firma-contratto-275x180Di seguito riportiamo uno scambio di mail tra Silvia Aimone di Bayta e Carla Forcolin.

Carissime Carla e Lucrezia,

ho seguito e sostenuto negli anni la vostra instancabile attività, che ho condiviso per quanto mi è stato posisbile, e mi fa molto piacere che si sia arrivati finalmente ad un riconoscimento del legame affettivo che si crea con gli affidatari, aspetto di cui voi siete state sicuramente le promotrici e sostenitrici più accanite. 
Da vecchio dinosauro del settore, con tante brutte esperienze nello zaino che pesano purtroppo più di quelle positive, perchè ogni esperienza negativa è la vita straziata di un bambino o di una bambina, mi dico però che ancora una volta la legge è stata varata con l’inghippo e che sarà necessario lavorare molto ancora per vigilare affinchè venga effettivamente applicata come era nell’intento di chi l’ha proposta e voluta fortemente per tutelare l’integrità mentale e affettiva di tanti bambini ( e delle famiglie che li hanno accolti, cresciuti e amati).

Infatti nel testo, se quello approvato è effettivamente identico a quello passato al Senato, come mi risulta, vi sono alcune precisazioni che rendono alquanto incerta e labile l’applicabilità. Più precisamente mi riferisco al fatto che il testo riporta termini quali:
” il tribunale tiene conto ”… delle richieste della famiglia affidataria.. ” se rispondente all’interesse del minore”.. ma si ribadisce anche che tiene conto pure ( e ovviamente si dirà) delle ”valutazioni documentate del servizio sociale’.
Si ribadisce la possibilità di ascolto del minore e si precisa, questo è certamente un elemento innovativo ” che la famiglia affidataria deve essere convocata, pena la nullità del procedimento” e ” che ha facoltà di presentare una memoria”

Purtroppo in tutto ciò leggo, specialmente in questo particolare momento storico, in cui i valori etici e sociali sono molto poco considerati a livello generale, la mancanza assoluta di obblighi e priorità certe. Io temo fortemente che tutto resterà come prima: non c’è nella legge alcun vincolo che indichi come prioritaria la scelta della famiglia in cui il minore già vive, o ha vissuto a lungo e con cui ha stabilito legami forti. Non c’è alcuna tutela rispetto all’ascolto del minore,come l’obbligo di audizioni video registrate, e la presenza di un garante esterno ai servizi e super partes, come per esempio un rappresentante di associazione di famiglie affidatarie*. Purtroppo sappiamo quanto malleabili e influenzabili possono essere dei bambini o ragazzini estraniati dal loro contesto famigliare e di affetti, magari per un periodo si ”spurgo” in comunità. Ancora: non è specificato che la memoria della famiglia deve anche essere letta e se ne deve tenere conto. E di fogli persi e faldoni pieni di carta straccia i Tribunali sono pieni!
C’è poi il vincolo imposto anche da molte associazioni, purtroppo ancora potenti, che limita alle persone coniugate questa opportunità. Sia mai che un bambino possa affezionarsi ad una vecchia zitella e viceversa…Il condizionamento di un certo cattolicesimo oltranzista, ben distante dalle visioni piene di amore di Papa Francesco, condiziona ancora una volta lo Stato che si dice laico.

Avendo seguito, vissuto e patito tante situazioni che sono state vilmente manipolate da tribunali e servizi sociali a proprio uso e consumo, sono purtroppo molto scettica rispetto alla effettiva attuazione della legge, così come è scritta. Ci vorrà molto fortuna in ogni singolo caso, affinchè la tutela dei legami sia effettivamente rispettata, perchè la legge indica solamente un percorso fattibile, e lascia libera scelta al magistrato.
Scrivo queste cose con grande rammarico, dopo aver verificato per anni le grandi sofferenze di molte persone, bambini e adulti, anche laddove c’era possibilità di accordo tra le due famiglie, ma questo accordo è stato negato e annientato da imposizioni pretestuose degli operatori e dei giudici, non certo per sminuire il vostro impegno, ma per sollecitarvi a mantenere alta l’attenzione e per quanto possibile a sostenerci vicendevolmente. Forse ora non capiterà più che si possa dire ad una famiglia affidataria ” voi ora non siete nessuno per il Comune di …”, ma la strada appare ancora in salita.

Un caro saluto 
Silvia Aimone – 
Batya ( associazione per l’accoglienza, l’affidamento e l’adozione)

* su questi aspetti mi sono battuta per anni, scrivendo ed intervenendo nell’ambito del Tavolo nazionale Affidi, del Gruppo di Lavoro per la CRC e presso il Garante Nazionale per l’Infanzia, oltre che in singoli procedimenti, con il semplice ruolo di volontaria o di famiglia affidataria.

