A Carla
Forcolin – associazione “La Gabbianella”
Alcune
riflessioni post-convegno
Mi sono sempre sentita
dire che “o si parla di adozione o si parla di affido” perché le due cose sono
strettamente separate. Sappiamo invece bene che non è affatto così. Entrambe le
esperienze nascono da un’unica spinta, un unico scopo: prendersi cura di un
minore che ha bisogno di aiuto per ricostruirsi un equilibrio di vita e
affettivo.
L’aiuto può essere
temporaneo, per alcune ore, diurno, notturno, oppure durare per alcuni anni, un
periodo di vita, o per sempre. Ecco credo che la differenza sia soprattutto
temporanea. In entrambi i casi, le famiglie affidatarie come quelle adottive,
quando raggiungono lo scopo, hanno la grandissima gioia di aver contribuito
alla crescita non solo psicologica di un minore, aiutandolo a trasformarsi in
un adolescente e poi in un adulto più sereno e forte.
La forza, nei bambini,
viene dall’amore che li aiuta a crescere, a superare le sfide che la vita
talvolta pone. La resilienza nasce dai gesti di amore che si trasformano in
aiuti concreti.
La legge ci porta, per
altre vie, a valutare percorsi diversi, ma sempre poi ci conduce là: alla
famiglia. Credo che le famiglie affidatarie potrebbero insegnare quello che
alle famiglie adottive riesce spesso molto difficile: il rispetto per le
origini ed i legami pregressi dei bambini. Legami che questi bambini hanno, e
che sono parte del loro io, della loro vita. Purtroppo ogni spostamento, ogni
cambiamento, ogni separazione, li costringe a perdere dei pezzi, come in un
puzzle irrimediabilmente difficile ad essere ricomposto. Sono pezzi di vita,
pezzi di sé sparsi nel tempo e nello spazio, che le leggi e le cattive pratiche
mantengono spesso nell’oblio e nel segreto. Mi riferisco ai percorsi in cui le
leggi, e gli operatori che le applicano, costringono i bambini. E questo
avviene nel nostro come in altri paesi: si toglie il bambino alla famiglia
(madre, nonna, fratelli…), lo si pone in un istituto, in affidamento, poi di
nuovo in istituto, forse in adozione, nel suo o in un altro paese… Ed ogni
passaggio viene secretato per “il superiore interesse del minore”. In questo
superiore interesse vengono commessi i crimini più incredibili, a scapito della
salute di quella stessa persona che si dichiara di voler aiutare.
Nessuno sta bene se viene
tagliato a pezzettini, e poi qualcuno glieli disperde qua e là. Così che molti,
troppi, vivono poi da adolescenti e da adulti problemi di identità, e finiscono
a rincorrere soluzioni tra terapisti in terapie senza fine, quando sarebbe
bastata una mappa, per ritrovare tutti quei pezzettini dispersi ma mai
dimenticati.
Le famiglie adottive
potrebbero imparare da quelle affidatarie il rispetto e la cura di quei pezzettini
dispersi, ed insieme, potremmo fare realmente la differenza in quanto a
politiche di tutela dei minori. L’adozione è una famiglia per sempre, l’affido
una famiglia temporanea. Entrambe sono seconde famiglie, che vengono in
soccorso a quelle naturali, quando qualcosa non funziona o manca. Nell’adozione
ci troviamo di fronte a bambini orfani, ed a bambini profondamente segnati da
carenze, da violenze viste o subite. Insieme potremmo chiedere maggiore
attenzione ai bisogni di questi bambini, e lavorare per una migliore cultura,
anzi per una cultura vera, che assolutamente manca. Cultura e sensibilità,
migliore formazione degli operatori, e maggiori risorse.
Una bella battaglia!
Io ci sono.
Con affetto
Anna Genni Miliotti
Fondatrice e Coordinatrice del Ce.S.A. (Centro di
Supporto all’Adozione) - Giardino dei Ciliegi di Firenze
Esperta di adozione, formatrice, già consulente
Istituto degli Innocenti-CAI, collaboratrice enti pubblici, autorizzati, varie
ASL, Centri Adozione, centri universitari; scrittrice. Madre adottiva.