La petizione
“diritto ai sentimenti per i bambini in affidamento” e le tematiche che sottende
Diritto alla famiglia e agli affetti. Tutti capiscono che i bambini hanno diritto a vivere
in famiglia anziché in struttura, ma i minorenni (bimbi e ragazzi) che popolano
le nostre strutture socio-residenziali sono più di 15.600. Una buona parte di essi potrebbe essere sistemata in affidamento (non tutti:
questo si sa). Non li si pone in affidamento per tanti
motivi, due in modo particolare: è difficile reperire famiglie affidatarie per
ragazzi tra i 15 e i 17 anni, soprattutto di origine straniera, e si teme che i
bambini piccoli (0-2 anni) posti in famiglia vi si attaccherebbero troppo e poi
sarebbe difficile restituirli alla famiglia d’origine o ad una famiglia
adottiva, laddove divenissero adottabili. Bambini piccoli e ragazzi vicini alla
maggior età costituiscono la maggior parte dei minori presenti nelle strutture
socio assistenziali.
La
prima obiezione che le persone non esperte fanno all’affidamento è sempre la
stessa: “Non voglio affezionarmi ad un bambino e dopo due anni o più non avere alcun
diritto a poterlo frequentare, sentire al telefono, mantenere con lui una
qualsiasi relazione”. La gente è anche disponibile ad aprire la propria
famiglia, ma con una qualche garanzia di continuità dei legami affettivi in
cambio. Da anni vado in giro a dire a queste persone che l’affido va bene anche
così (e lo penso) ma è innegabile il fatto che i
legami costituitisi nell’intimità quotidiana vadano protetti e siano preziosi,
tanto più quanto più quei legami avvengano con bambini feriti
dall’abbandono/incapacità genitoriale dei genitori biologici. La tutela di
questi legami affettivi è oggetto della petizione che “La gabbianella e altri
animali” ha lanciato in primavera ed è in attesa di
essere discussa nella Commissione Giustizia, di cui è presidente l’on. Giulia
Buongiorno.
L’associazione
chiede, in piena consapevolezza di ciò che la sua proposta reca con sé, che la
famiglia affidataria che abbia instaurato un buon legame affettivo e
relazionale con un bambino, qualora lo stesso diventi adottabile, lo possa
adottare e sia valutata dal proprio tribunale di competenza, secondo un canale
preferenziale rispetto alle altre coppie, che fanno domanda d’adozione, ma non
hanno con quel bambino relazione alcuna.
Una sorta di “prelazione” pienamente giustificata dal rapporto
costituitosi.
Il problema dei requisiti. Il mantenimento dei legami affettivi è buona
cosa, lo capiscono tutti, ma la generale perplessità riguarda il fatto che i
requisiti per adottare o prendere un minore in affidamento sono diversi. Si
teme sostanzialmente che possano finire per adottare persone senza i requisiti
previsti dall’art. 6 della nostra legge. Che le stesse possano “aggirare la
legge”.
Intanto
precisiamo che ci sono moltissime coppie affidatarie che hanno i requisiti di
matrimonio ed età previsti
per gli aspiranti genitori adottivi e per esse non ci sarebbe alcun problema.
Laddove
il problema fosse per i singles (di fatto donne sole:
gli uomini che si offrono per divenire affidatari sono pochissimi), la nostra
legge prevede già che si possa ricorrere all’art. 44 della legge 184/83 – come
riformato dalla legge 149/01 – nei casi in cui il distacco da una persona di
riferimento molto amata sia pregiudizievole alla salute mentale del minore.
Oggi pochi Tribunali dei Minorenni lo applicano, ma va ribadito che solo in
pochi casi questa applicazione sarebbe necessaria. Eppure, se una donna sola ha
preso in affidamento un bambino/a e ha saputo crescerlo bene per molto tempo,
perché mai non dovrebbe continuare? Perché la figura del padre è fondamentale,
si risponde. Si deve decidere caso per caso se è meglio dare stabilità affettiva
ad una persona o dargli un padre subito. Infatti
nessuno può prevedere se col tempo un padre arriverà presso la casa con una
donna sola e un bambino, come nessuno può prevedere se il padre adottivo
resterà con la madre adottiva nel tempo.
L’associazione
non intende privilegiare i singles facendo un danno ai bambini, intende
chiedere che si valuti cosa è meglio per loro e che comunque si permetta alla
donna che ha fatto
da madre al bambino e al piccolo stesso di frequentarsi anche dopo l’adozione presso
altra famiglia. L’associazione chiede che il minore sia ascoltato e se troppo
piccolo sia osservato da personale specializzato per
capire che cosa è meglio fare in questi casi.
Adozione legittimante e nei casi
particolari. Ma poniamo che un
minore sia adottato da una famiglia senza requisiti previsti dall’art. 6 per
qualche motivo, ad esempio un problema di età sforata di poco. Si attuerebbe di
nuovo l’art. 44 e allora non ci sarebbe quel taglio dei legami affettivi con la
famiglia d’origine previsti dall’adozione legittimante. Però tanti articoli 44
potrebbero produrre tante adozioni con il mantenimento dei legami con la
famiglia d’origine, forme di adozione aperta, che molti tra i genitori adottivi
e le associazioni che li rappresentano non vogliono.
Eppure,
anche la situazione dei genitori affidatari che diventano adottivi con adozione
legittimante prevede comunque delle difficoltà con la famiglia d’origine, se la
stessa è stata conosciuta dagli affidatari. La famiglia d’origine può essere persecutoria
nei confronti di quella adottiva: questo può essere un problema innegabile e la
famiglia adottiva, se ex affidataria, deve fare i conti con questa situazione.
