Maltrattamenti ai bambini: un maltrattamento
gravissimo che deriva dalla applicazione miope ma diffusissima della legge
sull’affidamento
In questi
giorni si parla molto – e giustamente – di maltrattamenti ai bambini: mia impressione
è che si parli però di casi di maltrattamento, ascrivibili sostanzialmente alla
crudeltà di alcune persone, sia che nel mirino ci siano le maestre dell’asilo
Cip e Ciop, sia che si tratti delle assistenti sociali dei casi denunciati da
Panorama.
Io vorrei
attirare l’attenzione dell’opinione pubblica su di un maltrattamento gravissimo
che deriva dalla applicazione miope ma diffusissima della legge
sull’affidamento: quello per cui un bambino/a che è stato posto in affidamento
da piccolissimo (talora appena nato) in una famiglia, e ha sviluppato il
normale attaccamento primario verso chi lo ha cresciuto, quando diviene
adottabile, viene costretto a cambiare genitori e fratelli, casa, scuola,
città, ecc.
La stupidità
adultocentrica insiste sul fatto che gli affidatari non dovrebbero “attaccarsi”
al bambino e che dovrebbero fare in modo che lui non si attaccasse, ma è
evidente che non si può trattare bene un bambino piccolo senza che gli affetti
siano spesi.
Questo
avviene perché i due istituti dell’affidamento e dell’adozione sono diversi. Ma
i bambini non lo sanno e la legge dice che si possono adottare dei bambini
anche se non si è sposati o non si ha l’età “giusta” quando tra gli adottanti e
il bambino ci sia un “preesistente rapporto stabile e duraturo”. Quale rapporto
più stabile e duraturo di quello per cui si è vissuti insieme per mesi o anni?
Carla
Forcolin