Storia di V.

Coniugi Franzè

 

Mia moglie ed io siamo sposati da ventitré anni e non abbiamo figli. Nel nostro tempo libero ci occupiamo di attività di volontariato in campo sociale e precisamente facciamo parte di un gruppo di spiritualità legato alla famiglia religiosa Salesiana.

Circa un anno fa, nella primavera del 2009, abbiamo conosciuto una coppia che gestisce una Associazione di Case Famiglia insieme alla quale abbiamo curato alcuni progetti di solidarietà missionaria.

Queste attività,  ci hanno portato a frequentare la casa della predetta coppia e a conoscere i ragazzi ivi ospitati. Abbiamo partecipato a diversi incontri formativi con le comunità di famiglie di accoglienza operanti nell’ambito della stessa Associazione ed insieme ai ragazzi, durante l’anno, abbiamo condiviso numerose iniziative ricreative e di svago, rendendoli anche partecipi attivamente dei progetti accennati.

Tutto questo ha fatto si che ci integrassimo in questa realtà fino a diventare persone “di famiglia”, tanto da ospitare a casa nostra alcuni ragazzi durante i fine settimana.

Durante queste frequentazioni, una bambina in particolare, dell’età di 11 anni di nome V.........., si è legata in modo speciale alla nostra vita. Avendo noi la piena consapevolezza che, per le loro situazioni specifiche, i minori ospitati presso queste strutture tendono spesso a stabilire forti legami con adulti e famiglie con cui entrano in contatto, non abbiamo mai posto in essere alcun comportamento che potesse fungere da rinforzo positivo al tentativo di attaccamento della bambina in questione. Nonostante questo, tale legame si è comunque spontaneamente creato, tanto che la bambina stessa, in diverse occasioni, ha espresso alla coppia affidataria e all’assistente sociale competente per territorio, il desiderio che noi diventassimo la sua famiglia. Essendo venuti a conoscenza di questa circostanza, anche noi, confrontandoci con le citate figure, abbiamo espresso il nostro attaccamento nei confronti della piccola. Avendo inoltre saputo dalla coppia affidataria che il tribunale aveva difficoltà a trovare una coppia idonea ad accoglierla (vista l’età e le specifiche attitudini), abbiamo palesato la nostra volontà di adottarla.

Nel frattempo, in V........... cresceva ogni giorno di più un profondo senso di riferimento nei nostri confronti e questo ci ha indotto a fare in modo che le sue frequenti venute a casa nostra non fossero forme di mera ospitalità, ma le facessero percepire un ambiente suo, con spazi definiti. A tal fine le abbiamo approntato una stanzetta in cui la bambina aveva già collocato alcuni oggetti e indumenti personali.

L’assistente sociale in data 8 gennaio u.s., ci ha convocati per conoscere meglio la nostra famiglia e contestualmente ci confermava il desiderio della bambina di instaurare un legame famigliare con noi e preso atto di questo e, visto il percorso naturale che si era venuto a delineare senza alcun pregiudizio o forzatura (prova ne è il fatto che al tempo noi non avevamo nemmeno iniziato una pratica di adozione), i coniugi che gestiscono la casa famiglia, decidono di informare di quanto stava accadendo il Giudice che tratta la pratica della minore, al fine di valutare l’ipotesi eventuale di una soluzione al caso che tenesse in considerazione la situazione di fatto che si era venuta e creare e, soprattutto, l’effettivo interesse del minore.

Nel prendere questa decisione, la coppia, ha ritenuto opportuno interrompere temporaneamente i rapporti fra noi e la bambina (metà gennaio) fino alla data dell’incontro con l’Autorità Giudiziaria, avvenuto ufficialmente il 12 febbraio 2010.

Da alcune dichiarazioni della coppia, abbiamo desunto che l’incontro con il Giudice non ha sortito effetti positivi, forse perché lo stesso non ha colto il carattere di estrema naturalezza con cui si era sviluppato il rapporto tra noi e la bambina. Abbiamo avuto la sensazione che l’Autorità Giudiziaria abbia voluto mettere in atto una dimostrazione di forza circa la sua esclusiva prerogativa di stabilire abbinamenti con i minori. Questa nostra sensazione è stata confermata dal successivo atteggiamento dell’associazione nei nostri confronti. Infatti, da quel momento, sono definitivamente cessati i rapporti tra noi e la bambina ed anche il legami di amicizia spontaneamente nati con la coppia e gli altri bambini della struttura, oltre che il coinvolgimento nei progetti su menzionati. Ci viene da pensare che tale comportamento abbia coinciso anche con un processo di “preparazione” della minore alla conoscenza e ad un eventuale abbinamento con un’altra famiglia, infatti, dopo il citato incontro di febbraio, il Giudice, con una quantomeno curiosa solerzia, ha provveduto ad effettuare l’abbinamento della bambina con una nuova famiglia adottiva.

