Singles e diritti dei bambini

Oggi 19 settembre, alle 10, sono comparsa su RAI 1 nel programma "Le storie" come premessa circa l'adozione ai singles. Premetto che l'argomento mi lascia ormai molto freddina, in quanto più che l'adozione ai singles mi interessa che ogni bambino abbia una famiglia. Per me rimane valido il vecchio slogan "due genitori sono meglio di uno, ma uno è meglio di nessuno". Ritengo che anche per i singles ci sia modo di adottare, purtroppo, in relazione a tutti quei bambini che, disabili o di carattere difficile, nessuno vuole.

Purtroppo spesso si preferisce tenere questi minori  in qualche struttura che darli ad una single, come possono testimoniare molte persone anche a noi vicine. Tutti sappiamo poi che una donna o un uomo solo possono avere un bambino/a in affido ma non adottarlo: trovo davvero crudele spezzare legami affettivi profondi per i bambini che sono cresciuti con una donna/uomo sola/o per non darli in adozione nei casi particolari. Di volta in volta però, prima di decidere di dare un bimbo a una mamma e di privarlo del papà, o viceversa, bisogna capire come stanno bene le cose: è davvero importante quel rapporto che si potrebbe spezzare? E' questo il problema vero.

Ciò precisato, voglio dire che le proposte di legge che giacciono in Commissione Giustizia metterebbero in chiaro che sono i legami affettivi garantiti ciò che serve ad un bambino per crescere bene, ma di queste proposte (Vassallo e Savino in particolare) non si parla. Non se ne trova il tempo anche se sarebbero a costo zero.

E poi c'è l'altro problema, che ora tocca alcune nostre famiglie affidatarie: che fare dei bambini stranieri nati in Italia che hanno vissuto qui per anni e devono seguire i loro genitori, espulsi dall'Italia,  in paesi lontani, come la Nigeria? Qui il problema della recisione dei legami affettivi diventa drammatico: è un mondo che viene tolto a dei bambini, costretti a finire in luoghi a cui non sono abituati e a cui sono estranei, come lo sarebbero per un bimbo bianco, un nostro figlio. Pensiamoci e non facciamo prevalere la paura per gli immigrati stranieri con figli sul rispetto per i diritti dei bambini nati da loro e cresciuti qui.

La paura non è mai una saggia consigliera. Quei bambini potrebbero divenire splendidi mediatori culturali tra mondi vicini e diversi o anche dei terribili disadattati, pericolosi un domani per sé e per gli altri. Dipende da noi, dalle nostre scelte politiche.

Carla Forcolin