 


 

Cara Silvia,

dici in parte cose vere, in parte mi sembri esagerata nel tuo pessimismo.  Hai ragione quando dici che abbracciare un principio, per poi stabilire che vale solo per i bambini presi in affido da coppie sposate e non vale per i bambini presi in affido da coppie di fatto o da singoli, è decisamente contraddittorio. Su questo punto finiranno come sempre per vedersela i giudici e i tribunali, magari anche quello di Strasburgo. 
Di certo sarà più facile non dilaniare i bambini (anche se affidati a coppie non sposate) ora che c’è la riforma e viene dichiarato il principio che non prima. 
Per quanto riguarda l’applicazione reale della legge, io credo che varrà per questa riforma ciò che vale per l’applicazione della legge 184/83 e della 149/01: bisognerà vegliare perché sia attuata. Sappiamo tutti che il sistema dei Servizi Sociali e dei Tribunali dei Minorenni fa acqua da tutte le parti e che molte strutture, per sopravvivere, non facilitano il passaggio dei bambini in vere famiglie, ma è anche vero che l’obbligo dell’ascolto degli affidatari e del bambino/a è ben chiaro (pena la nullità, appunto) e non si potrà fare finta che la novità della “nullità” non esista. Abbiamo combattuto su questo punto, non si creda che sia uscito così… e anche abbiamo combattuto per equipararre affidatari e collocatari, che sono i paria dell’affido. 
E’ vero che tutto dipenderà dalla gestione della legge, ma è vero anche che dobbiamo denunciare tutti assieme ogni caso di violazione della legge stessa. L’avv. Mollica, che portò a Strasburgo il caso Moretti-Benedetti, di cui ho parlato nel libro “Io non posso proteggerti”, F. Angeli (e che invito a leggere, perché è alla base della riforma) ha dato un grandissimo aiuto alla causa del rispetto del mondo interno del bambino: se volete, assieme a me, continuerà a farlo. Potremmo costituire un gruppo di vigilanza sull’attuazione della legge, che si parli a distanza, senza faticosi incontri in giro per l’Italia, se non è necessario vedersi. Adesso si può con le tecnologie moderne.

Cominciamo con il segnalare i casi di affidi che dovrebbero trasformarsi in adozioni e affianchiamoci, come associazioni, ai Servizi Sociali nelle valutazioni. Le leggi sull’affido necessitano di valutazioni, non si può farne a meno. Usando però un po’ di equanimità. Voglio dire che al mondo si è tutti portati a “tirare l’acqua al proprio mulino” e spesso gli operatori dei Servizi e dei Tribunali sanno cose che il diretto interessato magari non espone ad altri a cui non è obbligato di esporle. Il rapporto di fiducia con i Servizi è necessario, a meno che questi si comportino in modo davvero indecente, ma comportamenti indecenti non capitano così spesso come si dice e talora anche gli affidatari sbagliano.
Immagino fin d’ora che molte famiglie preferiranno quell’ibrido incerto dell’affido sine die all’adozione ad esempio, sia per non fare scelte importanti magari quando i ragazzi sono terribili adolescenti e “turbano gli adulti”, sia per non perdere il loro mantenimento. Non ci sarà la corsa all’adozione. Temo che saranno più i Servizi a proporre le adozioni che le famiglie, perché così facendo gli enti locali risparmieranno le rette… E poi i ragazzi: la loro ambivalenza nella fedeltà alla famglia d’origine da una parte e nel legame affettivo con gli affidatari sarà ancora una spinta a continuare nel limbo dei sine die. A meno che la legge 149/01 non sia applicata tutta e davvero: cioè si mettano in affidamento e non in case-famiglia i bambini piccoli e dopo due anni si veda se possono tornare nella famiglia naturale oppure no. Se non possono tornarvi, se non ci sono fondate speranze, li si faccia adottare da bambini, non dopo i 12 anni! Così sarebbero davvero tutelati e crescerebbero in una certa stabilità. Due/tre anni d’affido non bastano per capire se la famiglia naturale ce la può fare?

Ecco Silvia, mi hai fatto dire cose che non avevo ancora detto e ti ringrazio per questo. 
In sintesi: facciamo un bel gruppo che comunica davvero su necessità oggettive, su casi particolari, e proteggiamo anche legalmente i ragazzini insieme. I ragazzini accolti in affidamento da coppie sposate e da coppie non sposate, nonché da singles. 
Chi vuole unirsi a noi e per una prima volta conoscerci, sappia che faremo una festa per questa vittoria, frutto di anni di lavoro mio e di Mollica, nonché della convinzione di alcuni politici e operatori – anche di altre associazioni -, colpiti dalle storie che abbiamo narrato nel tempo, nonché di lacrime e sangue di tutta l’associazione. Il 6/11 a Venezia alle 17,30/18 a Palazzo Cavagnis brinderemo, ma subito prima o subito dopo potremmo già accordarci perché la lotta non finisca qui.

Un caro saluto, Carla Forcolin

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