterno e soprattutto sostegno psicologico. Non è pensabile che si accompagni un bimbo all’asilo nido senza prima scambiare una breve conversazione con sua madre o che si ritorni dal nido stesso senza raccontare alla mamma che cosa il bambino ha mangiato, se ha fatto la nanna, ecc. Così la mamma vive almeno un rapporto con qualcuno che non la giudica e che non le è superiore, che anzi le può far notare i progressi del bambino o della bambina come qualcosa di cui andare fiera, di cui rallegrarsi. Generalmente chi aiuta a seguire i bambini, spesso procurando loro anche vestiti e giocattoli, viene considerato come persona di fiducia e la fiducia è un sentimento spesso nuovo e importante che dev’essere coltivato.</p>
<p>L’asilo nido permette ai bambini svantaggiati come quelli di cui stiamo parlando di ricevere stimoli, di apprendere la lingua italiana correttamente, di socializzare con altri bambini, di entrare in contatto con odori, suoni, sapori, esperienze piacevoli. I “nostri “ bambini si inseriscono nel nido fin dai primi giorni e se noi entriamo in conflitto con le brave maestre che lo gestiscono è perché esse prolungano l’inserimento per settimane, “mandano a casa” i piccoli al primo starnuto o alla prima scarica di diarrea. Rimandare un bambino in carcere non è come mandarlo a casa… c’è chi piange al momento di lasciare l’asilo.</p>
<p>Asilo, uscite, spiaggia (cioè  incontro con gli ampi spazi, il mare e la natura), nonché rapporti di sostegno alle mamme sembrano curare i bambini dalle loro sofferenze per un po’ e alleviano il senso di colpa delle mamme che li hanno portati con sé. La libertà personale e rapporti umani positivi sono diritti per i bambini e corrispondono ad un semplice alleviamento delle sofferenze che la loro situazione già porta con sé. Ricordiamoci che il pur encomiabilissimo sforzo di  rendere confortevoli gli ambienti in cui vivono i bambini serve a poco, se in essi non regna un po’ di serenità e se da essi non si esce.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Bambini stranieri</strong></p>
<p>La stragrande maggioranza dei bambini del carcere unisce in sé tutti i problemi legati sia alla condizione delle madri, sia alla condizione di minori stranieri in Italia e il loro futuro fuori del carcere spesso è peggiore del loro presente tra le mura delle case circondariali.</p>
<p>Figli di madri a cui è scaduto il permesso di soggiorno o che non lo hanno mai avuto, sono essi pure clandestini, sono privi di diritti, sono soggetti ad estrema povertà ed emarginazione. I padri spesso sono lontani o assenti o in pessimi rapporti con le madri o “padroni” e persecutori, senza essersi quasi mai presi cura dei figli. Talora sono in carcere essi stessi.</p>
<p>Al compimento dei tre anni, oggi e fino al 1/1/2014, i bambini devono uscire dal nido. Con la nuova legge, vi usciranno a sei anni. Molti bambini alla cui sorte ho assistito, sono andati in una casa-famiglia con la mamma, da cui non sono stati costretti a separarsi; alcuni hanno raggiunto il padre o i nonni, con  la mamma, agli arresti domiciliari;  alcuni sono andati nella  famiglia d’origine mentre la mamma rimaneva in carcere; due sono stati adottati; sei sono stati accolti in affidamento. Di questi, cinque sono arrivati in affidamento presso nostre famiglie, che le madri e i bambini conoscevano, per gli accompagnamenti all’asilo o per altri contatti precedenti.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Arresti domiciliari</strong></p>
<p>Se le mamme sono agli arresti domiciliari, in casa di parenti o in qualche struttura, i bambini fanno fatica ad uscire dalle mura domestiche. O c’è chi li accompagna all’esterno o di fatto ritornano in condizioni di deprivazione, forse ancor peggiori che in carcere, perché di maggior isolamento. A volte non vengono mandati alla scuola materna, pur essendosi la madre convinta della sua importanza, perché è difficile iscriverli e portarceli. Ci vuole qualcuno che li continui a proteggere con forza perché possano accedervi. Inoltre la precarietà stessa della condizione abitativa del nucleo familiare rende più difficile l’iscrizione del bambino a scuola.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>L’affidamento dei bambini del carcere</strong></p>
<p>Anche i bambini accolti in affidamento non sono protetti a sufficienza e per certi aspetti rischiano perfino di soffrire di più. Mentre aspettano che la mamma esca dall’istituto di pena, vengono accompagnati dagli affidatari stessi a regolari incontri con la stessa (visite talora poco piacevoli per i bambini, da cui cercano di sottrarsi). Poi le madri escono, ma prima di riprendere i figli con sé devono avere documenti in regola, un alloggio e un lavoro. Il lavoro e l’alloggio non si danno a chi non ha documenti in regola, quindi in teoria madri e figli stranieri dovrebbero essere espulsi subito  alla fine della pena della madre. Ma le madri non solo si sottraggono all’espulsione, non avendo più nessuno nel paese d’origine (o quasi), ma anche non hanno i soldi per procurarsi il biglietto aereo e non possono partire. Di fatto vengono tollerate in Italia il più a lungo possibile, ma poi viene rinnovato per loro il decreto di espulsione. I bambini nel frattempo sono vissuti in famiglie italiane e si trovano o a divenire clandestini, con le mamme disoccupate e quasi costrette ad attività disoneste di nuovo o a divenire di fatto cittadini di paesi a cui sono estranei come qualsiasi bambino italiano.</p>
<p>Evito di narrare le tragedie vissute da tre bambini nati in Italia, dati in affidamento a famiglie italiane, cresciuti come bimbi “nostri” e poi costretti a rientrare nella lontana famiglia nigeriana o rumena. Due di essi sono stati consegnati a sei anni al padre-padrone mai visto prima e poi abbandonati dalla madre, che non voleva riunirsi al marito, in Nigeria. In un colpo hanno perso tutti gli affetti e cambiato mondo: sono  passati da un’Italia agiata e attenta ai diritti dei minori ad un paese equatoriale povero, dove prevale anche in famiglia la legge del più forte.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Difendere i diritti dei bambini</strong></p>
<p>Come impedire che questi bimbi siano trattati cosi?</p>
<p>C’è un solo modo: facendo prevalere i loro diritti a crescere nel paese a cui culturalmente appartengono sulla cieca applicazione della legge n. 94 del 2009 recante “Disposizioni in materia di sicurezza pubblica”, cioè la legge sull’immigrazione. Basterebbe che l’autorità procedente l’espulsione chiedesse il nulla osta al tribunale dei Minorenni, quando destinatario del provvedimento espulsivo fosse il genitore di un minore. L’art. 31 del decreto legislativo n. 286/98 può essere applicato a questi bambini e può dare un permesso di soggiorno provvisorio ai loro genitori perché trovino legalmente un lavoro. Non sarebbe la certezza del permesso di soggiorno e nemmeno lontanamente la cittadinanza italiana per dei bambini spesso nati in Italia, ma almeno sarebbe una possibilità per le loro mamme. Che senso ha dare in affidamento per periodi  lunghi  dei bimbi in Italia, fino all’uscita dal carcere delle madri, per poi spedirli in Nicaragua o in Nigeria e abbandonarli ad un destino difficilissimo?</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Anche senza arrivare al passaggio in altri continenti, lede il diritto alla continuità degli affetti dei bambini il loro distacco brusco e definitivo dalla famiglia affidataria in cui hanno vissuto liberi per la prima volta, per essere mandati da una città all’altra senza poter comunicare con gli affidatari, che di loro si sono presi cura per anni. Si ritrova qui, rafforzato, il tema della petizione lanciata ormai due anni fa al Parlamento Italiano dall’Associazione “La gabbianella e altri animali”.</p>
<p>Finché non si preciserà nella legge attuale sull’affidamento che i bambini hanno diritto ai sentimenti, questo prezioso istituto si rivelerà un’arma a doppio taglio per i bambini e sarà ben poco considerato dalle famiglie italiane. La petizione da noi lanciata in merito ha prodotto leggi che giacciono in Commissione Giustizia da troppo tempo, è ora che se ne discuta.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Conclusioni</strong></p>
<p>1- I bambini che finiscono in carcere hanno bisogno di essere accompagnati all’asilo nido e all’esterno da persone di fiducia; hanno bisogno che si sostenga la loro stessa mamma per non dover essere loro ad asciugarle gli occhi, in una pericolosa inversione di ruoli.</p>
<p>2- Hanno bisogno di avere qualcuno che li segua e garantisca l’attuazione dei loro diritti anche dopo la scarcerazione, soprattutto se la mamma viene mandata agli arresti domiciliari.</p>
<p>3- Se vengono posti in affidamento, dev’essere garantita loro, come a tutti gli altri bambini in tale situazione, la continuità degli affetti.</p>
