Abbiamo iniziato la nostra collaborazione con la Gabbianella come volontarie del progetto che prevedeva di accompagnare i bambini dal nido interno al carcere femminile, al nido esterno, alle Zitelle.

Ci siamo così affacciate a questa delicata realtà.

Alcune mamme erano tranquille nell’affidarci i loro bambini, forse anche sollevate di poter stare insieme tra loro e un pochino più alleggerite nel compito di accudimento.

Altre erano più restie, preoccupate di un esterno vissuto come minaccioso e poco disponibile verso di loro e i loro bambini.

Conoscendo Carla e via via introducendo le diverse figure di accompagnamento, molti passi avanti sono stati fatti e i bambini da accompagnare sono aumentati, così come le volontarie.

Fuori dalle stanze del nido interno i bambini scoprivano un mondo a cui affidarsi.

Noi siamo state forse delle figure ponte che cercavano di unire il dentro e il fuori per farli dialogare tra loro cercando di favorire il bene dei bambini e delle mamme, pure loro bisognose di cure attenzioni e profondamente deprivate.

I bambini si sono “sorprendentemente “ lanciati nello nostre braccia e hanno accolto la possibilità di uscire con gioia e serenità. All’esterno abbiamo potuto osservare come la loro modalità di relazionarsi fosse spesso molto affettuosa, bisognosa di attenzioni e non poche volte nascevano piccole rivalità e gelosie tra “fratellini “.

In questo senso il progetto era molto attento alle esigenze dei bambini e preveda un rapporto uno a uno per portarli e riprenderli, così potevano avere tutte le cure attente e premurose che le volontarie e i volontari (ci sono stati anche dei preziosi aiuti da parte di volontari uomini) potevano dare.

Nel tessere e cercare di costruire questo ponte fatto di fiducia e condivisione, non è sempre stato facile rapportarsi con le mamme, con l’esterno e con le varie figure che avevano in effetti responsabilità su questi minori.

Abbiamo imparato tanto, anche a cercare di tollerare l’impotenza del nostro ruolo rispetto a situazioni tanto dolorose e complesse, aspetto non facile ma necessario per continuare a cercare di essere d’aiuto.

Forse eravamo un po’ la nota stonata in un sistema organizzato con le sue regole e le sue necessarie restrizioni. Le nostre entrate e uscite , richieste di autorizzazioni per fare questo o quello… hanno scosso la burocrazia e forse consentito di allargare un pochino le sbarre .., almeno per i bambini e per le mamme che potevano immaginare i loro figli impegnati in routine quotidiane al nido, giochi all’aperto etc,,, ritrovando spesso tracce di gelato e merende spalmate qui e lì… Talvolta anche le mamme erano in difficoltà nel garantire la regola frequenza al nido da parte dei bambini: i bambini erano per loro anche scudo e rifornimento affettivo , potevano essere invidiose delle attenzioni date ai piccoli e gelose dell’attaccamento che sviluppavano con le volontarie. Molto del nostro lavoro era anche riflettere di questi aspetti tra di noi e con Carla , per cercare di mediare e modulare la nostra presenza.

Francesca Emili e Eleonora Ruggenini

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