Cari amici,

 siamo arrivati a dicembre anche quest’anno, nonostante la pandemia.

Il 2020 è stata un anno particolare per tutti ovviamente, per la nostra associazione è stato il primo anno fuori dal carcere, dopo 16 in cui ne siamo stati dentro. D’estate abbiamo fatto funzionare la “Capanna solidale” come al solito, solo che la spiaggia è stata frequentata da bambini più grandicelli. In carcere c’è stato a lungo solo un bimbo.  Da settembre è stato anche l’anno senza il formidabile aiuto che ci dava Clara, mia principale collaboratrice, che, pur risolvendo ogni problema amministrativo – tecnico – contabile da sola, era anche una preziosa consigliera. Ma è stato l’anno in cui altre persone sono arrivate e, proprio con il loro contributo, hanno permesso alla Gabbianella di funzionare, proseguendo con dolcezza e continuità  il lavoro fatto nei primi 20 anni. Penso a Maddalena Casanova, nostra nuova segretaria in Direttivo, ma anche “alla scrivania”, e al gruppo di ragazzi che sta attuando il progetto “Il carcere alla prova dei bambini” ed ancora  a nuovi amici, che in vari modi si sono attivati.

Il progetto “Il carcere alla prova dei bambini” doveva coinvolgerci fin dai tempi in cui eravamo in Icam e ci dava un finanziamento di 40.000€ all’anno, per tre anni,  con cui avremmo potuto pagare la segreteria. Ma noi abbiamo dato la disdetta da accordi interistituzionali mai applicati e da una permanenza in carcere dove dovevamo subire l’esclusione dal rapporto con le madri detenute, di cui portavamo fuori i figli quotidianamente (per volere dei quadri intermedi, senza che i dirigenti però intervenissero per modificare le cose). Per questo, abbiamo avuto il parere negativo dell’Uiepe, la cui direttrice è la stessa direttrice del carcere femminile. La onlus “Bambinisenza sbarre”, di cui siamo partner, però, è riuscita a mantenerci un finanziamento, molto minore (8.000 € all’anno ), ma tale da permetterci di seguire dei bambini, i cui genitori hanno vissuto l’esperienza del carcere.  Così abbiamo avviato questo progetto, che si configura come un progetto contro la povertà educativa per bambini giunti a noi da diverse direzioni e non mandatici dalle istituzioni. I giovani educatori che seguiranno i primi cinque bambini del progetto saranno guidati da chi, in tempi lontani, formava dei genitori affidatari nel gruppo “Cerco nido”.

Due altri progetti, dal titolo significativo, sono stati presentati in Regione ( “Lotta alla povertà educativa in tempo di Covid” ed “Arrampicare”, volto ai minorenni in cura presso l’Ufficio del Servizio Sociale per Minorenni del Ministero della Giustizia) e non sappiamo se passeranno. Se così fosse, dovremo occuparci di seguire altre famiglie in difficoltà sul territorio e un gruppo di giovani, che dovrebbero incanalare le loro esuberanti energie nel rapporto con la montagna. Questi ragazzi  poi faranno – se il progetto passerà –  un corso di formazione professionale per lavorare in fune. Il Cai, oltre a due guide alpine, dovrebbe darci una mano.

E’ uscito il mio nuovo libro “Uscire dal carcere a sei anni. I figli delle detenute tra diritti che configgono: stare con la madre o essere liberi”. Vi allego anche, separatamente, la quarta di copertina e l’immagine della copertina. Sul nostro sito www.lagabbianella.org potete trovare già abbastanza documentazione sulla presentazione fatta all’Ateneo Veneto e vedere uno dei bei servizi fatti dal TG3. E’ un libro contro-corrente rispetto alle richieste delle altre associazioni sul carcere: molte tra queste chiedono solo case-famiglia per madri e figli, che costano allo stato cifre altissime. Noi siamo convinti che per le madri detenute e i loro bambini, con cui siamo stati a stretto contatto per più di un decennio, ci voglia formazione professionale e scolastica, per prepararli al “dopo carcere”. Che i bambini debbano stare “dentro” il meno possibile, sia in termine di età  (tre anni è già troppo, sei demenziale) sia in termine di ore trascorse in istituto di pena. Proponiamo per i bambini la predisposizione seria da parte del Ministero di accompagnatori all’asilo nido e alla scuola materna e, dove necessario, forme di affidamento diurno consensuale per i bambini. Cioè che escano di giorno sempre con lo stesso accompagnatore (che in tal caso li accompagnerebbe anche a scuola, oltre che accudirli nei periodi di vacanza) e di sera tornino dalla mamma. Per superare così il conflitto tra il bisogno della figura materna e quello di crescere liberi.

Certo, le case famiglia possono essere sostitutive del carcere e quindi vanno bene, ma non devono essere l’unico pensiero fisso di chi vuole aiutare queste situazioni, come fossero la panacea di tutti i mali. Anche perché le madri in casa famiglia possono stare fino ai dieci anni d’età dei figli e non devono cimentarsi con la gestione economica della vita loro e dei bambini e questo è invece fondamentale e va fatto non appena possibile. 

Cari amici, il libro deve circolare, anche se è soprattutto un saggio indirizzato a specialisti. Aiutatemi a farlo girare: comperatelo in libreria (a Venezia si trova alla Toletta), su Amazon, sotto forma di e.book. Regalatelo, se volete, a chi è interessato alla crescita dei bambini. Al suo interno ci sono parti, scritte da esperti, che analizzano concetti-chiave riguardanti lo sviluppo psico-fisico dei bambini, mai affrontati prima in relazione ai bambini in carcere ed interessanti per tutti i genitori (penso al lavoro dello psicoterapeuta prof. Magrini, ad esempio).  Potete anche organizzare presentazioni on line tra categorie di persone che voi conoscete e pensate possano essere interessate a questi argomenti.

Chi tra voi volesse poi continuare a sostenerci, rinnovi la quota associativa di 50 €, con un versamento sull’ IBAN IT59B0306909606100000173563 o faccia una donazione: abbiamo bisogno di una segreteria regolare e  non solo volontaria, e anche per un semplice part-time, per una segreteria aperta solo di mattina, servono almeno 12.000 € all’anno.

Penso a voi, a cui indirizzo questa lettera, che siete amici di vecchia data o nuovi, che vi siete prodigati in mille diversi modi per sostenere i diritti che noi vogliamo sostenere. Voi sapete che “La gabbianella” non si limita alla semplice attuazione dei progetti: seguiamo in mille modi tutti coloro che conosciamo ed abbiamo conosciuto, nei loro bisogni fondamentali. Per questo siamo aiutati, al bisogno, da avvocati, giuristi, commercialisti, oltre a giornalisti, intellettuali, tecnici, insegnanti, persone semplicemente amanti dei bambini. Abbiamo un grande potenziale, che solo perché non abbiamo una segreteria con delle persone pagate decentemente non si espande. Accanto a me ci vorrebbe ormai un manager, disponibile a prendere nelle sue mani lo sviluppo della Gabbianella. Attendo proposte in tal senso per il nuovo anno!

E per il nuovo anno auguro a voi tutti di riprendere una vita serena, libera dalla paura di essere contagiati, dalla paura di non avere un lavoro, di restare soli. Una vita in cui si possa trovare soddisfazione dal proprio impegno e lavoro, a qualsiasi età. Una vita in cui i bambini siano soprattutto fonte di gioia.

Buon Natale, buon anno nuovo!

Carla Forcolin

Venezia, 5 dicembre 2020

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