MICHA E IL TEMPO DELLE FORMICHE
Claudio e Cinzia Carboni
Abbiamo conosciuto Carla Forcolin
a Venezia circa due anni fa. Siamo due ex genitori affidatari,
trafitti a tradimento da una brutta storia di affido,
quelle storie che Carla scrive nei suoi
libri. Noi facciamo parte di quelle storie che finiscono in “croce’’. Non volevamo arrenderci e per questo siamo andati
a Venezia per parlare con Carla e conoscere l’associazione la Gabbianella.
Ora vorremmo raccontare non tanto la nostra storia ma
quella di una bimba in affido. Una bimba meravigliosa, cresciuta i primi mesi
della sua vita in situazione di difficoltà nella sua, forse, disgraziata
famiglia naturale, ma, come cantava De Andrè: “dal letame nascono i fiori’’.
Ci sono motivazioni diverse che spingono le persone ad
infilarsi nel progetto di affido. Per
noi, c’era solo il desiderio di offrire solidarietà a bambini in difficoltà,
amarli per quanto avranno bisogno senza nessun risparmio, con l’intento di
riportarli nella loro famiglia.
Claudio, la parte paterna di questa storia, quello che
puliva il sedere e gestiva i pannolini e in caso di bisogno avrebbe fatto il
turno di notte, e Cinzia, la parte materna, cioè tutto
il resto. La bimba in affido si chiama Micha. Poi
ogni ruolo salta, siamo una famiglia e basta.
Micha ha vissuto con i suoi genitori
naturali i primi due mesi, poi viene ospedalizzata per
iponutrizione e carenza di cure materne e quando rientra in famiglia ha il
sostegno di un’operatrice dei servizi sociali.
Al 5° mese viene “parcheggiata’’ d’urgenza
presso una famiglia dove rimane per 30 giorni. Il 05/04/2007 Micha viene a vivere con noi in quella che resterà la sua
casa per 15 mesi.
Conosciamo il suo pediatra, quello che aveva disposto il
ricovero ospedaliero forzato, il quale manifesta un grande
piacere nel trovarla in buone condizioni. Non abbiamo mai conosciuto i suoi
genitori naturali, i quali, passati pochi mesi, vengono
frettolosamente giudicati “non recuperabili” dai Servizi Sociali,
contrariamente a quelle che erano state le dichiarazioni d’intenti degli operatori:
progetti di recupero, inserimento, percorsi riabilitativi. Tutta aria fritta,
non se ne fa niente.
Micha cresce sana e bella, cammina a 10
mesi, dice le prime parole di senso compiuto verso il primo anno di vita,
manifesta gioia di vivere, molta vitalità e grande
serenità. A 17 mesi inizia a frequentare un Centro Giochi del Comune dove si inserisce molto bene ed è apprezzata per la sua vivacità
e solarità.
Nel gennaio 2008 c’è il nostro primo incontro al Tribunale
dei Minorenni con un giudice che, in una lunga intervista verbalizzata, ci
chiede se abbiamo pensato all’adozione. Per il bene della bimba, s’intende. Ci informa che si potrebbe procedere verso una adozione
speciale/nominale. La gioia e l’emozione si mescolano alla paura di non
farcela, la nostra preoccupazione è tutta rivolta al benessere di Micha e diciamo che siamo disposti
a tutto.
Micha vede in noi gli adulti di
riferimento, è molto affettuosa, siamo la sua mamma e
il suo papà, ci chiama per nome in continuazione e trotterella al fianco,
serena e fiduciosa. In realtà questa
bimba ci ha già adottato, ma questo le istituzioni non lo capiranno mai e
quelle poche persone che se ne renderanno conto non faranno nulla. Micha conosce ogni millimetro della casa, scorrazza in
cortile e in giardino, sa dove sono le lucertole, le lumache
ma soprattutto le formiche, che segue con lo sguardo lungo il muro… parla
con loro senza schiacciarle e si emoziona. Il rientro a casa, dopo qualche
passeggiata nei Parchi o brevi soggiorni, sempre con noi due, al mare e in
montagna, è un’esplosione di felicità: corre intorno alla casa, riprende
possesso di tutto ed è felice.
Dovevamo forse dirle che tutto
questo sarebbe finito? Dovevamo amarla meno? Dovevamo dirle
che sarebbero arrivati dei “nuovi” genitori che l’avrebbero portata via… in
un’altra casa? E che noi dovevamo scomparire dalla sua
vita?
In aprile 2008 ci viene
comunicato dall’assistente sociale (la stessa che ci aveva detto che era
l’affido che andava meglio nella nostra città) che Micha
andrà in adozione, è già stata identificata una famiglia. Per il bene della
bimba?
Il pediatra si arrabbia quando
lo informiamo, dice che dobbiamo prendere un avvocato, questa bimba ha già
sofferto tanto nella sua breve vita, ora ha raggiunto un equilibrio, un
ulteriore passaggio in un’altra famiglia sarebbe distruttivo. Dice che, se veramente le vogliamo bene, dobbiamo fare di
tutto affinché Micha resti dov’è.
Il Presidente del Tribunale, in un incontro a metà
giugno, ci dice: “vi ringraziamo per quello che avete
fatto, l’adozione speciale è prevista in casi particolari, questa bambina ha
migliori opportunità di vita, ci sono coppie che hanno una domanda di adozione
da tre anni quindi con più diritti di voi’’ (ma noi non eravamo lì per far valere dei nostri
diritti!?).
