(tratto da ‘Mamme dentro’ , F.Angeli editore)
Impossibile cancellare dai miei ricordi relativi alla spiaggia il battesimo con il mare di un bimbetto nigeriano, Tahir, che aveva soli due anni, ma era grandissimo e in quel tempo anche molto aggressivo. Il bambino, trasferito da poco a Venezia, aveva vissuto brutte esperienze, era traumatizzato e passava da uno stato di immobilità quasi catatonica a momenti frequenti di aggressività, in cui strillava e mordeva. Decisi di portarlo in spiaggia personalmente per la prima volta e, durante il viaggio in vaporetto, rimase in braccio mio muto e insensibile a qualsiasi sollecitazione. Aveva gli occhi molto diversi tra loro, uno più chiuso dell’altro, e teneva spesso la bocca semiaperta (il pediatra scoprì presto che aveva bisogno di essere operato alle adenoidi). Mi chiedevo se era perfettamente normale… Dopo il viaggio in vaporetto ci fu il percorso in carrozzina e infine la spiaggia, dove ci accolse una nostra amica. Senza indugio, denudai Tahir, sperando che non si opponesse, e gli misi il costumino. Poi, tenendolo in braccio, mi avviai, sempre velocemente, verso il bagnasciuga. Eravamo giunti in riva, lui era perplesso, ma rimaneva silenzioso e passivo. Lo guardai intensamente, cercando di capire che cosa gli stesse passando per la testa, ma non capivo. Rassicurandolo, gli dissi che saremmo entrati nel mare, ma non sapevo se capisse l’italiano. Entrammo insieme, lui sempre in braccio a me, e gli feci toccare l’acqua un po’ alla volta, cominciando dai piedi. Non dava segnali di paura e allora giunsi dove l’acqua poteva sostenerne il peso e cominciai a saltare con lui quando arrivavano le onde, che, così facendo, non ci sommergevano, però ci spruzzavano. A questo punto lui cominciò a ridere e a ridere… e io mi sciolsi con lui in una risata liberatoria. Poi gli feci appoggiare i piedi sul fondo, dove l’acqua era bassa, e saltammo insieme. Finalmente si divertiva e reagiva agli stimoli che gli arrivavano.
Al ritorno mangiò di gusto, aveva assunto una vitalità che prima non appariva. Ma poi trovò nel parco-giochi della spiaggia un ramo flessibile, simile a un frusta, che voleva usare su di me, probabilmente per giocare. Gli dissi di buttare quell’arnese, ma non mi diede retta, allora me ne impadronii e lo buttai via io, suscitando le sue ire funeste. Cercò di picchiarmi e si mise a piangere a pieni polmoni. Pensai che, come tutti i bambini, dopo tante emozioni e dopo il bagno, doveva essere stanco. Lo presi di nuovo in braccio, e lo piazzai sul passeggino, dove dovetti assicurarlo perché non mi scappasse. Ma di lì a pochi minuti si era addormentato. Sul suo visetto, disteso dal sonno, apparve un sorriso. Mi chiesi che cosa stesse sognando….


