STORIA
DI A.
Ci sono
case-famiglia che in realtà sono piccoli istituti in cui il personale si turna ogni sei ore. Ci sono
case-famiglia (poche) in cui i titolari della struttura vivono davvero con i
bambini ospitati e dove i titolari sono in origine una normale coppia di sposi
con figli o senza. La casa-famiglia di A. è una
famiglia normale e aperta, con ben cinque figli naturali, che per undici anni
ha accolto in affidamento dei bambini, accompagnandoli poi verso altre famiglie
adottive o nella loro stessa famiglia naturale. Questa casa-famiglia in teoria
è la situazione ideale per accogliere qualcuno in affido: ambiente familiare e
professionalità insieme.
Nel
luglio 2006 arrivarono nella casa-famiglia tre fratellini rispettivamente di tre anni e mezzo, 15 mesi e 50 giorni. I bambini, pur
rivelando clinicamente ritardi evolutivi e disturbi neurologici (positività
encefalica all’epilessia), anche per cause di tipo congenito, si integrarono subito nel tessuto familiare. Fu così che,
dopo circa un anno dal loro arrivo, la famiglia che li aveva accolti si offrì
al Tribunale dei Minori come coppia affidataria
disposta ad un affido pre-adottivo per la più
piccola, ma non ottenne risposta. Invece, due anni e mezzo dopo, la
casa-famiglia ricevette il decreto di adottabilità relativo ai tre fratellini. Arriviamo così ai nostri giorni.
La coppia
residente in casa-famiglia, appena ricevuto il decreto di adattabilità,
chiede un incontro con la giudice che segue i bambini, per proporsi con maggior
forza come coppia adottiva. La risposta del Tribunale dei Minori è di tipo
burocratico: “Presentate domanda d’adozione ai sensi
dell’art. 44 lettera D”. Quattro mesi dopo la coppia viene
convocata da tre giudici onorari, tra cui due che si sarebbero dovuti occupare
dell’abbinamento tra la bambina e la sua famiglia adottiva. Questi esprimono
parere favorevole alla richiesta ricevuta dalla coppia che gestisce la
casa-famiglia, ma precisano che ogni cosa sarebbe poi dipesa
dalla volontà del magistrato togato.
Nessuno
quindi dà risposta definitiva alla loro domanda, ma circa un mese dopo questo incontro tre famiglie adottive già abbinate ai
bambini telefonano a casa-famiglia, senza preavvisi ufficiali di nessun tipo,
per cominciare a conoscere i piccoli. Le coppie abbinate ai maschietti vengono accolte bene dagli stessi, mentre da subito
compaiono difficoltà con la coppia individuata per la più piccina, soprattutto
in relazione alla figura femminile. Se ne accorge
anche il servizio sociale affidatario, che chiede un
colloquio con la giudice, ma non ottiene alcuna risposta.
A questo
punto verranno inviate al Tribunale in questione varie
relazioni sull’andamento degli abbinamenti e altre istanze da parte sia della
casa-famiglia (attraverso il suo supervisore, che fa istanza di perizia sulla
bambina), sia del Servizio Sociale Affidatario, sia
del Servizio Materno Infantile, sezione salute mentale della ASL locale. Anche il Tutore dei 3 minori chiede in
settembre che venga valutata la bambina nel suo
rapporto con la coppia che l’ha cresciuta e che vengano valutate le conseguenze
della separazione dall’ambiente in cui è cresciuta per andare in una famiglia
con cui non sembra sia stato fatto un abbinamento felice. Nemmeno il Tutore
avrà risposta.
In quello
stesso periodo la casa-famiglia richiede una consulenza ad un neuropsichiatra già perito del tribunale (che non conosceva
prima né la casa-famiglia né la bambina), che depositerà una sentenza il 14
ottobre, in cui si schiera decisamente perché la
bambina non lasci la casa in cui è cresciuta. Unitamente a questa perizia, la
casa-famiglia deposita una nuova proposta, intesa come male minore, in cui
chiede che la bambina, se non potrà rimanere dove già si trova, sia inserita
nella famiglia di uno dei fratellini, dove la coppia adottiva appare
disponibile e adeguata, e dove la bambina troverebbe
almeno il fratello.
La
risposta del Tribunale dei Minori è un decreto in cui si ordina che la bambina
si trasferisca entro il 12 novembre presso la coppia già stabilita dal
Tribunale. Non c’è nel decreto ombra di considerazione
verso le comunicazioni presentate al Tribunale dei Minori da vari interlocutori
ufficiali.