E’ per questo che alcuni tribunali preferiscono tenere separati in modo rigido
i due istituti.
Precisiamo
che spesso la famiglia d’origine non presenta pericoli per nessuno, anzi alcune
madri sole tendono a farsi “adottare un po’” assieme ai loro figli e rispettano
la famiglia adottiva. Se la famiglia d’origine invece è persecutoria, ci si può
difendere dalla stessa in vari modi: il problema è reale ma non insolubile.
Si
dice che l’adozione con la presenza di qualche membro della famiglia d’origine
del bambino intorno renderebbe l’adozione più conflittuale per il piccolo, ma
se gli adulti hanno le idee chiare sul loro ruolo anche i bambini finiscono per
averle e gli affetti si diversificano. Si cresce forse con un maggior senso di
apertura mentale se si capiscono fin da piccoli situazioni
complesse, risolte nell’affetto. Se affetto non c’è da parte della
famiglia d’origine, ci si
può allontanare da chi disturba il bambino e i suoi genitori
adottivi, con l’aiuto dei Servizi Sociali.
Aggiramento della legge. L’affidamento che può divenire adozione appare a
molti un possibile aggiramento della legge, che prevede maglie più strette per
adottare. Ma chi vuole aggirare la legge con sicurezza per avere un bambino se
lo procura in altri modi, meno incerti e complicati, inoltre se lo procura
neonato, come nei sogni di tutti. Un servizio TV della giornalista televisiva
Gabanelli, trasmesso qualche mese fa nella trasmissione “Professione reporter”
era illuminante a tale scopo.
Chi
si offre per l’affidamento non è un santo/a, ma generalmente ha ideali diversi da
quelli egoistici di avere un figlio da cui essere accudito in vecchiaia o a cui
lasciare l’eredità.
Ma
a scanso di dubbi – tutto è possibile – coloro che si offrono per l’affidamento
vanno seriamente conosciuti e valutati. Sarebbe un’ottima idea creare a priori
elenchi di famiglie disponibili sia all’affidamento sia all’adozione e che abbiano ottenuto separatamente la doppia idoneità. Ora non
si vuole che ci siano coppie con doppia idoneità, perché potrebbero offrirsi
per un affidamento con la speranza che esso si trasformi in un’adozione e quindi
potrebbero non favorire il contatto tra il bambino e la sua famiglia d’origine.
Di nuovo anche questo è possibile, ma non ci sono scelte: o si percorre la
strada della fiducia
nelle persone, o si lasciano le cose come stanno e si continuano a vedere le
famiglie e persone affidatarie come mancati genitori adottivi di cui
diffidare.
Il ruolo della famiglia d’origine. La petizione chiede che agli affidatari sia data
maggior fiducia, che si riconosca il loro importante ruolo, che si privilegi
l’affido rispetto alle strutture residenziali dove possibile, che si permetta
il mantenimento dei legami affettivi. E se questo rendesse le famiglie
d’origine più sospettose che mai? Se le stesse rifiutassero l’affido per paura
di perdere il proprio figlio/a trascurato ma comunque “loro”? Bisogna lavorare
nel senso dell’affidamento consensuale perché questo non possa succedere. I diritti
dei bambini non possono esser subordinati a quelli degli adulti. La proposta
che qui si fa è comunque di affidamento e di eventuale passaggio
dall’affidamento all’adozione solo se il bambino in affidamento è del tutto
ignorato dalla famiglia d’origine da anni. Invece di affidamenti infiniti si
chiede di “trasformare gli zii in genitori”, perché ogni bambino ha diritto a
pronunciare le parole “mamma” e “papà” a pieno titolo.
Il ruolo delle associazioni. La nostra proposta potrebbe portare con sé molti cambiamenti, ma tutti rivolti ad adeguare la legge alla
realtà delle cose.
Si
dice che i Servizi Sociali, troppo ridotti e oberati di lavoro, non possano
seguire da vicino le famiglie affidatarie, sapere se le stesse lavorano bene
(cioè per il riavvicinamento dei bambini ai loro genitori se ne è il caso),
trovare le famiglie disponibili all’affidamento. Di certo le nostre proposte prevedono
un lavoro molto importante da parte dei Servizi Sociali, che spesso soffrono
per carenza di organici, ma ci sono anche le associazioni del privato sociale a
poter dare un aiuto spesso gratuito. Sui bambini fuori famiglia d’origine
dovrebbero vigilare anche le associazioni, riconosciute dagli enti locali:
questa è una buona proposta se non si pretende che il privato sociale si
sostituisca in pieno ai Servizi Sociali, ma si limiti a coadiuvarli.
I veri obiettivi della petizione. La tutela degli affetti dei bambini apre quindi a
mille discorsi diversi. Ne ho soltanto tratteggiato qualcuno, ma spero si
voglia capire che la petizione e la proposte che la
sottende vanno solo nell’esclusivo interesse dei bambini. Non c’è niente
“sotto”, tranne la voglia di far andare più bambini in affidamento anziché in
comunità e case-famiglia, più bambini in adozione presso la famiglia
affidataria invece di costringere gli stessi a cambiare famiglia per legge con
enorme e inutile dolore di piccoli e grandi. C’è la voglia di aiutare
l’affidamento a svilupparsi dando un ruolo riconosciuto alle famiglie
affidatarie, che tuteli i sentimenti di grandi e piccoli. “Sotto” alla petizione c’è solo la voglia di
proteggere tutti i legami sani dei bambini, perché divengano adulti
sereni. Senza continuità di affetti e
stabilità di vita è molto difficile crescere bene.
Carla
Forcolin