“La Gabbianella” ha rappresentato, sin dal suo nascere, molto più di un’associazione: è stata un presidio culturale e umano per affermare un principio fondamentale, troppo spesso dimenticato o ridotto a questione burocratica – la famiglia non è un prodotto di legge, ma un diritto del bambino e un’opportunità che la società deve saper creare e custodire nelle sue diverse forme.
Con il suo impegno, La Gabbianella ha contribuito a trasformare l’idea stessa di protezione dell’infanzia in Italia: non più istituti anonimi, ma contesti di vita familiare, dove almeno un adulto sceglie consapevolmente di mettere il bambino al centro della propria esistenza. È un messaggio che richiama la metafora del gatto Zorba e della gabbianella Fortunata di Sepúlveda: la genitorialità non nasce solo dal sangue o da regole canoniche, ma dall’assunzione di responsabilità e dall’amore che si sceglie di donare.
È anche importante riconoscere una verità semplice ma spesso taciuta: è normale che ci siano persone in difficoltà che, per periodi più o meno lunghi, non siano in grado di prendersi cura dei propri figli. È proprio in queste circostanze che diventa fondamentale avere un tessuto sociale organizzato, capace di colmare quei vuoti e garantire continuità affettiva, stabilità e sicurezza ai bambini. La Gabbianella ha saputo riconoscere i limiti istituzionali dell’affido e ha costruito possibilità nuove, creando ponti tra famiglie basati semplicemente sull’accettazione e sulla generosità collettiva.
Lo dico anche per esperienza personale: essere affidati alla soglia della maggiore età è molto difficile, soprattutto in un tempo in cui le istituzioni avevano come strumenti principali le case-famiglia, che non sempre rappresentavano la situazione più adatta al benessere in momenti così delicati. Io sono stata molto fortunata: dopo un affidamento fallito e due esperienze in casa-famiglia, ho trovato La Gabbianella e la famiglia di Micaela e Roberto, che mi hanno permesso di recuperare la speranza e di credere che avrei potuto costruirmi un futuro indipendentemente dal mio passato.
Questa visione ha avuto una risonanza concreta, accompagnando anche i cambiamenti normativi – dalla legge 149/01 che chiudeva gli orfanotrofi alla diffusione delle case-famiglia e degli affidamenti. La Gabbianella ha così dato voce a tante storie individuali, mostrando che il diritto alla famiglia può assumere mille volti: famiglie ricostituite, monogenitoriali, omosessuali, comunità allargate. Sempre con un filo conduttore: il bambino non deve mai essere lasciato solo, né come individuo né come diritto.
Con questo spirito, sciogliersi con onore non significa chiudere, ma riconoscere di aver compiuto fino in fondo una missione storica. Io stessa ne sono testimone: La Gabbianella ha cambiato la mia vita e quella di tanti altri, restituendoci la speranza che un futuro diverso fosse possibile, indipendentemente dal nostro passato.
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