Sono
stata la maestra di B per più di due anni.
Quando
un bambino inizia la scuola primaria, obiettivo imprescindibile perché
raggiunga tutti gli altri traguardi che ci si prefigge, è che stia bene a
scuola ovvero viva con serenità la nuova esperienza.
In
prima e per buona parte della classe seconda B non stava bene a scuola. Quasi
ogni mattina la bambina arrivava in lacrime, cingendo con forza la madre
affidatari, l'insegnante presente doveva staccarla fisicamente dalla signora,
cercare di calmarla attraverso piccole distrazioni e accompagnarla in aula. La
piccola iniziava lentamente a lavorare ma spesso ricominciava
un pianto silenzioso accompagnato dalla solita richiesta: " Quando si va a
casa?", "Ho mal di pancia, puoi chiamare mamma E?".
In
accordo anche con la psicologa che la seguiva, si è cercato di conquistare la
sua fiducia e di rispondere al suo estremo bisogno di affetto e di sicurezze.
Tutto questo è stato faticosamente conquistato solo al termine della classe
seconda attraverso un metodo forse poco professionale ma spontaneo e di sicuro
risultato: baci, coccole, scherzi e risate.
In
terza B arrivava a scuola sempre sorridente, entrava da sola, veniva ad
abbracciarmi e poi si univa ai compagni. In classe era tranquilla, partecipe, sorridente,
finalmente serena.
Poi,
verso la metà di novembre, il giudice del tribunale dei minori ha sentenziato
che la bambina dovesse abbandonare la scuola e i suoi
amici, vivere con la madre naturale, in un altro paese, senza avere più
contatti con la famiglia affidatario per quattro mesi.
Come
spiegare tutto questo ad una bambina, come prepararla in così poco tempo, visto
che i diversi psicologi che con lei hanno operato dicevano che non era ancora
pronta ad tale cambiamento? lo,
le colleghe ed i suoi compagni avremmo voluto dirle tante cose ma B ha scelto
il silenzio, non ha mai accennato al suo trasferimento e per non turbarla, noi
tutti abbiamo rispettato la sua scelta. B non ha salutato nessuno e l'ultimo
giorno di scuola è uscita quasi come se niente fosse reagendo con stupore alle
diverse manifestazioni d'affetto dei suoi compagni.
Ora,
tutto il silenzio degli ultimi giorni ha lasciato uno strascico di domande e
dubbi.
Un
cambiamento cosi grande nella propria vita è normale che venga
taciuto? Tutto il faticoso percorso compiuto insieme e poi
cosi bruscamente interrotto a cosa è servito? Un taglio cosi netto dal proprio mondo cosa comporterà a breve e a lungo termine?
Per non farla soffrire, per non creare in lei sentimenti di nostalgia è meglio
non avere contatti o è meglio il contrario? Dicono che l'unico modo per
togliere un cerotto senza soffrire troppo sta staccarlo velocemente. Ma se la
ferita sottostante non fosse ancora guarita?
Credo
che una storia d'affido sia sostanzialmente una storia d'amore, l'amore delle
tante persone coinvolte. Spero che B senta tutto questo amore e che lo stesso guidi
le scelte future di tutti quelli che si occuperanno di lei-
Maestra
D