La tesoriera che mi rimase vicina più a lungo arrivò dopo un paio d’anni dalla nostra nascita. Era una maestra in pensione, lavorava con carta e penna ed era la precisione in persona. Fu lei ad insistere sempre perché nel fare i conti io non abbandonassi mai i decimali, fu lei a ricoprire spesso il ruolo di tesoriera e segretaria insieme. Marina Purisiol mi rimase accanto per tutto il periodo in cui il Comune ci finanziava e voleva giustamente rendiconti precisi dei pagamenti effettuati. Veniva con me in ogni sede in cui ci fosse da chiedere aiuto per la nostra giusta causa e in ogni altra manifestazione. Mi sentivo sicura con lei accanto: tanto io ero distratta e presa da mille pensieri contemporaneamente tanto lei era concreta. Marina profuse le sue energie per la Gabbianella per più di otto anni. Ma il suo compito era gravoso e un brutto giorno mi disse che avrebbe dato le dimissioni. Marina era severa, quasi burbera, non tollerava ritardi di cinque minuti, e piccole omissioni, ma mi proteggeva e con me proteggeva l’Associazione intera. Non sopportava che i volontari, me compresa, per semplificarsi la vita, spendessero soldi di tasca propria e faceva tornare i conti al centesimo.

Quando Marina smise di essere la nostra tesoriera, senza per questo abbandonare l’Associazione, di cui rimase socia, cominciò un modo diverso di tenere i conti, dove mi aiutarono amici che, avendo una professionalità specifica, non si preoccupavano di starmi accanto e lavoravano a distanza con il computer. Non era la stessa cosa e non era un modo migliore di lavorare. Tra loro ebbi la fortuna di incontrare veri segretari o commercialisti, ma io cominciai a perdere la certezza di seguire completamente l’aspetto economico dell’Associazione, di cui ero comunque la legale rappresentante.

Tutti i miei collaboratori erano attratti dal desiderio di dare una vita un po’ normale ai figli delle detenute e, anche se il pagamento incentivava gli accompagnatori dei bambini all’inizio del lavoro, poi ciò che davvero li coinvolgeva era il loro rapporto con i piccoli e le relative mamme. Ho parlato degli accompagnatori e dei bambini nel libro “Mamme dentro” e qui mi limito solo a dire che ci furono dei periodi in cui accompagnavamo anche sei bambini contemporaneamente all’asilo nido e alla scuola materna.

Non si può ignorare qui la difficoltà di gestire un’Associazione che cresce. Il dispendio di forze e la professionalità specifica che questa gestione richiede implicano finanziamenti seri. I finanziamenti si ottengono con progetti importanti nei quali spesso viene chiesta una compartecipazione di fondi che non possono che essere raccolti con autofinanziamento. In un’associazione diventa fondamentale la figura di qualcuno che sia esperto nella raccolta fondi, raccolta che a sua volta si basa sulla buona fama dell’Associazione e quindi nel lavoro di utilizzo dei social e simili. Anche qui diventa importante la figura di un comunicatore/comunicatrice e le associazioni nate, come “La gabbianella”, da persone non esperte nella gestione di fondi e nell’uso della tecnologia si trovano inevitabilmente in difficoltà. Solo cospicui finanziamenti possono permettere di pagare le nuove figure necessarie e almeno un paio di persone in segreteria. Gli esperti in progettazione/ rendicontazione sono rari e fanno un mestiere difficile: devono essere pagati adeguatamente. E devono stare a stretto contatto con chi lavora a fianco delle persone in difficoltà, altrimenti rendicontare diventa complicato. La Gabbianella ha avuto al massimo una segretaria part-time che svolgeva, assieme a me, ogni ruolo …

Non me ne vogliano le diverse segretarie se non le nomino tutte, le ricordo tutte con gratitudine e penso che la maggior parte di loro meritasse di essere pagata tre volte tanto per quello che faceva, ma anche un semplice part-time costava all’Associazione 11.000 € l’anno e lasciava nelle tasche della lavoratrice poco più di 500 € al mese.

Tutte le grandi associazioni ormai hanno poderose segreterie, con personale specializzato nei diversi compiti. Il presidente dà le linee guida, il resto viene svolto da altri. Nel nostro caso non era così.

Ci fu un tempo in cui i nostri progetti venivano sempre accolti, perché le proposte che facevamo agli enti finanziatori nascevano dal contatto reale con chi aveva bisogno di aiuti, ma quando persi la segretaria più esperta in questo genere di lavoro, molti progetti non arrivarono in porto, per qualche stupido errore formale. Errori veramente da poco, ma tali da non farci ammettere al finanziamento a prescindere dalla bontà delle proposte.

C’erano funzionari che avvertivano di errori banali, ma altri no e progetti che avevano preso mesi di lavoro dovettero essere accantonati, rendendo molto difficile la vita dell’Associazione.

Contributo di Marina Purisiol.

Torna alla introduzione e elenco capitoli.

Visit Us On FacebookVisit Us On Youtube