Questa bimba sana e bella, era diventata improvvisamente
importante, un premio per chi aveva fatto domanda di adozione
solo pochi mesi prima! (questo lo scopriremo quando
conosceremo i genitori adottivi).
E adesso la bella notizia, direbbe la Gabanelli! Purtroppo questo è il momento di Giuda. Il 18
giugno 2008 abbiamo conosciuto i genitori adottivi, ci hanno fatto una buona impressione, sembravano motivati. Nel pomeriggio
vengono a casa nostra per conoscere Micha; lei li
accoglie bene, come sempre le persone che entrano dalla porta di casa sono
amici, e lei si dà senza riserve.
Inizia così una full-immersion
con loro che sono presenti tutto il giorno, la portano al parco, a fare delle
passeggiate, a giocare… Già al secondo giorno Micha
comincia a dare segni di disagio: mangia meno e dorme meno, la sera non vuole
andare a letto. Chiede di ballare con noi… con tutti e due
e… ci chiama continuamente.
I “genitori adottivi’’ si fanno
chiamare mamma e papà ... insistono finché lei lo fa!
Il suo disagio è grande, ha capito che non sono i soliti amici! C’è una grande sofferenza che aleggia tra le mura e si vive una
specie di schizofrenia: ci sono due mamme e due papà e questo certamente la
confonde.
Cerchiamo di essere ospitali e
mettiamo la nostra casa a loro disposizione. Cinzia prepara
la pappa per Michelle poi si nasconde, scende
in taverna per lasciarli soli con Micha, Claudio
finge di dovere lavorare nell’orto…
Micha regredisce, prende gli alimenti con
le mani e pasticcia, stava imparando a mangiare con le posate, ora le lancia e dice: caduto!
I “genitori adottivi’’ ci dicono che continueremo a fare parte della vita di Micha (come aveva assicurato il Tribunale) e della loro… Ora
sappiamo che erano bugie… volevano solamente averci alleati per portare via Micha nel più breve tempo possibile. Fanno tante promesse e
non ne mantengono una!
Dopo un incontro con gli operatori dei Servizi Sociali si
decide che il 28/06/08 accompagneremo Micha nella
nuova casa a 100 km di distanza; chiediamo un giorno per noi senza la loro
presenza. È venerdì e tutto torna magicamente come prima: Micha
mangia, dorme 12 ore consecutive durante la notte e si sveglia serena e felice.
È solo un flash, è già sabato,
il giorno del passaggio. Iniziamo le fasi del trasloco e Micha
vede tutta questa confusione e trotterella al fianco di Cinzia. “Mamma, a’ mae”? La piccola Micha è convinta di tornare al mare! E
noi glielo lasciamo credere…
Micha è stata trattata
come un pacco postale, un fascicolo da chiudere! Nessuno ha fatto
verifiche su come cresceva…
Quale era realmente il suo “superiore interesse”? Perché
non sono state ascoltate le persone che l’hanno conosciuta, per motivi
professionali, fuori dall’ambito familiare: il
Pediatra, che di sua iniziativa, ha scritto una relazione sullo stato delle
cose e su ciò che aveva osservato; la Tata del Centro Giochi, peraltro un
servizio del Comune di Parma? Nessuna attenzione, solo la fretta di sistemare
il Pacco! Una fretta improvvisa dopo
tanto tempo di assenza istituzionale.
Micha dopo ha “urlato” con i mezzi che
aveva a disposizione: febbre alta, vomito, atteggiamenti violenti… non è stata
ascoltata…
Questi sono i
percorsi? Ci hanno detto
che deve dimenticare, non l’abbiamo più vista. Il superiore interesse è stato
quello degli adulti, non certo il suo! I sentimenti non sono stati protetti
ma calpestati con indifferenza e sciatteria.
Abbiamo imparato a giudicare le persone dai fatti, non
dalle parole: tutti, a parole, dicono che il nostro
rapporto è stato importante, che non deve essere dimenticato; il periodo (15
mesi, dal 6° al 21° mese) è ritenuto decisivo per lo sviluppo Psicofisico e… molto
altro ancora.
I fatti sono che ci hanno sempre impedito di incontrarla,
per non creare confusione (dicono loro!) perché deve dimenticare la vita
precedente per migliorare quella attuale (idiozie!)
che dobbiamo aspettare che sia pronta… forse devono essere pronti loro… è il
contrabbando dei sentimenti!
Lo chiamano
SUPERIORE INTERESSE DEL MINORE!
P.S. Abbiamo protestato perché non è stato mantenuto
l’impegno della continuità relazionale.
Quindici giorni fa una psicologa dei servizi sociali del nostro comune
ci ha convocato per leggerci una relazione che descrive una bimba con dei
problemi: non s’addormenta se non con accanto un
genitore, ha iniziato l’asilo ma piange se non c’è un genitore e si nasconde
alla presenza degli estranei.
Ci viene detto che bisogna
aiutare i nuovi genitori, una coppia che ha avuto molti problemi a gestire una
bimba che si era molto affezionata a noi. Dovremmo capire, che “per loro non è
stato facile questo primo anno di preadozione.’’
Vanno compresi. La sofferenza della bimba non viene
tenuta in considerazione!!!