<p>4- Devono poter rimanere legalmente in Italia se nel paese d’origine della madre non hanno nessuna possibilità di inserirsi in un tessuto sociale che ne garantisca la crescita onesta ed armoniosa.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>In dicembre per uno dei “nostri” bambini in affidamento, scade il rinnovo del decreto di affidamento. A sua madre, che è uscita dal carcere da quasi un anno e lavora presso l’Hilton, non viene concesso il permesso di soggiorno. Dove passerà il primo giorno dell’anno 2012?</p>
<p>Se i bambini cresciuti in carcere sono culturalmente italiani,  nati e vissuti qui; se hanno frequentato asilo infantile e scuola materna o addirittura anche la scuola elementare in Italia, devono essere considerati un patrimonio italiano. Su di essi si sono investite grandi forze sia dei nostri Servizi Sociali che del mondo del volontariato, potrebbero divenire splendidi mediatori culturali e uomini e donne riscattati ad un’infanzia difficile. Non devono essere considerati solo figli indesiderati di madri clandestine. Non sono dei delinquenti, ma soltanto dei bambini, come i nostri figli.</p>
<p><strong><br />
</strong></p>
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		<title>Proposte per l’accompagnamento all’asilo nido e all’esterno del carcere per i bimbi del nido del carcere femminile della Giudecca</title>
		<link>http://www.lagabbianella.org/2011/09/04/proposte-per-l%e2%80%99-accompagnamento-all%e2%80%99asilo-nido-e-all%e2%80%99esterno-del-carcere-per-i-bimbi-del-nido-del-carcere-femminile-della-giudecca/</link>
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		<pubDate>Sun, 04 Sep 2011 08:40:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Comunicazioni ai soci]]></category>
		<category><![CDATA[Documenti]]></category>
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		<category><![CDATA[carcere]]></category>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Premessa</strong></p>
<p><strong>Chi sono i bambini che vivono in carcere</strong><br />
Nell’istituto penitenziario femminile della Giudecca entrano mamme con bambini sotto i tre anni, i quali, al compimento del terzo anno (e in futuro, in attuazione della nuova legge, al compimento del sesto anno) devono in ogni caso uscire dal carcere. I bambini che entrano nell’istituto penitenziario si trovano in questa situazione perché le mamme preferiscono tenerli con sé anziché lasciarli ai parenti, oppure perché le mamme non hanno parenti capaci di curare i bimbi o anche perché esse non hanno un appartamento dove rimanere agli “arresti domiciliari”. Le mamme sono quasi sempre straniere.</p>
<p><strong>Perché l’accompagnamento</strong><br />
Ai bambini che sono costretti a trascorrere la prima preziosa parte della vita in carcere, la Gabbianella da molti anni garantisce la frequenza regolare all’asilo-nido.</p>
<p>Andare all’asilo permette ai bambini di vivere fuori dal carcere, cioè di vedere ambienti e persone diversi da quelli dell’istituto di pena, di imparare l’italiano, che spesso le mamme non parlano bene, di acquisire elementi della cultura del nostro paese: comportamenti, alimenti, modalità di gioco. Frequentare l’asilo nido significa ricevere degli stimoli che la madre e il carcere non possono dare e sviluppare potenzialità della mente, che potrebbero non essere nemmeno toccate da una vita deprivata di esperienze. Significa mettere delle buone basi per la scuola materna e la scuola in genere. Significa soprattutto integrazione sociale.</p>
<p>Significa anche in molti casi creare “una rete di salvataggio” per i bambini in caso la mamma non stia bene o il bambino debba uscire dal carcere senza di lei. Infatti chi conosce il bambino e ha con lui/lei un rapporto d’affetto lo può ospitare per brevi periodi, come è successo molte volte, nel caso il bambino abbia bisogno di cure e attenzioni specifiche per motivi di salute suoi o della mamma.</p>
<p>Il tutto evitando logiche appropriative, lavorando sempre sulla coppia madre-figlio nel senso in cui si lavorò in passato con il progetto educativo della Regione: ciò che di meglio possiamo regalare ai bambini è un buon rapporto con le loro madri, a cui tendiamo sempre ad unirli. Se finiamo per accoglierli in affidamento è solo perché i bambini compiono i fatidici 3 anni o per casi davvero eccezionali.</p>
<p><strong>Le maggiori difficoltà incontrate e i risultati raggiunti<span id="more-5346"></span></strong><br />
Benché la cifra assegnata nel passato fosse adeguata, non è mai stato facile trovare accompagnatori disponibili a questo compito: infatti, i giovani cercano un lavoro vero e l’impegno di accompagnare i bambini toglie loro la libertà di movimento necessaria per “sistemarsi”, i pensionati si vogliono godere la libertà conquistata e si stancano a portare i passeggini su e giù per i ponti, chi lavora non può svolgere altre attività… La ricerca di accompagnatori, che devono essere persone di fiducia,  è stata perciò un impegno faticoso e una preoccupazione permanente per la Gabbianella. Ora, dopo molti anni, possiamo contare su un certo numero di persone, che già dispongono del permesso ad entrare in carcere e che sanno come comportarsi con gli agenti, le mamme, le maestre, e naturalmente i bambini.</p>
<p>Per dare la misura del nostro impegno, si ricorda qui che dal 2004 circa ventisette  bambini hanno potuto frequentare regolarmente l’asilo nido e nel corso degli ultimi tre anni, quattordici bambini hanno potuto godere dell’accompagnamento estivo in spiaggia nell’ambito dei progetti “Gioire nelle feste” e “Giocare liberamente” realizzati rispettivamente nel 2009 e 2010 e finanziati dal CSV, dal Comune di Venezia, dalla Municipalità di Venezia e dalla Foresteria Valdese. Nel 2011 nessuno ha finanziato il progetto, ma l’associazione è riuscita ad avere la capanna ugualmente, grazie all’offerta di 4 soci e ha potuto ancora portare al mare due bambini, i soli presenti al nido nell’estate. Una capanna “solidale” che è stata più in generale messa a disposizione di tutti quei bambini che non hanno, per diverse ragioni, la possibilità di trascorrere in compagnia piacevoli giornate al mare.</p>
<p>Dalla fine del 2007, cioè da quando abbiamo dovuto pensare noi a retribuire gli accompagnatori, con “prestazioni di lavoro occasionali”, passando loro per intero la cifra che il Comune dava all’associazione, sono stati una trentina gli amici o meglio le amiche (due soli uomini) che hanno garantito la continuità di questo prezioso servizio.</p>
<p>Forse 12 euro netti sono troppi per un’ora di lavoro come baby-sitter, ma non lo sono di certo per l’impegno e la responsabilità umana e sociale del compito ricoperto. E nemmeno troppi per avere le giornate feriali sempre “bloccate” dall’impegno di andare ad accompagnare alle 8,00 e recuperare alle 15,30 un bimbo al nido. Inoltre, i nostri amici, oltre alle ore di accompagnamento al nido, facevano molte altre ore di “passeggio libero” con i bimbi, portandoli al parco-giochi, a casa propria, a vedere cose interessanti e stimolanti per i bambini (le giostre, le festine di Carnevale, i colombi di piazza S. Marco, ecc.).</p>
<p>Non solo nei giorni feriali i bambini sono usciti, ma anche nei festivi, ovviamente gratis e con turni studiati appositamente. Gli accompagnatori sono sempre divenuti amici di mamme e bimbi, procurando loro ciò che serviva, portando i bambini in ospedale se questo era necessario, accompagnandoli nel difficile momento dell’uscita quando possibile, talora fino alla nuova casa, in città diverse dalla nostra, con mezzi propri, vegliando sul loro successivo inserimento all’asilo e sulla loro serenità.  Molti di questi rapporti continuano ancora. Si è trattato nei fatti di forme di affidamento, più che di semplici accompagnamenti.</p>
<p><strong>La sinergia con il carcere e l’asilo nido</strong><br />
La Direzione del carcere femminile anche prima dell’appoggio della Gabbianella aveva provveduto ad accompagnare alcuni bambini all’asilo nido, consapevole dell’importanza di questo servizio. Quando l’associazione di volontariato cominciò ad accompagnare i primi bambini ed era disposta a farlo gratuitamente non rendendosi ancora conto dell’impegno che questo presupponeva, la Direzione chiese esplicitamente al Comune che gli accompagnatori fossero pagati e garantì così la continuità delle attività fino al dicembre 2010.</p>
<p>Poiché non tutte le mamme ristrette, soprattutto nel passato, volevano mandare i bambini all’asilo, la Direzione dell’istituto di pena ha cercato di sensibilizzare le detenute madri in vari modi. Tra questi ha favorito gli incontri con le maestre e la proiezioni di video sulle attività che i bambini svolgono all’asilo.</p>
<p>Anche la Direzione dell’asilo si è resa conto dell’importanza di accogliere questi bimbi e ha riservato loro dei posti e un’attenzione particolare.</p>
<p>I comportamenti dei bambini sono sempre stati sinteticamente descritti alle mamme dalle maestre attraverso comunicazioni scritte di cui le accompagnatrici si facevano tramite.</p>
<p><strong>La situazione attuale</strong><br />
