Una minore potrebbe far cadere il governo, centinaia di bambini
costretti a cambiare famiglia non fanno notizia
La petizione "Diritto ai sentimenti per i
bambini in affidamento", è stata presentata alla Presidenza della Camera
il 13 maggio scorso, dopo un convegno tenutosi in Senato.
Il governo a nostro avviso non dovrebbe andarsene senza
prima avere dato risposta alla petizione che giace in Commissione Giustizia, in attesa di essere discussa.
Nella petizione (che si può trovare nel sito www.lagabbianella.org), la nostra
associazione laica, seimila altri soggetti, e altre
associazioni di ispirazione cattolica (come ANFAA e Papa Giovanni, solo per
citare le più grandi) chiede una cosa in sé ovvia: che qualora un
affidamento si risolva in una dichiarazione d'adottabilità, il
bambino, che era in affido e stava bene con la famiglia affidataria, possa
essere adottato lì dove già si trova (se la famiglia lo accoglie ed è
riconosciuta valida dal tribunale di competenza). Perché la continuità
dei legami affettivi dei piccoli venga rispettata.
Il primo diritto del bambino nel nostro mondo, dove
la sopravvivenza fisica è quasi sempre garantita, è la sua salute psichica. Il
bambino ha diritto di mantenere un rapporto significativo con chi lo ha
cresciuto e non ci sono diritti degli adulti che debbano prevalere su questo.
Mentre il governo è messo in discussione per una
vicenda che riguarda un'unica minorenne, non si discute di una petizione che
permetterebbe a tanti bambini di non essere separati per legge dai sostituti
genitoriali in cui hanno riposto fiducia, dopo aver subito la ferita
dell'abbandono dai genitori naturali.
La petizione è stata annunciata in assemblea il 1 giugno 2010 al numero 982. Ripeto ciò che noi firmatari
abbiamo detto mille volte: non vogliamo che la petizione aggiri la legge
facendo adottare i singles, che ora possono prendere in affidamento i bambini ma non adottarli (questo divieto va affrontato
altrove). Noi firmatari della petizione vogliamo solo che i piccoli non debbano
soffrire cambiando per volontà degli adulti la madre e il padre, i fratelli,
gli amici, la scuola, la città, ecc. Se la famiglia affidataria ha già i
requisiti per l'adozione, basta, già con la legge attuale, farle fare il percorso
per l'idoneità e il bambino può essere adottato con adozione piena; se la
famiglia affidataria non ha i requisiti di matrimonio ed età previsti
dalla legge, si può controllare con personale
specializzato se è comunque nel "superiore interesse del
bambino", cioè nel rispetto dei suoi sentimenti e della sua salute psichica, essere
adottato da chi se ne sta prendendo cura e, in tal caso, lo si può fare applicando
l' art. 44 della legge 184/83. Ma non ha senso che
gli si faccia vivere un altro dolorosissimo strappo solo per tenere i due
istituti divisi, come pretendono molti operatori. Questa divisione ha dei
motivi ideali in origine ma nessun motivo giustifica la
strazio fatto a troppi bimbi nel costringerli a cambiare famiglia. La maggior
parte degli affidamenti non si conclude con il ritorno nella famiglia
d'origine del bambino, purtroppo. Perché questo ritorno deve riguardare
famiglie risanate: se la famiglia d'origine non "guarisce", il bimbo
deve stare con chi lo ha cresciuto.
Inoltre, nel nostro paese si privano i bambini di
una crescita sana e di affetti certi per paura di darli in affidamento, per
paura che si affezionino alla famiglia affidataria (le nostre strutture sono
piene di adolescenti tra i 15 e i 17 anni e di bambini tra gli 0 e i 2 anni!).
Non sarebbe più sensato darli in affidamento a famiglie che potessero tenerli
con sé anche qualora i genitori naturali non fossero in grado di
riprenderseli? Gli adulti coraggiosi, che prendono un bimbo in affidamento, dovrebbero avere la garanzia che il legame affettivo
con il bambino (sia che egli ritorni dai genitori naturali, sia che egli
abbia un altro destino), va rispettato dalle istituzioni e non tagliato di
autorità.
Sappiamo, dal Centro Studi dell'Istituto degli
Innocenti, che alla fine del 2007 erano circa 16.800 i minori posti
in famiglie affidatarie e 15.600 in strutture residenziali. Sappiamo
anche che sono più i bambini tra 0 e 2 anni posti nelle strutture residenziali
di quelli posti in affido familiare e questo avviene in evidente mancanza
di rispetto della nostra legge e... perché bambini e adulti non si affezionino
vicendevolmente. Come se si potesse crescere sani senza affetti!
Proteggiamo questi bambini dai danni che lo stato
potrebbe procurare loro attraverso operatori convinti che sia giusto separare
bambini e adulti che si amano! Essi sono convinti di dover fare in modo che la
legge sull’adozione (che prevede maglie più strette per poter adottare che per
poter prender in affidamento dei bambini) non possa essere aggirata. Possibile
che non si capisca che chi vuole aggirare le nostre
leggi (comperando bambini o facendosi fecondare all’estero o cercando uteri
in affitto in cambio di denaro in India o altrove), non le aggira attraverso
l’affidamento? Chi accoglie bambini in affidamento è animato da altro spirito e
comunque è sottoposto - e deve esserlo - a seri controlli.
Carla Forcolin