Mi rivolgo ad un ipotetico giudice.
Gentile Giudice,
Le chiedo tempo e cortesia nel leggere
queste parole che parlano di sentimenti e raccontano una storia d'amore. Questa
è la storia di B una bimba nata molto piccola, sottopeso, con qualche problema
di salute, che dalla sua culla in ospedale mi ha guardato con due splendidi
occhi scuri e mi ha legato a sé. è la storia mia e della difficoltà che ho incontrato nel
tentativo di non affezionarmi ad una bimba con cui avrei dovuto trascorrere
poco tempo. Ma le ipotizzate due settimane sono diventate due mesi, due anni e
poi non ha più avuto senso contare il tempo che passava fino a quando,
quest'anno, ho dovuto farlo per forza pochi giorni prima che B compisse otto
anni. Ho cercato di essere distaccata, di non farmi coinvolgere troppo ma B,
con il suo incondizionato affetto, ha vinto le mie difese e non mi ha lasciato
altra scelta che amarla. Tra noi si è creato un rapporto speciale, fatto di
complicità tra "ragazze", di pomeriggi passati a colorare ad inventare
storie e giochi. Abbiamo preso il te come fanno le signore gustando i biscotti
da noi stesse sfornati. B ha chiesto a me di preparare la torta della sua prima
festicciola di compleanno organizzata con gli amici della scuola materna perché
"...Sono una brava pasticciona", mi ha coinvolto nella programmazione
delle sue vacanze estive perché " ...Così ci divertiamo tanto". B non
ha ancora deciso cosa farà da grande, ci sta pensando, ma "...Sicuramente
verrò alla tua scuola perché tu sai cosa devo imparare" sono le sue
parole. L'ho chiamata "piccola", "bambolina" ma poi mi sono
arresa e ho imparato ha chiamarla la "mia adorata nipotina" perché B
è questo per me. Nella vita, a volte, ci si sceglie e così io ho avuto la
fortuna di essere chiamata a diventare
La “zia”