Da gennaio a giugno dell’anno 2011 abbiamo accompagnato i bambini senza ricevere nessun compenso. Per fortuna i piccoli rimasti nel nido in quest’ultimo anno sono stati pochi. Se fossero stati 5-6, come succedeva in passato, senza compensi economici, sarebbe stato difficile. Grazie soprattutto alle socie Martina Sambo e Nara Ronchetti, anche gli ultimi bambini passati al nido, sono usciti con la consueta regolarità e anzi, su richiesta delle mamme, più degli altri. Queste mamme, a differenza di quante le hanno precedute nello scorso triennio, non hanno potuto usufruire del progetto educativo, finanziato dalla Regione Veneto e implementato dall’associazione, per venire loro in aiuto attraverso diverse forme di sostegno ad hoc, dalla pediatra alle psicologhe della relazione. Nel 2011 giovani mamme che presentavano problematiche personali piuttosto pesanti, senza compagne con cui condividere il nido e prive di un sostegno adeguato si sono sentite più sole e hanno vissuto con maggiore difficoltà il loro ruolo. Venendo incontro alle richieste e alle specifiche necessità di queste mamme e nonostante la totale assenza di fondi, la Gabbianella si è comunque impegnata per garantire a questi bambini la possibilità di trascorrere la maggior parte del tempo all’esterno riuscendo a trovare delle socie–accompagnatrici stabili che hanno potuto trascorrere con loro quasi tutta la giornata e che gli hanno permesso di vivere delle esperienze ricche e stimolanti adatte a favorirne la normale crescita psico-fisica.</p>
<p><strong>Proposte dell’associazione “La gabbianella e altri animali” per l’anno scolastico 2011/2012</strong><br />
Dopo queste necessarie premesse, l’associazione formula delle proposte con la precisa intenzione di facilitare il lavoro delle Istituzioni. Naturalmente rimane aperta a riceverne di diverse da parte delle Istituzioni stesse.</p>
<p>1. L’associazione si impegna, nei limiti delle proprie forze, ad accompagnare all’esterno del carcere, durante i giorni festivi d’inverno e al mare d’estate, i bambini che ne avranno bisogno, anche nell’attuale situazione.</p>
<p>La stessa non garantisce invece di riuscire ad assumersi un impegno regolare per quanto riguarda gli accompagnamenti dei bambini all’asilo nido comunale senza l&#8217;aiuto fondamentale delle istituzioni, con finanziamenti e accordi anche diversi dal passato, ma tali da riconoscere il ruolo di supporto e   sostegno che la Gabbianella sta svolgendo per mamme e bambini.</p>
<p>Di fatto, come si riconosce l’affidamento diurno a singole famiglie, allo stesso modo si potrebbe riconoscere l’affidamento diurno all’associazione. In passato questo tipo di accordo  era stato già adottato in qualche situazione esterna al carcere tra il Centro Affidi e l’Associazione come tra la Municipalità del Lido e l’Associazione; oggi ci auguriamo possa venire istituito un protocollo simile ma non ci irrigidiamo nella proposta, che è una delle tante possibili.</p>
<p>2. Qualora si giunga alla decisione di riprendere accordi per metterci nelle condizioni di accompagnare i bambini all’asilo nido, l’associazione si impegna, in collaborazione con le istituzioni, se vorranno, ad organizzare un corso di formazione per gli accompagnatori.</p>
<p>Lo stesso potrebbe essere composto da 4 incontri: uno con una pedagogista         sulle principali tappe dello sviluppo dei bambini da zero a tre anni; uno con      un’ educatrice del carcere; uno con un’ operatrice del Centro di consultazione  per bambini, genitori, adolescenti; uno con il pediatra.  Il corso, oltre a      diffondere una conoscenza adeguata del Centro per l&#8217;Affido, aspirerebbe a garantire una preparazione specifica, condivisa e omogenea, degli accompagnatori in grado di ottimizzare il coordinamento tra tutti gli attori coinvolti ed evitare l&#8217;insorgere di possibili difficoltà nella relazione con l’istituto di pena.</p>
<p>3. Chi accetterà di fare l’accompagnatrice, sarà tenuta inoltre a partecipare ad incontri periodici interni all’associazione, per confrontarsi e condividere con esperti del settore e      con altri accompagnatori le problematiche che eventualmente emergeranno durante lo svolgimento del proprio servizio.</p>
<p>4. Inoltre l&#8217;associazione, in collaborazione con le istituzioni, si impegnerà a svolgere un&#8217;azione specifica di informazione e sensibilizzazione a beneficio delle nuove mamme che arrivano in carcere. Infatti sostenere questi bambini significa anche sostenere le loro mamme: una corretta e sistematica attività di informazione a loro favore eviterebbe di creare inutili angosce e inquietudini alle madri e, di riflesso, ai loro figli. Due colloqui individuali con la ristretta appena arrivata da sola e/o in presenza delle altre mamme già esperte e fruitrici dei nostri servizi saranno organizzati da socie esperte dell&#8217;associazione per diffondere delle informazioni di base riguardo l&#8217;associazione e il suo ruolo e <em>mission</em> all&#8217;interno del carcere: il nostro progetto educativo è volto a permettere ai bambini un adeguato sviluppo psicofisico e a coinvolgere le mamme in      tutte le attività (scuola, uscita, forme di divertimento) proposte ai bambini perché queste ne capiscano il valore e crescano con i piccoli.</p>
<p>Pensando ai due bambini ora rinchiusi nel nido, vorremmo risolvere subito ogni problema, ma da soli non possiamo e non è giusto farsi carico di compiti che non si è sicuri di poter rispettare. Confidiamo nel personale che lavora a pieno titolo nel nido del carcere e nella sensibilità della Direzione per quanto riguarda l’accompagnamento dei bambini nel prossimo periodo, anche perché è necessario fare l’inserimento presso l&#8217;asilo nido comunale dell’ultimo arrivato, il piccolo Vito.</p>
<p>Come abbiamo già ricordato, nel passato il nostro lavoro è stato possibile grazie anche al finanziamento avuto dalla Municipalità di Venezia. E’ quasi inevitabile che senza finanziamenti i volontari si sottraggano agli impegni precisi e puntuali che sono necessari per dare continuità di frequenza all’asilo nido e abitudini regolari ai bambini. Noi invitiamo  le istituzioni a sostenerci.</p>
<p>Carla Forcolin</p>
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		<title>Solidarietà e affido familiare di bambini, ragazzi e minori stranieri non accompagnati, su Radio Base Popolare Network</title>
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		<pubDate>Sun, 15 May 2011 06:33:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Una panoramica sul mondo della solidarietà e dell’affido familiare di bambini, ragazzi e minori stranieri non accompagnati: uno spazio per ascoltare storie di condivisione e di accoglienza, ma anche racconti e testimonianze di alcuni protagonisti di questo mondo solidale, in onda su RADIO BASE POPOLARE NETWORK 93.700 FM: Domenica 15 maggio alle ore 10.35, con replica sabato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.lagabbianella.org/wp09/wp-content/uploads/2011/05/volantino-radio-base-ok.pdf"><img class="alignleft size-full wp-image-5230" style="margin-right: 5px;" title="Leggi la locandina (PDF)" src="http://www.lagabbianella.org/wp09/wp-content/uploads/2011/05/Radio-popolare.jpg" alt="" width="105" height="149" /></a>Una panoramica sul mondo della solidarietà e dell’affido familiare di bambini, ragazzi e minori stranieri non accompagnati: uno spazio per ascoltare storie di condivisione e di accoglienza, ma anche racconti e testimonianze di alcuni protagonisti di questo mondo solidale, in onda su RADIO BASE POPOLARE NETWORK 93.700 FM:</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Domenica 15 maggio alle ore 10.35</strong>, con replica sabato 21 maggio ore 13.30</p>
<p><strong>Domenica 22 maggio alle ore 10.35</strong>, con replica sabato 28 maggio ore 13.30</p>
<p><strong>Domenica 29 maggio alle ore 10.35</strong>, con replica sabato 4 giugno ore 13.30</p>
<p><strong>Domenica 5 giugno alle ore 10.35</strong>, con replica sabato 11 giugno ore 13.30</p>
<p>L&#8217;iniziativa è realizzata dal Tavolo Cittadino per la Promozione dell’Affido e della Solidarietà Familiare (Municipalità, CASF, Associazione La gabbianella e altri Animali, AiBi, Arcobaleno, Terre di Mezzo, Fondazione Mammamaria) in collaborazione con Radio Base Popolare Network.</p>
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		<title>&#8220;Affidi familiari: vincoli e risorse&#8221;, convegno a Brescia il 3 dicembre</title>
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		<pubDate>Mon, 01 Nov 2010 13:34:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il Coordinamento famiglie affidatarie, a chiusura dei progetti “Famiglie Accoglienti” e “L’Istituzione responsabile, famiglie protagoniste nell’Affido in una prospettiva multiculturale”, ha organizzato il convegno &#8220;Affidi familiari: vincoli e risorse&#8221; quale momento di confronto e approfondimento dei temi legati all&#8217;accoglienza nella multiculturalità. Il convegno,  che si terrà il prossimo 3 dicembre a Brescia nella sala conferenze dell&#8217;AIB (Associazione Industriale [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-4225" style="margin-right: 5px;" src="http://www.lagabbianella.org/wp09/wp-content/uploads/2010/11/Convegno-2010-12-03.jpg" alt="" width="130" height="126" />Il <strong>Coordinamento famiglie affidatarie</strong>, a chiusura dei progetti “Famiglie Accoglienti” e “L’Istituzione responsabile, famiglie protagoniste nell’Affido in una prospettiva multiculturale”, <strong>ha organizzato il convegno &#8220;Affidi familiari: vincoli e risorse&#8221;</strong> <strong>quale momento di confronto e approfondimento dei temi legati all&#8217;accoglienza nella multiculturalità.</strong></p>
