La storia di Kristian

Famiglia Marangoni

 

Ecco un riassunto della nostra storia vissuta con il ragazzo affidato Kristian.

 

L’affido inizia il 30/05/2005 e termina il 03/07/2009.

 

Siamo stati chiamati dal servizio sociale per un affido di pronta accoglienza, poiché la famiglia di origine si trovava in una situazione molto disagiata. All’epoca il bambino aveva 7 anni ma si notava già dal primo acchito che aveva un carattere forte e non accettava nessun tipo di richiamo.

 

L’inserimento nella nostra famiglia fu così lineare che Kristian dopo una settimana chiese a mia moglie di essere adottato da noi, ma la sua richiesta era troppo affrettata.

 

Negli incontri con il servizio affidi come famiglia noi riportavamo le difficoltà di gestire il suo carattere, ma con il passare del tempo il bambino diventava sempre più uno di casa e a piccoli passi migliorava. 

 

Soprattutto questo noi lo riscontravamo dialogando con i suoi professori. Con noi a casa Kristian invece non modificava il suo comportamento (forse dovuto al fatto che si sentiva di poter sfogare con noi ogni sua rabbia), ma allo stesso tempo ci diceva ed esprimeva il suo affetto verso di noi.

 

Negli incontri successivi con il servizio affidi noi riportavamo i suoi piccoli passi, ma anche la sua testardaggine difficile da gestire, tanto che ci procurarono un operatore per aiutare lui nei compiti a casa e dare un po’ di sollievo a mia moglie.

 

Il rapporto con mia moglie con il passare del tempo diventava sempre più stretto, tanto che Kristian la chiamava, non in casa ma con le persone esterne, mamma Marisa.

 

Il mese prima che ci venisse tolto incominciarono le prime avvisaglie da parte del servizio affidi, con domande del tipo: “Che ne pensate se Kristian andasse in una casa famiglia?”

 

La nostra risposta era sempre “Meglio una famiglia che una casa famiglia”, perché potesse avere per sé tutto l’affetto di due genitori, oppure chiedevamo che si attendesse l’evolversi di un altro anno presso di noi. Abbiamo però abbiamo riscontrato che le nostre opinioni non erano mai prese in considerazione.

 

Kristian ha sempre ribadito la sua volontà di restare con noi in tutti gli incontri avuti con lo psicologo.

 

Anche nell’ultimo incontro, in cui il bambino, a nostra insaputa si è portato dietro un mp3 e ha registrato  il colloquio (possiedo il file con la registrazione), Kristian ha ribadito più volte la sua volontà di restare con noi ma è stato addirittura ripreso, ad alta voce, dalla psicologa. La psicologa (assunta da sei mesi, e l’ultimo incontro era anche il suo ultimo giorno di lavoro) sostiene invece che a lei è bastato un disegno e uno sguardo per capire il disagio del bambino nei nostri confronti.

 

Kristian è stato separato dalla nostra famiglia, il 3 luglio 2009. Il 17 novembre abbiamo potuto incontrarlo in un incontro protetto di un’ora: non ha parlato molto, non sorrideva, ci ha detto che non stava tanto bene e prendeva dei calmanti.

 

La seconda volta lo abbiamo visto nell’aprile successivo, quando siamo stati invitati alla sua comunione, solo in chiesa. Sua sorella, di 17 anni, ci ho detto che la situazione non era cambiata rispetto all’incontro precedente. 

 

La giustificazione scritta, ricevuta dal servizio affidi, riguardo l’allontanamento di Kristian dalla nostra famiglia sostiene che noi non abbiamo le capacità di educare correttamente il bambino che entra nell’età adolescenziale. Faccio notare che siamo una famiglia affidataria dal 1997 e abbiamo un figlio di 19 anni.

 

Vi mando questa lettera affinché voi abbiate più informazioni per il vostro progetto, ma allo stesso tempo vi chiedo aiuto per sapere come posso agire per aiutare il bambino.

 

Un saluto e un augurio per la vostra battaglia

 

Famiglia Marangoni