Otto anni di affido: non è troppo?
Tra qualche giorno sarà il compleanno di B. :
ma lei non lo potrà festeggiare come avrebbe voluto.
Con decreto esecutivo
pressoché immediato, il Tribunale dei minori ha deciso “che per il bene della
bambina l'affido doveva terminare”. Non c'erano più le ragioni perché potesse
proseguire, stante il fatto che la madre si era regolarizzata, sposandosi ed accudendo
regolarmente all'altro figlio. Otto anni, esattamente l'età
di B. (che abbiamo accolto dopo soli 18 giorni di vita), stracciati in quattro
fredde e agghiaccianti righe che il giudice ha steso dopo un'udienza di un'ora
con tutte le parti in causa. A nulla sono valse le relazioni dei servizi
che avevano in carico il caso e che sottolineavano
l'impossibilità di interrompere un affido così anomalo. Inutile l'intervento
del curatore che, pur non condividendo il fatto che
noi amassimo B. e che quindi la legassimo troppo a noi (!?), sosteneva la
necessità di proseguire l'affido per non provocare lacerazioni dagli effetti
imprevedibili sulla bambina. ![]()
Un'ora per otto anni... ecco
qual è l'interesse per i minori in Italia: l'applicazione fredda e sconvolgente
della legge, senza alcuna considerazione per gli effetti devastanti che questa
situazione determinerà su B. Ma tant'è: noi siamo la
famiglia che ha “perso i connotati di famiglia affidataria”,
siamo coloro che vogliono portar via la bambina e che
non l'hanno aiutata ad avvicinarsi alla madre, siamo quelli che non si rendono
conto che la madre naturale ha “tutto il diritto di riavere sua figlia”. Dei sentimenti,
della vita, di TUTTA la vita di B. trascorsa con noi e
con il suo mondo (amici, scuola, affetti) nulla; del fatto che B. non voglia
sentir ragione di andare a vivere con una famiglia che non riconosce,
nonostante tutti gli sforzi di questi anni, come parte della sua vita,
zero.
Di questo giudice che in
un'ora ha stravolto le vite di molte persone, nessuno potrà mai dire che ha sbagliato, perché si è attenuto alla legge,
perché è pure psicologa e “quindi sa di cosa sta parlando”, perchè nessuno avrà
mai il coraggio di dirlo. Ma intanto B. sta pagando
sulla sua pelle la superficialità (per usare un eufemismo) di chi invece
dovrebbe tutelare la serenità e la crescita di un bambino.
Ed ora ci sentiamo smarriti,
combattuti se iniziare una “battaglia” o se stare “buoni buoni” per non pregiudicare le residue possibilità
di rivedere B. (tra quattro mesi i primi incontri: due ore alla presenza dei
servizi, neanche fossimo soggetti pericolosi…). Ci rimane l'amore che B. ci ha
saputo trasmettere in questi lunghi e intensi otto anni, la forza che in questi
drammatici giorni, lei a noi, ci ha donato, la certezza che la rivedremo.
Per B. e per i tanti bambini
che come lei soffrono per gli errori di noi adulti, noi non ci arrendiamo.