<p>Il convegno,  che si terrà <strong>il prossimo 3 dicembre a Brescia</strong> nella sala conferenze dell&#8217;AIB (Associazione Industriale Bresciana), è stato pensato quale occasione di formazione per le figure professionali, che a diverso titolo si trovano oggi ad operare nella multiculturalità e nell&#8217;accoglienza, e prevede la possibilità di accreditamento presso la commissione ECM della regione Lombardia.<span id="more-4221"></span></p>
<p>La giornata prevede:</p>
<p><strong>VIDEO-RACCONTI</strong><br />
<span style="font-size: small;"><span style="color: #000000;">Immagini e Parole dalle storie di Alessandro, BinBin, Chiara, Christian, Francesco, Jennifer, Jessica, Wendy</span></span><br />
(Coordinatore: Andrea Malpeli Paolo Mucciarelli, Pamela Giaroli)</p>
<p><strong>PRESENTAZIONE DEI RISULTATI DEI LAVORI DELLA GIORNATA STUDIO DEL 15 OTTOBRE</strong><br />
(Dott.ssa Daniela Refentini &#8211; Dott.ssa Mara Bontempi)</p>
<p><strong>“AFFIDO FAMILIARE: UN PONTE TRA DUE CULTURE”</strong><br />
(Dott.ssa Paola Scalari)</p>
<p><strong>“CULTURE DIVERSE, BAMBINI DIVERSI?”</strong><br />
(Prof. Giovanni Giulio Valtolina)</p>
<p><strong>“IDENTITÀ MISTA E PLURIAPPARTENENZE NEI CONTESTI AFFIDATARI”</strong><br />
(Dott.ssa Cecilia Edelstein)</p>
<p><strong>TESTIMONIANZE DI AFFIDO: “Le famiglie di origine e le famiglie affi datarie si raccontano”</strong><br />
(Moderatore Dott.ssa Cecilia Edelstein)</p>
<p><strong>“NUOVE CITTADINANZE: POLITICHE ATTUALI E SCENARI FUTURI”</strong><br />
(dott. Franco Valenti)</p>
<p><strong>TESTIMONIANZE DI ESPERIENZE INTERNAZIONALI</strong><br />
(Belgio-Francia-Germania)<br />
in collaborazione con il Coordinamento Europeo (Coord. Europ. pour le Droit des Etrangers à vivre en famille)</p>
<p><strong>DIBATTITO</strong></p>
<p><strong>CHIUSURA DEI LAVORI</strong></p>
<p>(Clicca <a href="http://www.lagabbianella.org/wp09/wp-content/uploads/2010/11/volantino-3-dicembre1.pdf">qui per il volantino</a> con il programma dettagliato)</p>
<p><strong>E&#8217; necessario iscriversi, versando una quota di iscrizione</strong>. La scheda è scaricabile online dal <a href="http://www.coordinamentofamiglieaffidatarie.it">sito del Coordinamento Famiglie Affidatarie</a> o si può richiedere a <a href="mailto:info@coordinamentofamiglieaffidatarie.it">info@coordinamentofamiglieaffidatarie.it</a>.</p>
<p>Chi è invece interessato a ricevere materiale cartaceo (depliant e locandina), può rivolgersi a Fabrizia Quecchia, Coordinamento Famiglie Affidatarie, tel. 3381745564</p>
<div><span style="font-family: arial, sans-serif; line-height: normal;"><br />
</span></div>
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		<title>Avviato l&#8217;iter per l&#8217;adozione del Piano Nazionale per l&#8217;Infanzia e l&#8217;Adolescenza: comunicato stampa di &#8220;Batti il cinque!&#8221;</title>
		<link>http://www.lagabbianella.org/2010/07/19/3665/</link>
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		<pubDate>Mon, 19 Jul 2010 22:21:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<category><![CDATA["Batti il cinque"]]></category>
		<category><![CDATA[diritti dell'infanzia e dell'adolescenza]]></category>
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		<description><![CDATA[Aa a a COMUNICATO STAMPA COMUNICATO STAMPA Verso il Piano Nazionale per l’Infanzia! La rete Batti il cinque!: “Compiuto il primo passo per la sua approvazione” Roma, 16 luglio 2010 &#8211; Le Associazioni e le Organizzazioni di &#8220;Batti il cinque!&#8221; &#8211; la rete promossa da Agesci, Arciragazzi, Cgil, Cnca, Consiglio nazionale Ordine Assistenti sociali, Save [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-3666" src="http://www.lagabbianella.org/wp09/wp-content/uploads/2010/07/Batti-il-Cinque.jpg" alt="" width="114" height="114" /><span style="color: #ffffff;">Aa</span></p>
<p><span style="color: #ffffff;">a</span></p>
<p><span style="color: #ffffff;">a</span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="color: #ffffff;"><strong><span style="text-decoration: underline;">COMUNICATO  STAMPA</span></strong></span></p>
<p style="text-align: center;"><strong> </strong><br />
<strong> </strong><span style="color: #000000;"><span style="text-decoration: underline;"><strong>COMUNICATO STAMPA</strong></span></span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="color: #990033;"><strong>Verso il Piano Nazionale per  l’Infanzia! </strong></span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="color: #990033;"><strong><em>La rete Batti il  cinque!: “Compiuto il primo passo per la sua approvazione” </em></strong></span></p>
<p>Roma, 16 luglio 2010 &#8211; Le Associazioni e le  Organizzazioni di &#8220;Batti il cinque!&#8221; &#8211; la rete promossa da <strong>Agesci, Arciragazzi, Cgil, Cnca,  Consiglio nazionale  Ordine Assistenti sociali, Save the Children Italia e Unicef Italia</strong>,   a cui hanno aderito 50 enti di tutta Italia &#8211; salutano positivamente  l’avvio  dell&#8217;iter previsto dalla legge per l&#8217;adozione del Piano Nazionale per  l&#8217;Infanzia  e l&#8217;Adolescenza, quale esito della riunione dell’Osservatorio Nazionale  per  l’Infanzia e l’Adolescenza del 14 luglio.</p>
<p>Sono importanti i miglioramenti alla “Proposta  di schema  del III Piano biennale nazionale di azioni e di interventi per la tutela  dei  diritti e lo sviluppo dei soggetti in età evolutiva” che il  sottosegretario  senatore Giovanardi e il delegato del Ministro Sacconi hanno dichiarato  di voler  accogliere.<span id="more-3665"></span></p>
<p>Verranno indicati nel Piano i soggetti  attuatori delle  azioni previste, come già individuati nel documento elaborato  dall’Osservatorio  e presentato ad ottobre 2009; verrà assicurato, inoltre, il monitoraggio  e la  valutazione delle azioni stesse anche grazie al ruolo dell&#8217;Osservatorio  Nazionale per l’Infanzia e l’Adolescenza e del Centro Nazionale di  Documentazione e Analisi per l&#8217;Infanzia e Adolescenza.</p>
<p>Sulle tematiche sono state recepite alcune  specifiche  quali: il riferimento alla necessità di determinare livelli essenziali  delle  prestazioni concernenti i diritti civili e sociali dei minorenni;  l’inserimento  in un quadro di promozione dell’interculturalità delle azioni previste  riguardanti i minorenni stranieri, rom, sinti e camminanti; importanti  innovazioni in tema di giustizia minorile (mantenendo il ruolo dei  giudici  onorari) e di tutele dei diritti dei bambini e degli adolescenti; la  ridefinizione delle procedure per l’adozione e azioni di sostegno al  diritto del  minorenne ad essere  ascoltato.</p>
<p>ll Piano verrà ora esaminato dalla Commissione parlamentare  Infanzia.</p>
<p>Le Associazioni propongono fin da ora alla  Presidente  Mussolini un incontro per discutere su alcune temi rimasti fuori dal  Piano, in  particolare sulle proposte per favorire la partecipazione dei bambini e  dei  ragazzi, così come sancito dalla Convenzione sui Diritti dell’Infanzia e   dell’Adolescenza, sulle proposte di modifica in tema di acquisizione  della  cittadinanza e sulle risorse da destinare a livello nazionale come  regionale per  la piena attuazione dei diritti dei bambini e degli adolescenti che  vivono in  Italia. Quest’ultimo tema, in particolare, appare di cruciale importanza  per  garantire al Piano la possibilità di tradursi in azioni concrete.</p>
<p><strong><br />
</strong><strong>Per  informazioni: </strong></p>
<p>Ufficio stampa  Unicef Italia<br />
cell. 335 7275877 / 366 6438651 &#8211; email: <a href="mailto:press@unicef.it" target="_blank">press@unicef.it</a></p>
<p><a href="http://www.unicef.it/" target="_blank">www.unicef.it</a></p>
<p>Mariano Bottaccio –  Ufficio  stampa CNCA</p>
<p>cell. 329 2928070 –  email: <a href="mailto:ufficio.stampa@cnca.it" target="_blank">ufficio.stampa@cnca.it</a></p>
<p><a href="http://www.cnca.it/" target="_blank">www.cnca.it</a></p>
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		<title>L&#8217;integrazione degli alunni stranieri in Italia</title>
		<link>http://www.lagabbianella.org/2010/02/02/lintegrazione-degli-alunni-stranieri-in-italia-2/</link>
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		<pubDate>Tue, 02 Feb 2010 03:54:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<category><![CDATA[diritti dell'infanzia e dell'adolescenza]]></category>
		<category><![CDATA[scuola]]></category>
