(tratto da ‘Mamme dentro’ , F.Angeli editore)
Nessuno dei bambini del nido del secondo anno era italiano. La loro pelle era di vario colore. Tutti erano belli, sani e intelligenti. I cinque più grandicelli, attorno ai tre anni, erano bilingui. Alcuni non parlavano ancora, ma tutti comprendevano bene le lingue delle mamme e l’italiano. Ognuno di loro aveva un carattere ben definito.
Lina, 18 mesi, era la più giovane. Abilissima nel cogliere l’istante in cui poteva sfuggire al controllo adulto per lanciare succhielli e scarpine in canale dal vaporetto, era irresistibile: la simpatia e l’arte di arrangiarsi in persona. Sabira, la ‘principessina’, si offendeva e faceva il broncio se si trascurava di assisterla per qualche secondo. Camilla, la più difficile secondo le mamme del nido, sembrava un angelo quando era fuori. Friday poteva impuntarsi come un torello e disarmarti con un ‘glazie’ e un sorriso dolcissimo. Poi c’era il nostro veterano Javier, che stava crescendo bene, mantenendo e rinforzando il suo carattere equilibrato. E Carmen, una bambina bella e intelligente che veniva accompagnata da Debora, la bionda Marianna e altri bambini di passaggio… bambini, passati magari per un giorno solo al nido, accompagnati comunque fuori, miracolosamente. Perché non si può lasciare solo in prigione un bimbo mentre gli altri vanno al mare, anche se si deve trovargli un accompagnatore da un momento all’altro.
Durante quell’estate instaurammo rapporti di grande fiducia con le mamme e la cosa portò a conseguenze imprevedibili, ma ne parleremo nel capitolo riguardante gli affidamenti.


