Schermata 2016-02-26 alle 23.11.11Lunedì 7 marzo alle ore 17.30 la presidente della nostra Associazione, Carla Forcolin, presenterà il suo ultimo libro, “Mamme dentro“, ed. F. Angeli. La presentazione avrà luogo a Palazzo Cavagnis – Castello 5170 (vicino a Campo S. Maria Formosa).

“Mamme dentro” racconta dodici anni di volontariato con i figli delle detenute nel carcere femminile della Giudecca, il passaggio dai vecchi “nidi” agli ICAM, i molteplici problemi da risolvere nel contatto con questa infanzia sofferente, reclusa ed insieme innocente.

Racconta storie di vita e la dura lotta giornaliera per fare in modo che i diritti dei bambini vengano rispettati, nell’intrico di autorità e competenze che esistono sulle mamme detenute e di conseguenza sui loro bambini; talora nel conflitto di diritti, perfino tra quelli delle madri e quelli dei loro figli.

Questo libro si pone con forza il problema del “dopo carcere”. Narra l’incontro in Nigeria di due gemelli di sette anni, nati in Italia, cresciuti nel carcere della Giudecca, poi in affidamento ed infine portati nel paese d’origine della famiglia, con la loro ex-affidataria italiana.

Può il nostro paese disinteressarsi della sorte futura dei bambini che ha fatto crescere accanto alle madri – e talora anche in famiglie italiane in affidamento – se e quando vengono portati via dall’Italia, per essere inseriti nei paesi d’origine dei genitori stranieri, a costo di grandissime sofferenze? Se a questi bambini venisse data una doppia cittadinanza, se qualcuno vegliasse su di loro, se alle madri venisse permesso di inserirsi in Italia, proprio grazie al permesso di soggiorno dato prima ai figli, molte cose cambierebbero. E molte cose stanno cambiando.

Il libro pone problemi e prospetta soluzioni. Tra queste un protocollo d’intesa tra istituzioni nella regione Veneto. Non soluzioni demagogiche, non proposte campate in aria, ma soluzioni possibili anche se mai semplici, perché semplice non è la situazione di questo spaccato particolarissimo di umanità, che non possiamo e vogliamo ignorare: i figli dei carcerati.

Il libro si compone di 7 capitoli e di una corposa introduzione. Spazia su molteplici questioni (accompagnare i bambini all’asilo, entrare in relazione educativa con le loro madri, offrire ai bambini spazi di esperienza e divertimento, prendere i bimbi in affidamento, seguirli nel dopo-carcere, integrarli nel nostro mondo) e si pone l’obiettivo di sensibilizzare chi si occupa di questi problemi circa la realtà delle cose. Non sarà creando case-famiglia dove tenere mamme e bambini fino ai dieci anni di età che si “salveranno” questi bambini, ma permettendo loro di entrare in contatto con il mondo, pur senza privarli della mamma: mandandoli all’asilo e alla scuola materna, dando loro degli amici adulti, degli affidatari diurni, che li possano tenere con sé finché la mamma è in prigione, dando alle mamme la possibilità di lavorare legalmente – con regolare permesso di soggiorno – all’uscita dal carcere. Nulla di magico, quasi nulla che non esista già, ma tutto che funzioni secondo un disegno di cura vera e di buone prassi, nella collaborazione delle autorità competenti. Senza atteggiamenti troppo indulgenti, ma nel rispetto del diritto delle donne di imparare un lavoro in carcere ed esercitarlo finita la pena, nel rispetto del diritto dei bambini allo studio e all’educazione ad una vita onesta. Educazione che passa solo attraverso esempi vivi e rapporti affettivi autentici.

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