Storia di Beatrice
Lucrezia
Mollica
Beatrice
aspettava Gesù Bambino.
Era
il suo primo vero Natale.
Il
Natale precedente, a otto mesi, aveva goduto, inconsapevole, del clima di festa
che la circondava e si era deliziata con i nastri d’oro, le carte lucide e i
fiocchi d’argento. Per nulla interessata al contenuto dei pacchetti, i
suoi compresi.
Ma
ormai aveva ben 18 mesi! E capiva tutto, eccome se capiva. Anzi a dirla
tutta si sentiva la protagonista di quel Natale e di quei giorni d’attesa: parlava,
camminava, giocava… Eh si, questa volta avrebbe ammirato nastri d’oro carte
lucide e fiocchi d’argento, ma subito si sarebbe messa a giocare con i giochi
nuovi insieme ai fratelli.
Ma
non andò così.
Pochi
giorni prima di quell’attesissimo 25 dicembre, mentre ancora “i grandi”
correvano, impacchettavano, nascondevano pacchetti misteriosi ecco
che Beatrice fu condotta in un asilo dove la attendevano un signore e una
signora che le sorrisero e rimasero un po’ con lei.
“Mah,
avrà pensato, farà parte del mistero di questa festa che chiamano Natale,
i grandi mi stanno nascondendo tante cose…”
Beatrice
dormì male quella notte.
E
il mattino dopo successe una cosa molto brutta.
Beatrice
non capì bene: la riportarono da quei signori poi a un certo punto ci fu una
gran confusione. Sentì la nonna gridare.
Beatrice
non capì bene: si ritrovò su una macchina e c’erano degli uomini in
divisa. Andarono lontano in una casa nuova, forse la casa di quel signore e di
quella signora.
Beatrice
non capì bene: ma dov’era la sua casa? La mamma, il papà? Non le volevano più
bene? Ma se non la volevano più perché almeno non le avevano lasciato le sue
cose? Solo il cagnolino di peluche che aveva con sé quel mattino le teneva
compagnia in quella brutta avventura.
Beatrice
non capì bene: ma chi le avrebbe cantato la ninna nanna? Se era uno scherzo era
durato fin troppo! Dove si erano nascosti tutti? E il Natale?
Il
Natale arrivò. Arrivarono anche tanti bei regali.
Beatrice
pensò di aver capito: mamma, papà, nonna, i fratelli non la volevano più. Il
Natale, le luci i canti… era stato tutto un imbroglio. L’avevano lasciata
andar via da sola, dopo tante promesse! E senza neppure spiegare a quei
signori che a lei piace di più la pappa dolce di quella salata, che odia la
banana schiacciata e che per dormire deve stringere forte la gonna della mamma…
E ora ecco questi due signori che si fanno chiamare mamma e papà.
Beatrice
pensò di aver capito e buttò in un angolo il cagnolino di peluche che non aveva
mai abbandonato.
Grazie!
Grazie davvero “ai mille” che hanno sottoscritto la petizione.
Vi
chiedo uno sforzo ancora: andiamo avanti, non ci stanchiamo: chiediamo ancora
tante sottoscrizioni.
Ho
seguito come avvocato l’incredibile vicenda di Beatrice e altre ancora. Ogni
volta penso sia l’ultima; alcuni Tribunali, alcuni terapeuti hanno capito. Ma
non tutti: c’è ancora chi pensa che il bimbo debba elaborare il lutto, senza
che ci sia un morto!!!
Dico
Grazie ad Alessandra Graziottin per la bravura e l’impegno, dico grazie ad
Elisa Ceccarelli per i suoi preziosi suggerimenti, dico grazie a Francesco
Pisano, che guarda troppo avanti. Accontentiamoci per ora di questa
piccola-grande modifica. MA cerchiamo davvero di ottenere il risultato
concreto. Anche per il sorriso di un solo bambino, sarà valsa la pena!
Andiamo
avanti!!
E,
ovviamente, grazie e avanti così alla nostra Carla.
Un abbraccio
Lucrezia