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		<description><![CDATA[Clicca qui per leggere il condivisibile documento critico, scritto dal Movimento di Cooperazione Educativa, sulla recente proposta di istituire un tetto limite all&#8217;integrazione degli alunni stranieri nelle scuole italiane.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-family: arial,helvetica,sans-serif;">Clicca <strong><a href="http://www.lagabbianella.org/wp09/wp-content/uploads/2010/01/IntegrAlunniStranieriTRISbozza-docMce-1.htm">qui</a> </strong>per leggere il condivisibile documento critico, scritto dal <a href="http://www.mce-fimem.it/home.html">Movimento di Cooperazione Educativa</a>,</span> <span style="font-family: arial,helvetica,sans-serif;">sulla recente proposta di istituire un tetto limite all&#8217;integrazione degli alunni stranieri nelle scuole italiane.</span></p>
]]></content:encoded>
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		<title>I diritti dell&#8217;infanzia e dell&#8217;adolescenza in Italia</title>
		<link>http://www.lagabbianella.org/2010/01/25/i-diritti-dellinfanzia-e-delladolescenza-in-italia/</link>
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		<pubDate>Mon, 25 Jan 2010 13:19:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Alleghiamo il 2° Rapporto Supplementare alle Nazioni Unite sul monitoraggio della Convenzione sui diritti dell&#8217;infanzia e dell&#8217;adolescenza in Italia (novembre 2009) realizzato dal Gruppo CRC, di cui fa parte anche la Gabbianella. I problemi evidenziati nel rapporto includono l&#8217;assenza in Italia di alcune fondamentali misure di attuazione della Convenzione Onu sui Diritti dell&#8217;Infanzia e dell&#8217;Adolescenza, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: small;">Alleghiamo il <strong><a href="http://www.lagabbianella.org/wp09/wp-content/uploads/2010/01/2_Rapporto_supplementare-2.pdf"><span style="text-decoration: underline;">2° Rapporto Supplementare alle Nazioni Unite sul monitoraggio della Convenzione sui diritti dell&#8217;infanzia e dell&#8217;adolescenza in Itali</span>a</a></strong> (novembre 2009) realizzato dal Gruppo CRC, di cui fa parte anche la Gabbianella.</span></p>
<p><span style="font-size: small;">I problemi evidenziati nel rapporto includono l&#8217;assenza in Italia di alcune fondamentali misure di attuazione della Convenzione Onu sui Diritti dell&#8217;Infanzia e dell&#8217;Adolescenza, tra cui il Piano Nazionale Infanzia. Si rileva il rischio di discriminiazione di gruppi di minori, come i minori provenienti da altri paesi o quelli che vivono in regioni meno ricche. Non è inoltre adeguatamene tutelato il diritto alla partecipazione dei bambini e in particolare il loro ascolto nell&#8217;ambito di procedimenti giudiziari che li riguardano come parte offesa o vittime di abusi sessuali.</span></p>
<p><span style="font-size: small;"> </span></p>
<p><span style="font-size: small;">Tutte le pubblicazioni realizzate in questi anni dal Gruppo CRC sono consultabili nel <a href="http://www.gruppocrc.net/-documenti"><strong>sito</strong></a> del Gruppo.</span></p>
]]></content:encoded>
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		<title>&#8220;Giustizia e minori: sequestro di corretta informazione&#8221;. Comunicato congiunto di Anm e Aimmf</title>
		<link>http://www.lagabbianella.org/2009/11/24/giustizia-e-minori-sequestro-di-corretta-informazione-l-associazione-nazionale-magistrati-e-associazione-italiana-dei-magistrati-per-i-minorenni-e-per-la-famiglia-replicano-allinchiesta-di/</link>
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		<pubDate>Tue, 24 Nov 2009 09:12:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Commenti e testimonianze]]></category>
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		<category><![CDATA[violenza sui bambini]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.lagabbianella.org/?p=1351</guid>
		<description><![CDATA[L&#8217; Associazione Nazionale  Magistrati e l&#8217;Associazione Italiana dei Magistrati per i  Minorenni e per la Famiglia replicano all&#8217;inchiesta di &#8220;Panorama&#8221;: Giustizia e minori: sequestro di corretta informazione “Sequestri di Stato”, titolava in copertina «Panorama» della scorsa settimana (n. 47/2009): la foto di una bambina piangente, il grande titolo e il sommario della “notizia”: «Ci sono [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217; Associazione Nazionale  Magistrati e l&#8217;Associazione Italiana dei Magistrati per i  Minorenni e per la Famiglia replicano all&#8217;inchiesta di &#8220;Panorama&#8221;:</p>
<p><span style="font-family: andale mono,times;"><strong><em><span style="font-size: small;">Giustizia e minori: sequestro di corretta informazione</span></em></strong></span></p>
<p><span style="font-family: andale mono,times;"><span style="font-size: small;">“Sequestri di Stato”, titolava in copertina «Panorama» della scorsa settimana (n. 47/2009): la foto di una bambina piangente, il grande titolo e il sommario della “notizia”: «Ci sono oltre 32.000 bambini che la giustizia ha tolto con la forza alle famiglie. Non sempre con buone ragioni. Come dimostrano i tanti errori dovuti a fretta e superficialità. Ma anche a un business che, secondo alcuni, vale più di un miliardo di euro l&#8217;anno». Nel servizio all&#8217;interno, inoltre, vengono definititi «bambini rapiti» quelli dati in affidamento e collocati in comunità da parte dei Tribunali per i minorenni.<span id="more-1351"></span></span></span></p>
<p><span style="font-family: andale mono,times;"><span style="font-size: small;">L’Associazione nazionale magistrati e l’Associazione italiana dei magistrati per i minorenni e per la famiglia, denunciano la totale disinformazione che scaturisce dall’articolo del settimanale, che riferisce dati assolutamente non corretti rispetto al numero di bambini che vivono fuori dalla famiglia, senza chiarire che tra i minori presenti in comunità educative (perloppiù adolescenti, tra i quali minori stranieri non accompagnati) e quelli in affidamento familiare (bambini più piccoli, spesso affidati a parenti), molti casi nascono da interventi socio-assistenziali, effettuati su consenso dei genitori. I casi giudiziari costituiscono non più del 40% dei collocamenti.</span></span></p>
<p><span style="font-family: andale mono,times;"><span style="font-size: small;">L’articolo non approfondisce le ragioni di fondo che portano all’intervento della magistratura minorile, quali i gravi problemi talvolta vissuti dai bambini all’interno delle famiglie (abusi, maltrattamenti, disfunzionamento della capacità genitoriali dovuto a tossicodipendenze o malattie mentali), né riferisce che gli allontanamenti del minore dalla famiglia vengono decisi nei casi limite, quando non esistono più le condizioni per restare in famiglia.</span></span></p>
<p><span style="font-family: andale mono,times;"><span style="font-size: small;">L’articolo rappresenta un totale e acritico attacco non tanto nei confronti di possibili errori giudiziari, ma all’intero sistema di protezione giudiziario dei cittadini minorenni, con la conseguente delegittimazione della magistratura minorile proprio nel 20° anniversario della Convenzione internazionale dei diritti del fanciullo (New York, 1989), celebrato in questi giorni, in occasione del quale sono stati pronunciati molteplici e autorevoli richiami alla necessità di rendere effettivi tali diritti anche nel nostro Stato ( innanzitutto quello all’integrità psico-fisica del bambino).</span></span></p>
<p><span style="font-family: andale mono,times;"><span style="font-size: small;">Non sembra infine casuale che l’attacco avvenga in un momento di più generale delegittimazione della magistratura, nell’ambito della quale il settore minorile appare più “facile” per suscitare nell’opinione pubblica reazioni emotive, e insinuare il dubbio se sia legittimo che il magistrato abbia questo potere: sospetto rivolto non a un singolo giudizio, ma alla funzione della giustizia minorile in sé.</span></span></p>
<p><span style="font-family: andale mono,times;"><em><span style="font-size: small;">Roma, 20 novembre 2009</span></em></span></p>
<p><span style="font-family: andale mono,times;"><strong><span style="font-size: small;"> </span></strong></span></p>
<p><span style="font-family: andale mono,times;"><span style="font-size: small;"><strong>Luca Palamara</strong>, presidente Anm</span></span></p>
<p><span style="font-family: andale mono,times;"><span style="font-size: small;"><strong>Laura Laera</strong>, presidente Aimmf</span></span></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Un diritto elementare: essere iscritti all&#8217;anagrafe</title>
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		<pubDate>Sat, 08 Aug 2009 09:31:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Commenti e testimonianze]]></category>
		<category><![CDATA[cittadinanza]]></category>
		<category><![CDATA[clandestinità]]></category>
		<category><![CDATA[normativa]]></category>
