Anche prima del terremoto i bambini di Haiti soffrivano. Noi dov'eravamo?

 

I bambini di Angola, Mozambico, Nigeria, bruciati come stregoni esistono. Noi dove siamo?

 

Davanti ai bambini soldato, ai bambini di Palestina, Cecenia, Congo, Afganistan e di tutti i paesi dove si combatte, dov'č il "mondo civile"? 

 

Dove i grandi fanno la guerra e si odiano i bambini rimangono orfani o muoiono di stenti. Diciamo di non poterci fare nulla.

 

Adottiamo i bambini indiani o africani a distanza. Ma se arrivano qui clandestini nel ventre delle loro mamme rendiamo difficile la loro iscrizione all'anagrafe.

Se sono pių del 30% degli italiani rendiamo difficile la loro frequenza scolastica

Se non hanno il permesso di soggiorno non possono entrare negli elenchi del servizio sanitario nazionale 

Se passano in carcere i primi tre anni di vita, all'uscita sono figli di madri clandestine, senza lavoro, soldi, casa. Possono essere rimpatriati dopo essere nati e cresciuti in Italia.

 

A tutti coloro che nascono e crescono da noi e a cui neghiamo la cittadinanza  neghiamo anche la protezione dei nostri tribunali per i minorenni. Bambini di 6 anni e pių, passati interamente in Italia, possono essere mandati nel paese dei genitori, a loro estraneo e lė doversi adattare a una vita tragicamente diversa, senza che nessuno possa dire nulla. Senza che nessuno controlli i genitori: sono stranieri!

 

Bambine cresciute in Italia e non protette dal nostro stato possono essere mandate in patria e fatte sposare prima del menarca, possono venire infibulate, possono essere trattate come schiave dei maschi.   

 

I bambini di Haiti fanno pena. Curiamoli, ma  non separiamoli dai loro cari prima di essere certi che hanno perso padre e madre.

 

Se coloro che si offrono per un affidamento internazionale si offrissero anche per l'affidamento nazionale avremmo meno orfani di fatto qui.

 

Aiutiamo i bimbi di Haiti, ma aiutiamo anche Justin, bimbo sudamericano, che ieri asciugava le lacrime di sua madre, detenuta, qui.

 

Carla Forcolin