Di Carla Forcolin :

Sto pensando che la vicenda “famiglia nel bosco” su cui ho scritto alcuni giorni fa continua ad alimentare insinuazioni fondate su basi sbagliate contro l’intera categoria dei giudici minorili. Ieri ho sentito in TV attribuire i 33.000 minori che sono fuori della famiglia a situazioni simili a quella di cui tanto si parla. Quei ragazzi e bambini erano 25.000 nel 2001, quando scrissi il mio “I figli che aspettano”, ora sono aumentati, anche se le nascite nel nostro paese sono in costante calo. Non si tratta di bambini tolti alle famiglie sempre e comunque contro la loro volontà, e questi minori non sono tutti in affidamento in famiglie diverse da quella d’origine: più della metà sono in case famiglia e comunità. Purtroppo “più della metà” perché i bambini che non possono crescere con la propria famiglia dovrebbero poterlo fare con una famiglia sostitutiva e non in qualche struttura, per quanto buona. Ma c’è un calo della disponibilità all’affidamento (sia per quanto riguarda le scelte dei Servizi Sociali che dei cittadini in genere) probabilmente frutto delle falsità che su questo istituto sono state seminate ai tempi in cui si accusavano gli affidatari di guadagnare denaro ospitando i bambini. Mi riferisco al “Caso Bibbiano”, dove tutti gli imputati sono stati assolti. Piuttosto, bisognerebbe capire che cosa ci dice quel dato: 33.000 minori fuori famiglia! Va premesso che il dato va confrontato con quello di altri paesi europei e che l’Italia ha un tasso di allontanamento significativamente più basso rispetto ad esempio a Francia e Germania. Ma perché vengono allontanati i bambini dalla loro famiglia? Ho portato alcuni esempi di questo nel libro “L’adozione sta cambiando”, ma in soldoni si può dire che le cause dell’allontanamento sono la tossicodipendenza e la fragilità psicologica dei genitori abbinate o meno a condizioni di vita difficili, quali malattie, solitudine, lavoro precario, mancanza di alloggio. Dati che portano alla definizione di “incapacità genitoriale”, perché la mancanza di lavoro o di alloggio da sole possono essere talora, ma non sempre, superate con aiuti economici. Purtroppo invece le condizioni materiali sono legate spesso ad altre difficoltà di carattere psicologico e alle povertà che si mescolano (povertà educativa, economica, relazionale). I bambini e ragazzi fuori dalla famiglia sono comunque troppi perché una volta allontanati, per proteggerne la sopravvivenza, si dovrebbe capire se possono rientrare in famiglia con qualche forma di sostegno; se invece devono essere posti in adozione, qualora la famiglia non migliori il proprio atteggiamento; se possono essere posti, per dare altro tempo alla famiglia, in affidamento. Lasciarli a lungo in case-famiglia e comunità è invece contrario al loro diritto ad avere una famiglia. Perché non si fa sistematicamente questa ricerca minorenne per minorenne? Perché ci si accontenta delle relazioni che arrivano dalle strutture ospitanti. Perché fare un controllo più approfondito implica lavoro e quindi spesa. Se a chi mostra tanto interesse per le condizioni dei bambini più sfortunati venisse in mente di spendere per loro, ne sarei felicissima. Se potessi, li aiuterei a capire cosa succede, bambino per bambino.

Visit Us On FacebookVisit Us On Youtube