		<category><![CDATA[stranieri]]></category>

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		<description><![CDATA[I nostri operatori umanitari all’estero, sacerdoti missionari o laici, quando incontrano bambini non registrati all’anagrafe dei loro paesi, ve li iscrivono immediatamente. Lo fanno per dare loro la protezione della legge, per poterli curare negli ospedali, per poterli mandare a scuola. Se non si è iscritti all’anagrafe non si esiste per la società civile. Non [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>I nostri operatori umanitari all’estero, sacerdoti missionari o laici, quando incontrano bambini non registrati all’anagrafe dei loro paesi, ve li iscrivono immediatamente. Lo fanno per dare loro la protezione della legge, per poterli curare negli ospedali, per poterli mandare a scuola. Se non si è iscritti all’anagrafe non si esiste per la società civile.<span id="more-37"></span></p>
<p>Non si può proteggere un bambino, che per la società non esiste, né da mafie che lo vogliano sfruttare, né da predatori di organi, né da pedofili. Inoltre, un bambino che non è iscritto all’anagrafe non esiste per l’assistenza sanitaria né per il sistema scolastico.</p>
<p>Le bande di adolescenti che scorrazzano vivendo di espedienti, furti e rapine, in tutti i paesi poveri, sono costituite quasi esclusivamente da bambini ignorati dall’anagrafe, dalla scuola e dalla sanità pubblica. Bambini come gli altri, costretti a subire di tutto e appena grandicelli induriti dalla crudeltà della loro stessa vita. Bambini privi di qualsiasi educazione, cresciuti alla scuola della strada, che diventano pericolosi per l’intera società.</p>
<p>Tra le nuove disposizioni in materia di sicurezza (testo unico delle leggi sull&#8217;immigrazione approvato con d. lgs. n. 286/1998, come modificato dall’art. 1 della legge 15 luglio 2009, n. 94 &#8211; Disposizioni in materia di sicurezza pubblica) c’è l’articolo 6 comma 2, dov’è scritto quanto segue: “…i documenti inerenti al soggiorno … devono essere esibiti agli uffici di pubblica amministrazione ai fini del rilascio di … iscrizioni ed altri provvedimenti di interesse dello straniero…”. I puntini (…) stanno per gli omissis, necessari per semplificare la comprensione di ciò che ci interessa.</p>
<p>Poiché anche l’iscrizione all’anagrafe è un’ iscrizione, se ne deduce che, <strong>per iscrivere all’anagrafe i loro figli, gli stranieri devono esibire il permesso di soggiorno</strong>. In altri termini, i bambini nati da mamme senza permesso di soggiorno non possono essere iscritti all’anagrafe. Tutti i figli di immigrati irregolari non possono essere iscritti nei pubblici registri.</p>
<p>Ma nooo! Dicono in molti, anche dal Governo: le disposizioni normative devono essere interpretate in maniera conforme alla Costituzione, e la Costituzione stabilisce che la Repubblica ha il dovere di proteggere la maternità, l’infanzia e la gioventù (art. 31), prevede il diritto-dovere dei genitori di mantenere, istruire ed educare i figli (art. 30), prevede il divieto di privare della capacità giuridica e del nome una persona (art. 22).</p>
<p>E’ evidente che l’obbligo di esibire il permesso di soggiorno al momento dell’iscrizione dei figli all’anagrafe implicherebbe gravissime violazioni della nostra Costituzione.</p>
<p>L’Italia inoltre ha ratificato e reso esecutiva la Convenzione ONU sui diritti dell’ infanzia e dell’adolescenza, che riconosce ad ogni bambino, di qualsiasi nazionalità e famiglia di origine, il diritto di essere registrato immediatamente al momento della sua nascita, il diritto ad un nome e ad acquisire una cittadinanza.</p>
<p>Il sottosegretario all’Interno, Alfredo Mantovano, ha pure precisato che le disposizioni dell’art. 6 comma 2, riportate all’inizio di questo articolo, hanno solo lo scopo “di evitare che gli stranieri privi di permesso di soggiorno possano ottenere licenze commerciali e atti similari”.</p>
<p>A questo punto una persona intellettualmente onesta non può che chiedersi perché non si è precisato nella stessa legge che l’iscrizione di tutti i bambini all’anagrafe è tutelata e che il termine “iscrizioni” riguarda solo licenze commerciali e simili. Inoltre l’introduzione del reato di clandestinità va nella stessa direzione dell’interpretazione “restrittiva” della legge cui si è accennato: è ovvio che chi sa di essere portatore del reato di clandestinità non può che temere di rivolgersi alle istituzioni e può giungere al punto di “nascondere” il proprio figlio/a.</p>
<p>Come le madri che vogliono abbandonare i loro neonati in ospedale, hanno il diritto di rimanere anonime perché non giungano al punto di abbandonarli per strada, così deve essere precisato che il cittadino straniero, nel momento in cui dichiara la nascita del figlio, non ha l’obbligo di esibire il permesso di soggiorno. Molti neonati muoiono comunque nei cassonetti della spazzatura perché le mamme (straniere e italiane) che li partoriscono non conoscono le nostre leggi, ma temono le nostre istituzioni.</p>
<p>Il clima di intimidazione nei confronti degli stranieri, che porta ad atti di enorme crudeltà verso di loro, non faciliterà la vita dei bambini nati da irregolari. Disposizioni precise e tempestive, emanate dalle Regioni e dai Comuni, possono evitare però che un numero imprecisato di bambini sia esposto ad atroci pericoli, tra cui quello di essere tenuto nascosto dalla sua stessa famiglia.</p>
<p>Carla Forcolin</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Ai Presidenti delle Regioni Agli Assessori alla Sanità delle Regioni Agli Assessori alle Politiche Sociali delle Regioni: DICHIARAZIONE DI NASCITA E RICONOSCIMENTO DEL FIGLIO NATURALE DA PARTE DI CITTADINI STRANIERI IRREGOLARMENTE SOGGIORNANTI</title>
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		<pubDate>Wed, 05 Aug 2009 09:49:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<category><![CDATA[stranieri]]></category>

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		<description><![CDATA[L’art. 6, comma 2 del testo unico delle leggi sull&#8217;immigrazione approvato con d. lgs. n. 286/1998, come modificato dall’art. 1 della legge 15 luglio 2009, n. 94 &#8211; Disposizioni in materia di sicurezza pubblica, stabilisce che: “Fatta eccezione per i provvedimenti riguardanti attività sportive e ricreative a carattere temporaneo, per quelli inerenti all’accesso alle prestazioni [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L’art. 6, comma 2 del testo unico delle leggi sull&#8217;immigrazione approvato con d. lgs. n. 286/1998, come modificato dall’art. 1 della legge 15 luglio 2009, n. 94 &#8211; Disposizioni in materia di sicurezza pubblica, stabilisce che: “Fatta eccezione per i provvedimenti riguardanti attività sportive e ricreative a carattere temporaneo, per quelli inerenti all’accesso alle prestazioni sanitarie di cui all’articolo 35 e per quelli attinenti alle prestazioni scolastiche obbligatorie, i documenti inerenti al soggiorno di cui all’articolo 5, comma 8, devono essere esibiti agli uffici della pubblica amministrazione ai fini del rilascio di licenze, autorizzazioni, iscrizioni ed altri provvedimenti di interesse dello straniero comunque denominati”.<span id="more-44"></span></p>
<p>Al fine di evitare errate interpretazioni ed applicazioni della nuova disposizione normativa, soprattutto con riferimento agli atti di stato civile quali la dichiarazione di nascita e il riconoscimento del figlio naturale (non esplicitamente esclusi dalla disposizione in oggetto, come lo erano, invece, nel testo vigente anteriormente alla modifica apportata dalla legge n. 94/2009), si richiamano le seguenti considerazioni. Innanzitutto la norma fa riferimento ai “provvedimenti di interesse dello straniero”, mentre la dichiarazione di nascita e il riconoscimento del figlio sono senz’altro provvedimenti di interesse non solo dello straniero dichiarante (ovvero del genitore), ma anche del figlio minore, oltre a sottendere una pacifica connotazione di interesse pubblico generale alla registrazione ed identificazione delle persone nate sul territorio dello Stato.</p>
<p>Al riguardo, si evidenzia che in generale l’ordinamento dello stato civile disciplinato dal D.P.R. n. 396/2000 agli artt. 30-32 prevede l’obbligo, in capo a determinati soggetti ed entro termini definiti, di dichiarare la nascita di ogni nuovo nato e che l&#8217;ufficiale di stato civile, in caso di omessa dichiarazione, è tenuto a riferirne al procuratore della Repubblica ai fini del promovimento del giudizio di rettificazione. Dunque, l’art. 6, co. 2 del d.lgs. n. 286/1998, come modificato dalla legge n. 94/2009, non può riguardare la dichiarazione di nascita ed il riconoscimento del figlio naturale, in quanto provvedimenti non di esclusivo interesse dello straniero richiedente, ma anche di interesse del figlio minore e dello Stato.</p>
