Che ne
sarà di Beatrice
di Evi e
Francesco
Beatrice aveva 18
giorni quando i servizi sociali ci chiamarono: la madre non poteva occuparsi di
lei. Da quel giorno la nostra vita non è più stata la stessa. Non prendetela
come una affermazione negativa, perché Beatrice è la “cosa” più bella che ci
sia potuta capitare, ma in quel preciso momento abbiamo iniziato a scoprire
quanto grande e sconosciuto è il modo dell'affido.
Per i primi due anni, le rarissime visite della madre
facevano immaginare un difficile se non impossibile percorso di rientro
(tecnicamente è sempre stato definito così, anche se, come è facile immaginare
non ci può essere rientro dove non ci si è mai stati...). Ma la vita a volte
prende imprevedibili inversioni a U, di fronte alle quali si fa fatica a
capirne il senso. Nel momento in cui si stava ipotizzando una forma di adozione
“mite”, la madre che fino ad allora viveva di espedienti e senza prospettive
degne di tale nome, conosce un uomo che la strappa letteralmente dall'oblio,
ospitandola in casa, trovandole un lavoro e financo sposandola.
Sembrerebbe, a questo punto, una bella storia dove “l'amore
vince sempre” e dove il riscatto sociale, una volta tanto, non è pura fantasia.
Senonché, nel frattempo, sono passati altri due anni e Beatrice, che ora ne ha
quasi quattro, si trova inserita in quella che per lei è l'unica famiglia che
conosce, fatta di una mamma e di un papà, di due fratelli, di tanti amici, di
cuginetti, zie, nonni... insomma la Sua famiglia.
In realtà quello che sembrava essere il “principe azzurro”,
si rivela essere l'ossessione di Beatrice: reduce da un'infanzia non certo
facile per via della morte prematura della madre, trasferisce su Beatrice le
ansie, i dolori, le frustrazioni per la perdita della mamma in tenera età. Ecco che allora Beatrice deve
tornare da sua madre, non importa tutto quello che ha vissuto fino ad allora,
chissenefrega se piange, si dispera, urla, tanto gli passerà e si abituerà. Assumono
un avvocato e iniziano una battaglia legale, una ostilità nei nostri confronti
fatta di lettere minacciose, di atteggiamenti contraddittori, di accanimento
psicologico nei confronti di Beatrice (i genitori affidatari ti tengono solo
per il contributo dei servizi sociali, io sono la tua mamma vera perché ti ho
fatto uscire dalla mia pancia, rassicurano la bambina davanti a noi per poi
dire esattamente il contrario appena rimangono soli).
Il giudice del tribunale dei minori che ha in carico la
vicenda, fortunatamente cerca di limitare le pressioni che avvocato, madre
naturale e nuovo compagno avanzano ogni qualvolta (mediamente una volta
all'anno) ci si trova per decidere del futuro di Beatrice. E tuttavia ogni
volta è uno stillicidio di speranze, stress, delusioni, tensioni, ricorsi
(perché pure la corte d'appello abbiamo dovuto affrontare, non avendo essi
gradito l'ultima decisione del giudice).
Beatrice deve andare dalla madre naturale due volte la
settimana, dopo la scuola e due week-end al mese: in più deve fare
pernottamenti più lunghi durante le vacanze scolastiche. Ad oggi Beatrice non
ha ancora accettato questa situazione ed ogni volta che deve recarsi dalla
madre sono pianti disperati, scoppi di rabbia, richieste di aiuto. Anche le
insegnanti segnalano un forte disagio di Beatrice, un'apatia e un'indifferenza
per qualsiasi cosa venga proposta.
Non ci sembra di
rientrare nello stereotipo di genitori affidatari che contendono l’affetto di un bambino con i
genitori naturali, quasi fossero dei rivali: abbiamo già due figli, a Beatrice
non abbiamo mai nascosto la sua storia né abbiamo mai ostacolato i diversi tentativi di far nascere quel sentimento di
attaccamento alla madre naturale. Abbiamo sempre collaborato con i servizi
sociali, anche se non sempre abbiamo condiviso le loro decisioni.
Vorremmo che Beatrice
avesse la possibilità di accettare, con spontaneità e non per obbligo, la sua
storia e il legame che la unisce alla mamma naturale. Allo stesso tempo
crediamo che la giusta rivendicazione della mamma naturale debba essere
subordinata a quello di Beatrice di vivere all'interno della famiglia che la
vita e lei stessa hanno scelto.
Ci piacerebbe poter rispondere a Beatrice, quando ci
chiede cosa può cambiare nella sua vita, che non solo il nostro amore per lei
non potrà mai cambiare, ma che anche la sua casa, la sua scuola, “la sua famiglia”
saranno sempre gli stessi.
Evi e Francesco