carlaRiportiamo qui un questionario compilato dalla nostra fondatrice Carla Forcolin, su richiesta, volta anche a molte altre associazioni, dell’on. Sandra Zampa, presidente del ​D​ipartimento per l’​Infanzia e l’adolescenza del Partito democratico.

Il nostro presente: lo sviluppo dei diritti di bambini, adolescenti e giovani adulti

Il Partito Democratico ritiene i principi sanciti dalla Convenzione dei diritti del fanciullo il punto di riferimento per lo sviluppo dei diritti dei bambini in Italia, in Europa e più in generale nel contesto mondiale. Bambini e adolescenti cittadini di oggi, le cui condizioni di vita e crescita nel presente sono determinati per il futuro delle nostre comunità e dello sviluppo dell’intero pianeta.

L’individuazione di linee che possono guidare azioni specifiche di sviluppo sostenibile dei diritti di bambini e adolescenti non può prescindere, a nostro parere, dal contributo e confronto con associazioni e soggetti che sono impegnati, a diverso titolo, nella tutela dei diritti sanciti dalla Convenzione.

Le domande che seguono vogliono essere appunto una prima tappa di questo confronto.

Suggeriamo una rapida lettura dell’insieme delle domande prima di fornirci le eventuali risposte che possono avere la lunghezza che riterrete utile.

Organizzazione  Associazione (APS) “La gabbianella e altri animali”

Ambito di azione prevalente (finalità statutarie, attività, ecc. …)

Bambini in difficoltà e in particolare i bambini che crescono in carcere con le madri  e i figli dei detenuti. Inoltre affidamento e solidarietà familiare.

1. La cronaca ci riporta una immagine di bambini e adolescenti vittime di adulti e condizioni di vita degradate così come di giovani violenti spesso “carnefici” non consapevoli della gravità delle proprie azioni, come descriverebbe la condizione generale delle giovani generazioni nel nostro paese.

La domanda è così ampia che una risposta non è affatto facile. Di certo i giovano vittime di adulti e condizioni di vita degradate non sono aiutati dal nostro sistema a riscattarsi. La “Gabbianella lavora soprattutto nel carcere e gran parte della sua opera è volta alla cura ed educazione dei bambini piccoli, figli di detenute perché possano cominciare la scuola elementare dopo aver frequentato la materna e il nido, perché i bambini possano acquisire dagli insegnanti la lingua italiana, le regole di comportamento, elementi di cultura che rendano meno vistosa la differenza culturale tra loro e i bambini figli di persone colte che li curano sotto ogni aspetto. Già la nostra azione non sarebbe sufficiente in sé per ridurre la distanza culturale tra questi bambini e gli altri, ma non appena i piccoli che curiamo escono dal carcere, nella maggior parte dei casi,  vanno a finire in campi Rom e non riusciamo più a seguirli e a garantire loro un qualche sostegno. Le femmine spesso non frequentano nemmeno le scuole elementari.

 2. Nel prossimo anno si aprirà una nuova legislatura, quali dovrebbero essere, con riferimento alla condizione dell’infanzia in generale nel nostro paese, gli obiettivi sostenibili che impegnino il prossimo Governo?

 a -Dare ad ogni bambino culturalmente italiano la cittadinanza italiana, perché egli possa sentirsi parte del paese dove vive e cresce ed integrarvisi, favorendo indirettamente anche l’integrazione di tutta la sua famiglia. Ogni essere umano ha bisogno di sapere a quale grande famiglia umana  appartiene e, per chi proviene da una nazionalità/stato/etnia africana o asiatica ma poi cresce in un paese diverso da quello dei genitori, coniugare la doppia appartenenza etnica e culturale è importante. Anche perché spesso chi è escluso dalla cittadinanza italiana non ha alcuna cittadinanza, è un apolide, non esiste per nessun stato e questo significa che nessuno stato lo protegge, che potrebbe essere schiavizzato e privato da ogni diritto umano senza che nessuno se ne accorgesse e fosse in dovere di intervenire.

b- Dare ad ogni bambino la scuola e le cure sanitarie   di cui ha bisogno.

c- vigilare affinché coloro che nascono da “famiglie a rischio”, famiglie multiproblematiche, abbiano nella famiglia stessa le cure di cui hanno bisogno o abbiano un sostegno esterno (solidarietà familiare) nella crescita.

 3. Nell’ambito di azione specifica della Sua Organizzazione quali sono le questioni più rilevanti, con riferimento ai  diritti di bambini e ragazzi, da affrontare prioritariamente