<p>Qualora invece si ritenesse applicabile l’art. 6, comma 2 del d.lgs. n. 286/1998, come modificato dalla legge n. 94/2009, anche agli atti di stato civile sopra citati, i genitori privi di permesso di soggiorno non potrebbero effettuare la dichiarazione di nascita del figlio (anche legittimo) né contestualmente riconoscere il figlio naturale nell’atto di nascita, con effetti irragionevoli e contrari alla normativa nazionale ed internazionale.</p>
<p>Si noti come tale impedimento non potrebbe essere superato in tutti i casi mediante il rilascio alla donna incinta o che abbia partorito da meno di sei mesi, nonché – in virtù della sentenza n. 376/2000 della Corte costituzionale – al marito con essa convivente (che sono inespellibili ai sensi dell’art. 19, comma 2 d. lgs. n. 286/1998) di un permesso di soggiorno “per cure mediche” ai sensi dell’art. 28 del D.P.R. 394/1999, in quanto tale permesso di soggiorno non può esser rilasciato a) agli stranieri che non siano in possesso di passaporto o documento equipollente, poiché l’art. 9 del D.P.R. 394/1999 richiede l’esibizione di tale documento ai fini del rilascio del permesso di soggiorno; b) al padre naturale irregolarmente soggiornante, in quanto la sentenza della Corte Costituzionale n. 376/2000 ha esteso il divieto di espulsione (presupposto per il rilascio del permesso di soggiorno “per cure mediche”) esclusivamente al marito convivente della donna in stato di gravidanza o nei sei mesi successivi alla nascita del figlio, mentre l&#8217;ordinanza della stessa Corte n. 192/2006 ha dichiarato legittima l&#8217;esclusione da tale beneficio del padre naturale.</p>
<p>Si segnala, inoltre, che la maggior parte delle questure non rilascia comunque tale titolo di soggiorno quando il richiedente risulta privo di documentazione attestante la legittima disponibilità di una fissa dimora. Né risulta risolutivo il richiamo all’art. 30, c. 1 del D.P.R. 396/2000, che stabilisce che la dichiarazione di nascita può essere resa anche dal medico o dall’ostetrica: tale norma, infatti, non potrebbe essere applicata nei casi in cui la puerpera non sia stata assistita da personale sanitario durante il parto, né vi è alcuna garanzia che tale disposizione venga applicata in generale ai bambini nati da cittadini stranieri privi di permesso di soggiorno in tutte le strutture sanitarie (attualmente essa viene applicata soprattutto nei casi in cui la madre non intenda riconoscere il figlio).</p>
<p>Si consideri, inoltre, che anche ove la dichiarazione di nascita fosse effettuata dal medico o dall’ostetrica, al genitore verrebbe comunque richiesta l’esibizione del permesso di soggiorno per effettuare contestualmente il riconoscimento del figlio naturale, con la conseguenza che i figli naturali di cittadini stranieri irregolarmente soggiornanti non potrebbero essere riconosciuti dai genitori alla nascita. Occorre ribadire – come da sempre ribadisce in modo fermo e costante la giurisprudenza costituzionale – l’esigenza che di qualsiasi disposizione normativa si privilegi sempre tra più interpretazioni possibili soltanto quella conforme alla Costituzione e agli obblighi internazionali e comunitari della Repubblica.</p>
<p>Ora, è evidente come l’interpretazione dell’art. 6, comma 2 in base alla quale sussisterebbe l’obbligo di esibizione del permesso di soggiorno ai fini della dichiarazione di nascita e del riconoscimento del figlio naturale implicherebbe gravissime violazioni della Costituzione e degli obblighi internazionali assunti dallo Stato italiano . In proposito si deve infatti ricordare che la Costituzione prevede che la Repubblica ha il dovere di proteggere la maternità, l’infanzia e la gioventù, favorendo gli istituti necessari a tale scopo (art. 31, comma 2 Cost.) e prevede il diritto-dovere costituzionale dei genitori di mantenere, istruire ed educare i figli, anche se nati fuori del matrimonio (art. 30, comma 1 Cost.).</p>
<p>Inoltre la Costituzione prevede il divieto di privare della capacità giuridica e del nome una persona per motivi politici (art. 22 Cost.) ed è noto che la dottrina si riferisce alle privazioni per qualsiasi motivo di interesse politico dello Stato. Tra gli obblighi internazionali sono senz’altro rilevanti quelli derivanti dagli artt. 7 e 8 della Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza del 20 novembre 1989, ratificata e resa esecutiva con legge 27 maggio 1991, n. 176 che riconoscono ad ogni minore, senza alcuna discriminazione (dunque indipendentemente dalla nazionalità e dalla regolarità del soggiorno del genitore), il diritto di essere “registrato immediatamente al momento della sua nascita”, il diritto “ad un nome, ad acquisire una cittadinanza e, nella misura del possibile, a conoscere i suoi genitori ed a essere allevato da essi”, nonché il diritto “a preservare la propria identità, ivi compresa la sua nazionalità, il suo nome e le sue relazioni famigliari”, nonché l’art. 24, comma 2 del Patto internazionale sui diritti civili e politici, firmato a New York il 16 dicembre 1966, ratificato e reso esecutivo con legge 25 ottobre 1977, n. 881, che espressamente prevede che ogni bambino deve essere registrato immediatamente dopo la nascita ed ha diritto ad avere un nome.</p>
<p>Del resto una simile interpretazione delle norme sugli stranieri favorevole al minore e alla famiglia è espressamente prevista dallo stesso testo unico delle norme in materia di immigrazione: nell’applicazione delle norme vigenti in materia si deve applicare l’art. 28, comma 3 del d.lgs. n. 286/1998 che prevede che in tutti i procedimenti amministrativi finalizzati ad attuare il diritto all’unità familiare e riguardanti i minori deve essere preso in considerazione con carattere di priorità il superiore interesse del fanciullo, conformemente a quanto previsto dall’art. 3, comma 1, della medesima citata Convenzione sui diritti del fanciullo.</p>
<p>L’interpretazione costituzionalmente orientata della norma dell’art. 6 d. lgs. n. 286/1998 è dunque solo quella che esclude la dichiarazione di nascita e il riconoscimento del figlio naturale dall’ambito di applicazione dell’art. 6, comma 2, d. lgs. n. 286/1998, in quanto provvedimenti non di esclusivo interesse dello straniero richiedente, bensì provvedimenti anche di interesse del figlio minore e di interesse pubblico. Si richiama, in tal senso, l&#8217;ordine del giorno Capano n. 9/2180-A/60 accettato dal Governo con la seguente formulazione del dispositivo: “impegna il Governo ad applicare la norma di cui all&#8217;articolo 1, comma 22, lettera f) [che modifica l’art. 6, comma 2 del d.lgs. 286/98] nel senso che essa non fa alcun riferimento alla dichiarazione di nascita del figlio o al riconoscimento dello stesso”.</p>
<p>Si ricorda inoltre che il sottosegretario all’Interno Alfredo Mantovano, nel corso della seduta congiunta delle Commissioni I e II della Camera del 28 aprile u.s., ha affermato che la disposizione in oggetto “preclude all&#8217;immigrato irregolare soltanto la possibilità di chiedere provvedimenti in suo favore, mentre la dichiarazione di nascita costituisce un atto nell&#8217;interesse del bambino”, sostenendo inoltre che tale norma “ha unicamente lo scopo di evitare che gli stranieri privi del permesso di soggiorno possano ottenere licenze commerciali e atti similari, mentre tutte le altre ipotesi prospettate dall&#8217;opposizione sono al di fuori della norma”.</p>
<p>Occorre rilevare, infine, come la registrazione alla nascita dei figli di cittadini stranieri irregolarmente soggiornanti possa essere ostacolata, nella pratica, dal timore dei genitori di rivolgersi alle istituzioni, timore seriamente aggravatosi in seguito all’introduzione del reato di ingresso e soggiorno irregolare.</p>
<p>E’ dunque fondamentale che si adottino tutte le misure necessarie a favorire il più possibile l’effettuazione della dichiarazione di nascita e del riconoscimento del figlio naturale presso le direzioni sanitarie, ai sensi dell’art. 30 del D.P.R. 396/2000. Tale norma, ad oggi solo parzialmente applicata, stabilisce che la dichiarazione può essere resa, oltre che presso il comune, anche presso la direzione sanitaria dell&#8217;ospedale o della casa di cura in cui è avvenuta la nascita, entro tre giorni dal parto, e che in tale caso la dichiarazione può contenere anche il riconoscimento contestuale di figlio naturale (art. 30, c. 4); il D.P.R. 396/2000 stabilisce inoltre che la dichiarazione di nascita può essere resa non soltanto da uno dei genitori, ma anche dal medico o dall’ostetrica o da altra persona che abbia assistito al parto, senza limitare tale seconda opzione ai soli casi in cui la madre esprima la volontà di non essere nominata (art. 30, c. 1).</p>
<p>Si ritiene di dovere sottolineare, infine, che il cittadino straniero irregolarmente soggiornante che effettui la dichiarazione di nascita e/o il riconoscimento del figlio naturale presso la direzione sanitaria non può essere segnalato all’autorità, in applicazione dell’art. 35, c. 5 del d.lgs. 286/98. Tale disposizione, infatti, fa riferimento alla nozione di “accesso alle strutture sanitarie” intendendo con ciò non solo il diritto alle prestazioni mediche ma l’insieme dei servizi, anche amministrativi, comunque previsti dalla struttura sanitaria, e va ritenuta pacificamente vincolante non solo nei confronti del personale sanitario ma anche nei confronti di tutto il personale amministrativo che opera presso la struttura sanitaria.</p>