A nostro modestissimo avviso l’Autorità Giudiziaria non ha assolutamente tenuto conto del fatto che la bambina potesse esprimere un desiderio consapevole di essere a noi affidata, desiderio che, quanto meno, si sarebbe dovuto prendere in considerazione e valutare con la giusta attenzione. Questo per ragioni di umana sensibilità se non per una situazione di legge che prevede di valutare la sussistenza di particolari situazioni di fatto ovvero legami affettivi esistenti tra i soggetti in questione (adozione particolare).

A questo punto ci sorge una domanda: ha, il Giudice, messo a conoscenza la Camera di Consiglio dell’effettiva esistenza della situazione di fatto espressa nell’interesse del minore stesso?

Verso la fine di febbraio, ci siamo recati presso l’assistente sociale per chiedere notizie del minore e venivamo a conoscenza che la bambina era stata invitata a rimuovere l’ipotesi di inserimento nella nostra famiglia in quanto noi non possedevamo i requisiti di legge necessari per l’adozione.

Il 5 marzo abbiamo ottenuto un incontro con il Presidente del Tribunale dei minori, al quale abbiamo esposto la nostra situazione evidenziando la totale naturalezza del percorso fatto con la bambina e comunicando la nostra profonda preoccupazione per la situazione di malessere psicologico in cui verteva la stessa, sprovvista di un adeguato sostegno morale a seguito della brusca interruzione dei rapporti con noi, ai quali lei si era profondamente ed autenticamente legata. Tale circostanza di malessere della minore ci era stata confermata da un unico contatto telefonico avuto con la coppia affidataria dell’Associazione e dalla stessa assistente sociale sopracitata.

Il Presidente ci ha mostrato un umano interesse e una sincera comprensione e, allo stesso tempo, ci rassicurava del fatto che, date le circostanze, si poteva ipotizzare un affidamento in attesa del perfezionamento della pratica di adozione, sempreché, al momento, non fosse già in atto un eventuale abbinamento.

Purtroppo noi eravamo a conoscenza che un abbinamento era già in atto proprio in quei giorni (4-5 marzo).

Trovandoci in questa situazione ritenevamo opportuno chiedere una consulenza legale ad un avvocato, il quale durante il colloquio si rivelava essere, casualmente, il tutore stesso della minore in questione. Il legale, al di là di questa del tutto fortuita circostanza, ci sconsigliava di intraprendere azioni legali di alcun genere, stante il fatto che il Giudice in questione, seppur non avendo minimamente considerato importanti fattori umani ed emozionali, si era mosso nei termini di legge.

Concludiamo questo nostro personale sfogo facendo notare il dramma nel quale almeno tre soggetti sono caduti in questa circostanza per responsabilità non attribuibili alla loro colpa o negligenza. Primo fra tutti è la minore in questione. Dopo un’infanzia evidentemente non facile, aveva avuto la possibilità di legarsi in un modo del tutto speciale e sorprendentemente naturale con due persone che le avrebbero offerto l’amore di una mamma e di un papà e invece ha dovuto sorbire una sorta di secondo abbandono forzato.

Ed in ultimo, mi permetto di segnalare il dramma vissuto da noi che mai avremmo pensato di trovarci, dopo ventitré anni di felice matrimonio, consapevoli della prova a cui Dio ci aveva chiamato, a vivere una tale esperienza di donazione gratuita conclusasi con una delusione e una frustrazione paragonabile in tutto e per tutto alla perdita di un figlio.

Noi non sappiamo se questa sia la volontà di Dio. Se così fosse saremmo pronti ad accettarla nella speranza che la bambina abbia la possibilità di vivere una vita felice con accanto persone speciali. Ma se così non fosse, se questa situazione si fosse venuta a creare per imperizia, negligenza o sufficienza di alcuni, per noi sarà come avere perso la cosa più cara in assoluto: la capacità di amare.

Oggi sappiamo che V........... frequenta già la nuova coppia ed è stata persino ritirata dalla scuola un mese prima della sua naturale conclusione e noi non abbiamo avuto nemmeno la possibilità di parlarle per dirle che da noi non era MAI stata abbandonata.