La questione per noi più rilevante è quella di garantire il diritto alla scuola e ad una crescita “quasi normale” per i bambini che crescono nei nidi delle case di reclusione femminili o negli  ICAM ( nell’ICAM della Giudecca  la nostra associazione svolge questo compito da 13 anni, ma non riceve per questo suo lavoro alcun finanziamento da parte del Ministero o della Regione o del Comune. Se non riuscirà, con il normale logoramento del tempo e delle energie individuali dei fondatori, a trovare una fonte di finanziamento, potrebbe anche chiudere la sua attività. In tal caso, i bambini potrebbero essere costretti a rimanere dentro il carcere, senza poter avere quel contatto con il mondo esterno che viene loro garantito  attraverso la scuola). Il contatto con l’esterno è per i bambini  la dimensione della libertà che si può concedere loro, è il seme di voglia di normalità che potrebbe in essi attecchire, è la base per permettere loro di imparare bene la lingua italiana, ecc. Ma se nessuno porta i bambini a scuola, se non è previsto del personale appositamente pagato, o almeno un aiuto economico stabile al volontariato, che svolge tale compito, i bambini potrebbero finire per diventare anch’essi dei piccoli detenuti.  Inoltre è necessario che la rete dei servizi che si occupano dei bambini sia in reciproca relazione: educatori del carcere, dell’Uepe, dei servizi sociali, del volontariato non possono andare ciascuno per il proprio conto o impegnare mesi per indire una riunione. Basterebbe scambiarsi delle mail con regolarità all’interno di mailing list! E i bambini che vengono portati in carcere, come tutti i bambini di famiglie problematiche, devono avere qualcuno che di loro si faccia carico, affiancandosi alla famiglia. Una sorta di amico/a che li segua e sappia ottenere la fiducia della famiglia oltre a quella del bambino. Questa figura potrebbe essere un volontario di un’associazione, ma anche un tutore, un assistente sociale, nei casi più difficili un affidatario diurno (che permetta ai bambini di continuare a passare le serate e le notti con i genitori ma di giorno porti i bambini a scuola e ne segua l’educazione).

4. In relazione alla condizione dell’infanzia in Europa, alle norme comuni ed alle direttive quali sono i provvedimenti a Suo avviso che dovrebbe essere approntati o sviluppati

 Ogni bambino dovrebbe avere dei documenti che gli permettano di avere l’assistenza medica (non solo immediata, ma anche quella che prevede esami e cure se necessario a lungo termine, come deve avvenire per i bambini che nascono con qualche difetto e disabilità); l’assistenza sociale, se necessaria, e la frequentazione della scuola dell’obbligo, a partire però da quella materna, preziosa più per i bambini di origine straniera e di provenienza culturale medio-bassa che per gli altri. Ma tutti i bimbi e le loro famiglie hanno il diritto di essere mandati a scuola fin da piccolissimi: io renderei la scuola materna obbligatoria per tutti e creerei così anche dei posti di lavoro.

 Le famiglie che non mandano i figli a scuola devono essere segnalate e punite seriamente: qualora lo stato venga meno all’obbligo di rendere la scuola obbligatoria, anche solo la scuola elementare, sappia che così facendo non ostacola l’espandersi della criminalità giovanile. Che possono fare dei ragazzini lasciati tutto il giorno a se stessi per strada? Quante bambine di origine Rom non vanno a scuola?  I genitori che non mandano i figli a scuola, i genitori che indirizzano i figli ad attività malavitose di fatto li indirizzano verso strade nocive alla società, ma anche nocive ai bambini stessi. In questi casi i bambini a mio avviso potrebbero perfino essere tolti a quelle famiglie, che scambiano la responsabilità genitoriale con il potere assoluto sui figli. Come ha fatto ben presente Roberto Di Bella, presidente del Tribunale per i minorenni di Reggio Calabria, lo stato che lascia i figli di clan malavitosi di qualsiasi genere crescere senza protezione e attenzione non fa nulla per dare a questi bambini un futuro diverso di quello dei loro genitori. E la vita di una persona violenta é violenta e dura e non è giusto che essa sia segnata fin dalla più tenera infanzia.

5. Osservazioni

Tra le osservazioni che si possono fare c’è quella per cui tra i diritti scritti dalla convenzione di New York e la loro applicazione ci sono gli abissi, quegli stessi abissi che risucchiano  letteralmente in fondo al mare tanti bambini e tanta umanità. Le politiche sulla casa e sul lavoro finiscono per toccare indirettamente anche la tutela dei bambini. La scuola è lo strumento fondamentale per l’integrazione, ma la scuola dev’essere organizzata davvero in maniera inclusiva, secondo didattiche che la facciano amare e rispettare dai bambini e dai ragazzi. E la scuola non può essere chiusa per tre mesi e non sostituita da altre agenzie educative  da giugno a settembre.

Subito dopo le scuole medie, la scuola superiore deve riprendere a formare giovani capaci di lavorare nei molteplici ambiti in cui questo è possibile. Il nostro paese ha bisogno di persone che sappiano lavorare bene per prevenire disastri sul territorio, di operai e tecnici che controllino il nostro patrimonio di edilizia pubblica e privata, di personale qualificato che avvii altro personale (anche solo volonteroso) a fare attività utili per tutti. Abbiamo bisogno di persone che si assumano responsabilità e nello stesso tempo di controlli che scattino automatici anche sull’operato di grandi funzionari.

Il mio sogno è quello di incrementare l’accoglienza di giovani stranieri e anche di giovani italiani senza famiglia nelle famiglie più solide, ma vorrei che quelle famiglie ospitanti ricevessero, se necessario, delle abitazioni con una stanza in più (proprio per poter ospitare) e fossero aiutate a fare della loro casa – con ragazzini in affidamento- un luogo in cui tutti collaborano per dare dignità agli ambienti comuni. La cura della casa data dall’ente pubblico potrebbe divenire pretesto per imparare a dipingere pareti, fare un impianto elettrico, ecc.

Ho presentato un progetto simile nella mia città, che ne avrebbe particolarmente bisogno (Venezia) ma senza alcun successo concreto, se non parole di apprezzamento generico.

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