<p>Per evitare interpretazioni dell’art. 6 d. lgs. n. 286/1998 che comporterebbero evidenti profili di illegittimità costituzionale, e che lo stesso Governo ha affermato di non condividere, si invitano le Regioni ad impartire direttive, attraverso le Aziende Sanitarie Locali e attraverso le Aziende ospedaliere, a tutte le strutture sanitarie pubbliche e private operanti sul territorio come centri di nascita, al fine di chiarire che: &#8211; ai fini della dichiarazione di nascita e del riconoscimento del figlio naturale, non può essere richiesta ai cittadini stranieri l’esibizione del permesso di soggiorno, essendo tali atti di stato civile esclusi dall’ambito di applicazione dell’art. 6, comma 2 del d.lgs. 286/98; &#8211; di conseguenza, i cittadini stranieri privi di permesso di soggiorno possono effettuare la dichiarazione di nascita e il riconoscimento del figlio naturale presso la direzione sanitaria dell&#8217;ospedale o della casa di cura in cui è avvenuta la nascita, nelle forme e secondo le modalità previste dall’art. 30 del D.P.R. 396/2000.</p>
<p>Auspichiamo inoltre che le Regioni invitino le strutture sanitarie a informare compiutamente i genitori della possibilità: &#8211; di effettuare personalmente la dichiarazione di nascita e il contestuale riconoscimento del figlio naturale, oltre che presso il Comune, anche presso la direzione sanitaria dell&#8217;ospedale o della casa di cura in cui essa è avvenuta, nelle forme e secondo le modalità previste dall’art. 30 del D.P.R. 396/2000, senza che tali atti possano comportare da parte della direzione sanitaria alcun tipo di segnalazione all&#8217;autorità, conformemente a quanto prevede l’art. 35, c. 5 del d.lgs. 286/98; &#8211; ovvero, in alternativa, che la dichiarazione di nascita sia resa da un procuratore speciale, ovvero dal medico o dall’ostetrica o da altra persona che abbia assistito al parto, ai sensi dell’art. 30, c. 1 del D.P.R. 396/2000 (anche al di fuori dei casi in cui la madre esprima la volontà di non essere nominata), senza che ciò comporti alcun tipo di segnalazione alla Procura della Repubblica presso il Tribunale per i minorenni, salvi i casi in cui tale segnalazione sia prevista dalla normativa vigente (ad es. ove la madre esprima la volontà di non essere nominata o nei casi in cui sussistano per altri motivi situazioni di abbandono), a parità di condizioni con il cittadino italiano.</p>
<p>Riteniamo fondamentale, infine, che le Regioni verifichino l’effettiva e piena applicazione dell’art. 30 del D.P.R. 396/2000 da parte delle strutture sanitarie pubbliche e private operanti sul territorio come centri di nascita, adottando le necessarie misure nei casi in cui tale disposizione non venga pienamente applicata.</p>
<p>5 agosto 2009</p>
<p>Associazione Studi Giuridici Immigrazione Associazione Nazionale Magistrati Commissione Minori Associazione italiana dei magistrati per i minorenni e per la famiglia Associazione Nazionale Famiglie Adottive e Affidatarie Associazione Nazionale Giuristi Democratici Unione Nazionale delle Camere Minorili SIMM ACLI Comunità di Sant&#8217;Egidio Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia Fondazione Astalli Save the Children Italia Gruppo Abele CIR &#8211; Consiglio Italiano per i Rifugiati Onlus CNCA ARCI CGIL UIL Dipartimento Politiche Migratorie S.E.I. UGL DeA &#8211; Demografici Associati Defence for Children International Italia Emmaus Italia ENAR &#8211; Bruxelles Tavola Per la Pace Terre des Hommes Italia SCS/CNOS Salesiani per il sociale Coordinamento Italiano per il Diritto degli Stranieri a Vivere in Famiglia Coordinamento Regionale Minori del FVG EveryOne Cittadinanzattiva LILA OISG &#8211; Osservatorio Italiano sulla Salute Globale UISP OsservAzione Cub Immigrazione Comitato Collaborazione Medica Associazione Medici per l&#8217;Ambiente &#8211; ISDE Antigone Associazione Avvocato di strada Onlus Avvocati per Niente, Milano Altro Diritto Onlus ANOLF GIOVANI DI 2^ GENERAZIONE Associazione di volontariato Latinoamerica in Italia AUCS &#8211; Associazione universitaria per la cooperazione e lo sviluppo Associazione Nessun luogo è lontano Associazione Frantz Fanon Associazione IBFAN Italia Cantieri Sociali Centro d&#8217;Iniziativa per l&#8217;Europa Codici Società cooperativa sociale Onlus Coordinamento di Associazioni Baobab Fratelli dell&#8217;Uomo ONG La Gabbianella Coordinamento per il Sostegno a distanza Miris &#8211; Master Immigrati e Rifugiati SCS/CNOS Salesiani per il sociale Piemonte e Valle d&#8217;Aosta Comitato Associazioni Tutela, Ancona A.G.S. PER IL TERRITORIO, Torino AIMA Pesaro Onlus, Pesaro Albanesi in Italia ANFAA, Lecce Anolf Parma ARCI PERCORSI ARCI Ragazzi ARCI COMITATO PROVINCIALE , Viterbo ARCI Pistoia &#8211; sportello migranti, Pistoia ARCI Ragazzi coordinamento Liguria ARCI SERVIZIO CIVILE , Viterbo ARCI SOLIDARIETA’ Arcisolidarietà , Siracusa Associazione &#8220;Romano pala tetehara&#8221; (Rom per il futuro), Torino Associazione APS Gas-Friarielli, Napoli Associazione Batya, Genova Associazione Casa della Donna , Pisa Associazione Cortili di Pace, Trento Associazione culturale Formazione &#8217;80 Associazione di cultura politica dialogo, Torino Associazione di promozione sociale SPIZ, Trieste Associazione di volontariato &#8220;Segnali di Vita&#8221;, Roccapiemonet(SA) Associazione di Volontariato Alternativa Mondo, Jesi(AN) Associazione el mastaba , Firenze Associazione El Sindbasd l&#8217;emigrante, Firenze Associazione Elfo Health Lab , Bologna Associazione GAS Pavia, Pavia Associazione Giuristi Democratici Napoli Associazione Il corpo va in città, Ferrara Associazione Il Noce Casarsa(PN) Associazione Immigrati Cittadini onlus, Cremona Associazione Insieme per la Pace, Milano Associazione Integrazioni Campania Associazione L.E.S.S. onlus Napoli Associazione On the Road Onlus, Martinsicuro(TE) Associazione Onda Urbana, Torino Associazione Priscilla, Napoli ASSOCIAZIONE PROGETTO ACCOGLIENZA onlus, Borgo san Lorenzo(FI) Associazione Puntoeacapo, Lazio Associazione R.A.M.I. &#8211; Ricerca e Azione sulle Migrazioni e l&#8217;Intercultura, Roma Associazione Unidos por Colombia, Milano Associazione Voli di Pace, Nola(NA) Associazione Welcome in Val di Cecina, Pisa Batik Pisa Camera Minorile di Milano Camera Minorile di Torino Caritas Diocesana Nola(NA) Centro Antidiscriminazione della Provincia di Pistoia Centro interculturale Regionale Gli anelli Mancanti , Firenze CENTRO STUDI ERASMO Onlus Bari CGIL AB Bolzano CGIL Camera del Lavoro Cuneo CIAC, Centro Immigrazione Asilo e Cooperazione Parma Circolo Pasolini Pavia Collettivo immigrati autorganizzati Torino Collettivo officina sociale di Venezia Comitato Fuoriluogo Pavia Comitato per i diritti civili delle prostitute Pordenone Commissione Immigrazione regionale PRC Piemonte Compare &#8211; Centro Territoriale Mammut Comunità Nuova Onlus Milano Comunità San Benedetto al Porto Genova Consorzio Monviso Solidale Fossano (CN) Consorzio Ong Piemontesi Cooperativa Punto d&#8217;Incontro , Trento Coordinamento La Gabbianella Cooperativa sociale &#8220;Antica Sartoria Rom&#8221; Roma Cooperativa Sociale Dedalus Napoli Cooperativa sociale Parella Torino Cooperativa Sociale Pralipé Pescara Coordinamento Pace e Solidarietà Parma Donne per l&#8217;Integrazione, Roma Fondazione Verga, Milano Forum Tarsia Napoli Giraffa Onlus Bari Giuristi Democratici d Roma Giuristi Democratici della Provincia di Cagliari Gruppo CEIS – Centro di Solidarietà Modena – Bologna &#8211; Parma Gruppo Solidarietà, Moie di Maiolati , Ancona GRUPPO VOLONTARI ACCOGLIENZA IMMIGRATI Lucca Il Nostro Pianeta Torino Il sorriso di Ilham &#8211; Onlus Verona Istituto Asteras- Osservatorio Sociale di Cagliari Istituto di Formazione Politica &#8220;Pedro Arrupe&#8221; Palermo Istituto Fernando Santi, Roma La gabbianella e altri animali &#8211; ONLUS Laboratorio Islam Torino Laici Comboniani Palermo Les Cultures Onlus Lecco LILA Piemonte LILA Trentino Alto Adige Lodi per Mostar onlus Lodi M.A.I.S. Torino Malaussène Palermo Master sull&#8217;Immigrazione dell&#8217;Università Ca&#8217; Foscari di Venezia Migrantes Piemonte Torino MIT Mosaico Interculturale Milano NAGA, Milano Nuovi Vicini onlus Pordenone Opera Nomadi Torino Pax Christi Ivrea PIAM onlus Asti Progetto Arcobaleno Firenze Progetto Diritti Onlus Roma Redazione &#8220;immigrazione.biz&#8221; Rete Migranti &#8220;Diritti Ora!&#8221; Ancona Rete Radié Resch Udine Salus Pisa Senape Onlus Casale Monferrato Senza Confine Roma SOS RAZZISMO SICILIA Palermo Stella Polare Trieste Tampep Torino Todo Cambia Milano UIS LAZIO Lazio V.O.L.A. Napoli XENIA Bologna Rete diritti cittadinanza in FVG</p>
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